Archive pour la catégorie 'SAN FRANCESCO D’ASSISI'

AMORE PER LA CREAZIONE IN FRANCESCO D’ASSISI da Cercate le cose di lassù, di Joseph Ratzinger

http://www.gliscritti.it/preg_lett/antologia/amore_creazione.htm

AMORE PER LA CREAZIONE IN FRANCESCO D’ASSISI da Cercate le cose di lassù, di Joseph Ratzinger

(Edizioni Paoline, Milano, 2005, pagg.143-146)

Tra i nomi presenti nel calendario dei santi della Chiesa cattolica, Francesco d’Assisi ha un posto di primo piano. Cristiani e non cristiani, credenti e non credenti amano quest’uomo. Da lui emana una gioia, una pace che lo pongono al di là di molti contrasti altrimenti insanabili. Naturalmente le varie generazioni hanno anche voluto vedere in lui, in modi diversi, il sogno dell’uomo buono. In un tempo che cominciava a non poterne più delle dispute confessionali, apparve come il portavoce di un cristianesimo sovraconfessionale, che si lasciava alle spalle il peso opprimente di una storia dolorosa e ricominciava semplicemente dal Gesù biblico. In seguito se ne impadronì il Romanticismo, facendone una sorta di sognatore fanatico della natura. Il fatto che oggi Francesco sia visto ancora sotto un’altra forma dipende da due situazioni che condizionano largamente la coscienza degli uomini nelle nazioni industrializzate: da una parte la paura delle conseguenze incontrollabili del progresso tecnico, e dall’altra la nostra cattiva coscienza nei confronti della fame nel mondo a causa del nostro benessere. Perciò ci affascina in Francesco il deciso rifiuto del mondo del possesso e l’amore semplice per la creazione, per gli uccelli, i pesci, il fuoco, l’acqua, la terra. Egli ci appare come il patrono dei protettori dell’ambiente, il capo della protesta contro un’ideologia che mira solo alla produzione e alla crescita, come propugnatore della vita semplice.
In tutte queste immagini di Francesco c’è qualcosa di vero; in tutte si affrontano dei problemi che toccano punti nevralgici delle creature umane. Ma se si considera Francesco attentamente, dovremmo anche correggere in ogni caso i nostri atteggiamenti. Egli non ci dà semplicemente ragione; pretende molto più di quello che vorremmo riconoscere, e con le sue esigenze ci porta alla pretesa della verità stessa. Per esempio, non possiamo risolvere il problema della separazione dei cristiani cercando semplicemente di sfuggire alla storia e creandoci un nostro Gesù personale. Lo stesso vale per le altre questioni. Prendiamo il problema dell’ambiente. Desidero raccontarvi innanzitutto una storiella. Francesco una volta pregò il frate che si occupava del giardino di “non coltivare tutto il terreno a orto, ma di lasciare una parte del giardino per i fiori perché in ogni periodo dell’anno produca i nostri fratelli fiori per amore di colui che viene chiamato “fiore dei campi e giglio della valle” (Ct 2,1)”. Analogamente voleva che fosse coltivata sempre un’aiuola particolarmente bella, di modo che in tutte le stagioni le persone, guardando i fiori, levassero lodi entusiaste a Dio, “perché ogni creatura ci grida: Dio mi ha creato per te, o uomo” (Specchio della Perfezione 11,118). In questa storia non si può lasciare da parte l’aspetto religioso come anticaglia, per riprendere solo il rifiuto del meschino utilitarismo e la conservazione della ricchezza della specie. Se è questo che si vuole, si fa qualcosa di completamente diverso da ciò che ha fatto e voluto Francesco. Ma soprattutto in questo racconto non si avverte affatto quel risentimento contro l’uomo come presunto disturbatore della natura presente oggi in così tante arringhe a favore della natura. Se l’uomo si perde e non si piace più, ciò non può giovare alla natura. Anzi: egli deve essere in accordo con se stesso; solo così può essere in accordo con la creazione ed essa con lui. E questo, di nuovo, gli è possibile solo se è in accordo con il Creatore che ha voluto la natura e noi. Il rispetto per l’essere umano e il rispetto per la natura sono un tutto unico, ma entrambi possono prosperare e trovare la propria misura solo se rispettiamo nella creatura umana e nella natura il Creatore e la sua creazione. Solo lui può unirli. Non potremo ritrovare l’equilibrio perduto se ci rifiutiamo di arrivare a questo punto. Abbiamo perciò tutte le ragioni perché Francesco d’Assisi ci renda pensierosi e ci conduca con sé sulla via giusta.

