Archive pour la catégorie 'ANGELI'

GIOVANNI PAOLO II (sugli angeli) (1986)

https://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/audiences/1986/documents/hf_jp-ii_aud_19860806.html

GIOVANNI PAOLO II (sugli angeli) (1986)

UDIENZA GENERALE

Mercoledì, 6 agosto 1986

1. Nelle recenti catechesi abbiamo visto come la Chiesa, illuminata dalla luce proveniente dalla Sacra Scrittura, ha professato lungo i secoli la verità sull’esistenza degli angeli come esseri puramente spirituali, creati da Dio. Lo ha fatto fin dall’inizio con il simbolo niceno-costantinopolitano e lo ha confermato nel Concilio Lateranense IV (1215), la cui formulazione è ripresa dal Concilio Vaticano I nel contesto della dottrina sulla creazione: Dio “creò insieme dal nulla fin dall’inizio del tempo l’una e l’altra creatura, quella spirituale e quella corporea, cioè l’angelica e la terrena, e quindi creò la natura umana come ad entrambi comune, essendo costituita di spirito e di corpo” (DS 3002). Ossia: Dio creò fin dal principio entrambe le realtà: quella spirituale e quella corporale, il mondo terreno e quello angelico. Tutto ciò egli creò insieme (“simul”) in ordine alla creazione dell’uomo, costituito di spirito e di materia e posto secondo la narrazione biblica nel quadro di un mondo già stabilito secondo le sue leggi e già misurato dal tempo (“deinde”).

2. Assieme all’esistenza, la fede della Chiesa riconosce certi tratti distintivi della natura degli angeli. Il loro essere puramente spirituale implica prima di tutto la loro non materialità e la loro immortalità. Gli angeli non hanno “corpo” (anche se in determinate circostanze si manifestano sotto forme visibili in ragione della loro missione a favore degli uomini) e quindi non sono soggetti alla legge della corruttibilità che accomuna tutto il mondo materiale. Gesù stesso, riferendosi alla condizione angelica, dirà che nella vita futura i risorti “non possono più morire, perché sono uguali agli angeli” (Lc 20, 36).

3. In quanto creature di natura spirituale, gli angeli sono dotati di intelletto e di libera volontà, come l’uomo, ma in grado a lui superiore, anche se sempre finito, per il limite che è inerente a tutte le creature. Gli angeli sono quindi esseri personali e, in quanto tali, sono anch’essi a “immagine e somiglianza” di Dio. La Sacra Scrittura si riferisce agli angeli adoperando anche appellativi non solo personali (come i nomi propri di Raffaele, Gabriele, Michele), ma anche collettivi” (come le qualifiche di Serafini, Cherubini Troni, Potestà, Dominazioni, Principati), così come opera una distinzione tra angeli e arcangeli. Pur tenendo conto del linguaggio analogico e rappresentativo del testo sacro, possiamo dedurre che questi esseri-persone, quasi raggruppati in società, si suddividono in ordini e gradi, rispondenti alla misura della loro perfezione e ai compiti loro affidati. Gli autori antichi e la stessa liturgia parlano anche dei cori angelici (nove, secondo Dionigi l’Areopagita). La teologia, specialmente quella patristica e medievale, non ha rifiutato queste rappresentazioni cercando invece di darne una spiegazione dottrinale e mistica, ma senza attribuirvi un valore assoluto. San Tommaso ha preferito approfondire le ricerche sulla condizione ontologica, sull’attività conoscitiva e volitiva e sulla elevazione spirituale di queste creature puramente spirituali, sia per la loro dignità nella scala degli esseri, sia perché in loro poteva meglio approfondire le capacità e le attività proprie dello spirito allo stato puro, traendone non poca luce per illuminare i problemi di fondo che da sempre agitano e stimolano il pensiero umano: la conoscenza, l’amore, la libertà, la docilità a Dio, il raggiungimento del suo regno.

