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GLI ANGELI E I PADRI DELLA CHIESA – 28 Aprile 2018

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GLI ANGELI E I PADRI DELLA CHIESA – 28 Aprile 2018

La concezione degli angeli come custodi dei popoli, presente nella Bibbia, fu mantenuta nell’antichità cristiana, è condivisa fra i Padri della Chiesa ed è giunta sino ai giorni nostri.

Testo dell’audio
La concezione degli angeli come custodi delle nazioni presente nella Bibbia, specialmente nel libro di Daniele, fu mantenuta anche nell’antichità cristiana. Origene volle in questo modo cristianizzare la credenza ellenistica, secondo la quale diversi dei proteggerebbero differenti popoli, attribuendo agli angeli la funzione che i pagani conferivano agli dei. Anche per Origene la distribuzione dei popoli fra i diversi angeli ha luogo nel momento della dispersione delle genti dopo l’episodio della torre di Babele. Si può dire che l’idea degli angeli ai quali si affidano i popoli è condivisa fra i Padri. Si incontra anche in Pseudo-Dionigi. Grazie ad essi ha acquistato grande autorità nel pensiero cristiano posteriore.
Vediamo altri testi. Teodoreto dice: «Che ogni nazione abbia il proprio Angelo custode lo afferma la Bibbia». San Basilio afferma: «Alcuni angeli sono a capo delle nazioni, altri accompagnano ognuno dei fedeli». Clemente di Alessandria definisce «prefetture» come «dei distretti amministrativi degli angeli sui popoli e le comunità».
Origene, interpretando la visione notturna di San Paolo, considera l’uomo della Macedonia come il suo angelo protettore. «Ogni popolo ha il suo angelo a capo» dicono San Gregorio, Cassiano e S. Isidoro. San Cirillo di Alessandria fa eco alla generale credenza per la quale ogni regno ha un angelo specificamente incaricato di guidarlo. San Gregorio Nazianzeno, quello di Nissa e San Giovanni Crisostomo insegnano che ad ogni nazione è stato dato un angelo custode, che la protegge e ispira santi pensieri a quelli che guida.
San Girolamo, sant’Ilario e sant’Ambrogio descrivono l’angelo di ogni regno nell’atto di intercedere per i suoi figli e di custodirli con la sua protezione. San Giovanni Damasceno dice di loro: «Messaggeri e ministri di Dio eseguono la sua volontà, delle volte si mostrano agli uomini, sono destinati ad essere custodi di certe regioni della terra, di certe nazioni; si occupano dei nostri interessi e ci prestano soccorso».
San Tommaso d’Aquino (1225-1274) attribuisce la missione di «angelo della nazione» al coro degli Arcangeli. Così come ci sono governatori visibili, ci sono anche governatori e principi invisibili, che amministrano il creato di Dio. Per spiegare la gerarchia angelica dice che gli Arcangeli si occupano della custodia delle nazioni.
San Francesco Saverio, apostolo gesuita del Giappone, non esitava a raccomandare il suo apostolato agli angeli custodi del Giappone: «Non mi aspetto nulla da me stesso, poiché ho riposto tutta la mia fede in Gesù Cristo, nella Santissima Vergine Maria e nei nove cori degli angeli, fra i quali ho scelto come protettore, principe e paladino della Chiesa militante San Michele. E ho tutta la speranza in questo arcangelo, al quale ho affidato la protezione speciale del gran regno del Giappone. Mi rivolgo ogni giorno a lui e a tutti gli angeli custodi del Giappone».
Anche Origene sosteneva l’opinione che Dio avesse destinato angeli alla custodia delle comunità: «Ogni diocesi è guidata da due vescovi, uno visibile e l’altro invisibile, l’uno uomo e l’altro angelo».
Il santo Curato d’Ars, Giovanni Maria Vianney, venerò in modo particolare l’angelo della diocesi. San Francesco di Sales cita le esperienze di san Pietro Favre: «Lui era abituato a salutare l’angelo custode di ogni parrocchia, in quanto entrava in essa e raccontava di avere sperimentato il suo aiuto per allontanare gli eretici e renderli docili per ricevere la dottrina della salvezza». San Francesco di Sales dice anche che ognuno dovrebbe onorare l’angelo della propria diocesi, per un aiuto temporale e spirituale. L’idea degli angeli protettori speciali sembra molto logica, ragionevole. È solamente l’applicazione del principio generale di una gerarchia nel governo dell’universo, dove gli angeli agiscono in una catena di eventi.
Papa Giovanni Paolo II, durante le sue catechesi sugli angeli, affermò: «seguendo il libro di Daniele si può affermare che le funzioni degli angeli come ambasciatori del Dio vivo non solo si estendono ad ogni uomo e a quelli che hanno funzioni speciali, ma anche a intere nazioni» (Giovanni Paolo II, udienza generale del 30 luglio 1986).
Il Direttorio vaticano sulla Pietà Popolare e la Liturgia afferma al n. 216: «Lungo i secoli i fedeli hanno tradotto in espressioni di pietà le convenzioni di fede riguardo al ministero degli angeli: li hanno presi come patroni di città e protettori di gruppi; hanno eretto santuari famosi in loro onore come Mont-Saint-Michel in Normandia, San Michele della Chiusa in Piemonte e San Michele del Gargano in Puglia, hanno stabilito giorni festivi, composto inni ed esercizi di devozione».

