Archive pour décembre, 2019

Madonna con il bambino (Natale 2019)

diario e ciottoli

Publié dans:immagini sacre |on 18 décembre, 2019 |Pas de commentaires »

BENEDETTO XVI – UDIENZA GENERALE – 22.12.10 – (Natale, il luogo delle nostra salvezza)

http://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/audiences/2010/documents/hf_ben-xvi_aud_20101222.html

BENEDETTO XVI – UDIENZA GENERALE – 22.12.10 – (Natale, il luogo delle nostra salvezza)

Aula Paolo VI
Mercoledì, 22 dicembre 2010

Cari fratelli e sorelle!

Con quest’ultima Udienza prima delle Festività Natalizie, ci avviciniamo, trepidanti e pieni di stupore, al “luogo” dove per noi e per la nostra salvezza tutto ha avuto inizio, dove tutto ha trovato un compimento, là dove si sono incontrate e incrociate le attese del mondo e del cuore umano con la presenza di Dio. Possiamo già ora pregustare la gioia per quella piccola luce che si intravede, che dalla grotta di Betlemme comincia ad irradiarsi sul mondo. Nel cammino dell’Avvento, che la liturgia ci ha invitato a vivere, siamo stati accompagnati ad accogliere con disponibilità e riconoscenza il grande Avvenimento della venuta del Salvatore e a contemplare pieni di meraviglia il suo ingresso nel mondo.
L’attesa gioiosa, caratteristica dei giorni che precedono il Santo Natale, è certamente l’atteggiamento fondamentale del cristiano che desidera vivere con frutto il rinnovato incontro con Colui che viene ad abitare in mezzo a noi: Cristo Gesù, il Figlio di Dio fatto uomo. Ritroviamo questa disposizione del cuore, e la facciamo nostra, in coloro che per primi accolsero la venuta del Messia: Zaccaria ed Elisabetta, i pastori, il popolo semplice, e specialmente Maria e Giuseppe, i quali in prima persona hanno provato la trepidazione, ma soprattutto la gioia per il mistero di questa nascita. Tutto l’Antico Testamento costituisce un’unica grande promessa, che doveva compiersi con la venuta di un salvatore potente. Ce ne dà testimonianza in particolare il libro del profeta Isaia, il quale ci parla del travaglio della storia e dell’intera creazione per una redenzione destinata a ridonare nuove energie e nuovo orientamento al mondo intero. Così, accanto all’attesa dei personaggi delle Sacre Scritture, trova spazio e significato, attraverso i secoli, anche la nostra attesa, quella che in questi giorni stiamo sperimentando e quella che ci mantiene desti per l’intero cammino della nostra vita. Tutta l’esistenza umana, infatti, è animata da questo profondo sentimento, dal desiderio che quanto di più vero, di più bello e di più grande abbiamo intravisto e intuito con la mente ed il cuore, possa venirci incontro e davanti ai nostri occhi diventi concreto e ci risollevi.
“Ecco viene il Signore onnipotente: sarà chiamato Emmanuele, Dio-con-noi” (Antifona d’ingresso, S. Messa del 21 dicembre). Frequentemente, in questi giorni, ripetiamo queste parole. Nel tempo della liturgia, che riattualizza il Mistero, è ormai alle porte Colui che viene a salvarci dal peccato e dalla morte, Colui che, dopo la disobbedienza di Adamo ed Eva, ci riabbraccia e spalanca per noi l’accesso alla vita vera. Lo spiega sant’Ireneo, nel suo trattato “Contro le eresie”, quando afferma: “Il Figlio stesso di Dio scese «in una carne simile a quella del peccato» (Rm 8,3) per condannare il peccato, e, dopo averlo condannato, escluderlo completamente dal genere umano. Chiamò l’uomo alla somiglianza con se stesso, lo fece imitatore di Dio, lo avviò sulla strada indicata dal Padre perché potesse vedere Dio, e gli diede in dono lo stesso Padre” (III, 20, 2-3).
Ci appaiono alcune idee preferite di sant’Ireneo, che Dio con il Bambino Gesù ci richiama alla somiglianza con se stesso. Vediamo com’è Dio. E così ci ricorda che noi dovremmo essere simili a Dio. E dobbiamo imitarlo. Dio si è donato, Dio si è donato nelle nostre mani. Dobbiamo imitare Dio. E infine l’idea che così possiamo vedere Dio. Un’idea centrale di sant’Ireneo: l’uomo non vede Dio, non può vederlo, e così è nel buio sulla verità, su se stesso. Ma l’uomo che non può vedere Dio, può vedere Gesù. E così vede Dio, così comincia a vedere la verità, così comincia a vivere.
