Archive pour mai, 2019

Annunciazione

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Publié dans:immagini sacre |on 13 mai, 2019 |Pas de commentaires »

LA BELLEZZA E LA SUA DESTINAZIONE SPIRITUALE

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LA BELLEZZA E LA SUA DESTINAZIONE SPIRITUALE

Scritto da Francesco di Maria. Postato in Il mio apostolato laico

Nella Bibbia tutte le realtà create da Dio appaiono ambivalenti, nel senso che sono dotate di potenzialità positive e potenzialità negative. La bellezza, come la conoscenza, il potere, la ricchezza, non vi appare come qualcosa di univoco ma come qualcosa che ha il suo valore nell’uso che se ne fa. Essa può essere qualcosa di gradevole o di esaltante oppure qualcosa di insignificante o di superfluo: dipende da quello che essa riesce ad esprimere e a comunicare e dai modi in cui essa è capace di manifestarsi agli altri oltre che per i fini ai quali appare tesa. Naturalmente, a seconda dell’indole e dei gusti non solo estetici ma anche spirituali dei vari soggetti maschili e femminili che ne fanno esperienza, la bellezza può essere percepita e giudicata in modi diversi, ma questo non toglie che, ove il punto di vista di chi giudica sia quello ispirato ad una sana fede in Cristo e a seri criteri spirituali, la bellezza fisica o estetica sarà ritenuta tanto più umanamente coinvolgente e gratificante quanto più chiari appariranno il suo radicamento morale e la sua vocazione spirituale.
Come tutte le cose create, infatti, anche la bellezza fisica, e più segnatamente la bellezza fisica femminile, può orientarsi verso valori universali di umanità e dignità oppure verso valori effimeri di pura e semplice apparenza. Per questa ragione, in un’ottica cristiana può accadere e accade talvolta che donne belle siano meno interessanti e attraenti di donne meno belle o decisamente sgraziate o che quest’ultime esercitino un appeal superiore a quello di donne fisicamente più dotate e appariscenti.
I termini biblici più ricorrenti per designare la bellezza umana sono in ebraico quelli di Japheh e Tov (splendido, ben riuscito, piacevole) e in greco quelli di Kalòs e Agathòs (bello e buono, nel senso di sano, forte, eccellente), per cui, come si vede, la distinzione tra aspetto estetico e aspetto etico non è sufficientemente chiaro o marcato. Dio crea la bellezza allo scopo di stupire, di sorprendere gli esseri umani sollecitandone una reazione emotiva, estetica, contemplativa che ne favorisca uno stato di benessere interiore. In questo senso, già il mondo creato nella sua interezza ha, per gli esseri umani in generale, indiscutibili tratti di bellezza che provocano in essi un senso di stupore e un desiderio di essere partecipi delle bellezze naturali create da Dio.
Ma già a questo livello la bellezza che suscita ammirazione e desiderio estatico può venire percepita in modo ambivalente, perché da una parte l’uomo resta affascinato e attratto dal mondo creato mentre dall’altra egli può essere tentato di percepirlo come una sorta di divinità in se stesso scambiando idolatricamente l’effetto creato con la causa creatrice. Anche oggi è ben evidente come spesso non si sia immuni da questa tendenza idolatrica di rivestire la realtà o singole realtà del nostro mondo e della nostra vita di caratteri divini. Dinanzi a certe bellezze tipicamente terrene non assumiamo spesso un atteggiamento di adorazione? Di fronte a certe bellezze femminili, a certe bellezze virili, non ci sentiamo forse girare la testa e pervasi da duraturi quanto ingiustificati vortici emozionali? Ma anche dinanzi alle stupefacenti realtà della tecnologia o della medicina più evoluta, non corriamo spesso il rischio di trovarci in posizione letteralmente adorante? Chi si ricorda in quei frangenti dell’origine, della radice, della fonte di queste stesse realtà? E proprio l’oblío o la dimenticanza dell’artefice di tutte le cose fa sí che esistenzialmente si finisca per riservare ogni attenzione alle cose o realtà create piuttosto che all’Autore di esse. Si diventa idolatri senza accorgersene, indipendentemente dal fatto che ci si professi o non ci si professi credenti e cristiani.
