Archive pour décembre, 2019

BUON ANNO A TUTTI

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MARIA MADRE DI DIO

diario e la mia

Publié dans:immagini sacre |on 30 décembre, 2019 |Pas de commentaires »

SOLENNITÀ DI MARIA SS.MA MADRE DI DIO – OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO (2016)

http://www.vatican.va/content/francesco/it/homilies/2016/documents/papa-francesco_20160101_omelia-giornata-mondiale-pace.html

SOLENNITÀ DI MARIA SS.MA MADRE DI DIO

XLIX GIORNATA MONDIALE DELLA PACE
SANTA MESSA CON LA PRESENZA DEI PUERI CANTORES, PER LA CHIUSURA DEL XL CONGRESSO INTERNAZIONALE

OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO

Basilica Vaticana
Venerdì, 1° gennaio 2016

Abbiamo ascoltato le parole dell’apostolo Paolo: «Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna» (Gal 4,4).
Che cosa significa che Gesù nacque nella “pienezza del tempo”? Se il nostro sguardo si rivolge al momento storico, possiamo restare subito delusi. Roma dominava su gran parte del mondo conosciuto con la sua potenza militare. L’imperatore Augusto era giunto al potere dopo cinque guerre civili. Anche Israele era stato conquistato dall’impero romano e il popolo eletto era privo della libertà. Per i contemporanei di Gesù, quindi, quello non era certamente il tempo migliore. Non è dunque alla sfera geopolitica che si deve guardare per definire il culmine del tempo.
E’ necessaria, allora, un’altra interpretazione, che comprenda la pienezza a partire da Dio. Nel momento in cui Dio stabilisce che è giunto il momento di adempiere la promessa fatta, allora per l’umanità si realizza la pienezza del tempo. Pertanto, non è la storia che decide della nascita di Cristo; è, piuttosto, la sua venuta nel mondo che permette alla storia di giungere alla sua pienezza. E’ per questo che dalla nascita del Figlio di Dio inizia il computo di una nuova era, quella che vede il compimento della promessa antica. Come scrive l’autore della Lettera agli Ebrei: «Dio, che molte volte e in diversi modi nei tempi antichi aveva parlato ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha stabilito erede di tutte le cose e mediante il quale ha fatto anche il mondo. Egli è irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza, e tutto sostiene con la sua parola potente» (1,1-3). La pienezza del tempo, dunque, è la presenza di Dio in prima persona nella nostra storia. Ora possiamo vedere la sua gloria che risplende nella povertà di una stalla, ed essere incoraggiati e sostenuti dal suo Verbo fattosi “piccolo” in un bambino. Grazie a Lui, il nostro tempo può trovare la sua pienezza. Anche il nostro tempo personale troverà la sua pienezza nell’incontro con Gesù Cristo, Dio fatto uomo.
Tuttavia, questo mistero sempre contrasta con la drammatica esperienza storica. Ogni giorno, mentre vorremmo essere sostenuti dai segni della presenza di Dio, dobbiamo riscontrare segni opposti, negativi, che lo fanno piuttosto sentire come assente. La pienezza del tempo sembra sgretolarsi di fronte alle molteplici forme di ingiustizia e di violenza che feriscono quotidianamente l’umanità. A volte ci domandiamo: come è possibile che perduri la sopraffazione dell’uomo sull’uomo?, che l’arroganza del più forte continui a umiliare il più debole, relegandolo nei margini più squallidi del nostro mondo? Fino a quando la malvagità umana seminerà sulla terra violenza e odio, provocando vittime innocenti? Come può essere il tempo della pienezza quello che pone sotto i nostri occhi moltitudini di uomini, donne e bambini che fuggono dalla guerra, dalla fame, dalla persecuzione, disposti a rischiare la vita pur di vedere rispettati i loro diritti fondamentali? Un fiume di miseria, alimentato dal peccato, sembra contraddire la pienezza del tempo realizzata da Cristo. Ricordatevi, cari pueri cantores, questa era stata la terza domanda che mi avete fatto ieri: come si spiega questo… Anche i bambini si accorgono di questo.
Eppure, questo fiume in piena non può nulla contro l’oceano di misericordia che inonda il nostro mondo. Siamo chiamati tutti ad immergerci in questo oceano, a lasciarci rigenerare, per vincere l’indifferenza che impedisce la solidarietà, e uscire dalla falsa neutralità che ostacola la condivisione. La grazia di Cristo, che porta a compimento l’attesa di salvezza, ci spinge a diventare suoi cooperatori nella costruzione di un mondo più giusto e fraterno, dove ogni persona e ogni creatura possa vivere in pace, nell’armonia della creazione originaria di Dio.
All’inizio di un nuovo anno, la Chiesa ci fa contemplare la divina Maternità di Maria quale icona di pace. La promessa antica si compie nella sua persona. Ella ha creduto alle parole dell’Angelo, ha concepito il Figlio, è diventata Madre del Signore. Attraverso di lei, attraverso il suo “sì”, è giunta la pienezza del tempo. Il Vangelo che abbiamo ascoltato dice che la Vergine «custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore» (Lc 2,19). Ella si presenta a noi come vaso sempre colmo della memoria di Gesù, Sede della Sapienza, da cui attingere per avere la coerente interpretazione del suo insegnamento. Oggi ci offre la possibilità di cogliere il senso degli avvenimenti che toccano noi personalmente, le nostre famiglie, i nostri Paesi e il mondo intero. Dove non può arrivare la ragione dei filosofi né la trattativa della politica, là può giungere la forza della fede che porta la grazia del Vangelo di Cristo, e che può aprire sempre nuove vie alla ragione e alle trattative.
Beata sei tu, Maria, perché hai dato al mondo il Figlio di Dio; ma ancora più beata tu sei per avere creduto in Lui. Piena di fede hai concepito Gesù prima nel cuore e poi nel grembo, per diventare Madre di tutti i credenti (cfr Agostino, Sermo 215, 4). Estendi, Madre, su di noi la tua benedizione in questo giorno a te consacrato; mostraci il volto del tuo Figlio Gesù, che dona al mondo intero misericordia e pace. Amen.

