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TEOLOGIA DEI PADRI- LA BELLEZZA DELLA CREAZIONE 1. – Le meraviglie della creazione

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TEOLOGIA DEI PADRI- LA BELLEZZA DELLA CREAZIONE

1. – Le meraviglie della creazione

Contempla la primavera e ogni genere di fiori, tutti così eguali eppure così diversi: il rosso della rosa, il bianco candido del giglio.
Chi mai li crea così distinti, dalla stessa pioggia e dalla stessa terra?
Osserva quanta precisione: uno stesso legno d’albero, ora si dischiude in una chioma ombrosa, ora produce molteplici frutti; e uno solo ne è l’artefice.
Di una sola vite, una parte si brucia, un’altra fiorisce, una terza si ricopre di foglie, un’altra ancora di viticci, una quarta, infine, si trasforma in uva.
Ammira anche il grosso anello di nodi della canna, come l’ha fatto il Creatore.
Da una sola terra provengono i serpenti, le fiere, i giumenti, la legna, i cibi commestibili, l’oro, l’argento, il rame, il ferro, la pietra.
Unica è la sostanza dell’acqua; eppure da essa provengono le razze dei pesci e degli uccelli: gli uni fatti per nuotare nelle acque, gli altri per volare nel cielo.
Questo è il mare grande e spazioso ove risiedono rettili senza numero ( Sal 104,25 ).
Chi potrebbe descrivere la bellezza dei pesci che vi vivono?
Chi, la grandezza dei cetacei e le caratteristiche degli anfibi che abitano sulla terra asciutta come nelle acque?
Chi potrebbe parlare della profondità e dell’estensione del mare o della poderosa violenza delle sue onde, quando si levano in alto?
Esso, tuttavia, è rimasto fermo nei suoi limiti, secondo il comando di colui che disse: Fin qui giungerai e non oltre; in te stesso le tue onde si deporranno con furia ( Gb 38,11 ).
E il mare, dal canto suo, rende chiara testimonianza di quest’ordine ricevuto: ritirandosi con le sue onde, descrive una visibile linea sulla spiaggia, come per dimostrare a chi guarda di non aver oltrepassato i limiti impostigli.
Chi può sapere come sono fatti gli uccelli dell’aria?
Alcuni di essi muovono la lingua esperta nel cantare, altri hanno le penne multicolori, altri ancora, come lo sparviero, sono capaci, mentre volano, di restare immobili nel vuoto: infatti, per volontà di Dio, lo sparviero sta immobile con le ali distese, guardando verso le regioni del sud ( Gb 39,26 ).
Chi fra gli uomini può guardare l’aquila quando si leva in alto ( Gb 39,27 )?
Se dunque il più sciocco degli uccelli si sottrae alla tua vista, una volta levatosi in alto, come vuoi comprendere il Creatore di tutte le cose?
Quale persona conosce i nomi di tutte le fiere?
Oppure, chi potrebbe esaminare la fisiologia di ciascuna di esse?
E allora, se non conosciamo neppure i nomi delle fiere, come possiamo comprendere il loro Creatore?
Uno solo fu il comando di Dio, quando disse: La terra produca le bestie selvagge e i giumenti e i rettili, secondo la loro specie ( Gen 1,24 ).
Fu così che le diverse razze di animali, con un solo ordine, da una sola origine, vennero alla luce: la mitissima pecora, il leone carnivoro e molti altri animali che sembrano imitare, in diversi modi, i diversi caratteri umani: la volpe, ad esempio, esprime l’astuzia maliziosa degli uomini; il serpente, ricorda gli amici che feriscono con veleni; il cavallo che nitrisce rammenta la sensualità degli adolescenti ( Ger 5,8 ); la laboriosissima formica stimola il neghittoso e il pigro: infatti, quando un giovane vive oziosamente, la Scrittura, rimproverandolo, lo esorta a prendere esempio dagli animali: O pigro, va’ dalla formica e imitala e, osservando le sue vie, diventa ancor più sapiente di quella ( Pr 6,6 ).
Vedendola, infatti, mettere da parte i cibi al momento opportuno, imitala, facendo tesoro dei frutti delle opere buone per i secoli che verranno.
E ancora: Avvicinati all’ape e impara quanto sia operosa ( Pr 6,8 ).
Come quella, infatti, volando intorno a fiori d’ogni genere, raccoglie il miele che serve a te; allo stesso modo anche tu, percorrendo le divine Scritture, afferra la tua salvezza.
Quando ti sarai saziato di esse, esclamerai: Com’è soave al mio gusto la tua parola!
É più dolce del miele e del favo alla mia bocca ( Sal 119,103 ).
Allora il Creatore non è ancora più degno di essere glorificato?
Infatti, anche se tu non conosci come siano fatti tutti gli esseri, ciò vuol forse dire che le creature siano inutili?
Puoi conoscere le qualità di tutte le piante?
O puoi forse discernere tutti i benefici che derivano da ogni animale?
Dal veleno di vipera si preparano antidoti per la salute degli uomini.
Mi dirai che il serpente è orrendo.
Temi il Signore, ed esso non potrà nuocerti.
Lo scorpione può pungerti; temi il Signore e non ti pungerà.
Il leone è affamato di sangue.
Temi il Signore e, come un tempo accadde a Daniele ( Dn 6,18 ), si accovaccerà accanto a te.
D’altronde, c’è da meravigliarsi per la potenza di questi animali.
Osserva lo scorpione, ad esempio, che possiede le sue armi nei pungiglioni, altri hanno la forza riposta nei denti; altri ancora combattono con le unghie; per il basilisco, invece, la potenza è nello sguardo.
Dalla varietà della creazione, dunque, puoi renderti in qualche modo conto della grandezza del Creatore.
Ma, forse, tu non conosci queste cose; forse non t’importa nulla della natura che ti circonda.

