è la mia storia, quella di sempre, quella di oggi, pensieri diversi, in evoluzione, a volte disordinati

21 janvier 2021 0 Commentaire

Celosia argentea cristata

 

Celosia_argentea_cristata 

 

21 janvier 2021 0 Commentaire

ALEARDO ALEARDI – CHE COSA È DIO

ALEARDO ALEARDI – CHE COSA È DIO

https://www.filastrocche.it/contenuti/che-cosa-e-dio/

ALEARDO ALEARDI – CHE COSA È DIO

Nell’ora che nel bruno firmamento
comincia un tremolio
di punti d’oro, d’atomi d’argento,
guardo e dimando: “Dite, o luci belle,
ditemi, cosa è Dio?”.
“Ordine” mi rispondono le stelle.

Quando all’april la valle, il monte, il prato,
i margini del rio,
ogni campo dai fiori è festeggiato,
guardo e domando: “Dite, o bei colori,
ditemi, cosa è Dio?”.
“Bellezza” mi rispondono quei fiori.

Quando il tuo sguardo innanzi a me scintilla
amabilmente pio,
io chiedo al lume della tua pupilla:
“Dimmi, se il sai, bel messagger del core,
dimmi, che cosa è Dio?”.
E la pupilla mi risponde: “Amore”.

21 janvier 2021 0 Commentaire

Celosia testa di gallo

celosia testa di gallo

 

 

ho trovato alcuni fiori di una bellezza straordinaria, mi sembra che invitano alla vita ed alla gioia, che bello!

 

cee41db18d98919091d8df1d863c0380

 

 

è la stessa pianta, bellissima anche questa foto!

20 janvier 2021 0 Commentaire

« Ci trattarono con gentilezza » Atti 28,2

diario

20 janvier 2021 0 Commentaire

PAPA FRANCESCO -UDIENZA GENERALE – 25 novembre 2020 – 16. La preghiera della Chiesa nascente

PAPA FRANCESCO -UDIENZA GENERALE – 25 novembre 2020 – 16. La preghiera della Chiesa nascente

http://www.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2020/documents/papa-francesco_20201125_udienza-generale.html

PAPA FRANCESCO -UDIENZA GENERALE – 25 novembre 2020 – 16. La preghiera della Chiesa nascente

