Archive pour septembre, 2008

ho cercato la foto di un bel gatto, di un micio, di un gattino, ci sono stata più di mezz’ora, erano tutti belli!!!!

ho cercato la foto di un bel gatto, di un micio, di un gattino, ci sono stata più di mezz'ora, erano tutti belli!!!! dans gatti foto_gatti_309

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Publié dans:gatti |on 27 septembre, 2008 |2 Commentaires »

Il gatto: le origini di questo spettacolo della natura

dal sito: 

http://www.cyberdogsmagazine.com/STORIAGATTO.htm

IL GATTO

le origini di questo spettacolo della natura

La storia e’ un insieme di date e avvenimenti che,spesso, hanno cambiato le sorti del mondo, ma un elemento costante nella storia del mondo e’ stato il gatto.

I primi esemplari felini risalgono ai tempi degli Egizi per i quali il gatto era un animale sacro, apprezzato come cacciatore di topi e serpenti. Le più antiche testimonianze risalgono al 2130 a.C. quando la capitale dell’Egitto era la città di Bubasti famosa per il culto dei gatti sacri. Dipinti raffiguranti gatti simili agli odierni Abissini e Egyptian Mau si possono trovare facilmente in Egitto e nei paesi dell’area mediorientale. Quando il gatto di casa moriva gli egiziani si rasavano i capelli e le sopracciglia in segno di lutto e chi usava violenza a un gatto veniva trattato alla stessa stregua di un comune delinquente.Famosa e’ la raffigurazione della dea Bastet, ritratta con sembianze di gatta. Un altro popolo, i Romani, aveva presso di sé un gatto a pelo corto che, al seguito delle legioni, si e’ diffuso in tutta Europa dando origine all’Europeo. Scriveva l’imperatore romano Cesare Augusto « La mia gatta dal pelo lungo e dagli occhi gialli, intima amica della mia vecchiaia… » Attraverso mille viaggi e traversie umane e feline si arriva intorno al 1500 quando l’esploratore Pietro Della Valle porta in Europa i primi gatti a pelo lungo, originari dell’Asia Minore dove erano conosciuti e apprezzati da molto tempo.Questi gatti dal mantello candido divennero subito oggetto di desiderio di nobili e re e furono i progenitori del Persiano e dell’Angora-Turco che giungono a noi oggi attraverso la selezione degli allevatori.Tra l’VIII e l’XI secolo i Vichinghi, nel pieno della loro espansione, diffusero il Norvegese delle Foreste, che viaggiava con loro sulle navi per liberare le stive dai topi.Questo gattone dal pelo semilungo e dall’espressione selvaggia come i suoi padroni e’ diventato il gatto nazionale scandinavo, al punto che gli allevatori norvegesi e svedesi lo esportano poco volentieri nel resto del mondo.Intorno all’anno mille i Templari portarono in Europa il Certosino, quieto gattone dall’affascinante manto blu, affidandolo ai monaci che lo allevarono nei loro monasteri per preservare le preziose miniature e i manoscritti dai topi. Dalla quiete dei monasteri ai fasti della popolarità il Certosino ha corso il rischio di essere estinto alla fine della seconda guerra mondiale e soltanto il lavoro di pochi appassionati allevatori francesi ce lo ha restituito in tutta la sua quieta bellezza.Nel periodo buio dell’Inquisizione, dal 1200 al 1600, il gatto fu considerato l’incarnazione del demonio a causa della sua indole fuggevole e misteriosa e perseguitato insieme alle donne che venivano considerate streghe anche solo per praticare l’arte della medicina e dello studio.Chi si accompagnava ad un gatto veniva bollato come portatore di maleficio e nella notte di San Giovanni nelle piazze venivano bruciati vivi centinaia di gatti rinchiusi in ceste insieme alle donne accusate di stregoneria.Favoriti dalla quasi totale scomparsa dei gatti i topi presero a