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DOMENICA DELLE PALME – SANT’AGOSTINO

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DOMENICA DELLE PALME – SANT’AGOSTINO

« Ecco, a te viene il tuo re.
Egli è giusto e vittorioso,
umile cavalca un asino.
Annunzierà la pace alle genti ».
(Zc 9, 9.10)

INTRODUZIONE
Con l’ingresso a Gerusalemme, Gesù si consegna volontariamente alla morte, secondo un disegno che non è frutto del caso, ma risponde ad un progetto di salvezza di Dio. Dio permette il male, acconsente alla morte del Figlio per un giudizio che sfugge alla comprensione umana. Questo progetto di salvezza, che si compie con la condanna a morte del Servo, trova una sua anticipazione nella figura del Servo di YHWH, uomo dei dolori, reietto e disprezzato, condotto al macello per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità (Is 52, 13 – 53, 12). La passione di Gesù realizza la profezia dell’Antico Testamento.

DALLE « ESPOSIZIONI SUI SALMI » DI SANT’AGOSTINO, VESCOVO (En. in Ps. 61, 22)

Quanti beni ci ha recati la passione di Cristo!
Sí, fratelli, era necessario il sangue del giusto perché fosse cassata la sentenza che condannava i peccatori. Era a noi necessario un esempio di pazienza e di umiltà; era necessario il segno della croce per sconfiggere il diavolo e i suoi angeli (cf. Col 2, 14. 15). La passione del Signore nostro era a noi necessaria; infatti, attraverso la passione del Signore, è stato riscattato il mondo. Quanti beni ci ha arrecati la passione del Signore! Eppure la passione di questo giusto non si sarebbe compiuta se non ci fossero stati gli iniqui che uccisero il Sìgnore. E allora? Forse che il bene che a noi è derivato dalla passione del Signore lo si deve attribuire agli empi che uccisero il Cristo? Assolutamente no. Essi vollero uccidere, Dio lo permise. Essi sarebbero stati colpevoli anche se ne avessero avuto solo l’intenzione; quanto a Dio, però, egli non avrebbe permesso il delitto se non fosse stato giusto.

Che male fu per il Cristo l’essere messo a morte? Malvagi furono certo quelli che vollero compiere il male; ma niente di male capitò a colui che essi tormentavano. Venne uccisa una carne mortale, ma con la morte venne uccisa la morte, e a noi venne offerta una testimonianza di pazienza e presentata una prova anticipata, come un modello, della nostra resurrezione. Quanti e quali benefici derivarono al giusto attraverso il male compiuto dall’ingiusto! Questa è la grandezza di Dio: essere autore del bene che tu fai e saper ricavare il bene anche dal tuo male. Non stupirti, dunque, se Dio permette il male. Lo permette per un suo giudizio; lo permette entro una certa misura, numero e peso. Presso di lui non c’è ingiustizia. Quanto a te, vedi di appartenere soltanto a lui, riponi in lui la tua speranza; sia lui il tuo soccorso, la tua salvezza; in lui sia il tuo luogo sicuro, la torre della tua fortezza. Sia lui il tuo rifugio, e vedrai che non permetterà che tu venga tentato oltre le tue capacità (cf. 1 Cor 10, 13); anzi, con la tentazione ti darà il mezzo per uscire vittorioso dalla prova. È infatti segno della sua potenza il permettere che tu subisca la tentazione; come è segno della sua misericordia il non consentire che ti sopravvengano prove più grandi di quanto tu possa tollerare. Di Dio infatti è la potenza, e tua, Signore, è la misericordia; tu renderai a ciascuno secondo le sue opere.

