Archive pour mai, 2019

Ascensione del Signore, liturgia bizantina

diario liturgia bizantina

Publié dans:immagini sacre |on 31 mai, 2019 |Pas de commentaires »

ASCENSIONE DEL SIGNORE (ANNO C) TEMPO DELLA FEDE E TEMPO DELLA CHIESA

https://www.qumran2.net/parolenuove/commenti.php?mostra_id=45952

ASCENSIONE DEL SIGNORE (ANNO C) TEMPO DELLA FEDE E TEMPO DELLA CHIESA

padre Gian Franco Scarpitta

Dopo l’umiliazione, la morte di croce. Dopo questa, la resurrezione e la glorificazione che era stata preannunciata da una voce dal cielo (Gv 12, 29). In queste pagine siamo invitati a considerare invece come Gesù si avvia all’acme della sua gloria e del suo innalzamento completo: viene esaltato e innalzato al di sopra di tutte le creature, “perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra e ogni lingua proclami Che Gesù Cristo è il Signore a gloria di Dio Padre” (Fil 2, 11). Viene rivestito di gloria e assume elevatezza nella misura in cui era stato umiliato, frustrato e sottomesso. Dio innalza il proprio Figlio nella gloria suprema soprattutto per mezzo di questo fenomeno per il quale questi si sottrae alla percezione sensoriale e all’esperienza comune dell’umano e recupera la dimensione pura del divino, mistero che noi chiamiamo Ascensione e che è necessario perché Gesù si configuri pienamente con il Padre. Poco tempo prima Gesù aveva detto agli apostoli, sbigottiti e preoccupati, che sarebbe tornato al Padre e il suo commento era stato: “Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me.”(Gv 14, 28), ovviamente dicendo che va al Padre in quanto uomo. In quanto lui è anche Dio, invece, con il Padre vive una comunione profonda e una relazione di parità e di uguaglianza, perché Gesù e il Padre sono una cosa sola (Gv 10, 30). Nell’uno e nell’altro caso, che Gesù torni al Padre è motivo di gioia e di contentezza per tutti, perché in ogni caso la sua glorificazione si compie definitivamente. Con l’ascensione al Cielo, Gesù, vero Dio e vero Uomo, torna al Padre in quanto ritorna nella sfera pura del divino e dell’ineffabile.
La descrizione che Luca delinea nel suo brano evangelico e che prosegue nel suo secondo scritto, il libro degli Atti, ha del fascinoso e assume connotati di vivacità spettacolare, ma il senso reale di tutte le descrizioni riportate è quello di un evento unico e straordinario: Cristo, una volta risorto e più volte manifesto nella gloria del suo corpo glorificato, non è più soggetto alle intemperie e alle caducità di questo mondo e non assume più caratteri di vulnerabilità e di insufficienza come prima della sua crocifissione. E’ vittorioso e indomito sulla caducità terrena e sulla morte, non è sottomesso alle restrizioni temporali e non è succube delle vicende umane che assillano tutti, ma domina ormai il cosmo e ha ragione della morte; proprio questo suo “tornare al Padre” con l’ascensione qualifica e manifesta ulteriormente questo suo nuovo stato di gloria e di superiorità: no soltanto è risuscitato e domina sul mare e sulla morte, ma la morte gli si sottomette e con essa tutte le caducità terrente. Ascende al Cielo perché in effetti è Dio e in quanto tale sovrasta il mondo e dimostra di non esserne soggiogato In quanto Uomo dimostra di aver conquistato il premio della sua continua perseveranza nell’umiliazione, nella prova e nel dolore, ai quali consegue semplicemente la vittoria e la gloria indiscussa.. Scompare alla percezione e all’esperienza sensibile e il tatto e l’udito non permetteranno più l’esperienza diretta della sua presenza, perché in forza della sua gloria abbandona la dimensione del quotidiano per assumere quella dell’eternità. Con l’ascensione al Cielo non assistiamo quindi a un episodio di pura ostentazione di eroismo o di superpoteri propri della mitologia o della letteratura fantascientifica, ma alla manifestazione estrema della gloria, al suo innalzamento e alla sua elevazione alla dignità che gli è propria di Figlio di Dio, unito eternamente al Padre nel vincolo dello Spirito Santo.