Publié dans:MARIA MADRE DI DIO |on 30 décembre, 2019 |Pas de commentaires »

Fuga in Egitto

diario

Publié dans:immagini sacre |on 27 décembre, 2019 |Pas de commentaires »

OMELIA SANTA FAMIGLIA DI GESÙ, MARIA E GIUSEPPE (ANNO A)

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OMELIA SANTA FAMIGLIA DI GESÙ, MARIA E GIUSEPPE (ANNO A)

mons. Antonio Riboldi
La Sacra Famiglia, subito alla prova

Sembra proprio che la famiglia, oggi, sia nel mirino di chi la vorrebbe o correggere o distruggere.
Si preferisce non parlare più di un vincolo indissolubile, come è l’amore nel sacramento del matrimonio, ma esaltare ?un amore senza controlli burocratici’, andando ?dove ti porta il cuore’,…troppe volte ?allo sbaraglio’, come molte situazioni, a volte anche tragiche, dimostrano!
Infatti sappiamo tutti che l’amore non è un bene commerciabile, che può indifferentemente passare da un acquirente all’altro, ma ha bisogno di crescere e farsi prendere la mano dall’infinito, che è la sua natura, superando le inevitabili prove. Un vero amore, voluto e scelto, fondato sul sacramento, trova sempre la forza che Gesù, presente, assicura.
Non ho mai visto tanta serenità, tanto affetto, che superano la brevità del tempo in cui si vive insieme, come in matrimoni che celebrano le nozze d’argento, o d’oro e, a volte, di platino!
Oggi, sarà la mancanza di una vera formazione interiore, che ha come ingoiato i grandi valori, indissolubilmente legati alla capacità di amare, come la fedeltà, la gioia di fare della vita un dono, sarà il relativismo, il ?mondo’, sarà quello che vogliamo, ma l’amore non è più ?l’alito di Dio’ in noi, ma si dà il nome di ?amore’ ad una merce ?usa e getta’.
È quello che piace al nostro mondo consumistico, ma mette a rischio la stessa civiltà.
Tutte le famiglie dovrebbero pensare bene a questo, chiudendo la porta del cuore alla ?grancassa’ di chi predica un ?tale amore’.
C’è in atto uno scontro tra fedeltà nell’amore, che assicura felicità e santità, e una ?falsa libertà’ nel rapporto, che può solo generare confusione e tanto, ma tanto, dolore.
La Chiesa, dopo aver celebrato il Natale di Gesù, celebra oggi la festa della Sacra Famiglia.
L’amore, per sua natura, crea altro amore e, nella famiglia, questa continuità o ?incarnazione dell’amore’, siamo proprio noi: i figli.
È anche vero che la famiglia, come ogni persona, conosce gioie e sofferenze. Ogni famiglia sa bene che l’attendono numerose prove. Come è accaduto anche alla famiglia di Gesù.
Proprio il Vangelo di oggi ce ne offre un esempio:
« I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: ?Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo’. Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: ?Dall’Egitto ho chiamato mio figlio’.
Morto Erode, ecco, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: ?Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nella terra d’Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino’. Egli si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d’Israele. Ma, quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione della Galilea e andò ad abitare in una città chiamata Nazareth, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: ?Sarà chiamato Nazareno’. » (Mt. 2, 13-23)
Fa davvero impressione come subito la Sacra Famiglia abbia conosciuto la cattiveria umana – generata dal timore che ?il bambino’ potesse togliere il ?potere’! – e sia stata costretta ad una fuga durissima, dalla Giudea verso l’Egitto, attraverso il deserto, non avendo dove alloggiare: una sofferenza che ancora oggi tanti vivono, senza aiuti e anche sfruttati!