proliferare e ben presto, grazie anche alle condizioni igieniche precarie e alle pulci che si accompagnavano ai ratti, scoppiarono tremende epidemie.Il flagello della peste nelle principali città europee e soprattutto in Milano e’ stato ampiamente illustrato dal Manzoni nei suoi celeberrimi Promessi Sposi.Una razza di origini molto antiche e misteriose e’ il Sacro di Birmania,che viveva nella quiete mistica dei monasteri birmani insieme ai monaci dalle vesti arancioni. Il 1800 vede grandi cambiamenti, anche per quello che riguarda i felini che si riscattano da secoli di persecuzioni. In questo secolo si inizia ad apprezzare il gatto come animale da compagnia, anche per la sua bellezza. Risale al 1871 la prima esposizione felina che si svolse al Cristal Palace di Londra e che vide per la prima volta sulla scena europea razze come il British, gatto nazionale inglese discendente dal gatto Europeo portato in Inghilterra dagli antichi romani, il Siamese,importato dall’Oriente e amato per le sue punte colorate e i suoi occhi blu che oggi riconosciamo come Thai o Siamese vecchio tipo e il Maine Coon, il gigante d’America,gatto nazionale americano e signore dei boschi d’oltre oceano.Selezionato nel suo paese d’origine da molti anni si dice che il Maine Coon, uno dei più grossi gatti domestici,discenda dai gatti della regina Maria Antonietta abbandonati dal Marchese di Lafayette sulle coste del nuovo mondo che, incrociandosi con i gatti semi selvatici locali hanno dato origine al Maine Coon.Sempre dall’Inghilterra arrivano nel novecento lo Scottish Fold, dalle orecchie piegate all’ingiù’ e dall’espressione tenera e accattivante, il Devon Rex dalle grandi orecchie a pipistrello e dal cortissimo pelo arricciato che ha ispirato Carlo Rambaldi, il papà di E.T. e l’ elegante Cornish Rex, considerato il levriero tra i gatti per la sua linea esile e filiforme con il pelo corto, fine e ondulato come il velluto.Oggi ci sono moltissime razze feline, alcune sono più conosciute e altre lo sono di meno; tra i gatti rari possiamo annoverare l’American Curl, un bel gatto robusto a pelo semilungo con le caratteristiche orecchie piegate all’indietro a sfiorare il cranio.Altra razza giovane e rara e’ il Ragdoll, affascinante gatto point dagli occhi blu e dalla particolare caratteristica di abbandonarsi tra le braccia del padrone come la bambola di pezza da cui prende il nome.Antico ma di recente selezione e’ il Blu di Russia, compagno degli zar e ugualmente antico e’ il Gatto di Ceylon, razza riconosciuta grazie al lavoro di un italiano,il dottor Paolo Pellegatta che ci ha portato da Ceylon, dove nacque Budda, questa perla rara. Un discorso a parte merita l’Exotic, versione a pelo corto del più antico Persiano.Del cugino in abito lungo questo gatto ha copiato tutte le caratteristiche morfologiche tranne che la lunghezza del pelo. L’exotic infatti ha il pelo corto, differente da tutti gli altri peli corti delle altre razze e mantiene inalterati nell’espressione quei segnali infantili che lo rendono simile ad un eterno cucciolo e scatenano negli estimatori di questa razza una sorta di istinto di protezione, come si farebbe con un bambino.Razze antiche come il mondo, razze moderne e razze create dall’uomo con incroci,come per esempio Bengal e Tonkinese,ma nella societa’ di oggi sempre più spesso si associa la donna al gatto.Nel mondo moderno le donne hanno un ruolo sempre più incisivo che hanno conquistato con fatica, donna e gatto hanno dovuto lottare allo stesso modo per ricevere il giusto riconoscimento dalla società, ma in ogni caso i nostri amici gatti restano una parte importante della vita di tutti.

