Cristo Re dell’Universo

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XXXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B) – CRISTO RE (25/11/2018) IL SANGUE DELL’AMORE

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XXXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B) – CRISTO RE (25/11/2018) IL SANGUE DELL’AMORE

don Mario Simula

Il trono sul quale siede Gesù è un legno di vergogna e di disprezzo. E’ ridondante di violenze e di sangue innocente. Raccoglie ogni tragedia umana, mettendola sotto lo sguardo e sopra il cuore di quel Condannato senza bellezza né splendore.
Chi crede di essere questo Maestro che mette in discussione la legge servile degli uomini? Chi vuole dominare un condannato di questa specie? A chi pretende di parlare un uomo ridotto in queste condizioni disumane, irriconoscibili, dalle sembianze di verme e non di uomo, molto simile ai morti gettati nelle fosse comuni, ai corpi sfigurati dalla fame, alle larve che trasmigrano, ai tanti senza nome, né dignità, né diritto ad esistere al contrario degli altri “che contano”?
Scenda dalla sua “altezza” e dimostri che cosa sa fare, quanto vale, come è irresistibile la sua potenza, come sono efficaci i suoi miracoli.
Eppure nessun trono è altrettanto sfolgorante e prezioso, così intensamente ambito da coloro che hanno capito i segreti dell’amore, come quello di Gesù. Su quel legno c’è il cuore di Dio che accetta il silenzio, il nascondimento, l’inesistenza, il disprezzo. Dio sa amare soltanto in questo modo.

Su quel legno c’è la nostra definitiva vittoria. Tutto verrà spazzato via di ciò che sa di presunzione umana, corrotta, ambiziosa, arrogante, sprezzante di ogni dignità e di ogni pietà.
Tutti gli altri poteri costruiti sul denaro grondante di sangue innocente, sull’orgoglio vano e passeggero, sulla volgare dilapidazione dei sentimenti, sull’illusione di poter dare ordini anche a Dio, verrà inghiottito da quel silenzio, sconvolgente e sconcertante, carico di mistero e indecifrabile.
Sono le tre del pomeriggio, ora della canicola. Eppure si fa notte su tutta la terra. Una notte cupa che ospita il pianto di coloro che nessuno consola, le lacrime che nessuno scorge, il grido degli inascoltati, le piaghe dell’umanità sofferente e ferita. Una notte in pieno giorno. Noi abbiamo la capacità e la libertà terribile di oscurare il sole, per far trionfare le tenebre. Ma sarà questione di attimi. All’alba del terzo giorno la luce inonderà la terra, come una marea travolgente e la vita prenderà il sopravvento su tutte le morti procurate dalla crudeltà e dall’indifferenza degli uomini.
Già una luce abbagliante si irradia dalla croce. Accanto al lamento doloroso come un vagito e che implora misericordia: “Ricordati di me!”, si ode il tuono di Dio, un vento impetuoso che esplode lungo i sentieri della terra, che rimbalza di montagna in montagna, che attraversa mari e oceani.
“Oggi con me sarai nel paradiso”.
Chi si unirà a quel delinquente perdonato per primo? Ogni povero, ogni ammutolito, ogni dileggiato del mondo, ogni vittima di violenza.
Si uniranno anche coloro che hanno seminato odio e tragedie? Può darsi. Se dovesse avvenire, lo faranno vestiti di cenere e di confusione, solcati di pianto e inconsolabili, per la stoltezza della loro vita.
Si credevano origine, ragione, garanzia del mondo. Padroni assoluti e incontrastati. Re di tutto e di tutti. Ora se ne vanno battendosi il petto, nella speranza che nel cuore di Dio sia rimasto un angolo di misericordia per loro, sperando che nel ricordo di Dio sia rimasta memoria del loro volto orribile per il quale risuona un assordante e disperante: “Non ti conosco!”.
Quella regalità, quel trono, quell’amore mettono in discussione anche le nostre comunità. O ci pieghiamo con umiltà, tutti, ad adorare il Signore della vergogna e della più sublime bellezza o diventeremo irriconoscibili al cuore di Dio: “Non vi conosco”. “Non conosci noi che sempre ti abbiamo pregato, che abbiamo osservato tutte le norme, che abbiamo avuto incarichi e responsabilità?”. “Ma non avete amato. Non vi conosco”. Ci offenderemo? Diremo che Dio è ingiusto? O anche noi ci batteremo il petto insieme cercandoci l’un l’altro per rendere più credibile il nostro pentimento e il nostro desiderio di intraprendere una vita nuova?

