Archive pour septembre, 2014

I tre Arcangeli appaiono ad Abramo, Tiepolo (ieri era il mio onomastico…regalini e pranzetto)

I tre Arcangeli appaiono ad Abramo, Tiepolo (ieri era il mio onomastico...regalini e pranzetto) dans ciao 1udine

http://imagesbible.com/ANGLAIS/ANG_FICHES/Ang_Abraham_3anges.htm

Mosè passaggio del Mar Rosso, molte altre belle immagini sul sito della storia di Mosè

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Publié dans:immagini sacre |on 27 septembre, 2014 |Pas de commentaires »

Inside The Church of the Holy Sepulchre ancient picture

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Publié dans:immagini sacre |on 26 septembre, 2014 |Pas de commentaires »

OMELIA 28 SETTEMBRE 2014: UNA PROSTITUTA IN FASE DI SORPASSO

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OMELIA 28 SETTEMBRE 2014

DON MARCO POZZA

UNA PROSTITUTA IN FASE DI SORPASSO

Sono rimasti i disobbedienti a dargli man forte in quella sperduta landa della Palestina. Basta aggirarsi ai margini di un borgo qualunque ed è tutto un pullulare di gente dai vestiti sgualciti, dai lineamenti rattrappiti e dall’anima agitata. Gente dall’aspetto caldo ed eternamente pendente dalla bocca del Cristo Nazareno, relegati in queste sperdute borgate quasi a fare le prove generali di un musical che metteranno poi in scena Lassù. Oggi sono qui nudi: nelle loro passioni, nel loro intricato modo di vivere, nel loro funambolico incedere alla ricerca della Grazia. Sono loro: peccatori e falliti, sfacchinati che nessuno voleva prendere a giornata, pecore-uomini che fiutano pascoli sempre fuori dall’ovile, ometti dall’anima rattrappita che in chiesa si vergognerebbero come dei cani, pezzenti che piagnucolano tra le pulci e le piaghe, figli viziati in eterna lotta col padre, donnaioli e debitori cronici che la prigione inghiotte, vomita, re-inghiotte. Eppoi storpi, ciechi, zoppi, malandati e donne di malaffare. Tutti là, tutti per Lui, guardali in faccia: è il carnevale della storia dell’uomo sotto il sole.
Anche oggi, come domenica scorsa, c’è una vigna sullo sfondo; perché un Dio agricolo è un Dio simpatico, familiare, comprensibile. Domenica scorsa è successo il putiferio all’ingresso di quella vigna: anche quella volta per una questione di soldi e di meritocrazia. Stavolta chi si lamenta non ha scampo: o sei un figlio o sei l’altro. All’invito del padre uno disse: « Sì, signore », ma non vi andò ». Lascia stare i cattivi consiglieri: non cambia idea per aver trovato sulla strada un amico sbagliato. Lui sa già che non ci andrà, però dice di sì. E’ il bravo figlio tutto casa e chiesa: una facciata suadente ma senza fondamenta. Vestito a puntino, la faccia reclinata, l’obbedienza beffarda. « Si, ci vado così taci. Poi faccio quello che voglio io ». L’altro dice no, « non ne ho voglia », ma poi ci andò. Perché dentro quel no se ne stava nascosto uno sprone, un’interpellazione a se stesso, la chance per accendere del tutto la nostalgia di lavorare in quella vigna. Eppure in paese dicono fosse il disobbediente perché la facciata non c’era, la frequentazione al tempio nemmeno, il formalmente corretto era a rischio estinzione. Però nella vigna ha zappato o vendemmiato, scavato o irrigato: insomma, nella vigna c’è andato.
Questa domenica non si registra nessuna rivolta ai cancelli della vigna. La risposta – se risposta cercava il popolo dei santi e dei benpensanti – se la sono data da soli. Prendi e intasca: della tua formalità son piene le tasche degli uomini. A Dio interessa il cuore. E in paese oggi sono tutti mogi mogi: pensare che fatica tenere l’apparenza, il sorrisino devoto, le mani giunte e il collo inclinato. Che sforzo andare a messa dal don, rispondere alle preghiere, vestirsi a festa per l’appuntamento. Quanta fatica per nulla, gente: scoprire che a Dio piace il vestito ordinario è stata una vera sorpresa. Proprio quello lacero e consunto, sporco di minestra e di sogni, trasandato all’apparenza ma lucente nel cuore. Vestiti da bestie ammalate ma con l’anima piena di nostalgia, di passione, di stupore per quella Vigna nella quale si scava per terra osservando il Cielo. Scrisse un teologo coraggioso:
Ascoltate quest’unico, importante ammonimento! Non considerate mai empia la sfera profana semplicemente perché non parla di Dio. Definire empia una sfera della creazione e della provvidenza divina, questo sì che è empio: nega il potere di Dio sul mondo. Ma ciò costringerebbe Dio a confinare se stesso alla religione ed alla chiesa (P. Tillich, L’irrilevanza e la rilevanza del messaggio cristiano per l’umanità oggi, Queriniana, Brescia 1998, 88).
Vele ammainate oggi, perché « i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel Regno dei Cieli ». Con annesso motivo di spiegazione della sentenza: hanno visto e hanno creduto fino a convertirsi. La bella facciata non arreca loro nessun gaudio, ma nelle piaghe tengono nascosta la scintilla della luce di Dio. Cani che abbaiano perché fedeli al padrone: eppure nella VignaChiesa ancor oggi preferiscono l’obbedienza servile alla contestazione innamorata. Ma nella fattoria di quel paese il mezzadro sa che sono i cani fedeli quelli che abbaiano. Quelli che tacciono – « non vorrai mica disturbare il sonno del maggiordomo, vero? » – nella vigna non ci andranno.
Mica è così sprovveduto da immaginare il contrario il Padrone di quella Vigna.