Il Salvatore, dunque, viene per ridurre all’impotenza l’opera del male e tutto ciò che ancora può tenerci lontani da Dio, per restituirci all’antico splendore e alla primitiva paternità. Con la sua venuta tra noi, Dio ci indica e ci assegna anche un compito: proprio quello di essere somiglianti a Lui e di tendere alla vera vita, di arrivare alla visione di Dio nel volto di Cristo. Ancora sant’Ireneo afferma: “Il Verbo di Dio pose la sua abitazione tra gli uomini e si fece Figlio dell’uomo, per abituare l’uomo a percepire Dio e per abituare Dio a mettere la sua dimora nell’uomo secondo la volontà del Padre. Per questo, Dio ci ha dato come «segno» della nostra salvezza colui che, nato dalla Vergine, è l’Emmanuele” (ibidem). Anche qui c’è un’idea centrale molto bella di sant’Ireneo: dobbiamo abituarci a percepire Dio. Dio è normalmente lontano dalla nostra vita, dalle nostre idee, dal nostro agire. È venuto vicino a noi e dobbiamo abituarci a essere con Dio. E audacemente Ireneo osa dire che anche Dio deve abituarsi a essere con noi e in noi. E che Dio forse dovrebbe accompagnarci a Natale, abituarci a Dio, come Dio si deve abituare a noi, alla nostra povertà e fragilità. La venuta del Signore, perciò, non può avere altro scopo che quello di insegnarci a vedere e ad amare gli avvenimenti, il mondo e tutto ciò che ci circonda, con gli occhi stessi di Dio. Il Verbo fatto bambino ci aiuta a comprendere il modo di agire di Dio, affinché siamo capaci di lasciarci sempre più trasformare dalla sua bontà e dalla sua infinita misericordia.
Nella notte del mondo, lasciamoci ancora sorprendere e illuminare da questo atto di Dio, che è totalmente inaspettato: Dio di fa Bambino. Lasciamoci sorprendere, illuminare dalla Stella che ha inondato di gioia l’universo. Gesù Bambino, giungendo a noi, non ci trovi impreparati, impegnati soltanto a rendere più bella la realtà esteriore. La cura che poniamo per rendere più splendenti le nostre strade e le nostre case ci spinga ancora di più a predisporre il nostro animo ad incontrare Colui che verrà a visitarci, che è la vera bellezza e la vera luce. Purifichiamo quindi la nostra coscienza e la nostra vita da ciò che è contrario a questa venuta: pensieri, parole, atteggiamenti e azioni, spronandoci a compiere il bene e a contribuire a realizzare in questo nostro mondo la pace e la giustizia per ogni uomo e a camminare così incontro al Signore.
Segno caratteristico del tempo natalizio è il presepe. Anche in Piazza San Pietro, secondo la consuetudine, è quasi pronto e idealmente si affaccia su Roma e sul mondo intero, rappresentando la bellezza del Mistero del Dio che si è fatto uomo e ha posto la sua tenda in mezzo a noi (cfr Gv 1,14). Il presepe è espressione della nostra attesa, che Dio si avvicina a noi, che Gesù si avvicina a noi, ma è anche espressione del rendimento di grazie a Colui che ha deciso di condividere la nostra condizione umana, nella povertà e nella semplicità. Mi rallegro perché rimane viva e, anzi, si riscopre la tradizione di preparare il presepe nelle case, nei posti di lavoro, nei luoghi di ritrovo. Questa genuina testimonianza di fede cristiana possa offrire anche oggi per tutti gli uomini di buona volontà una suggestiva icona dell’amore infinito del Padre verso noi tutti. I cuori dei bambini e degli adulti possano ancora sorprendersi di fronte ad essa.
Cari fratelli e sorelle, la Vergine Maria e san Giuseppe ci aiutino a vivere il Mistero del Natale con rinnovata gratitudine al Signore. In mezzo all’attività frenetica dei nostri giorni, questo tempo ci doni un po’ di calma e di gioia e ci faccia toccare con mano la bontà del nostro Dio, che si fa Bambino per salvarci e dare nuovo coraggio e nuova luce al nostro cammino. E’ questo il mio augurio per un santo e felice Natale: lo rivolgo con affetto a voi qui presenti, ai vostri familiari, in particolare ai malati e ai sofferenti, come pure alle vostre comunità e a quanti vi sono cari.

