trapianto di ricordi tra una lumaca e l’altra (articolo di medicina, link)

trapianto di ricordi tra una lumaca e l'altra

 

https://www.wired.it/scienza/medicina/2018/05/16/trapianto-memoria-lumache-rna/

Publié dans : SCIENZA VARIE | le 30 mai, 2019 |Pas de Commentaires »

naturalmente è una orchidea (volevo farvi uno scherzo e mettervi un insetto, si assomiglia però…giuro è una orchidea!)

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Publié dans : a. i fiori | le 29 mai, 2019 |Pas de Commentaires »

Unzione di Cristo

unzione di cristo

Publié dans : immagini sacre | le 29 mai, 2019 |Pas de Commentaires »

GIOVANNI PAOLO II – Salmo 134, 1-12 – Lodate il Signore che opera meraviglie

http://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/audiences/2003/documents/hf_jp-ii_aud_20030409.html

GIOVANNI PAOLO II – Salmo 134, 1-12 – Lodate il Signore che opera meraviglie

UDIENZA GENERALE

Mercoledì, 9 aprile 2003

Lodi del Lunedì della 4a settimana (Lettura: Sal 134, 1-6)

1. La Liturgia delle Lodi, che stiamo seguendo nel suo svolgersi attraverso le nostre catechesi, ci propone la prima parte del Salmo 134, ora risuonata nel canto dei coristi. Il testo rivela una fitta serie di allusioni ad altri passi biblici e l’atmosfera che lo avvolge sembra essere quella pasquale. Non per nulla la tradizione giudaica ha unito il nostro al successivo Salmo 135, considerando l’insieme come «il grande Hallel», cioè la lode solenne e festosa da innalzare al Signore in occasione della Pasqua.
Il Salmo, infatti, pone in forte rilievo l’Esodo, con la menzione delle « piaghe » di Egitto e con l’evocazione dell’ingresso nella terra promessa. Ma seguiamo ora le tappe successive, che il Salmo 134 rivela nello svolgersi dei primi 12 versetti: è una riflessione che vogliamo trasformare in preghiera.
2. In apertura ci incontriamo col caratteristico invito alla lode, un elemento tipico degli inni rivolti al Signore nel Salterio. L’appello a cantare l’alleluia è indirizzato ai «servi del Signore» (cfr v. 1), che nell’originale ebraico sono presentati come «ritti» nello spazio sacro del tempio (cfr v. 2), cioè nell’atteggiamento rituale della preghiera (cfr Sal 133,1-2).
Sono coinvolti nella lode innanzitutto i ministri del culto, sacerdoti e leviti, che vivono e operano «negli atri della casa del nostro Dio» (cfr Sal 134,2). Tuttavia a questi «servi del Signore» sono idealmente associati tutti i fedeli. Infatti subito dopo si fa menzione dell’elezione di tutto Israele ad essere alleato e testimone dell’amore del Signore: «Il Signore si è scelto Giacobbe, Israele come suo possesso» (v. 4). In questa prospettiva, si celebrano due qualità fondamentali di Dio: egli è «buono», egli è «amabile» (cfr v. 3). Il legame che intercorre tra noi e il Signore è segnato dall’amore, dall’intimità, dall’adesione gioiosa.
