IV DOMENICA DI QUARESIMA – LAETARE (ANNO A) (22/03/2020)

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IV DOMENICA DI QUARESIMA – LAETARE (ANNO A) (22/03/2020)

Vedere per vivere
padre Gian Franco Scarpitta

Dopo la metafora dell’acqua, ecco che ci si propone quella della luce, anch’essa connessa con il concetto di “vita” di cui è espressione. Dopo la Samaritana peccatrice perché appartenente a una determinata categoria sociale, ecco un uomo oggetto di pregiudizi perché, in quanto ammalato, ritenuto reo di colpa grave. Dopo un colloquio confidenziale con una donna di Samaria al pozzo che supera ogni pregiudizio epocale, ecco un altro atteggiamento di confidenza esternato da Gesù nei confronti di una persona bisognosa di fiducia, di dialogo e di comprensione. Questa volta però Gesù rivela se stesso intervenendo materialmente su questo cieco nato, ossia su un soggetto umano che non era mai stato abituato a vedere, che probabilmente aveva ormai radicato l’abitudine a dover vivere privo delle facoltà ottiche, anche se con tutti gli altri sensi maggiormente sviluppati (così sembra che vivano i non vedenti) e che gestiva la cecità come abitudinarietà congenita.
Appunto Gesù dimostra di essere “luce” che dissipa le tenebre, applicando saliva e terra mista sugli occhi di questo pover’uomo sventurato, donando a questi le facoltà ottiche e attuando anche il passaggio dalle “tenebre” dell’errore alla luce della “vita” e del Regno di Dio che Gesù era venuto ad apportare con le sue parole e con le sue opere. Il cieco non aveva meritato tale condizione fin dalla nascita perché reo di una colpa lui o i suoi progenitori, non era stato protagonista di atti peccaminosi ma la sua situazione era finalizzata a che “ si rivelassero le grandi opere di Dio” per intervento di Cristo che è luce del mondo. Le grandi opere di Dio sono l’irruenza risolutrice del Regno che vince il peccato una volta per tutte e sconfigge definitivamente le tenebre dell’errore. Non viene operato quindi da Gesù il solo miracolo di guarigione fisica, ma anche il prodigio della liberazione dal male e dalla schiavitù del peccato. Questa è artefice della vera cecità, quella che impedisce di “vedere” la realtà profonda e che si accontenta solamente di “guardare” vagamente. Guardare senza vedere e tipico di chi usa approssimazione su tutto, di chi non si lascia coinvolgere da eventi e situazioni e vive alla giornata oppure si accontenta della superficialità della propria vita. Vedere, cioè considerare e soppesare tutto è tipico del saggio e dell’avveduto che interpreta e approfondisce. Chi “vede” senza guardare è come lo studente che non si contenta del 6 politico e che non si limita a leggere il libro di testo per essere promosso, ma che ama sviluppare e approfondire; in questa operazione del “vedere” noi siamo aiutati dalla “luce” che è il Cristo e dall’ulteriore dono dello Spirito Santo a sua volta fautore di altri doni di consiglio, sapienza e intelletto che ci fanno vedere da uomini con gli occhi di Dio.