IN BREVE…
Si celebra la passione del Signore: è tempo di gemere, tempo di piangere, tempo di confessare e di pregare. Ma chi di noi è capace di versare lacrime secondo la grandezza di tanto dolore? (En. in Ps. 21, 1)

 

Publié dans:PASQUA -TEMPO DI, SANT'AGOSTINO |on 9 avril, 2019 |Pas de commentaires »

28 AGOSTO SANT’AGOSTINO – LE CONFESSIONI DI S.AGOSTINO

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28 AGOSTO SANT’AGOSTINO – LE CONFESSIONI DI S.AGOSTINO

Pubblicato il 3 maggio 2012

Le Confessioni di S.Agostino sono un scritto autobiografico di grande intensità, che continua ad avere, nonostante i suoi 16 secoli, un grande fascino e provoca profonde riflessioni..
Si tratta proprio di una vera e propria confessione rivolta a Dio, nella quale chiede perdono dei suoi errori e, nello stesso tempo, esprime una lode e una invocazione della grande misericordia divina.
Nella prima parte, quella più ricca di esperienza di vita, si rivivono i suoi sentimenti e le emozioni che hanno trascorso la sua esistenza.
E’ una grande opera che ha accompagnato tutta contemplazione mistica del medioevo.
Dalle Confessioni hanno attinto moltissimi maestri di spirito cristiani e non cristiani.
L’insegnamento prevalente che tutti hanno percepito è la necessità ineluttabile di combattere ed eliminare in se stessi ogni legame con il mondo dei sensi per rivolgersi alla spiritualità, fonte di verità e di gioia.
La questione centrale del libro è il mistero dell’uomo, perché al centro delle attenzioni di Dio, secondo Agostino, c’è la salvezza integrale dell’uomo in tutta la sua dignità.
Di questa lettura imponente e interessante mi ha colpito in modo particolare la prima parte dove Agostino racconta se stesso e le sue debolezze.
Ciò mi ha fatto comprendere come gli errori, i peccati, gli sbagli e le sconfitte, che sempre accompagnano la nostra vita, possono diventare una occasione di vittoria e di cambiamento.

Desiderio sensuale
Ecco alcune sue espressioni riguardo alla sue passioni.
“Niente mi deliziava quanto amare ed essere amato. Ma non ne mantenevo la misura, da anima ad anima, il luminoso limite dell’amicizia. Come una nebbia saliva dal limo del desiderio sensuale e dagli umori della pubertà e mi oscurava, mi offuscava il cuore, fino a che il chiaro cielo dell’affetto si confondeva alla foschia dell’erotismo. E tutt’e due m’accendevano dentro un solo incendio e cacciavano allo sbaraglio improvviso delle passioni quella malcerta età e la sprofondavano in un pozzo di vergogna. La tua collera era cresciuta sopra di me, e non me ne accorgevo. Mi lasciavo assordare dallo stridore di catena della mia mortalità, pena per l’orgoglio dell’anima, e andavo via più lontano da te che mi lasciavi andare, ed ero agitato e traboccante e colavo fuori ribollendo di voglie, e tu tacevi. Mia tardiva allegrezza! Tacevi allora, e io lontano da te sempre più mi perdevo in mille e mille sterili semi di dolori, superbo nell’abiezione e nella fatica inquieto.”

Vagabondo
Nel suo modo di esprimersi racconta il vagabondare nel fango delle debolezze.
“Erano questi i miei compagni di vagabondaggio per le piazze di Babilonia: e io mi rotolavo in quel fango come fosse un balsamo o un profumo prezioso. E per incollarmi ancora più tenacemente al suo ombelico mi cavalcava l’avversario invisibile e mi seduceva – e facilmente mi lasciavo sedurre. Perché perfino lei che era già fuggita dal centro di Babilonia, e però si attardava ancora alla sua periferia, dico la madre della mia carne, mi aveva sì raccomandato il pudore, ma poi non si preoccupava abbastanza della cosa che da suo marito era venuta a sapere di me: e se non poteva eliminarla tagliando nel vivo, arginarla nei limiti di un affetto coniugale le pareva fin d’allora devastante e pericoloso per il mio futuro. Non se ne preoccupò perché temeva che l’impaccio di una moglie potesse frustrare le mie speranze. Non la speranza della vita futura, che mia madre riponeva in te, ma quelle degli studi letterari, che entrambi i genitori erano troppo desiderosi di vedermi portare a compimento: lui, perché su di te non nutriva alcun pensiero o quasi, e su di me solo pensieri fatui; lei, perché riteneva che l’educazione letteraria tradizionale non solo non sarebbe stata un ostacolo, ma anzi in qualche misura un aiuto, nel mio cammino verso di te. Questa è almeno la congettura che posso avanzare, in questo tentativo di richiamare alla mente il carattere dei miei genitori. E mi allentavano anche le briglie ai divertimenti, ben oltre il tenore di una severità moderata, fino a dare via libera a tutta la varietà delle mie passioni. E su tutte le cose gravava una foschia che mi precludeva il cielo sereno della tua verità, mio Dio. E come dal grasso mi spuntava l’occhio della malignità.