Accade spesso che persino tanti seguaci dichiarati di Cristo, per non essere capaci di vedere nelle bellezze conclamate del mondo nient’altro che un riflesso della bellezza infinita di Dio, finiscano per compromettere la loro pur asserita volontà di restare fedeli a Cristo.
La Bibbia è piena di donne bellissime, a cominciare dalle mogli dei patriarchi che sono donne di grande fascino, di bell’aspetto, che fanno innamorare i loro futuri mariti al primo sguardo; è piena di donne bellissime e seduttrici come di regine e schiave, peccatrici o fattucchiere, vergini e madri, e non di rado anche di uomini molto belli e vigorosi come nel caso di re Davide e di suo figlio Assalonne: si pensi, solo per esemplificare, a Betsabea con Davide, Dalila e Sansone, Giuditta e Oloferne, Erodiade e Salomé, Ester con Assuero e Aman. Ma nella Bibbia la bellezza non vale mai per se stessa, bensí solo in quanto espressione della infinita gratuità divina, per cui il suo significato nella storia umana è sempre ambivalente. Come si legge nei “Proverbi”, là dove si descrive la donna saggia che sa bene governare la propria casa, la bellezza, che è sempre un riflesso della bellezza divina, è poca cosa se rimane dissociata dal timore di Dio. La stessa bellezza femminile, priva della sapienza di Dio, è una bellezza opaca, una bellezza che non brilla, che non produce amore nella complessa trama dei rapporti umani.
Si può dire che nell’Antico Testamento è emblematica di una bellezza davvero fulgida e coinvolgente la figura della regina di Saba, una donna bellissima e ricchissima che, per amore della sapienza, non esita a recarsi con grande umiltà e ammirazione da colui che era considerato come l’uomo più sapiente del mondo e in tal senso come il più profondo conoscitore della sapienza stessa di Dio, ovvero il re Salomone. Mentre, nel Nuovo Testamento, la forma più esaltante di bellezza, ovvero un riflesso purissimo della Sapienza stessa di Cristo-Dio, è senza dubbio quella di Maria di Nazaret, sulle cui qualità esteriori tacciono pudicamente i vangeli ma che doveva essere bellissima e rappresentare lo splendore assoluto proveniente dalla plenitudine della grazia divina presente in lei e che con grande ammirazione e molto rispettosamente viene salutata dallo stesso arcangelo Gabriele.
Luigi Maria di Grignion di Montfort volle descrivere l’incomparabile bellezza di Maria in questi termini: «Dio, il Padre, ha fatto un insieme di tutte le acque, che ha chiamato mare; ha fatto un insieme di tutte le sue grazie, che ha chiamato Maria». D’altra parte, risulta inequivocabilmente dagli atti che nel 1854 al commissario Jacquomet che la interrogava, la piccola Bernadette Soubirous descrisse Maria come la «più bella di tutte le signore che conosco».
Ma non si può sottacere il fatto che, come sottolineano i Padri della Chiesa e molti autorevoli esegeti della Bibbia, è esattamente di Maria che si parla nel Libro del “Cantico dei cantici” come di una donna di straordinaria bellezza: «Come sei bella, amica mia, come sei bella!/ Gli occhi tuoi sono colombe,/ dietro il tuo velo./ Le tue chiome sono un gregge di capre,/ che scendono dalle pendici del Gàlaad./ I tuoi denti come un gregge di pecore tosate,/ che risalgono dal bagno;/ tutte procedono appaiate,/ e nessuna è senza compagna./ Come un nastro di porpora le tue labbra/ e la tua bocca è soffusa di grazia;/ come spicchio di melagrana la tua gota/ attraverso il tuo velo./ Come la torre di Davide il tuo collo,/ costruita a guisa di fortezza./ Mille scudi vi sono appesi,/ tutte armature di prodi./ I tuoi seni sono come due cerbiatti,/ gemelli di una gazzella,/ che pascolano fra i gigli./ Tutta bella tu sei, amica mia,/ in te nessuna macchia./ Tu mi hai rapito il cuore,/ sorella mia, sposa,/ tu mi hai rapito il cuore/ con un solo tuo sguardo,/ con una perla sola della tua collana!/ Quanto sono soavi le tue carezze,/ sorella mia, sposa,/ quanto più deliziose del vino le tue carezze./ L’odore dei tuoi profumi sorpassa tutti gli aromi./ Le tue labbra stillano miele vergine, o sposa,/ c’è miele e latte sotto la tua lingua/ e il profumo delle tue vesti è come il profumo del Libano./ Giardino chiuso tu sei,/ sorella mia, sposa,/ giardino chiuso, fontana sigillata./
Ma, in generale, si può dire che quasi tutte le donne del Nuovo Testamento siano donne bellissime perché perdutamente innamorate di Cristo e della sua sapienza.

