Archive pour août, 2018

Mc 7,1-8.14-15.21-23

imm la mia e diario - Copia

Publié dans:immagini sacre |on 31 août, 2018 |Pas de commentaires »

XXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – MEGLIO «SPORCARSI LE MANI»… DI CARITÀ

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XXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – MEGLIO «SPORCARSI LE MANI»… DI CARITÀ

Vito Calella

Essere puri ci cuore è profondamente diverso dal dimostrare agli altri di essere puritani, con atteggiamenti esteriori di pratiche ossessive di preghiere rituali e preoccupazione di non «sporcarsi le mani» con persone diverse da noi perché “macchiate” di miseria materiale e morale. L’atteggiamento farisaico della separazione da tutto ciò che rende impuro può diventare una modalità di comportamento anche di credenti praticanti come riteniamo esserlo noi, che frequentiamo la comunità cristiana, andiamo a messa tutte le domeniche, facciamo buon viso davanti a tutti, magari sentendoci migliori di tanti altri, persi in situazioni cosiddette “incasinate”.
Nessuno di noi è immunizzato dalla radice del male che abita dentro il nostro cuore, cioè nel mondo interiore della nostra coscienza dotata di libertà di scelta, a servizio del nostro “io”. Gesù è chiaro: ciascuno di noi è un potenziale “prostituto”, assassino, adultero, sregolato, malvagio, ingannatore, sporco nelle intenzioni e nelle azioni che può mettere in atto contro gli altri, invidioso, calunniatore con l’arma della sua lingua, superbo, stolto. La radice diabolica del male abita nel cuore dell’uomo fin dalla sua giovinezza, fin da quando può esercitare la sua facoltà di scegliere tra il fare il bene e il fare il male. Le parole di Gesù sono un’avvertenza già denunciata nel libro di Genesi: «Non tornerò più a maledire il suolo a causa dell’uomo, perché il disegno del cuore umano è malvagio fin dall’adolescenza» (Gn 8, 21a). Le parole di Gesù ci richiamano alle opere della carne, denunciate dalla Parola di Dio mediante l’apostolo Paolo, che avverte: «Le opere proprie della carne (cioè della nostra condizione umana), sono manifeste: fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria, magia, inimicizie, lite, gelosia, ire, ambizioni, discordie, divisioni, invidie, ubriachezze, orge e opere simili a queste» (Gl 5, 19-21). Rivolgendosi a Caino, Dio dice anche a ciascuno di noi: «Se agisci bene, non dovresti forse tenerlo alto? Ma se non agisci bene, il peccato è accovacciato alla tua porta; verso di te è il suo istinto, e tu lo dominerai» (Gn 4,7).
Quale rimedio per vigilare e dominare questo brutto animale accovacciato alla porta del nostro cuore, cioè il male, possibile a scatenarsi dal di dentro di noi stessi? È il dono della Parola di Dio. Sia la prima lettura, del Deuteronomio, sia la seconda lettura, dalla lettera di Giacomo, ci danno questa risposta: «Ascolta le leggi e le norme che io vi insegno, perché le mettiate in pratica, perché viviate ed entriate in possesso del paese che il Signore Dio dei vostri padri, sta per darvi [...] Li metterete in pratica perché quella sarà la vostra saggezza e la vostra intelligenza agli occhi dei popoli» (Dt 4, 1.6a) «Fratelli miei carissimi, ogni buon regalo ed ogni dono perfetto viene dall’alto e discende dal Padre della luce. [...] Di sua volontà egli ci ha generati con una parola di verità, perché noi fossimo come una primizia delle sue creature. Accogliete con docilità la parola che è stata seminata in voi e che può salvare le vostre anime. Siate di quelli che mettono in pratica la parola, e non soltanto ascoltatori, illudendo voi stessi» (Gc 1, 17a.18.21-22).
Ma non basta la buona volontà. I farisei erano scrupolosi nell’osservanza delle leggi, ma in nome della loro esclusiva buona volontà avevano manipolato il dono della Parola di Dio facendolo diventare tradizione di uomini. Avevano interpretato e applicato alla maniera puramente umana i precetti e le norme della Sacra Scrittura creando un sistema di separazione e di discriminazione tra buoni e cattivi, puri e impuri. Erano diventati manipolatori della Parola di Dio e non veri custodi, pur di non «sporcarsi le mani» con vere e proprie opere di carità, di giustizia e di misericordia, soprattutto verso i più poveri, verso gli ammalati, i sofferenti, addirittura giudicati da loro come esclusi e castigati da Dio stesso. I loro riti esteriori nascondevano la loro ipocrisia e ben gli stava la critica di Gesù, citando il profeta Isaia: «Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano essi mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini» (Mc 7, 6-7 = Is 29,13).
Il dono della Parola seminata nei nostri cuori sia vivificato dalla luce e dalla forza dello Spirito Santo, che «viene in ausilio delle nostre debolezze» (Rm 8, 26). L’azione dello Spirito Santo in noi, produce il frutto dell’ «amore, gioia, pace, generosità, bontà, benevolenza, fiducia, mitezza e dominio di sé» (Gl 5, 22-23). Accogliere con docilità la parola seminata in noi significa svuotamento delle nostre pretese di autosufficienza, per far spazio all’azione dello Spirito Santo in noi. Allora si, potremo dire: «Meglio “sporcarsi le mani”» di carità, perché «la religione pura e senza macchia davanti a Dio nostro Padre è questa: soccorrere gli orfani e le vedove nelle loro afflizioni e conservarsi puri di cuore» (Gc 1, 27). Illuminati e guidati dallo Spirito Santo, e non dalla nostra esclusiva buona volontà, agiremo con giustizia e parleremo lealmente senza calunniare con la lingua, non faremo danno al nostro prossimo, non presteremo denaro con usura, né accetteremo doni contro l’innocente. Saremo saldi per sempre agendo in questo modo.