Gesù offre se stesso e il suo Spirito a tutti qualificandosi come “luce del mondo” che dirada le tenebre e di fronte al quale non si può fare altro che vedere. Ecco perché egli rimprovera gli ipocriti farisei che anziché arrendersi all’evidenza del trionfo della luce cercano ogni pretesto per stigmatizzare Gesù e il suo operato e non si convincono dell’osservazione dello stesso uomo guarito e condotto alla verità: “Dio non ascolta i peccatori, ma se uno è timorato di Dio e fa la sua volontà egli lo ascolta… Se costui non fosse da Dio non avrebbe potuto far nulla.” Se infatti, come suggeriva la stessa sapienza farisaica, Gesù fosse stato davvero un peccatore, come avrebbe potuto dare la vista a un non vedente addirittura per la prima volta? Come avrebbe potuto operare un tale prodigio uno che non è da Dio? L’operato di Gesù dimostra invece non solamente che egli è senza peccato, ma che egli stesso è Figlio di Dio, in grado di testimoniare l’amore del Padre in mezzo agli uomini con questi e altri atti inediti. Gesù è la luce perché vince il peccato e supera tutte le condizioni che portano l’uomo ad affascinarsi ad esso. Occorre lasciarsi illuminare dalla luce e sforzarsi di vedere, cioè di aderire consapevolmente a lui senza riserve, aprire il cuore alla vita stessa per mezzo della fede. In altre parole occorre accettare Gesù come via, verità e vita. Credere e vivere di lui. Il che dischiude a nuove opportunità, apre nuovi orizzonti e conduce a scelte indovinate e appropriate di vita, di cui possono essere un esempio la scelta illuminata del nuovo re Davide (I Lettura) suggerita a Samuele non da un istinto umano o da un’inavvedutezza, ma dall’assistenza stessa di Dio che è sempre di orientamento e di direzione verso il giusto. Vedere e camminare nella luce è garanzia che non ci si perde ma che si troverà sempre la strada.
Da parte di Giudei e farisei vi è invece l’ostinazione a voler restare succubi della propria cecità semplicemente per ragioni di comodo o di convenienza. Tipico di chi si ostina a non vedere nonostante la luce per restare vittima del suo stesso errore, eppure la luce c’è e illumina mettendoci in grado di esserne latori a nostra volta.
Gesù infatti propone se stesso come luce del mondo perché l’uomo acquisisca e viva sempre nella luce che rischiara le tenebre. La luce che illumina ogni uomo rende anche capaci di vista e anzi di larghe vedute, a condizione che si abbandonino i pregiudizi e i parametri umani di giudizio per accogliere e far propri i criteri di Dio che non guarda alle apparenze bensì al cuore dell’uomo.
C’è chi si ostina a non vedere nonostante la luminosità preferendo continuare a brancolare nel buio del peccato e del pregiudizio, come nel caso di tanti e tali farisei e scribi che negando l’evidenza delle grandi opere di Dio sogliono processare e condannare chi ha ottenuto la luce vera pur di non dischiudere essi stessi i propri occhi, ma Gesù non si stanca di renderci capaci di giudizio sano e di retta visione. Egli ci vuole non soltanto uomini vedenti, ma anche di larghe vedute, capaci di superare barriere personali di presunzione e di falso orgoglio per giungere all’obiettivo della conversione e della comunione con lui per la riedificazione del mondo.