Publié dans:SPIRITUALITÀ |on 13 mai, 2019 |Pas de commentaires »

il Buon Pastore

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Publié dans:immagini sacre |on 10 mai, 2019 |Pas de commentaires »

OMELIA (12-05-2019) – DOMENICA DEL BUON PASTORE

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OMELIA (12-05-2019) – DOMENICA DEL BUON PASTORE

Vito Calella

Pastore bello in quanto Agnello: centro della nostra fede.

Gesù pronuncia parole consolatrici e rassicuranti sul essere il pastore bello, ma lo fa di fronte alle autorità dei giudei che volevano coglierlo in fallo per poterlo uccidere o almeno arrestarlo, accusandolo di bestemmia, in un clima di molta tensione. Eppure lui, pastore bello, assicura «vita eterna», vita piena, a noi che siamo paragonati alle pecore del suo gregge. Il Pastore ci difende dagli strappi o rapimenti di chi vuole solo divisione e morte: «Io do’ la vita eterna, ed esse non andranno mai perdute. Nessuno le strapperà dalla mia mano» (Gv 10,28). Ci chiediamo come mai ci siano persone in conflitto con la figura e il nome di Gesù. Quando lui visse, le difficoltà erano di ordine religioso, perché le autorità del tempio non potevano sopportare che quell’uomo di Galiela si autoproclamasse Messia e si facesse come Dio; nonostante la testimonianza delle sue opere. Il mistero di Dio che assume la nostra umanità non lo possiamo dare per scontato né duemila anni fa, e neppure oggi. La difficoltà di annunciare apertamente Gesù Cristo la trovarono anche Paolo e Barnaba ad Antiochia di Pisidia durante il loro primo viaggio missionario. «La Parola di Dio si diffondeva per tutta la regione» (At 13, 49), Ma «i Giudei furono pieni di gelosia e contraddicevano le affermazioni di Paolo bestemmiando» (At 13, 44) e «suscitarono una persecuzione contro Paolo e Barnaba e li scacciarono dal loro territorio» (At 13, 50). Se oggi parli apertamente di Gesù e ti dichiari cristiano nel tuo ambiente di lavoro, a scuola, in palestra rischi di essere ridicolizzato o bullizzato. Ma perché ci lasciamo intimorire dall’annunciare apertamente la nostra adesione a Gesù Cristo morto, sepolto e risuscitato? «Perseveriamo nella grazia di Dio» (At 13, 43b) e reagiamo ad ogni forma di resistenza alla Parola di Dio e alla nostra fede in Cristo Gesù testimoniando il nostro essere «discepoli pieni di gioia e di Spirito Santo» (At 13, 43b), in un contesto culturale in cui sembra diventato di moda vivere apparentemente bene anche senza Dio in nome della sbandierata libertà individuale! Pensiamoci in comunione con la moltitudine di cristiani presenti nel mondo! Oggi più di ieri, in varie parti del mondo molti credenti hanno avuto il coraggio di «lavare le loro vesti rendendole candide col sangue dell’Agnello» (Ap 7,14) Usiamo la nostra libertà per scegliere il mistero pasquale di Cristo come centro di tutta la nostra esistenza liberandoci dall’illusione di bastare a noi stessi. Assumiamo oggi la gioia di annunciare Gesù morto e risuscitato, l’Agnello e il Pastore, consapevoli degli ostacoli e delle resistenze che incontreremo. Dal libro dell’Apocalisse custodiamo nella mente e nel cuore lo strano accostamento, nella stessa persona di Gesù, del suo essere agnello e pastore: «l’Agnello che sta in mezzo al trono sarà il loro pastore e li guiderà alle fonti delle acque della vita» (Ap, 7,17)