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Isaia 40,11

imm diario Isaia 40, 11

Publié dans:immagini sacre |on 30 août, 2018 |Pas de commentaires »

PAPA FRANCESCO – UDIENZA 7.12.16 – 1. “Consolate, consolate il mio popolo…” (Isaia (40,1-2.3-5).

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PAPA FRANCESCO – UDIENZA 7.12.16 – 1. “Consolate, consolate il mio popolo…” (Isaia (40,1-2.3-5).

Il Papa ha tenuto stamane l’udienza generale nell’Aula consolationPaolo VI iniziando un nuovo ciclo di catechesi dedicato al tema della speranza cristiana.

LA SPERANZA CRISTIANA
07/12/2016

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Iniziamo oggi una nuova serie di catechesi, sul tema della speranza cristiana. E’ molto importante, perché la speranza non delude. L’ottimismo delude, la speranza no! Ne abbiamo tanto bisogno, in questi tempi che appaiono oscuri, in cui a volte ci sentiamo smarriti davanti al male e alla violenza che ci circondano, davanti al dolore di tanti nostri fratelli. Ci vuole la speranza! Ci sentiamo smarriti e anche un po’ scoraggiati, perché ci troviamo impotenti e ci sembra che questo buio non debba mai finire.
Ma non bisogna lasciare che la speranza ci abbandoni, perché Dio con il suo amore cammina con noi. “Io spero, perché Dio è accanto a me”: questo possiamo dirlo tutti noi. Ognuno di noi può dire: “Io spero, ho speranza, perché Dio cammina con me”. Cammina e mi porta per mano. Dio non ci lascia soli. Il Signore Gesù ha vinto il male e ci ha aperto la strada della vita.
E allora, in particolare in questo tempo di Avvento, che è il tempo dell’attesa, in cui ci prepariamo ad accogliere ancora una volta il mistero consolante dell’Incarnazione e la luce del Natale, è importante riflettere sulla speranza. Lasciamoci insegnare dal Signore cosa vuol dire sperare. Ascoltiamo quindi le parole della Sacra Scrittura, iniziando con il profeta Isaia, il grande profeta dell’Avvento, il grande messaggero della speranza.

Nella seconda parte del suo libro, Isaia si rivolge al popolo con un annuncio di consolazione:

«Consolate, consolate il mio popolo – dice il vostro Dio.
Parlate al cuore di Gerusalemme
e gridatele che la sua tribolazione è compiuta,
la sua colpa è scontata […]».
Una voce grida:
«Nel deserto preparate la via al Signore,
spianate nella steppa la strada per il nostro Dio.
Ogni valle sia innalzata,
ogni monte e ogni colle siano abbassati;
il terreno accidentato si trasformi in piano
e quello scosceso in vallata.
Allora si rivelerà la gloria del Signore
e tutti gli uomini insieme la vedranno,
perché la bocca del Signore ha parlato» (40,1-2.3-5).