ORIGINE DEL CANTICO DELLE CREATURE

http://www.bicudi.net/percorsi/cantico_creature/03_cantico_origine.htm

100foto240

ORIGINE DEL CANTICO DELLE CREATURE

di fra Pier Giuseppe Pesce, ofm

L’approccio articolato con cui verrà presentato il Cantico delle creature di S. Francesco d’Assisi costituisce una sorta di trittico che ci permette di gustarne la bellezza artistico-letteraria e recepirne il contenuto teologico-spirituale.
Per integrare questa presentazione, sembra opportuno aggiungere una parola sulle sue origini: quando, dove e perché Francesco lo ha composto?
1. Dalle Fonti Francescane sappiamo che il Cantico fu composto in tre momenti distinti.
Il nucleo originario è costituito dall’esordio, dalle strofe che si riferiscono agli astri del cielo (sole, luna, stelle) e agli elementi della natura (vento, acqua, fuoco, terra) e dalla conclusione.
Dove e perché è nata questa prima e principale parte del Cantico?
La Leggenda perugina (FF 1590 ss.) riferisce che Francesco, «due anni prima di morire», si trovava a San Damiano presso le clarisse, dove viveva la sua pianticella Chiara, perché era molto sofferente e tribolato: era piagato nel corpo, ma anche afflitto nello spirito. Probabilmente aveva già ricevuto l’impressione delle stimmate sul monte della Verna (settembre 1224), che avevano lasciato nel suo corpo un segno non solo visibile, ma anche doloroso. Inoltre, soffriva atrocemente per una malattia agli occhi, che gli impediva di condurre una vita normale. A queste sofferenze fisiche si aggiungevano ulteriori tribolazioni provocate dal demonio.
Una notte, narra la Leggenda perugina, mentre pregava il Signore perché gli venisse in soccorso, ebbe dal cielo una risposta assicurante e rasserenante. A mattino seguente compose il Cantico:
«Alzandosi al mattino, (Francesco) disse ai suoi compagni: ‘Se l’imperatore donasse un intero reame al suo servitore, costui non ne godrebbe vivamente? Ma se gli regalasse addirittura tutto l’impero, non ne godrebbe più ancora?’. E soggiunse: ‘Sì, io devo molto godere adesso in mezzo ai miei mali e dolori, e trovare conforto nel Signore, e render grazie sempre a Dio Padre, all’unico suo Figlio, il Signore nostro Gesù Cristo e allo Spirito Santo, per la grazia e benedizione così grande che mi è stata elargita: egli infatti si è degnato nella sua misericordia di donare a me, suo piccolo servo indegno ancora vivente quaggiù, la certezza di possedere il suo Regno. Voglio quindi, a lode di Lui e a mia consolazione e per edificazione del prossimo, comporre una nuova lauda del Signore per le sue creature. Ogni giorno usiamo delle creature e senza di loro non possiamo vivere, e in esse il genere umano molto offende il Creatore. E ogni giorno ci mostriamo ingrati per questo grande beneficio, e non ne diamo lode, come dovremmo, al nostro Creatore e datore di ogni bene’. E postosi a sedere, si concentrò a riflettere e poi disse: “Altissimo, onnipotente, bon Signore…».
Non c’è bisogno di fare particolari commenti a questo testo della Leggenda perugina. È sufficiente aggiungere un particolare: Francesco utilizzò il Cantico anche come strumento apostolico. Così, infatti, continua la Leggenda perugina:
«Francesco compose anche la melodia, che insegnò ai suoi compagni. Il suo spirito era immerso in così gran dolcezza e consolazione che voleva mandare a chiamare frate Pacifico – che nel secolo veniva chiamato ‘il re dei versi’ ed era gentilissimo maestro di canto -, e assegnargli alcuni frati buoni e spirituali affinché andassero per il mondo a predicare e lodare Dio. Voleva che dapprima uno di essi, capace di predicare, rivolgesse al popolo un sermone, finito il quale, tutti insieme cantassero le Laudi del Signore, come giullari di Dio. Quando fossero terminate le Laudi, il predicatore diceva al popolo: ‘Noi siamo i giullari del Signore, e la ricompensa che desideriamo da voi è questa: che viviate nella vera penitenza’. E aggiunse: ‘Cosa sono i servi di Dio, se non i suoi giullari che devono commuovere il cuore degli uomini ed elevarlo alla gioia spirituale?’. Diceva questo riferendosi specialmente ai frati minori, che sono stati inviati al popolo per salvarlo».
E proprio in prospettiva apostolica, il Cantico ebbe una prima aggiunta poco dopo. Mentre ancora dimorava a San Damiano, venne a sapere che il podestà e il vescovo di Assisi erano in grave discordia tra loro. Amante come era della pace e della fraternità, compose la strofa del perdono, la fece cantare assieme all’intero Cantico alla presenza dei due contendenti ottenendo un felice risultato, come riferisce ancora la Leggenda perugina:
«Compose allora questa strofa, da aggiungere alle Laudi:
Laudato si, mi Signore,
per quilli ke perdonano per lo tuo amore
e sustengono enfirmitate et tribulacione.
Beati quigli kel sosteranno in pace,
perché da te, Altissimo, sirano incoronati.
Poi chiamò uno dei compagni e gli disse: ‘Va’, e dì al podestà da parte mia, che venga al vescovado lui insieme ai magnati della città e ad altri che potrà condurre con sé’. Quel frate si avviò, e il Santo disse agli altri due compagni: ‘Andate, e cantate il Cantico di frate Sole alla presenza del vescovo e del podestà e degli altri che son presenti. Ho fiducia nel Signore che renderà umili i loro cuori, e faranno pace e torneranno all’amicizia e all’affetto di prima’.
Quando tutti furono riuniti nello spiazzo interno del chiostro dell’episcopio, quei due frati si alzarono e uno disse: ‘Francesco ha composto durante la sua infermità le Laudi del Signore per le sue creature, a lode di Dio e a edificazione del prossimo. Vi prego che stiate a udirle con devozione’. Così cominciarono a cantarle.
Il podestà si levò subito in piedi e a mani giunte, come si fa durante la lettura del Vangelo, pieno di viva devozione, anzi tutto in lacrime, stette ad ascoltare attentamente. Egli aveva infatti molta fede e devozione per Francesco.
Finito il Cantico, il podestà disse davanti a tutti i convenuti: ‘Vi dico in verità che non solo a messer vescovo, che devo considerare mio signore, ma sarei disposto a perdonare anche a chi mi avesse assassinato il fratello o il figlio’. Indi si gettò ai piedi del vescovo, dicendogli: ‘Per amore del Signore nostro Gesù Cristo e del suo servo Francesco, eccomi pronto a soddisfarvi in tutto, come a voi piacerà’.
Il vescovo lo prese fra le braccia, si alzò e gli rispose: ‘Per la carica che ricopro dovrei essere umile. Purtroppo ho un temperamento portato all’ira. Ti prego di perdonarmi’. E così i due si abbracciarono e baciarono con molta cordialità e affetto».
La seconda aggiunta è la strofa relativa alla morte. Ricaviamo implicitamente questa notizia dal Celano quando racconta in che modo Francesco si preparò ad accogliere sorella morte (FF 809):
«Trascorse i pochi giorni che gli rimasero in un inno di lode, invitando i suoi compagni dilettissimi a lodare con lui Cristo. Egli poi, come gli fu possibile, proruppe in questo salmo: Con la mia voce ho gridato al Signore, con la mia voce ho chiesto soccorso al Signore. Invitava pure tutte le creature alla lode di Dio, e con certi versi, che aveva composto un tempo, le esortava all’amore divino. Perfino la morte, a tutti terribile e odiosa, esortava alla lode, e andandole incontro lieto, la invitava ad essere sua ospite: ‘Ben venga, mia sorella morte’».