Chi ha la fortuna di avere un compagno felino con il quale dividere la vita sa quanto e’ bello avere un amico che ci riconosce come suo pari e come tale ci tratta, con condiscendenza, a volte con un pizzico di insolenza magari,ma non c’e’ sensazione più rilassante e tranquillizzante di accarezzare una morbida pelliccia al suono rassicurante di sonore fusa.

dal sito MICIMIAO

Publié dans:gatti |on 27 septembre, 2008 |Pas de commentaires »

vorrei trovami lì, in mezzo al campo, alla raccolta, dei mirtilli rossi, forse mi sentirei più vicina a Dio

vorrei trovami lì, in mezzo al campo, alla raccolta, dei mirtilli rossi, forse mi sentirei più vicina a Dio dans cose belle k4418-6

Cranberry raccolto nel New Jersey.

(cranberry credo siano i mirtilli)

Photo by Keith Weller. Foto di Keith Weller.

http://209.85.135.104/translate_c?hl=it&u=http://www.ars.usda.gov/is/graphics/photos/cropsimages.new.htm&usg=ALkJrhjPIP4Jz9w6PMgpYgrDBETckvXo_Q

Publié dans:cose belle, passi nel cielo |on 27 septembre, 2008 |2 Commentaires »

per la serie « immagini osé », non sono carini carini?

per la serie

http://files.kavefish.com/pictures/collections/animals_in_love

Publié dans:immagini osé |on 22 septembre, 2008 |Pas de commentaires »

San Gennaro

San Gennaro dans immagini sacre

http://santiebeati.it

Publié dans:immagini sacre |on 19 septembre, 2008 |Pas de commentaires »

conoscete la storia di San Gennaro? chi non è di Napoli forse poco, come me…

dal sito:

San Gennaro Vescovo e martire

19 settembre – Memoria Facoltativa

Napoli? III sec. – Pozzuoli, 19 settembre 305

Gennaro era nato a Napoli, nella seconda metà del III secolo, e fu eletto vescovo di Benevento, dove svolse il suo apostolato, amato dalla comunità cristiana e rispettato anche dai pagani. Nel contesto delle persecuzioni di Diocleziano si inserisce la storia del suo martirio. Egli conosceva il diacono Sosso (o Sossio) che guidava la comunità cristiana di Miseno e che fu incarcerato dal giudice Dragonio, proconsole della Campania. Gennaro saputo dell’arresto di Sosso, volle recarsi insieme a due compagni, Festo e Desiderio a portargli il suo conforto in carcere. Dragonio informato della sua presenza e intromissione, fece arrestare anche loro tre, provocando le proteste di Procolo, diacono di Pozzuoli e di due fedeli cristiani della stessa città, Eutiche ed Acuzio. Anche questi tre furono arrestati e condannati insieme agli altri a morire nell’anfiteatro, ancora oggi esistente, per essere sbranati dagli orsi. Ma durante i preparativi il proconsole Dragonio, si accorse che il popolo dimostrava simpatia verso i prigionieri e quindi prevedendo disordini durante i cosiddetti giochi, cambiò decisione e il 19 settembre del 305 fece decapitare i prigionieri. (Avvenire)

Patronato: Napoli

Etimologia: Gennaro = nato nel mese di gennaio, dal latino

Emblema: Bastone pastorale, Palma

Martirologio Romano: San Gennaro, vescovo di Benevento e martire, che in tempo di persecuzione contro la fede, a Pozzuoli vicino a Napoli subì il martirio per Cristo.

