Archive pour juillet, 2018

Questo è il fiore dell’Aloe, una piccola ricerca fatta ora, ora

questo è il fiore dell'aloe

Publié dans:fiori...) |on 30 juillet, 2018 |Pas de commentaires »

Moltiplicazione dei pani e dei pesci (quest’anno è da vangelo di Giovanni, ma questo passo si trova anche nei sinottici)

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Publié dans:immagini sacre, You tube |on 27 juillet, 2018 |Pas de commentaires »

XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B) – CI PENSANO I PICCOLI

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XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B) – CI PENSANO I PICCOLI

don Mario Simula

Davanti a Dio siamo più propensi a fare obiezioni che a fidarci. Forse perché le proposte di Dio contengono una dose imprevista di irresponsabilità. Il Dio del rischio e della temerarietà amorosa, non ci va molto a genio. Ci piace un Dio “garantista”. Sotto questo profilo caratteriale Dio è incorreggibile.
Perché è così? Lo fa apposta? E’ dispettoso? Penso proprio di no. Credo che il suo modo di essere, nasca dal suo cuore attento alla nostra durezza di cuore. Vuole strappare dal nostro cuore di pietra la sfiducia, e seminarvi la confidenza, semplice, rannicchiata tra le sue braccia.
Questo modo di essere si sperimenta, soprattutto, quando c’è di mezzo “il pane”.
Il pane si dona. Sempre. In misura abbondante. Senza avarizia e senza sprechi. Il pane è sacro. Se cade per terra, si bacia. Se qualcuno lo mendica, si dona. Se è fresco e profumato, si condivide mettendo in prima fila chi è abituato al pane “raffermo”.
Tra Dio e il profeta Eliseo è accesa una conversazione proprio sul pane.
“Eliseo dà il pane alla gente”. “Non basta, Signore”. “Dallo tu stesso. Basterà per tutti e ne avanzerà”.
E’ una rivelazione: il pane che si moltiplica nelle mani generose e aperte. Più ne dai e più ce n’è.
Anche fra Gesù è Filippo si discute del pane.
Filippo è della stessa razza degli uomini diffidenti. Quelli che noi chiamiamo ”prudenti”. Per prudenza non amano, non si sporcano le mani, non vogliono mai correre il rischio di peccare.
Ma non è un peccato insano la loro “prudenza”?
“Dove potremo comprare il pane?”. E’ sempre in agguato un problema organizzativo. “Cosa rappresentano duecento denari per tanta gente? Non è più “prudente” che vadano a comprarsene?”. Vogliamo proprio coinvolgere gli altri, semplici e umili, nella epidemia della “prudenza”.
Andrea scova, in mezzo alle migliaia, un ragazzo che ha pensato a farsi dare una povera provvista prima del viaggio, per attenuare la fame della fatica: cinque pani e due pesci.
Gesù sembra dire: “Meno male che ci pensano i piccoli! Cinque pani sono una enormità. Due pesci un lusso. Bastano. Fate sedere la gente sull’erba. Deve stare bene”.
Non si può tenere il povero sulla soglia della porta. A lui offriamo la poltrona rossa. Deve parlare con noi serenamente, stando a suo agio. Possibilmente senza orologi e senza nostri appuntamenti successivi.
L’abbondanza e la sazietà, che Gesù sta sognando, sono il segno di un’accoglienza affettuosa, calda. Al cui disagio il naso e le mani e il cuore si allenano, lentamente, finché non diventano gioia e conversione per il nostro cuore.
Un ragazzo senza nome offre la materia dell’accoglienza, permette il miracolo dell’offerta generosa e bella.
Un ragazzo senza nome rivela una sapienza che soltanto lo Spirito può avere seminato in lui.
Soltanto quel ragazzo senza nome, ma disponibile, sa ascoltare Dio che parla in lui. Lo fa senza obiezioni. Lo fa senza discussioni e calcoli. Lo fa senza sperimentare avarizia. Lo fa senza gelosia per nessuno.
Lo fa certamente con allegrezza. Sarà stato felice di poter correre da Gesù e mettergli in mano tutto quello che aveva: cinque pani e due pesci. Al resto avrebbe pensato il Signore.
Stiamo partecipando ad una commovente Eucaristia. Gli sguardi si sollevano al Padre di ogni misericordia e di ogni abbondanza. Al Dio dei chicchi di grano, innumerevoli, che diventeranno un solo Pane spezzato.
Il ragazzo è accanto a Gesù, contemplativo nella sua operosità senza parole e senza vanti.
Lui stesso avrà dato una mano alla distribuzione di quel ben di Dio che ogni giorno sazia la “nostra fame e sete del Signore”.
E’ il caso di dire che i ragazzi non si ammutoliscono. Mai. Occorre ascoltarli in quello che dicono e in quello che fanno. A volte ci trasmettono la saggezza che manca “ai sapienti e agli intelligenti”.
Quanto ha ragione Paolo, il prigioniero a motivo del Signore. Chiede a ciascuno di noi e a tutta la comunità, di vivere lo spirito del pane distribuito per la fame di tutti. Perché uno è il corpo, uno lo spirito, unica la speranza, uno solo è il Signore. Uno è il Padre che ci invita a sederci per terra, alla stessa mensa, per gustare lo stesso amore, la medesima accoglienza, generosa e incommensurabile.
Gesù non è questo il vero miracolo dei pani? Non lo contempliamo ad ogni Pasqua della settimana, con stupore, a meno che i nostri occhi non siano ostinatamente oscurati? Non lo riceviamo, gratis, dal Tuo Amore, perché impariamo anche noi a donarlo, giorno dopo giorno lungo le strade, nella vita quotidiana, sorpresi dall’odore intenso del nostro sudore e dalla fragranza del Tuo Cibo di vita?

