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II DOMENICA DI AVVENTO (ANNO C) (09/12/2018)

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II DOMENICA DI AVVENTO (ANNO C) (09/12/2018)

Véstiti a festa e guarda ad Oriente

don Mario Simula

L’attesa è gioia inspiegabile quando è il cuore ad aspettare nella veglia, con le lampade accese.
Presto verrà lo Sposo. Allora sarà giorno. Lo Sposo. Il segreto è questo: verrà lo Sposo. L’amato del nostro cuore. La nostra promessa. Il nostro futuro. Il nostro ieri. Il nostro oggi quotidiano, faticosamente costruito.
Se il Signore viene non possiamo riceverlo con la veste del lutto, ma con lo splendore della gloria che viene da Dio, per me e per sempre. Lui muta il mio lamento in danza, la mia veste di sacco in abito di gioia (Salmo 29).
Noi partiamo ogni giorno per consumare le nostre avventure umane. Cadiamo a terra sfiancati dal male, spossati dalla fatica di vivere, spinti da una ricerca insaziabile ma inappagante.
Andiamo ad attingere alle sorgenti acque inquinate che ci avvelenano, e ci nutriamo di cibi avariati che invece di saziarci, ci sconvolgono. Io sono così. L’uomo è così.
Se ascolto il mio cuore terremotato, ho bisogno di gridare al Signore e lui mi guarisce e suscita in me la lode per sempre.
Devo stare in piedi sull’altura. Scrutare l’orizzonte, dal tramonto del sole fino al suo sorgere. Instancabile e bruciato dalla speranza e dall’amore.
Più volte mi capiterà di affaticarmi, incalzato dai nemici della mia pace, della mia serenità per la quale sono nato. Consumato dai rimorsi e dai rimpianti del tempo buttato dietro false illusioni.
Dio verrà e mi spianerà le montagne e mi colmerà ogni vuoto interiore, perché vuole che proceda sicuro verso di Lui. Quanto somiglio al popolo testardo che semina nel pianto ma, appena si fida, miete con gioia, ritrova il sorriso e il giubilo.
Devo scoprire, in questo cammino di Avvento, la forza di lasciarmi inondare da un battesimo di conversione per il perdono dei peccati.
Io sono sempre un pugno di miseria. Non devo, tuttavia, diventare una casa della disperazione.
Ascolto “la voce” che grida nel deserto e che mi incalza potente: “Prepara le vie del Signore.
Prima è stato Lui ad appianare le montagne e a colmare le valli. Adesso devi essere tu ad assecondare la sua opera: riempi ogni burrone, abbassa i colli, addrizza le vie tortuose, libera dalle sterpaglie quelle impervie”.
Lo comprendo bene: devo mettere mano sulla marea delle mie furbizie dietro le quali camuffo ogni infedeltà. Devo trovare energia per smascherare le mie pigrizie. Occorre che guardi i miei sentimenti perché ritrovino la loro bellezza e la loro luminosità.
Mi verrà in mente la peggiore delle tentazioni: “Non ce la farò mai!”. Ricorda che “colui che ha iniziato in te quest’opera buona di rinnovamento radicale, in modo da essere pronto per il Signore, la porterà a compimento fino al giorno nel quale Lui, Cristo Gesù, verrà”.
C’è una condizione che renderà possibile questa rivoluzione del mio cuore? Certo.
Paolo, il nostro maestro spirituale, ce la indica: “Prego perché la vostra carità cresca sempre più in conoscenza, nella ricerca luminosa del bene. Cresca anche in pieno discernimento perché possiamo distinguere ciò che è meglio, in modo da essere integri e irreprensibili per il giorno del Signore”.
Siamo sempre, irresistibilmente protesi lì, verso quella meta sfolgorante: il Giorno del Signore.
Un lavoro instancabile, diuturno, amoroso, appassionato, purificante, operoso: dobbiamo vedere spuntare il Sole. La novità della Vita. La Promessa che raccoglie ogni promessa.
Gesù, mio liberatore e mia pace.
Gesù, siamo come un’anima assetata che anela a te; possiamo rassomigliare ad un viandante che ha smarrito la strada e la cerca con l’ansia e la paura di non ritrovarla; forse ti abbiamo perso e viviamo con un rimorso sordo della tua privazione.
Però, Gesù, preferiamo essere come la sposa che attende con impazienza lo Sposo per poter condividere con Lui la festa e la mensa.
Ci chiami a prepararci a questo incontro. Tu già bussi alla porta e attendi che noi apriamo. Sei Tu che bussi, strano a dirsi, invece di essere noi ad insistere.
Vogliamo prepararci con un cuore aperto alla conversione, con la disponibilità alla gioia e alla sorpresa, con l’umile discrezione di chi non osa incontrati perché si sente indegno.
Tu tieni molto alla mia persona. Non mi abbandoni sul ciglio della strada. Non mi passi accanto indifferente e distratto. Non mi lanci uno sguardo sprezzante e severo. Tu, Gesù, mi ami. Per questo sei venuto, per dirmi, senza stancarti: “Ti amo! Sei il tesoro della mia vita. Per te ho dato la mia vita”. Io posso dirti soltanto: “Ti voglio bene!”. E’ tutto quello che il mio cuore sa balbettare.
Accetta, Gesù, le mie parole impacciate, il rossore del mio cuore, la vergogna della mia persona. E vieni. Non tardare. Rischio di venir meno nell’attesa. Rischio di stancarmi. Vieni, Gesù. Un povero mendicante ti aspetta. Un peccatore ha bisogno della tua misericordia. Un cuore arido ha bisogno della tua tenerezza. Vieni, Gesù. Non tardare.
Non tardare. Non tardare. E quando busserai alla mia porta mi aiuterai a riconoscere che sei tu che desideri entrare. Vieni, Gesù. Non tardare.

Publié dans:AVVENTO NATALE 2018 |on 8 décembre, 2018 |Pas de commentaires »

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