Archive pour la catégorie 'BIBLICA SIMBOLI'

IL MANTELLO – SIMBOLI BIBLICI

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IL MANTELLO – SIMBOLI BIBLICI

Scritto da Filippa Castronovo 13 Gen 2019

Il mantello, indumento ampio e pesante che poteva essere di lana e di lino o addirittura di pelle, ricorre con molta frequenza nella Bibbia. Il mantello veste, protegge e copre (Gen 9,23; Dt 22,12; Dt 27,20; At 12,8).

Serviva ad avvolgere le merci per il loro trasporto (Es 12,34; Gdc 8,25; Rt 3,15). Al mantello usato come coperta, che difende dal freddo, si riferiscono i brani della Torah che obbligano il creditore a restituirlo qualora lo avesse avuto come pegno per un debito (Es 22, 24-26).
Il mantello denota il ruolo, l’importanza e la missione di chi lo indossa. A Gesù durante la passione misero addosso, ma come segno di disprezzo, un mantello di porpora (Mt 27,28; Gv 19,2) che era l’indumento del re (cfr. 1Cr 15,27; Est 8,15; At 21,21)). Il mantello peloso è l’abito specifico dei profeti. Per il profeta Elia ha un ruolo simbolico importante: con il mantello che getta addosso a Eliseo trasmette la sua missione e il suo spirito (cfr.1Re 19,19; 2 Re 2,8-14). Il profeta Zaccaria avverte circa i falsi profeti che vestono il mantello peloso (cfr. Zac 13,4). Giovanni Battista, ultimo dei profeti, era vestito con mantello di peli di cammello (Mt 3,4; Mc 1,6; cfr. Mt 11,7–14). Il mantello è simbolo del regno d’Israele (1Re 11,29-31) e, steso a terra, indicava la disponibilità dei sudditi a mettersi al servizio del re (cfr.2Re 9,13). Quando Gesù entrò a Gerusalemme, le folle posero i loro mantelli sull’asino e alcuni li stesero lungo la strada (Mc 11,7-8; Mt 21,7-8; Lc 19,35-36).
Il mantello era ornato da quattro frange, una per angolo. Gli israeliti guardando le frange ricordavano i comandi del Signore il cui Nome era simbolicamente richiamato dal numero dei nodi che intrecciavano le frange (Nm 15,38-39; Dt 22,12). Chi toccava il lembo del mantello riconosceva Dio che in esso era significato: «In quei giorni, dieci uomini di tutte le lingue delle nazioni afferreranno un Giudeo per il lembo del mantello e gli diranno: « Vogliamo venire con voi, perché abbiamo udito che Dio è con voi »» (Zac 8,23).
Nel Nuovo Testamento le persone malate cercano di toccare il lembo del mantello di Gesù, sicure di essere guarite (Mc 5,25-34; 6,56, Mt 9,20-22; Lc 8,43-48). Il cieco Bartimeo, che getta il proprio mantello, è simbolo del discepolo che per seguire Gesù si libera delle sicurezze che rendono difficile il cammino dietro Gesù. Ed è disposto a dare la vita, cosi come la diede Gesù, quando, per amore, si tolse le vesti, simbolo della sua vita (Gv 13 1-4). Gesù, quando raccomanda di cedere pure il mantello a chi a causa di un pignoramento chiedesse la tunica (Mt 5, 38), insegna ad amare anche i nemici perché il male non si vince con la vendetta, ma facendo generosamente il bene (cfr. Lc 6,29).

Da Sapere
Nella seconda lettera a Timoteo, l’apostolo Paolo, che è in carcere, chiede che gli portino il mantello, i libri e le pergamene dimenticate a Troade. Il mantello evoca l’avvicinarsi dell’inverno (cfr. 2Tim 4,21) ma alla luce delle narrazioni riguardanti il profeta Elia (cfr. 1Re 19,19) e dinanzi a una possibile morte, potrebbe alludere alla successione apostolica.
Il mantello o manto è simbolo dello zelo (Is 59,17) e della giustizia (Is 61,10; Bar 5,2) che avvolgono il credente come un manto che, cioè, lo identificano e proteggono. Simbolicamente anche Dio è vestito di luce come di un manto (Sal 104,2).