Catechesi sulla preghiera -

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

I primi passi della Chiesa nel mondo sono stati scanditi dalla preghiera. Gli scritti apostolici e la grande narrazione degli Atti degli Apostoli ci restituiscono l’immagine di una Chiesa in cammino, una Chiesa operosa, che però trova nelle riunioni di preghiera la base e l’impulso per l’azione missionaria. L’immagine della primitiva Comunità di Gerusalemme è punto di riferimento per ogni altra esperienza cristiana. Scrive Luca nel Libro degli Atti: «Erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere» (2,42). La comunità persevera nella preghiera.
Troviamo qui quattro caratteristiche essenziali della vita ecclesiale: l’ascolto dell’insegnamento degli apostoli, primo; secondo, la custodia della comunione reciproca; terzo, la frazione del pane e, quarto, la preghiera. Esse ci ricordano che l’esistenza della Chiesa ha senso se resta saldamente unita a Cristo, cioè nella comunità, nella sua Parola, nell’Eucaristia e nella preghiera. È il modo di unirci, noi, a Cristo. La predicazione e la catechesi testimoniano le parole e i gesti del Maestro; la ricerca costante della comunione fraterna preserva da egoismi e particolarismi; la frazione del pane realizza il sacramento della presenza di Gesù in mezzo a noi: Lui non sarà mai assente, nell’Eucaristia è proprio Lui. Lui vive e cammina con noi. E infine la preghiera, che è lo spazio del dialogo con il Padre, mediante Cristo nello Spirito Santo.
Tutto ciò che nella Chiesa cresce fuori da queste “coordinate”, è privo di fondamenta. Per discernere una situazione dobbiamo chiederci come, in questa situazione, ci sono queste quattro coordinate: la predicazione, la ricerca costante della comunione fraterna – la carità –, la frazione del pane – cioè la vita eucaristica – e la preghiera. Qualsiasi situazione dev’essere valutata alla luce di queste quattro coordinate. Quello che non entra in queste coordinate è privo di ecclesialità, non è ecclesiale. È Dio che fa la Chiesa, non il clamore delle opere. La Chiesa non è un mercato; la Chiesa non è un gruppo di imprenditori che vanno avanti con questa impresa nuova. La Chiesa è opera dello Spirito Santo, che Gesù ci ha inviato per radunarci. La Chiesa è proprio il lavoro dello Spirito nella comunità cristiana, nella vita comunitaria, nell’Eucaristia, nella preghiera, sempre. E tutto quello che cresce fuori da queste coordinate è privo di fondamento, è come una casa costruita sulla sabbia (cfr Mt 7,24-27). È Dio che fa la Chiesa, non il clamore delle opere. È la parola di Gesù che riempie di senso i nostri sforzi. È nell’umiltà che si costruisce il futuro del mondo.
A volte, sento una grande tristezza quando vedo qualche comunità che, con buona volontà, sbaglia la strada perché pensa di fare la Chiesa in raduni, come se fosse un partito politico: la maggioranza, la minoranza, cosa pensa questo, quello, l’altro… “Questo è come un Sinodo, una strada sinodale che noi dobbiamo fare”. Io mi domando: dov’è lo Spirito Santo, lì? Dov’è la preghiera? Dov’è l’amore comunitario? Dov’è l’Eucaristia? Senza queste quattro coordinate, la Chiesa diventa una società umana, un partito politico – maggioranza, minoranza – i cambiamenti si fanno come se fosse una ditta, per maggioranza o minoranza… Ma non c’è lo Spirito Santo. E la presenza dello Spirito Santo è proprio garantita da queste quattro coordinate. Per valutare una situazione, se è ecclesiale o non è ecclesiale, domandiamoci se ci sono queste quattro coordinate: la vita comunitaria, la preghiera, l’Eucaristia…[la predicazione], come si sviluppa la vita in queste