Publié dans : OMELIE DOMENICALI | le 20 mars, 2020 |Pas de Commentaires »

fiore della fresia

fresia diario

Publié dans : immagini | le 18 mars, 2020 |Pas de Commentaires »

CAPPELLA DI CASA SANTA MARTA – PER QUANTI SONO IN PRIMA LINEA A GARANTIRE I SERVIZI

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LA CELEBRAZIONE MATTUTINA TRASMESSA IN DIRETTA
DALLA CAPPELLA DI CASA SANTA MARTA

PER QUANTI SONO IN PRIMA LINEA A GARANTIRE I SERVIZI

L’invocazione del Papa nella messa della terza domenica di Quaresima

Domenica, 15 marzo 2020

«Questa domenica di Quaresima tutti insieme preghiamo per gli ammalati, per le persone che soffrono. E oggi vorrei fare con tutti voi una preghiera speciale per le persone che con il loro lavoro garantiscono il funzionamento della società: i lavoratori delle farmacie, dei supermercati, del trasporto, i poliziotti. Preghiamo per tutti coloro che stanno lavorando perché in questo momento la vita sociale, la vita della città, possa andare avanti». Con queste parole a braccio Papa Francesco ha iniziato, domenica 15 marzo, nella cappella di Casa Santa Marta, la celebrazione della messa, trasmessa in diretta streaming, facendo sentire la sua vicinanza a coloro che stanno operando in prima linea per garantire i servizi essenziali e per contrastare la diffusione della pandemia.
E con i versi del salmo 24 (15-16) come antifona d’ingresso, il Pontefice ha ancor di più rafforzato la sua preghiera iniziale: «I miei occhi sono sempre rivolti al Signore, perché libera dal laccio i miei piedi. Volgiti a me e abbi misericordia, Signore, perché sono povero e solo».
Per la meditazione nell’omelia, centrata sul coraggio di dire la verità, Francesco ha preso spunto dall’incontro tra Gesù e la donna samaritana, raccontato dal Vangelo di Giovanni (4, 5-42) e proposto dalla liturgia nella terza domenica del tempo di Quaresima.
«Il Vangelo ci fa conoscere un dialogo, un dialogo storico — non è una parabola, questo è successo — di un incontro di Gesù con una donna, con una peccatrice» ha spiegato il Papa. Notando anche che «è la prima volta, nel Vangelo, che Gesù dichiara la sua identità: e la dichiara a una peccatrice che ha avuto il coraggio di dirgli la verità». Ella riconosce, infatti, davanti a Gesù, di aver avuto cinque mariti, ma quello che aveva in quel momento non era suo marito.
La donna, «poi, con lo stesso argomento — ha affermato il Pontefice — è andata ad annunciare Gesù: “venite, forse sarà il Messia perché mi ha detto tutto quello che ho fatto”». Lei, ha insistito il Papa, «non va con argomenti teologici — come voleva, forse, nel dialogo con Gesù: “Su questo monte” o l’altro monte — va con la sua verità». E proprio «la sua verità — ha rilanciato Francesco — è ciò che la santifica, la giustifica, è ciò che il Signore usa, la sua verità, per annunciare il Vangelo: non si può essere discepoli di Gesù senza la propria verità, quello che siamo».
Insomma, ha chiarito il Pontefice, «non si può essere discepoli di Gesù soltanto con le argomentazioni: “Su questo monte” o su quell’altro». Invece la «donna ha avuto il coraggio di dialogare con Gesù perché questi due popoli non dialogavano fra loro. Ha avuto il coraggio di interessarsi della proposta di Gesù, di quell’acqua, perché sapeva che aveva sete».
E, ancora, ha aggiunto il Pontefice «ha avuto il coraggio di confessare le sue debolezze, i suoi peccati; anzi, il coraggio di usare la propria storia come garanzia che quello era un profeta: “Mi ha detto tutto quello che ho fatto”».
Del resto, ha proseguito Francesco, «il Signore sempre vuole il dialogo con trasparenza, senza nascondere le cose, senza doppie intenzioni: sono così e così parlo con il Signore, come sono, con la mia verità». Con questo atteggiamento, «dalla mia verità, per la forza dello Spirito Santo, trovo la verità: il Signore è il Salvatore, Colui che è venuto per salvarmi e per salvarci».
«Questo dialogo così trasparente tra Gesù e la donna — ha spiegato ancora il Papa — finisce con quella confessione della realtà messianica di Gesù e con la conversione di quel popolo»: quell’immagine dei campi «che il Signore vide biondeggiare, che veniva da Lui perché era il tempo della raccolta».
Il Pontefice ha concluso la meditazione invitando a chiedere al Signore che «ci dia la grazia di pregare sempre con la verità, di rivolgersi al Signore con la mia verità, non con la verità degli altri, non con delle verità distillate in argomentazioni». Proprio come la donna peccatrice presentata da Giovanni nel suo Vangelo che riconosce davanti a Gesù la verità su se stessa. Infine, come di consueto, ha affidato alla Madre di Dio la sua preghiera sostando davanti all’immagine mariana nella cappella di Santa Marta.
Dell’episodio evangelico della samaritana ha parlato poi anche il cardinale arciprete Angelo Comastri durante la messa celebrata nella basilica di San Pietro prima dell’Angelus. All’inizio della liturgia il porporato ha invitato ogni fedele a riconoscere con umiltà la propria condizione di fragilità e di piccolezza di fronte alla minaccia della pandemia, esortando ad aggrapparsi alla «roccia» che è Dio e a vivere secondo i suoi comandamenti.