Fra i santi dell’antichità è certamente uno dei più venerati dai fedeli e se poi consideriamo che questi fedeli, sono primariamente napoletani, si può comprendere per la nota estemporaneità e focosa fede che li distingue, perché il suo culto, travalicando i secoli, sia giunto intatto fino a noi, accompagnato periodicamente dal misterioso prodigio della liquefazione del suo sangue, che tanto attira i napoletani.
Prima di tutto il suo nome diffuso in Campania e anche nel Sud Italia, risale al latino ‘Ianuarius’ derivato da ‘Ianus’ (Giano) il dio bifronte delle chiavi del cielo, dell’inizio dell’anno e del passaggio delle porte e delle case.
Il nome era in genere attribuito ai bambini nati nel mese di gennaio “Ianuarius”, undicesimo mese dell’anno secondo il calendario romano, ma il primo dopo la riforma del II secolo d.C.
Gennaro appartenne alla gens Ianuaria, perché Ianuarius che significa “consacrato al dio Ianus” non era il suo nome, che non ci è pervenuto, ma il gentilizio corrispondente al nostro cognome.
Vi sono ben sette antichi ‘Atti’, ‘Passio’, ‘Vitae’, che parlano di Gennaro, fra i più celebri gli “Atti Bolognesi” e gli “Atti Vaticani”. Da questi documenti si apprende che Gennaro nato a Napoli? nella seconda metà del III secolo, fu eletto vescovo di Benevento, dove svolse il suo apostolato, amato dalla comunità cristiana e rispettato anche dai pagani per la cura, che impiegava nelle opere di carità a tutti indistintamente; si era nel primo periodo dell’impero di Diocleziano (243-313), il quale permise ai cristiani di occupare anche posti di prestigio e una certa libertà di culto.
Nella sua vecchiaia però, sotto la pressione del suo cesare Galerio (293), firmò ben tre editti contro i cristiani, provocando una delle più feroci persecuzioni, colpendo la Chiesa nei suoi membri e nei suoi averi per impedirle di soccorrere i poveri e spezzare così il favore popolare.
E in questo contesto s’inserisce la storia del martirio di Gennaro; egli conosceva il diacono Sosso (o Sossio) che guidava la comunità cristiana di Miseno, importante porto romano sulla costa occidentale del litorale flegreo; Sosso fu incarcerato dal giudice Dragonio, proconsole della Campania, per le funzioni religiose che quotidianamente venivano celebrate nonostante i divieti.
In quel periodo il vescovo di Benevento Gennaro, accompagnato dal diacono Festo e dal lettore Desiderio, si trovavano a Pozzuoli in incognito, visto il gran numero di pagani che si recavano nella vicinissima Cuma ad ascoltare gli oracoli della Sibilla Cumana e aveva ricevuto di nascosto anche qualche visita del diacono di Miseno (località tutte vicinissime tra loro).
Gennaro saputo dell’arresto di Sosso, volle recarsi insieme ai suoi due compagni Festo e Desiderio a portargli il suo conforto in carcere e anche con alcuni scritti, per esortarlo insieme agli altri cristiani prigionieri a resistere nella fede.
Il giudice Dragonio informato della sua presenza e intromissione, fece arrestare anche loro tre, provocando le proteste di Procolo, diacono di Pozzuoli e di due fedeli cristiani della stessa città, Eutiche ed Acuzio.
Anche questi tre furono arrestati e condannati insieme agli altri a morire nell’anfiteatro, ancora oggi esistente, per essere sbranati dagli orsi, in un pubblico spettacolo. Ma durante i preparativi il proconsole Dragonio, si accorse che il popolo dimostrava simpatia verso i prigionieri e quindi prevedendo disordini durante i cosiddetti giochi, cambiò decisione e il 19 settembre del 305 fece decapitare i prigionieri cristiani nel Foro di Vulcano, presso la celebre Solfatara di Pozzuoli.
Si racconta che una donna di nome Eusebia riuscì a raccogliere in due ampolle (i cosiddetti lacrimatoi) parte del sangue del vescovo e conservarlo con molta venerazione; era usanza dei cristiani dell’epoca di cercare di raccogliere corpi o parte di corpi, abiti, ecc. per poter poi venerarli come reliquie dei loro martiri.
I cristiani di Pozzuoli, nottetempo seppellirono i corpi dei martiri nell’agro Marciano presso la Solfatara; si presume che s. Gennaro avesse sui 35 anni, come pure giovani, erano i suoi compagni di martirio. Oltre un secolo dopo, nel 431 (13 aprile) si trasportarono le reliquie del solo s. Gennaro da Pozzuoli nelle catacombe di Capodimonte a Napoli, dette poi “Catacombe di S. Gennaro”, per volontà dal vescovo di Napoli, s. Giovanni I e sistemate vicino a quelle di s. Agrippino vescovo.