quattro coordinate. Se manca questo, manca lo Spirito, e se manca lo Spirito noi saremo una bella associazione umanitaria, di beneficienza, bene, bene, anche un partito, diciamo così, ecclesiale, ma non c’è la Chiesa. E per questo la Chiesa non può crescere per queste cose: cresce non per proselitismo, come qualsiasi ditta, cresce per attrazione. E chi muove l’attrazione? Lo Spirito Santo. Non dimentichiamo mai questa parola di Benedetto XVI: “La Chiesa non cresce per proselitismo, cresce per attrazione”. Se manca lo Spirito Santo, che è quello che attrae a Gesù, lì non c’è la Chiesa. C’è un bel club di amici, bene, con buone intenzioni, ma non c’è la Chiesa, non c’è sinodalità.
Leggendo gli Atti degli Apostoli scopriamo allora come il potente motore dell’evangelizzazione siano le riunioni di preghiera, dove chi partecipa sperimenta dal vivo la presenza di Gesù ed è toccato dallo Spirito. I membri della prima comunità – ma questo vale sempre, anche per noi oggi – percepiscono che la storia dell’incontro con Gesù non si è fermata al momento dell’Ascensione, ma continua nella loro vita. Raccontando ciò che ha detto e fatto il Signore – l’ascolto della Parola – pregando per entrare in comunione con Lui, tutto diventa vivo. La preghiera infonde luce e calore: il dono dello Spirito fa nascere in loro il fervore.
A questo proposito, il Catechismo ha un’espressione molto densa. Dice così: «Lo Spirito Santo […] ricorda Cristo alla sua Chiesa orante, la conduce anche alla Verità tutta intera e suscita nuove formulazioni, le quali esprimeranno l’insondabile Mistero di Cristo, che opera nella vita, nei sacramenti e nella missione della sua Chiesa» (n. 2625). Ecco l’opera dello Spirito nella Chiesa: ricordare Gesù. Gesù stesso lo ha detto: Lui vi insegnerà e vi ricorderà. La missione è ricordare Gesù, ma non come un esercizio mnemonico. I cristiani, camminando sui sentieri della missione, ricordano Gesù mentre lo rendono nuovamente presente; e da Lui, dal suo Spirito, ricevono la “spinta” per andare, per annunciare, per servire. Nella preghiera il cristiano si immerge nel mistero di Dio, che ama ogni uomo, quel Dio che desidera che il Vangelo sia predicato a tutti. Dio è Dio per tutti, e in Gesù ogni muro di separazione è definitivamente crollato: come dice san Paolo, Lui è la nostra pace, cioè «colui che di due ha fatto una cosa sola» (Ef 2,14). Gesù ha fatto l’unità.
Così la vita della Chiesa primitiva è ritmata da un continuo susseguirsi di celebrazioni, convocazioni, tempi di preghiera sia comunitaria sia personale. Ed è lo Spirito che concede forza ai predicatori che si mettono in viaggio, e che per amore di Gesù solcano mari, affrontano pericoli, si sottomettono a umiliazioni.
Dio dona amore, Dio chiede amore. È questa la radice mistica di tutta la vita credente. I primi cristiani in preghiera, ma anche noi che veniamo parecchi secoli dopo, viviamo tutti la medesima esperienza. Lo Spirito anima ogni cosa. E ogni cristiano che non ha paura di dedicare tempo alla preghiera può fare proprie le parole dell’apostolo Paolo: «Questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me» (Gal 2,20). La preghiera ti fa conscio di questo. Solo nel silenzio dell’adorazione si sperimenta tutta la verità di queste parole. Dobbiamo riprendere il senso dell’adorazione. Adorare, adorare Dio, adorare Gesù, adorare lo Spirito. Il Padre, il Figlio e lo Spirito: adorare. In silenzio. La preghiera dell’adorazione è la preghiera che ci fa riconoscere Dio come inizio e fine di tutta la storia. E questa preghiera è il fuoco vivo dello Spirito che dà forza alla testimonianza e alla missione. Grazie.

