Archive pour mai, 2015

PERCHÈ I CORVI SONO NERI

http://www.pinu.it/corvineri.htm

PERCHÈ I CORVI SONO NERI

(leggenda indiana)

Nei giorni lontani, quando la terra e la gente su di essa erano state create da poco, tutti i corvi erano bianchi come la neve.
In quei tempi antichi la gente non aveva ne cavalli, ne armi da fuoco, ne armi di ferro.
Tuttavia si procurava cibo , a sufficienza per sopravvivere cacciando il bufalo.
Ma cacciare i grossi bufali a piedi con armi che avevano punte in pietra era duro, aleatorio e pericoloso.
I corvi rendevano le cose ancora più difficili per i cacciatori per che erano amici dei bufali.
Librati alti nell’aria, vedevano tutto quello che succedeva nella prateria. Ogni volta che notavano dei cacciatori avvicinarsi ad una mandria di bufali, volavano dai loro amici e, appollaiati tra le loro corna, davano l’allarme:
“ Caw, caw, caw, cugini, stanno venendo dei cacciatori. Stanno avanzando furtivamente attraverso quella gola laggiù. Stanno salendo dietro quella collina. State attenti! Caw, caw, caw! “.
Allora, i bufali fuggivano in disordine, e la gente soffriva la fame.
La gente tenne un consiglio per decidere che cosa fare.
E bene, tra i corvi ce n’era uno veramente enorme, due volte più grosso di tutti gli altri. Quel corvo era la loro guida. Un vecchio e saggio capo si alzò e diede questo suggerimento “ Dobbiamo catturare il grosso corvo bianco “, disse, “ e dargli una lezione. O farlo o continuare a soffrire la fame “.
Portò fuori una grande pelle di bufalo, con la testa e le corna ancora attaccate. La mise sulla schiena di un giovane coraggioso, e disse:
« Nipote, insinuati tra i bufali. Penseranno che tu sia uno di loro, e potrai catturare il grosso corvo bianco Camuffato da bufalo, il giovane strisciò tra la mandria come se stesse pascolando.
Le grosse bestie pelose non gli prestarono nessuna attenzione. Allora i cacciatori uscirono dall’accampamento dietro di lui, con gli archi pronti. Come avvicinarono alla mandria, i corvi arrivarono volando, come al solito, dando l’allarme ai bufali:
”Caw, caw, caw, cugini, i cacciatori arrivano per uccidervi. Fate attenzione alle loro frecce. Caw, caw, caw!”
e come al solito tutti I bufali fuggirono via in disordine : tutti, cioè , eccetto il giovane cacciatore camuffato sotto la sua pelle pelosa, il quale faceva finta di continuare a pascolare come prima.
Allora il grosso corvo bianco venne giù planando, si appollaiò sulle spalle del cacciatore e sbattendo le ali disse :
” Caw , caw , caw , sei sordo, fratello? I cacciatori sono vicini , appena sopra la collina . Mettiti in salvo !” .
Ma il giovane coraggioso si allungò da sotto la pelle di bufalo ed afferrò il corvo per le zampe .Con una corda di pelle grezza legò le zampe del grosso uccello ed allacciò l’altro capo ad una pietra. Per quanto si dibattesse , il corvo non potè fuggire.
La gente sedette nuovamente in consiglio : “ Cosa ne dovremo fare di questo grosso uccello cattivo , che ci ha fatto soffrire cento volte la fame?”.
“ Lo brucerò all’istante!” rispose un cacciatore arrabbiato , e prima che qualcuno potesse fermarlo, tirò via con uno strattone il corvo dalle mani di quello che l’aveva catturato e lo ficcò nel fuoco del consiglio, corda , pietra e tutto quanto .
“Questo ti servirà di lezione” , disse .
Naturalmente la corda che teneva la pietra bruciò quasi subito, ed il grosso corvo riuscì a volare via dal fuoco.
Ma era malamente bruciacchiato , ed alcune sue penne erano carbonizzate . Benché fosse ancora grosso , non era più bianco .
” Caw , caw , caw , “ gridò , volando via più velocemente che potè :” Non lo farò mai più , non darò più l’allarme ai bufali , e così farà tutta la nazione dei corvi . Lo prometto! Caw , caw , caw “
Così il corvo fuggì. Ma da allora tutti i corvi furono neri

una meravigliosa isola di gatti in Giappone!

