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IL SUONO DELLO SHOFAR – † DI RAV ELIO TOAFF

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IL SUONO DELLO SHOFAR – † DI RAV ELIO TOAFF

RABBINO CAPO DELLA COMUNITA’ EBRAICA DI ROMA (dal 1951 al 2001)

Beato il popolo che conosce la Terua’ (il suono dello Shofar); esso procede, o Signore, alla luce della tua faccia (Salmo LXXXIV,16).
Con questo versetto si apre il testo che viene recitato subito dopo aver ascoltato lo Shofar di Shachrith; poiche’ un noto teosofo del XVII secolo, Chayim Vital, ammonisce:
E’ conveniente e opportuno che il maestro della comunita’ tenga una predica al pubblico nell’ora in cui si suona lo Shofar per destare il cuore degli addormentati
vorrei parlare brevemente del valore che l’ebraismo assegna al suono dello Shofar.
I tre elementi che, secondo il pensiero Talmudico, debbono costituire la preghiera di Musaf dei giorni di Rosh Ha Shana’ sono:
Malchuyoth (riconoscimento e dichiarazione della sovranita’ di D-o sul creato)
Zichronoth (menzione del ricordo che D-o ha ed ha sempre avuto presente, delle azioni degli uomini in genere, e di Israele e dei suoi personaggi piu’ rappresentativi in specie)
Shofaroth (funzione e valore del suono dello Shofar)
Come altri precetti della Torah, esso ha sia un valore storico che uno teologico-mistico infatti la prima volta che nel Pentateuco si parla di Shofar e’ a proposito della rivelazione Sinaica:
In mezzo al fragore dei tuoni, al bagliore dei lampi che precedettero e accompagnarono il grande avvenimento, il popolo ebraico, raccolto ai piedi del monte, udiva il suono dello Shofar che andava facendosi sempre piu’ forte.
Nel Tanach troviamo altri due riferimenti importanti: l’anno giubilare, alla fine di ogni cinquantennio, veniva annunciato nel giorno di Kippur, in tutta la terra di Israele col suono dello Shofar (Lev. XXV-9) e la storia secondo la quale le mura di Gerico caddero e la citta’ fu espugnata da Giosue’, al suono dello Shofar (Gios. VI. 1-12).
Alla luce di questi testi, il suono di esso e’ da considerarsi come l’eco del Sinai, che opportunamente rievochiamo nel giorno in cui noi, consci e pentiti per aver trasgredito la legge che sul Sinai ci fu data, ci proponiamo di tornare ad essa. Un richiamo e, come generalmente si dice, un incentivo alla penitenza.
Ci richiama anche, dice S. D. Luzzatto la nostra antica esistenza politica, l’esistenza di un popolo che fu nazione e che oggi non vive che in D-o e che cessera’ di esistere soltanto se cessera’ di credere in D-o. Ognuno vede come attribuire allo Shofar un fine commemorativo della nostra antica esistenza politica: oggi, ripristinato lo stato ebraico, si dimostra una ragione insussistente; nessuno penserebbe, venuto meno tale scopo, di considerarlo un rito sorpassato o superfluo.
Sembra anche ragione troppo meschina quella che si da’ dello stesso Luzzatto e da altri semplicisti dell’ebraismo, che il suono dello Shofar fosse stato comandato per porre a pubblica notizia quando ancora non si stampavano calendari, come dice argutamente E. Benamozegh (lettere a S. D. Luzzatto, Livorno 1890; pag. 76), il principio dell’anno.
Da un passo del libro dei Numeri (X, 9) in cui si parla della guerra che il popolo ebraico si trova a dover sostenere contro i nemici che vengano ad assalirlo, apprendiamo che il suono ha virtu’ propiziatrice sia nel procurare la liberazione dal nemico materiale che nel difendere dal peccato, il nemico spirituale. Se osserviamo anche l’espressione jom zichro’n terua’ con cui il giorno di Rosh Ha Shana’ viene designato, dobbiamo concludere che non puo’ significare giorno ricordato col suono ma piuttosto giorno del ricordo (d’Israele a D-o) a mezzo del suono.
Perche’, a dire il vero, sembrerebbe strano che il testo del Pentateuco non abbia saputo designare un giorno dell’importanza del Rosh Ha Shana’, che indicandolo col mezzo che si adoperava per renderlo noto: il giorno che si ricorda col suono.
Il significato, teologico invece, e ampiamente e minuziosamente dichiarato e sviluppato nella legge tradizionale, perche’, come si sa, il pentateuco e’ un manuale di precetti e di storia, non un’opera di religione teorica. La tradizione, infatti, insieme con un numero stragrande di leggi relative alla materia, alla qualita’, alla forma dello Shofar, ha un’infinita’ di disposizioni relative al numero, alla specie, alle modulazioni, ai toni, delle suonate; in ogni tempo sono state scritte preghiere da recitarsi dal Tokea’ e dagli ascoltatori, prima, durante e dopo il suono. Non si sarebbe avuta tanta cura, ne’ si sarebbe circondato di tante cautele la confezione, l’uso e l’emissione della voce di uno strumento che, in altri tempi, fosse stato semplicemente un mezzo di pubblicita’ ed oggi niente altro che una forma di commemorazione.
I Talmudisti, seguendo il loro sistema abituale di materializzare, per farle meglio comprendere, le cose piu’ spirituali, hanno detto che D-o al suono dello Shofar abbandona il trono della giustizia e va a sedersi su quello della grazia, sostituendo all’attributo della giustizia quello della clemenza.
Lo fa intendere, aggiungono, il Salmo XLVII in cui la frase viene interpretata: D-o sale sul trono come elohim (giudice), diventa ha shem (clemente) al suono dello Shofar; nel linguaggio filosofico infatti il nome elohim, che significa anche giudice, corrisponde alla Middat Ha Din, l’attributo della giustizia, mentre Ha Shem corrisponde alla Middath Rachamim, l’attributo della grazia.
Con altra espressione teologica hanno detto (Talmud: Rosh Ha Shana’ 16b) che lo Shofar ha la virtu’ di confondere il satan l’avversario accusatore: e’ come dire di neutralizzare e di annullare le forze malefiche che le nostre trasgressioni alla Torah hanno creato, e che, per il turbamento che hanno prodotto sull’armonia del creato e sul normale andamento dell’universo reclamano una pena.
Neppure l’etimologia del nome Shofar e’ sfuggita alla penetrazione dei maestri che ci dicono essere un simbolo della efficacia della penitenza: a mezzo dello Shofar D-o dice a Israele:
Convertite in buone le vostre azioni! se voi convertirete in buone le vostre azioni, io diventero’ per voi come lo Shofar: alla maniera stessa che nello Shofar la voce viene immessa da una parte ed esce dall’altra, cosi io mi alzo dal trono della giustizia per andarmi a sedere sul trono della grazia. (Vayqra’ Rabba, 29).
Quale e’ la causa di tanta virtu’? ogni nota di Shofar, dice Benamozegh, ha la sua importanza, come ogni atomo della materia e’ un mistero: come ogni corpo, ha il suo posto e il suo valore nella creazione (Lettere cit. pag.74). Ha un valore proprio, assoluto, ed ha dei rapporti e delle armonie con l’ordine universale e con la natura delle cose (lbid. – pag. 85).
Come affermano i nostri teosofi, il suono dello Shofar ha un valore in se e per se’, un valore cosmologico, eterno, infinito.
Lo Shofar e’ infine il simbolo del messia perche’ destinato ad essere il segnale della resurrezione, della redenzione finale di Israele e delle genti. I vaticini dei profeti concordemente lo proclamano, e percio’ i passi piu’ significativi dei loro scritti figurano nel nostro rituale come introduzione al suono: dice Isaia (XXVII-13):
Accadra’ in quel giorno, che sara’ suonato un grande Shofar; verranno allora gli sperduti nel paese di Assiria e i dispersi nella terra di Egitto e si presteranno al signore nel monte santo in Gerusalemme.
E in un altro passo (XVIII-3):
O voi tutti che abitate l’universo e popolate la terra! vi troverete a vedere innalzato il vessillo sui monti e a udire il suono dello Shofar
e Zecharia’ (IX-14)continua dicendo che
Il signore si manifestera’ a loro: i suoi dardi usciranno come il baleno. Il signore D-o suonera’ con lo Shofar e si avanzera’ in mezzo alle procelle del mezzogiorno.
Lo Shofar e’ considerato dunque dai profeti, ci sia lecito l’antropomorfismo, come la voce di D-o e dichiarato sacro, per gli usi a cui e’ servito e per quelli a cui e’ riservato.