 

15 janvier 2021 0 Commentaire

« Venite e vedrete »

ICONA BIBLICA. Maestro, dove dimori? . Disse loro: Venite e vedrete .

15 janvier 2021 0 Commentaire

II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B) (17/01/2021)

II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B) (17/01/2021)

https://www.qumran2.net/parolenuove/commenti.php?mostra_id=51889

II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B) (17/01/2021)

Parla Signore, abbiamo bisogno di sentire la tua voce
padre Antonio Rungi

Con questa seconda domenica del tempo ordinario entriamo nel vivo di quel periodo liturgico che ci traghetterà verso la Quaresima e la Pasqua.
La parola di Dio di questo giorno santo ci invita a riflettere su tema della chiamata vocazionale.
Già la prima lettura, tratta dal libro di Samuele ci parla appunto della chiamata di questo giovanetto al servizio di Dio.
Per ben tre volte il Signore lo chiama e lui non riesce a discernere questa voce di Dio. Alla fine con l’aiuto di Eli comprende che quella voce proveniva dal cielo e lo invitava a mettersi a servizio del Signore. Infatti Samuele rispose subito: «Parla, perché il tuo servo ti ascolta». Mettendosi in sintonia con la parola di Dio, per Samuèle si crearono i presupposti per crescere in sapienza e bontà, in quanto il Signore fu con lui. Questa crescita spirituale fu possibile in lui in quanto non lasciò andare a vuoto una sola delle sue parole.
L’importanza di mettersi a servizio della parola oggi in modo particolare lo comprendiamo alla luce di tanti avvenimenti che stanno contrassegnando il nostro tempo. Se non ci fosse la forza della parola di Dio difficilmente potremmo affrontare con coraggio le avversità della nostra vita e quella del mondo intero.
In stretto rapporto con questa prima lettura è il vangelo di oggi, nel quale ci viene presentato nuovamente Giovanni Battista che con il suo gruppo di discepoli effettua un vero e proprio discernimento vocazionale per rispondere alla chiamata del divino Maestro.
Il brano del Vangelo di Giovanni racconta, infatti, con estrema chiarezza la vocazione dei primi discepoli. A differenza dei Vangeli sinottici, Giovanni non colloca la chiamata in Galilea dove i futuri discepoli vengono chiamati, mentre stavano pescando, con un imperativo categorico: ‘Venite dietro a me e farò di voi pescatori di uomini’.
Giovanni colloca la chiamata di primi discepoli a Betania, al di là del Giordano dove Giovanni sta battezzando.
Ciò fa parte della volontà dell’evangelista di presentarci una settimana completa di Gesù calcolata quasi giorno per giorno che termina con la manifestazione della gloria di Gesù alle nozze di Cana dove il brano si conclude con “Gesù manifestò la sua gloria e i suoi discepoli cedettero in lui” (Gv 2, 11).
Il brano è pieno di verbi che esprimono movimento. Il Battista ha con sé due discepoli, Andrea e un altro che non è identificato. Gesù sta passando, è in cammino, non si dice da dove viene e dove è diretto, si dice solo che ‘passava’ e il Battista si accorge, di questo e fissa lo sguardo su Gesù parlando alla folla: “Ecco l’Agnello di Dio” (Gv 1, 36). Egli riesce a capire che dietro l’apparenza così normale di quell’uomo di Nazareth si nasconde l’Agnello di Dio preannunziato dall’Antico Testamento.
A questo punto, Andrea e l’altro discepolo si rivolgono a Gesù e ‘cominciano a seguirlo’ staccandosi, così, da Giovanni Battista. Ancora non conoscono Gesù, ma sono rimasti affascinati dalla testimonianza data dal Battista e si incamminano con Gesù. Il passaggio di Gesù in quel momento significa che per Giovanni è venuta l’ora di fermarsi per lasciare posto ad un altro: “Lui deve crescere: io, invece, diminuire” (Gv 3, 30). D’altra parte Cristo è l’unico salvatore e scoprire che Gesù è l’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo è scoprire che, grazie a Lui, si può iniziare a vivere in modo diverso: egli, caricandosi di tutto il nostro peccato, di tutte le nostre miserie, li toglie via. Se ne carica Lui per liberare noi.
Una volta scoperta l’identità di Gesù non si può fare a meno di sentirsi attratti verso di Lui. Ed è bello notare che i discepoli del Battista non solo seguirono Gesù su indicazione del loro vecchio maestro, ma obbligano Gesù a fermarsi e a cambiare direzione del proprio itinerario.
I discepoli sembrano quasi comandare a Gesù di fermarsi perché hanno bisogno di incontrarsi con Lui.
Quando la ricerca è autentica, quando davvero ci brucia il cuore, il Signore risponde; Gesù si volge a chiunque lo segue, si volge alla nostra iniziativa di cercarlo, non attende altro: è venuto per farsi cercare e trovare. “Gesù allora si voltò e, vedendo che lo seguivano, disse: Che cosa cercate?”
Questa è la prima parola attribuita a Gesù nel Vangelo di Giovanni e la sua prima parola è una domanda: Che cosa cercate?
Il verbo ‘cercare’ offre la definizione dell’uomo: noi siamo creature di domanda e di ricerca, creature di desiderio e siccome Gesù conosce molto bene il cuore dell’uomo apre il dialogo con una domanda ‘che cosa cercate?’ per far capire che a noi manca qualcosa. Infatti la ricerca nasce da una mancanza, da un vuoto che chiede di essere colmato. I due discepoli non si sono accontentati di essere al seguito del Battista, non si sono detti: siamo a posto, abbiamo il meglio. E invece non hanno il tutto.
La domanda ‘che cosa cercate’ obbliga a scendere nel profondo del loro cuore e nel nostro cuore per far emergere quella verità che a volte teniamo nascosta perfino a noi stessi.
Quindi dobbiamo essere sinceri, non avere paura della verità e dei desideri più profondi. Il desiderio più profondo è ciò che muove la vita e anche se inconsapevolmente ci fa fare delle scelte. Quante volte e quante cose abbiamo chiesto al Signore per noi stessi, per i nostri cari e per tutti coloro che sono in necessità.
Ci aiuta a discernere quello che dobbiamo cercare e quindi chiedere al Signore in ogni momento della nostra vita con la preghiera di impetrazione, quello che scrive l’Apostolo Paolo ai cristiani ai Corinto: allontanarci con decisioni forti da tutto ciò che è male nella nostra vita.
Ci ricorda, infatti, l’Apostolo delle Genti che il nostro corpo non è per l’impurità, ma per il Signore, e il Signore è per il corpo. Nella nostra dimensione corporale noi siamo destinati all’eternità. Per cui dobbiamo stare lontani dall’impurità! Bisogna avere massimo rispetto verso il proprio corpo. Qualsiasi peccato l’uomo commetta, è fuori del suo corpo; ma chi si dà all’impurità, pecca contro il proprio corpo. D’altra parte per fede sappiamo che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo, che è in noi. Questo nostro corpo lo abbiamo ricevuto da Dio e noi siamo degli amministratori di esso, non i proprietari. Noi non appartiamo a noi stessi, ma a Dio. Siamo stati comprati, infatti, a caro prezzo, mediante la passione, morte e risurrezione di Cristo. Logico quindi che dobbiamo allontanarci dall’impurità e glorificare Dio anche nel vostro corpo mortale che è destinato alla risurrezione finale.

5 janvier 2021 0 Commentaire

UCCELLI STRANI: (BUCEROTIDI) (lo so quasi impressione, ma d’altra parte è bellissimo vero?)

