Archive pour la catégorie 'raccontino mio'

Buonanotte, non riesco a dormire e allora…racconto qualcosa…

penso a qualcosa, recentemente ho sognato molte volte di poter entrare nel cielo, ossi in un cielo più grande di quello che vediamo o immaginiamo da quello che raccontano gli astronomi, un luogo pieno di luce e soprattutto di profondità, doe il cielo la terra e il mare si congiungono, il cielo che vediamo alzando gli occhi, pieno di uccelli: Gabbiani soprattutto, qui al centro di Roma, ovviamente piccioni tutti con la panzetta piena, qualcuno gli da dei pezzi di pizza che basterebbero per un battaglione di bersaglieri, 

a volte vedo dei volti, forse conosciuti, ma non sono sicura, sono dentro di me credo, ma mi sembra a volte che escono fuori e prendano autonomia,forse quando sogno,

stiamo peer traslocare in una nuova casa più piccola ma molto carina e ben rifinita, progetti fatti per come sistemare, fatti i passi più importanti potremo goderci anche i primi momenti più belli, quando si sistemano i quadri, ne ho molti e belli;

dobbiamo comperare una buona parte di mobili nuovi, mi piacerebbero quelli della casetta dei sette nani, qualcosa di bello e fantastico da bambini; 

so chiacchierare ma non raccontare…si può sempre imparare

Publié dans:raccontino mio |on 26 janvier, 2017 |Pas de commentaires »

oggi ho fatto le coccole ad un micetta bianca che era uscita di casa e migolava a squarciagola per le scale…micetta!

oggi ho raccattato… preso…coccolato, una gattina di un condomino che si era persa per le scale; è andata così: nel bel mezzo di una doccia – succede sempre qualcosa quando sto al bagno – o sentito miagolare forte, Rudy dormiva come un Ghiro perché si era strafogato – letteralmente – una scatoletta grande di ciccina per lui, le migliori in assoluto…e care; sono corsa per le scale, ho pensato: anche se mi graffia perché è spaventato lo prendo lo stesso;
al piano sopra al mio ho trovato accovacciata in un angolo un gattina bianca, quando mi ha visto ha smesso di miagolare e si è fatta prendere forse tranquillizzata, una micia non proprio piccola, ma giovane; ma non sapevo di chi era, sicuramente di un condomino… mia sorella è andata alla ricerca del padrone…della mamma…siamo state fortunate, un condomino del mio pianerottolo ci ha detto subito che era di una ragazza al piano terra, lui la vede dalla finestra io no; così io ho portato la micia in camera mia, dopo aver chiuso Rudy in camera da pranzo; l’ho messa sul plaid in camera mia e si è tranquillizzata, poi voleva scendere, lo fatta scendere per terra ma si è andata ad infilare dietro ad un armadio, dove ci sono le prese della corrente, ho ripreso la mia per la coda e l’ho tenuta in braccio tutto il tempo…micetta aveva una zampetta piegata, poi la padrona mi ha detto che è nata così; dopo un po’ mia sorella è arrivata con una ragazza, io micia in  braccio, lei alla micia: ma dove vai girando? volevo accompagnarla a casa e tenerle la gattina, ma lei si è presa il dolce pacchetto ed è scesa; beh! tutto qui, non è una grande storia, però sono stata contenta di fare coccole ad una micetta bianca;

Publié dans:gatti, raccontino mio |on 22 mars, 2011 |2 Commentaires »

Racconto di quando ero « ragazzina », mi ero scordata di averlo scritto, l’avevo messo sul sito : Poesia e dintorni

racconto mio, dal sito:

http://www.poesiaedintorni.net/modules.php?name=News&file=article&sid=732&mode=flat&order=1&thold=0 