2. A conclusione di questa veloce ricostruzione dell’origine del Cantico, possiamo rilevare che esso, pur essendo stato composto in momenti e in contesti diversi, ha una sua logica intrinseca sul filo conduttore delle virtù teologali.
La parte originaria, che riguarda più propriamente le creature in genere, è lo sguardo di fede che Francesco ha sul creato: guidato e ispirato dalla sua concezione di Dio come il vero unico e sommo Bene, ne vede il luminoso riflesso in tutte le creature. S. Bonaventura, che da teologo ha approfondito il tema della partecipazione e dell’immagine, ha sottolineato egregiamente, a livello dottrinale, questa profonda intuizione di Francesco (FF 1162): «Per trarre da ogni cosa incitamento ad amare Dio, esultava per tutte quante le opere delle mani del Signore e, da quello spettacolo di gioia, risaliva alla Causa e Ragione che tutto fa vivere. Contemplava, nelle cose belle, il Bellissimo e, seguendo le orme impresse nelle creature, inseguiva dovunque il Diletto. Di tutte le cose faceva una scala per salire ad afferrare Colui che è tutto desiderabile».
Nella prima aggiunta, la strofa del perdono, è facile scorgere un riferimento di Francesco alla storia salvifica che consiste essenzialmente nell’amore di Dio, che si riveste di misericordia e si manifesta nel perdono, e che nella Croce di Cristo ha raggiunto la sua piena e definitiva attuazione. Perdonando a noi, Dio ci chiede di fare altrettanto nei confronti dei fratelli. È lo sguardo di fede, che si vivifica e si esprime nell’amore misericordioso.
La seconda aggiunta, la strofa sulla morte, si colloca in un’evidente prospettiva escatologica. Solo chi, come Francesco, ha uno sguardo di fede su ciò che lo attende al termine della vita terrena ha il coraggio di chiamarla sorella nel momento stesso in cui gli viene incontro. È lo sguardo di fede che, animato dall’amore, si apre sereno e fiducioso alla speranza.
In definitiva, al di là della sua bellezza letteraria e dei suoi contenuti settoriali, nel Cantico riscontriamo una ricchezza teologale che tutto illumina ed avvalora. Abbiamo in ciò la conferma che Francesco, pur non essendo un teologo di professione, era un sapiente, di quella sapienza che viene da Dio e a Dio porta.

Publié dans:SAN FRANCESCO D'ASSISI |on 18 septembre, 2017 |Pas de commentaires »

LO SPIRITO DI FRANCESCO : LA PERFETTA LETIZIA (si ritiene autentica)

http://www.diquipassofrancesco.it/It/index.asp?page=LaPerfettaLetizia

LO SPIRITO DI FRANCESCO : LA PERFETTA LETIZIA (si ritiene autentica)

Come andando per cammino santo Francesco e frate Leone, gli spuose quelle cose che sono perfetta letizia.