Publié dans:OMELIE |on 27 juillet, 2018 |Pas de commentaires »

Giambologna (attr.) incontro di Gioacchino e Anna

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Publié dans:immagini sacre |on 26 juillet, 2018 |Pas de commentaires »

ICONA DELLA RIUNIONE – GIACCHINO ED ANNA

http://sermig.org/nponline/163-articoli/14509-icona-della-riunione

ICONA DELLA RIUNIONE – GIACCHINO ED ANNA

ICONA DELLA RIUNIONE - GIACCHINO ED ANNA     dans immagini e testi gioacchino%20e%20anna

Dicembre 2014

di Chiara dal Corso -

Tra tutte, le icone che raffigurano un abbraccio sono poche. Oltre all’icona della Madre della Tenerezza, c’è quella dell’abbraccio tra Pietro e Paolo, e quella meno conosciuta della deposizione dal titolo “Non piangere su di me, madre”. Ma ce n’è una che si intitola proprio L’abbraccio o Ri-unione tra i santi Gioacchino ed Anna, i genitori di Maria. L’abbraccio è il gesto di diventare uno, di un uomo e di una donna, ma esprime anche il desiderio insito in tutta l’umanità, che tende all’unità.

La tradizione trova la storia di Gioacchino ed Anna nel protovangelo di Giacomo. Gioacchino è uomo ricco e benedetto da Dio, Anna una donna rispettabile della tribù di Giuda, ma dopo venti anni di matrimonio non hanno ancora figli. Gioacchino vive questo come un’umiliazione talmente grande che ad un certo punto abbandona la moglie, ma un angelo parla in sogno ad entrambi e dice loro che devono ri-incontrarsi davanti alle mura di Gerusalemme. La tradizione dice che Anna dopo aver acconsentito, concepisce in grembo, prima di ri-incontrare Gioacchino e abbracciarlo là dove l’angelo aveva indicato.
Dal loro semplice desiderio di nascondere la vergogna, Dio fa qualcosa di meraviglioso! Da loro nasce Maria, la Madre immacolata di Dio. Come Dio può fare qualcosa di straordinario anche partendo dai nostri desideri più umani! Questo abbraccio non esaurisce il suo significato in un incontro e nel concepimento di Maria, ma è figura di tutto il cammino che i due fanno insieme, di una vita spesa in un reciproco dono di sé e di accoglienza. E se è di augurio e benedizione per la famiglia, è anche simbolo di una Chiesa, di un popolo che nel suo cammino verso Dio cerca l’unità, la comunione, il camminare insieme. C’è una geometria di 5 cerchi uguali e uno sull’altro, nella costruzione di questo abbraccio: il cerchio delle aureole, segno della santità. Il cerchio delle mani e del cuore: le mani sono prolungamenti, espressioni del cuore, luogo della coscienza, delle decisioni e della fede.
Il cerchio della misericordia – i due ventri vicini: perché nel mondo biblico il ventre è la sede della misericordia.

