Archive pour novembre, 2018

Parusia

imm ciottoli e diario

Publié dans:immagini sacre |on 30 novembre, 2018 |Pas de commentaires »

I DOMENICA DI AVVENTO (ANNO C) LO STRABICO CONTA LE MELE IN UN SEME

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I DOMENICA DI AVVENTO (ANNO C) LO STRABICO CONTA LE MELE IN UN SEME

don Marco Pozza

Lo strabismo è materia attinente la vista: gli occhi non sono orientati nella medesima direzione. Mentre un occhio è intento a fissare un oggetto, l’altro è rivolto all’interno, all’esterno, in alto, in basso. Lo strabismo è un difetto, dunque nessuno augurerà a qualcuno d’essere strabico senza venir tacciato d’esser un animo cattivo. Nessuno, eccetto Uno: il Cristo dei Vangeli, l’Uomo dalla vista finissima, figlio dell’Oculista-primo, il genio degli sguardi. Di Lui, giudicandone lo sguardo, scrissero che «qualsiasi sciocco può contare i semi in una mela. Solo Dio può contare tutte le mele in un seme» (R. Schuller). Lui, esperto di occhi, a chi ama – e (chi)ama – augura di farsi strabico, per amore. E’ strabismo strano quello del Vangeli: “Guardare in alto con gli occhi in basso” pare affisso, come in un cartello, alla porta d’ingresso dei Vangeli. Dell’Avvento, lo spazio d’attesa che inizia oggi. In basso: «Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle: sulla terra angoscia di popoli in ansia». Terremoti, calamità tempeste e sfuriate di mari. In alto: «Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina». Libertà, abbracci, oceani di tenerezza. L’alto, guardando il basso: giravolte di sguardi, capriole per occhi, lo strabismo augurale dei Vangeli. Un quasi-insulto agli specialisti della vista.
Per quanto grande sia un baobab – recitano nel Madagascar – ha sempre come genitore un seme piccolo. Il piccolo, poi, certe volte impaurisce: sembra il nulla, l’inadatto, l’opposto della capacità. “E’ un caos!”, dice l’uomo quando tutto gli pare limitato, piccolo, sproporzionato. Nel caos, però, abita Dio. In qualsiasi caos l’uomo abiti, poi, quello sarà il punto di partenza per (ri)tornare a Lui. “Non aspettare Godot. Cercalo!” ha scritto qualcuno in un muro appresso alla metro di Roma. Cercalo in basso, guardando verso l’alto: «Deve esserci un processo chimico che rilascia delle sostanze benefiche nel corpo quando fai del bene al prossimo, pensai durante il viaggio di ritorno (…) Sto iniziando a vedere le cose da un altro punto di vista» (Pif, …e che Dio perdona a tutti). Occorrerà augurarsi lo strabismo perpetuo per salvarsi, dunque: di contare i semi in una mela sono capaci tutti. Di contare le mele in un seme, saranno capaci solo gli strabici. Che è la beatitudine aggiunta all’ingresso dell’Avvento: “Beati gli strabici, perché solo loro riusciranno a veder nascere il Regno di Dio”. Uno strabismo che il Vangelo raccomanda di tenere in-forma con una dieta ferrea da imporre al cuore: «Che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita». Perché è dal cuore – che è organo riproduttivo – che dipende il corretto andamento della vista: io vedo ciò che custodisco nel cuore. “E’ tutto un cesso questo mondo!” dice l’uomo che ha un cuore a forma di water. “E’ un gioiello il mondo, così com’è!” dice l’uomo il cui cuore è in festa. Il mondo è lo stesso, ciò che fa la differenza è lo sguardo che si posa sul mondo, il cuore che solletica lo sguardo a muoversi. “Non ingrassate il cuore! – suggerisce Dio – Si appesantirà lo sguardo, e il mondo vi apparirà tutto una stanchezza. Da strabici, invece, con il cuore leggero il mondo apparirà per com’è: l’abitacolo di Dio, la cui presenza innerva nella storia intera un bellissimo progetto di sviluppo. Speranza in arrivo.
Nel mondo in-giù, batte forte un germoglio del mondo di-su: «I semi sono invisibili. Dormono tutti nel segreto della terra finché a uno di loro non piglia il ghiribizzo di svegliarsi. Allora si stiracchia, fa spuntare timidamente verso il sole uno splendido, innocuo germoglio». (A. de Saint-Exupéry). Il Vangelo tradisce un’immensa fiducia nei semi: “Dimostrami che hai un seme, t’aspetterò per tutta la vita, se servirà”, bisbiglia Dio al peccatore. Degli oggetti inutili mi affascina la loro capacità d’aspettare il loro turno. Vegliano – «Vegliate in ogni momento» – e quand’è il loro turno s’alzano, scattando «davanti al Figlio dell’uomo». Strabici e senza grassi-aggiunti nel cuore: ogni Amore, quand’è tale, ha le sue esigenze.