Attrazione verso il bello
Per Agostino il fascino del bello accende il suo desiderio.
“I corpi belli, l’oro e l’argento e tutte le cose colpiscono per l’aspetto visibile; nel tatto ciò che conta di più è la proporzione, e a ciascuno degli altri sensi corrisponde un particolare aspetto dei corpi. Anche il prestigio temporale e il potere e il prevalere hanno un loro pregio, da cui nasce anche la voglia di vendetta: tuttavia nel perseguire tutti questi beni non c’è bisogno di uscire da te, Signore, né di trasgredire la tua legge. E la vita che viviamo qui ha un suo fascino, dovuto a una certa misura di dignità e di accordo con tutte queste bellezze inferiori. E anche l’amicizia degli uomini è dolce nel suo caro nodo che stringe molte anime in una. Per tutte queste cose, o altre del genere, si commette peccato soltanto se una immoderata inclinazione verso di esse induce ad abbandonare per loro, che sono beni infimi, i migliori o i supremi. Cioè te, nostro Signore e Dio, e la tua verità e la tua legge. Anche le cose più basse hanno le loro attrattive, ma non come il mio Dio che di tutte è l’autore, perché in lui trova il suo piacere il giusto, ed è lui la delizia dei puri di cuore.”

Trovare in Dio la risposta
In una famosa frase Agostino ci ricorda come “il cuore è inquieto finché non riposa in Dio”.
Dunque nella spiritualità e nella fede il grande autore trova la soluzione ai grandi perché della vita.
“Dov’eri allora, e quanto eri lontano? E io vagavo lontano da te, respinto perfino dalle ghiande dei porci, che di ghiande nutrivo. Già: quant’eran meglio le favole dei letterati e dei poeti di quelle trappole! I versi e la poesia e il volo di Medea servono certo più dei cinque elementi variamente cucinati per i cinque antri delle tenebre, che non hanno nemmeno un’ombra di esistenza e uccidono chi ci crede. Perché da versi e poesia io traggo anche un vero nutrimento: ma se cantavo il volo di Medea non pretendevo di asserirlo, e se lo udivo cantare non ci credevo: a quelle fantasie invece credetti. E guai a me! Quanti gradini ho disceso verso il fondo dell’inferno, affannato e riarso dalla carestia del vero, al tempo in cui, Dio mio – io lo confesso a te che allora fosti indulgente, quando non ti confessavo ancora – ti cercavo con gli occhi della carne. Non con l’intelligenza della mente, per cui tu m’hai voluto superiore alle bestie. Ma tu m’eri più interno del mio intimo stesso, e superiore al sommo di me stesso. Su quella via incontrai la donna sfrontata e sprovveduta, l’allegoria di Salomone che siede alla porta di casa e va dicendo: il pane nascosto è più buono, più dolce è l’acqua rubata. Costei mi sedusse, perché mi trovò allo scoperto, insediato nell’occhio della carne, a ruminare quello che attraverso di lui avevo divorato.”

Conclusione
Nel complesso quindi un opera di grande valore che ricorda come il cambiamento la conversione significa nascere di nuovo, non snaturarsi né diminuirsi.
Un profeta del nostro tempo Primo Mazzolari, scriveva che Agostino è entrato nella dimensione spirituale e nella fede “col suo intelletto pieno di audacia. “ Così continuava nella sua riflessione:
“Non è un intelligenza mortificata quella di Agostino, il convertito …
Vi entra con il suo cuore sensibilissimo, delicatissimo, vibrante.
In questa capacità di simpatia e di trascinamento cordiale è il segreto della sua enorme e perenne influenza.”