Si: prima di essere nostro «Pastore bello», Gesù è stato nostro «Agnello», Gesù è nostro pastore in quanto è stato nostro agnello. Prima di essere stati noi a «conoscerlo», cioè ad amarlo, è stato lui a conoscerci, ad amarci per primo (Gv 10, 17b = 1Gv 4,10.19), perché, con la sua morte di croce, ha scelto e accettato di diventare «l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo» (Gv 1, 29.36). Dio Padre ci ha amati per primo e a inviato il suo Figlio amato come «vittima di espiazione per i nostri peccati» (1Gv 4,10). Siamo coinvolti in una esperienza di sofferenza e facciamo fatica a vedere Dio in tutto questo? Gesù è il nostro Agnello, ci è passato fino in fondo nell’esperienza della perdita radicale di tutto. Facciamo fatica a liberarci da forme di dipendenza? Perseveriamo in stili di vita che non ci rendono felici? La nostra vita è diventata una croce pesante da sopportare? Siamo demoralizzati dalla nostra incapacità di cambiamento o conversione? Una volta per tutte l’Agnello immolato sulla croce ci ha mostrato che apparteniamo strettamente al Padre, siamo nelle mani del Padre con la nostra dignità di figli amati, anche quando ci allontaniamo da Lui, anche quando non lo rinneghiamo e, fino all’ultimo respiro della nostra esistenza, il Padre fa di tutto per non lasciarci strappare dalla comunione con Lui. Per questo motivo Gesù, ha accettato di farsi prima di tutto Agnello immolato per noi che siamo nella prova della sofferenza e nel dramma del peccato. Siamo peccatori già perdonati per l’effusione del sangue dell’ Agnello. Per essere stato Agnello, il Padre lo ha reso Pastore bello, risuscitandolo dalla morte. A noi spetta l’atto di fede, fatto in libertà, di riconoscerci assetati dell’acqua viva di questa testardaggine d’amore perseverante del Padre per ciascuno di noi, perché siamo suoi, apparteniamo a Lui, dal Padre siamo venuti, al Padre ritorniamo. Come assetarci di quest’acqua viva di misericordia e fedeltà del Padre nei nostri confronti, rivelata nella morte di croce dell’Agnello? Il Padre non ci chiede di diventare santi impeccabili, ma di affidarci al suo Figlio, credendo che Lui è stato risuscitato dalla morte ed è ora per tutti noi il Pastore bello. Il Padre ci ha consegnati tutti al Figlio suo, Pastore bello, il Risorto. Ascoltiamo dunque la voce del Risorto, mettendoci in atteggiamento orante verso il dono delle sue parole, perché solo con l’ascolto fiducioso delle parole del Cristo risorto diventiamo discepoli al seguito del Pastore bello. E Lui ci conduce alle sorgenti d’acqua viva. Che cosa sono le sorgenti d’acqua viva alle quali ci conduce l’Agnello Pastore? La risposta sta in quell’ «una cosa sola»: «Io e il Padre siamo una cosa sola» (Gv 10,30). Quella cosa sola che unisce in profonda comunione il Padre e il Figlio è o Spirito Santo, è l’amore gratuito del Padre nel Figlio, i quali uniti, vogliono ora la comunione con ciascuno di noi e tra di noi, e questa comunione è la vita eterna che il Pastore bello, in quanto Agnello, offre a chi si affida a lui.