Cirillo di Gerusalemme, Catechesi battesimale, 9,10-15

Publié dans:Padri della Chiesa |on 21 novembre, 2019 |Pas de commentaires »

GRANDIOSITÀ E BELLEZZA DELLA LUCE – BASILIO IL GRANDE, ESAMERONE, 2,7

http://www.vatican.va/spirit/documents/spirit_20021231_basilio_it.html

GRANDIOSITÀ E BELLEZZA DELLA LUCE – BASILIO IL GRANDE, ESAMERONE, 2,7

« E Dio disse: «Sia la luce» (Gen 1,3)! La prima parola di Dio creò la luce, dissipò le tenebre, allontanò la tristezza, illuminò il cosmo, rivestì ogni cosa di un aspetto gradevole e giocondo.
Apparve, infatti anche il cielo, prima nascosto nelle tenebre; apparve la sua bellezza, tanto grande come anche adesso gli occhi possono testimoniare. L’aria stessa brillava, o meglio tratteneva in sé tutta la luce, inviandone grandiose inondazioni per tutta la sua estensione. Attraverso l’aria, infatti, la luce giunse, in alto, sino all’etere e al cielo; in latitudine, illuminò tutte le regioni del mondo: da quella boreale a quella australe, dall’oriente all’occidente; tutto nel breve spazio di un momento.
L’atmosfera, infatti, è così sottile e trasparente che la luce, per attraversarla non ha bisogno di alcun intervallo di tempo. Come il nostro sguardo percepisce immediatamente gli oggetti sui quali si posa, con altrettanta rapidità, in un tempo che nessuno potrebbe immaginarsi più breve, l’atmosfera accoglie dappertutto i raggi della luce.
Dopo l’apparizione della luce, anche il cielo divenne più giocondo e le acque più limpide, non soltanto accogliendo la luce, ma anche riflettendola in ogni punto con innumerevoli scintillii.
La parola divina donò ad ogni cosa un aspetto bellissimo e piacevolissimo. Come coloro che, immergendosi, versano dell’olio in fondo all’acqua, per rischiarare quel punto; allo stesso modo il Creatore, non appena ebbe parlato, subito recò al mondo la grazia della luce.
«Sia la luce». E il comando era subito attuato, così fu creato qualcosa di cui la mente umana non può immaginare nulla di più giocondo e di più bello.
Quando poi parliamo della voce o della parola o del comando di Dio, non intendiamo affermare che la parola divina costituisca un suono emesso attraverso le corde vocali né una quantità d’aria regolata dalla lingua; riteniamo, invece, che, in modo più comprensibile per coloro che vengono istruiti, essa rappresenti l’impulso della volontà divina, significato sotto la forma del comando.
E Dio vide che la luce era bella (Gen 1,4). Quali lodi potremmo noi mai pronunciare, che siano degne della luce, dal momento che il Creatore stesso l’ha riconosciuta bella fin dal principio? »

 

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