Questo testo di don Marcello Stanzione è stato tratto dal periodico Radici Cristiane.

 

 

Publié dans:ANGELI, ANGELI CUSTODI |on 1 octobre, 2019 |Pas de commentaires »

GIOVANNI XXIII – (1961, un pensiero agli angeli custodi)

https://w2.vatican.va/content/john-xxiii/it/audiences/documents/hf_j-xxiii_aud_19610809.html

GIOVANNI XXIII – (1961, un pensiero agli angeli custodi)

UDIENZA GENERALE

Piazzale della Villa Pontificia di Castel Gandolfo, Mercoledì, 9 agosto 1961

Diletti figli!

Questi incontri di vita pastorale, che si succedono a Roma e qui nella residenza estiva di Castello, tra il Papa e i Suoi figli spirituali innumerevoli, riescono motivo di profonda gioia e commozione. E lo sono anche nell’ora del mezzodì delle domeniche e feste, al tocco dell’Angelus Domini nuntiavit Mariae, et concepit de Spiritu Sancto. Questi proseguono nella evocazione del dialogo tra il Messaggero celeste e la dolce Madre di Gesù e Madre nostra, che riassume il più alto mistero della vita e della storia — dialogo a cui fa seguito la invocazione soavissima : Sancta Maria, Mater Dei, ora pro no bis — che infonde nel cuore una tenerezza, una esaltazione che è già quasi pregustamento di paradiso.
In verità ben di terra noi siamo fatti, figlioli dell’uomo, ma tutti anelanti al cielo.
La vita nostra è un pellegrinaggio, che ci trasporta da un punto all’altro del globo terracqueo. Il termine del nostro viaggiare splende dall’alto, ed è il paradiso per cui siamo stati creati; e gli anni nostri, gli anni di ciascuno, si rincorrono sulle varie strade che solcano il mondo abitato.
Vivere è muoversi, è incontrarsi : è prendere tutti insieme coraggio verso ciò che è giocondità e prosperità di quaggiù.
Purtroppo questo incontrarsi non è sempre né serenità, né letizia; non è solo incontro piacevole, ma sovente è scontro terribile e funesto.
Non è forse vero che giammai fu raggiunta come in questi tempi nostri tale perfezione di mezzi efficaci e spediti al proseguimento di questo viaggiare sulle vie della terra, del mare e dei cieli? Ma è anche altrettanto frequente e doloroso il dover constatare che il dramma del viaggiare termina in tragedia di morte e di pianto.
Stanno infatti innanzi a Noi le statistiche impressionanti dei morti e dei feriti per incidenti della strada, così da quasi raggiungere numericamente i disastri delle guerre del tempo passato.
Gli sviluppi della scienza e della tecnica pongono perciò l’umanità innanzi ad un problema inaspettato, che si aggiunge al grande e tremendo problema delle odierne inquietudini umane, la cui soluzione appare incerta e minacciosa.
Chi è depositario della dottrina celeste, che il Cristo insegnò agli uomini, si allieta di ogni progresso raggiunto dalla scienza e dalla tecnica. Ma nello stesso tempo non si lascia sorprendere, né turbare da fosforescenze che nascondono minacce ed inganni. Il senso delle sue responsabilità gli fa dire e proclamare che i doveri della vita si aggravano nella misura che l’uomo raggiunge nuova capacità e nuova potenza di fare e di osare.
La predicazione di Gesù benedetto fu tutta insieme una dottrina della vita, corrispondente ad una altissima e preziosissima concezione. Ciò che tocca l’uomo nell’ordine naturale e soprannaturale, nella sua vita spirituale e corporea, — anima e costituzione fisica; intelletto, volontà, sensibilità — secondo la dottrina di Cristo, tutto è sacro e merita rispetto.
Il cristianesimo nel suo complesso dottrinale e nel suo affiato missionario vuol essere un andare presso tutti i popoli, in ogni casa, accanto a ciascun uomo, per ripetere quelle arcane parole che sono universale invito a servirsi anche della vita del corpo e della sua conservazione, di quelle energie ad un tempo spirituali e corporee, che assicurano il retto godimento dell’ora presente e dei beni eterni.
Diletti figli. Noi ci comprendiamo. In ordine all’uso ed all’abuso dei diritti della strada c’è dunque un mistero di vita e di morte, che impegna le responsabilità di ogni uomo : responsabilità da cui nessuno può sottrarsi.
Giustamente le leggi civili della umana convivenza fanno sostegno alla grande legge del « Non occides » : non ammazzare, che splende nel Decalogo di tutti i tempi, ed è per tutti precetto sacro del Signore.
Ebbene, diletti figli, permetteteCi ora che al richiamo dei doveri di coscienza circa i pericoli della strada, Noi indichiamo, secondo la dottrina della Chiesa, una protezione celeste sicura e preziosissima, che rappresenta uno dei punti splendenti dell’insegnamento cristiano : cioè l’intervento delle schiere angeliche, create da Dio a suo servizio, e inviate dalla Santissima Trinità a protezione della Santa Chiesa, dei suoi figliuoli, del mondo intero.