Publié dans:OMELIE |on 30 novembre, 2018 |Pas de commentaires »

kepler 438b. – Le stelle nane rosse: piccole e fredde ma turbolente (mi sto interessando alle scienze astronomiche, è interessante (link all’articolo)

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https://www.focus.it/scienza/spazio/le-stelle-nane-rosse-piccole-e-fredde-ma-turbolente

Publié dans:SCIENZA - ASTRONOMIA |on 27 novembre, 2018 |Pas de commentaires »

Dio e il gioco (immagine a commento di Prov 8,30-31)

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Publié dans:immagini sacre |on 26 novembre, 2018 |Pas de commentaires »

SERIETÀ E BELLEZZA DEL GIOCO DAI PROFETI BIBLICI A MONTAIGNE

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SERIETÀ E BELLEZZA DEL GIOCO DAI PROFETI BIBLICI A MONTAIGNE

Il divertimento di creare

di Gianfranco Ravasi

La mia famiglia ha sempre avuto per casa almeno un gatto. È forse per questo che anch’io appartengo alla schiera di coloro che rimangono affascinati dall’eleganza ora indolente ora bizzosa e aggressiva di questo felino. Condivido, perciò, quello che scriveva più di quattro secoli fa nei suoi Saggi il grande Montaigne: « Quando gioco con la mia gatta, non riesco a sapere se è lei a divertirsi di più con me o in verità se sono io a divertirmi di più con lei ». Il divertimento autentico è, infatti, una sorta di indizio di umanità perché comprende libertà, creatività, freschezza, poesia. Il poeta tedesco Schiller nel suo trattato Sull’educazione estetica dell’uomo non esitava a scrivere che « l’uomo gioca soltanto quando è uomo nel significato più pieno del termine ed egli è interamente uomo solo quando gioca ».
In questa luce si riesce a capire perché la cosiddetta « analogia ludica » sia diventata nella teologia, non solo recente, un modello per parlare di Dio (pensiamo alla Festa dei folli di Harvey Cox o all’Homo ludens di Hugo Rahner). La stessa Bibbia non ha imbarazzo nel raffigurare la Sapienza divina creatrice come una fanciulla che sta danzando divertendosi nell’orizzonte di quel mondo che sta fiorendo dalle sue mani (Proverbi 8, 30-31). Il creare, quindi, come divertirsi: ne sanno qualcosa gli artisti. Anzi, persino Gesù si lascia catturare incuriosito dal divertimento, sia pure fallito, di un gruppo di ragazzi che giocano sulla piazza di un villaggio e che non s’accordano sul tipo di gioco da adottare: alcuni vorrebbero mimare una festa di nozze ballando al suono del flauto, altri desidererebbero invece imitare un funerale piangendo e lamentandosi (Matteo, 11, 16-17).
Dopo tutto già nell’Antico Testamento l’era messianica era vista anche attraverso il bambino che si diverte con gli animali e che, travolto dalla curiosità che accompagna il gioco, infila la manina nella buca della vipera (Isaia, 11, 8). Oppure si sognava una Gerusalemme le cui piazze « formicolavano di ragazzi e di ragazzi che giocavano divertendosi » (Zaccaria, 8, 5). La stessa rappresentazione escatologica nell’immaginario di secoli e secoli di arte ha sognato sempre un « paradiso » di festa, di musica, di danze. Un severo Lutero non era imbarazzato a descrivere la gloria celeste così: « Allora l’uomo giocherà col cielo e con la terra, giocherà col sole e con tutte le creature. E tutte le creature proveranno un piacere, un divertimento, un amore immenso e rideranno con te, Signore ». Un serioso teologo come Karl Barth non temeva di prospettarsi un paradiso ove la musica della liturgia dell’Agnello fosse solo quella di Bach, ma ai santi, ritornati nelle loro stanze celesti, fosse concesso di abbandonarsi al godimento della musica di Mozart!
Il vero divertimento non è, quindi, il semplice passatempo, il diversivo, la distrazione: è qualcosa di più profondo che coinvolge tutto l’essere in maniera sia « dionisiaca » sia « apollinea ». Se però prevale solo Dioniso, abbiamo l’abbrutimento di un certo tifo barbarico da stadio calcistico ove il divertimento può precipitare nel sadismo lugubre e macabro. Se il divertimento è inquinato da fattori estranei come l’economia, l’interesse, la moda, l’obbligo sociale del « divertirsi » a tutti i costi, allora si comprende l’ambiguità di fondo del vocabolo adottato per esprimere questa esperienza. « Divertirsi » deriva, infatti, dal latino devertere, cioè « distogliere, stornare, distrarre » ed è il contrario di « convertirsi », anzi può correre verso il tratto oscuro dello spettro semantico legato al vertere, divenendo un « pervertirsi » o un’ »eversione ». Non si dimentichi che « divorzio » deriva ugualmente da devertere.
È per questo, allora, che esiste un sospetto nei confronti del divertimento a causa della sua ambiguità che, in ultima analisi, è la stessa ambiguità della libertà umana. Così, il Qohelet, vecchio sapiente realistico di Israele, ammoniva: « Divertiti, o giovane, nella tua giovinezza, si rallegri il tuo cuore nei giorni della tua gioventù. Segui pure le vie del tuo cuore e i desideri dei tuoi occhi. Sappi, però, che su tutto questo Dio ti convocherà in giudizio » (11, 9). E un altro sapiente biblico, il Siracide, continuava: « Corri a casa e non indugiare: là divertiti e fa quello che desideri, ma non peccare! ». Di fronte a un certo « divertimento » imbastardito, stupido e volgare a cui ci sta abituando la società contemporanea soprattutto attraverso la televisione, questi moniti sono meno moralistici di quanto sembrino a prima vista. Essi potrebbero salvaguardarci dal perdere il gusto per il vero divertimento, nauseati da certi divertimenti. Avrebbe, allora, ragione Edward Bulwer-Lytton, politico e scrittore inglese dell’Ottocento, quando ci ricordava che « la vita sarebbe abbastanza divertente se non fosse per i suoi divertimenti ».