135493374_421134382673639_2252177197557987042_n

5 janvier 2021 0 Commentaire

I Magi dall’oriente vanno ad adorare il bambino e portano doni: oro incenso e mirra!

diario

5 janvier 2021 0 Commentaire

SOLENNITÀ DELL’EPIFANIA DEL SIGNORE – PAPA FRANCESCO – ANGELUS – 6 gennaio 2019

SOLENNITÀ DELL’EPIFANIA DEL SIGNORE – PAPA FRANCESCO – ANGELUS – 6 gennaio 2019

http://www.vatican.va/content/francesco/it/angelus/2019/documents/papa-francesco_angelus_20190106.html

SOLENNITÀ DELL’EPIFANIA DEL SIGNORE – PAPA FRANCESCO – ANGELUS – 6 gennaio 2019

Piazza San Pietro

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Oggi, solennità dell’Epifania del Signore, è la festa della manifestazione di Gesù, simboleggiata dalla luce. Nei testi profetici questa luce è promessa: si promette la luce. Isaia, infatti, si rivolge a Gerusalemme con queste parole: «Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te» (60,1). L’invito del profeta – ad alzarsi perché viene la luce – appare sorprendente, perché si colloca all’indomani del duro esilio e delle numerose vessazioni che il popolo aveva sperimentato.
Questo invito, oggi, risuona anche per noi che abbiamo celebrato il Natale di Gesù e ci incoraggia a lasciarci raggiungere dalla luce di Betlemme. Anche noi veniamo invitati a non fermarci ai segni esteriori dell’avvenimento, ma a ripartire da esso e percorrere in novità di vita il nostro cammino di uomini e di credenti.
La luce che il profeta Isaia aveva preannunciato, nel Vangelo è presente e incontrata. E Gesù, nato a Betlemme, città di Davide, è venuto a portare salvezza ai vicini e ai lontani: a tutti. L’evangelista Matteo mostra diversi modi con cui si può incontrare Cristo e reagire alla sua presenza. Per esempio, Erode e gli scribi di Gerusalemme hanno un cuore duro, che si ostina e rifiuta la visita di quel Bambino. È una possibilità: chiudersi alla luce. Essi rappresentano quanti, anche ai nostri giorni, hanno paura della venuta di Gesù e chiudono il cuore ai fratelli e alle sorelle che hanno bisogno di aiuto. Erode ha paura di perdere il potere e non pensa al vero bene della gente, ma al proprio tornaconto personale. Gli scribi e i capi del popolo hanno paura perché non sanno guardare oltre le proprie certezze, non riuscendo così a cogliere la novità che è in Gesù.
Invece, ben diversa è l’esperienza dei Magi (cfr Mt 2,1-12). Venuti dall’Oriente, essi rappresentano tutti i popoli lontani dalla fede ebraica tradizionale. Eppure, si lasciano guidare dalla stella e affrontano un viaggio lungo e rischioso pur di approdare alla meta e conoscere la verità sul Messia. I Magi erano aperti alla “novità”, e a loro si svela la più grande e sorprendente novità della storia: Dio fatto uomo. I Magi si prostrano davanti a Gesù e gli offrono doni simbolici: oro, incenso e mirra; perché la ricerca del Signore implica non solo la perseveranza nel cammino, ma anche la generosità del cuore. E infine, ritornarono «al loro paese» (v. 12); e dice il Vangelo che ritornarono per “un’altra strada”. Fratelli e sorelle, ogni volta che un uomo o una donna incontra Gesù, cambia strada, torna alla vita in un modo differente, torna rinnovato, “per un’altra strada”. Ritornarono «al loro paese» portando dentro di sé il mistero di quel Re umile e povero; noi possiamo immaginare che raccontarono a tutti l’esperienza vissuta: la salvezza offerta da Dio in Cristo è per tutti gli uomini, vicini e lontani. Non è possibile “impossessarsi” di quel Bambino: Egli è un dono per tutti.
Anche noi, facciamo un po’ di silenzio nel nostro cuore e lasciamoci illuminare dalla luce di Gesù che proviene da Betlemme. Non permettiamo alle nostre paure di chiuderci il cuore, ma abbiamo il coraggio di aprirci a questa luce che è mite e discreta. Allora, come i Magi, proveremo «una gioia grandissima» (v. 10) che non potremo tenere per noi. Ci sostenga in questo cammino la Vergine Maria, stella che ci conduce a Gesù, e Madre che fa vedere Gesù ai Magi e a tutti coloro che si avvicinano a lei.

12345...274

mes envies, mes faiblesses,... |
c'est une crevette !!! |
el mondo apocalipticodramat... |
Unblog.fr | Créer un blog | Annuaire | Signaler un abus | Un coeur à toi pour toujours
| etreunevraie
| Juste pour moi car écrire c...