 

Publié dans:OMELIE |on 26 septembre, 2014 |Pas de commentaires »

ciao io sono un pettirosso!

ciao io sono un pettirosso! dans A. UCCELLI 79974

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Publié dans:A. UCCELLI |on 25 septembre, 2014 |Pas de commentaires »

IL PETTIROSSO E LA LUNA

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IL PETTIROSSO E LA LUNA

di Don Ezio Del Favero

« Questa volta canterò così forte che quando tornerai non dovrai cercarmi! ».

Sulla riva del mare, un pettirosso guardava il cielo e cinguettava forte. Finalmente la Luna gli rispose: «Lo sai quanto tempo ti ho cercato?…», e nel parlare il suo manto argenteo increspò appena il mare. Il Pettirosso non rispose, la guardò, ed allungò le ali per sfiorarle i riflessi che accarezzavano appena l’acqua scura.
La Luna continuò: «Da oriente ad occidente, cercando te, ho vagato seguendo il corso come luci dei fiumi, ho sfiorato le cime nude, ho illuminato i campi, fra il canto dei grilli ed i fiori addormentati… Stanotte, sono scesa sul mare, sul filo dell’orizzonte e finalmente ti ho trovato».
Il Pettirosso gonfiò il petto vermiglio, dello stesso colore di quella luna bambina e cinguettò: «Io sono sempre stato qui, non mi sono mai nascosto, eri tu a svanire nel cielo. Anch’io ti ho chiamata tante volte, ma forse la mia voce non riusciva ad arrivare così lontana; la luce del mio cuore è più fioca della tua e così i miei trilli. Scusami!».
Il suo canto era sincero e la Luna strinse quelle fragili morbide ali fra i suoi raggi ed il Pettirosso chiuse gli occhi, felice. La Luna si era alzata in cielo ed aveva stinto il suo rossore in un pallido sguardo di giada. Dopo che, per un istante, una piccola nube l’ebbe attraversata coprendole il volto, la sua espressione incredula e felice tornò a posarsi dolcemente sulle onde e sul capo del piccolo uccellino; gli offrì i suoi raggi in segno del suo amore e il Pettirosso volò ad intrecciarli in nido…
Lei era felice di stringere il suo amico, ma già vorace l’attimo balzava su quello successivo: il tempo rubava un pezzo di quell’astro… e poi un pezzo ancora…
Così, al Pettirosso un sospiro: «Vedi, hai perso di nuovo un po’ di te, scomparirai ancora! Ma questa volta canterò così forte che quando tornerai non dovrai cercarmi, mi potrai udire facilmente». La Luna non disse nulla e si guardò sparire a poco a poco e con l’ultimo suo raggio baciò la fronte del suo grande amico, finché di lei rimase solo un sogno dentro al cuore. Il Pettirosso si chiuse nelle ali, dentro al suo nido ancora tiepido, scaldato dai raggi dell’amica Luna e dai vividi ricordi; guardò nel cielo e cominciò a cantare.
E la sua voce arrivò fino alle stelle e forse oltre. Per questo il Pettirosso è sempre lì, che grida intensamente, nell’attesa che un raggio di Luna lo prenda ancora fra le braccia; sa che lei tornerà ad illuminare il suo esistere, un po’ alla volta: per questo canta continuamente, tutto preso a rimirare il cielo.

