Archive pour la catégorie 'Feste del Signore – Esaltazione della Santa Croce'

OMELIA PER LA SOLENNITÀ DELL’ESALTAZIONE DELLA SANTA CROCE 14 settembre (15.9.14)

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OMELIA PER LA SOLENNITÀ DELL’ESALTAZIONE DELLA SANTA CROCE (15.9.14)

Patriarcato Latino di Gerusalemme

L’imperdonabile croce del perdono! (Mt 18, 21-35; Gv 3, 13-17)
Quest’anno la Solennità dell’Esaltazione della Croce, cade la 24ª domenica dell’anno A. Un bell’imbarazzo per i liturgisti, i pastori di anime e i predicatori! Facendo una distorsione che i rigoristi non apprezzerebbero per niente, con tutto il rispetto richiesto e le sante sfumature considerate, possiamo salvare qui “capre e cavoli”! Il Vangelo del giorno parla, infatti, del perdono fraterno senza limiti: Gesù sulla croce ha perdonato i suoi carnefici! Ed ecco qui spiegato perché si parla della croce del perdono!
Questa logica è più inattaccabile di un coraggioso prete di campagna. Lui sapeva predicare solo sulla confessione! La sua argomentazione fantasiosa si sviluppava così davanti ai fedeli stupiti: «Oggi celebriamo la festa di San Giuseppe. Era un carpentiere (o falegname). Tutto porta a credere che lui fabbricava confessionali. Quindi parliamo della confessione!».
Cristo ha perdonato infinitamente; egli ci chiede di perdonare all’infinito
San Pietro crede di essere eccessivamente indulgente quando dimostra la sua disponibilità, però con un punto interrogativo inquieto, da scusare «fino a sette volte?». Il pescatore di Galilea rimane sbalordito, sentendo il Maestro dire che il perdono andrebbe fatto fino a settanta volte sette! Prima si rompe la testa nel fare i conti! Ma la pillola rimane difficile da digerire!
Il Crocifisso chiederà perdono ai suoi carnefici. Dall’alto del suo trono, salva l’umanità, così incline all’odio e al rancore inesorabile, senza pietà, con una memoria da elefante e con un cuore di pietra! Questo odio omicida, il genocidio, la misoginia, orribilmente “teocratici”, noi li vediamo – più chiaramente che mai – contro i cristiani, soprattutto in Iraq, Siria, Egitto, Nigeria, e in molti posti in Occidente.

La nostra croce imperdonabile!
Noi veneriamo la croce! I pagani, vecchi e nuovi, preferiscono Venere alla forca del Nazareno! L’imperatore Adriano, letteralmente, «ha fatto il colpo»: sul sito del Calvario e del Santo Sepolcro aveva fatto erigere un tempio ad Afrodite, la dea greca della bellezza (l’equivalente di Venere del pantheon romano). La croce, follia per i «Gentili» (che con noi non sono stati molto gentili), questo strumento di tortura, che noi esaltiamo e di cui ci vantiamo, rimane una “pietra d’inciampo” per gli ebrei (1 Cor 1, 17s) e per i musulmani. Queste due confessioni, assai vicine l’una con l’altra, ci accusano di essere xylolatri, ossia “adoratori del legno”. Essi decidono di respingere l’idea che il Messia sarebbe morto sul patibolo infame! L’avversione alla croce si trova accentuata nelle due comunità, a causa della loro poca simpatia per le Crociate e crociati. Per gli ebrei, la svastica si intreccia con la croce di Gesù. Troppi storici e “pensatori” legano le due riassumendo, come segue, in un modo semplicistico, una storia tanto triste e complessa: gli ebrei sono perseguitati dai nazisti perché accusati di aver crocifisso Gesù! Il mondo non cristiano, che deve però molto alla «Croce Rossa», fa di tutto per cancellarla, e sostituirla con una “mezzaluna” o la “Stella di David”, sempre rossa, non so perché!
Per venti secoli, né il mondo pagano né il mondo giudeo-musulmano tollerano o perdonano la nostra croce! Questa allergia mortale porta alla rimozione di questo segno (anche da alcune bandiere in alcuni paesi), insieme a tutto ciò che gli somiglia, compreso il segno del più. Sembra che alla fine di una visita a Paolo VI, la signora Goldah Meïr afferrò la croce pettorale del Pontefice (noto per la sua timidezza e la quasi eccessiva cortesia!), e disse: «Questo ci ha fatto soffrire, a noi poveri ebrei, per quasi duemila anni!».
Prima di perdonare, cerca di informare e di dialogare
La sofferenza per Cristo è parte della nostra missione e del nostro destino! Ma se noi possiamo chiarire, spiegare, informare, eliminare i malintesi (ad esempio, che noi adoriamo tre dei, noi adoriamo il “legno”…), la nostra “logica cult” non contraddice la nostra disponibilità a portare la croce che sarà di tanto più leggera di quanto lei sarà compresa meglio da noi e meno compresa dagli altri!
«Dall’alto, attirerò tutti a me», ci hai detto, Signore! Aspettiamo, con piede fermo, con forza delle lacrime, la realizzazione della tua promessa!