(©L’Osservatore Romano 20 agosto 2010)

 

Publié dans:Gianfranco Ravasi |on 26 novembre, 2018 |Pas de commentaires »

Cristo Re dell’Universo

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Publié dans:immagini sacre |on 23 novembre, 2018 |Pas de commentaires »

XXXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B) – CRISTO RE (25/11/2018) IL SANGUE DELL’AMORE

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XXXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B) – CRISTO RE (25/11/2018) IL SANGUE DELL’AMORE

don Mario Simula

Il trono sul quale siede Gesù è un legno di vergogna e di disprezzo. E’ ridondante di violenze e di sangue innocente. Raccoglie ogni tragedia umana, mettendola sotto lo sguardo e sopra il cuore di quel Condannato senza bellezza né splendore.
Chi crede di essere questo Maestro che mette in discussione la legge servile degli uomini? Chi vuole dominare un condannato di questa specie? A chi pretende di parlare un uomo ridotto in queste condizioni disumane, irriconoscibili, dalle sembianze di verme e non di uomo, molto simile ai morti gettati nelle fosse comuni, ai corpi sfigurati dalla fame, alle larve che trasmigrano, ai tanti senza nome, né dignità, né diritto ad esistere al contrario degli altri “che contano”?
Scenda dalla sua “altezza” e dimostri che cosa sa fare, quanto vale, come è irresistibile la sua potenza, come sono efficaci i suoi miracoli.
Eppure nessun trono è altrettanto sfolgorante e prezioso, così intensamente ambito da coloro che hanno capito i segreti dell’amore, come quello di Gesù. Su quel legno c’è il cuore di Dio che accetta il silenzio, il nascondimento, l’inesistenza, il disprezzo. Dio sa amare soltanto in questo modo.