Le reliquie degli altri sei martiri, hanno una storia a parte per le loro traslazioni, ma in maggioranza ebbero culto e spostamento nelle loro zone di origine.
Durante il trasporto delle reliquie di s. Gennaro a Napoli, la suddetta Eusebia o altra donna, alla quale le aveva affidate prima di morire, consegnò al vescovo le due ampolline contenenti il sangue del martire; a ricordo delle tappe della solenne traslazione vennero erette due cappelle: S. Gennariello al Vomero e San Gennaro ad Antignano.
Il culto per il santo vescovo si diffuse fortemente con il trascorrere del tempo, per cui fu necessario l’ampliamento della catacomba. Affreschi, iscrizioni, mosaici e dipinti, rinvenuti nel cimitero sotterraneo, dimostrano che il culto del martire era vivo sin dal V secolo, tanto è vero che molti cristiani volevano essere seppelliti accanto a lui e le loro tombe erano ornate di sue immagini.
Va notato che già nel V secolo il martire Gennaro era considerato ‘santo’ secondo l’antica usanza ecclesiastica, canonizzazione poi confermata da papa Sisto V nel 1586. La tomba divenne come già detto, meta di continui pellegrinaggi per i grandi prodigi che gli venivano attribuiti; nel 472 ad esempio, in occasione di una violenta eruzione del Vesuvio, i napoletani accorsero in massa nella catacomba per chiedere la sua intercessione, iniziando così l’abitudine ad invocarlo nei terremoti e nelle eruzioni, e mentre aumentava il culto per s. Gennaro, diminuiva man mano quello per s. Agrippino vescovo, fino allora patrono della città di Napoli; dal 472 s. Gennaro cominciò ad assumere il rango di patrono principale della città.
Durante un’altra eruzione nel 512, fu lo stesso vescovo di Napoli, s. Stefano I, ad iniziare le preghiere propiziatorie; dopo fece costruire in suo onore, accanto alla basilica costantiniana di S. Restituta (prima cattedrale di Napoli), una chiesa detta Stefania, sulla quale verso la fine del secolo XIII, venne eretto il Duomo; riponendo nella cripta il cranio e la teca con le ampolle del sangue.
Questa provvidenziale decisione, preservò le suddette reliquie, dal furto operato dal longobardo Sicone, che durante l’assedio di Napoli dell’831, penetrò nelle catacombe, allora fuori della cinta muraria della città, asportando le altre ossa del santo che furono portate a Benevento, sede del ducato longobardo.
Le ossa restarono in questa città fino al 1156, quando vennero traslate nel santuario di Montevergine (AV), dove rimasero per tre secoli, addirittura se ne perdettero le tracce, finché durante alcuni scavi effettuati nel 1480, casualmente furono ritrovate sotto l’altare maggiore, insieme a quelle di altri santi, ma ben individuate da una lamina di piombo con il nome.
Il 13 gennaio 1492, dopo interminabili discussioni e trattative con i monaci dell’abbazia verginiana, le ossa furono riportate a Napoli nel succorpo del Duomo ed unite al capo ed alle ampolle. Intanto le ossa del cranio erano state sistemate in un preziosissimo busto d’argento, opera di tre orafi provenzali, dono di Carlo II d’Angiò nel 1305, al Duomo di Napoli.
Successivamente nel 1646 il busto d’argento con il cranio e le ormai famose ampolline col sangue, furono poste nella nuova artistica Cappella del Tesoro, ricca di capolavori d’arte d’ogni genere. Le ampolle erano state incastonate in una teca preziosa fatta realizzare da Roberto d’Angiò, in un periodo imprecisato del suo lungo regno (1309-1343).
La teca assunse l’aspetto attuale nel XVII secolo, racchiuse fra due vetri circolari di circa dodici centimetri di diametro, vi sono le due ampolline, una più grande di forma ellittica schiacciata, ripiena per circa il 60% di sangue e quella più piccola cilindrica con solo alcune macchie rosso-brunastre sulle pareti; la liquefazione del sangue avviene solo in quella più grande.
Le altre reliquie poste in un’antica anfora, sono rimaste nella cripta del Duomo, su cui s’innalza l’abside e l’altare maggiore della grande Cattedrale. San Gennaro è conosciuto in tutto il mondo, grazie anche al culto esportato insieme ai tantissimi emigranti napoletani, suoi fedeli, non solo per i suoi prodigiosi interventi nel bloccare le calamità naturali, purtroppo ricorrenti che colpivano Napoli, come pestilenze, terremoti e le numerose eruzioni del vulcano Vesuvio, croce e vanto di tutto il Golfo di Napoli; ma anche per il famoso prodigio della liquefazione del sangue contenuto nelle antiche ampolle, completamente sigillate e custodite in una nicchia chiusa con porte d’argento, situata dietro l’altare principale, della già menzionata Cappella del Tesoro.