Venendo una volta santo Francesco da Perugia a Santa Maria degli Angioli con frate Lione a tempo di verno, e ‘l freddo grandissimo fortemente il crucciava, chiamò frate Lione il quale andava innanzi, e disse così: “Frate Lione avvegnadiochè li frati Minori in ogni terra dieno grande esempio di santità e di buona edificazione; nientedimeno scrivi e nota diligentemente che non è quivi perfetta letizia”. E andando più oltre santo Francesco, il chiamò la seconda volta: “O frate Lione, benché il frate Minore allumini li ciechi e distenda gli attratti, iscacci le dimonia, renda l’udire alli sordi e l’andare alli zoppi, il parlare alli mutoli e, ch’è maggior cosa, risusciti li morti di quattro dì; iscrivi che non è in ciò perfetta letizia”. Andando un poco più oltre, santo Francesco chiamava ancora forte: “O frate Lione, pecorella di Dio, benché il frate Minore parli con lingua d’Agnolo, e sappia i corsi delle istelle e le virtù delle erbe, e fussongli rivelati tutti li tesori della terra, e conoscesse le virtù degli uccelli e dè pesci e di tutti gli animali e delle pietre e delle acque; iscrivi che non è in ciò perfetta letizia”. E andando ancora un pezzo, santo Francesco chiamò forte: “O frate Lione, benché ‘l frate Minore sapesse sì bene predicare, che convertisse tutti gl’infedeli alla fede di Cristo; iscrivi che non è ivi perfetta letizia”.
E durando questo modo di parlare bene di due miglia, frate Lione con grande ammirazione il domandò e disse: “Padre, io ti priego dalla parte di Dio che tu mi dica dove è perfetta letizia. E santo Francesco sì gli rispose: “Quando noi saremo a santa Maria degli Agnoli, così bagnati per la piova e agghiacciati per lo freddo e infangati di loto ed afflitti di fame, e picchieremo la porta dello luogo, e ‘l portinaio verrà adirato e dirà: “Chi siete voi?” E noi diremo: “Noi siamo due de’ vostri frati, e colui dirà: “Voi non dite il vero, anzi siete due ribaldi ch’andate ingannando il mondo e rubando le limosine de’ poveri; andate via” e non ci aprirà, e faracci stare di fuori alla neve e all’acqua, col freddo e colla fame infino alla notte; allora se noi tanta ingiuria e tanta crudeltà e tanti commiati sosterremo pazientemente sanza turbarcene e sanza mormorare di lui, e penseremo umilmente che quello portinaio veramente ci conosca, che Iddio il fa parlare contra a noi; o frate Lione, iscrivi che qui è perfetta letizia. E se anzi perseverassimo picchiando, ed egli uscirà fuori turbato, e come gaglioffi importuni ci caccerà con villanie e con gottate dicendo: “Partitevi quinci, ladroncelli vivissimi, andate allo spedale, chè qui non mangerete voi né albergherete” se noi questo sosterremo pazientemente e con allegrezza e con buono amore; o frate Lione, iscrivi che quivi è perfetta letizia. E se noi pur costretti dalla fame e dal freddo e dalla notte più picchieremo e chiameremo e pregheremo per l’amore di Dio con grande pianto che ci apra e mettaci pure dentro, e quelli più scandolezzato dirà: “Costoro sono gaglioffi, importuni, io li pagherò bene come sono degni; e uscirà fuori con uno bastone nocchieruto, e piglieracci per lo cappuccio e gitteracci in terra e involgeracci nella neve e batteracci a nodo con quello bastone: se noi tutte queste cose sosterremo pazientemente e con allegrezza pensando le pene di Cristo Benedetto le quali dobbiamo sostenere per suo amore; o frate Lione, iscrivi che qui e in questo è perfetta letizia. E però odi la conclusione, frate Lione. Sopra tutte le grazie e doni dello Spirito Santo, le quali Cristo concede agli amici suoi, si è di vincere se medesimo e volentieri per lo amore di Cristo sostenere pene, ingiurie e obbrobri e disagi; imperò che in tutti gli altri doni di Dio noi non ci possiamo gloriare, però che non sono nostri, ma di Dio, onde dice l’Apostolo: “Che hai tu, che tu non abbi da Dio? E se tu lo hai avuto da lui, perché te ne glorii, come se tu l’avessi da te? Ma nella croce della tribolazione e dell’afflizione ci possiamo gloriare, però che dice l’Apostolo: “Io non mi voglio gloriare se non nella croce del nostro Signore Gesù Cristo”.
A laude di Gesù Cristo e del poverello Francesco. Amen.

Fioretti di San Francesco n° 1836 – 4292

A cui è bello accostare la
Lettera di San Giacomo 1, 2–4

“Considerate perfetta letizia, miei fratelli, quando subite ogni sorta di prove, sapendo che la prova della vostra fede produce la pazienza. E la pazienza completi l’opera sua in voi, perché siate perfetti e integri, senza mancare di nulla.”

_________________________________________

La versione che segue è attribuita allo stesso Francesco ed è quindi precedente a quella molto più conosciuta dei Fioretti che sono del 1300 ovvero dopo che erano state fatte sparire le prime leggende (parola che a quel tempo voleva dire biografie) e quando le sole Leggende che circolavano erano la Maggiore e la Minore di San Bonaventura, agiografie vere e proprie.
In questa prima versione traspare tutto il dolore di Francesco messo fuori dai suoi, è meno colorita di quella dei Fioretti ma, a mio avviso, molto più vera…forse troppo vera per essere divulgata come è quella dei Fioretti…