Publié dans:BIBLICA SIMBOLI |on 27 mai, 2019 |Pas de commentaires »

L’ASINO – SIMBOLI BIBLICI

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L’ASINO – SIMBOLI BIBLICI

Pubblicato in Conoscere la Bibbia Scritto da Filippa Castronovo 09 Mar 2015

L’asino è un animale addetto a lavori umili e faticosi, ma nella Bibbia viene menzionato in eventi significativi, come l’ingresso del Messia nella città santa, Gerusalemme e assume così un rilievo particolare.
L’asino nella Bibbia è animale da carico, simbolo di lavoro, di disponibilità (Gen 42,27; 44,13; 23,4-5; Dt 22,10; Gs 15,18; Gdc 1,14; 1Sam 25,18.20.23; 2Sam 17, 23; Lc 10,34). Fa girare le macine dei mulini (cfr. Is 30,24) e in Egitto le ruote dei pozzi.
Al contrario del cavallo che era la cavalcatura del re, la cui potenza e ricchezza si misurava dal numero dei cavalli che possedeva, per fare la guerra, l’asino è animale di fatica, di lavoro e si impiega in tempo di pace.
Nella Bibbia appare, per la prima volta, quando, caricato della legna per il sacrificio, accompagna Abramo che va sul monte Moria a sacrificare Isacco (Gen 22,3.5). L’asino è scelto da Mosè per farvi montare sua moglie e i suoi figli quando ritorna in Egitto, da dove era fuggito, per compiere la missione che Dio gli aveva affidato (Es 4,20). Un passo del libro dei Numeri mostra l’asino capace di ‘vedere’ i segni di Dio e di opporsi all’uomo ottuso che non comprende la parola di Dio (cfr. Nm 22,23-35). L’asino diviene una figura sapienziale, perché riconosce la volontà di Dio prima ancora dell’uomo che si ritiene veggente.
La figura dell’asino, mentre da un lato si collega alla cavalcatura dei re e degli immortali, propria delle culture dell’estremo Oriente (cfr. Gdc 5,10) dall’altro è presentato come cavalcatura, modesta, del Messia in segno d’umiltà. Il profeta Zaccaria annuncia che il Messia vittorioso cavalcherà un’asina (9, 9). I Vangeli presentano l’entrata di Gesù a Gerusalemme proprio su di un’asina. Egli stesso domanda ai discepoli di procurargliela (cfr. Mt 21:2,7; Lc 19:30-35; Gv 12:14). Agli occhi dei discepoli e della folla, Gesù si presenta Messia non violento, portatore di pace, colui che realizza la profezia di Zaccaria. I discepoli « sellano » l’asino con i loro mantelli, mentre altri li stendono lungo la strada. Questo gesto indica che mettono la propria esistenza nelle mani di Gesù, disposti a seguire un Messia di pace.
L’asino anche se non esplicitamente menzionato nei Vangeli, essendo il mezzo di trasporto usuale, è da ritenersi presente negli episodi evangelici della visita di Maria a Elisabetta, nel viaggio a Betlemme di Giuseppe e Maria, nella fuga in Egitto e nel loro ritorno dall’Egitto.

Da Sapere
Il Vangelo di Luca narra che Gesù fu posto in una mangiatoia, ma non nomina l’asino e il bue che vediamo nei presepi. La fede cristiana, soffermandosi sul termine mangiatoia, ha collegato il racconto di Luca con un testo di Isaia che dice: «il bue conosce il suo proprietario e l’asino la mangiatoia del suo padrone, mentre Israele non conosce, il mio popolo non comprende» (Is 1,3). È un testo amaro, in cui il Signore si lamenta con il suo popolo che ha allevato e fatto crescere, ma che si è ribellato (cfr. Is 1,2). Questi animali che, al contrario del popolo, sanno a chi appartengono, diventano simbolo di accoglienza umile e disponibile.
Nella teologia cattolica, i Padri della Chiesa vedono in questi animali il simbolo della presenza di tutti i popoli davanti al Re – Messia. Il bue rappresenta il Popolo Eletto in quanto animale « puro » secondo la legge; mentre l’asino rappresenta i pagani in quanto, secondo la legge, animale impuro.