Tutto questo però non significa che Gesù decida di estraniarsi dalla nostra esperienza e di vivere la sua affermata superiorità divina a prescindere da noi. Proprio perché continua ad essere vero Dio e vero Uomo ci da tutte le possibilità di esperire che la sua presenza in mezzo a noi è cosa certa, anche se da cogliersi in una forma differente. Secondo la sua stessa promessa, Gesù sarà con noi “tutti i giorni fino alla fine del mondo”(Mt 28, 20) anche se non saranno più i sensi a farcene ravvisare la presenza. Gli apostoli se ne rendono conto una volta superato lo sgomento nell’assistere alla sua dipartita; noi ce ne rendiamo conto nella stessa realtà del quotidiano attraverso “gli occhi della fede” che motiva la speranza e ci dona ragioni di consolazione per il fatto che non siamo soli, perché lui è con noi tutti i giorni.
Non possiamo pretendere di avvertire che Gesù è con noi così come avvertiamo colui al quale stringiamo la mano o di cui sentiamo la voce, ma quella del credere, dell’accogliere e dell’accettare quanto non ci è possibile toccare con mano (quindi appunto la fede) è per noi l’unica dimostrazione convincente. La fede è la vera prova che tutto ciò che è umanamente impossibile, tale non è per Dio ed è l’unico espediente con il quale possiamo prescindere dall’apparenza per giungere alla verità, comprendendo che la verità ci è stata donata.. La fede è la via di accesso a ciò che è vero e suggerisce che tante volte il cuore vuole le sue ragioni e che la ragione esige di aggrapparsi a ciò che resta un mistero insondabile. In parole povere la fede è la risorsa che ci consente di guardare oltre l’apparenza per cogliere la presenza di Gesù Cristo come il “Dio con noi” che pur non mostrandosi al tatto si rende manifesto con la sua guida e con il suo sostegno continuo.
Siamo chiamati a riconoscere Gesù nella stessa esperienza di vita quotidiana, nelle nostre vicende liete e tristi, nel dinamismo delle nostre azioni e nella profondità dell’intimità con lui nella preghiera e nella vita spirituale. In questo tempo che consegue all’Ascensione siamo invitati a riscontrare Gesù dove lui ha maggiormente promesso di essere inequivocabilmente presente, cioè nella comunione reciproca realizzata nel suo nome, come pure in ogni atto di solidarietà fra di noi e ancora nel fratello vicino fino al più lontano e al bisognoso, amando il quale si è certi di amare Dio che non vediamo (1Gv 4, 19). Solo la fede può costituire una risorsa talmente grande da far sì che il nostro Redentore non ci sia estraneo, dandoci la consolazione nella certezza di non trovarci soli e di avere sempre nuovi slanci motivazionali che ci protraggano in avanti.
Non che la ragione o la speculazione astratta non debbano avere la loro rilevanza anche sotto questo aspetto: l’intelletto e il raziocinio contribuiscono ad elevare l’uomo e a rafforzare lo spirito e sono oltretutto elementi di supporto ai contenuti della fede stessa. La ragione offre anche opportunità di critica partecipativa e di formazione umana necessaria alla vita del credente, tuttavia non devono essere così debordanti da ostruire la possibilità dell’accoglienza libera e disinvolta del mistero e l’abbandono totale ad esso.
Con l’Ascensione di Gesù al Cielo inizia il “tempo della Chiesa”, nel quale Gesù stesso, in forza dello Spirito continua ad estendere la sua opera di salvezza a tutti i popoli e a tutte le nazioni nel ministero degli apostoli e dei loro successori; ci rende suoi collaboratori instancabili accordandoci sempre fiducia nella nostra opera di battezzati e di testimoni della sua Parola. E di fatto partendo da Gerusalemme i suoi discepoli non cesseranno di rendergli testimonianza, facendo essi stessi esperienza che Cristo risorto vive sempre con loro e che al contempo chiama tutti alla salvezza e alla vita, realizzando così in ogni tempo che il suo essere Asceso non segna affatto il tempo della fine, ma l’inizio di un rinnovato percorso che facendoci apprezzare il presente ci predispone al futuro. Camminando con i piedi per terra e con lo sguardo rivolto verso il Cielo.