Dio Padre consola suscitando consolatori, a cui chiede di rincuorare il popolo, i suoi figli, annunciando che è finita la tribolazione, è finito il dolore, e il peccato è stato perdonato. È questo che guarisce il cuore afflitto e spaventato. Perciò il profeta chiede di preparare la via al Signore, aprendosi ai suoi doni e alla sua salvezza.
La consolazione, per il popolo, comincia con la possibilità di camminare sulla via di Dio, una via nuova, raddrizzata e percorribile, una via da approntare nel deserto, così da poterlo attraversare e ritornare in patria. Perché il popolo a cui il profeta si rivolge stava vivendo la tragedia dell’esilio a Babilonia, e adesso invece si sente dire che potrà tornare nella sua terra, attraverso una strada resa comoda e larga, senza valli e montagne che rendono faticoso il cammino, una strada spianata nel deserto. Preparare quella strada vuol dire dunque preparare un cammino di salvezza e di liberazione da ogni ostacolo e inciampo.
L’esilio era stato un momento drammatico nella storia di Israele, quando il popolo aveva perso tutto. Il popolo aveva perso la patria, la libertà, la dignità, e anche la fiducia in Dio. Si sentiva abbandonato e senza speranza. Invece, ecco l’appello del profeta che riapre il cuore alla fede. Il deserto è un luogo in cui è difficile vivere, ma proprio lì ora si potrà camminare per tornare non solo in patria, ma tornare a Dio, e tornare a sperare e sorridere. Quando noi siamo nel buio, nelle difficoltà non viene il sorriso, ed è proprio la speranza che ci insegna a sorridere per trovare quella strada che conduce a Dio. Una delle prime cose che accadano alle persone che si staccano da Dio è che sono persone senza sorriso. Forse sono capaci di fare una grande risata, ne fanno una dietro l’altra, una battuta, una risata … ma manca il sorriso! Il sorriso lo dà soltanto la speranza: è il sorriso della speranza di trovare Dio.
La vita è spesso un deserto, è difficile camminare dentro la vita, ma se ci affidiamo a Dio può diventare bella e larga come un’autostrada. Basta non perdere mai la speranza, basta continuare a credere, sempre, nonostante tutto. Quando noi ci troviamo davanti ad un bambino, forse possiamo avere tanti problemi e tante difficoltà, ma ci viene da dentro il sorriso, perché ci troviamo davanti alla speranza: un bambino è una speranza! E così dobbiamo saper vedere nella vita il cammino della speranza che ci porta a trovare Dio, Dio che si è fatto Bambino per noi. E ci farà sorridere, ci darà tutto!
Proprio queste parole di Isaia vengono poi usate da Giovanni il Battista nella sua predicazione che invitava alla conversione. Diceva così: «Voce di uno che grida nel deserto: preparate la via del Signore» (Mt 3,3). È una voce che grida dove sembra che nessuno possa ascoltare – ma chi può ascoltare nel deserto? – che grida nello smarrimento dovuto alla crisi di fede. Noi non possiamo negare che il mondo di oggi è in crisi di fede. Si dice “Io credo in Dio, sono cristiano” – “Io sono di quella religione…”. Ma la tua vita è ben lontana dall’essere cristiano; è ben lontana da Dio! La religione, la fede è caduta in una espressione: “Io credo?” – “Sì!”. Ma qui si tratta di tornare a Dio, convertire il cuore a Dio e andare per questa strada per trovarlo. Lui ci aspetta. Questa è la predicazione di Giovanni Battista: preparare. Preparare l’incontro con questo Bambino che ci ridonerà il sorriso. Gli Israeliti, quando il Battista annuncia la venuta di Gesù, è come se fossero ancora in esilio, perché sono sotto la dominazione romana, che li rende stranieri nella loro stessa patria, governati da occupanti potenti che decidono delle loro vite. Ma la vera storia non è quella fatta dai potenti, bensì quella fatta da Dio insieme con i suoi piccoli. La vera storia – quella che rimarrà nell’eternità – è quella che scrive Dio con i suoi piccoli: Dio con Maria, Dio con Gesù, Dio con Giuseppe, Dio con i piccoli. Quei piccoli e semplici che troviamo intorno a Gesù che nasce: Zaccaria ed Elisabetta, anziani e segnati dalla sterilità, Maria, giovane ragazza vergine promessa sposa a Giuseppe, i pastori, che erano disprezzati e non contavano nulla. Sono i piccoli, resi grandi dalla loro fede, i piccoli che sanno continuare a sperare. E la speranza è la virtù dei piccoli. I grandi, i soddisfatti non conoscono la speranza; non sanno cosa sia.
Sono loro i piccoli con Dio, con Gesù che trasformano il deserto dell’esilio, della solitudine disperata, della sofferenza, in una strada piana su cui camminare per andare incontro alla gloria del Signore. E arriviamo al dunque: lasciamoci insegnare la speranza. Attendiamo fiduciosi la venuta del Signore, e qualunque sia il deserto delle nostre vite – ognuno sa in quale deserto cammina – diventerà un giardino fiorito. La speranza non delude!