Padre P. Madros

FESTA DELL’ESALTAZIONE DELLA SANTA CROCE (2012)

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FESTA DELL’ESALTAZIONE DELLA SANTA CROCE (2012)

La Vera Croce ha attratto sempre con forza ai cristiani, e il desiderio di vederla, di toccarla o di bacciarla è stato irresistibile. La Croce è il simbolo cristiano per eccelenza, la manifestazione visibile della nostra identità. La Roccia del Calvario e la Tomba Vuota di Cristo sono i punti di attrazione per tutti i cristiani. Anche per noi, oggi.

Le feste della Croce
I cristiani celebriamo diverse feste della Croce: 1) Il “Ritrovamento della Croce” (“Inventio crucis”), il 7 maggio; 2) La festa della “ristituzione della Santa Croce” per Eraclio, il quale recupera il “Lignum Crucis” che era stato portato como botino il 20 maggio 614 da Cosroe. I cattolici non la celebriamo, ma sí gli ortodossi; 3) “L’adorazione della Santa Croce”, il Venerdì Santo al Calvario, mentre si canta: “Ecce Lignum crucis…” dove è stata inchiodata la salvezza del mondo. Venite ad adorarlo”. 4) La festa dell’Esaltazione della Santa Croce: E’ la Dedicazione della Basílica del Santo Sepolcro, costruita dall’Imperatore Costantino nei Luoghi Santi del Calvario e nel Sepolcro glorioso di Cristo, il 13 e 14 settembre del 335.