Publié dans:NATALE 2019, Papa Benedetto Catechesi |on 18 décembre, 2019 |Pas de commentaires »

questa pianta si chiama Celosia o Testa di Gallo, mi sembra bellissima,

celosia testa di gallo

Publié dans:a. i fiori |on 15 décembre, 2019 |Pas de commentaires »

Il bambino Gesù in un dipinto di Melchior Paul von Deschwanden (1881)

Melchior_Paul_von_Deschwander_Das_Christuskind

Publié dans:immagini sacre |on 15 décembre, 2019 |Pas de commentaires »

sei tu colui che devi venire o dobbiamo attenderne un altro? (qualcuno ha postato questa bella immagine per le letture di domenica)

diario

Publié dans:immagini |on 13 décembre, 2019 |Pas de commentaires »

III DOMENICA DI AVVENTO (ANNO A) – GAUDETE (15/12/2019)

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III DOMENICA DI AVVENTO (ANNO A) – GAUDETE (15/12/2019)

Un fiume di gioia
mons. Roberto Brunelli

Terza domenica di Avvento: la Messa è tutta intonata all’antifona iniziale, un invito alla gioia, tratto dalla lettera di Paolo ai Filippesi: « Rallegratevi sempre nel Signore: ve lo ripeto, rallegratevi ». Qualcuno obietterà che di questi tempi c’è poco da rallegrarsi, visto come va il mondo. Altri, badando alla propria vita, possono trovare di che lagnarsi, per cento ragioni. Ed è quasi inutile ricordare, a chi è tenacemente pessimista, che la vita del mondo ha sempre presentato i suoi lati negativi, e tutti gli uomini hanno sempre avuto motivi di lagnanza.
Uno sforzo di obiettività, tuttavia, dovrebbe portare chi guarda sempre attraverso occhiali scuri a vedere, accanto al negativo, anche tanto di positivo. Può aiutare allo scopo la non dimenticata enciclica di papa Francesco, che sin dal titolo (Evangelii gaudium, cioè ‘La gioia del Vangelo’) pare un commento alla frase di Paolo riportata sopra.
? Scrive tra l’altro il papa: « La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù. Coloro che si lasciano salvare da Lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall’isolamento. Con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia (…) Il grande rischio del mondo attuale, con la sua molteplice ed opprimente offerta di consumo, è una tristezza individualista che scaturisce dal cuore comodo e avaro, dalla ricerca malata di piaceri superficiali, dalla coscienza isolata. Quando la vita interiore si chiude nei propri interessi non vi è più spazio per gli altri, non entrano più i poveri, non si ascolta più la voce di Dio, non si gode più della dolce gioia del suo amore, non palpita l’entusiasmo di fare il bene. Anche i credenti corrono questo rischio: molti vi cadono e si trasformano in persone risentite, scontente, senza vita. Questa non è la scelta di una vita degna e piena, questo non è il desiderio di Dio per noi, questa non è la vita nello Spirito che sgorga dal cuore di Cristo risorto. Invito ogni cristiano, in qualsiasi luogo e situazione si trovi, a rinnovare oggi stesso il suo incontro personale con Gesù Cristo o, almeno, a prendere la decisione di lasciarsi incontrare da Lui, di cercarlo ogni giorno senza sosta. Non c’è motivo per cui qualcuno possa pensare che questo invito non è per lui, perché nessuno è escluso dalla gioia portata dal Signore ».
Anche la prima lettura di oggi (Isaia 35,1-10) è tutta un invito alla gioia: « Si rallegrino il deserto e la terra arida, esulti e fiorisca la steppa. Come fiore di narciso fiorisca; sì, canti con gioia e con giubilo… ». Nel suo scritto il papa echeggia l’invito con una serie di citazioni bibliche, appunto sulla gioia. Tra le altre: « I libri dell’Antico Testamento avevano proposto la gioia della salvezza, che sarebbe diventata sovrabbondante nei tempi messianici. Il profeta Isaia si rivolge al Messia atteso salutandolo con giubilo: «Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia» (9,2). E incoraggia gli abitanti di Sion ad accoglierlo con canti: «Canta ed esulta!» (12,6). Chi già lo ha visto all’orizzonte, il profeta lo invita a farsi messaggero per gli altri: «Sali su un alto monte, tu che annunci liete notizie a Sion! Alza la tua voce con forza, tu che annunci liete notizie a Gerusalemme» (40,9).?
Scrive ancora il papa: “Il Vangelo, dove risplende gloriosa la Croce di Cristo, invita con insistenza alla gioia. Bastano alcuni esempi: «Rallegrati» è il saluto dell’angelo a Maria (Luca 1,28), che accoglie l’invito proclamando: «Il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore» (1,47). Gesù stesso «esultò di gioia nello Spirito Santo» (10,21). Il suo messaggio è fonte di gioia: «Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena» (Giovanni 15,11). Il libro degli Atti degli Apostoli narra che nella prima comunità «prendevano cibo con letizia» (2,46). Dove i discepoli passavano «vi fu grande gioia» (8,8) ed essi, in mezzo alla persecuzione, «erano pieni di gioia» (13,52). Perché non entrare anche noi in questo fiume di gioia? »

