Archive pour août, 2017

buona notte e sogni d’oro!

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violet flowers, non so come si chiama, bonanotte a tutti…

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Tu es Petrus

dalmi  dairio - Copia

Publié dans:immagini sacre |on 24 août, 2017 |Pas de commentaires »

OMELIA XXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

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Gesù, anche per noi, come per Pietro, Tu sei il Figlio del Dio vivente, il nostro Redentore e Salvatore

padre Antonio Rungi

XXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A) (27/08/2017)

La XXI domenica del tempo ordinario, ci mette di fronte alla grande domanda che pone Gesù anche a noi oggi: “Io chi sono per te?”.
E’ la stessa domanda, che ha posto agli apostoli per sapere quale idea si erano fatti di lui, sia come gente comune, sia come discepoli ed apostoli. La riposta data, dopo un’indagine demoscopica, condotta dagli apostoli, è quella di una pluralità di opinioni e di idee che la gente si era fatto di Gesù: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti».
Ma a Gesù non interessa tanto l’opinione pubblica, ciò che pensa la gente o il popolo, va direttamente alla questione centrale del suo rapporto con i discepoli. Per cui, giustamente, chiede: «Ma voi, chi dite che io sia?».
Chiaramente, per evitare una pluralità di opinione tra gli stessi apostoli, prende la parola Pietro e a nome di tutti, dice: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
La professione di fede è chiara, non ammette tentennamenti e dubbi, è precisa anche nella terminologia biblica: “Tu, Signore, sei il consacrato, sei il Figlio di Dio”.
E’ una professione dettata da ispirazione divina e non dalle capacità razionali di Pietro di riflettere e capire chi era davvero Gesù.
E Gesù lo dice con parole molto precise, per far capire a Pietro, il perché lui si è pronunciato in quel modo: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli».
Da questa professione, nasce e si struttura la funzione di Pietro nella Chiesa e il suo ruolo preciso che gli assegna Gesù: «E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».
E’ il celebre potere delle chiavi con cui anche nell’iconografia cristiana è rappresentato Pietro, primo degli apostoli e principe del gruppo dei Dodici. Questo potere delle chiavi è stato esplicitato teologicamente e dottrinalmente nel corso dei millenni. Essenzialmente, Gesù, affida a Pietro e quindi ai suoi successori, cioè il Pontefice, il Papa, il Vicario di Cristo sulla terra, di mantenere la comunione e l’unità all’interno della comunità dei credenti.
Non è solo la potestà della confessione, della scomunica, ma il positivo ruolo di creare comunione e di mantenere l’unità nel santo popolo di Dio, che è la chiesa, che è edificato sul solido fondamento degli apostoli. Questi, insieme a Pietro, guidano la chiesa, la reggono, la riformano, la mantengono viva, la fortificano, la correggono, in caso di necessità, e rettificano percorsi sbagliati di credere e di operare da cristiani e come cristiani.
Questo passo del vangelo che risulta essere tra i importanti per legittimare il servizio del Papa nella Chiesa, come Vescovo di Roma e come pastore universale della Chiesa cattolica, il suo primato di servizio e non di autorità, ci fa capire l’importanza di costruire la comunione ecclesiale intorno al pastore universale, il Papa, ai pastori delle chiese locali, i vescovi, ai parroci, responsabili delle comunità parrocchiali, di quella minima porzione del popolo di Dio che è la parrocchia.
La conclusione del brano del Vangelo, presenta una raccomandazione del Signore a Pietro e agli apostoli: “Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo”.
Gesù non vuole che si faccia una campagna pubblicitaria nei suoi confronti da parte di coloro che, più vicini a Lui, ispirati dal cielo, potevano affermare con assoluta certezza di fede, che Egli era il Cristo, il Figlio di Dio.
Vuole che a tale professione di fede, la gente vi arrivi attraverso un cammino interiore, un percorso di vita spirituale e personale che nessuna campagna pubblicitaria poteva far scattare, in quanto la fede è un dono di Dio e se uno lo accoglie, lo vive e lo professa con coraggio e senza paura, anche quando si tratta, come i martiri, di andare al patibolo per questa causa.
Su questo Dio di bontà e misericordia è incentrato il brano della prima lettura di oggi, tratto dal profeta Isaia, che guarda al futuro Re Messia con le insegne della vera regalità divina: “Sarà un padre per gli abitanti di Gerusalemme e per il casato di Giuda. Gli porrò sulla spalla la chiave della casa di Davide: se egli apre, nessuno chiuderà; se egli chiude, nessuno potrà aprire. Lo conficcherò come un piolo in luogo solido e sarà un trono di gloria per la casa di suo padre”.
In fondo, è quello che è stata e continua ad essere la missione di Cristo nel mondo.
Missione che l’Apostolo Paolo sintetizza e precisa nel brano della lettera ai Romani, nel versetto finale, che oggi ascoltiamo come seconda lettura: “Poiché da lui, per mezzo di lui e per lui sono tutte le cose. A lui la gloria nei secoli. Amen”.
Gesù Cristo è il centro della storia della creazione e della redenzione, in poche parole della storia della salvezza. E’ il Figlio di Dio, venuto su questa terra per ridare all’uomo dignità, libertà e speranza, perdute a causa del peccato originale, a causa del vecchio Adamo.
Sia questa la nostra umile preghiera, espressa nel salmo responsoriale di questa domenica XXI del tempo ordinario, con il pensiero costantemente rivolto ai tanti drammi dell’uomo moderno, specialmente di questi giorni, tra terrorismo e terremoti avvenuti o semplicemente ricordati: “Ti rendo grazie, Signore, con tutto il cuore: hai ascoltato le parole della mia bocca. Non agli dèi, ma a te voglio cantare, mi prostro verso il tuo tempio santo. Rendo grazie al tuo nome per il tuo amore e la tua fedeltà: hai reso la tua promessa più grande del tuo nome. Nel giorno in cui ti ho invocato, mi hai risposto, hai accresciuto in me la forza. Perché eccelso è il Signore, ma guarda verso l’umile; il superbo invece lo riconosce da lontano. Signore, il tuo amore è per sempre: non abbandonare l’opera delle tue mani.