Su quel legno c’è la nostra definitiva vittoria. Tutto verrà spazzato via di ciò che sa di presunzione umana, corrotta, ambiziosa, arrogante, sprezzante di ogni dignità e di ogni pietà.
Tutti gli altri poteri costruiti sul denaro grondante di sangue innocente, sull’orgoglio vano e passeggero, sulla volgare dilapidazione dei sentimenti, sull’illusione di poter dare ordini anche a Dio, verrà inghiottito da quel silenzio, sconvolgente e sconcertante, carico di mistero e indecifrabile.
Sono le tre del pomeriggio, ora della canicola. Eppure si fa notte su tutta la terra. Una notte cupa che ospita il pianto di coloro che nessuno consola, le lacrime che nessuno scorge, il grido degli inascoltati, le piaghe dell’umanità sofferente e ferita. Una notte in pieno giorno. Noi abbiamo la capacità e la libertà terribile di oscurare il sole, per far trionfare le tenebre. Ma sarà questione di attimi. All’alba del terzo giorno la luce inonderà la terra, come una marea travolgente e la vita prenderà il sopravvento su tutte le morti procurate dalla crudeltà e dall’indifferenza degli uomini.
Già una luce abbagliante si irradia dalla croce. Accanto al lamento doloroso come un vagito e che implora misericordia: “Ricordati di me!”, si ode il tuono di Dio, un vento impetuoso che esplode lungo i sentieri della terra, che rimbalza di montagna in montagna, che attraversa mari e oceani.
“Oggi con me sarai nel paradiso”.
Chi si unirà a quel delinquente perdonato per primo? Ogni povero, ogni ammutolito, ogni dileggiato del mondo, ogni vittima di violenza.
Si uniranno anche coloro che hanno seminato odio e tragedie? Può darsi. Se dovesse avvenire, lo faranno vestiti di cenere e di confusione, solcati di pianto e inconsolabili, per la stoltezza della loro vita.
Si credevano origine, ragione, garanzia del mondo. Padroni assoluti e incontrastati. Re di tutto e di tutti. Ora se ne vanno battendosi il petto, nella speranza che nel cuore di Dio sia rimasto un angolo di misericordia per loro, sperando che nel ricordo di Dio sia rimasta memoria del loro volto orribile per il quale risuona un assordante e disperante: “Non ti conosco!”.
Quella regalità, quel trono, quell’amore mettono in discussione anche le nostre comunità. O ci pieghiamo con umiltà, tutti, ad adorare il Signore della vergogna e della più sublime bellezza o diventeremo irriconoscibili al cuore di Dio: “Non vi conosco”. “Non conosci noi che sempre ti abbiamo pregato, che abbiamo osservato tutte le norme, che abbiamo avuto incarichi e responsabilità?”. “Ma non avete amato. Non vi conosco”. Ci offenderemo? Diremo che Dio è ingiusto? O anche noi ci batteremo il petto insieme cercandoci l’un l’altro per rendere più credibile il nostro pentimento e il nostro desiderio di intraprendere una vita nuova?

Tutti ti apparteniamo Gesù, re dal cuore incandescente. Tutti siamo stati trasferiti nel regno Tuo, Figlio dell’amore.
Gesù, Tu sei il primo e l’ultimo, il senso, la vita, l’energia, la presenza, la bellezza della giustizia e del perdono. Tu sei il primogenito di coloro che risorgono. Tu riconcili in te tutte le cose e tutti gli uomini.
Tu, col sangue amaro e prezioso della Croce, sei la pace per ogni creatura.
Ritorniamo ai tuoi piedi inchiodati alla croce. Sono come una sorgente inestinguibile che versa sangue sulle nostre miserie. Ti abbiamo disprezzato. Ti abbiamo dileggiato. Ci siamo presi gioco di Te.
E tu ci accogli, inguaribile frutto dell’amore, straripante misericordia, indicibile tenerezza, insaziabile dolcezza.
Ti chiediamo: ci accoglierai tutti? Anche tutti coloro che hanno costruito la vita sulla morte e sull’odio, sull’ingiustizia e sulla più tetra crudeltà?
Anche le nostre comunità mediocri e appannate, che cercano di riscaldarsi ai bracieri vacui delle chiusure?
Anche me, traditore quotidiano della tua bellezza?
Nel profondo del mio cuore c’è poco posto, Signore. Mi lascerai eternamente alla porta?
Gesù, Tu leggi nei miei pensieri mentre io, scrutando i tuoi occhi, mi accorgo che si velano di tristezza, perché il mio sguardo contempla altri orizzonti miopi, non i tuoi orizzonti infiniti.
Gesù, Tu ami tutti. Ami anche me. Ne sono sicuro. Io sono poco fedele. Tu sei fedele sempre.
“Gesù, ricordati di me quando sarai nel tuo regno. Non solo di me. Anche di tutti quelli che il tuo amore sa contenere e il mio scaccia, benché io sia il peggiore di tutti”. Mi dispiace, in fondo, che tu ami tutti e vuoi salvare tutti. Tuttavia, piace a Te. E dà gioia anche a me.