Tutti ti apparteniamo Gesù, re dal cuore incandescente. Tutti siamo stati trasferiti nel regno Tuo, Figlio dell’amore.
Gesù, Tu sei il primo e l’ultimo, il senso, la vita, l’energia, la presenza, la bellezza della giustizia e del perdono. Tu sei il primogenito di coloro che risorgono. Tu riconcili in te tutte le cose e tutti gli uomini.
Tu, col sangue amaro e prezioso della Croce, sei la pace per ogni creatura.
Ritorniamo ai tuoi piedi inchiodati alla croce. Sono come una sorgente inestinguibile che versa sangue sulle nostre miserie. Ti abbiamo disprezzato. Ti abbiamo dileggiato. Ci siamo presi gioco di Te.
E tu ci accogli, inguaribile frutto dell’amore, straripante misericordia, indicibile tenerezza, insaziabile dolcezza.
Ti chiediamo: ci accoglierai tutti? Anche tutti coloro che hanno costruito la vita sulla morte e sull’odio, sull’ingiustizia e sulla più tetra crudeltà?
Anche le nostre comunità mediocri e appannate, che cercano di riscaldarsi ai bracieri vacui delle chiusure?
Anche me, traditore quotidiano della tua bellezza?
Nel profondo del mio cuore c’è poco posto, Signore. Mi lascerai eternamente alla porta?
Gesù, Tu leggi nei miei pensieri mentre io, scrutando i tuoi occhi, mi accorgo che si velano di tristezza, perché il mio sguardo contempla altri orizzonti miopi, non i tuoi orizzonti infiniti.
Gesù, Tu ami tutti. Ami anche me. Ne sono sicuro. Io sono poco fedele. Tu sei fedele sempre.
“Gesù, ricordati di me quando sarai nel tuo regno. Non solo di me. Anche di tutti quelli che il tuo amore sa contenere e il mio scaccia, benché io sia il peggiore di tutti”. Mi dispiace, in fondo, che tu ami tutti e vuoi salvare tutti. Tuttavia, piace a Te. E dà gioia anche a me.

Publié dans : OMELIE | le 23 novembre, 2018 |Pas de Commentaires »

Buonanotte… con il Signore

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Publié dans : immagini sacre | le 21 novembre, 2018 |Pas de Commentaires »

21 novembre, Presentazione di Maria Vergine al Tempio

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Publié dans : immagini sacre | le 20 novembre, 2018 |Pas de Commentaires »

Presentazione di Maria al tempio

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Presentazione di Maria al tempio