 

Publié dans : PAPA FRANCESCO | le 18 mars, 2020 |Pas de Commentaires »

La samaritana

diario

Publié dans : immagini sacre | le 14 mars, 2020 |Pas de Commentaires »

OMELIA (15-03-2020)

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OMELIA (15-03-2020)

padre Ermes Ronchi
Il Signore mette in tutti una sorgente di bene

Gesù e una donna straniera, occhi negli occhi. Non una cattedra, non un pulpito, ma il muretto di un pozzo, per uno sguardo ad altezza di cuore.
Con le donne Gesù va diritto all’essenziale: «Vai a chiamare colui che ami». Conosce il loro linguaggio, quello dei sentimenti, della generosità, del desiderio, della ricerca di ragioni forti per vivere.
Hai avuto cinque mariti. Gesù non istruisce processi, non giudica e non assolve, va al centro. Non cerca nella donna indizi di colpa, cerca indizi di bene; e li mette in luce: hai detto bene, questo è vero.
Chissà, forse quella donna ha molto sofferto, forse abbandonata, umiliata cinque volte con l’atto del ripudio. Forse ha il cuore ferito. Forse indurito, forse malato. Ma lo sguardo di Gesù si posa non sugli errori della donna, ma sulla sete d’amare e di essere amata.
Non le chiede di mettersi in regola prima di affidarle l’acqua viva; non pretende di decidere per lei, al posto suo, il suo futuro. È il Messia di suprema delicatezza, di suprema umanità, il volto bellissimo di Dio.
Lui è maestro di nascite, spinge a ripartire! Non rimprovera, offre: se tu sapessi il dono di Dio. Fa intravedere e gustare un di più di bellezza, un di più di bontà, di vita, di primavera, di tenerezza: Ti darò un’acqua che diventa sorgente!
Gesù: lo ascolti e nascono fontane. In te. Per gli altri.
Come un’acqua che eccede la sete, che supera il tuo bisogno, che scorre verso altri. E se la nostra anfora, incrinata o spezzata, non sarà più in grado di contenere l’acqua, quei cocci che a noi paiono inutili, invece che buttarli via, Dio li dispone in modo diverso, crea un canale, attraverso il quale l’acqua sia libera di scorrere verso altre bocche, altre seti. «Dio può riprendere le minime cose di questo mondo senza romperle, meglio ancora, può riprendere ciò che è rotto e farne un canale» (Fabrice Hadjaji), attraverso cui l’acqua arrivi e scorra, il vino scenda e raggiunga i commensali, seduti alla tavola della mia vita.
Ed è così che attorno alla samaritana nasce la prima comunità di discepoli stranieri. «Venite, c’è al pozzo uno che ti dice tutto quello che c’è nel cuore, che fa nascere sorgenti». Che conosce il tutto dell’uomo e mette in ognuno una sorgente di bene, fontane di futuro. Senza rimorsi e rimpianti. Dove bagnarsi di luce.
In questi nostri giorni « senza » (senza celebrazioni, senza liturgie, senza incontri) sentiamo attuale la domanda della Samaritana: Dove andremo per adorare Dio? Sul monte o nel tempio? La risposta è diritta come un raggio di luce: non su un monte, non in un tempio, ma dentro. In spirito e verità.
Sono io il Monte, io il Tempio, dove vive Dio (M. Marcolini).

Publié dans : OMELIE DOMENICALI | le 14 mars, 2020 |Pas de Commentaires »

Quaresima

diario

Publié dans : immagini sacre, QUARESIMA 2020 | le 11 mars, 2020 |Pas de Commentaires »

QUARESIMA – MEDITAZIONI S. MASSIMO

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QUARESIMA – MEDITAZIONI S. MASSIMO