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Publié dans:gatti, GATTI VIDEO |on 21 mai, 2015 |Pas de commentaires »

GIOVANNI PASCOLI « LA MIA SERA »

http://balbruno.altervista.org/index-2194.html

(sul sito c’è un commento alla poesia e..troppa pubblicità, purtroppo)

GIOVANNI PASCOLI « LA MIA SERA »

Il giorno fu pieno di lampi;
ma ora verranno le stelle,
le tacite stelle. Nei campi
c’è un breve gre gre di ranelle.
Le tremule foglie dei pioppi
trascorre una gioia leggiera.
Nel giorno, che lampi! che scoppi!
Che pace, la sera!
Si devono aprire le stelle
nel cielo sì tenero e vivo.
Là, presso le allegre ranelle,
singhiozza monotono un rivo.
Di tutto quel cupo tumulto,
di tutta quell’aspra bufera,
non resta che un dolce singulto
nell’umida sera.
E’, quella infinita tempesta,
finita in un rivo canoro.
Dei fulmini fragili restano
cirri di porpora e d’oro.
O stanco dolore, riposa!
La nube nel giorno più nera
fu quella che vedo più rosa
nell’ultima sera.
Che voli di rondini intorno!
Che gridi nell’aria serena!
La fame del povero giorno
prolunga la garrula cena.
La parte, sì piccola, i nidi
nel giorno non l’ebbero intera.
Nè io … che voli, che gridi,
mia limpida sera!
Don … Don … E mi dicono, Dormi!
mi cantano, Dormi! sussurrano,
Dormi! bisbigliano, Dormi!
là, voci di tenebra azzurra …
Mi sembrano canti di culla,
che fanno ch’io torni com’era …
sentivo mia madre … poi nulla …
sul far della sera.

 

Publié dans:Letteratura Italiana, POESIE |on 6 mai, 2015 |Pas de commentaires »

Yellow Rose, stained glass (ho trovato queste bellissime foto per sbaglio cercavo delle immagini sacre « stained glass » e, non so come, ho trovato queste, ce ne sono altre, tutte belle, da vedere!)

Yellow Rose, stained glass (ho trovato queste bellissime foto per sbaglio cercavo delle immagini sacre
https://rogergordy.wordpress.com/category/deco/page/3/ueste

Publié dans:fiori e piante |on 5 mai, 2015 |Pas de commentaires »

Rosa ‘Tiger Tail’ at the San Diego County Fair, California, USA. Identified by exhibitor’s sign.

Rosa 'Tiger Tail' at the San Diego County Fair, California, USA. Identified by exhibitor's sign. dans .QUALCOSA PER DOMENICA 640px-Rosatigertail

http://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Pale_pink_and_red_roses

Il giardino biblico, l’albero di Giuda

http://www.cortonacristiana.it/le-attivita/il-giardino-biblico

IL GIARDINO BIBLICO

Osservate bene l’albero del fico e le altre piante (Lc 21, 29). L’invito di Gesù ad osservare le piante per avvicinarsi a Dio, è rivolto soprattutto a noi che trascorriamo gran parte della nostra vita al chiuso e spesso non ci accorgiamo che il mandorlo è in fiore o l’abete ha prodotto nuovi germogli. Quando siamo a stretto contatto con la natura, acquisiamo maggiore capacità d’ascolto, riscopriamo le cose essenziali, ci avviciniamo di più a Dio.