Publié dans:BIBLICA SIMBOLI |on 20 mai, 2019 |Pas de commentaires »

IL CUORE – SIMBOLI BIBLICI

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IL CUORE – SIMBOLI BIBLICI

Filippa Castronovo

Il termine cuore si riferisce principalmente alla persona nella sua totalità e non soltanto al cuore come sede dei sentimenti e dell’affetto. Il cuore è il luogo da dove scaturiscono pensieri, sentimenti intimi, progetti, razionalità, autenticità, comportamenti.
Nella Bibbia, infatti, con il cuore si pensa, si ascolta, si decide, si ama, si giudica, si ricorda, ci si relaziona. Il cuore può essere puro (cfr. Mt 5,8) e cercare Dio o doppio (cfr. Sal 12,3) che provoca comportamenti cattivi. Gesù esprime lapidariamente questa concezione con l’espressione: «Dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore» (Lc 12,34). Anna, la madre del profeta Samuele esprime la gioia che inonda tutta la sua persona con le parole: «Il mio cuore esulta nel Signore» (cfr.1 Sam 2,1). Anche Dio, che è pienamente coinvolto nella storia del suo popolo, ha un cuore che lo determina positivamente: «Il mio cuore si commuove dentro di me» (Os 11,8).
Il cuore, in quanto interiorità, è spesso offuscato dall’apparenza esteriore, ma Dio lo vede senza inganno: «Non guardare al suo aspetto né alla sua alta statura. Io l’ho scartato, perché non conta quel che vede l’uomo: infatti, l’uomo vede l’apparenza, ma il Signore vede il cuore» (1 Sam 16,7). Il salmista prega: «Scrutami, o Dio, e conosci il mio cuore, provami e conosci i miei pensieri» (Sal 138, 23). Il libro del Deuteronomio raccomanda di ricordare nel cuore e di meditare ciò che Dio ha fatto per il popolo (4,39) per non inorgoglire il cuore e dimenticare Dio. Invita a fissare i suoi precetti nel cuore (cfr. Dt 6,4.6; 8, 14-17). Molti passi biblici, in particolare i testi profetici ricordano che la fedeltà a Dio si realizzerà quando egli porrà nel loro intimo ‘un cuore nuovo’ capace di riconoscere Dio e di servirlo (cfr. Ger 31,33). La persona dal cuore vivo è incapace d’ipocrisia. Il salmista chiede a Dio di liberarlo dall’orgoglio del cuore che lo porterebbe a cercare cose superiori alle sue forze, ingannandosi (Sal 131,1). Il libro dei Proverbi consiglia di affidarsi a Dio con tutto il cuore più che alla propria intelligenza (cfr. Prov 3,5). Gesù proclama beati coloro il cui cuore è puro, rivolto, cioè, unicamente a Dio da cui dipende (Mt 5, 8) e rimprovera coloro avendo indurito il cuore non possono credere in lui. Dopo la sua risurrezione rimprovera la loro incredulità e durezza di cuore (Mc 16,1).
Gesù nel Nuovo Testamento spiega che il male come anche il bene hanno origine nel cuore: «Dal di dentro, infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza» (cfr. Mc 7,21-13). I pensieri nascono dal cuore e poi si formulano nella mente: «Perché pensate cose cattive nei vostri cuori» (Mc 2,26; cfr. Lc 1,51; Sal 140,3). Gesù si autodefinisce mite e umile di cuore (cfr. Mt 11,25-30) perché il suo essere profondo è incapace di imporsi con la violenza e le relazioni che egli stabilisce donano riposo e ristoro.

Da Sapere
Nei racconti dell’infanzia, Luca per tre volte afferma che Maria ‘conservava nel cuore queste cose’ e le meditava, indicando in lei la serva fedele che non dimentica le parole e gli eventi di Dio, anzi lasciandole depositare nel suo profondo (cuore) ha realizzato nella vita la parola di Dio ricevuta e amata (cfr. Lc 1, 66; 2,19; 2,61).
I verbi della fede sono collegati con la docilità del cuore come questi esempi evidenziano: amare (Dt 6,5); ricordare (Dt 4,9); ascoltare (cfr.1Re 3,8); osservare (Sal 119,34); cercare (Sal 27,8; 119,10); servire (Gs 22,5); lodare (Sal 86,12 ); convertirsi (Gl 2,13); custodire fedelmente (Sal 119, 68), valutare con saggezza (cfr. Sal 90,12).

Publié dans:BIBLICA SIMBOLI |on 9 mai, 2019 |Pas de commentaires »

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