Archive pour novembre, 2015

un micio che odora i fiori! che dolce questo micio qui!

un micio che odora i fiori! che dolce questo micio qui! dans gatti chat-et-fleurs

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Publié dans:gatti, gatti simpaticissimi |on 26 novembre, 2015 |Pas de commentaires »

Uccelli di campagna ed il loro canto

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Publié dans:A. UCCELLI, You tube |on 25 novembre, 2015 |Pas de commentaires »

GIANFRANCO RAVASI – IRONIA E SARCASMO

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GIANFRANCO RAVASI – IRONIA E SARCASMO

Se un uomo decide di occuparsi senza tregua solo di cose serie e non si abbandona ogni tanto allo scherzo, senza accorgersene, diventa pazzo o idiota. Ieri – lo ricorderanno i miei lettori più fedeli – parlavo dei film che hanno per protagonista il don Camillo di Guareschi, riproposti quando i palinsesti televisivi d’estate diventano rarefatti. Ebbene, proprio nei giorni scorsi mi sono imbattuto nell’ennesima replica di un film di Totò. L’avevo già visto non so quante volte, eppure non sono riuscito a staccarmi dallo schermo e ho riso alle sue battute e ai suoi gesti con la stessa intensità della prima volta.

Vai a letto più leggero, dopo un’oasi di umorismo, anche perché – molto solennemente – lo scrittore Hermann Hesse, nel tutt’altro che lieve Il lupo della steppa (1927), precisava che «l’umorismo comincia con la rinuncia dell’uomo a prendersi troppo sul serio». Ebbene, un invito a interrompere l’eccessiva serietà (o forse seriosità) ci viene nientemeno che dal celebre storico greco del V sec. a.C., Erodoto. Sì, l’ammonimento che sopra ho citato proviene proprio dalle sue Storie (II, 173, per la precisione) ed è un consiglio di saggezza. Ogni tanto è necessario fare uno stacco dalla frenesia degli impegni; come si dice curiosamente in alcune antiche lingue orientali, bisogna «inghiottire la saliva», cioè avere un attimo di tregua da una vita quasi nevrotica; si deve essere in grado di sostare e di sorridere.

L’ironia in questo ci aiuta, perché genera il sorriso e smitizza certi comportamenti paludati o eccessivi. C’è, però, una frontiera ed è quella che separa l’ironia lieve dal sarcasmo pesante e distruttore. A un sacerdote cattolico inglese del secolo scorso, Robert Knox, si attribuisce questa battuta: «L’ironia corre con la lepre, il sarcasmo insegue con i cani». 

Publié dans:CAR. GIANFRANCO RAVASI |on 7 novembre, 2015 |Pas de commentaires »

– Visita guidata al Tempio di Gerusalemme

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Publié dans:TEMPIO DI GERUSALEMME (IL), You tube |on 4 novembre, 2015 |Pas de commentaires »

Discesa agli inferi

Discesa agli inferi dans immagini sacre 090411_gesu_agli_inferi

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Publié dans:immagini sacre |on 1 novembre, 2015 |Pas de commentaires »

COMM.NE DEI FEDELI DEFUNTI. «COLUI CHE VIENE A ME, NON LO RESPINGERÒ, NON LO PERDERÒ» – ENZO BIANCHI

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COMMEMORAZIONE DEI FEDELI DEFUNTI. «COLUI CHE VIENE A ME, NON LO RESPINGERÒ, NON LO PERDERÒ» – ENZO BIANCHI