4. Il tema cui abbiamo accennato potrà sembrare “lontano” oppure “meno vitale alla mentalità dell’uomo moderno. Eppure la Chiesa, proponendo con franchezza la totalità della verità su Dio Creatore anche degli angeli, crede di recare un grande servizio all’uomo. L’uomo nutre la convinzione che in Cristo, Uomo Dio, è lui (e non gli angeli) a trovarsi al centro della divina rivelazione. Ebbene, l’incontro religioso con il mondo degli esseri puramente spirituali diventa preziosa rivelazione del suo essere non solo corpo ma anche spirito, e della sua appartenenza a un progetto di salvezza veramente grande ed efficace, entro una comunità di esseri personali che per l’uomo e con l’uomo servono il disegno provvidenziale di Dio.

5. Notiamo che la Sacra Scrittura e la Tradizione chiamano propriamente angeli quegli spiriti puri che nella fondamentale prova di libertà hanno scelto Dio, la sua gloria e il suo regno. Essi sono uniti a Dio mediante l’amore consumato che scaturisce dalla beatificante visione, faccia a faccia, della santissima Trinità. Lo dice Gesù stesso: “Gli angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli” (Mt 18, 10). Quel “vedere sempre la faccia del Padre” è la manifestazione più alta dell’adorazione di Dio. Si può dire che essa costituisce quella “liturgia celeste”, compiuta a nome di tutto l’universo, alla quale incessantemente si associa la terrena liturgia della Chiesa, specialmente nei suoi momenti culminanti. Basti qui ricordare l’atto col quale la Chiesa, ogni giorno e ogni ora, nel mondo intero, prima di dare inizio alla preghiera eucaristica nel cuore della santa Messa, si richiama “agli angeli e agli arcangeli” per cantare la gloria di Dio tre volte Santo, unendosi così a quei primi adoratori di Dio, nel culto e nell’amorosa conoscenza dell’ineffabile mistero della sua santità.

6. Sempre secondo la rivelazione, gli angeli, che partecipano alla vita della Trinità nella luce della gloria, sono anche chiamati ad avere la loro parte nella storia nella salvezza degli uomini, nei momenti stabiliti dal disegno della divina Provvidenza. “Non sono essi tutti spiriti incaricati di un ministero inviati per servire coloro che devono entrare in possesso della salvezza?”, domanda l’autore della Lettera agli Ebrei (Eb 1, 14). E questo crede e insegna la Chiesa, in base alla Sacra Scrittura dalla quale apprendiamo che compito degli angeli buoni è la protezione degli uomini e la sollecitudine per la loro salvezza. Troviamo queste espressioni in diversi passi della Sacra Scrittura, come ad esempio nel Salmo 90 già più volte citato: “Egli darà ordine ai suoi angeli di custodirti in tutti i tuoi passi. Sulle loro mani ti porteranno perché non inciampi nella pietra il tuo piede” (Sal 90, 11-12). Gesù stesso, parlando dei bambini e ammonendo di non dar loro scandalo, si richiama ai “loro angeli” (Mt 18, 10); attribuisce inoltre agli angeli la funzione di testimoni nel supremo giudizio divino sulla sorte di chi ha riconosciuto o ha rinnegato il Cristo: “Chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anche il Figlio dell’uomo lo riconoscerà davanti agli angeli di Dio; ma chi mi rinnegherà davanti agli uomini sarà rinnegato davanti agli angeli di Dio” (Lc 12, 8-9). Queste parole sono significative perché se gli angeli prendono parte al giudizio di Dio, sono interessati alla vita dell’uomo. Interesse e partecipazione che sembrano ricevere una accentuazione nel discorso escatologico, nel quale Gesù fa intervenire gli angeli nella parusia, ossia nella definitiva venuta di Cristo alla fine della storia (cf. Mt 24, 31; 25, 31. 41).