Publié dans:OMELIE |on 10 mai, 2019 |Pas de commentaires »

è una « Clematide » non ricordo il tipo, buona notte a tutti, a me i fiori mi consolano, mi danno serenità

clematide

un cuore nuovo donaci Signore

diario

Publié dans:immagini |on 9 mai, 2019 |Pas de commentaires »

IL CUORE – SIMBOLI BIBLICI

https://www.paoline.it/blog/bibbia/1190-il-cuore-simboli-biblici.html

IL CUORE – SIMBOLI BIBLICI

Filippa Castronovo

Il termine cuore si riferisce principalmente alla persona nella sua totalità e non soltanto al cuore come sede dei sentimenti e dell’affetto. Il cuore è il luogo da dove scaturiscono pensieri, sentimenti intimi, progetti, razionalità, autenticità, comportamenti.
Nella Bibbia, infatti, con il cuore si pensa, si ascolta, si decide, si ama, si giudica, si ricorda, ci si relaziona. Il cuore può essere puro (cfr. Mt 5,8) e cercare Dio o doppio (cfr. Sal 12,3) che provoca comportamenti cattivi. Gesù esprime lapidariamente questa concezione con l’espressione: «Dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore» (Lc 12,34). Anna, la madre del profeta Samuele esprime la gioia che inonda tutta la sua persona con le parole: «Il mio cuore esulta nel Signore» (cfr.1 Sam 2,1). Anche Dio, che è pienamente coinvolto nella storia del suo popolo, ha un cuore che lo determina positivamente: «Il mio cuore si commuove dentro di me» (Os 11,8).
Il cuore, in quanto interiorità, è spesso offuscato dall’apparenza esteriore, ma Dio lo vede senza inganno: «Non guardare al suo aspetto né alla sua alta statura. Io l’ho scartato, perché non conta quel che vede l’uomo: infatti, l’uomo vede l’apparenza, ma il Signore vede il cuore» (1 Sam 16,7). Il salmista prega: «Scrutami, o Dio, e conosci il mio cuore, provami e conosci i miei pensieri» (Sal 138, 23). Il libro del Deuteronomio raccomanda di ricordare nel cuore e di meditare ciò che Dio ha fatto per il popolo (4,39) per non inorgoglire il cuore e dimenticare Dio. Invita a fissare i suoi precetti nel cuore (cfr. Dt 6,4.6; 8, 14-17). Molti passi biblici, in particolare i testi profetici ricordano che la fedeltà a Dio si realizzerà quando egli porrà nel loro intimo ‘un cuore nuovo’ capace di riconoscere Dio e di servirlo (cfr. Ger 31,33). La persona dal cuore vivo è incapace d’ipocrisia. Il salmista chiede a Dio di liberarlo dall’orgoglio del cuore che lo porterebbe a cercare cose superiori alle sue forze, ingannandosi (Sal 131,1). Il libro dei Proverbi consiglia di affidarsi a Dio con tutto il cuore più che alla propria intelligenza (cfr. Prov 3,5). Gesù proclama beati coloro il cui cuore è puro, rivolto, cioè, unicamente a Dio da cui dipende (Mt 5, 8) e rimprovera coloro avendo indurito il cuore non possono credere in lui. Dopo la sua risurrezione rimprovera la loro incredulità e durezza di cuore (Mc 16,1).
Gesù nel Nuovo Testamento spiega che il male come anche il bene hanno origine nel cuore: «Dal di dentro, infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza» (cfr. Mc 7,21-13). I pensieri nascono dal cuore e poi si formulano nella mente: «Perché pensate cose cattive nei vostri cuori» (Mc 2,26; cfr. Lc 1,51; Sal 140,3). Gesù si autodefinisce mite e umile di cuore (cfr. Mt 11,25-30) perché il suo essere profondo è incapace di imporsi con la violenza e le relazioni che egli stabilisce donano riposo e ristoro.

Da Sapere
Nei racconti dell’infanzia, Luca per tre volte afferma che Maria ‘conservava nel cuore queste cose’ e le meditava, indicando in lei la serva fedele che non dimentica le parole e gli eventi di Dio, anzi lasciandole depositare nel suo profondo (cuore) ha realizzato nella vita la parola di Dio ricevuta e amata (cfr. Lc 1, 66; 2,19; 2,61).
I verbi della fede sono collegati con la docilità del cuore come questi esempi evidenziano: amare (Dt 6,5); ricordare (Dt 4,9); ascoltare (cfr.1Re 3,8); osservare (Sal 119,34); cercare (Sal 27,8; 119,10); servire (Gs 22,5); lodare (Sal 86,12 ); convertirsi (Gl 2,13); custodire fedelmente (Sal 119, 68), valutare con saggezza (cfr. Sal 90,12).

Publié dans:BIBLICA SIMBOLI |on 9 mai, 2019 |Pas de commentaires »

interno chiesa ortodossa

Greek Orthodox Church Interior - Syros, Greece

Publié dans:immagini sacre |on 7 mai, 2019 |Pas de commentaires »

SIMBOLO DELLA NUBE E DELLA LUCE

http://www.pssf.it/wp-content/uploads/2016/03/4a-Catechesi-2014-SIMBOLO-NUBE-e-LUCE.pdf