Il Tesoro è oggi custodito in un caveau di una banca, essendo ingente e preziosissimo, quale testimonianza dei doni fatti al santo patrono da sovrani, nobili e quanti altri abbiano ricevuto grazie per sua intercessione, o alla loro persona e famiglia o alla città stessa.
Le chiavi della nicchia, sono conservate dalla Deputazione del Tesoro di S. Gennaro, da secoli composta da nobili e illustri personaggi napoletani con a capo il sindaco della città. Il miracolo della liquefazione del sangue, che è opportuno dire non è un’esclusiva del santo vescovo, ma anche di altri santi e in altre città, ma che a Napoli ha assunto una valenza incredibile, secondo un antico documento, è avvenuto per la prima volta nel lontano 17 agosto 1389; non è escluso, perché non documentato, che sia avvenuto anche in precedenza.
Detto prodigio avviene da allora tre volte l’anno; nel primo sabato di maggio, in cui il busto ornato di preziosissimi paramenti vescovili e il reliquiario con la teca e le ampolle, vengono portati in processione, insieme ai busti d’argento dei numerosi santi compatroni di Napoli, anch’essi esposti nella suddetta Cappella del Tesoro, dal Duomo alla Basilica di S. Chiara, in ricordo della prima traslazione da Pozzuoli a Napoli, e qui dopo le rituali preghiere, avviene la liquefazione del sangue raggrumito; la seconda avviene il 19 settembre, ricorrenza della decapitazione, una volta avveniva nella Cappella del Tesoro, ma per il gran numero di fedeli, il busto e le reliquie sono oggi esposte sull’altare maggiore del Duomo, dove anche qui dopo ripetute preghiere, con la presenza del cardinale arcivescovo, autorità civili e fedeli, avviene il prodigio tra il tripudio generale.
Avvenuta la liquefazione la teca sorretta dall’arcivescovo, viene mostrata quasi capovolgendola ai fedeli e al bacio dei più vicini; il sangue rimane sciolto per tutta l’ottava successiva e i fedeli sono ammessi a vedere da vicini la teca e baciarla con un prelato che la muove per far constatare la liquidità, dopo gli otto giorni viene di nuovo riposta nella nicchia e chiusa a chiave.
Una terza liquefazione avviene il 16 dicembre “festa del patrocinio di s. Gennaro”, in memoria della disastrosa eruzione del Vesuvio nel 1631, bloccata dopo le invocazioni al santo. Il prodigio così puntuale, non è sempre avvenuto, esiste un diario dei Canonici del Duomo che riporta nei secoli, anche le volte che il sangue non si è sciolto, oppure con ore e giorni di ritardo, oppure a volte è stato trovato già liquefatto quando sono state aperte le porte argentee per prelevare le ampolle; il miracolo a volte è avvenuto al di fuori delle date solite, per eventi straordinari.
Il popolo napoletano nei secoli ha voluto vedere nella velocità del prodigio, un auspicio positivo per il futuro della città, mentre una sua assenza o un prolungato ritardo è visto come fatto negativo per possibili calamità da venire. La catechesi costante degli ultimi arcivescovi di Napoli, ha convinto la maggioranza dei fedeli, che anche la mancanza del prodigio o il ritardo vanno vissuti con serenità e intensificazione semmai di una vita più cristiana.
Del resto questo “miracolo ballerino”, imprevedibile, è stato oggetto di profondi studi scientifici, l’ultimo nel 1988, con i quali usando l’esame spettroscopico, non potendosi aprire le ampolline sigillate da tanti secoli, si è potuto stabilire la presenza nel liquido di emoglobina, dunque sangue.
La liquefazione del sangue è innegabile e spiegazioni scientifiche finora non se ne sono trovate, come tutte le ipotesi contrarie formulate nei secoli, non sono mai state provate. È singolare il fatto, che a Pozzuoli, contemporaneamente al miracolo che avviene a Napoli, la pietra conservata nella chiesa di S. Gennaro, vicino alla Solfatara e che si crede sia il ceppo su cui il martire poggiò la testa per essere decapitato, diventa più rossa.
Pur essendo venuti tanti papi a Napoli in devoto omaggio e personalmente baciarono la teca lasciando doni, la Chiesa è bene ricordarlo, non si è mai pronunciata ufficialmente sul miracolo di s. Gennaro.
Papa Paolo VI nel 1966, in un discorso ad un gruppo di pellegrini partenopei, richiamò chiaramente il prodigio: “…come questo sangue che ribolle ad ogni festa, così la fede del popolo di Napoli possa ribollire, rifiorire ed affermarsi”.