Questa protezione è nella pratica della buona vita cristiana una devozione che occupa nello spirito di chi la sa ben penetrare un posto di speciale onore ed è motivo di soavità e di tenerezza.
Lasciate che la Nostra voce, levatasi a monito paterno ed accorato per il rispetto della vita umana, di ogni vita, della propria e dell’altrui, ritrovi qui verso il termine del Nostro semplice conversare le prime note del linguaggio angelico, che godiamo ripetere in più commossi accenti, come quello dell’Angelus Domini nutiavit Mariae.
Il richiamo degli spiriti elettissimi, che la sollecita cura del Padre celeste pose e pone accanto a ciascuno dei suoi figli, infonde letizia e coraggio.
Gli Angeli del Signore scrutano infatti il nostro intimo e vorrebbero farlo degno delle divine compiacenze!
Ad essi fu affidato anche il compito di guidare i nostri passi. E questo pensiero come non potrebbe suscitare una giusta emozione dinanzi allo spettacolo pressoché quotidiano del sangue che bagna le nostre strade e grida al cielo pietà per tante vite umane preziose, di giovani vite promettentissime, stroncate inutilmente ed inconsultamente?
Per questo, il sentimento di viva carità paterna Ci ha suggerito di dare speciale risonanza alla invocazione dei Santi Angeli Custodi. La loro presenza penetra ed avvolge tutta la storia dei secoli : accanto ai progenitori nostri, e poi ai condottieri del popolo eletto, ai suoi re e profeti, fino allo stesso Gesù ed agli Apostoli suoi.
L’appello supplichevole all’intervento degli Angeli, dati a custodia della nostra infanzia e del peregrinare — in ogni età e circostanza del vivere e del nostro operare — non credete, diletti figli, che riuscirà a toccare chi è preso dall’incantesimo fallace e inebriante della velocità, così da imporre finalmente l’assoluto ed universale rispetto delle leggi che regolano il traffico?
La penetrazione dolce e accorata — lo ripetiamo — della pietà verso gli Angeli vuol essere propizia sulle menti, sulle volontà e sulle forze stesse della tecnica che una mal intesa emulazione e ricerca di primati può volgere a rovina.
Per questo, il desiderio Nostro è che si aumenti la devozione all’Angelo Custode. Ciascuno ha il suo; e ciascuno può conversare con gli Angeli dei suoi simili.
In questa luce di cielo, che si riflette familiare e benefica su ogni passo della vita quotidiana, acquista particolare rilievo di alta benemerenza l’intrapresa del Ministero Italiano dei Lavori Pubblici, che mira a dare una coscienza più vigile a tutti i cittadini, anche per mezzo di una informazione che raggiunga gli strati più ampi della popolazione.
L’intima cerimonia di questa mattina all’inizio del Nostro convegno è il coronamento di tale sollecitudine, che fa onore a chi l’ha voluta e portata ad effetto, ed ha voluto essere, da parte Nostra, amabile ed aperto incoraggiamento.
La benedizione data poco fa alle vetture Cinemobili ha invocato appunto la grazia di Dio Onnipotente — senza la quale nulla può prosperare —, sui congiunti sforzi e sulla buona volontà di autorità e di cittadini, e sull’impegno di reciproco rispetto. E perchè il rito di stamane avesse carattere più ampio, abbiamo gradito come ministranti una rappresentanza dei diletti alunni del Collegio Urbano di Propaganda Fide, la cui presenza è sempre un richiamo di universalità.
Andate dunque, diletti figli, andate per tutta Italia e compite la vostra missione. E come in alcune nazioni siete stati preceduti nel buon servizio, così in altre possiate venire imitati.
Oh! risentite le toccanti parole, risonate prima nella antica lingua liturgica della Chiesa di Roma; accoglietele e meditatele nel cuor vostro :
« Signore Iddio onnipotente… effondete la vostra benedizione sopra questi cinemobili destinati a far conoscere il codice della strada. In virtù delle sue norme, i vostri servi che percorrono le vie a piedi, ovvero con automezzi, apprendano la prudenza, la vigilanza, il santo dimore di Voi, e siano così in grado di provvedere con ogni sicurezza alla propria ed all’altrui incolumità.
Allontanate, o Signore, ogni danno che possa pervenire agli uomini dalle difficoltà del viaggio, dalla stanchezza del corpo, dalla velocità inconsiderata… E come vi degnaste, o Signore,, di assegnare al figliuolo di Tobia l’Arcangelo Raffaele quale compagno di viaggio, così liberate i vostri figli da ogni pericolo dell’anima e del corpo, affinché camminando rettamente alla vostra presenza per le vie del mondo, meritino di raggiungere il porto della eterna salvezza. Per Cristo Signor nostro. Amen, amen ».

Publié dans:ANGELI CUSTODI, PAPA GIOVANNI XXIII |on 2 octobre, 2015 |Pas de commentaires »

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