Archive pour la catégorie 'PENTECOSTE'

MEDITAZIONE DI MONS. PIZZABALLA PER LA SOLENNITÀ DELLA PENTECOSTE 2017

https://www.lpj.org/meditazione-di-mons-pizzaballa-per-la-solennita-della-pentecoste-2017/?lang=it

MEDITAZIONE DI MONS. PIZZABALLA PER LA SOLENNITÀ DELLA PENTECOSTE 2017

(scusate se non ho potuto mettere niente sulla Pentecoste fin’ora perché sono stata male)

Pentecoste

Il brano di Vangelo che ascoltiamo oggi (Gv 20,19-23) ci riporta alla sera di Pasqua: secondo l’evangelista Giovanni, quella sera stessa Gesù appare ai suoi, che per paura si sono rinchiusi in casa, e lì subito, senza aspettare cinquanta giorni come invece riporta Luca negli Atti degli Apostoli, dona loro il suo Spirito.
La teologia di Giovanni unisce strettamente il dono dello Spirito alla Passione e alla Pasqua, come un unico grande movimento, un unico mistero di salvezza: vuole sottolineare e farci comprendere che lo Spirito sgorga dalla croce, dal costato aperto del Signore che dà la vita. Non ci può essere lo Spirito senza questo dono di sé che Gesù porta a compimento per noi sulla croce. E, d’altra parte, la Pasqua non si compie se non lì dove lo Spirito Santo è comunicato agli uomini.
Il Vangelo di Giovanni che abbiamo letto nelle domeniche del tempo pasquale ha evidenziato che il fine della Pasqua non è che Gesù risorga e che ritorni al Padre, ma che la Sua vita abiti dentro di noi, che noi siamo resi partecipi del Suo stesso modo di vivere.
Per questo Gesù, il giorno stesso della Sua risurrezione, raggiunge subito i suoi e condivide con loro la vita che ha appena ritrovato, quella che il Padre gli ha dato dentro la morte: questa vita, che è una vita vera perché è rinata dagli abissi, ora è per tutti coloro che l’accoglieranno.
Per dire che Gesù dona lo Spirito, l’evangelista Giovanni usa un termine importante e rarissimo: nel Nuovo Testamento lo troviamo solo qui. Dice allora che Gesù soffiò, alitò su di loro (Gv 20,22), anche se nel verbo greco troviamo il prefisso “in”, come a dire che non semplicemente alitò su di loro, ma in loro, dentro di loro: lo Spirito è un dono che non rimane esterno alla persona, ma che entra dentro, che diventa il respiro stesso dell’uomo.
Questo verbo, che non troviamo altrove nel Nuovo Testamento, è presente invece nell’Antico.
Ed è presente proprio all’inizio, lì dove Dio, dopo aver plasmato l’uomo con polvere del suolo, “soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente” (Gn 2,7): l’uomo, quindi, è formato da due elementi, entrambi segnati da una grande precarietà: la polvere del suolo, ovvero quella parte più delicata e meno consistente della terra, che per questo simboleggia la fragilità della sua costituzione fisica, e l’alito di vita, che indica tutto ciò che fa di un corpo inanimato una persona viva: tutto ciò che permette di respirare, che dà la possibilità di vivere.
Ebbene, come Dio soffia nelle narici di Adamo la vita naturale, perché possa vivere, così Gesù soffia nei discepoli il respiro della vita nuova, perché possano vivere da risorti: lo Spirito non è qualcosa in più, un accessorio, ma è esattamente ciò che ci fa vivere, ciò che si unisce alla nostra fragilissima condizione umana e la rende partecipe della vita di Dio.L’uomo è così una creatura chiamata a tenere insieme questi due elementi, che di per sé sarebbero lontanissimi tra di loro, come il cielo dista dalla terra.
Dunque la Pentecoste svela in modo definitivo il mistero dell’uomo: nella sera di Pasqua, attraverso il soffio di Gesù, Dio non solo ci rende nuova creatura, ma una creatura che vive della vita stessa di Dio, qualcuno chiamato a tenere insieme la vita naturale e quella divina, la carne e lo Spirito, la terra e il cielo. Solo allora l’uomo è compiuto.
Non solo. Ma un altro elemento viene ad illuminare questo compimento di creazione che la Pentecoste realizza: nel racconto di Genesi l’opera di Dio riguarda l’uomo, il primo uomo, il singolo. Nella Pentecoste vi è qualcosa di diverso: la sera di Pasqua Gesù dona lo Spirito ai discepoli riuniti insieme, e li ricrea come comunità di fratelli. Nasce la Chiesa.
L’opera dello Spirito, infatti, non è quella di creare dei singoli perfetti, per quanto santi possano essere. L’opera dello Spirito è un evento di comunione, crea una fraternità, compone le differenze, rende possibile l’unità. In altre parole è all’origine della Chiesa.
La vita nuova dello Spirito è una vita non più vissuta nella solitaria ricerca del proprio compimento, ma nell’incontro con il fratello con il quale la vita è condivisa: non può essere vissuta se non è a propria volta comunicata, condivisa, donata, perché questa stessa vita, in se stessa, non è altro che dono. Se la tratteniamo e se la si possediamo, si spegne lo Spirito e si ritorna nella morte
Per questo, strettamente legato al dono dello Spirito c’è il dono di perdonare i peccati (Gv 20, 23) ovvero la capacità di non lasciare che il male sopraffagga l’uomo, distruggendo le sue relazioni: gli apostoli, pieni di Spirito Santo, sono inviati a fare la stessa cosa che hanno visto in Gesù, cioè a portare la vita lì dove c’è la morte. È questo lo Spirito che hanno ricevuto.
Se lo Spirito Santo è una vita rinata dalla morte, il modo migliore per condividerlo sarà quello di annunciare il perdono a chi vive nella morte, nel peccato, perché tutti possano vivere.