Autore: Antonio Borrelli

Publié dans:santi |on 19 septembre, 2008 |Pas de commentaires »

visto che vi (ci) piacciono i gatti guardate questo furbacchione

visto che vi (ci) piacciono i gatti guardate questo furbacchione dans gatti rusty428x500

http://cats.about.com/od/catspicturecalendar/ig/December-Red-Cats/rusty428x500.htm

Publié dans:gatti |on 17 septembre, 2008 |Pas de commentaires »

sono qui…stanotte…con tanti pensieri e…

vorrei metterli in ordine, almeno di importanza, ma è difficile, affetti, cose belle che si vivono, insieme gente cattiva che sta amareggiando, per dir poco, me ed altri, sì gente cattiva, e la incontri quando meno te lo aspetti, quando meno penso che l’uomo non può essere così malvagio, ed invece sì lo è, isntivamente mi viene da reagire contro, poi mi accorgo che, se sono chiamata all’amore da Cristo, posso, sì posso è la parola giusta più che devo, reagire in modo buono, ma non so quale è;

che cosa si deve fare contro il male? sopportare? se non riguarda solo te no! parlare con le persone, no! si è oltre questa possibilità; il Papa stesso diverse volte riconosce l’importanza dell’uomo, e contro il male che gli uomini fanno contro gli altri uomini, a volte è solo possibile pregare anche se sembra che il male prevalga sempre, ma in un salmo è scritto che se vai all’altare di Dio sai che non è così;

capisco che è poosibile, sì è possibiel andare oltre il male, ma non è possibile a noi; c’è Sant’Agostino che scrive che Dio è più intimo all’uomo di se stesso, io capisco così, ossia in un modo molto concreto credo: che oltre il male, dentro, oltre del male,  oltre la morte, ora sto parlando della morte che a volte prende l’anima, c’è Dio;