Ho trovato quindi in questa opera veramente un uomo che racconta se stesso con umiltà e grande carisma.

Publié dans:Papa Benedetto, SANT'AGOSTINO |on 28 août, 2018 |Pas de commentaires »

DALLE «CONFESSIONI» DI SANT’AGOSTINO, VESCOVO – ETERNA VERITÀ E VERA CARITÀ E CARA ETERNITÀ!

http://liturgia.silvestrini.org/lettura_patristica/3.html

DALLE «CONFESSIONI» DI SANT’AGOSTINO, VESCOVO

ETERNA VERITÀ E VERA CARITÀ E CARA ETERNITÀ!

- Sant’Agostino, Vescovo e Dottore della Chiesa

Stimolato a rientrare in me stesso, sotto l tu guida, entrai nell’intimità del mio cuore, e lo potei fare perché tu ti sei fatto mio aiuto (cfr. Sal 29, 11). Entrai e vidi con l’occhio dell’anima mia, qualunque esso potesse essere, una luce inalterabile sopra il mio stesso sguardo interiore e sopra la mia intelligenza. Non era una luce terrena e visibile che splende dinanzi allo sguardo di ogni uomo. Direi anzi ancora poco se dicessi che era solo una luce più forte di quella comune, o anche tanto intensa da penetrare ogni cosa. Era un’altra luce, assai diversa da tutte le luci del mondo creato. Non stava al di sopra della mia intelligenza quasi come l’olio che galleggia sull’acqua, né come il cielo che si stende sopra la terra, ma una luce superiore. Era la luce che mi ha creato. E se mi trovavo sotto di essa, era perché ero stato creato da essa. Chi conosce la verità conosce questa luce.
O eterna verità e vera carità e cara eternità! Tu sei il mio Dio, a te sospiro giorno e notte. Appena ti conobbi mi hai sollevato in alto perché vedessi quanto era da vedere e ciò che da solo non sarei mai stato in grado di vedere. Hai abbagliato la debolezza della mia vista, splendendo potentemente dentro di me. Tremai di amore e di terrore. Mi ritrovai lontano come in una terra straniera, dove mi pareve di udire la tua voce dall’alto che diceva: «Io sono il cibo dei forti, cresci e mi avrai. Tu non trasformerai me in te, come il cibo del corpo, ma sarai tu ad essere trasformato in me». Cercavo il modo di procurarmi la forza sufficiente per godere di te, e non la trovavo, finché non ebbi abbracciato il «Mediatore fra Dio e gli uomni, l’Uomo Cristo Gesù» (1 Tm 2, 5), «che é sopra ogni cosa, Dio benedetto nei secoli» (Rm 9, 5). Egli mi chiamò e disse: «Io sono la via, la verità e la vita» (Gv 14, 6); e unì quel cibo, che io non ero capace di prendere, al mio essere, poiché «il Verbo si fece carne» (Gv 1, 14).
Così la tua Sapienza, per mezzo della quale hai creato ogni cosa, si rendeva alimento della nostra debolezza da bambini. Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova, tardi ti ho amato. Ed ecco che tu stavi dentro di me e io ero fuori e là ti cercavo. E io, brutto, mi avventavo sulle cose belle da te create. Eri con me ed io non ero con te. Mi tenevano lontano da te quelle creature, che, se non fossero in te, neppure esisterebbero. Mi hai chiamato, hai gridato, hai infranto la mia sordità. Mi hai abbagliato, mi hai folgorato, e hai finalmente guarito la mia cecità. Hai alitato su di me il tuo profumo ed io l’ho respirato, e ora anelo a te. Ti ho gustato e ora ho fame e sete di te. Mi hai toccato e ora ardo dal desiderio di conseguire la tua pace.

(Lib. 7, 10, 18; 10, 27; CSEL 33, 157-163. 255)

Publié dans:SANT'AGOSTINO |on 13 octobre, 2015 |Pas de commentaires »

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