Archive pour février, 2018

Il pianto di Dio – due belle immagini – un po’ particolari – che ho trovato per i miei blog religiosi, ve le propongo!

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imm pensieri

Publié dans:immagini sacre |on 27 février, 2018 |Pas de commentaires »

« Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se queste donne si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai. » (Isaia 49, 15)

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Publié dans:immagini |on 26 février, 2018 |Pas de commentaires »

ISAIA 49,13-17: UN AMORE MATERNO (TAIZÉ)

https://www.taize.fr/it_article172.html?date=2008-07-01

ISAIA 49,13-17: UN AMORE MATERNO (TAIZÉ)

Giubilate, o cieli; rallegrati, o terra, gridate di gioia, o monti, perché il Signore consola il suo popolo e ha pietà dei suoi miseri. Sion ha detto: “Il Signore mi ha abbandonato, il Signore mi ha dimenticato”. Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se queste donne si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai. Ecco, ti ho disegnato sulle palme delle mie mani, le tue mura sono sempre davanti a me. I tuoi costruttori accorrono, i tuoi distruttori e i tuoi devastatori si allontanano da te. (Isaia 49,13-17)
Sembra che Dio abbia dimenticato il suo popolo. In questo momento sono in esilio a Babilonia, abbattuti, nostalgici, depressi. Sion, la loro città natale è così lontana, essa è disertata e in rovina.
Questa esperienza storica, fatta dal popolo di Dio in un dato momento, può gettare una luce su delle esperienze simili che ogni gruppo o ogni individuo può conoscere; la preghiera, se ancora sussiste, diventa un lamento: «Dio mi ha dimenticato».
Per bocca del profeta, Dio risponde a questo lamento con grande forza e infinita dolcezza. Supporre che Dio ci dimentica, è ingannarci pesantemente. Dio si paragona a una madre (le immagini bibliche di Dio non sono unicamente maschili) la cui preoccupazione per il suo bambino non viene mai meno: le attenzioni di Dio sono ancora più fedeli. In un’altra immagine, Dio ha inciso il nome del suo popolo non su qualche monumento esterno, ma sul palmo della sua mano, da cui non può separarsi. Lo stato delle mura della città, in rovina, non significa che Dio sia assente o che non si occupi di essa: no, il popolo gli è sempre presente, sarà ricostruito e ritornerà alla vita.
L’annuncio che il profeta fa dell’amore proveniente da Dio trasforma già la situazione, ancor prima del ritorno concreto dall’esilio; è una buona novella, la cui gioia deborda già dai contorni del popolo di Dio, sulla montagne, sulla terra, in tutto l’universo.
- Quali esperienze ho conosciuto, come individuo o in gruppo, del sentimento d’essere dimenticato da Dio?
- In queste situazioni, che fare per dire a Dio che vorrei accogliere il suo amore, anche se non posso ancora percepirlo?
- Che cosa fare per aiutare coloro che si sentono alienati o «in esilio» a cogliere questo amore che trasforma?

 

Publié dans:BIBBIA ANTICO TESTAMENTO |on 26 février, 2018 |Pas de commentaires »

Trasfigurazione copta

ciottoli e diario, TRasfigurazione copta - Copia

Publié dans:immagini sacre |on 25 février, 2018 |Pas de commentaires »

L’INEFFABILE LUCE DI DIO PER NOI MENDICANTI DI SENSO – II DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO B)

https://www.qumran2.net/parolenuove/commenti.php?mostra_id=42626

L’INEFFABILE LUCE DI DIO PER NOI MENDICANTI DI SENSO

padre Ermes Ronchi

II DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO B) (25/02/2018)