Questo numero di quaranta giorni non fu stabilito dagli uomini, ma consacrato da Dio, né indetto per considerazioni terrene, ma ordinato dalla celeste maestà (…)
E Dio ci ha ordinato di osservare l’impegno quaresimale in questo periodo dell’anno quando tutta la natura si rinnova e risorge.
(…) Dico che la terra all’inizio della Quaresima depone la tristezza dell’inverno, ed io all’inizio della Quaresima respingo la tristezza dei peccati; la terra è aperta dall’aratro per essere pronta a ricevere la sua semente, la terra della mia anima è arata dai digiuni perché sia pronta a ricevere la semente celeste.
Perché, come trae maggior raccolto colui che lavora piú assiduamente il suo campo, cosí raccoglie maggiori grazie colui che piú lavora il campo del suo corpo con frequenti digiuni.
Ecco infatti che in questo tempo di astinenza nei seminati rinverdisce la messe, i polloni s’alzano in arbusti, le viti si coprono di gemme, tutta la natura si aderge verso l’alto; cosí in questo stesso tempo torna a guardare al futuro la speranza ch’era semimorta, si ritrova la gloriosa fede perduta, la vita temporale si innalza verso la vita eterna, e tutto il genere umano si sottrae al dominio infernale, puntando alto verso il cielo.
(…) e in questo ciclo di quaranta giorni tutte le creature si danno cura di purgarsi di ciò che è nocivo per giungere pulite e adorne alla Pasqua.
Ora tutte le creature sono in parto, per presentarsi poi col loro frutto. Allora, infatti, inaspettatamente la spina porterà la rosa, sul giungo sboccerà il giglio, gli aridi virgulti daranno profumo, e tutto s’adornerà di fiori cosí che la stessa natura sembrerà col suo splendore celebrare la festa del gran giorno.
(…) Queste infatti sono le spine del nostro corpo che pungono l’anima, delle quali dice la Scrittura: La terra ti germinerà triboli e spine (Genesi, 3, 18). Mi germina spine la mia terra quando mi stuzzica coi blandimenti della carnale libidine; mi germina triboli quando mi tormenta con l’avidità delle mondane ricchezze.
È spina per il cristiano l’avarizia, spina per l’uomo valente l’ambizione: sembrano dar piacere, ma invece fan danno. Da esse non possiamo difenderci se non con la vigilanza e il digiuno; anzi, in virtú della astinenza quelle stesse spine si mutano in rose. Il digiuno può trasformare la libidine in castità, la superbia in umiltà, l’ingordigia in frugalità.
Questi sono i fiori della nostra vita che olezzano soavemente per il Cristo, che mandano buon profumo a Dio, onde dice l’Apostolo: Perché noi siamo il buon profumo di Cristo per Dio (II Corinti, 2, 15).
Il Signore ci ha dunque elargito la Quaresima perché durante questo tempo, cosí come fa tutta la natura, noi concepiamo i germi delle virtú per produrre il frutto della giustizia nel giorno della Pasqua.
Ora, nello stesso spazio di quaranta giorni, il Cristo s’è esercitato (Matteo, 4, 2), non per progredire Egli stesso, ma per mostrare a noi come progredire verso la salvezza. In Lui non v’era spina di peccato da trasformare in fiore; poiché era egli stesso il fiore nato non da spina ma da verga, come dice il profeta: Uscirà una verga dalla radice di Jesse, e un fiore salirà su dalla radice (Isaia, 11, 1).
La verga infatti era Maria, gentile, semplice e vergine, che germinò il Cristo come un fiore dalla integrità del suo corpo.
Il Signore dunque ha stabilito per noi questa osservanza quaresimale digiunando egli stesso ininterrottamente per quaranta giorni e notti senza voler mangiare.
Ma infine, dice l’Evangelista, ebbe fame. Come può dunque essere che, non avendo sentito fame né sete per cosí tanti giorni, dopo abbia avuto desiderio di mangiare? Ebbe fame, certo; e non possiamo negare che abbia desiderato di mangiare: perché desiderava non il cibo degli uomini ma la loro salvezza, non agognava banchetti di vivande terrene ma bramava la santificazione delle anime immortali.
Infatti il cibo del Cristo è la redenzione dei popoli, cibo del Cristo è l’adempimento della volontà del Padre, come disse Egli stesso: Mio cibo è di fare la volontà del Padre che mi ha mandato (Giovanni, 4, 34).
Quindi dobbiamo anche noi sentire la fame, non di quel cibo che si imbandisce sulle mense di questo mondo, ma di quello che si coglie dalla lezione delle divine Scritture!
Poiché quello nutre il corpo per il tempo, questo ristora l’anima per l’eternità.

(Dalla raccolta antologica: Sermoni di S. Massimo, Il Tempo della Santa Quaresima, Vescovo di Torino, édita dalle Ed. Paoline nel 1975)

Publié dans : QUARESIMA 2020 | le 11 mars, 2020 |Pas de Commentaires »

Trasfigurazione del Signore

diario ciottoli

Publié dans : immagini sacre | le 6 mars, 2020 |Pas de Commentaires »

II DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A) (08/03/2020)

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II DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A) (08/03/2020)