3. Dopo l’invito alla lode, il Salmista prosegue con una solenne professione di fede, aperta dall’espressione tipica «Io so», cioè io riconosco, io credo (cfr v. 5). Due sono gli articoli di fede che vengono proclamati da un solista a nome di tutto il popolo, riunito in assemblea liturgica. Innanzitutto si esalta l’operare di Dio in tutto l’universo: Egli è per eccellenza il Signore del cosmo: «Tutto ciò che vuole il Signore lo compie in cielo e sulla terra» (v. 6). Domina perfino i mari e gli abissi che sono l’emblema del caos, delle energie negative, del limite e del nulla.
È ancora il Signore a formare le nubi, le folgori, la pioggia e i venti, ricorrendo alle sue «riserve» (cfr v. 7). L’antico uomo del Vicino Oriente immaginava, infatti, che gli agenti climatici fossero custoditi in appositi serbatoi, simili a scrigni celesti a cui Dio attingeva per disseminarli poi sulla terra.
4. L’altra componente della professione di fede riguarda la storia della salvezza. Il Dio creatore è riconosciuto ora come il Signore redentore, evocando gli eventi fondamentali della liberazione di Israele dalla schiavitù egiziana. Il Salmista cita innanzitutto la «piaga» dei primogeniti (cfr Es 12,29-30), che riassume tutti i «segni e prodigi» operati dal Dio liberatore durante l’epopea dell’Esodo (cfr Sal 134,8-9). Subito dopo si fanno scorrere nel ricordo le clamorose vittorie che hanno permesso a Israele di superare le difficoltà e gli ostacoli incontrati sul suo cammino (cfr vv. 10-11). Infine, ecco profilarsi all’orizzonte la terra promessa, che Israele riceve «in eredità» dal Signore (cfr v. 12).
Ebbene, tutti questi segni di alleanza che saranno più ampiamente professati nel Salmo successivo, il 135, attestano la verità fondamentale, proclamata nel primo comandamento del Decalogo. Dio è unico ed è persona che opera e parla, ama e salva: «Grande è il Signore, il nostro Dio sopra tutti gli dèi» (v. 5; cfr Es 20,2-3; Sal 94,3).
5. Sulla scia di questa professione di fede, anche noi eleviamo la nostra lode a Dio. Il Papa san Clemente Primo nella sua Lettera ai Corinzi ci rivolge questo invito: «Guardiamo il Padre e Creatore di tutto l’universo. Attacchiamoci ai doni e ai benefici della pace, magnifici e sublimi. ContempliamoLo con il pensiero e guardiamo con gli occhi dell’anima la grande sua volontà!
Consideriamo quanto sia equanime verso ogni sua creatura. I cieli che si muovono secondo l’ordine di Lui gli ubbidiscono nell’armonia. Il giorno e la notte compiono il corso da Lui stabilito e non si intralciano a vicenda. Il sole e la luna e i cori delle stelle secondo la Sua direzione girano in armonia senza deviazione per le orbite ad essi assegnate. La terra, feconda per Sua volontà, produce abbondante nutrimento per gli uomini, per le fiere e per tutti gli animali che vivono su di essa, senza riluttanza e senza cambiare nulla dei Suoi ordinamenti» (19,2-20,4: I Padri Apostolici, Roma 1984, pp. 62-63). Clemente Primo conclude osservando: «Il Creatore e Signore dell’universo dispose che tutte queste cose fossero nella pace e nella concordia, benefico verso tutto e particolarmente verso di noi che ricorriamo alla sua pietà per mezzo del Signor nostro Gesù Cristo.
A Lui la gloria e maestà nei secoli dei secoli. Amen» (20,11-12: ibidem, p. 63).