Publié dans:OMELIE |on 31 mai, 2019 |Pas de commentaires »

trapianto di ricordi tra una lumaca e l’altra (articolo di medicina, link)

trapianto di ricordi tra una lumaca e l'altra

 

https://www.wired.it/scienza/medicina/2018/05/16/trapianto-memoria-lumache-rna/

Publié dans:SCIENZA VARIE |on 30 mai, 2019 |Pas de commentaires »

naturalmente è una orchidea (volevo farvi uno scherzo e mettervi un insetto, si assomiglia però…giuro è una orchidea!)

flat,550x550,075,f

Publié dans:a. i fiori |on 29 mai, 2019 |Pas de commentaires »

Unzione di Cristo

unzione di cristo

Publié dans:immagini sacre |on 29 mai, 2019 |Pas de commentaires »

GIOVANNI PAOLO II – Salmo 134, 1-12 – Lodate il Signore che opera meraviglie

http://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/audiences/2003/documents/hf_jp-ii_aud_20030409.html

GIOVANNI PAOLO II – Salmo 134, 1-12 – Lodate il Signore che opera meraviglie

UDIENZA GENERALE

Mercoledì, 9 aprile 2003

Lodi del Lunedì della 4a settimana (Lettura: Sal 134, 1-6)

1. La Liturgia delle Lodi, che stiamo seguendo nel suo svolgersi attraverso le nostre catechesi, ci propone la prima parte del Salmo 134, ora risuonata nel canto dei coristi. Il testo rivela una fitta serie di allusioni ad altri passi biblici e l’atmosfera che lo avvolge sembra essere quella pasquale. Non per nulla la tradizione giudaica ha unito il nostro al successivo Salmo 135, considerando l’insieme come «il grande Hallel», cioè la lode solenne e festosa da innalzare al Signore in occasione della Pasqua.
Il Salmo, infatti, pone in forte rilievo l’Esodo, con la menzione delle « piaghe » di Egitto e con l’evocazione dell’ingresso nella terra promessa. Ma seguiamo ora le tappe successive, che il Salmo 134 rivela nello svolgersi dei primi 12 versetti: è una riflessione che vogliamo trasformare in preghiera.
2. In apertura ci incontriamo col caratteristico invito alla lode, un elemento tipico degli inni rivolti al Signore nel Salterio. L’appello a cantare l’alleluia è indirizzato ai «servi del Signore» (cfr v. 1), che nell’originale ebraico sono presentati come «ritti» nello spazio sacro del tempio (cfr v. 2), cioè nell’atteggiamento rituale della preghiera (cfr Sal 133,1-2).
Sono coinvolti nella lode innanzitutto i ministri del culto, sacerdoti e leviti, che vivono e operano «negli atri della casa del nostro Dio» (cfr Sal 134,2). Tuttavia a questi «servi del Signore» sono idealmente associati tutti i fedeli. Infatti subito dopo si fa menzione dell’elezione di tutto Israele ad essere alleato e testimone dell’amore del Signore: «Il Signore si è scelto Giacobbe, Israele come suo possesso» (v. 4). In questa prospettiva, si celebrano due qualità fondamentali di Dio: egli è «buono», egli è «amabile» (cfr v. 3). Il legame che intercorre tra noi e il Signore è segnato dall’amore, dall’intimità, dall’adesione gioiosa.
3. Dopo l’invito alla lode, il Salmista prosegue con una solenne professione di fede, aperta dall’espressione tipica «Io so», cioè io riconosco, io credo (cfr v. 5). Due sono gli articoli di fede che vengono proclamati da un solista a nome di tutto il popolo, riunito in assemblea liturgica. Innanzitutto si esalta l’operare di Dio in tutto l’universo: Egli è per eccellenza il Signore del cosmo: «Tutto ciò che vuole il Signore lo compie in cielo e sulla terra» (v. 6). Domina perfino i mari e gli abissi che sono l’emblema del caos, delle energie negative, del limite e del nulla.