Ma quel Bambino celeste non era venuto, e non è tra noi, per un confronto con il potere umano, che scatena guerre, provoca stragi e carneficine, o con altri idoli del mondo. È venuto nella povertà ed insicurezza, che è di tanti oggi: vero uomo ?che conosce il nostro patire’.
Paolo VI, visitando Nazareth, il 5 gennaio 1967, così esortava le famiglie:
« Nazareth è la scuola in cui si è iniziato a comprendere la vita di Gesù, scuola del Vangelo. Vi si impara ad osservare, ad ascoltare, a meditare, a penetrare il significato così profondo e così misterioso di questa tanto umile, semplice manifestazione del Figlio di Dio. Forse si impara quasi insensibilmente ad imitare la lezione di silenzio…. O silenzio di Nazareth, insegnaci il raccoglimento, l’interiorità. Dacci la disposizione ad ascoltare le buone ispirazioni e le parole dei veri maestri. Insegnaci la necessità del lavoro, dello studio, della meditazione, della vita interiore personale, della preghiera, che Dio solo vede nel segreto. Nazareth ci insegni che cosa è veramente la famiglia, la sua comunione di amore, il suo carattere sacro e inviolabile. Impariamo da Nazareth come è dolce e insostituibile la formazione che essa dà. Impariamo come la sua funzione sia all’origine e alla base della vita sociale ».
In questa festa della Sacra Famiglia preghiamo per tutte le famiglie, a cominciare da quelle che soffrono o sono in difficoltà, con le parole di Papa Francesco:
Gesù, Maria e Giuseppe, a voi, Santa Famiglia di Nazareth, oggi volgiamo lo sguardo con ammirazione e confidenza; in voi contempliamo la bellezza della comunione nell’amore vero; a voi raccomandiamo tutte le nostre famiglie, perché si rinnovino in esse le meraviglie della grazia.
Santa Famiglia di Nazareth, scuola attraente del santo Vangelo: insegnaci a imitare le tue virtù con una saggia disciplina spirituale, donaci lo sguardo limpido che sa riconoscere l’opera della Provvidenza nelle realtà quotidiane della vita.
Santa Famiglia di Nazareth, custode fedele del mistero della salvezza: fa’ rinascere in noi la stima del silenzio, rendi le nostre famiglie cenacoli di preghiera e trasformale in piccole Chiese domestiche, rinnova il desiderio della santità, sostieni la nobile fatica del lavoro, dell’educazione, dell’ascolto, della reciproca comprensione e del perdono.
Santa Famiglia di Nazareth, ridesta nella nostra società la consapevolezza del carattere sacro e inviolabile della famiglia, bene inestimabile e insostituibile. Ogni famiglia sia dimora accogliente di bontà e di pace per i bambini e per gli anziani, per chi è malato e solo, per chi è povero e bisognoso.
Gesù, Maria e Giuseppe voi con fiducia preghiamo, a voi con gioia ci affidiamo.

Publié dans:OMELIE |on 27 décembre, 2019 |Pas de commentaires »

Buon Natale e tanta serenità a tutti

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Publié dans:immagini sacre |on 24 décembre, 2019 |Pas de commentaires »

Natale del Signore

diario

Publié dans:immagini sacre |on 23 décembre, 2019 |Pas de commentaires »

SANTA MESSA DELLA NOTTE – SOLENNITÀ DEL NATALE DEL SIGNORE – OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO (2013)

http://www.vatican.va/content/francesco/it/homilies/2013/documents/papa-francesco_20131224_omelia-natale.html

SANTA MESSA DELLA NOTTE – SOLENNITÀ DEL NATALE DEL SIGNORE – OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO (2013)

Basilica Vaticana
Martedì, 24 dicembre 2013

1. «Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce» (Is 9,1).