Rabbi Shalom Gold sounds the shofar in Jerusalem.

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Publié dans:EBRAISMO |on 24 septembre, 2014 |Pas de commentaires »

IL GIORNO DI ROSH HASHANÀ E LA TEFILLÀ – Jonathan Pacifici

http://www.archivio-torah.it/feste/roshhashana/rosh.htm

IL GIORNO DI ROSH HASHANÀ E LA TEFILLÀ

Jonathan Pacifici

Per quanto possa sembrare strano, la Torà non si riferisce mai alla giornata che celebriamo oggi con il nome di Rosh-Hashanà. Il primo giorno del settimo mese (la Torà conta i mesi partendo da Nissan, il mese dell’uscita dall’Egitto. Tishrì, il mese corrente, è il settimo mese) viene chiamato dalla Torà « giorno del suono » o « ricordo del suono ». Il riferimento è al suono dello shofar che caratterizza la giornata.
Elaborando però la tradizione orale ricevuta da Mosè sul Sinai, i Maestri attribuiscono a questa giornata un ruolo chiave nel lunario ebraico.
Una nota disputa talmudica [TB RH 10b] tra R. Eliezer e R. Jeoshua, verte sulla esatta data della Creazione del mondo: il primo sostiene che la Creazione sia avvenuta in Tishrì, il secondo in Nissan. Per quanto strano le due posizioni sono riconosciute come complementari. Esse infatti non vertono tanto sulla data ma sulla modalità della creazione. Tishrì è il mese nel quale prevale la dimensione della « giustizia Divina », Nissan è invece simbolico della « misericordia Divina ». Queste due dimensioni corrispondono anche a due fasi della Creazione: all’inizio D. pensa un mondo basato sulla giustizia, poi si rende conto che senza la misericordia questo mondo non può esistere. Il comportamento dell’uomo infatti tende spesso verso il peccato, D. può reagire punendo o perdonando. Nel primo caso Egli esercita la dimensione della giustizia, nel secondo caso quella della misericordia, è ovvio però che se D. non perdonasse noi non saremmo qui ora, quindi il mondo effettivamente creato si basa anche sulla misericordia.
Il Talmud [TB RH 10b] riporta la visione di R. Eliezer secondo il quale il giorno di Rosh-Hashanà corrisponde al sesto giorno della Creazione, giorno in cui fu creato l’uomo, in cui egli peccò e poi venne perdonato da D., perdono che coincide con l’ingresso del primo Shabbat.
Ogni Rosh-Hashanà quindi, nello stesso giorno in cui Adamo è stato giudicato, il Santo Benedetto Egli Sia giudica l’intera umanità nuovamente. In questo giorno sono aperti davanti al Creatore i libri della vita e della morte nei quali Egli inscrive l’intera umanità per l’anno a venire. Assieme alla tesciuvà (il ritorno a D., l’abbandono della via del male alla volta della Via della Torà) ed alla zedakà (la giustizia sociale che si esercita aiutando i bisognosi) il terzo elemento con il quale possiamo cambiare un cattivo decreto e la tefillà, ossia la preghiera sincera di chi si vuole attaccare all’Eterno.
« Nel luogo in cui stanno coloro che sono tornati a D., coloro che sono completamente giusti non possono starci. »