7. Tra i libri del Nuovo Testamento, sono specialmente gli Atti degli apostoli che ci fanno conoscere alcuni fatti che attestano la sollecitudine degli angeli per l’uomo e per la sua salvezza. Così, quando l’angelo di Dio libera gli apostoli dalla prigione (cf. At 5, 18-20)e prima di tutto Pietro, che era minacciato di morte dalla mano di Erode. (cf. At 12, 5-10) O quando guida l’attività di Pietro nei riguardi del centurione Cornelio, il primo pagano convertito (cf. At 10, 3-8; 11, 12-16), e analogamente l’attività del diacono Filippo lungo la via da Gerusalemme a Gaza. (cf. At 8, 26-29)

Da questi pochi fatti citati a titolo esemplificativo, si comprende come nella coscienza della Chiesa abbia potuto formarsi la persuasione sul ministero affidato agli Angeli in favore degli uomini. Perciò la Chiesa confessa la sua fede negli angeli custodi, venerandoli nella liturgia con una festa apposita, e raccomandando il ricorso alla loro protezione con una preghiera frequente, come nell’invocazione dell’“Angelo di Dio”. Questa preghiera sembra fare tesoro delle belle parole di san Basilio: “Ogni fedele ha accanto a sé un angelo come tutore e pastore, per portarlo alla vita” (Adversus Eunomium, III,1; si veda anche san Tommaso, Summa Theologiae, I, q. 11, a. 3).

8. È infine opportuno notare che la Chiesa onora con culto liturgico tre figure di angeli, che nella Sacra Scrittura sono chiamati per nome. Il primo è Michele arcangelo (cf. Dn 10, 13. 20; Ap 12, 7; Gd 9). Il suo nome esprime sinteticamente l’atteggiamento essenziale degli spiriti buoni. “Mica-El” significa infatti: “Chi come Dio?”. In questo nome si trova dunque espressa la scelta salvifica grazie alla quale gli angeli “vedono la faccia del Padre” che è nei cieli. Il secondo è Gabriele: figura legata soprattutto al mistero dell’incarnazione del Figlio di Dio. (cf. Lc 1, 19-26) Il suo nome significa: “la mia potenza è Dio” oppure “potenza di Dio”, quasi a dire che, al culmine della creazione, l’incarnazione è il segno supremo del Padre onnipotente. Infine il terzo arcangelo si chiama Raffaele. “Rafa-El” significa: “Dio guarisce”. Egli ci è fatto conoscere dalla storia di Tobia nell’Antico Testamento (cf. Tb 12, 15 ss), così significativa circa l’affidamento agli angeli dei piccoli figli di Dio, sempre bisognosi di custodia, di cura e di protezione.

A ben riflettere si vede che ciascuna di queste tre figure – Mica-El, Gabri-El, Rafa-El – riflette in modo particolare la verità contenuta nella domanda sollevata dall’autore della Lettera agli Ebrei: “Non sono forse essi tutti spiriti incaricati di un ministero, inviati per servire coloro che devono entrare in possesso della salvezza?” (Eb 1, 14).

Publié dans:ANGELI, PAPA GIOVANNI PAOLO II |on 5 février, 2018 |Pas de commentaires »

IL CARDINALE GIANFRANCO RAVASI E GLI ANGELI

http://santiangelididio.org/2-uncategorised/246-il-cardinale-gianfranco-ravasi-e-gli-angeli.html