Padova, la cappella degli Scrovegni (link all’immagine ingrandita)

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Publié dans:immagini sacre |on 29 août, 2018 |Pas de commentaires »

Il colore blu nelle icone

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Il colore blu nelle icone

E’ in ogni cultura simbolo del cielo, la dimora di Dio. È un colore profondo, simbolo della incomprensibilità di Dio, immagine di spiritualità e trascendenza. Questo colore è usato per rappresentare il centro della mandorla della Trasfigurazione. E’ attributo canonico della divinità di Gesù Cristo per questo è utilizzato per il manto del Pantokrátor (himátion), associato alla tunica rossa segno della sua umanità e anche nelle vesti della Vergine (chitón). Anche alcuni Apostoli hanno le loro vesti in questo colore. Trasmette un senso di profondità e calma, dà l’illusione di un mondo irreale, leggero. Nella pittura murale, il blu veniva usato generalmente per gli sfondi, con lo stesso valore simbolico che aveva l’oro nelle tavole. Cennino Cennini testimonia quale fosse la considerazione per il blu: “Azzurro oltramarino si è un colore nobile, bello, perfettissimo oltre a tutti i colori (…). Ma perché dipingere lo splendore luminoso con un pigmento scuro? Quando Cristo appare nella gloria splendente a Saulo questo resta accecato per tre giorni. Quando Mosè parla con Dio sul monte Sinai, non può guardare la Sua gloria radiosa senza ripararsi gli occhi. Cioè gli esseri umani non possono entrare alla presenza di Dio e conoscere la sua essenza che resta avvolta nel mistero, come nelle tenebre. I blu più utilizzati erano: Lazurite: chiamata anche oltremare è un minerale diffuso ma costoso che si trova comunemente in combinazione con altri minerali nel lapislazzuli. Lapislazzuli (cioè Lapis azul) significa « roccia blu » ed è un blu brillante con riflessi violacei o verdastri. Azzurrite: questo blu meno caro (ma non certo a buon mercato) era ricavato dal minerale estratto in particolare in Kazakhstan e negli Urali, ed era già usato dai Romani (Plinio lo chiamava « Lapis armenius »). Macinata molto finemente, infatti, l’azzurrite produce una tonalità di celeste pallido. Per ottenere una tonalità più scura bisogna macinarla in modo più grossolano; questo rende il pigmento difficile da applicare ma il risultato può essere molto bello perché ogni granello riluce come un microscopico gioiello. Altra fonte di azzurro era l’indaco utilizzato in genere per tingere le stoffe. Ha un tono verdastro o nerastro, non molto gradevole, che migliora se mischiato col bianco. Per ottenere dall’indaco un azzurro gradevole si usava marmo bianco macinato «messo in letame molto caldo per un giorno e una notte» e poi si mescolava con la schiuma che risultava dalla tintura dei panni. Pigmenti come azzurrite e lasurite erano molto costosi: sono stati sostituiti nelle icone con il verde in modo che questo ha acquisito lo stesso peso semantico.

Publié dans:ICONE (le) |on 29 août, 2018 |Pas de commentaires »

Statua di Sant’Agostino, Cosenza

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Publié dans:immagini sacre |on 28 août, 2018 |Pas de commentaires »