Publié dans:OMELIA (PER) |on 24 août, 2017 |Pas de commentaires »

La donna cananea

pens e diario - Copia

Publié dans:immagini sacre |on 18 août, 2017 |Pas de commentaires »

XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A) – BRICIOLE CHE CADONO

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XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A) – BRICIOLE CHE CADONO

don Luciano Cantini

Pietà di me
Capita spesso di sentire o di dire espressioni simili, a volte sono semplicemente suoni di voce riempitivi di giornate faticose logorate dalla stanchezza, a volte tendono malamente a impietosire senza gran risultato specialmente quando ci troviamo davanti a episodi di accattonaggio. Non sempre chiedere pietà corrisponde alla realtà delle cose e per capire e farsi capire ci vuole insistenza e tempo, ma anche intessere una relazione che vada oltre le parole; occorre liberare il cuore e penetrare il fondo dell’anima: Dal profondo a te grido, o Signore (Sal 130,1).
Esaudiscila
La donna Cananéa gridava la sua sofferenza ma quel grido sembrava non essere ascoltato: egli non le rivolse neppure una parola. Gesù ha anche una spiegazione «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele»… c’è qualche cosa d’altro, una provocazione non immediatamente comprensibile. La reazione dei discepoli è molto simile alla nostra: accontentiamola così ce la togliamo di torno.
Capita troppo spesso, in fondo una elemosina costa così poco, ci togliamo un impiccio e siamo anche convinti di aver fatto un’opera buona, qualcosa di meritorio!
Rispondere, invece, ad una richiesta di aiuto chiede un impegno in prima persona, capire il senso delle parole, quale realtà stanno celando, non solo capire il profondo dell’altro, ma anche il mio cuore, la mia verità. Perché prima di decidere di offrire un aiuto devo capire chi veramente sono io e la verità delle scelte che sto compiendo.
Fa sorridere il balletto dei politici di turno che affermano “aiutiamoli a casa loro!”, ma qual è la verità quella vera, se continuiamo a vendere loro armi, a foraggiare regimi corrotti. L’altro giorno al Porto hanno sequestrato una partita di rifiuti radioattivi che stavano partendo per l’Africa, abbiamo imparato troppo bene a sottrarre ogni ben di Dio dall’Africa e di contro a rifilare ogni porcheria, eppure abbiamo ancora la sfacciataggine di dire “aiutiamoli a casa loro!”, non è molto diverso dal perché ci viene dietro gridando!
Il pane dei figli
L’atteggiamento muto di Gesù sta chiedendo alla donna di verificare la sua richiesta di aiuto e ai discepoli di verificare il senso delle loro relazioni. È davvero umano liberarci dal disturbo degli altri? Sgomberare le strade delle città da ciò che non desideriamo né vedere, né sapere, delegare l’aiuto agli uffici addetti, alle associazioni di volontariato, alla parrocchia: un sacchetto della spesa, qualche vestito vecchio, poi qualcuno provvederà. Viviamo una realtà piena di egoismi, facciamo fatica a misurarci con il dolore del mondo e di passare dalle parole ai fatti.
La provocazione di Gesù è fortemente tracotante: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». È la nostra affermazione, l’affermazione di chi ha raggiunto un certo benessere e ha paura che gli sfugga di mano; non è questione solo economica, anche culturale, religiosa, forse siamo gelosi anche del paesaggio, la bellezza di cui ci siamo circondati…
Le briciole
Il povero, invece sta attento alle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni; Il povero è quello che rovista nei cassonetti alla ricerca di ciò che gettiamo via, che si accontenta degli abiti usati, o di un centro di accoglienza che nei fatti nega il suo nome.
La donna si affida di ciò che avanza perché non ha altra possibilità ma gli è sufficiente e si fida di Gesù. Gesù affonda il suo sguardo nel profondo dell’anima della donna: grande è la tua fede!
Questo povero grida e il Signore lo ascolta, lo salva da tutte le sue angosce (Sal 34,7