IL CARDINALE GIANFRANCO RAVASI E GLI ANGELI

Di don Marcello Stanzione

Gianfranco Ravasi, consacrato arcivescovo da papa Benedetto XVI, è presidente del Pontificio Consiglio della cultura e delle Pontificie Commissioni per i Beni culturali della Chiesa e di Archeologia sacra. Esperto biblista ed ebraista, è stato Prefetto della biblioteca – Pinacoteca Ambrosiana di Milano e docente di Esegesi dell’Antico Testamento alla Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale. Per anni ha tenuto la rubrica Il Mattutino sul quotidiano « Avvenire » attualmente collabora a vari giornali, tra cui « L’Osservatore Romano » e « Il Sole 24 Ore ». Conduce inoltre la rubrica domenicale « Le frontiere dello Spirito » su Canale 5. La sua vasta opera ammonta a oltre centocinquanta volumi, riguardanti soprattutto argomenti biblici, teologici e letterari dove spesso ci sono richiami alla realtà angelica. Nel suo libro  » 500 curiosità della fede » edito da Mondadori nel 2009 riguardo agli angeli così scrive:  » Dalla prima pagina della Bibbia coi « Cherubini dalla fiamma della spada folgorante » posti a guardia del giardino dell’Eden (Gn 3,24) fino alla folla angelica che popola l’Apocalisse, le Sacre Scritture sono animate dalla presenza di queste figure sovraumane ma non divine, la cui realtà era nota anche alle culture circostanti a Israele, sia pure con modalità differenti.
Il nome stesso ebraico, mal’ak e greco , ànghelos ne denota la funzione : significa, infatti, « Messaggero ». Da qui si riesce a intuire la missione,e per un’espressione del filosofo Massimo Cacciari la « necessità » (L’angelo necessario è il titolo di una sua opera) di questa figura biblica, affermata ripetutamente dalla tradizione giudaica e cristiana, confermata dal magistero della Chiesa nei documenti conciliari (a partire dal Credo di Nicea del IV secolo) e papali, e accolta nella liturgia e nella pietà popolare. Il compito dell’angelo è sostanzialmente quello di salvaguardare la trascendenza di Dio, ossia il suo essere misterioso e « altro » rispetto al mondo e alla storia, ma al tempo stesso di renderlo vicino a noi comunicando la sua parola e la sua azione, proprio come fa il « messaggero ». E’ per questo che in alcuni casi l’angelo nella Bibbia sembra quasi ritrarsi per lasciare spazio a Dio che entra in scienza direttamente. Così nel racconto del roveto ardente ad apparire a Mosè tra quelle fiamme è innanzitutto « l’angelo del Signore », ma subito dopo è « Dio che chiama dal roveto: Mosè, Mosè! » (Es. 3,2 – 4). La funzione dell’angelo è, quindi, quella di rendere quasi visibili e percepibili in modo mediato la volontà, l’amore e la giustizia di Dio, come si legge nel Salterio: « L’angelo del Signore si accampa attorno a quelli che lo temono e li salva … Il Signore darà ordine ai suoi angeli di custodirti in tutti i tuoi passi; sulle loro mani ti porteranno perché non inciampi nella pietra il tuo piede » (34, 8; 91, 11-12). Si ha qui l’immagine tradizionale dell’ « angelo custode », bene raffigurata nell’angelo Azaria/ Raffaele del libro di Tobia. Il compito dell’angelo è quello del mediatore tra l’infinito di Dio e il finito dell’uomo, e questa funzione la espleta anche per il Cristo. Come scriveva il teologo Hans Urs Balthasar, « gli angeli circondano l’intera vita di Gesù, appaiono nel presepe come splendore della discesa di Dio in mezzo a noi; riappaiono nella Risurrezione e nell’Ascensione come splendore dell’ascesa di Dio ». La loro è ancora una volta la missione di mettersi vicini all’umanità per svelare il mistero della gloria divina presente in Cristo in un modo che non ci accechi come sarebbe con la luce divina diretta. L’angelo è un segno dell’Unico che dev’essere adorato, Dio; è solo un indice puntato verso l’unico mistero, quello divino; è un mediatore al servizio dell’unico perfetto Mediatore tra Dio e gli uomini, Cristo Signore: « A quale degli angeli » si chiede la Lettera agli Ebrei (1,5) « Dio ha detto: Tu sei mio figlio oggi ti ho generato? ». E’, quindi, pericolosa la deriva a cui ha condotto il movimento New Age con l’immissione di elementi magico – esoterici e di « misteriose presenze » nella concezione degli angeli. L’angelo può per questa via sconfinare paradossalmente in demonio. Il tema della caduta degli angeli, in verità, è molto caro alla tradizione giudaica e cristiana soprattutto popolare, ma ha una presenza solo allusiva nella Bibbia: ad esempio, c’è la Lettera di Giuda che parla di « angeli che non conservano la loro dignità ma lasciarono la propria dimora »; oppure ci si può riferire alla Seconda Lettera di Pietro che presenta « gli angeli che avevano peccato, precipitati negli abissi tenebrosi dell’inferno » (2,4). Ciò che è netta è l’affermazione biblica della presenza oscura di Satana che cerca proprio di spezzare quel dialogo di vita e di amore tra Dio e l’umanità che l’angelo, invece, favorisce e sostiene ».