che la sofferenza, il male la morte, stanno ad un livello intermedio ma più profondamente, e più in alto, c’è Dio; a volte mi fermo, ossia il Signroe mi concede di fermarmi e guardare e vedere qualcosa di Dio ed avere la pace, poi si ritorna alla vita di tutti i giorni, non dimentico Dio, ho sempre più nostalgia di lui, senza rifiutare quqesto mondo;

o forse spesso lo rifiuto, o stò rifiutando il male? non lo so so, è il limite dell’uomo, ma desidero Dio e disidero amare i fratelli, ossia tutti perché tutti lo siamo, ma non s, forse non riesco ad amare i fratelli che fanno del male;

non riesco a terminare questa riflessione, ci penso sopra;

Publié dans:boh!, cose belle, cose cattive, pensieri |on 16 septembre, 2008 |Pas de commentaires »

il Papa a Lourdes, sto seguendo il viaggio del Papa in Francia… sia sul 1 canale sia su telepace, c’è anche il sito di una televisione Francese cattolica che trasmette in diretta…

sto seguento il viaggio del Papa sia sul 1° canale ,sia su telepace, c’è anche il sito di una televisione Francese cattolica che trasmette in diretta, qualcosa sto vedendo da li, sono contenta naturalmente, ma un po’ stanca di questa maratona, figurarsi il Papa, ma sarà contento e tanto certamente

il Papa a Lourdes, sto seguendo il viaggio del Papa in Francia... sia sul 1 canale sia su telepace, c'è anche il sito di una televisione Francese cattolica che trasmette in diretta...  dans Papa Benedetto

Pope Benedict XVI holds a candle in the the Massabielle cave in Lourdes, southwestern France, Saturday, Sept. 13, 2008. The pontiff celebrated the 150th anniversary of apparitions of the Virgin Mary to local 14-year-old girl, Bernadette Soubirous. The shrine draws 6 million people annually, some of them disabled or desperately sick, many of them hoping for a miracle.

(AP Photo/Alessandra Tarantino)

http://news.yahoo.com/nphotos/Papacy-and-Vatican-apparitions-of-the-Virgin-Mary-Bernadette-Soubirous-Pope-Benedict-XVI/ss/events/wl/033002pope/im:/080913/481/ac4021ce1b694a0383588d99ce44ddf1/ dans Parigi

A girl dress as Bernadette Soubirous hands Pope Benedict XVI spring water at the Grotto of the Apparitions, also called Grotto of Massabielle, on September 13, 2008 in the Sanctuary of Lourdes. Pope Benedict makes a pilgrimage to Lourdes to mark the 150th anniversary of the apparitions of the Virgin Mary to peasant girl Bernadette Soubirous in 1858.

REUTERS/Eric Cabanis/Pool (FRANCE)

http://news.yahoo.com/nphotos/Papacy-and-Vatican-St-Bernadette-apparitions-of-the-Virgin-Mary-Grotto-Bernadette-Soubirous/ss/events/wl/033002pope/im:/080913/481/ce5196265984422388717671ff1a6e1c/#photoViewer=/080913/481/3f70aea806fb4346820b70c2c41c5cef

Publié dans:Papa Benedetto, Parigi |on 13 septembre, 2008 |1 Commentaire »

questa sera vi faccio vedere uno gnometto che ho sulla scrivania, molto carino, mi fa compagnia

questa sera vi faccio vedere uno gnometto che ho sulla scrivania, molto carino, mi fa compagnia dans cose carine...credo e2008005GNOMETTOSULLASCRIVANIA-vi

http://fotoalbum.alice.it/trasparenza/siamo-a-settembre-o/

Publié dans:cose carine...credo |on 9 septembre, 2008 |Pas de commentaires »
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