Della vera e Perfetta Letizia
Lo stesso fra Leonardo riferì che un giorno il beato Francesco , presso Santa Maria degli Angeli, chiamò frate Leone e gli disse: « Frate Leone, scrivi » questi rispose: « Eccomi, sono pronto ». « Scrivi- disse – quale è la vera letizia « 
« Viene un messo e dice che tutti i maestri di Parigi sono entrati nell’ordine; scrivi: Non è vera letizia. E se ti giunge ancora notizia che i miei frati sono andati tra gli infedeli e li hanno convertiti tutti alla fede, oppure che io ho ricevuto da Dio tanta grazia da sanar gli infermi e da fare molti miracoli; ebbene io ti dico: in tutte queste cose non è la vera letizia ».
« Ma quale è la vera letizia? »
« Ecco, io torno da Perugia e, a notte fonda, giungo qui, ed è inverno fangoso e così rigido che, all’estremità della tonaca, si formano dei ghiacciuoli d’acqua congelata, che mi percuotono continuamente le gambe fino a far uscire il sangue da siffatte ferite. E io tutto nel fango, nel freddo del ghiaccio, giungo alla porta e, dopo aver lungo picchiato e chiamato, viene un frate e chiede: « Chi è? ». Io rispondo: « Frate Francesco ». E quegli dice: « Vattene, non è ora decente, questa, di andare in giro, non entrerai ». E poiché io insisto ancora, l’altro risponde:
« Vattene, tu sei un semplice e un idiota, qui non ci puoi venire ormai; noi siamo tanti e tali che non abbiamo bisogno di te ».
E io sempre resto davanti la porta e dico: « Per amor di Dio, accoglietemi per questa notte ».
E quegli risponde: « Non lo farò. Vattene al luogo dei Crociferi e chiedi là ».
Ebbene, se io avrò avuto pazienza e non mi sarò conturbato, io ti dico che qui è la vera letizia e qui è la vera virtù e la salvezza dell’anima ».

Fonti francescane 

Publié dans:SAN FRANCESCO D'ASSISI |on 21 mai, 2016 |Pas de commentaires »

SAN FRANCESCO SCRITTI – SALUTO ALLE VIRTÙ

http://www.santimartiri.org/italiano/basilica/frati/francesco_scritti.html

SAN FRANCESCO SCRITTI – SALUTO ALLE VIRTÙ

[256] 1 Ave, regina sapienza,a
il Signore ti salvi
con tua sorella, la santa e pura semplicità.
Signora santa povertà,
il Signore ti salvi
con tua sorella, la santa umiltà.

3 Signora santa carità,
il Signore ti salvi
con tua sorella, la santa obbedienza.
4 Santissime virtù,
voi tutte salvi il Signore
dal quale venite e procedete.

[257] 5 Non c’è assolutamente uomo nel mondo intero,
che possa avere una sola di voi,
se prima non muore [a se stesso].
6 Chi ne ha una e le altre non offende,
tutte le possiede,
7 e chi anche una sola ne offende
non ne possiede nessuna e le offende tutte.
8 e ognuna confonde i vizi e i peccati.

[258] 9 La santa sapienza
confonde Satana e tutte le sue insidie.
10 La pura santa semplicità
confonde ogni sapienza di questo mondo
e la sapienza della carne.
11 La santa povertà
confonde la cupidigia, l’avarizia
e le preoccupazioni del secolo presente.
12 La santa umiltà
confonde la superbia
e tutti gli uomini che sono nel mondo
e similmente tutte le cose che sono nel mondo.
13 La santa carità
confonde tutte le diaboliche e carnali tentazioni
e tutti i timori carnali.
14 La santa obbedienza
confonde tutte le volontà corporali e carnali
e ogni volontà propria,
15 e tiene il suo corpo mortificato per l’obbedienza
allo spirito e per l’obbedienza al proprio fratello;
16 e allora l’uomo è suddito e sottomesso
a tutti gli uomini che sono nel mondo,
17 e non soltanto ai soli uomini,
ma anche a tutte le bestie e alle fiere,
18 così che possano fare di lui quello che vogliono
per quanto sarà loro concesso dall’alto del Signore.

Publié dans:SAN FRANCESCO D'ASSISI, SCRITTI |on 17 février, 2016 |Pas de commentaires »

SERGIO MICHILINI 1982-85, SAN FRANCESCO RICOSTRUISCE LA CHIESA DI DIO, TRITTICO MURALE … (nel link al sito potete vedere l’immagine ingrandita, praticamente a tutto schermo)