Publié dans:OMELIE |on 13 décembre, 2019 |Pas de commentaires »

Le lamentazioni di Geremia

diario le lamentazioni di geremia

Publié dans:immagini sacre |on 12 décembre, 2019 |Pas de commentaires »

PAPA FRANCESCO – 10.12.19 – Per non vincere il premio Nobel della lamentela

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PAPA FRANCESCO – 10.12.19 – Per non vincere il premio Nobel della lamentela

MEDITAZIONE MATTUTINA NELLA CAPPELLA DELLA DOMUS SANCTAE MARTHAE

Martedì, 10 dicembre 2019

Il Signore guida il suo popolo, lo consola, ma anche lo corregge e lo punisce con la tenerezza di un padre, di un pastore che «porta gli agnellini sul petto e conduce dolcemente le pecore madri». Così Papa Francesco, nell’omelia della Messa del mattino di martedì 10 dicembre, a Casa Santa Marta, ha risposto alle domande «Come consola, come corregge il Signore?» suscitate dalla liturgia del giorno. La prima lettura infatti, un passo del libro della consolazione d’Israele del profeta Isaia, si apre, ha spiegato il Pontefice, con «un annuncio di speranza». «Consolate, consolate il mio popolo» riferisce così il profeta le parole di Dio «parlate al cuore di Gerusalemme e gridatele che la sua tribolazione è compiuta, la sua colpa è scontata».
«Il Signore ci consola sempre — ha commentato Francesco — a patto che noi ci lasciamo consolare». Dio, ha chiarito, «corregge con la consolazione, ma come?». E ha letto un altro passo di Isaia, quello che parla del Signore buon pastore, che «con il suo braccio» raduna il gregge, «porta gli agnellini sul petto» e con dolcezza conduce «le pecore madri». Il Pontefice ha fatto ripetere «nel cuore» il passo a chi lo ascolta, e commenta: «Ma questo è un passo di tenerezza! Come consola, il Signore? Con tenerezza. Come corregge, il Signore? Con tenerezza. Come punisce, il Signore? Con tenerezza». «Ti immagini — ha insistito — sul petto del Signore, dopo aver peccato?». «Il Signore conduce, — ha proseguito Francesco — il Signore guida il suo popolo, il Signore corregge; anche, io direi: il Signore punisce con tenerezza». È la tenerezza di Dio, sono le carezze di Dio. «Non è un atteggiamento didattico o diplomatico di Dio» ha chiarito ancora il Papa, ma «gli viene da dentro, è la gioia che Lui ha quando un peccatore si avvicina. E la gioia lo rende tenero».
Francesco ha ricordato poi la parabola del Figlio Prodigo e il papà che «vide da lontano» il figlio: perché lo aspettava, «saliva sul terrazzo per vedere se il figlio ritornava. Cuore di padre». E quando arriva, e comincia «quel discorso di pentimento», lui gli tappa la bocca e fa festa. «La vicinanza tenera del Signore», ha commentato ancora il Pontefice. Nel Vangelo torna il pastore, quello che ha cento pecore a una si smarrisce. «Non lascerà le 99 sui monti e andrà a cercare quella che si è smarrita?» ha detto il Papa. E «se riesce a trovarla si rallegrerà per quella più che per le 99 che non si erano smarrite». Questa è «la gioia del Signore davanti al peccatore», «davanti a noi quando ci lasciamo perdonare, ci avviciniamo a Lui perché ci perdoni». Una gioia che «si fa tenerezza, e quella tenerezza ci consola».