Il cerchio delle ginocchia e quello dei piedi: il movimento di entrambi di andare uno verso l’altro. In tutto 5 cerchi, 5 è il numero di Maria, l’Immacolata, la nuova umanità senza peccato.

Inoltre il loro abbraccio è inscritto in un triangolo, segno di un cammino di salvezza che non finisce.

Sotto i loro piedi c’è una predella, che indica la regalità di ciò che le sta sopra, dice che questo incontro, questo avvenimento è sacro, ha a che fare direttamente con Dio! Infatti Gioacchino e Anna sono uniti sulla terra ma il loro amore li porta già nel Cielo, come è vero che nell’amore umano si sperimentano il cielo e la terra.
Le case sullo sfondo rappresentano le loro individualità, le loro storie, caratteri, con i colori che hanno dei significati … sopra c’è un drappo rosso – il colore dello Spirito Santo – che indica che l’incontro avviene “all’interno”, non della casa, ma all’interno della persona, avviene nello spazio che io faccio all’altro in me. Un’icona che parla dell’amore umano, che lo valorizza e ne esprime la sacralità, e l’origine e la natura divina, infatti noi possiamo amare e amarci perché abbiamo sperimentato l’amore di qualcuno verso di noi, abbiamo sperimentato un aspetto della misericordia di Dio per noi.
E più ne facciamo esperienza e ci rendiamo conto di quanto Lui ci ami e più siamo in grado di amare in modo sano e libero, possiamo uscire da noi stessi e andare incontro agli altri.

 

Publié dans:immagini e testi |on 26 juillet, 2018 |Pas de commentaires »

San Giacomo Apostolo

imm diario

Publié dans:immagini sacre |on 25 juillet, 2018 |Pas de commentaires »

LA LEGGENDA DELLA CONCHIGLIA DEL CAMMINO DI SANTIAGO – oggi San Giacomo apostolo

https://it.aleteia.org/2017/05/08/leggenda-conchiglia-cammino-santiago/

LA LEGGENDA DELLA CONCHIGLIA DEL CAMMINO DI SANTIAGO – oggi San Giacomo apostolo

Da dove deriva questo simbolo? Qual è la sua origine?
Con Gerusalemme e Roma, Santiago de Compostela è uno dei luoghi di pellegrinaggio più importanti della cristianità. Ogni anno, migliaia di pellegrini – più di 200.000 – percorrono le diverse rotte giacobee che in Spagna, e anche dalla Francia, arrivano alla cattedrale compostelana, nella quale si trova la tomba di San Giacomo Apostolo.
Uno dei simboli più diffusi di questo antico pellegrinaggio è la conchiglia – vieira – del pellegrino, la cui origine è legata a una tradizione che rimanda all’inizio stesso del cammino giacobeo.
Quando l’imbarcazione che portava il cadavere del fedele seguace di Gesù giunse all’altezza delle isole Cíes, alla foce del fiume Vigo e di fronte alle coste della Galizia, i discepoli di San Giacomo notarono che sulla riva del mare si stava celebrando un matrimonio in cui si svolgeva un gioco particolare, che consisteva nel montare a cavallo mentre il cavaliere lanciava in aria una lancia che doveva raccogliere prima che cadesse al suolo. Si dice che quando il corpo dell’apostolo Giacomo venne trasferito da Gerusalemme in Galizia su una barca dai discepoli che lo avevano accompagnato nel suo compito di evangelizzazione dell’Hispania accadde un fatto miracoloso ma anche carico di umorismo.
Arrivò il turno dello sposo di giocare, e questi tirò la lancia in aria e cavalcò come meglio poteva per raggiungerla, ma questa deviò verso il mare. Il giovane corse per raggiungerla tuffandosi col cavallo in acqua. Per lo stupore di tutti, lo sposo, il cavallo e la lancia sprofondarono nell’acqua, ma all’improvviso riapparvero accanto a un’imbarcazione che si avvicinava alla riva. Era la barca che portava i resti mortali dell’apostolo Giacomo.