SIMBOLO DELLA NUBE E DELLA LUCE

Questi due simboli sono inseparabili nelle manifestazioni dello Spirito Santo.Fin dalle teofanie dell’Antico Testamento, la nube, ora oscura, ora luminosa, rivela il Dio vivente esalvatore, velando la trascendenza della sua gloria: con Mosè sul monte Sinai, presso la tenda delconvegno e durante il cammino nel deserto, con Salomone al momento della dedicazione del Tempio.Ora, queste figure sono portate a compimento da Cristo nello Spirito Santo. È questi che scende sullaVergine Maria e su di lei stende la «sua ombra», affinché ella concepisca e dia alla luce Gesù. Sullamontagna della trasfigurazione è lui che viene nella nube che avvolge Gesù, Mosè e Elia, Pietro, Giacomoe Giovanni, e «dalla nube» esce una voce che dice: «Questi è il mio Figlio l’eletto; ascoltatelo» (Lc 9,35).Infine, è la stessa nube che sottrae Gesù allo sguardo dei discepoli il giorno dell’ascensione e che lorivelerà Figlio dell’uomo nella sua gloria il giorno della sua venuta. (CCC 697)La nube nasconde il sole, può essere ombra minacciosa di uragano, è preludio di pioggia benefica otorrenziale. La luce è segno di vita, illumina, è calore che riscalda. Vi è conflitto fra luce e tenebre; la lucefa riferimento a Dio e al bene, le tenebre invece sono simbolo di paura e di morte.Due premesse:· La fede come elemento di instabilità nella vita: lasciare agire lo Spirito in noi porta sempre comeconseguenza la disponibilità ad accettare che i nostri piani cambino, che le cose non vadano comeavevamo previsto.· La seconda è la capacità di accogliere la nostra vita e la vita degli altri come un intreccio, a voltaindistricabile, di luce e tenebra, di male e di bene, di verità e di menzogna.Non c’è risposta alla presenza del male nel mondo, non c’è soluzione, ma ogni nostra azione quotidianapuò contribuire ad accrescere il bene e il male che sono presenti nel mondo.LA NUBE E LA LUCE NELLA SACRA SCRITTURAPer parlare dello Spirito Santo useremo il linguaggio del “COME”, cioè faremo un percorso dentro laBibbia, per cogliere a quali aspetti è legato il simbolo della Nube e della Luce, e diremo: “come” sono lanube e la luce, “così” in un qualche modo possiamo ravvisare l’opera dello Spirito.“Come” la colonna di nube e di fuoco nell’AT sono segno della protezione di Dio, “così” è lo SpiritoSanto.Secondo il racconto jahvista dell’esodo, gli Ebrei quando uscirono dall’Egitto, furono guidati da una“colonna” sotto forma di nube e di fuoco.“Il Signore marciava alla loro testa di giorno con una colonna di nube, per guidarli sulla via da percorrere,e di notte con una colonna di fuoco, per far loro luce, così che potessero viaggiare giorno e notte” (Es13,21)“Come” la nube nell’AT è segno della presenza di Dio, “così” è lo Spirito SantoNel condurre il popolo attraverso il deserto, verso la terra promessa, Mosè condivide il suo compito conalcuni “anziani”; su tutti loro agisce lo Spirito del Signore.“Allora lo Spirito scese nella nube e prese lo Spirito che era su Mosè e lo infuse sui settanta anziani” (Nm11,25)“Ora mentre Aronne parlava a tutta la comunità degli Israeliti, essi si voltarono verso il deserto; ed ecco,la gloria del Signore si manifestò attraverso la nube” (Es 16,10)“Come” Dio ha parlato in mezzo al fuoco, alla nube e all’oscurità, “così” fa lo Spirito SantoDio non ha parlato da un’immagine fabbricata dall’uomo, ma in mezzo al fuoco, alla nube ed alle