Dopo aver contemplato nella festa della comunione dei santi la Gerusalemme celeste, la sposa dell’Agnello tutta bella perché resa santa dal Signore (cf. Ap 21,2), oggi siamo invitati dalla chiesa a fare memoria dei morti. Festa di tutti i santi e memoria dei morti sono un’unica grande festa in cui si celebra il mistero della vita eterna in Dio e il mistero della morte nella fede: Gesù Cristo, «il primo nato tra coloro che sono morti» (Col 1,18), risuscitato dal Padre in risposta al suo modo di vivere l’amore fino all’estremo, trascina i morti nel fiume di vita della comunione dei santi. Nel brano del Vangelo secondo Giovanni proposto dalla liturgia, la resurrezione è la promessa che Gesù fa agli uomini, a coloro che Dio gli ha dato: in questo modo egli ci aiuta a vincere la paura della morte e del giudizio, quell’evento in cui ciascuno di noi starà davanti a Dio per rendere conto delle proprie azioni (cf. Ap 20,12). «Colui che viene a me, non lo respingerò, non lo perderò», dice Gesù. Il cristiano è colui che va al Figlio ogni giorno, anche se questo suo movimento è contraddetto da tante cadute; il cristiano si allontana e ritorna, si ribella e si converte, si rialza dal peccato e lotta per riprendere la sequela del suo Signore. Ebbene, il Signore «non lo respinge, ma lo resuscita nell’ultimo giorno»; abbracciandolo nel suo amore, gli dona la remissione dei peccati e lo conduce definitivamente alla vita eterna, e agisce così perché ha assunto in profondità la volontà di Dio: «Questa infatti è la volontà del Padre mio, che chiunque crede nel Figlio abbia la vita eterna, e io lo risusciterò nell’ultimo giorno». Ma cosa significa credere in Gesù Cristo, aderire a lui? Ovvero: come vivere in modo autentico questa fede? Si tratta di «credere all’amore» (cf. 1Gv 4,16), cioè di vivere quell’amore che Gesù ha vissuto in modo pieno, compiuto. Ed è proprio in forza di questo suo comportamento quotidiano che egli, prima di andare liberamente verso la morte, ha potuto lasciare ai suoi discepoli «il comandamento nuovo»: «Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amati» (Gv 13,34). Sì, solo l’amore è in grado di combattere la morte fino a vincerla, come ha compreso con intelligenza spirituale Giovanni nella sua Prima lettera: «Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita perché amiamo i fratelli: chi non ama rimane nella morte» (1Gv 3,14). Se non amiamo i fratelli, restiamo preda della morte; al contrario, amando mostriamo di essere morti a noi stessi e vivi in Cristo, vivi della vita di Dio seminata in noi… Di più, dopo la narrazione definitiva del volto di Dio fornitaci dall’uomo Gesù, là dove vi è un’esperienza di amore umano autentico, là è presente l’amore di Dio in noi. Quando l’amore diventa realtà tra gli uomini, allora Dio è presente e agisce più che mai; gli uomini, anche se non lo sanno, proprio nell’esperienza dell’amore sono associati all’evento pasquale – come ci ha ricordato il concilio Vaticano II (cf. Gaudium et spes 22) – e partecipano delle energie d’amore di Dio capaci di vincere la morte: questa è la grande speranza per tutti gli uomini, credenti e non credenti! Certo, vinceremo definitivamente la morte nel Regno, quando il Risorto nell’ultimo giorno ci richiamerà alla vita eterna; ma fin da ora è possibile predisporre tutto per tale evento, vivendo quell’amore che già oggi ci fa partecipare alla vittoria dell’amore sulla morte. Ecco quale dovrebbe essere il nostro esercizio quotidiano… La specificità del cristianesimo consiste nell’annuncio che l’amore vince la morte, buona notizia che siamo chiamati a decodificare e a tradurre qui e ora, nella storia e nella compagnia degli uomini. Il Dio cristiano è amore (1Gv 4,8.16) perché è stato raccontato da Gesù, colui che ha vissuto l’amore più forte della morte: ecco perché egli è risorto, e noi, trascinati dietro a lui nella sua vita umana, possiamo fare un cammino di ritorno al Padre, un cammino che sfocerà nella vita eterna.

Publié dans:COMM.NE FEDELI DEFUNTI, ENZO BIANCHI |on 1 novembre, 2015 |Pas de commentaires »

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