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Il tocco di umorismo della storia si verificò quando lo sposo andò a salutare coloro che stavano sulla barca, perché era coperto dalla testa ai piedi di conchiglie di capasanta. I discepoli dell’apostolo interpretarono il fatto come un miracolo e invitarono lo sposo a salire sull’imbarcazione. Mentre arrivavano a riva parlarono dell’accaduto, e fu allora che accadde il vero miracolo: il giovane decise di convertirsi al cristianesimo.
Tornato a terra, il ragazzo raccontò l’accaduto agli invitati, che avevano assistito dalla riva. Anche molti di loro decisero di convertirsi al cristianesimo. L’imbarcazione proseguì la sua rotta verso nord alla volta della Ría de Aurosa, dove sbarcarono per trasferire il corpo dell’apostolo a Padrón, dove venne sepolto.
Anche il Codice Calllistino – manoscritto illuminato attribuito a Papa Callisto II – parla del grande significato della capasanta e del fatto che i pellegrini la utilizzavano per rendere omaggio all’apostolo. Oggi il simbolo persiste e viene collocato sullo zaino del pellegrino. Col passare degli anni, e per perpetuare questo fatto, si è imposto il costume che ogni pellegrino che partecipava al pellegrinaggio verso la tomba dell’apostolo Giacomo portasse con sé questa conchiglia, creandosi così un simbolo che si è mantenuto nel corso dei secoli e che oggi identifica il Cammino di Santiago.

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Oltre a questo simbolismo, la conchiglia ha un uso pratico, visto che era utilizzata come bicchiere naturale, per cui si suppone il suo uso frequente da parte dei pellegrini per placare la sete nei ruscelli e nel fiume.

Publié dans:San Giacomo Apostolo |on 25 juillet, 2018 |Pas de commentaires »

Il Buon Pastore (bella vero? Gesù si porta anche la pecorella nera!)

imm diario

Publié dans:immagini sacre |on 20 juillet, 2018 |Pas de commentaires »

XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (B) LE VACANZE DI DIO

https://combonianum.org/2018/07/19/prepararsi-alla-domenica-xvi-tempo-ordinario/

XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (B) LE VACANZE DI DIO

Vangelo di Marco 6,30-34

Stanchezza
Alzi il dito chi non si è mai sentito stanco, esausto, scoppiato. Non parlo, ovvio, della stanchezza esteriore, ma dell’innaturale stanchezza che prende ciascuno di noi alla fine di una settimana lavorativa passata non a lavorare a picco e pala ma davanti ad un bizzoso computer o imbottigliati per due ore al giorno nel traffico; parlo di quella più drammatica, quel dolore sordo che ti prende in pieno petto quando meno te lo aspetti, magari quando la tensione per un lavoro si è sovrapposta alle preoccupazioni in casa, parlo dell’urlo straziante di Munchiana memoria che alberga in fondo al nostro cuore, quel dover sempre a tutti i costi dimostrare di valere, di essere un buon marito, una brava madre, un buon prete, l’urlo profondo di stanchezza, di urgente ed ineludibile bisogno di senso, di gioia, di pace che fatichiamo a trovare nella nostra quotidiana follia.
Oggi parliamo proprio di questo bisogno, parliamo del fatto che se non troviamo un senso alla nostra vita, se non arriviamo a capire la ragione per cui siamo nati allora, prima o poi scoppiamo. E scoppiamo scappando o tacendo o stordendoci o illudendoci che alla nostra felicità manca qualche decina di cavalli nel motore della nostra auto o qualche ruga in meno
Il Nazareno
E Gesù vede, se ne accorge, ne prova compassione, tenerezza. La sua non è una tenerezza sdrucciolevole e finta. Il suo è un accorgersi pieno di autentica compassione, di condivisione adulta del sogno e del dolore degli uomini. Gesù conosce il dolore perché è uomo fino in fondo, perché ama davvero questo Dio timido e pieno di esperienza.
Gesù accoglie i suoi tornati dall’annuncio di domenica scorsa. Sono entusiasti ma stanchi, pieni di gioia e di luce negli occhi. Li ascolta col sorriso, perché Gesù ama il successo dei suoi subalterni, è felice delle nostre gioie, non è un Maestro che adora essere adorato. E si accorge della loro stanchezza, della loro fatica. Gesù vede che i suoi stanno scoppiando, come tanti preti che incontro e che mi fanno segno con la mano di quante parrocchie gli hanno aggiunto come se dovessimo serrare le fila e tappare i buchi invece di costruire comunità, Gesù vede i suoi pieni delle preoccupazioni dei malati che chiedono una guarigione e penso alle mamme stanche di non dormire (tre figli in quattro anni?) che non hanno più la forza per vivere, altro che pregare; Gesù sa che abbiamo bisogno di dentro, di pace, di luce, di vacanza. Vacanza bella non piena e stupida, non stordente e chiassosa.
Vacanze
Il Signore ci propone di passare le vacanze con lui, nel silenzio, nel deserto, ci chiede di fidarci, di guardarlo negli occhi, perché lui è il pastore che si commuove della fatica delle pecore, il pastore che non vuole a tutti i costi venderci qualcosa. Gesù propone ai suoi di andare in disparte, con lui, a riposare un po’… La vacanza è il momento in cui andare in disparte e riposarsi un po’ con il Signore Gesù.
C’è il rischio di vedere la vacanza come un momento di euforia, di eccesso, di esteriorità. Le vacanze, specie quelle che permettono viaggi lontani, sono sempre più diffuse ma sono davvero occasioni di rispetto e confronto con culture diverse? Di approfondimento della complessità dell’uomo? Sappiamo cogliere la vacanza come un dono, come un momento di ascolto e di confronto con gli altri, uscendo dal nostro orizzonte e dai nostri giudizi per accogliere con dignità la vita di altri popoli?
Fate come Benedetto: mettete nella valigia un vangelo e un libro di spiritualità! Abbiamo sempre pronta la scusa di non avere tempo da dedicare alla preghiera: perché non ricavarlo durante il tempo del riposo? Il Signore ci invita a riposarci, ad andarcene in disparte certo, ma con lui, per ritrovare l’armonia tra il corpo e lo spirito che la frenesia del lavoro spesso interrompe.
Una seconda, consolante parola, per tutti gli altri. Per quelli, la maggioranza (!), che non hanno, né avranno la possibilità di fare vacanza, specialmente per quelli che d’estate vivono ancora più soli: gli anziani, gli ammalati, le persone separate, chi è in difficoltà económica.
Il Signore guarda la folla e prova compassione, si commuove, perché, allora come oggi, noi uomini siamo come pecore senza pastore. Animo, amici! Il Signore non si dimentica di noi, non ci lascia soli, diventa nostro pastore. A questo Dio di tenerezza e di compassione sappiamo rivolgere il nostro sguardo e la nostra preghiera.

Publié dans:OMELIE |on 20 juillet, 2018 |Pas de commentaires »

L’aria fresca della sera è il respiro del vento che si addormenta placido tra le braccia della notte, Umberto Eco

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