È ancora il Signore a formare le nubi, le folgori, la pioggia e i venti, ricorrendo alle sue «riserve» (cfr v. 7). L’antico uomo del Vicino Oriente immaginava, infatti, che gli agenti climatici fossero custoditi in appositi serbatoi, simili a scrigni celesti a cui Dio attingeva per disseminarli poi sulla terra.
4. L’altra componente della professione di fede riguarda la storia della salvezza. Il Dio creatore è riconosciuto ora come il Signore redentore, evocando gli eventi fondamentali della liberazione di Israele dalla schiavitù egiziana. Il Salmista cita innanzitutto la «piaga» dei primogeniti (cfr Es 12,29-30), che riassume tutti i «segni e prodigi» operati dal Dio liberatore durante l’epopea dell’Esodo (cfr Sal 134,8-9). Subito dopo si fanno scorrere nel ricordo le clamorose vittorie che hanno permesso a Israele di superare le difficoltà e gli ostacoli incontrati sul suo cammino (cfr vv. 10-11). Infine, ecco profilarsi all’orizzonte la terra promessa, che Israele riceve «in eredità» dal Signore (cfr v. 12).
Ebbene, tutti questi segni di alleanza che saranno più ampiamente professati nel Salmo successivo, il 135, attestano la verità fondamentale, proclamata nel primo comandamento del Decalogo. Dio è unico ed è persona che opera e parla, ama e salva: «Grande è il Signore, il nostro Dio sopra tutti gli dèi» (v. 5; cfr Es 20,2-3; Sal 94,3).
5. Sulla scia di questa professione di fede, anche noi eleviamo la nostra lode a Dio. Il Papa san Clemente Primo nella sua Lettera ai Corinzi ci rivolge questo invito: «Guardiamo il Padre e Creatore di tutto l’universo. Attacchiamoci ai doni e ai benefici della pace, magnifici e sublimi. ContempliamoLo con il pensiero e guardiamo con gli occhi dell’anima la grande sua volontà!
Consideriamo quanto sia equanime verso ogni sua creatura. I cieli che si muovono secondo l’ordine di Lui gli ubbidiscono nell’armonia. Il giorno e la notte compiono il corso da Lui stabilito e non si intralciano a vicenda. Il sole e la luna e i cori delle stelle secondo la Sua direzione girano in armonia senza deviazione per le orbite ad essi assegnate. La terra, feconda per Sua volontà, produce abbondante nutrimento per gli uomini, per le fiere e per tutti gli animali che vivono su di essa, senza riluttanza e senza cambiare nulla dei Suoi ordinamenti» (19,2-20,4: I Padri Apostolici, Roma 1984, pp. 62-63). Clemente Primo conclude osservando: «Il Creatore e Signore dell’universo dispose che tutte queste cose fossero nella pace e nella concordia, benefico verso tutto e particolarmente verso di noi che ricorriamo alla sua pietà per mezzo del Signor nostro Gesù Cristo.
A Lui la gloria e maestà nei secoli dei secoli. Amen» (20,11-12: ibidem, p. 63).

 

Elia getta il mantello su Eliseo

ario elia sceglie eliseo come discepolo

Publié dans:immagini sacre |on 27 mai, 2019 |Pas de commentaires »

IL MANTELLO – SIMBOLI BIBLICI

https://www.paoline.it/blog/bibbia/2630-il-mantello.html

IL MANTELLO – SIMBOLI BIBLICI

Scritto da Filippa Castronovo 13 Gen 2019

Il mantello, indumento ampio e pesante che poteva essere di lana e di lino o addirittura di pelle, ricorre con molta frequenza nella Bibbia. Il mantello veste, protegge e copre (Gen 9,23; Dt 22,12; Dt 27,20; At 12,8).