Questa profezia di Isaia non finisce mai di commuoverci, specialmente quando la ascoltiamo nella Liturgia della Notte di Natale. E non è solo un fatto emotivo, sentimentale; ci commuove perché dice la realtà profonda di ciò che siamo: siamo popolo in cammino, e intorno a noi – e anche dentro di noi – ci sono tenebre e luce. E in questa notte, mentre lo spirito delle tenebre avvolge il mondo, si rinnova l’avvenimento che sempre ci stupisce e ci sorprende: il popolo in cammino vede una grande luce. Una luce che ci fa riflettere su questo mistero: mistero del camminare e del vedere.
Camminare. Questo verbo ci fa pensare al corso della storia, a quel lungo cammino che è la storia della salvezza, a cominciare da Abramo, nostro padre nella fede, che il Signore chiamò un giorno a partire, ad uscire dal suo paese per andare verso la terra che Lui gli avrebbe indicato. Da allora, la nostra identità di credenti è quella di gente pellegrina verso la terra promessa. Questa storia è sempre accompagnata dal Signore! Egli è sempre fedele al suo patto e alle sue promesse. Perché fedele, «Dio è luce, e in lui non c’è tenebra alcuna» (1 Gv 1,5). Da parte del popolo, invece, si alternano momenti di luce e di tenebra, fedeltà e infedeltà, obbedienza e ribellione; momenti di popolo pellegrino e momenti di popolo errante.
Anche nella nostra storia personale si alternano momenti luminosi e oscuri, luci e ombre. Se amiamo Dio e i fratelli, camminiamo nella luce, ma se il nostro cuore si chiude, se prevalgono in noi l’orgoglio, la menzogna, la ricerca del proprio interesse, allora scendono le tenebre dentro di noi e intorno a noi. «Chi odia suo fratello – scrive l’apostolo Giovanni – è nelle tenebre, cammina nelle tenebre e non sa dove va, perché le tenebre hanno accecato i suoi occhi» (1 Gv 2,11). Popolo in cammino, ma popolo pellegrino che non vuole essere popolo errante.
2. In questa notte, come un fascio di luce chiarissima, risuona l’annuncio dell’Apostolo: «È apparsa la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini» (Tt 2,11).
La grazia che è apparsa nel mondo è Gesù, nato dalla Vergine Maria, vero uomo e vero Dio. Egli è venuto nella nostra storia, ha condiviso il nostro cammino. È venuto per liberarci dalle tenebre e donarci la luce. In Lui è apparsa la grazia, la misericordia, la tenerezza del Padre: Gesù è l’Amore fattosi carne. Non è soltanto un maestro di sapienza, non è un ideale a cui tendiamo e dal quale sappiamo di essere inesorabilmente lontani, è il senso della vita e della storia che ha posto la sua tenda in mezzo a noi.
3. I pastori sono stati i primi a vedere questa “tenda”, a ricevere l’annuncio della nascita di Gesù. Sono stati i primi perché erano tra gli ultimi, gli emarginati. E sono stati i primi perché vegliavano nella notte, facendo la guardia al loro gregge. E’ legge del pellegrino vegliare, e loro vegliavano. Con loro ci fermiamo davanti al Bambino, ci fermiamo in silenzio. Con loro ringraziamo il Signore di averci donato Gesù, e con loro lasciamo salire dal profondo del cuore la lode della sua fedeltà: Ti benediciamo, Signore Dio Altissimo, che ti sei abbassato per noi. Tu sei immenso, e ti sei fatto piccolo; sei ricco, e ti sei fatto povero; sei l’onnipotente, e ti sei fatto debole.
In questa Notte condividiamo la gioia del Vangelo: Dio ci ama, ci ama tanto che ha donato il suo Figlio come nostro fratello, come luce nelle nostre tenebre. Il Signore ci ripete: «Non temete» (Lc 2,10). Come hanno detto gli angeli ai pastori: «Non temete». E anch’io ripeto a tutti voi: Non temete! Il nostro Padre è paziente, ci ama, ci dona Gesù per guidarci nel cammino verso la terra promessa. Egli è la luce che rischiara le tenebre. Egli è la misericordia: il nostro Padre ci perdona sempre. Egli è la nostra pace. Amen.