+ Pierbattista

Publié dans:PENTECOSTE |on 12 juin, 2019 |Pas de commentaires »

VITA LITURGICA: ALLE ORIGINI DELLA PENTECOSTE

http://www.donbosco-torino.it/ita/Kairos/Vita%20Spirituale/06-07/005-Origini_Pentecoste.html

VITA LITURGICA: ALLE ORIGINI DELLA PENTECOSTE

VITA LITURGICA: ALLE ORIGINI DELLA PENTECOSTE dans PENTECOSTE 05-Pentecoste

Genesi della festa

Presso gli Ebrei la festa della Pentecoste era inizialmente una gioiosa festa agricola chiamata “festa della mietitura” (Es 23,16) o “festa dei primi frutti” (Nm 28,26). Si celebrava il cinquantesimo giorno dopo la Pasqua e indicava l’inizio della mietitura del grano.
In altri passi era detta anche “festa dello Shavuot, delle Settimane” (Es 34, 22; Dt 16,10; 2Cr 8,13), poiché cadeva sette settimane dopo la Pasqua. Le sette settimane corrispondono al periodo dell’Omer, un periodo di lutto, memoria delle disgrazie accadute al popolo di Israele che terminava con la festa di Lag Ba Omer. Nella lingua greca, utilizzata dagli Ebrei che non abitavano in Palestina, la festa dello Shavuot veniva tradotta con la parola greca Pentecoste che significa appunto 50ª giornata. Il termine Pentecoste, riferendosi alla “festa delle Settimane”, è citato in Tobia 2,1 e 2 Maccabei, 12,31-32.

Un nuovo senso alla festa

Se lo scopo primitivo di questa festa era il ringraziamento a Dio per i frutti della terra, terminati i tempi biblici originari, gli Ebrei, a poco a poco le diedero un significato nuovo. Nel giorno di Pentecoste s’iniziò a commemorare il dono della Legge sul Sinai. Questo giorno, descritto come «il giorno del dono della Legge» (Maimonide More Neb., III, 41) richiedeva che gli Ebrei passassero la vigilia della festa leggendo la Legge. Per gli Israeliti della diaspora questa festa poteva durare anche due giorni a causa dell’incertezza con cui calcolavano in che giorno iniziasse il nuovo mese nella terra d’Israele.
In ogni caso, la Pentecoste era una delle tre festività, dette Shalosh regalim, feste del pellegrinaggio a Gerusalemme.
La festa comportava infatti un pellegrinaggio di tutti gli uomini a Gerusalemme, l’astensione totale da qualsiasi lavoro, un’adunanza sacra (‘asereth o ‘asartha) e particolari sacrifici. L’offerta sacrificale consisteva in due forme di pane lievitato prodotto con due decimi di efa (pari a circa 8 chili), oppure farina prodotta con il nuovo grano (Lv 23,17; Es 24,22). Il pane lievitato però non poteva essere posto sopra l’altare dei sacrifici (Lv 2,11) ed era solamente presentato (cioè «sollevato»); un pane veniva poi dato al Sommo Sacerdote, mentre l’altro veniva diviso tra gli altri sacerdoti ma dovevano mangiarlo dentro i sacri recinti.

La prima Pentecoste cristiana
Come per la Pasqua, un gran numero di Ebrei provenienti da tutte le parti del mondo raggiungevano Gerusalemme per partecipare alla festa. Ed è in questo contesto che si colloca la prima Pentecoste cristiana in cui si celebra la discesa dello Spirito Santo che raduna nella Chiesa tutti i popoli. L’azione dello Spirito si contrappone alla babele dei popoli prodotta dalla superbia e dall’orgoglio umano. Nella Chiesa, per puro dono divino, l’uomo ritrova l’unità in se stesso e con gli altri. Il Risorto, che vive nell’uomo che lo accoglie, ricompone nell’armonia la dispersione causata dal peccato e pone nella storia il segno della creazione nuova che riprende il suo dominio sulla dissoluzione introdotta dall’antica disobbedienza.
Lo Spirito Santo con la sua discesa sugli Apostoli e Maria ha completato l’opera dell’Incarnazione di Dio: al momento della sua prima discesa, lo Spirito Santo aveva compiuto nella santa Vergine l’Incarnazione del Verbo, permettendo che il Verbo divenisse, nel suo corpo, il Dio-Uomo, per esserlo nell’eternità. Al momento della sua seconda discesa, durante la Pentecoste, lo Spirito Santo discende per dimorare nel suo corpo che è la Chiesa.
Maria è presente poiché è l’unica che possa certificare la presenza e l’azione dello Spirito, in quanto lei è la sola che ne ha già fatto esperienza, avendo, per opera di Spirito Santo, generato al mondo il Verbo consostanziale al Padre.
Gli Apostoli sono rivestiti di Spirito Santo e annunciano al mondo quel Verbo eterno, crocifisso e risorto che Maria ha generato nella carne. Essi proclamano, lei convalida. Loro annunciano, a lei è stato annunciato. Essi diffondo la Parola di Vita, lei ha dato vita alla Parola.