28 AGOSTO SANT’AGOSTINO – LE CONFESSIONI DI S.AGOSTINO

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28 AGOSTO SANT’AGOSTINO – LE CONFESSIONI DI S.AGOSTINO

Pubblicato il 3 maggio 2012

Le Confessioni di S.Agostino sono un scritto autobiografico di grande intensità, che continua ad avere, nonostante i suoi 16 secoli, un grande fascino e provoca profonde riflessioni..
Si tratta proprio di una vera e propria confessione rivolta a Dio, nella quale chiede perdono dei suoi errori e, nello stesso tempo, esprime una lode e una invocazione della grande misericordia divina.
Nella prima parte, quella più ricca di esperienza di vita, si rivivono i suoi sentimenti e le emozioni che hanno trascorso la sua esistenza.
E’ una grande opera che ha accompagnato tutta contemplazione mistica del medioevo.
Dalle Confessioni hanno attinto moltissimi maestri di spirito cristiani e non cristiani.
L’insegnamento prevalente che tutti hanno percepito è la necessità ineluttabile di combattere ed eliminare in se stessi ogni legame con il mondo dei sensi per rivolgersi alla spiritualità, fonte di verità e di gioia.
La questione centrale del libro è il mistero dell’uomo, perché al centro delle attenzioni di Dio, secondo Agostino, c’è la salvezza integrale dell’uomo in tutta la sua dignità.
Di questa lettura imponente e interessante mi ha colpito in modo particolare la prima parte dove Agostino racconta se stesso e le sue debolezze.
Ciò mi ha fatto comprendere come gli errori, i peccati, gli sbagli e le sconfitte, che sempre accompagnano la nostra vita, possono diventare una occasione di vittoria e di cambiamento.

Desiderio sensuale
Ecco alcune sue espressioni riguardo alla sue passioni.
“Niente mi deliziava quanto amare ed essere amato. Ma non ne mantenevo la misura, da anima ad anima, il luminoso limite dell’amicizia. Come una nebbia saliva dal limo del desiderio sensuale e dagli umori della pubertà e mi oscurava, mi offuscava il cuore, fino a che il chiaro cielo dell’affetto si confondeva alla foschia dell’erotismo. E tutt’e due m’accendevano dentro un solo incendio e cacciavano allo sbaraglio improvviso delle passioni quella malcerta età e la sprofondavano in un pozzo di vergogna. La tua collera era cresciuta sopra di me, e non me ne accorgevo. Mi lasciavo assordare dallo stridore di catena della mia mortalità, pena per l’orgoglio dell’anima, e andavo via più lontano da te che mi lasciavi andare, ed ero agitato e traboccante e colavo fuori ribollendo di voglie, e tu tacevi. Mia tardiva allegrezza! Tacevi allora, e io lontano da te sempre più mi perdevo in mille e mille sterili semi di dolori, superbo nell’abiezione e nella fatica inquieto.”

Vagabondo
Nel suo modo di esprimersi racconta il vagabondare nel fango delle debolezze.
“Erano questi i miei compagni di vagabondaggio per le piazze di Babilonia: e io mi rotolavo in quel fango come fosse un balsamo o un profumo prezioso. E per incollarmi ancora più tenacemente al suo ombelico mi cavalcava l’avversario invisibile e mi seduceva – e facilmente mi lasciavo sedurre. Perché perfino lei che era già fuggita dal centro di Babilonia, e però si attardava ancora alla sua periferia, dico la madre della mia carne, mi aveva sì raccomandato il pudore, ma poi non si preoccupava abbastanza della cosa che da suo marito era venuta a sapere di me: e se non poteva eliminarla tagliando nel vivo, arginarla nei limiti di un affetto coniugale le pareva fin d’allora devastante e pericoloso per il mio futuro. Non se ne preoccupò perché temeva che l’impaccio di una moglie potesse frustrare le mie speranze. Non la speranza della vita futura, che mia madre riponeva in te, ma quelle degli studi letterari, che entrambi i genitori erano troppo desiderosi di vedermi portare a compimento: lui, perché su di te non nutriva alcun pensiero o quasi, e su di me solo pensieri fatui; lei, perché riteneva che l’educazione letteraria tradizionale non solo non sarebbe stata un ostacolo, ma anzi in qualche misura un aiuto, nel mio cammino verso di te. Questa è almeno la congettura che posso avanzare, in questo tentativo di richiamare alla mente il carattere dei miei genitori. E mi allentavano anche le briglie ai divertimenti, ben oltre il tenore di una severità moderata, fino a dare via libera a tutta la varietà delle mie passioni. E su tutte le cose gravava una foschia che mi precludeva il cielo sereno della tua verità, mio Dio. E come dal grasso mi spuntava l’occhio della malignità.