Publié dans:NATALE 2019 |on 23 décembre, 2019 |Pas de commentaires »

Il sogno di Giuseppe

diario

Publié dans:immagini sacre |on 21 décembre, 2019 |Pas de commentaires »

IV DOMENICA DI AVVENTO (ANNO A) (22/12/2019)

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IV DOMENICA DI AVVENTO (ANNO A) (22/12/2019)

La Vergine concepirà e darà alla luce l’atteso Messia
padre Antonio Rungi

Questa ultima domenica di Avvento, la quarta della serie, ci prepara immediatamente al Natale 2019.
Già la prima lettura, tratta dal profeta Isaia ci immette in questo clima di attesa prossima e trasformante “il Signore stesso darà un segno a tutto il popolo, impaziente di conoscere il Messia. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele». Il Natale di Cristo è la nascita tra noi uomini del Figlio di Dio per la disponibilità di una vergine, nel cui grembo verginale lo Spirito Santo opererà per il grande miracolo della vita. Nel Salmo responsoriale cantiamo “Ecco, viene il Signore, re della gloria” e con giubilo del cuore proclamiamo che “del Signore è la terra e quanto contiene: il mondo, con i suoi abitanti. È lui che l’ha fondato sui mari e sui fiumi l’ha stabilito. Chi potrà salire il monte del Signore? Chi potrà stare nel suo luogo santo? Chi ha mani innocenti e cuore puro, chi non si rivolge agli idoli. Egli otterrà benedizione dal Signore, giustizia da Dio sua salvezza. Ecco la generazione che lo cerca, che cerca il tuo volto, Dio di Giacobbe”.
Nella seconda lettura, san Paolo Apostolo, scrivendo ai cristiani di Roma, riporta la sua esperienza di apostolo chiamato da Dio ad annunciare il Vangelo di Dio – che egli aveva promesso per mezzo dei suoi profeti nelle sacre Scritture e che riguarda il Figlio suo, nato dal seme di Davide secondo la carne, costituito Figlio di Dio con potenza, secondo lo Spirito di santità, in virtù della risurrezione dei morti, Gesù Cristo nostro Signore. Nella missione di Cristo tra gli uomini, a partire dall’incarnazione fino alla Pasqua, “abbiamo ricevuto la grazia di essere apostoli, per suscitare l’obbedienza della fede in tutte le genti, a gloria del suo nome”. Il Natale è questo annuncio di salvezza e redenzione di tutti, per opera di quel Dio che si è fatto bambino per amore ed ha assunto su di sé la natura umana.
Completa la lezione prenatalizia sull’attesa del Messia il testo del Vangelo al cui centro ci sono tre personaggi biblici: Giuseppe, l’angelo e Maria. Non c’è un personaggio che predomina in questo racconto. Tutti sono sollo stesso piano, in quanti sono inviati da Dio a portare ed accogliere il lieto annuncio della nascita del messia. Maria con il suo si definitivo, Giuseppe con i suoi dubbi e le sue incertezze, l’arcangelo Gabriele con le sue capacità di dialogare e di convincere i diretti interessati ad entrare nel grande mistero della nascita del Salvatore. E tutti e tre, in modo diverso, con funzioni e missioni specifiche si preparano ad accogliere il Messia.
Dopo il superamento del dubbio di Giuseppe se rinnegare la promessa sposa ed esporla al rischio della lapidazione, perché in attesa di un Figlio al di fuori della promessa del matrimonio, si va dritto verso la nascita Gesù Bambino, dopo i nove mesi di attesa e di sviluppo naturale, concepito nel grembo di Maria per opera dello Spirito Santo.
Quei nove mesi diventa oggi per noi appena tre giorni di intensa spiritualità che vogliamo vivere, avendo davanti a noi la generosità e la disponibilità del padre putativo di Gesù, che è il caro San Giuseppe, grande protagonista in questa venuta del messia; vogliamo essere come l’angelo Gabriele e portare a tutti l’annuncio della nascita dei Salvatore e Redentore nel nostro cuore e nel mondo. Vogliamo, soprattutto come Maria, purificare la nostra mente e la nostra vita da tutto ciò che contrasta la nascita in noi del germe del bene, vivendo nelle condizioni di chi prepara il Natale solo esteriormente e non si lascia toccare, nel cuore e nella mente, dalla venuta del Figlio di Dio in mezzo alla sua gente. E allora Non è possibile fare un buon Natale anche quest’anno 2019 se non ci apriamo ad accogliere il protagonista assoluto di ogni Natale cristiano, che è appunto Gesù Bambino.
Mancano tre giorni da un punto di vista temporale e liturgico ma noi già siamo immersi nella vera celebrazione di questo Natale che sta per venire, anzi è già venuto, perché è Natale ogni giorno, quando accogliamo Gesù nel nostro povero e stanco cuore, bisognoso solo delle carezze e della tenerezza di Dio

Publié dans:OMELIE, OMELIE DOMENICALI |on 21 décembre, 2019 |Pas de commentaires »
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