Scritto da Gabriella:
Lunedì, 18 luglio 2005, alle ore 23:22

Anche quando ero piccola faceva caldo, e tanto, non so se è veramente è cambiato qualcosa nell’aria oppure, quando si è giovanissimi, si sopporta di più, fatto stà che abitando al centro di Roma mi trovavo vicinissima la Basilica di Sant’Andra della Valle, dalla finestra di casa potevo vedere, allungandomi fuori della finestra e di scorcio, la bella cupola, e la mattina, in primavera arrivavano ancora le rondini, quanto vorrei rivederle! Il palazzo dove abitavo era antico e le grandi mura proteggevano un po’ nelle giornate afose; però, non a tutte le ore, c’era una soluzione: entrare nella Basilica dove l’aria era molto più fresca. Non so perché ora, non dico le Chiese, ma anche le grandi Basiliche sono infocate. Erano momenti belli in cui dimenticavo qualche dolore e qualche affetto e cominciavo a guardare in alto. Inevitabilmente le immagini sacre, inevitabilmente le cappelle, però qual Sant’Andrea crocifisso sopra l’altare mi faceva pena, chissà perché? in fondo siamo abituati a vedere il Crocifisso, ma lui sembra diverso, ma non è giusto però. Certo era un fresco di luogo chiuso, eppure mi ha dato conforto tante volte, chissà forse veniva qualche spifferò dall’alto, da qualcuno che voleva rinfrescare con il suo respiro limpido una bambina presuntuosa e testarda. D’inverno, a Natale facevano un presepio particolare, sopra la capanna mettevano degli angeli a cerchio lasciando uno spazio interno come una gradinata di angeli, non so materialemnte la tecnica, ma gli davano profondità ed in fondo mi sembra ci fosse una colomba, ma forse un’immagine di Dio, non lo so. Forse da allora ho sempre cercato di salire quei gradini fatti di angeli di cartone o di legno (presumo), poi si diventa grandi e si stà lì un po’ in terra e un po’ tentati a salire la scala e provare altre sensazioni, di limpido, di trasparente, di colorato, di luminoso, e udire altre voci o La Voce, e allora si cammina, un po’ malamente, un po salendo un po’ cadendo, qualche volta uno degli angioletti mi da una mano, qualche volta rimane il ricordo dell’immagine e rimango a terra, ma ci riproverò, sempre testarda. 

Publié dans:raccontino mio |on 14 janvier, 2009 |Pas de commentaires »

ho 66 anni, li ho compiuti ieri, c’è stato anche un: « ubriaco del Piave », eh eh, lo dovete scoprire!!!

ciao a tutti, ieri era il mio compleanno, 66 anni, 66 sì, TANTI, TANTI, però sono contenta, tante cose belle, piccole cose, quelle che si vivono tutti i giorni e che diventano belle, così improvvisamente, quasi senza una ragione apparente; stamattina mi sono seduta un momento a prendere un po’ di sole al Colle Oppio, e, così, la vita mi è sembrata piena, quasi come se non mi accorgessi delle cose che faccio, come le vivo, come le sento; uno sguardo rivolto a Dio e tutta la vita si ripercorre in un attimo ma vicina a Lui rimangono solo le cose belle, come un tracciato, un percorso trasversale la vita, è sempre quella, ma, nello stesso tempo, un’altra, quella che di riempie di senso, di bello, quasi di avventura, un’avventura vissuta quasi, soprattutto per le strade di Roma, eppure lontana nel passato, a volte, entrando in una chiesa di rito bizantino mi sono sentita come presente ai tempi dei primi concili ecumenici, nel IV, nel V secolo, nei luoghi dove è vissuto San Pietro, San Paolo, all’Aventino con San Girolamo, più lontano ad Ostia con Sant’Agostino e la Madre; ricordi del mio passato, del passato dei testimoni della fede; ma anche di un futuro possibile, di un futuro sperabile; mi sembra, dentro di me, che si stia aprendo una porta, oltre il muro, quello che appare un muro oltre la vita, Gesù ha detto io sono la porta delle pecore, chi passa dentro di me entrerà ed uscirà e troverà pascolo, se il Signore mi concederà di passare, entrare, attraverso di lui, la « porta » sarà aperta e la percepisco che si può aprire; anche quella di tutti i giorni; gli antichi credevano che la volta del cielo fosse un qualcosa di fisso, in fondo come una cappa sulla testa – non tutti i greci e, molto probabilmente gli egiziani, forse i fenici, insomma non lo bene, ma molti sapevano del cielo, ma qualcuno ha creduto che fosse come una cappa sopra la testa, è bello sapere che non è così, che non solo c’è uno spazio interstellare, intergalattico (ehm, sto parlando alla Star Trek), ma questo spazio è segno di qualcosa di più grande, di Dio; al Colle Oppio mi sembra che ci siano più uccelli, non facevano che cinguettare, grandi con le ali spiegate, il verde e una relativa tranquillità li deve avere invogliati;

ho scritto di getto come i pensieri sono venuti, sono abituata a scrivere velocemente alla tastiera, quasi al ritmo del pensiero, così vengono fuori i miei pensieri veri, le scemenze, a proposito, vi racconto come ho mangiato e dove:

allora, c’è una enoteca-ristorante vicino a Piazza Navona, ci siamo state diverse volte, si chiama alla francese « cul di sac » però è una enoteca, cucina romana, piatti un po’ particolari, fiumi di tantissimi vini buoni, è praticamente, veramente un imbuto lungo con le pareti alte, ci sono dei tavoli piccoli a destra e a sinistra sopra la testa per tutto lo spazio interno dove si mangia, scaffali fino al soffitto pieni di vini per lo più pregiati, c’è un ambiente simpatico, forse un po’ particolare perché non è lontano dal Senato della Repubblica da dove, quasi sicuramente vengono a mangiare, poi ci sono i turisti che non mancano mai, poi, essendo cucina romana i romani, poi avendo il nome francese e, comunque, anche dei piatti un po’ particolari diversi francesi, forse perché l’Ambasciata di Francia è piuttosto vicina; insomma simpatico; per il compleanno, ieri, ho ordinato, niente di particolare pasta e broccoli con il pecorino (pasta corta) buonissimo, un tortino di carciofi, poi, dato che a me i dolci non piacciono del formaggio, ho scelto a casaccio, ossia tra i tanti nomi di formaggi, molti certo conosciuti, c’era un « ubriaco del Piave », un formaggio si, ho ordinato quello solo per il nome simpatico, mi aspettavo un formaggio un po’ pesante, invece no era delicato, di pecora sicuramente leggermente affogato con un vino di zona Piave; il vino l’ho scelto, come sto facendo da un po’ di tempo non dai nomi, una volta conoscevo un po’ i vini ma oramai mi sono persa, così di solito scelto un vino del Veneto perché per il mio gusto sono i migliori, fantastico!!! prima ci eravamo fermate ad un bar in via Ripetta, praticamente dove hanno costruito quell’ obbrobrio sopra l’ ara pacis, il sindaco, ha già detto che vuol farlo rifare, che non è possibile, ma almeno fare delle modifiche sistemarlo, non è una priorità, ma ci spero;

poi, il mio Blog San Paolo sta andando bene oltre le mie previsioni; sul forum del Server – sono francesi naturalmente – mi hanno fatto gli auguri in molti, ho ricevuto anche una torta « virtuale », sono simpatici, gentili, un po’….francesi, ma in questo caso nel migliore dei significati; poi, ora è la mezza di notte, mia sorella si è andata a leggere il suo giallo che le fa da sonnifero, il micio dorme (non ha bisogno di niente per dormire, semmai per svegliarsi), sul letto mio naturalmente, ma ormai abbiamo trovato un modus vivendi : nel senso che lui si « sbraca » in fondo al letto e io dormo per traverso, ma che cosa non si fa per i mici!!!, insomma oggi è il mio secondo giorno a 66 anni, scrivo cose serie, scrivo stupidaggini, ecc. ecc., ciao, è un ciao secco, beh ciao ciao,

ho scritto un raccontino perché…

sono, infatti un po’ influenzata e faccio fatica a fare tutto, così ho cercato di scrivere un raccontino di fantasia, l’ho scritto così come lo leggete, come sempre su questo Blog, non importa se vale qualcosa, ma la fantasia è andata in questa direzione:

« titolo:

In cielo in attesa di un amico

gli angeli si erano radunati tutti vestiti di bianco con le ali ben appoggiate dietro le spalle ed aspettavano l’arrivo dell’Altissimo per intonare le lodi, tutti, pazientemente, d’altronde sono angeli, aspettano; i santi, anche, aspettavano, sempre desiderosi di vedere il volto di Dio, anche i loro vestiti erano bianchi, poi c’erano i nuovi arrivati che si meravigliavano di tutto e, guardando intorno e vedendo una grande sala luminosa si meravigliavano, si meravigliavano dei cambiamenti di luce, della presenza di tanti fratelli, del loro abito bianco ancora nuovo, nuovo, appena ricevuto;

ma Dio non arriva, aspettano ancora, non arriva; giunge d’improvviso un angelo trafelato e comunica, meravigliatissimo agli altri: « sta aspettando qualcuno », gli angeli si guardarono tra loro esterrefatti, come mai, chi è che fa aspettare il Signore? Ma pazienti e incuriositi di chi fosse tale personaggio aspettarono, i ceri, pensarono, per fortuna non si spengono mai, è sì, in cielo le luci non si spengono mai; poi qualcuno più curioso fece qualche passo per vedere cosa faceva Dio, e Dio, infatti, aspettava, sembrava ansioso, o forse no, come ansimante dal desiderio di vedere l’ospite;

ad un certo punto il Signore si affaccia nella nube del coro e avvisa, trafelato, gli angeli ed i fratelli: sta arrivando!!! beh! A quel punto tutti cominciarono ad agitarsi, non avrebbero dovuto, ma si sa, la curiosità, specialmente in quel caso, era lecita, pensavano; arriva finalmente l’ospite, il nuovo arrivato, è vestito con un pigiama un po’ sdrucito e pantofole, ma come? Pensavano gli angeli, così ci si presenta a Dio?