La Quaresima ci sorprende con il Vangelo della Trasfigurazione, pieno di sole e di luce, che mette ali alla nostra speranza. Una pagina di teologia per immagini: si tratta di vedere Gesù come il sole della nostra vita, e la nostra vita muoversi sotto il sole di Dio. Gesù chiama di nuovo con sé i primi chiamati: tutto è narrato dal punto di vista dei discepoli, di ciò che accade loro, del percorso che loro e noi possiamo compiere per giungere a godere la bellezza della luce. Li porta su di un alto monte e fu trasfigurato davanti a loro: i monti nella Bibbia sono dimora di Dio, ma offrono anche la possibilità di uno sguardo nuovo sul mondo, colto da una nuova angolatura, osservato dall’alto, da un punto di vista inedito, il punto di vista di Dio.
La nostra comprensione, la nostra intelligenza, la nostra luce non ci bastano, le cose attorno a noi non sono chiare, la storia e i sentieri del futuro per nulla evidenti. Come Pietro e i suoi due compagni, anche noi siamo mendicanti di luce, mendicanti di senso e di cielo. E la fede che cerchiamo è «visione nuova delle cose» (G. Vannucci), «vedere il mondo in altra luce» (M. Zambrano).
Pietro ci apre la strada con la sua esclamazione straordinaria: maestro che bello qui! E vorrei, balbettando come il primo dei discepoli, dire che anch’io ho sfiorato, qualche volta almeno, la bellezza del credere. Che anche per me credere è stato acquisire bellezza del vivere. La fede viva discende da uno stupore, da un innamoramento, da un «che bello!» che trema negli occhi e nella voce. La forza del cuore di Pietro è la scoperta della bellezza di Gesù, da lì viene la spinta ad agire (facciamo, qui, subito…). Succede anche a me: la vita non avanza per ordini o divieti, ma per una seduzione. E la seduzione nasce da una bellezza, almeno intravista, anche se per poco, anche solo la freccia di un istante: il volto bello di Gesù, sguardo gettato sull’abisso di Dio. Guardano i tre, si emozionano, sono storditi: davanti a loro si è aperta la rivelazione stupenda di un Dio luminoso, bello, solare. Un Dio da godere, un Dio da stupirsene. E che in ogni figlio ha seminato la sua grande bellezza.
Venne dal cielo una nube, e dalla nube una voce: ascoltate lui. Gesù è la Voce diventata volto. Il mistero di Dio è ormai tutto dentro Gesù. E per noi cercatori di luce è tracciata la strada maestra: ascoltatelo, dare tempo e cuore alla Parola, fino a che diventi carne e vita. E poi seguirlo, amando le cose che lui amava, preferendo coloro che lui preferiva, rifiutando ciò che lui rifiutava. Allora vedremo la goccia di luce nascosta nel cuore vivo di tutte le cose, vedremo un germoglio di luce spuntare e arrampicarsi in noi.

Publié dans:immagini sacre |on 25 février, 2018 |Pas de commentaires »

bisonte americano bianco (quello sopra certificato per vero, quello sotto non lo so) (link a due studi sul bisonte, il primo è di Wiki, l’altro non lo posso copiare perché c’è il copyright)

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(White Cloud the only certified true albino bison in the world, roams with the herd owned by the National Buffalo Museum in Jamestown North Dakota. She has had 11 calves as of spring 2014. One of those was Dakota Miracle, a white buffalo.) 

 

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https://it.wikipedia.org/wiki/Bison_bison#Il_bisonte_bianco

https://www.animalinelmondo.com/animali/mammiferi/528/bisonte-americano.html

 

Publié dans:BISONTI AMERICANI |on 22 février, 2018 |Pas de commentaires »

Il bisonte americano (volevo raccontarvi un po’ di storia, ma è un po’ complicata, ci provo domani, ciao buona notte!

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Publié dans:bisonti |on 21 février, 2018 |Pas de commentaires »

un micio per la buona notte

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La tenerezza di Dio

per ciottol i diario - Copia

Publié dans:immagini sacre |on 20 février, 2018 |Pas de commentaires »

RAHAMÌM: IL GRANDE UTERO (LA MISERICORDIA DI DIO)

https://lacapannadellozioblog.wordpress.com/2013/03/06/rahamim-il-grande-utero/

RAHAMÌM: IL GRANDE UTERO (LA MISERICORDIA DI DIO)