Apologo
Giudici 9, 7-15
Ma Iotam, informato della cosa, andò a porsi sulla sommità del monte Garizim e, alzando la voce, gridò: “Ascoltatemi, signori di Sichem, e Dio ascolterà voi! Si misero in cammino gli alberi per ungere un re su di essi. Dissero all`ulivo: Regna su di noi. Rispose loro l`ulivo: Rinuncerò al mio olio, grazie al quale si onorano dei e uomini, e andrò ad agitarmi sugli alberi? Dissero gli alberi al fico: Vieni tu, regna su di noi. Rispose loro il fico: Rinuncerò alla mia dolcezza e al mio frutto squisito, e andrò ad agitarmi sugli alberi? Dissero gli alberi alla vite: Vieni tu, regna su di noi. Rispose loro la vite: Rinuncerò al mio mosto che allieta dei e uomini, e andrò ad agitarmi sugli alberi? Dissero tutti gli alberi al rovo: Vieni tu, regna su di noi. Rispose il rovo agli alberi: Se in verità ungete me re su di voi, venite, rifugiatevi alla mia ombra; se no, esca un fuoco dal rovo e divori i cedri del Libano.
Con l’apologo di Iotam, ultimo figlio di Gedeone, la parabola degli alberi che si mettono in viaggio per eleggere un re – si esprime una critica al regime monarchico considerato “inutile e dannoso” come il rovo che non offre ombra per ripararsi, ma alimenta il fuoco distruttore (Gdc 9,7-20) (Fabbris). Il brano che viene presentato costituisce, forse, una delle pagine meno note della Bibbia, eppure la sua forza e la sua pungente ironia risultano di un’attualità straordinaria. L’olivo e il rovo, il fico e i cedri del Libano, la vite e gli alberi trovano posto in questa antica poesia ebraica, in cui risuona un dialogo antico e pur attuale: essere oppure apparire? Il rifiuto da parte dei migliori candidati (l’olivo, il fico, la vite) è motivato dal desiderio di non perdere la propria natura, il proprio vero dono; la inadeguatezza minacciosa del rovo a regnare sugli alberi esprime la superficialità di chi, non conoscendosi, offre una disponibilità inconsistente e pericolosa. Potremmo continuare la nostra riflessione chiedendoci: cosa è l’autorità, cosa è il servizio? Nelle nostre relazioni a chi sorridiamo con sincerità, con chi stiamo volentieri? Non è forse vero che avvertiamo benevolo e piacevole chi, non camuffatosi, si mette in gioco per ciò che è veramente?

Il giardino biblico, l'albero di Giuda dans Bibbia (dalla) cose curiose e belle albero_di_giuda_big1-150x150

Albero di Giuda Cercis siliquastrum L. – Fam. Leguminosae

Matteo 27,3-5
Allora Giuda, il traditore, vedendo che Gesù era stato condannato, si pentì e … gettate le monete d’argento nel tempio si allontanò e andò ad impiccarsi.
Una leggenda medioevale collega questa pianta con il bacio di Giuda a Gesù e con la successiva impiccagione. Benché non vi sia nessun motivo per ritenere questa associazione storicamente attendibile, i fiori rossi che ricoprono interamente i suoi rami al tempo della fioritura, ancor prima che compaiano le foglie, ci ricordano il sangue innocente di Gesù che ha dato la sua vita per amore di ciascuno di noi. Questo albero può essere per noi un segno della gratuità della misericordia del Signore, che Giuda non è riuscito a riconoscere.
Curiosità
Si narra che su quest’albero si impiccò Giuda dopo aver tradito Gesù e i suoi tronchi contorti vengono attribuiti a quell’episodio. Secondo altre leggende i fiori del siliquastro rappresenterebbero le lacrime di Cristo e il loro colore simbolizzerebbe la vergogna per la perfidia di Giuda. I fiori dell’albero di Giuda, di un gradevole sapore piccante, si possono aggiungere alle insalate o friggere in pastella; i boccioli si prestano ad essere conservati in salamoia o sotto aceto, come capperi.
Informazioni
L’albero di Giuda, detto anche siliquastro, è un piccolo albero alto sino a 8 (15 m) o, più spesso, un arbusto. E’ originario dell’Asia occidentale e minore; ha una larga distribuzione nei paesi mediterranei dai Balcani alla Spagna. E’ molto diffuso in Valnerina, tanto che durante la fioritura vivacizza l’ambiente con il colore rosso-porporino.