Publié dans:OMELIE |on 23 novembre, 2018 |Pas de commentaires »

Buonanotte… con il Signore

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Publié dans:immagini sacre |on 21 novembre, 2018 |Pas de commentaires »

21 novembre, Presentazione di Maria Vergine al Tempio

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Publié dans:immagini sacre |on 20 novembre, 2018 |Pas de commentaires »

Presentazione di Maria al tempio

https://digilander.libero.it/mariaoggi/presentazione.htm

Presentazione di Maria al tempio

Scuola del Nord (Russia) sec.XIV

Protovangelo di Giacomo

Intanto per la bambina i mesi andavano aumentando; quando ebbe due anni, Gioacchino disse: «Portiamola nel tempio al Signore per compiere la promessa da noi fatta, per paura che il Signore non ce la richiami e non risulti sgradito il nostro dono». Ma Anna rispose: «Aspettiamo il terzo anno, affinché non cerchi suo padre o sua madre». E Gioacchino disse: «Aspettiamo».
Quando la bimba ebbe tre anni, Gioacchino disse: «Invitiamo le figlie degli Ebrei, quelle senza macchia; prendano in mano, ciascuna, una lucerna, e siano (le lucerne) accese, affinché ella non si volga
indietro e il suo cuore non sia trattenuto fuori dal tempio del Signore». E cosí fecero fino a quando non furono saliti al tempio del Signore. Il sacerdote l’accolse, l’abbracciò, la benedisse ed esclamò: «Il Signore Iddio ha magnificato il tuo nome in tutte le generazioni (cf. Lc 1, 48). In te, negli ultimi giorni, il Signore manifesterà la sua salvezza ai figli di Israele». Ed egli la fece sedere sul terzo grado dell’altare ed il Signore Iddio effuse su di lei la sua grazia, ed ella si mise a danzare sui piedi e cosí fu presa a benvolere da tutta la casa di Israele.
La vita di Maria nel tempio
. E ritornarono i suoi genitori pieni di stupore, lodando e glorificando il Signore (cf. Lc 2, 20) Iddio perché la bambina non si era voltata indietro, verso di loro. Ora Maria dimorava nel tempio del Signore nutrita come una colomba ed il cibo lo riceveva dalla mano di un angelo. ..
L’icona
La scena mostra Maria condotta dai suoi genitori e accompagnata da sette vergini, nel momento in cui si avvicina al sacerdote Zaccaria, padre di Giovanni Battista… La scena si svolge all’interno del cortile del Tempio, indicato spesso da un velo rosso. Le facciate e i portici non hanno nulla in comune con un tempio orientale, richiamano invece le chiese ortodosse, soprattutto quelle della Russia e sono spesso incoronate da cupole a bulbo.
Secondo l’interpretazione di Origene, le tre parti del Tempio simbolizzano i tre gradi della vita spirituale. Nella patristica i tre libri di Salomone: Proverbi, Ecclesiaste (Qoèlet), Cantico dei cantici, ricevono questo significato, simbolizzano cioè la purificazione, l’illuminazione e l’unione con Dio.
Il cortile del Tempio rappresenta quindi il primo grado, la vita attiva dell’uomo che deve liberarsi dalle sue passioni (1′apàtheia). Gioacchino e Anna entrano con Maria in questo cortile per consegnare la loro bambina nelle mani del sacerdote. Nei loro gesti s’indovina la determinazione di offrire la figlia al servizio del Signore… Arrivano quindi solennemente in corteo, accompagnati da sette vergini con in mano lampade accese.
Anna, vera grazia divina, conduce con gioia al Tempio di Dio colei che per grazia conserva l’eterna verginità; alle giovani portatrici di lampade accese ella chiede di scortarla e le dice: «Va’, figlia mia, a colui che ti ha dato a me; sii un’offerta, un profumo di buon odore; penetra nel luogo santo, conoscine il mistero, preparati a divenire la gradita e splendida abitazione di Gesù, che concede al mondo la grazia della salvezza».
Davanti all’ingresso della seconda parte del Tempio, Zaccaria, vestito con gli abiti sacerdotali, attende il corteo. Sta in piedi sul primo gradino di una scala di quindici gradini, ricordo dei quindici salmi graduali, che porta verso il Santo dei santi. È così simbolizzato il secondo grado della vita spirituale, la visione di Dio nella creazione che incammina all’unione con Dio. Maria si avvicina a Zaccaria senza timore né esitazione, alza le sue mani verso di lui chiedendo di essere condotta all’interno del Tempio.