(TB Berachot 34b)
Il merito di coloro che hanno peccato per poi pentirsi e tornare a D. è maggiore del merito di coloro che sono sempre stati giusti, perché una volta che ci si è abituati a trasgredire la Torà, è più difficile tornare a rispettarla. D. apprezza lo sforzo di chi torna alla Torà.
Nelle nostre Sinagoghe è proprio la tefillà, con le sue splendide intonazioni musicali, che ci unisce tutti assieme in queste ore. Con esse noi possiamo tutti assieme trasformare un cattivo decreto in un decreto di benedizione e prosperità. Dipende solo da noi. E’ necessario quindi uno sforzo collettivo per mantenere quel silenzio e quella concentrazione che ci accompagnerebbero in una qualsiasi aula di tribunale e che non possono mancare alla presenza del Tribunale del Santo Benedetto Egli Sia.
Vediamo ora alcuni dei momenti della giornata:
La Parashà: [Genesi XXI,1-34, pag.34 del libro Pentateuco e Haftaroth]
Il passo della Torà che si legge nel primo giorno di R.H. narra le vicende della nascita di Isacco. Col crescere di questo la madre Sara si preoccupa per la cattiva influenza che può esercitare sul giovane ragazzo la presenza di Ismaele, primo figlio di Abramo nato dalla serva Agar. La Tora’ nota che Sara vide Ismaele « scherzare », termine che i Maestri leggono come sinonimo di immoralità sessuale. Essa chiede quindi ad Abramo di scacciare la serva e suo figlio. All’iniziale riluttanza di Abramo risponde il Signore che lo invita ad ascoltare Sara. Una volta scacciata, Agar fugge nel deserto dove, rimasta senza acqua, si dispera per la sorte del figlio. Interviene un angelo Divino che prima rassicura Hagar e poi le mostra una fonte d’acqua. L’angelo si esprime in maniera molto strana: Cos’hai Agar? Non temere, poiché il S. ha udito la voce del fanciullo nello stato in cui si trova ora ». I Maestri spiegano: il Signore sa che in futuro Ismaele, e soprattutto i suoi discendenti si comporteranno male, ma ora Egli giudica il ragazzo per quello che è adesso, senza peccato.
Nella giornata di R.H. invochiamo in nostra difesa più volte il merito del (mancato) « sacrificio di Isacco » (in termine ebraico è legatura, Isacco non è stato sacrificato!). Stranamente noi leggiamo il passo del « sacrificio » solo nel secondo giorno. Come mai allora nel primo giorno leggiamo la storia della crescita di Isacco che è legata ad episodi di vita quotidiana piuttosto che il « sacrificio »? La risposta è che in realtà è molto più difficile vivere come ebrei che morire come ebrei. E’ forse ancora più difficile per Abramo, come per tutti noi, vivere i problemi quotidiani piuttosto che compiere un gesto eroico una volta nella vita. Forse in un giorno come questo nel quale la Sinagoga si riempie di tanta gente che non è solita frequentarla, il messaggio è proprio che più ancora delle grandi giornate come Rosh Hashanà, contano le giornate qualsiasi in cui ognuno di noi può dimostrare di saper comportarsi come un buon ebreo.

La Haftarà: [Samuele I I,1-II,10. Nel Machazor di R.H. di Rav Di Segni, pag. 66 (copertina rossa) o pag. 84 (copertina bianca)]
Il passo profetico che si legge nel primo giorno di R.H. narra le vicende della nascita del profeta Samuele. La madre Hannà era sterile e solo dopo una disperata preghiera il Signore le concesse un figlio. La Bibbia non riporta la preghiera di Hannà, anzi ci dice che lo stesso Sommo Sacerdote Elì che si trovava vicino alla donna non riusciva a sentire le parole ma vedeva solo il volto contrito e le labbra muoversi. Dalla preghiera di Hannà noi impariamo come vada recitata la Amidà (la preghiera che va recitata in piedi e sottovoce). Infatti le parole debbono essere udibili solo alle nostre orecchie ma non a quelle del nostro vicino e la preghiera deve essere fatta con timore e concentrazione. Ella dedicò il figlio al culto del Santuario ma stranamente il testo dice che « il ragazzo serviva il Signore », quando nella realtà egli serviva il Sacerdote Elì. Rashì spiega che coloro che servono i Maestri è come se servissero D. stesso. Il giorno che Hannà portò Samuele al Santuario ella cantò un cantico che testimonia l’onnipotenza Divina: « Il Signore fa morire e fa rivivere, fa discendere nella tomba e fa risalire. Il Signore fa impoverire e fa arricchire, abbassa e innalza. Solleva il misero dalla polvere dal letamaio innalza l’indigente per dar loro posto fra i nobili…. ». Proprio questi temi sono adatti per il giorno di R.H. nel quale con le nostre preghiere possiamo migliorare il nostro giudizio.