In ebraico e in altre lingue semitiche, come l’arabo e l’aramaico, la misericordia di Dio si esprime con la radice r-h-m, da cui il termine ebraico rahamim, plurale o accrescitivo di rehem, utero, seno materno. Sempre in questa lingua, quindi, misericordia ha il significato di “uteri”, al plurale, o meglio ancora di “grande utero”, un’unione infinita di tanti seni materni. Alla luce di questo, riesce più facile comprendere il passo in cui è scritto:
Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se queste donne si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai (Isaia 49,15)
Di madri che si dimenticano dei loro figli, li abbandonano, li abortiscono, li sacrificano alla propria carriera, agli amori, al successo oggi abbiamo tanti, troppi esempi. Di altrettante madri che, involontariamente, feriscono, sbagliano e, in qualche modo, deludono sentiamo ugualmente parlare. In ultimo, tutti sperimentiamo o sperimenteremo un primo, un secondo, tanti distacchi dalla madre, dalla sicurezza e dall’affettuoso calore che ci proteggevano e ci circondavano prima di venire al mondo e nella prima infanzia. C’è il parto, il freddo, traumatico contatto con il mondo esterno, ci sono le luci al neon dell’ospedale e le tante persone che circondano il neonato, lo affliggono con mille controlli, lo schiaffeggiano leggermente per farlo iniziare a piangere e a respirare da solo, gli tagliano il cordone ombelicale; ci sono gli altri legami da tagliare, il primo giorno di scuola, l’adolescenza, la ribellione, l’uscita di casa per andare a studiare fuori e poi il matrimonio, la malattia, i capelli che divengono bianchi e i volti che si riempiono di rughe e di segni che tradiscono il passare del tempo che condurrà, inevitabilmente, all’ultima, definitiva separazione.
La vita non è priva di madri che dimenticano i figli, molto più spesso è piena di figli che dimenticano le madri e, ancor più frequentemente, di persone costrette – perché è naturale che sia così – ad imparare a camminare ogni giorno con le proprie gambe e a non poter contare più su qualcuno che ti aspettava al ritorno a casa, che ti riempiva di attenzioni e il cui mondo ruotava intorno a te.
In questo tempo di particolari e drammatiche incertezze, poi, siamo un po’ tutti attoniti di fronte a tanti avvenimenti, tanti abbandoni, mancanze e nostalgie. E’ come se l’umanità intera avesse paura, si sentisse smarrita di fronte agli eventi che stanno inevitabilmente marcando il momento storico nel quale ci troviamo. Da un lato, emerge la necessità, per ognuno di noi, di una maggiore virilità e di una più grande consapevolezza delle nostre responsabilità di adulti; dall’altro, la nostra povera umanità ci spinge sempre a guardare in su, anche se siamo cresciuti, verso qualcuno che è più grande di noi, verso occhi che ci rassicurino, occhi che siano più in alto rispetto ai nostri, proprio come quelli della madre quando eravamo bambini.
Penso che la misericordia di Dio sia proprio questo: uno sguardo dall’alto, delle braccia che avvolgono; una voce soave ma, allo stesso tempo, autorevole che spinge, conduce, indica, traccia il cammino da seguire e che incoraggia a non fermarsi; un grande utero che, nonostante, i mille difetti, i mille tradimenti della creatura che custodisce, nonostante le accuse di chi afferma che la nostra umanità sia indegna di vivere, di esistere perché difettosa, imperfetta, piena di handicap e di deformità, si rifiuta di abortire il frutto delle sue viscere, ma gli dona la vita gratuitamente una, dieci, cento, mille volte, lo chiama ad amare, a divenire grande come l’universo di cui, apparentemente, questo piccolo essere costituisce solo una parte infinitesimale e trascurabile. E, perché questo puntino ricordi di essere amato dall’Infinito, il grande utero che lo porta in grembo ne assume la forma e gli dona persino una Madre in carne ed ossa, quella stessa Madre che lo magnifica per averla tenuta nel suo grembo, ovvero per aver avuto misericordia di lei, sua serva, figlia del suo Figlio, cosicché anche quelli di noi che non hanno mai conosciuto la dolcezza di una mamma terrena possano essere certi di essere figli amati di qualcuno.
Nell’ora della morte, della prova e dell’errore, sarebbe bello invocare la misericordia di Dio in ebraico: ??? ????, ?????, rehàm alei, adonì, abbi misericordia di me, o Signore, fammi rimanere nel tuo grembo, non abortirmi anche se sono deforme e indegno di vivere, tienimi ancora avvolto nella tua dolce presenza, lasciami vivere nel tuo utero! Là, io sarò al sicuro, certo che, se anche esistesse una madre capace di espellere il frutto del suo grembo, di dimenticarsene, di ucciderlo o di abbandonarlo, tu, o Signore, mi terrai, mi farai vivere perché hai fiducia che, anche peccatore, io possa essere un bene per me stesso e per l’umanità.

Salmo 138
Signore, tu mi scruti e mi conosci, tu conosci quando mi siedo e quando mi alzo, intendi da lontano i miei pensieri, osservi il mio cammino e il mio riposo, ti sono note tutte le mie vie.
La mia parola non è ancora sulla lingua ed ecco, Signore, già la conosci tutta. Alle spalle e di fronte mi circondi e poni su di me la tua mano. Meravigliosa per me la tua conoscenza, troppo alta, per me inaccessibile.
Dove andare lontano dal tuo spirito? Dove fuggire dalla tua presenza? Se salgo in cielo, là tu sei;
se scendo negli inferi, eccoti. Se prendo le ali dell’aurora per abitare all’estremità del mare, anche là mi guida la tua mano e mi afferra la tua destra.
Se dico: “Almeno le tenebre mi avvolgano e la luce intorno a me sia notte”, nemmeno le tenebre per te sono tenebre e la notte è luminosa come il giorno; per te le tenebre sono come luce. Sei tu che hai formato i miei reni e mi hai tessuto nel grembo di mia madre.
Io ti rendo grazie: hai fatto di me una meraviglia stupenda; meravigliose sono le tue opere, le riconosce pienamente l’anima mia. Non ti erano nascoste le mie ossa quando venivo formato nel segreto, ricamato nelle profondità della terra.
Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi; erano tutti scritti nel tuo libro i giorni che furono fissati
quando ancora non ne esisteva uno

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