Cosa significa per me oggi la Croce di Cristo?
L’assurdo e lo scandalo della Croce
Noi celebriamo la festa della croce di Cristo, cantiamo il “Vexilla Regis”; tutti i giorni orniamo la croce, la baciamo, la portiamo al collo… Noi cristiani, siamo matti? Lo aveva annunciato Paolo: la croce è “scandalo per i giudei e stoltezza per i greci”. Il “Vangelo della Croce” è “assurdo” per il mondo (cf. 1Cor 1,18-25). La fede nel Dio crocifisso « asso¬miglia straordinariamente ad un continuo suicidio della ragione » ( Nietz¬sche). E Giovanni Paolo II costatava che la vera sfida ad ogni filosofia “è la morte in croce di Gesù Cristo”. Come possiamo onorare la Croce se il Crocifisso era un maledetto (Dt 21.23), se Cristo morì qui, sul Calvario, disprezzato da tutti, senza compassione da nessuno, e con l’apparente abbandono da Dio, suo Padre: “Dio Mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Mt 27,46). La morte di Cristo sul Calvario è “il mysterium iniquitatis” (2Tes 2,7), il peccato più grande commesso dall’umanità.
La Croce, centro della nostra fede
E tuttavia, per noi la Croce di Gesù è il centro e il fondamento della nostra fede. Dice Pietro: siamo stati liberati dal peccato “con il sangue prezioso di Cristo” (1Pt 1,19). E l’ha fatto affinché noi abbiamo la vita: la vita eterna » (GV 3,16). “Per riscattare lo schiavo – cantiamo nell’Exultet, nel Annuncio Pasquale, – hai consegnato il Figlio”. E’ quello che vogliono esprimere i due mosaici del Calvario: il sacrificio di Isacco e la Crocifissione di Cristo.
E così Croce di Cristo diventa “il grande mistero della pietà” (Mysterium pietatis”) (1Tim 3,15s) ed è il segno della Vita. Per i cristiani la Croce non è stoltezza; è potenza e sa¬pienza di Dio: « poiché ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini » (1Cor 1,25). San Francesco diceva a chi lo vedeva piangere: “Piango la Passione del mio Signore. Per amore di lui non dovrei vergognarmi di andare gemendo ad alta voce per tutto il mondo” (3Com V,14: FF 1413).
Gli antiqui cristiani consideravano Gerusalemme e il Calvario come il centro, “l’ombelico” del mondo. Scriveva S. Cirillo di Gerusalemme: “Cristo estese le sue braccia sulla croce per abbracciare tutto il mondo, giacché il Golgota è il centro della terra”.
La croce: manifestazione dell’amore di Dio. Dio è Amore
Dice il Vangelo: « Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito…, (Gv 3,16)). E Paolo aggiunge: “mi ha amato e ha consegnato se stesso per me » (Gal 2,20). Sul Calvario l’uomo può imparare che cosa è l’Amore e chi è Dio, perché “dove c’è Amore lì c’è Dio”. Diceva il Papa Benedetto XVI, alla fine della Via Crucis al Colisseo, il Venerdì Santo, 22 aprile 2011: “Guardiamo bene questo uomo crociffiso… scopriremo che la Croce è il segno luminoso dell’amore; ancora di più, dell’immensità dell’amore di Dio, di ciò che mai potevamo immaginare…”. Infatti: “Nessuno ha amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. Voi siete i miei amici…” (Gv 15,13). Sul Golgota appare chiaramente che “Dio è Amore” (1Jn 4,16). L’amore dimentica il male, perdona tutto. Semplicemente ama.
La croce di Cristo è la “buona notizia”
La croce è la “buona notizia” per il mondo, quella che illumina tutte le altre, quella che importa veramente. Lo scrive Paolo ai Corinzi: “Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e questi crocifisso” (2Cor 2,2). San Francesco, diceva ad un frate: “Non ho bisogno di molte cose: conosco a Cristo povero e crocifisso” (2Cel 105). Dio muore per noi e per la nostra salvezza sul Calvario. Ecco la “buona notizia”.
Sulla Croce del Calvario non c’è un malfattore, ma “Gesù il Nazareno, il Re dei giudei” (Gv 19,19). Pilato, senza volerlo, proclama la regalità di Cristo. Ripetiamo oggi le parole che San Cirillo di Gerusalemme diceva ai suoi ascoltatori, precisamente qui: “Non ci vergogniamo di confessare la nostra fede nel Crocifisso”. Oggi, continua San Cirillo, celebriamo “la vittoria che il Signore ha riportato qui, in questo Santo Golgota, che noi vediamo e tocchiamo con la mano… Non ti vergognare di confessare la Croce, perché … colui che è stato crocifisso è adesso sopra in cielo!”. Egli è il Re del mondo. “E’ giunta l’ora che sia glorificato il Figlio dell’uomo” (Gv 12,23), diceva Gesù.