Publié dans:ANGELI, CAR. GIANFRANCO RAVASI |on 11 mars, 2016 |Pas de commentaires »

GIOVANNI XXIII – (1961, un pensiero agli angeli custodi)

https://w2.vatican.va/content/john-xxiii/it/audiences/documents/hf_j-xxiii_aud_19610809.html

GIOVANNI XXIII – (1961, un pensiero agli angeli custodi)

UDIENZA GENERALE

Piazzale della Villa Pontificia di Castel Gandolfo, Mercoledì, 9 agosto 1961

Diletti figli!

Questi incontri di vita pastorale, che si succedono a Roma e qui nella residenza estiva di Castello, tra il Papa e i Suoi figli spirituali innumerevoli, riescono motivo di profonda gioia e commozione. E lo sono anche nell’ora del mezzodì delle domeniche e feste, al tocco dell’Angelus Domini nuntiavit Mariae, et concepit de Spiritu Sancto. Questi proseguono nella evocazione del dialogo tra il Messaggero celeste e la dolce Madre di Gesù e Madre nostra, che riassume il più alto mistero della vita e della storia — dialogo a cui fa seguito la invocazione soavissima : Sancta Maria, Mater Dei, ora pro no bis — che infonde nel cuore una tenerezza, una esaltazione che è già quasi pregustamento di paradiso.
In verità ben di terra noi siamo fatti, figlioli dell’uomo, ma tutti anelanti al cielo.
La vita nostra è un pellegrinaggio, che ci trasporta da un punto all’altro del globo terracqueo. Il termine del nostro viaggiare splende dall’alto, ed è il paradiso per cui siamo stati creati; e gli anni nostri, gli anni di ciascuno, si rincorrono sulle varie strade che solcano il mondo abitato.
Vivere è muoversi, è incontrarsi : è prendere tutti insieme coraggio verso ciò che è giocondità e prosperità di quaggiù.
Purtroppo questo incontrarsi non è sempre né serenità, né letizia; non è solo incontro piacevole, ma sovente è scontro terribile e funesto.
Non è forse vero che giammai fu raggiunta come in questi tempi nostri tale perfezione di mezzi efficaci e spediti al proseguimento di questo viaggiare sulle vie della terra, del mare e dei cieli? Ma è anche altrettanto frequente e doloroso il dover constatare che il dramma del viaggiare termina in tragedia di morte e di pianto.
Stanno infatti innanzi a Noi le statistiche impressionanti dei morti e dei feriti per incidenti della strada, così da quasi raggiungere numericamente i disastri delle guerre del tempo passato.
Gli sviluppi della scienza e della tecnica pongono perciò l’umanità innanzi ad un problema inaspettato, che si aggiunge al grande e tremendo problema delle odierne inquietudini umane, la cui soluzione appare incerta e minacciosa.
Chi è depositario della dottrina celeste, che il Cristo insegnò agli uomini, si allieta di ogni progresso raggiunto dalla scienza e dalla tecnica. Ma nello stesso tempo non si lascia sorprendere, né turbare da fosforescenze che nascondono minacce ed inganni. Il senso delle sue responsabilità gli fa dire e proclamare che i doveri della vita si aggravano nella misura che l’uomo raggiunge nuova capacità e nuova potenza di fare e di osare.