Scuola del Nord (Russia) sec.XIV

Protovangelo di Giacomo

Intanto per la bambina i mesi andavano aumentando; quando ebbe due anni, Gioacchino disse: «Portiamola nel tempio al Signore per compiere la promessa da noi fatta, per paura che il Signore non ce la richiami e non risulti sgradito il nostro dono». Ma Anna rispose: «Aspettiamo il terzo anno, affinché non cerchi suo padre o sua madre». E Gioacchino disse: «Aspettiamo».
Quando la bimba ebbe tre anni, Gioacchino disse: «Invitiamo le figlie degli Ebrei, quelle senza macchia; prendano in mano, ciascuna, una lucerna, e siano (le lucerne) accese, affinché ella non si volga
indietro e il suo cuore non sia trattenuto fuori dal tempio del Signore». E cosí fecero fino a quando non furono saliti al tempio del Signore. Il sacerdote l’accolse, l’abbracciò, la benedisse ed esclamò: «Il Signore Iddio ha magnificato il tuo nome in tutte le generazioni (cf. Lc 1, 48). In te, negli ultimi giorni, il Signore manifesterà la sua salvezza ai figli di Israele». Ed egli la fece sedere sul terzo grado dell’altare ed il Signore Iddio effuse su di lei la sua grazia, ed ella si mise a danzare sui piedi e cosí fu presa a benvolere da tutta la casa di Israele.
La vita di Maria nel tempio
. E ritornarono i suoi genitori pieni di stupore, lodando e glorificando il Signore (cf. Lc 2, 20) Iddio perché la bambina non si era voltata indietro, verso di loro. Ora Maria dimorava nel tempio del Signore nutrita come una colomba ed il cibo lo riceveva dalla mano di un angelo. ..
L’icona
La scena mostra Maria condotta dai suoi genitori e accompagnata da sette vergini, nel momento in cui si avvicina al sacerdote Zaccaria, padre di Giovanni Battista… La scena si svolge all’interno del cortile del Tempio, indicato spesso da un velo rosso. Le facciate e i portici non hanno nulla in comune con un tempio orientale, richiamano invece le chiese ortodosse, soprattutto quelle della Russia e sono spesso incoronate da cupole a bulbo.
Secondo l’interpretazione di Origene, le tre parti del Tempio simbolizzano i tre gradi della vita spirituale. Nella patristica i tre libri di Salomone: Proverbi, Ecclesiaste (Qoèlet), Cantico dei cantici, ricevono questo significato, simbolizzano cioè la purificazione, l’illuminazione e l’unione con Dio.
Il cortile del Tempio rappresenta quindi il primo grado, la vita attiva dell’uomo che deve liberarsi dalle sue passioni (1′apàtheia). Gioacchino e Anna entrano con Maria in questo cortile per consegnare la loro bambina nelle mani del sacerdote. Nei loro gesti s’indovina la determinazione di offrire la figlia al servizio del Signore… Arrivano quindi solennemente in corteo, accompagnati da sette vergini con in mano lampade accese.
Anna, vera grazia divina, conduce con gioia al Tempio di Dio colei che per grazia conserva l’eterna verginità; alle giovani portatrici di lampade accese ella chiede di scortarla e le dice: «Va’, figlia mia, a colui che ti ha dato a me; sii un’offerta, un profumo di buon odore; penetra nel luogo santo, conoscine il mistero, preparati a divenire la gradita e splendida abitazione di Gesù, che concede al mondo la grazia della salvezza».
Davanti all’ingresso della seconda parte del Tempio, Zaccaria, vestito con gli abiti sacerdotali, attende il corteo. Sta in piedi sul primo gradino di una scala di quindici gradini, ricordo dei quindici salmi graduali, che porta verso il Santo dei santi. È così simbolizzato il secondo grado della vita spirituale, la visione di Dio nella creazione che incammina all’unione con Dio. Maria si avvicina a Zaccaria senza timore né esitazione, alza le sue mani verso di lui chiedendo di essere condotta all’interno del Tempio.
Il cielo si rallegra e con lui la terra, vedendo il cielo spirituale, la sola Vergine immacolata avanzare verso la casa di Dio per esservi santamente educata. Zaccaria nella sua ammirazione le dichiara: «Porta del Signore, io ti apro le porte del Tempio; nell’allegrezza tu potrai percorrerlo, perché io so e credo che già abita tra noi la liberazione d’Israele e da te nascerà il Verbo di Dio che accorda al mondo la grazia della salvezza».
Il Santo dei santi