SERGIO MICHILINI 1982-85, SAN FRANCESCO RICOSTRUISCE LA CHIESA DI DIO, TRITTICO MURALE ... (nel link al sito potete vedere l'immagine ingrandita, praticamente a tutto schermo) dans MURALES 1982-1985-1o-TRITTICO-DI-SAN-FRANCESCOChiesa-del-Barrio-Riguero-Managua
Sergio Michilini 1982-85, SAN FRANCESCO RICOSTRUISCE LA CHIESA DI DIO,
Trittico murale nella Chiesa Santa Maria degli Angeli, Managua, Nicaragua,
Patrimonio Culturale Nazionale -

link immagine ingrandita:

http://www3.varesenews.it/blog/labottegadelpittore/wp-content/uploads/2011/08/1982-1985-1o-TRITTICO-DI-SAN-FRANCESCOChiesa-del-Barrio-Riguero-Managua.jpg

http://www3.varesenews.it/blog/labottegadelpittore/?p=8075

Publié dans:MURALES, SAN FRANCESCO D'ASSISI |on 3 octobre, 2015 |Pas de commentaires »

4 OTTOBRE 2014: SAN FRANCESCO D’ASSISI : PREGHIERA DI LODE E RINGRAZIAMENTO

SAN FRANCESCO D’ASSISI : PREGHIERA DI LODE E RINGRAZIAMENTO

Onnipotente, santissimo, altissimo, sommo Dio,
Padre santo e giusto,
Signore Re del cielo e della terra,
ti rendiamo grazie per il fatto stesso che tu esisti,
ed anche perché con un gesto della tua volontà,
per l’unico tuo Figlio e nello Spirito Santo,
hai creato tutte le cose visibili ed invisibili
e noi, fatti a tua immagine e somiglianza,
avevi destinato a vivere felici in un paradiso
dal quale unicamente per colpa nostra
siano stati allontanati.

E ti rendiamo grazie, perché,
come per il Figlio tuo ci creasti,
così a causa del vero e santo amore
con il quale ci hai amati,
hai fatto nascere lo stesso vero Dio e vero uomo
dalla gloriosa sempre vergine beatissima santa Maria
e hai voluto che per mezzo della croce,
del sangue e della morte di lui
noi fossimo liberati dalla schiavitù del peccato.

E ti rendiamo grazie, perché
lo stesso tuo Figlio ritornerà nella gloria
della sua maestà,
per mandare nel fuoco eterno
gli empi che non fecero penitenza
e non vollero conoscere il tuo amore
e per dire a quelli che ti conobbero,
adorarono, servirono
e si pentirono dei loro peccati.

Venite Benedetti del Padre mio:
entrate in possesso del regno
che è stato preparato per voi,
fin dalla creazione del mondo! (Mt. 25, 34).
E poiché noi, miseri e peccatori,
non siamo nemmeno degni di nominarti
ti preghiamo e ti supplichiamo,
perché il Signore nostro Gesù Cristo,
il Figlio che tu ami
e che a te basta sempre e in tutto,
per il quale hai concesso a noi cose così grandi,
insieme con lo Spirito Santo Paraclito,
ti renda grazie per ogni cosa
in modo degno e a te gradito.

E umilmente preghiamo in nome del tuo amore
la beatissima Maria sempre vergine,
i beati Michele, Gabriele, Raffaele
e tutti gli angeli,
i beati Giovanni Battista e Giovanni evangelista,
Pietro e Paolo,
i beati patriarchi, profeti, innocenti,
apostoli, evangelisti, discepoli,
martiri, confessori, vergini,
i beati Elia ed Enoc,
e tutti i santi che furono, che sono e che saranno,
perché, come essi possono fare,
rendano grazie a te,
per tutto il bene che ci hai fatto,
o sommo Dio, eterno e vivo,
con il Figlio tuo diletto,
Signore nostro Gesù Cristo
e con lo Spirito Paraclito
nei secoli dei secoli.
Amen.

Publié dans:preghiere, SAN FRANCESCO D'ASSISI |on 4 octobre, 2014 |Pas de commentaires »

San Francesco d’Assisi

San Francesco d'Assisi dans SAN FRANCESCO D'ASSISI san-franceso-2

http://www.madonnadeimartiri.it/appuntamenti.asp?archivio=yes&idnews=105

Publié dans:SAN FRANCESCO D'ASSISI, santi |on 3 octobre, 2010 |2 Commentaires »

mes envies, mes faiblesses,... |
c'est une crevette !!! |
el mondo apocalipticodramat... |
Unblog.fr | Créer un blog | Annuaire | Signaler un abus | Un coeur à toi pour toujours
| etreunevraie
| Juste pour moi car écrire c...