Lo Shofar
Come noto lo shofar è legato al (mancato) « sacrificio di Isacco ». Il midrash racconta infatti che il montone che venne sacrificato al posto di Isacco aveva un corno più piccolo ed uno più grande. Quello piccolo corrisponde a quello che noi suoniamo oggi, quello grande è invece riposto per il giorno in cui arriverà il Messia che suonandolo annuncerà la resurrezione dei morti. Nella Genesi si dice che per dar vita all’uomo, D. soffiò il suo spirito nel corpo inanime di terra che aveva creato. Nell’anniversario della creazione dell’uomo noi soffiamo verso il S. lo stesso spirito che Lui ci ha donato attraverso lo shofar testimoniando il nostro riconoscimento per la vita che abbiamo ricevuto e la volontà di attaccarci al Signore. Secondo Maimonide lo shofar ha il compito di svegliare ogni ebreo spingendolo a fare ritorno a D.. I Maestri spiegano che lo shofar è finalizzato anche a « ricordare » a D. del merito di nostro padre Abramo che non si rifiutò di eseguire il comando Divino e che avrebbe sacrificato persino il proprio amato figlio per il Signore.
« Nel momento in cui i figli d’Israele suonano lo shofar, il Santo Benedetto Egli Sia si alza dal Trono della Giustizia e si siede sul Trono della Misericordia ».

(Yalkut Shimonì)
Sentendo il suono dello shofar il Signore « ricorda » i meriti dei nostri padri e fa prevalere la Sua misericordia perdonandoci.

Alcune regole
E’ un precetto positivo ascoltare lo shofar il primo ed il secondo giorno di R.H.. Il Tokea (colui che suona lo shofar) pronuncia la benedizione relativa al suono e quella per le cose nuove. Il pubblico NON DEVE rispondere « baruch u uvaruch shemò » dopo il nome di D. (per non interrompere una benedizione) ma solo « amen » alla fine di ogni benedizione. Secondo il rito di Roma si fanno 30 suonate subito dopo la lettura della Haftarà (il passo profetico), 30 durante la ripetizione ad alta voce della preghiera di Musaf (tre serie da 10) ed una suonata conclusiva alla fine della preghiera.
Ascoltare lo shofar non è un usanza ma è una mitzvà. Ognuno è tenuto ad ascoltarne il suono. E’ assolutamente proibito interrompere con qualsiasi discorso dal momento in cui viene pronunciata la benedizione fino alla fine del Tempio (dopo l’ultima suonata). Ci sono quindi due buoni motivi per non parlare durante la funzione: il primo è che si disturba la preghiera che è finalizzata al perdono di se stessi, il secondo è che non si adempie alla mitzvà dello shofar. Lo stesso silenzio che si percepisce durante le suonate deve regnare anche tra le suonate.

Shanà Tovà!
« Il primo giorno di Rosh Hashanà si deve cercare di parlare il meno possibile. Più una persona è grande maggiore attenzione deve fare… »
(Rabbi Nachman di Breslav)

 

Publié dans:EBRAISMO |on 24 septembre, 2014 |Pas de commentaires »

BOLLA DE SAPONE – TRILUSSA

http://www.roma-o-matic.com/poesie.php3?cod_ric=105

BOLLA DE SAPONE

TRILUSSA

Lo sai ched’è la Bolla de Sapone?
l’astuccio trasparente d’un sospiro.
Uscita da la canna vola in giro,
sballottolata senza direzzione,
pe’ fasse cunnalà come se sia
dall’aria stessa che la porta via.

Una farfalla bianca, un certo giorno,
ner vede quela palla cristallina
che rispecchiava come una vetrina
tutta la robba che ciaveva intorno,
j’agnede incontro e la chiamò: – Sorella,
fammete rimirà! Quanto sei bella!

Er celo, er mare, l’arberi, li fiori
pare che t’accompagnino ner volo:
e mentre rubbi, in un momento solo,
tutte le luci e tutti li colori,
te godi er monno e te ne vai tranquilla
ner sole che sbrilluccica e sfavilla.-

La bolla de Sapone je rispose:
- So’ bella, sì, ma duro troppo poco.
La vita mia, che nasce per un gioco
come la maggior parte de le cose,
sta chiusa in una goccia… Tutto quanto
finisce in una lagrima de pianto.

Publié dans:poesia romanesca |on 23 septembre, 2014 |Pas de commentaires »

Spiral tunnel: Antelope Canyon, California

Spiral tunnel: Antelope Canyon, California dans

http://parkerlab.bio.uci.edu/nonscientific_adventures/Antelope%20Canyon.htm

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