La predicazione di Gesù benedetto fu tutta insieme una dottrina della vita, corrispondente ad una altissima e preziosissima concezione. Ciò che tocca l’uomo nell’ordine naturale e soprannaturale, nella sua vita spirituale e corporea, — anima e costituzione fisica; intelletto, volontà, sensibilità — secondo la dottrina di Cristo, tutto è sacro e merita rispetto.
Il cristianesimo nel suo complesso dottrinale e nel suo affiato missionario vuol essere un andare presso tutti i popoli, in ogni casa, accanto a ciascun uomo, per ripetere quelle arcane parole che sono universale invito a servirsi anche della vita del corpo e della sua conservazione, di quelle energie ad un tempo spirituali e corporee, che assicurano il retto godimento dell’ora presente e dei beni eterni.
Diletti figli. Noi ci comprendiamo. In ordine all’uso ed all’abuso dei diritti della strada c’è dunque un mistero di vita e di morte, che impegna le responsabilità di ogni uomo : responsabilità da cui nessuno può sottrarsi.
Giustamente le leggi civili della umana convivenza fanno sostegno alla grande legge del « Non occides » : non ammazzare, che splende nel Decalogo di tutti i tempi, ed è per tutti precetto sacro del Signore.
Ebbene, diletti figli, permetteteCi ora che al richiamo dei doveri di coscienza circa i pericoli della strada, Noi indichiamo, secondo la dottrina della Chiesa, una protezione celeste sicura e preziosissima, che rappresenta uno dei punti splendenti dell’insegnamento cristiano : cioè l’intervento delle schiere angeliche, create da Dio a suo servizio, e inviate dalla Santissima Trinità a protezione della Santa Chiesa, dei suoi figliuoli, del mondo intero.
Questa protezione è nella pratica della buona vita cristiana una devozione che occupa nello spirito di chi la sa ben penetrare un posto di speciale onore ed è motivo di soavità e di tenerezza.
Lasciate che la Nostra voce, levatasi a monito paterno ed accorato per il rispetto della vita umana, di ogni vita, della propria e dell’altrui, ritrovi qui verso il termine del Nostro semplice conversare le prime note del linguaggio angelico, che godiamo ripetere in più commossi accenti, come quello dell’Angelus Domini nutiavit Mariae.
Il richiamo degli spiriti elettissimi, che la sollecita cura del Padre celeste pose e pone accanto a ciascuno dei suoi figli, infonde letizia e coraggio.
Gli Angeli del Signore scrutano infatti il nostro intimo e vorrebbero farlo degno delle divine compiacenze!
Ad essi fu affidato anche il compito di guidare i nostri passi. E questo pensiero come non potrebbe suscitare una giusta emozione dinanzi allo spettacolo pressoché quotidiano del sangue che bagna le nostre strade e grida al cielo pietà per tante vite umane preziose, di giovani vite promettentissime, stroncate inutilmente ed inconsultamente?
Per questo, il sentimento di viva carità paterna Ci ha suggerito di dare speciale risonanza alla invocazione dei Santi Angeli Custodi. La loro presenza penetra ed avvolge tutta la storia dei secoli : accanto ai progenitori nostri, e poi ai condottieri del popolo eletto, ai suoi re e profeti, fino allo stesso Gesù ed agli Apostoli suoi.