Benamozegh afferma che:
Come al decalogo, che qualcuno considera l’inizio di un nuovo universo per i popoli del mondo, esordi’ uno Shofar, all’epilogo dell’universo, la resurrezione e il rinnovamento della terra, esordira’ un altro Shofar cosi forte, cosi divinamente suonato, che avra’ la virtu’ di svegliare, come dicono le scritture, coloro che dormono nella polvere. (Cinque conferenze sulla Pentecoste; Liv. 1886, pagg. 37-38)
L’uno e l’altro Shofar sono fatti, dicono i dottori, dell’uno e dell’altro corno dell’ariete sostituito ad Isacco (come sacrificio sul Monte Moria’): uno suono’ nella rivelazione, l’altro suonera’ nella resurrezione, l’uno apre, l’altro chiude la vita morale dell’umanita’, o per dir meglio, ne apre uno stadio piu’ eccelso. Le due suonate sono le due espirazioni di D-o, le due emissioni, le due emanazioni del suo spirito infinito, cosi’ come le distruzioni, i cataclismi e i finimondi sono le sue inspirazioni. Tale e’ il valore del suono dello Shofar, parte cospicua del complesso cerimoniale dei due giorni di Rosh Ha Shana’.

Publié dans:EBRAISMO, RAV. ELIO TOAFF |on 22 septembre, 2015 |Pas de commentaires »

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