05-San_Pietro_predica dans PENTECOSTE

Una perenne Pentecoste
Tra i due avvenimenti dell’Incarnazione e della Pentecoste si svolge tutta l’economia salvifica, una e indivisibile: lo Spirito Santo discende sull’intero corpo della Chiesa per dimorarvi completamente nella vita ecclesiale. Come nel corpo dell’uomo niente può esistervi senza l’anima, così nel corpo della Chiesa niente potrebbe avere esistenza senza lo Spirito Santo che è l’anima della Chiesa. In verità, la Chiesa si trova costantemente nel «giorno dello Spirito Santo»: lo Spirito Santo è infatti perennemente presente in essa, in quanto forza vivificante e immortale, ed è Lui a discendere continuamente sui cristiani: esso discende attraverso i Sacramenti, attraverso la preghiera come attraverso ogni sospiro di nostalgia per Cristo.
Nel giorno della Pentecoste, lo Spirito scende per restare. Egli è il Dono divino per eccellenza, e come ogni dono del Padre non può venir ritirato poiché Dio è fedele. Per questo, permanentemente Egli risiede nella Chiesa e viene continuamente manifestato dai segni che pongono nel mondo i successori di coloro sui quali Egli per primo discese. È lo Spirito che consente il trasmettersi dei segni certi della salvezza. È lo Spirito che obbliga i discepoli del Risorto a comunicare questi segni dell’amore invincibile di Dio. Per questa ragione i segni dello Spirito sono trasmissibili nei secoli di generazione in generazione. Ed è ancora lo Spirito che mediante questi segni guida i discepoli del Risorto verso la Verità tutta intera, verità che è la Vita eterna dell’uomo.
Con la Pentecoste s’apre il tempo della santificazione dell’uomo che mediante l’azione vivificante dello Spirito viene reso conforme a Cristo lo Sposo-Vittoria sulla morte.
Lo Spirito riveste di Sé l’uomo, ma non per Sé. Lo offre a Cristo affinché compiendo in lui il Suo trionfo immortale, lo renda, per partecipazione gratuita ed infinita, figlio in Lui che è il Figlio consostanziale al Padre.
Come dopo la santificazione, lo Spirito non aveva trattenuto l’uomo ma l’aveva donato al Verbo perché lo cristificasse, così il Cristo non trattiene per sé l’uomo che ha amato fino a dare la Sua vita per lui, ma lo offre al Padre di ogni gloria e di ogni onore, perché lo abbracci con il suo amore, lo rivesta del vestito nuovo della dignità filiale e gli metta al dito l’anello dell’eterno potere della vita che finalmente ha sconfitto l’avversario, quello vero, l’unico: la morte.
La santificazione dell’uomo avviene quando lo Spirito attua, nel tempo della Storia, la chiamata dell’uomo alla pienezza della sua realizzazione. È Lui che seduce l’uomo con la sua Grazia, instilla in lui la nostalgia della bellezza, per lui fa squillare la tromba della conversione affinché destandosi dal sonno del peccato si allontani dalla via della morte e, prenda coscienza dell’unicità del suo essere e della sua dignità creaturale.
La cristificazione si compie quando l’uomo attratto dalla bontà del Verbo si siede alla mensa nuziale dove Cristo si offre in cibo perché l’uomo da mortale diventi immortale.
Con la definitiva offerta dell’uomo al Padre realizzata da Cristo, si compie la trinitarizzazione dell’uomo che investito dallo splendore della gloria può solo esclamare: Che cos’è l’uomo perché ti ricordi di lui?

Lorenzo Villar

IMMAGINI:
1 Pentecoste, Jean Restout, (1732), Musée du Louvre, Parigi. / La Pentecoste è il giorno in cui si riversa nella prima comunità dei credenti la Verità dello Spirito di Dio che rimarrà con essa lungo tutto il corso della storia.
2 Predicazione di San Pietro, Masolino da Panicale (1426), Santa Maria del Carmine, Firenze. / È lo Spirito Santo che ha dato agli Apostoli il coraggio di predicare e di porre sempre Gesù al primo posto nella loro vita.

Publié dans:PENTECOSTE |on 13 mai, 2016 |Pas de commentaires »

mes envies, mes faiblesses,... |
c'est une crevette !!! |
el mondo apocalipticodramat... |
Unblog.fr | Créer un blog | Annuaire | Signaler un abus | Un coeur à toi pour toujours
| etreunevraie
| Juste pour moi car écrire c...