2tenebre.“Sul monte il Signore disse, con voce possente, queste parole a tutta la vostra assemblea, in mezzo alfuoco, alla nube e all’oscurità” (Dt 5,22)“Come” la nube nell’AT è segno della gloria di Dio, “così” è lo Spirito SantoIn occasione della consacrazione del tempio da parte di Salomone, il tempio fu riempito dalla nube edalla gloria di Dio.“Appena i sacerdoti furono usciti dal santuario, la nube riempì il tempio del Signore, e i sacerdoti nonpoterono rimanervi per compiere il servizio a causa della nube, perché la gloria del Signore riempiva iltempio” (1Re 8,10)“Come” la nube e l’oscurità sono segno del “giorno di Jahve”, “così” è lo Spirito SantoNel profeta Sofonia la nube e la caligine servono a descrivere la venuta escatologica del Signore.“Giorno d’ira quel giorno, giorno di angoscia e di afflizione, giorno di rovina e di sterminio, giorno ditenebre e di oscurità e giorno di nube e di caligine” (Sof 1,15)“Come” l’ombra è segno della potenza dell’Altissimo, “così” è lo Spirito SantoLo Spirito è soggetto e protagonista nel concepimento di Maria.“Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo” (Lc 1,35)“Come” la nube su Gesù trasfigurato manifesta la gloria del Figlio, “così” fa lo Spirito SantoQuando Gesù è trasfigurato, la nube manifesta la presenza di Dio, ma anche la gloria dell’Unigenito.“Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dallanube che diceva: “Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo”. (Mt17,5)“Come” sulle nubi del cielo Gesù verrà e gli sarà consegnato il Regno, “così” farà lo Spirito SantoNella visione apocalittica di Daniele, Gesù verrà sulle nubi del cielo.“Guardando ancora nelle visioni notturne, ecco venire con le nubi del cielo uno simile a un figlio d’uomo;giunse fino al vegliardo e fu presentato a lui. Gli furono dati potere, gloria e regno” (Dan 7,13-14)“Come” la luce è immagine di Dio, “così” lo Spirito SantoNel salmo 104 la luce è la veste di cui Dio si copre. “Avvolto di luce come di un manto, tu che distendi i cieli come una tenda” (Sal 104,2)“Come” la luce è radiosa come il sole, “così” lo Spirito SantoNel libro della Sapienza il simbolismo della luce viene applicata all’essenza divina.“Ella in realtà è più radiosa del sole e supera ogni costellazione, paragonata alla luce risulta più luminosa”(Sap 7,29)“Come” la luce di Cristo illuminerà i popoli, “così” lo Spirito SantoIl profeta Isaia profetizza la venuta di Gesù come luce dei popoli.“Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce” (Is 9,1)“Come” la luce di Cristo è la vita degli uomini, “così” lo Spirito SantoNel suo prologo l’evangelista Giovanni annuncia la vittoria di Gesù sulle tenebre.

3“In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’annovinta” (Gv 1,4-5)“Come” Cristo è luce del mondo, “così” lo Spirito SantoGesù di se stesso dirà di essere la luce che illumina ogni uomo.“Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita” (Gv8,12) Breve lectio biblica al brano di Lc 9,28-36La trasfigurazione anticipazione della gloria della risurrezione. Finché Gesù visse quaggiù, la luce divina che egli portava in sé rimase velata sotto l’umiltà della carne.C’è tuttavia una circostanza in cui essa divenne percepibile a testimoni privilegiati, in una visioneeccezionale: la trasfigurazione.Quel volto risplendente, quelle vesti abbaglianti come la luce non appartengono più alla condizionemortale degli uomini: sono una anticipazione dello stato di Cristo risorto, che apparirà a Paolo in una luceradiosa. Come nelle teofanie dell’ATNell’AT la manifestazione di Dio avveniva attraverso segni prodigiosi di vento, fuoco, luce, nube: “Ioguardavo, ed ecco un vento impetuoso avanzare dal settentrione, una grande nube e un turbinio di fuoco,che splendeva tutto intorno, e in mezzo si scorgeva come un balenare di metallo incandescente” (Ez 1,4)Nel NT la luce che risplendette sul volto di Cristo è quella della gloria di Dio stesso, in quanto Figlio diDio. Dice l’autore della lettera agli Ebrei“Egli è irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza, e tutto sostiene con la sua parolapotente” (Eb 1,3).La nubeÈ essenziale nella manifestazione divina (cf Es 24,15ss; 40,35): essa avvolge Dio e ciò che gli appartiene;qui avvolge Gesù assieme ad Elia e a Mosè, ma il testo sembra includere anche i discepoli.Mosè ed Elia “apparsi nella loro gloria”Il vertice della narrazione è dominato dalla proclamazione divina che riguarda Gesù e interpella itestimoni qualificati, ma prima di tale rivelazione il brano narra della conversazione di Gesù con i duepersonaggi “apparsi nella loro gloria”: Mosè ed Elia. Il tema del dialogo riguarda la partenza, l’esodo, cheGesù deve realizzare a Gerusalemme. È la morte del Messia l’oggetto del colloquio misterioso con irappresentanti dell’antica speranza di Israele.Nel momento in cui la voce del Padre, dalla nube, rivela il mistero della persona di Gesù, i due testimonidell’AT spariscono e rimane solo Gesù davanti ai suoi tre discepoli.“Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo”La voce del Padre dichiara ai tre apostoli la vera identità e missione di Gesù. Egli è il Figlio, che nel suocompito unico, sostituisce gli antichi profeti. Dio, con autorevolezza, invita i tre ad ascoltarlo.Pietro vorrebbe trattenere la gloria di Gesù, ma la rivelazione celeste farà capire a lui e a tutti i discepoliche ora devono seguire Gesù fidandosi della sua parola anche quando li conduce per la strada scandalosache va verso Gerusalemme.AGIREOgni giorno dobbiamo scegliere tra ciò che è giusto e ciò che è facile, ogni giorno quindi dobbiamoinvocare lo Spirito perché guidi le nostre scelte. Per farlo proponiamo l’antichissima preghieradell’Adsumus.Siamo qui dinanzi a te, o Spirito Santo:sentiamo il peso delle nostre debolezze, ma siamo tutti riuniti nel tuo nome;vieni a noi, assistici, scendi nei nostri cuori:

4insegnaci tu ciò che dobbiamo fare, mostraci tu il cammino da seguire,compi tu stesso quanto da noi richiedi.Sii tu solo a suggerire e guidare le nostre decisioni,perché tu solo, con Dio Padre e con il Figlio suo, hai un nome santo e glorioso.Non permettere che sia lesa da noi la giustizia, tu che ami l’ordine e la pace;non ci faccia sviare l’ignoranza, non ci renda parziali l’umana simpatia,non ci influenzino cariche o persone.Tienici stretti a te col dono della tua grazia,perché siamo una sola cosa in te e in nulla ci discostiamo dalla verità.Fa’ che riuniti nel tuo santo nome,sappiamo contemperare bontà e fermezza insieme così da far tutto in armonia con te,nell’attesa che, per il fedele compimento del dovere,ci siano dati in futuro i premi eterni. Amen.Cenni storici e qualche stralcio del commento a questa preghiera scritto dal Cardinale Attilio Nicora:La preghiera è individuata dalla parola iniziale: “Adsumus” che vuol dire “sumus ad”, siamo davanti,presso lo Spirito Santo Signore. E’ una preghiera sorta nella seconda metà del VII secolo d.C. in ambienteiberico. La preghiera non ha un autore sicuramente identificato: viene attribuita al grande padre della Chiesa Isidoro di Siviglia oppure, da altri, al vescovo di Toledo, Eugenio.Progressivamente questa preghiera venne usata nei concilii provinciali, cioè nelle riunioni dei vescovidelle diocesi appartenenti ad una provincia ecclesiastica sotto la guida di un metropolita. Allora era moltosentita questa struttura ecclesiastica (vescovo metropolita con i suoi vescovi suffraganei) ben rispondentealle necessità pastorali di certi territori particolarmente caratterizzati dal punto di vista del contestoculturale, sociale e politico. Questi vescovi ogni tanto si ritrovavano per discutere, riflettere e soprattuttoper prendere decisioni in rapporto al buon governo delle loro Chiese particolari, in spirito di comunione.E ovviamente per prima cosa avvertivano il bisogno di pregare Dio perché il loro riunirsi per confrontarsie deliberare non poteva essere soltanto affare umano: era l’espressione di una responsabilità anzituttocristiana ed ecclesiale. Nei secoli più recenti essa si è universalmente imposta diventando la preghieracaratteristica non soltanto dei concili particolari, tenuti dai vescovi in diversi luoghi del mondo, masoprattutto del Concilio Vaticano II; l’Adsumus era la preghiera che apriva le sessioni del Concilio.Inoltre questa preghiera è abitualmente recitata nei tribunali ecclesiastici, quando i giudici si riunisconoper decidere la sentenza; e dalle recenti indicazioni liturgiche è suggerita per le riunioni pastorali.

Mettiamoci in camminoProprio nel tenere insieme questi due diversi aspetti, queste due facce della stessa medaglia, possiamocomprendere lo spessore di questo segno e metterci alla scuola dello Spirito.Per ciascuno di noi è facile registrare l’esperienza della luce, come pure quella dell’ombra. A volte, però,ci è più difficile cogliere la dinamica fra queste due esperienze, che costituisce la loro continuità e lasorgente dell’energia che ne scaturisce.La nube e la luce ci aiutano allora a cogliere l’azione dello Spirito non come uno stato (la luminosità ol’oscurità), ma come un costante processo, costituito dal succedersi di realtà apparentemente opposte, madi fatto intrinsecamente legate fra loro al punto che ciascuna riceve dall’altra gran parte del proprio senso.

Publié dans:BIBLICA |on 7 mai, 2019 |Pas de commentaires »

il pentimento di Pietro

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Publié dans:immagini sacre |on 6 mai, 2019 |Pas de commentaires »
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