Attrazione verso il bello
Per Agostino il fascino del bello accende il suo desiderio.
“I corpi belli, l’oro e l’argento e tutte le cose colpiscono per l’aspetto visibile; nel tatto ciò che conta di più è la proporzione, e a ciascuno degli altri sensi corrisponde un particolare aspetto dei corpi. Anche il prestigio temporale e il potere e il prevalere hanno un loro pregio, da cui nasce anche la voglia di vendetta: tuttavia nel perseguire tutti questi beni non c’è bisogno di uscire da te, Signore, né di trasgredire la tua legge. E la vita che viviamo qui ha un suo fascino, dovuto a una certa misura di dignità e di accordo con tutte queste bellezze inferiori. E anche l’amicizia degli uomini è dolce nel suo caro nodo che stringe molte anime in una. Per tutte queste cose, o altre del genere, si commette peccato soltanto se una immoderata inclinazione verso di esse induce ad abbandonare per loro, che sono beni infimi, i migliori o i supremi. Cioè te, nostro Signore e Dio, e la tua verità e la tua legge. Anche le cose più basse hanno le loro attrattive, ma non come il mio Dio che di tutte è l’autore, perché in lui trova il suo piacere il giusto, ed è lui la delizia dei puri di cuore.”

Trovare in Dio la risposta
In una famosa frase Agostino ci ricorda come “il cuore è inquieto finché non riposa in Dio”.
Dunque nella spiritualità e nella fede il grande autore trova la soluzione ai grandi perché della vita.
“Dov’eri allora, e quanto eri lontano? E io vagavo lontano da te, respinto perfino dalle ghiande dei porci, che di ghiande nutrivo. Già: quant’eran meglio le favole dei letterati e dei poeti di quelle trappole! I versi e la poesia e il volo di Medea servono certo più dei cinque elementi variamente cucinati per i cinque antri delle tenebre, che non hanno nemmeno un’ombra di esistenza e uccidono chi ci crede. Perché da versi e poesia io traggo anche un vero nutrimento: ma se cantavo il volo di Medea non pretendevo di asserirlo, e se lo udivo cantare non ci credevo: a quelle fantasie invece credetti. E guai a me! Quanti gradini ho disceso verso il fondo dell’inferno, affannato e riarso dalla carestia del vero, al tempo in cui, Dio mio – io lo confesso a te che allora fosti indulgente, quando non ti confessavo ancora – ti cercavo con gli occhi della carne. Non con l’intelligenza della mente, per cui tu m’hai voluto superiore alle bestie. Ma tu m’eri più interno del mio intimo stesso, e superiore al sommo di me stesso. Su quella via incontrai la donna sfrontata e sprovveduta, l’allegoria di Salomone che siede alla porta di casa e va dicendo: il pane nascosto è più buono, più dolce è l’acqua rubata. Costei mi sedusse, perché mi trovò allo scoperto, insediato nell’occhio della carne, a ruminare quello che attraverso di lui avevo divorato.”

Conclusione
Nel complesso quindi un opera di grande valore che ricorda come il cambiamento la conversione significa nascere di nuovo, non snaturarsi né diminuirsi.
Un profeta del nostro tempo Primo Mazzolari, scriveva che Agostino è entrato nella dimensione spirituale e nella fede “col suo intelletto pieno di audacia. “ Così continuava nella sua riflessione:
“Non è un intelligenza mortificata quella di Agostino, il convertito …
Vi entra con il suo cuore sensibilissimo, delicatissimo, vibrante.
In questa capacità di simpatia e di trascinamento cordiale è il segreto della sua enorme e perenne influenza.”

Ho trovato quindi in questa opera veramente un uomo che racconta se stesso con umiltà e grande carisma.

Publié dans:Papa Benedetto, SANT'AGOSTINO |on 28 août, 2018 |Pas de commentaires »

Epitaffio di Santa Monica nella Chiesa di Sant’Aurea ad Ostia antica (su un sito in inglese ho trovato la scritta in latino ed altre notizie, vi metto il link)

Frammento-epitaffio-Santa-Monica-a-Ostia-Antica

 

HIC POSVIT CINERES GENETRIX CASTISSIMA PROLIS
AVGVSTINE TVI(s) ALTERA LUX MERITI(s)
QVI SERVANS PACIS CAELESTIA IVRA SACERDOS
COMMISSOS POPVLOS MORIBVS INSTITVIS
GLORIA VOS MAIOR GESTORVM LAVDE CORONAT
VIRTVTVM MATER FELICIOR SVBOLE

non riesco ad aprire il link in inglese, vi metto un collegamento ad un sito in italiano, molte foto:

https://www.lamoneta.it/topic/162248-monnica-madre-di-agostino-d%E2%80%99ippona/

Publié dans:immagini e testi |on 27 août, 2018 |Pas de commentaires »

Santa Monica e Sant’Agostino ad Ostia

imm diario  e ciott liostia - Copia

Publié dans:immagini sacre |on 27 août, 2018 |Pas de commentaires »
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