Soltanto così cominceremo a capire che la Croce eretta sul Calvario non è l’annuncio di un fallimento, di una vita di sofferenza e di morte, ma essa è un messaggio trionfale di vita. E possiamo cantare con convinzione: “Salve, o Croce, unica nostra speranza!”. Dio “regna dal legno”. La croce è il suo trono di gloria. Nonostante le cattiverie degli uomini, Gesù il Nazareno continua ad essere “il Re dei Giudei” (Gv 19,19). E’ allora che scopriamo il senso delle parole di Gesù: “Quando sarò stato elevato da terra attirerò tutto a me”(Gv 12,32). E capiremo che Cristo è il punto centrale verso il quale tutta l’umanità deve guardare: “Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto” (Gv 19,37).
Gesù crocifisso, modello del discepolo
Lo aveva detto Gesù: “Chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me” (Mt 10,38). Non è facile essere cristiano! Per esserlo, è necessario imitare Gesù, seguirlo, prendere ogni giorno la propria croce, offrire anche la nostra vita in amore a Dio e ai fratelli, come fecce Gesù, il quale “patì per voi, lasciandovi un esempio, perché ne seguiate le orme” (1Pt 2,21).
Soltanto così il cristiano, come Gesù, diventa « un essere per gli altri e per il mondo ». E’ quello che appare nella parabola del chicco di grano, che porta frutto solo se cade nel terreno e muore (cf. Gv 12,24), giacché « chi perde la sua vita la guadagnerà » (cf. Mc 8,35). L’esse¬re per gli altri di Gesù, special¬mente per i poveri e i peccatori, deve pro¬lungarsi nei cristiani, solidali l’uno con l’altro, forti nella speranza che ci dà la risurre¬zione di Gesù.
Scendere dal Golgota al mondo
Oggi, qui, sul Golgota, abbiamo capito il valore della morte di Cristo in Croce: il suo amore crocifisso è stato la nostra salvezza. Oggi, qui, in ginocchio, ripetiamo le parole di San Francesco: “Ti adoriamo, Signore Gesù Cristo,… e ti benediciamo, perché per la tua Santa Croce hai redento il mondo”. Amen.
Bisogna però ritornare al mondo partendo da questo Calvario. Francesco, nella Chiesetta di San Damiano, “pregando inginocchiato davanti all’immagine del Crocifisso, udì queste parole per tre volte: “Francesco, va e ripara la mia chiesa che, come vedi, è tutta in rovina!” (FF 1038). Si trattava della Chiesa che “Cristo acquistò col suo sangue”, dice il testo. E così Francesco, “munendosi col segno della croce”, incominciò la sua missione. Dice la Dichiarazione del Concilio sulle religioni non cristiane: “Il dovere della Chiesa, nella sua predicazione, è di annunciare la croce di Cristo come segno dell’amore universale di Dio e come fonte di ogni grazia” (NAe 4).
Non bastano però le parole. Paolo afferma: “Sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca i patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa” (Col 1,24). E tutti siamo stati salvati dalla Croce di Cristo. Francesco d’Assisi va dal Sultano Maelk el-Kamel, rischiando la vita, anzi offrendo la propia vita per la salvezza di lui e di tutti i musulmani. Perché non servono “i crociati” ma “i crocifissi”, non si proclama il vangelo “con la spada”, ma con l’amore totale di Cristo. Diceva Francesco Suriano, un antico Custode di Terra Santa, che se i frati hanno la grazia di servire il Calvario è per merito di San Francesco per “essere stato tanto innamorato della Passione di Cristo perpetrata in questi santi luoghi” (Trattato…p. 65)
Maria, la Madonna Addolorata, la cui festa celebreremo domani, che ci fu data per Madre qui, quando stava presso la Croce, sarà sempre al nostro servizio!
Ecco, fratelli e sorelle, il significato della festa odier¬na ed è per questo che fu costruita la Basilica dove oggi noi celebriamo questa festa.

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