Il cielo si rallegra e con lui la terra, vedendo il cielo spirituale, la sola Vergine immacolata avanzare verso la casa di Dio per esservi santamente educata. Zaccaria nella sua ammirazione le dichiara: «Porta del Signore, io ti apro le porte del Tempio; nell’allegrezza tu potrai percorrerlo, perché io so e credo che già abita tra noi la liberazione d’Israele e da te nascerà il Verbo di Dio che accorda al mondo la grazia della salvezza».
Il Santo dei santi
Si vede la Vergine una seconda volta nella parte alta delle costruzioni, seduta sul gradino superiore della scala, davanti al santuario. Le porte sono chiuse perché è simbolo della visione pura di Dio, possibile soltanto nel Logos. Maria si prepara a questa visione, davanti al santuario ancora chiuso. Si tratta, infatti, di dire che sarà lei stessa quel Santo dei santi in cui Dio abiterà. Nutrita con il pane del cielo portato a lei da un angelo, crescerà per questo compito.
La Santa immacolata nello Spirito Santo è introdotta nel Santo dei santi e viene nutrita dall’angelo, lei che in verità è il santissimo tempio del nostro Dio, del Santo il quale santifica l’universo abitandolo e divinizza la natura decaduta dei mortali.
Nonostante la statura di bambina, Maria è già rappresentata come una persona adulta. Porta il maforion, il mantello di colore bruno-rosso scuro che ritroviamo su tutte le icone della Madre di Dio. Con il suo ingresso nel Tempio ella è già consacrata a colui di cui sarà madre. Non è forse la caratteristica dell’età matura il darsi totalmente e senza riserve al proprio compito?
( Lo Pseudo-Matteo precisa che Maria salì correndo i quindici gradini del santuario)
In questo giorno la Vergine immacolata è presentata al Tempio per divenire la dimora del Signore Dio e Re dell’universo e nutrice di ogni vita; in questo giorno il santuario purissimo, a tre anni di età, è portato in offerta al Santo dei santi. Per questo le diremo, come l’angelo: «Salve, o sola benedetta tra le donne».
I racconti del Protovangelo di Giacomo esercitarono la più forte influenza sull’arte e sulla liturgia della festa. Ma per descrivere la vita di Maria al Tempio egli si accontenta di qualche parola: «Vivendo come una colomba, riceveva il suo cibo dalla mano di un angelo». Un altro apocrifo, lo Pseudo-Matteo, in un’epoca in cui prosperavano i monasteri delle monache, traccia un ritratto di Maria, vergine modello per quanti si consacrano a Dio. Egli mostra come lo sviluppo dell’ascetismo ha permesso di cogliere meglio la grandezza di Maria e anche quale attrattiva ella ha esercitato in quanto Regina virginum sulle vergini cristiane. Questo ideale assomiglia a quello che sant’Atanasio aveva proposto alle vergini dell’Egitto, o a quello che sant’Ambrogio darà nei suoi scritti sulla verginità. Ma bisogna notare che né l’uno né l’altro erano a conoscenza di questo preteso soggiorno di Maria al Tempio. Ci resta da dire come questa epoca immaginava il soggiorno di Maria al Tempio e come questo quadro appariva una proiezione del presente sul passato: la vita nel Tempio è rappresentata secondo la vita monastica del tempo.
Come se ella avesse avuto trent’anni, si applicava all’orazione… Si applicava alla lavorazione della lana, e tutto quello che le donne anziane non avrebbero potuto fare, lei, in età così tenera, lo faceva. Si era imposta di dedicarsi all’orazione del mattino fino a terza; dopo terza fino a nona si occupava a tessere e a partire da nona ritornava alla preghiera e non l’abbandonava più fino all’ora in cui gli appariva l’angelo del Signore, dal quale riceveva il cibo… Infine, con le vergini di maggior età, era così ben istruita nelle lodi di Dio, che nessuna la precedeva nelle vigilie, né era più istruita nella sapienza di Dio, né più umile nell’abbassamento, né distinta nei canti di Davide… Piena di sollecitudine per le sue compagne, vegliava affinché nessuna di loro peccasse neppure con una sola parola, nessuna ridendo alzasse troppo la voce, nessuna giungesse alle ingiurie o all’orgoglio rispetto a una eguale . (Egon Sendler, Le Icone bizantine della Madre di Dio, edizioni S. Paolo)

 

Publié dans:FESTE DI MARIA |on 20 novembre, 2018 |Pas de commentaires »
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