Serviva ad avvolgere le merci per il loro trasporto (Es 12,34; Gdc 8,25; Rt 3,15). Al mantello usato come coperta, che difende dal freddo, si riferiscono i brani della Torah che obbligano il creditore a restituirlo qualora lo avesse avuto come pegno per un debito (Es 22, 24-26).
Il mantello denota il ruolo, l’importanza e la missione di chi lo indossa. A Gesù durante la passione misero addosso, ma come segno di disprezzo, un mantello di porpora (Mt 27,28; Gv 19,2) che era l’indumento del re (cfr. 1Cr 15,27; Est 8,15; At 21,21)). Il mantello peloso è l’abito specifico dei profeti. Per il profeta Elia ha un ruolo simbolico importante: con il mantello che getta addosso a Eliseo trasmette la sua missione e il suo spirito (cfr.1Re 19,19; 2 Re 2,8-14). Il profeta Zaccaria avverte circa i falsi profeti che vestono il mantello peloso (cfr. Zac 13,4). Giovanni Battista, ultimo dei profeti, era vestito con mantello di peli di cammello (Mt 3,4; Mc 1,6; cfr. Mt 11,7–14). Il mantello è simbolo del regno d’Israele (1Re 11,29-31) e, steso a terra, indicava la disponibilità dei sudditi a mettersi al servizio del re (cfr.2Re 9,13). Quando Gesù entrò a Gerusalemme, le folle posero i loro mantelli sull’asino e alcuni li stesero lungo la strada (Mc 11,7-8; Mt 21,7-8; Lc 19,35-36).
Il mantello era ornato da quattro frange, una per angolo. Gli israeliti guardando le frange ricordavano i comandi del Signore il cui Nome era simbolicamente richiamato dal numero dei nodi che intrecciavano le frange (Nm 15,38-39; Dt 22,12). Chi toccava il lembo del mantello riconosceva Dio che in esso era significato: «In quei giorni, dieci uomini di tutte le lingue delle nazioni afferreranno un Giudeo per il lembo del mantello e gli diranno: « Vogliamo venire con voi, perché abbiamo udito che Dio è con voi »» (Zac 8,23).
Nel Nuovo Testamento le persone malate cercano di toccare il lembo del mantello di Gesù, sicure di essere guarite (Mc 5,25-34; 6,56, Mt 9,20-22; Lc 8,43-48). Il cieco Bartimeo, che getta il proprio mantello, è simbolo del discepolo che per seguire Gesù si libera delle sicurezze che rendono difficile il cammino dietro Gesù. Ed è disposto a dare la vita, cosi come la diede Gesù, quando, per amore, si tolse le vesti, simbolo della sua vita (Gv 13 1-4). Gesù, quando raccomanda di cedere pure il mantello a chi a causa di un pignoramento chiedesse la tunica (Mt 5, 38), insegna ad amare anche i nemici perché il male non si vince con la vendetta, ma facendo generosamente il bene (cfr. Lc 6,29).

Da Sapere
Nella seconda lettera a Timoteo, l’apostolo Paolo, che è in carcere, chiede che gli portino il mantello, i libri e le pergamene dimenticate a Troade. Il mantello evoca l’avvicinarsi dell’inverno (cfr. 2Tim 4,21) ma alla luce delle narrazioni riguardanti il profeta Elia (cfr. 1Re 19,19) e dinanzi a una possibile morte, potrebbe alludere alla successione apostolica.
Il mantello o manto è simbolo dello zelo (Is 59,17) e della giustizia (Is 61,10; Bar 5,2) che avvolgono il credente come un manto che, cioè, lo identificano e proteggono. Simbolicamente anche Dio è vestito di luce come di un manto (Sal 104,2).

Publié dans:BIBLICA SIMBOLI |on 27 mai, 2019 |Pas de commentaires »

« Le nuove colorate creature degli abissi » (National Geographic) link….buona domenica!

093704699-8b3b079e-fc2f-439e-8f02-68cc9242c015

il buon samaritano

ll samaritano diario

Publié dans:immagini sacre |on 24 mai, 2019 |Pas de commentaires »
1234

mes envies, mes faiblesses,... |
c'est une crevette !!! |
el mondo apocalipticodramat... |
Unblog.fr | Créer un blog | Annuaire | Signaler un abus | Un coeur à toi pour toujours
| etreunevraie
| Juste pour moi car écrire c...