 

Elia getta il mantello su Eliseo

ario elia sceglie eliseo come discepolo

Publié dans : immagini sacre | le 27 mai, 2019 |Pas de Commentaires »

IL MANTELLO – SIMBOLI BIBLICI

https://www.paoline.it/blog/bibbia/2630-il-mantello.html

IL MANTELLO – SIMBOLI BIBLICI

Scritto da Filippa Castronovo 13 Gen 2019

Il mantello, indumento ampio e pesante che poteva essere di lana e di lino o addirittura di pelle, ricorre con molta frequenza nella Bibbia. Il mantello veste, protegge e copre (Gen 9,23; Dt 22,12; Dt 27,20; At 12,8).

Serviva ad avvolgere le merci per il loro trasporto (Es 12,34; Gdc 8,25; Rt 3,15). Al mantello usato come coperta, che difende dal freddo, si riferiscono i brani della Torah che obbligano il creditore a restituirlo qualora lo avesse avuto come pegno per un debito (Es 22, 24-26).
Il mantello denota il ruolo, l’importanza e la missione di chi lo indossa. A Gesù durante la passione misero addosso, ma come segno di disprezzo, un mantello di porpora (Mt 27,28; Gv 19,2) che era l’indumento del re (cfr. 1Cr 15,27; Est 8,15; At 21,21)). Il mantello peloso è l’abito specifico dei profeti. Per il profeta Elia ha un ruolo simbolico importante: con il mantello che getta addosso a Eliseo trasmette la sua missione e il suo spirito (cfr.1Re 19,19; 2 Re 2,8-14). Il profeta Zaccaria avverte circa i falsi profeti che vestono il mantello peloso (cfr. Zac 13,4). Giovanni Battista, ultimo dei profeti, era vestito con mantello di peli di cammello (Mt 3,4; Mc 1,6; cfr. Mt 11,7–14). Il mantello è simbolo del regno d’Israele (1Re 11,29-31) e, steso a terra, indicava la disponibilità dei sudditi a mettersi al servizio del re (cfr.2Re 9,13). Quando Gesù entrò a Gerusalemme, le folle posero i loro mantelli sull’asino e alcuni li stesero lungo la strada (Mc 11,7-8; Mt 21,7-8; Lc 19,35-36).
Il mantello era ornato da quattro frange, una per angolo. Gli israeliti guardando le frange ricordavano i comandi del Signore il cui Nome era simbolicamente richiamato dal numero dei nodi che intrecciavano le frange (Nm 15,38-39; Dt 22,12). Chi toccava il lembo del mantello riconosceva Dio che in esso era significato: «In quei giorni, dieci uomini di tutte le lingue delle nazioni afferreranno un Giudeo per il lembo del mantello e gli diranno: « Vogliamo venire con voi, perché abbiamo udito che Dio è con voi »» (Zac 8,23).
Nel Nuovo Testamento le persone malate cercano di toccare il lembo del mantello di Gesù, sicure di essere guarite (Mc 5,25-34; 6,56, Mt 9,20-22; Lc 8,43-48). Il cieco Bartimeo, che getta il proprio mantello, è simbolo del discepolo che per seguire Gesù si libera delle sicurezze che rendono difficile il cammino dietro Gesù. Ed è disposto a dare la vita, cosi come la diede Gesù, quando, per amore, si tolse le vesti, simbolo della sua vita (Gv 13 1-4). Gesù, quando raccomanda di cedere pure il mantello a chi a causa di un pignoramento chiedesse la tunica (Mt 5, 38), insegna ad amare anche i nemici perché il male non si vince con la vendetta, ma facendo generosamente il bene (cfr. Lc 6,29).

Da Sapere
Nella seconda lettera a Timoteo, l’apostolo Paolo, che è in carcere, chiede che gli portino il mantello, i libri e le pergamene dimenticate a Troade. Il mantello evoca l’avvicinarsi dell’inverno (cfr. 2Tim 4,21) ma alla luce delle narrazioni riguardanti il profeta Elia (cfr. 1Re 19,19) e dinanzi a una possibile morte, potrebbe alludere alla successione apostolica.
Il mantello o manto è simbolo dello zelo (Is 59,17) e della giustizia (Is 61,10; Bar 5,2) che avvolgono il credente come un manto che, cioè, lo identificano e proteggono. Simbolicamente anche Dio è vestito di luce come di un manto (Sal 104,2).

Publié dans : BIBLICA SIMBOLI | le 27 mai, 2019 |Pas de Commentaires »

« Le nuove colorate creature degli abissi » (National Geographic) link….buona domenica!

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il buon samaritano

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Publié dans : immagini sacre | le 24 mai, 2019 |Pas de Commentaires »

SOLTANTO L’AMORE SCONFIGGE L’ODIO (COMMENTO AL VANGELO DI LC 6, 27-38)

https://opusdei.org/it-it/article/commento-al-vangelo-soltanto-lamore-sconfigge-lodio/

SOLTANTO L’AMORE SCONFIGGE L’ODIO (COMMENTO AL VANGELO DI LC 6, 27-38)

7ª domenica del Tempo ordinario (Ciclo C)

Opus Dei -

Ma a voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano. A chi ti percuote sulla guancia, porgi anche l’altra; a chi ti leva il mantello, non rifiutare la tunica. Da’ a chiunque ti chiede; e a chi prende il tuo, non richiederlo. Ciò che volete gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro.
Se amate quelli che vi amano, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se fate del bene a coloro che vi fanno del bene, che merito ne avrete? E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, che merito ne avrete? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e il vostro premio sarà grande e sarete figli dell’Altissimo; perché egli è benevolo verso gl’ingrati e i malvagi. Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro.
Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato; date e vi sarà dato; una buona misura, pigiata scossa e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio

Commento
Dopo aver presentato le beatitudini, le chiavi che svelano dove sta la felicità (cf. Lc 6, 20-26), ora Gesù indica la via per raggiungerla, un sentiero duro e pieno di spine, ma che vale la pena percorrere. Le sue sono parole esigenti.
“Amate i vostri nemici”. Ciò non va forse oltre la capacità umana? È sicuramente costoso, ma necessario. Basta aprire gli occhi per vedere che, nelle relazioni professionali, nel dibattito politico e sociale, e anche a volte tra amici e membri della propria famiglia, si arrecano danni, si commettono ingiustizie, e non mancano umiliazioni, rancori o vendette. E quando la risposta a questi soprusi è violenta, le conseguenze sono ancora peggiori. Occorre trovare una via d’uscita ai conflitti da una prospettiva diversa. La proposta di Gesù è creativa ed efficace: soltanto l’amore è capace di disarmare l’odio.
“Fate del bene a coloro che vi odiano”. È giusto chiedere che si faccia il bene a chi ci porta rancore o ci ha fatto del male? «Gesù non intende sovvertire il corso della giustizia umana; tuttavia ricorda ai discepoli – osserva Papa Francesco – che per avere rapporti fraterni bisogna sospendere i giudizi e le condanne. [...] Il cristiano deve perdonare! Ma perché? Perché è stato perdonato»[1]. Gesù ha dato la propria vita sulla Croce per portare la salvezza al mondo intero, anche ai persecutori.
“Benedite coloro che vi maledicono”. Come avviliscono gli insulti, le calunnie, le diffamazioni, i pettegolezzi, e con che facilità ci giustifichiamo quanto ci associamo al coro dei pettegoli! Tutti dobbiamo essere sempre vigilanti perché, come dice Giacomo, “anche la lingua è un fuoco, è il mondo dell’iniquità, vive inserita nelle nostre membra e contamina tutto il corpo e incendia il corso della vita” (Gc 3, 6). La maldicenza non fa parte del profilo del discepolo di Cristo, anzi, tutto il contrario. Chi ama, parla bene anche di coloro che lo maledicono e desidera per loro il meglio, e che Dio li benedica. Prega persino per coloro che lo vogliono eliminare: “pregate per quelli che vi maltrattano”.
«Non lasciamoci influenzare, quindi – raccomanda san Josemaría –, dal ricordo delle offese che possiamo aver ricevuto, dalle umiliazioni che abbiamo sofferto – per quanto ingiuste, incivili e aspre possano essere state –, perché non è da figlio di Dio tener preparato un registro con l’elenco dei danni. Non possiamo dimenticare l’esempio di Cristo»[2]. Il cammino cristiano non è facile, richiede che vengano affrontate prove ardue nelle quali è inevitabile soffrire, come Gesù soffrì sulla Croce, ma è un percorso di pace, di gioia e di amore, che porta alla felicità. Soltanto chi perdona si comporta come buon figlio di Dio Padre misericordioso e sarà beato.
«Giustamente questa pagina evangelica viene considerata la magna charta della nonviolenza cristiana – affermava Benedetto XVI –, che non consiste nell’arrendersi al male – secondo una falsa interpretazione del « porgere l’altra guancia » (cfr Lc 6,29) – ma nel rispondere al male con il bene (cfr Rm 12,17-21), spezzando in tal modo la catena dell’ingiustizia. [...]. L’amore del nemico costituisce il nucleo della « rivoluzione cristiana », una rivoluzione non basata su strategie di potere economico, politico o mediatico [...], ma che è dono di Dio e si ottiene confidando unicamente e senza riserve sulla sua bontà misericordiosa. Ecco la novità del Vangelo, che cambia il mondo senza far rumore»[3].

Francisco Varo

[1] Papa Francesco, Udienza generale, mercoledì 21 settembre 2016.
[2] San Josemaría, Amici di Dio, 309.
[3] Benedetto XVI, Angelus, domenica 18 febbraio 2007.

Publié dans : COMMENTI ALLA SCRITTURA | le 24 mai, 2019 |Pas de Commentaires »

San Paolo Apostolo

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Publié dans : immagini sacre | le 22 mai, 2019 |Pas de Commentaires »
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