E fu trasfigurato davanti a loro
Movimento Apostolico – rito romano

Gesù sa che oggi i suoi discepoli comprenderanno poco, molto poco del suo mistero. Lui però dovrà dirlo tutto, manifestarlo tutto, viverlo tutto dinanzi ai suoi discepoli. Poi, dopo la sua morte in croce, Lui prima aprirà loro la mente perché comprendano quanto di Lui è scritto nei Profeti, nella Legge, nei Salmi, dopo infonderà loro lo Spirito Santo e sarà Lui a ricordare, sempre con purezza di verità e di dottrina, di scienza e di sapienza, quanto i discepoli hanno visto con gli occhi e ascoltato con gli orecchi. Oggi Pietro è sul monte. Lui comprende poco di quanto ha visto. Però ha visto. Poi è disceso su di Lui lo Spirito Santo. Ecco cosa Lui insegna nello Spirito Santo di questo giorno: “Infatti, vi abbiamo fatto conoscere la potenza e la venuta del Signore nostro Gesù Cristo, non perché siamo andati dietro a favole artificiosamente inventate, ma perché siamo stati testimoni oculari della sua grandezza. Egli infatti ricevette onore e gloria da Dio Padre, quando giunse a lui questa voce dalla maestosa gloria: «Questi è il Figlio mio, l’amato, nel quale ho posto il mio compiacimento». Questa voce noi l’abbiamo udita discendere dal cielo mentre eravamo con lui sul santo monte. E abbiamo anche, solidissima, la parola dei profeti, alla quale fate bene a volgere l’attenzione come a lampada che brilla in un luogo oscuro, finché non spunti il giorno e non sorga nei vostri cuori la stella del mattino. Sappiate anzitutto questo: nessuna scrittura profetica va soggetta a privata spiegazione, poiché non da volontà umana è mai venuta una profezia, ma mossi da Spirito Santo parlarono alcuni uomini da parte di Dio” (2Pt 1,16-21). Chi è allora il cristiano? È il corpo di Cristo, chiamato a vivere tutto il suo ministero, guidato e mosso dallo Spirito, secondo la sua comprensione di scienza, sapienza, intelligenza, fortezza, dinanzi ad ogni altro uomo. Oggi lui mostrerà chi è Cristo attraverso il compimento del suo mistero. Poi sarà lo Spirito, quando Lui vorrà, a dare a coloro che hanno visto compiersi il mistero di Cristo nel cristiano, intelligenza, scienza, sapienza, conoscenza, perché possano comprendere e accogliere, convertirsi al mistero e attraverso il sacramento del battesimo divenire anche loro mistero di Cristo. Se il cristiano non vive e non dice il suo mistero, nulla potrà fare lo Spirito Santo e nessun’altra persona potrà inserire nel corpo di Cristo, facendola corpo di Cristo.
Sul monte, Cristo rivela ai suoi discepoli che Lui non solo è mandato da Dio, ma che Lui stesso è Dio. Se è Dio, la sua Parola è sempre Parola di Dio, mai potrà essere parola di uomo, senza alcuna verità in essa. Pietro dovrebbe già comprendere che la sua parola è di uomo, quindi senza verità. Quella di Cristo è Parola tutta di verità. A questa rivelazione di vera divinità viene aggiunta la testimonianza della Legge e dei Profeti. Mosè ed Elia attestano che veramente quanto Gesù sta dicendo è conforme a quanto Dio ha scritto per profezia per Lui. Ma anche il Padre dal cielo fa udire la sua voce in favore di Cristo che è il suo Figlio Amato. Gesù va ascoltato in ogni sua Parola. La Parola di Gesù è Parola del Padre. Parola purissima di verità. La morte per crocifissione è essenza della missione di Gesù Signore. Poiché è essenza, Lui necessariamente dovrà passare per questa via. Se non passa, la sua missione è vero fallimento. Non dona alcuna salvezza. Il mondo rimane nel suo peccato. L’annunzio del Vangelo è essenza della missione della Chiesa. Se la Chiesa non annunzia il Vangelo e non invita alla conversione, facendo discepoli, la sua opera è vana.
Madre di Dio, Angeli, Santi, non permettete che la nostra missione sia pura vanità.

Publié dans : OMELIE | le 6 mars, 2020 |Pas de Commentaires »

La vita di Gesù (cartoon)

diario

Publié dans : immagini | le 4 mars, 2020 |Pas de Commentaires »
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