L’appello supplichevole all’intervento degli Angeli, dati a custodia della nostra infanzia e del peregrinare — in ogni età e circostanza del vivere e del nostro operare — non credete, diletti figli, che riuscirà a toccare chi è preso dall’incantesimo fallace e inebriante della velocità, così da imporre finalmente l’assoluto ed universale rispetto delle leggi che regolano il traffico?
La penetrazione dolce e accorata — lo ripetiamo — della pietà verso gli Angeli vuol essere propizia sulle menti, sulle volontà e sulle forze stesse della tecnica che una mal intesa emulazione e ricerca di primati può volgere a rovina.
Per questo, il desiderio Nostro è che si aumenti la devozione all’Angelo Custode. Ciascuno ha il suo; e ciascuno può conversare con gli Angeli dei suoi simili.
In questa luce di cielo, che si riflette familiare e benefica su ogni passo della vita quotidiana, acquista particolare rilievo di alta benemerenza l’intrapresa del Ministero Italiano dei Lavori Pubblici, che mira a dare una coscienza più vigile a tutti i cittadini, anche per mezzo di una informazione che raggiunga gli strati più ampi della popolazione.
L’intima cerimonia di questa mattina all’inizio del Nostro convegno è il coronamento di tale sollecitudine, che fa onore a chi l’ha voluta e portata ad effetto, ed ha voluto essere, da parte Nostra, amabile ed aperto incoraggiamento.
La benedizione data poco fa alle vetture Cinemobili ha invocato appunto la grazia di Dio Onnipotente — senza la quale nulla può prosperare —, sui congiunti sforzi e sulla buona volontà di autorità e di cittadini, e sull’impegno di reciproco rispetto. E perchè il rito di stamane avesse carattere più ampio, abbiamo gradito come ministranti una rappresentanza dei diletti alunni del Collegio Urbano di Propaganda Fide, la cui presenza è sempre un richiamo di universalità.
Andate dunque, diletti figli, andate per tutta Italia e compite la vostra missione. E come in alcune nazioni siete stati preceduti nel buon servizio, così in altre possiate venire imitati.
Oh! risentite le toccanti parole, risonate prima nella antica lingua liturgica della Chiesa di Roma; accoglietele e meditatele nel cuor vostro :
« Signore Iddio onnipotente… effondete la vostra benedizione sopra questi cinemobili destinati a far conoscere il codice della strada. In virtù delle sue norme, i vostri servi che percorrono le vie a piedi, ovvero con automezzi, apprendano la prudenza, la vigilanza, il santo dimore di Voi, e siano così in grado di provvedere con ogni sicurezza alla propria ed all’altrui incolumità.
Allontanate, o Signore, ogni danno che possa pervenire agli uomini dalle difficoltà del viaggio, dalla stanchezza del corpo, dalla velocità inconsiderata… E come vi degnaste, o Signore,, di assegnare al figliuolo di Tobia l’Arcangelo Raffaele quale compagno di viaggio, così liberate i vostri figli da ogni pericolo dell’anima e del corpo, affinché camminando rettamente alla vostra presenza per le vie del mondo, meritino di raggiungere il porto della eterna salvezza. Per Cristo Signor nostro. Amen, amen ».