il « Carlino »

il

http://www.robadadonne.it/63298/cani-e-personalita-umana/

Publié dans:cani...CANI ????? |on 1 mai, 2015 |Pas de commentaires »

IL CARLINO

http://it.wikipedia.org/wiki/Carlino_%28razza_canina%29

IL CARLINO

Caratteristiche
Il carlino ha un aspetto simile a un bulldog, ma è più piccolo. Una sua caratteristica è quella di emettere, durante il respiro, un rantolo simile a suoni asmatici, come succede a molti cani con conformazione brachicefica. Questa caratteristica lo rende particolarmente sensibile alle temperature alte e agli sforzi fisici eccessivi.[1][2]
È un cane solido e compatto, ben proporzionato e con una testa inconfondibile, piatta e piena di rughe; il muso è sempre nero, e perciò viene detto pafusso. In ragione della conformazione del muso, questo risulta essere molto espressivo e simpatico. Ha un carattere calmo, molto sensibile, leale e affettuoso. È un cane abbastanza pigro, dorme molto ed è poco incline al moto.
Nei primi 2 o 3 anni di vita, i maschi sono molto più iperattivi, dal terzo in poi sono più calmi e rilassati, come del resto tutti i molossoidi. Tendono inoltre ad appesantirsi con facilità se non abituati ad una dieta equilibrata.

Storia della razza
Madama Elisabetta (François-Hubert Drouais, 1770)
L’origine del carlino come razza risale all’antica Cina, anche se sicuramente non si presentava come i carlini d’oggi. Le prime notizie che lo riguardano risalgono alla località di Gullin, situata nella parte settentrionale di Canton. Originariamente, il carlino presentava una statura più elevata, rimpicciolita nel tempo a causa di accurate selezioni. Cani chiamati « dal muso corto », o pafussoidali, sono descritti in documenti datati circa 600 a.C. ed erano gli antenati della razza che noi chiamiamo carlino.
Solamente tra il Cinquecento e il Seicento la Cina iniziò gli scambi commerciali con l’Europa (Portogallo, Paesi Bassi, Spagna e Inghilterra). I commercianti portavano con sé piccoli cani come doni dall’oriente: così cominciò la crescita della popolarità del carlino in Europa.
Un grande impatto nella razza del carlino nel 1800 si ebbe quando, nel 1860, due carlini di pure linee cinesi furono portati in Inghilterra. Questi due cani, Lamb e Moss, produssero un figlio chiamato Click.
Il carlino è altresì noto col nome di « Pug » e di « Mops » (musetto). Il nome italiano deriva da Carlo Bertinazzi (detto Carlino), un attore famoso nel ruolo di Arlecchino, che indossava una maschera nera e rugosa, molto simile al muso del cane.

Caratteristiche fisiche
Il carlino è un molossoide di piccola taglia il suo peso ideale dovrebbe essere compreso tra i 7 e gli 8 kg. L’altezza al garrese in media è compresa tra 30–33 cm. Caratteristica tipica del carlino, nonché parametro di valutazione della qualità dell’esemplare, è la coda a ricciolo ripiegata sul dorso. Gli occhi sono molto grandi e di forma arrotondata.