allora l’uomo, con il berretto da notte in mano, cerca di giustificarsi: dovevo arrivare questa notte, ossia questa notte della terra, ma mi è stato difficile, attorno a me c’erano, mia moglie, i miei figli, gli amici, sapete quelli del Bar dove mi facevo un goccetto…beh! Scusate, e non avevo coraggio di staccarmi dal letto e salire da voi, piangevano ed avevo timore per loro, mi faceva soffrire il loro dolore e allora ho domandato a Dio: sei proprio sicuro che è giunta la mia ora? vedi c’è gente che soffre, ma Dio non mi ha risposto ed ho capito che dovevo andare, scesi dal letto, o meglio mi sembra che salii, ma non so non riuscivo a coordinare le direzioni tra alto basso e poi la stanza era più grande o più piccina, non so; comunque mi muovevo, o forse no stavo fermo, ma cambiavo luogo, piano piano ho trovato una scala lunghissima che non si vedeva dove portava, i gradini più in alto erano luminosi, cominciai a salire, ma era faticoso, poi non capivo dove mi trovavo, continuavo a pensare: non ce la faccio a salire tutti questi gradini sono vecchio, poi mi accorsi che come ne facevo uno in realtà ero salito di dieci scalini, poi ne feci un altro e ero salito di cento scalini, ne feci un altro ancora, ero salito di mille scalini, cercai di salire l’altro gradino , ma come alzai il piede, tutti gli altri che erano ancora un numero che non riuscivo a contare erano spariti, in realtà in tutto avevo fatto tre scalini, mi trovai davanti al Signore, avrei voluto fargli tante domande, ma mi rimanevano in gola, allora Lui stesso mi diede due spiegazioni: i tre scalini sono segno della Trinità, come cominci solo ad avvicinarti il cammino si fa breve ed arrivi presto al traguardo, e poi mi disse: non ti preoccupare dei tuoi, guarda, improvvisamente vidi la mia famiglia che si trovava nella cappella dell’ospedale e pregava, c’era una messa per me e tutti parlavano con confidenza a Dio e Lui rispondeva, non sempre capivano la risposta però al momento dell’elevazione del calice vidi che i miei parenti e gli amici erano in un luogo diverso che ora riconosco come questo luogo qui e, nello stesso tempo, erano là in terra, che cosa strana; e il Signore disse, non è difficile arrivare qui anche in terra, perché, in realtà sono io che vengo sulla terra durante l’eucaristia, o, se puoi capire, in quel momento il cielo e la terra sono un unico luogo; sono contento per i miei, ma rimane un problema: il pigiama, mi guardai addosso impacciato e vergognoso, ma vidi che, come gli altri, portavo un abito bianco, con timore rivolgo la parola a Dio: « ma io non sono un sacerdote, non un missionario, non faccio parte delle grandi opere della Chiesa, sono solo uno che lavora per la propria famiglia, va alla messa, qualche volta una partita a carte con gli amici ed un po’ di vino… », Dio interrompe questo discorso e gli dice: « ma come non ricordi quella volta che avevi messo da parte un po’ di denaro e lo hai dato per elemosina sulla strada? », « oh no! », « non ti ricordi che andavi tutte le sere a dare un bacio ai tuoi figli? », « oh no! », « e non ti ricordi quante volte hai parlato di me al lavoro? », » oh no? », il Signore sbrigativamente: « non c’è bisogno che ricordi tutto, ora sei qui e dobbiamo affrettarci all’inno di lode, ossia tutti dovrebbero dare lode a me, ma a me sembra che anche io devo ringraziare per avere tanti fratelli vicino, così canto insieme a loro »;

finalmente si cominciò la lode e tutti videro delle lacrime sgorgare dal volto di Dio e volevano fermarsi, ma Dio disse: « no, no non fermatevi, io piango di felicità perché voi siete con me, è solo amore, solo amore anche se attraverso questo anche io partecipo delle sofferenze degli uomini »;

Publié dans:raccontino mio |on 21 septembre, 2007 |Pas de commentaires »

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