«Tante volte — ha spiegato Francesco — noi ci lamentiamo delle difficoltà che abbiamo: il diavolo vuole che noi cadiamo nello spirito di tristezza», «amareggiati della vita» o «dei propri peccati». E ha ricordato: «Ho conosciuto una persona consacrata a Dio che chiamavano “Lamentela”, perché non riusciva a fare altra cosa che lamentarsi»: era «il premio Nobel delle lamentele». «Ma quante volte noi ci lamentiamo», e «pensiamo che i nostri peccati, i nostri limiti non possono essere perdonati». Invece, la voce del Signore viene e dice: «Io ti consolo, sono vicino a te», e ci prende con tenerezza. «Il Dio potente che ha creato i cieli e la terra — ha osservato Francesco — il Dio-eroe, per dirla così, fratello nostro, che si è lasciato portare alla croce a morire per noi, è capace di accarezzarci e dire: “Non piangere”». «Con quanta tenerezza — ha proseguito il Pontefice — il Signore avrà accarezzato la vedova di Nain quando le ha detto: “Non piangere”». Forse, davanti alla bara del figlio, l’ha accarezzata prima di dirle «Non piangere». Perché «c’era il disastro, lì». «Dobbiamo credere a questa consolazione del Signore» perché dopo «c’è la grazia» del perdono.
In conclusione Francesco ha ripreso il dialogo con il suo penitente immaginario: «Padre, io ho tanti peccati, tanti sbagli ho fatto, nella vita». «Ma lasciati consolare» risponde. «Ma chi mi consola?» chiede ancora il penitente. «Il Signore». «E dove devo andare?» è l’ultima domanda del penitente. «A chiedere perdono: vai, vai! Sii coraggioso. Apri la porta. E Lui ti accarezzerà». «Lui — ha concluso il Papa — si avvicinerà con la tenerezza di un padre, di un fratello: come un pastore fa pascolare il gregge e con il suo braccio lo raduna, porta gli agnellini sul petto e conduce dolcemente le pecore madri, così il Signore ci consola».

Publié dans:PAPA FRANCESCO - OMELIE QUOTIDIANE |on 12 décembre, 2019 |Pas de commentaires »

una medusa dei nostri mari (pericolose e bellissime) link al sito

ac861c4e23bc4559c4db7007283058d3

 

http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/animali/2018/05/19/native-e-aliene-la-mappa-delle-meduse-nei-nostri-mari_11a88941-fc0c-4ccc-996e-3376edd3dfe5.html

Publié dans:a meduse |on 10 décembre, 2019 |Pas de commentaires »

Pinguino minore blu (link all’articolo) buona notte a tutti… sono belli veri?

PinguinoMinoreBlu

 

http://www.animali.net/il-pinguino-minore-blu

Publié dans:animali (sugli), IL BLU |on 9 décembre, 2019 |Pas de commentaires »
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