Publié dans:OMELIE |on 18 août, 2017 |Pas de commentaires »

fiore di Loto, buona festa dell’Assunta

Big dark pink Lotus Flower photo

Assunzione di Maria

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Publié dans:immagini sacre |on 14 août, 2017 |Pas de commentaires »

ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA – OMELIA

http://www.monasterodiruviano.it/vangelo-lc/assunzione-della-beata-vergine-maria-fino-a-quando/

ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA – OMELIA

LA META E’ NEL GREMBO DI DIO

Celebrare l’Assunzione di Maria, come per tutte le feste mariane, è guardare alla Chiesa, a noi, alla nostra vocaz
ione più autentica e profonda. Guai a fermarsi a Maria, come fa certo devozionismo cattolico: Maria parla sempre alla Chiesa, alla Comunità dei credenti nel Figlio, comunità chiamata a generare Gesù nella storia, e alla storia.
Come l’Immacolata ci dice l’identità della Chiesa nella storia, che essa è Comunità di salvati per grazia, di redenti senza alcun merito, di salvati da un Amore che sempre ci previene, così l’Assunzione ci dice la meta della Chiesa, ci dice che tutto è orientato al grembo di Dio.
Significativo mi pare la scelta, per questa solennità, del passo dell’Apocalisse che oggi apre la liturgia della Parola. Per Giovanni è chiaro che dalla storia sale forte una domanda (cfr Ap 6, 10): “Fino a quando?” La storia del mondo, insomma, non sembra realizzare il progetto di Dio, la storia genera ancora dolore, genera poveri, genera oppressioni; il male sembra sempre trionfare! “Fino a quando?”
Per cercare una risposta, Giovanni penetra nel “Santuario del cielo”, vi penetra per capire come Dio legge la storia. Il passo dell’Apocalisse che oggi si ascolta inizia proprio qui: si apre il Santuario, e subito ci sono due segni da leggere: la donna e il drago; l’autore ci tiene subito a farci cogliere che il segno grandioso non è il drago terrificante, come potrebbe apparire; non ci si deve far ingannare; quello è solo un segno.
Il segno grandioso è invece una donna che grida per il dolore più umano che esista, il dolore del parto… In questa donna si compie la volontà di Dio! La volontà di Dio passa per una lotta, per un travaglio, per un dolore, passa per un parto che è evento in cui sempre morte e vita si intrecciano.
La donna è vestita della luce del Risorto, le tenebre le sono estranee; ha la luna sotto i piedi, cioè attraversa il tempo, la storia (per la Bibbia la luna è sempre segno del tempo perchè il tempo veniva misurato con le lune)…è dunque signora della storia e cammina nella storia, tra le tenebre della storia, ma verso il compimento di Dio.
E’ in relazione con Israele e la Chiesa (le 12 stelle); è una donna misteriosa: è luminosa (vestita di sole) ma segnata dal dolore (gridava per le doglie del parto) ma anche dalla speranza (era incinta).
Di fronte a Lei si para il drago che tenta di divorare il Figlio che Ella partorisce; il Figlio è però rapito verso Dio (è straordinario: è la storia della Pasqua del Figlio narrata in un solo versetto!)…la donna resta nel mondo e soggetta alla furia del drago.
Chi è allora la donna?