Publié dans:ANGELI CUSTODI, PAPA GIOVANNI XXIII |on 2 octobre, 2015 |Pas de commentaires »

GLI ANGELI, UN PONTE TRA EBRAISMO E CRISTIANESIMO – DI PADRE FRÉDÉRIC MANNS OFM

http://www.terrasanta.net/tsx/articolo-rivista.jsp?wi_number=2781&wi_codseq=TS1101

ALLE PORTE DI SION

GLI ANGELI, UN PONTE TRA EBRAISMO E CRISTIANESIMO

DI PADRE FRÉDÉRIC MANNS OFM | gennaio-febbraio 2011

In un mondo dove il telefonino ha rivoluzionato i rapporti tra gli uomini, ha ancora senso credere agli angeli? O sono solo un retaggio delle culture mesopotamiche, semitiche e zoroastriane? Culture nelle quali l’uomo era ancora bloccato dalle paure e interrogava i cieli stellati alla ricerca di un segno soprannaturale?
Riflettiamo un secondo. Se, in nome della cultura postmoderna, cancellassimo gli angeli, cosa rimarrebbe del vangelo dell’infanzia di Gesù o della Bibbia stessa? Il Vangelo di Luca presenta gli angeli all’inizio e poi alla fine della vita di Cristo. L’angelo appare a Zaccaria in Luca 1, 11 e alle donne che scoprono la tomba vuota di Gesù un angelo dice: «Non è qui, è risorto» (Lc 24,6). È un angelo che annuncia a Maria la nascita del Salvatore (Lc 1,26-38). Ai pastori appaiono gli angeli (Lc 2,8-15). Un angelo rassicura Giuseppe (Mt 1,20), gli chiede di partire per l’Egitto (Mt 2,13) e poi di tornare in Galilea (Mt 2,19-22). Si tratta solo di poesia o di qualcosa di più serio?
Già nel libro della Genesi appaiono esseri misteriosi. Dopo il peccato di Adamo e di Eva, «Dio scacciò l’uomo e pose ad Oriente del giardino di Eden i cherubini e la fiamma della spada folgorante per custodire la via all’albero della vita» (Gn 3,24). Gli angeli intervengono continuamente nella Bibbia. Ricordiamo solo alcuni episodi tra i tanti: due angeli del Signore si presentarono a Lot per salvarlo della distruzione di Sodoma (Gn 19,1); nel libro dei Giudici un angelo appare alla moglie sterile di Manoah per annunciargli la nascita di colui che li salverà dai Filistei (Giudici 13,3-7), nel libro di Zaccaria un angelo compare al profeta per dargli delle istruzioni da parte di Dio (Zc 1,8-15).
Nella tradizione ebraica gli angeli furono creati il secondo giorno della creazione, giorno che non contiene la frase ricorrente «E Dio vide che era cosa buona», perché alcuni angeli si ribellano a Dio. Il trono di Dio è circondato da quattro angeli: Gabriele, Michaele, Raffaele e Uriele. Un esercito celeste sta intorno a Dio. Il libro di Ezechiele, nella descrizione del carro di Dio, menziona i cherubini, i viventi e gli Ofanim (Ez 1,4-28). Ognuna delle settanta nazioni esistenti, secondo Genesi 10, possiede un principe angelico che la protegge. Gesù, figlio di Israele, s’inserisce in questa tradizione: non bisogna scandalizzare i piccoli, perché i loro angeli contemplano il volto di Dio (Mt 18,10).
Compito primario degli angeli è quello di onorare Dio e di presentare agli uomini la volontà del Creatore. Sono dotati del dono della profezia e recano benedizioni secondo il volere di Dio.
Nelle sue omelie sul Vangelo di Luca, parlando della moltitudine dell’esercito celeste che si unisce all’angelo di Dio, Origene si chiede: «Chi erano gli angeli che hanno raggiunto l’angelo del Signore?». La risposta viene offerta dalla tradizione ebraica. Erano gli angeli delle settanta nazioni che ritenevano che, con la nascita di Gesù, il loro lavoro fosse finito, gli uomini diventati fratelli, le nazioni unite e le frontiere abolite. Per questo gli angeli annunciano ai pastori di Betlemme: «Oggi per voi è nato il Salvatore, quello che farà di tutte le nazioni l’unico popolo dei figli di Dio».
La presenza degli angeli nei Vangeli sottolinea l’ambiente ebraico che ha dato forma al Nuovo Testamento. E per questa ragione il Natale, anche nel nome degli angeli, dovrebbe diventare la festa dell’amicizia ebraico-cristiana.

Publié dans:ANGELI, DOCENTI (miei) |on 1 octobre, 2014 |Pas de commentaires »

mes envies, mes faiblesses,... |
c'est une crevette !!! |
el mondo apocalipticodramat... |
Unblog.fr | Créer un blog | Annuaire | Signaler un abus | Un coeur à toi pour toujours
| etreunevraie
| Juste pour moi car écrire c...