Varietà a pelo nero
Aspetto generale: Cane solido, ma di salute fragile (si ammala facilmente) e di stazza decisamente robusta. Possiede una muscolatura proporzionata e compatta.
Carattere: È un cane da compagnia che si distingue per la sua dignità e serietà. Giocherellone e spesso iperattivo (specialmente da cucciolo), è un cane leale, sensibile ed affettuoso, quasi struggente nei confronti del padrone. Non ama il movimento se non le brevi passeggiate pomeridiane e serali. Si adatta ad ogni situazione e può essere un ottimo guardiano. Molto apprezzato da adulti e bambini, il Carlino riserva poche attenzioni agli estranei, con i quali si dimostra spesso diffidente. Soffre moltissimo se lasciato da parte, non ama restare a lungo lontano dal padrone e dalle sue attenzioni ed è fortemente dipendente dall’affetto. Ama stare in compagnia della sua famiglia e non disdegna ore ed ore di riposo. Per questo è consigliato tenere d’occhio la sua alimentazione, dato che il cane aumenta di peso molto facilmente. Evitare ciò è molto importante date le caratteristiche respiratorie del cane che, se in sovrappeso, potrebbero causare seri problemi. Non è vero che i carlini sono cagnetti « gestibili » per quanto riguarda le malattie, spesso vengono abbandonati proprio perché i padroni vengono presi alla sprovvista. Oltre ad essere estremamente « tardivi » nell’imparare dove fare i bisognini sia liquidi che solidi da piccoli, sono predisposti a molteplici malattie, ad esempio problemi di respirazione (correlati alla conformazione anatomica delle prime vie respiratorie), otiti, allergie e intolleranze alimentali anche gravi, problemi oculari. Per ridurre il rischio di dermatiti umide è bene pulire accuratamente e frequentemente le pieghe cutanee di muso ed occhi. Tutto ciò lo rende un cane impegnativo e che richiede un’attenta gestione.

Testa e cranio: Testa robusta ma mancante del solco sul cranio (cosiddetto cranio « a mela »), tondeggiante e piena di rughe. La testa è la parte del carlino da cui parte la focatura nera negli esemplari color nocciola o grigio chiaro.
Occhi: Tondeggianti, vivaci ed espressivi, sguardo dolce e fiero. A causa della loro conformazione sporgente, essi sono soggetti a frequenti irritazioni o malattie come la cheratocongiuntivite secca, cheratite pigmentaria ed atrofia progressiva della retina, che spesso portano ad una totale o parziale cecità del cane. Gli occhi sono la parte più delicata del cane, e necessitano di frequente pulizia, idratazione e cura.
Orecchie: Nere e piccole, morbide come il velluto. Alcuni carlini presentano come caratteristica le cosiddette « orecchie a rosa » (ripiegate all’indietro), ma gli esemplari preferiti sono quelli con le orecchie cosiddette « a bottone », piccole e con i lobi ripiegati in avanti, con la punta verso l’occhio.
Naso: Il tartufo è perfettamente tondeggiante e nero, ben visibile tra le rughe che lo circondano. Lo stop è quasi assente, favorendo al cane la possibilità di tenere la lingua spesso e volentieri ripiegata sul naso.
Bocca: Il musetto è sempre nero e rugoso. La bocca presenta una forma di prognatismo, mandibola ampia e spesso deviata. In alcuni casi, i denti e la lingua sono persino visibili (come in alcuni Bulldog), ed i denti si presentano storti ed affollati.
Tronco: Corto, robusto e tarchiato. Torace non troppo largo ma perfettamente proporzionato rispetto al resto del corpo e rispetto all’andatura tipica del cane.
Arti: Gli arti anteriori segnano due spalle oblique. Non troppo lunghi ma resistenti. Gli arti posteriori sono dritti e paralleli, con muscolatura sviluppata.
Coda: Ripiegata sul dorso, a forma di ricciolo. È molto apprezzato il doppio giro della coda, presente in pochi esemplari.
Mantello: Pelo folto, liscio e morbido, corto ma non raso. Il carlino possiede un mantello lucido e facile da tenere in ordine. Nel corso dei vari cambia di stagione, il mantello del carlino tende a perdere molto pelo.
Colori: Nero lucido, nocciola (o albicocca) focato, giallo-bianco, grigio chiaro focato.

Publié dans:cani...CANI ????? |on 1 mai, 2015 |Pas de commentaires »

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