Giovanni nel segno della donna delinea un’icona della Comunità credente chiamata – come Maria – a generare Cristo ogni giorno, ma vivendo l’aspro contrasto e la guerra con chi non accetta la Signoria del Figlio. Le sue doglie non cessano; la storia sarà segnata dal dolore, ma con la certezza che la vittoria, che già in Cristo è attuale, si rivelerà in pienezza anche in Lei.
La Chiesa passa per il dolore, per le lotte, per il combattimento, per le insidie del drago ma sa che “la sua fatica non è vana nel Signore” (cfr 1Cor 15, 57-58); Paolo nella sua Seconda lettera ai Cristiani di Corinto ci dice che si può sovrabbondare di gioia anche nella tribolazione (cfr 2Cor 7,4). Questa gioia di Paolo sfida la nostra fede: se siamo corpo di Cristo, e Cristo è risorto, il nostro futuro è la risurrezione. La storia di morte di Cristo si versò nella risurrezione, inattesa risposta di Dio all’iniquità del mondo; la storia di morte che la Chiesa attraversa si verserà anch’essa nella risurrezione e nella pace. La meta è lì, nel grembo trinitario di Dio, dove l’amore del Padre, del Figlio e dello Spirito tutto guarirà, tutto feconderà.
Maria è icona gioiosa di di questo “destino” dei credenti: in Lei la vita si è fatta piena, in Lei la vita ha sconfitto la morte, in Lei ci è promessa – nella più pura gratuità – una vittoria impossibile alle nostre povere forze; in Lei è promessa, non solo ai credenti ma all’umanità tutta di cui la Chiesa è “primizia” per pura grazia, la vittoria sul peccato e sulla corruzione della morte.
La vittoria di Maria è passata per la sua fede; Elisabetta, nel passo dell’Evangelo di Luca che oggi si ascolta, lo proclama con quella prima beatitudine che risuona nell’Evangelo: Beata colei che ha creduto all’adempimento della Parola del Signore.
Sì, Maria è beata perché si è fidata; il segno che ci è dato in Maria è grandioso perchè Lei ha creduto. La grandezza non è nell’essere stata Madre di Dio, la grandezza è ciò che ha reso possibile quella maternità: la sua fede.
Lafede di Maria nella Parola ha permesso alla benedizione del Padre di farsi carne nella nostra storia; la fede di Maria ha immesso nella storia la benedizione che è il Figlio fatto carne. Il Figlio ha preso carne, sangue e umanità da Lei che ha creduto, e credendo ha aperto le porte della storia al Dio che non si stanca di cercare l’uomo.
Come scrive Teresa di Lisieux, ciò che ci è detto di Maria non vuole far sorgere in noi meraviglia e ammirazione per Lei, ma vuole mostrarci la nostra via e la nostra meta.
La via è attraversare la storia generando e custodendo il Figlio, la è non aver paura delle doglie e delle contraddizioni che ci sono nella storia, laè non ricusare il deserto in cui la Chiesa abita per statuto tra le ostilità della storia (quando la Chiesa non è in questo deserto deve preoccuparsi…certamente si è svenduta in qualcosa…)!
La meta è l’abbraccio di Dio ed è il compimeneto che Dio donerà alla storia attraverso l’opera dei credenti, che sono capaci di pagare di persona per mostrare che in Cristo l’uomo nuovo è già iniziato!
p. Fabrizio Cristarella Orestano

Publié dans:FESTE DI MARIA, OMELIE |on 14 août, 2017 |Pas de commentaires »

Pavone bianco o albino

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Publié dans:PAVONE |on 13 août, 2017 |Pas de commentaires »
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