Si vede la Vergine una seconda volta nella parte alta delle costruzioni, seduta sul gradino superiore della scala, davanti al santuario. Le porte sono chiuse perché è simbolo della visione pura di Dio, possibile soltanto nel Logos. Maria si prepara a questa visione, davanti al santuario ancora chiuso. Si tratta, infatti, di dire che sarà lei stessa quel Santo dei santi in cui Dio abiterà. Nutrita con il pane del cielo portato a lei da un angelo, crescerà per questo compito.
La Santa immacolata nello Spirito Santo è introdotta nel Santo dei santi e viene nutrita dall’angelo, lei che in verità è il santissimo tempio del nostro Dio, del Santo il quale santifica l’universo abitandolo e divinizza la natura decaduta dei mortali.
Nonostante la statura di bambina, Maria è già rappresentata come una persona adulta. Porta il maforion, il mantello di colore bruno-rosso scuro che ritroviamo su tutte le icone della Madre di Dio. Con il suo ingresso nel Tempio ella è già consacrata a colui di cui sarà madre. Non è forse la caratteristica dell’età matura il darsi totalmente e senza riserve al proprio compito?
( Lo Pseudo-Matteo precisa che Maria salì correndo i quindici gradini del santuario)
In questo giorno la Vergine immacolata è presentata al Tempio per divenire la dimora del Signore Dio e Re dell’universo e nutrice di ogni vita; in questo giorno il santuario purissimo, a tre anni di età, è portato in offerta al Santo dei santi. Per questo le diremo, come l’angelo: «Salve, o sola benedetta tra le donne».
I racconti del Protovangelo di Giacomo esercitarono la più forte influenza sull’arte e sulla liturgia della festa. Ma per descrivere la vita di Maria al Tempio egli si accontenta di qualche parola: «Vivendo come una colomba, riceveva il suo cibo dalla mano di un angelo». Un altro apocrifo, lo Pseudo-Matteo, in un’epoca in cui prosperavano i monasteri delle monache, traccia un ritratto di Maria, vergine modello per quanti si consacrano a Dio. Egli mostra come lo sviluppo dell’ascetismo ha permesso di cogliere meglio la grandezza di Maria e anche quale attrattiva ella ha esercitato in quanto Regina virginum sulle vergini cristiane. Questo ideale assomiglia a quello che sant’Atanasio aveva proposto alle vergini dell’Egitto, o a quello che sant’Ambrogio darà nei suoi scritti sulla verginità. Ma bisogna notare che né l’uno né l’altro erano a conoscenza di questo preteso soggiorno di Maria al Tempio. Ci resta da dire come questa epoca immaginava il soggiorno di Maria al Tempio e come questo quadro appariva una proiezione del presente sul passato: la vita nel Tempio è rappresentata secondo la vita monastica del tempo.
Come se ella avesse avuto trent’anni, si applicava all’orazione… Si applicava alla lavorazione della lana, e tutto quello che le donne anziane non avrebbero potuto fare, lei, in età così tenera, lo faceva. Si era imposta di dedicarsi all’orazione del mattino fino a terza; dopo terza fino a nona si occupava a tessere e a partire da nona ritornava alla preghiera e non l’abbandonava più fino all’ora in cui gli appariva l’angelo del Signore, dal quale riceveva il cibo… Infine, con le vergini di maggior età, era così ben istruita nelle lodi di Dio, che nessuna la precedeva nelle vigilie, né era più istruita nella sapienza di Dio, né più umile nell’abbassamento, né distinta nei canti di Davide… Piena di sollecitudine per le sue compagne, vegliava affinché nessuna di loro peccasse neppure con una sola parola, nessuna ridendo alzasse troppo la voce, nessuna giungesse alle ingiurie o all’orgoglio rispetto a una eguale . (Egon Sendler, Le Icone bizantine della Madre di Dio, edizioni S. Paolo)

 

Publié dans : FESTE DI MARIA | le 20 novembre, 2018 |Pas de Commentaires »

Mc 13,24-32 (la parabola del fico)

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Publié dans : immagini sacre | le 16 novembre, 2018 |Pas de Commentaires »

XXXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B) TRA PRESENTE E FUTURO

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XXXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B) TRA PRESENTE E FUTURO

don Luciano Cantini

Dalla pianta di fico
È possibile che un fico insegni? e cosa mai ci può insegnare un fico?
Nel periodo invernale si spoglia del fogliame così la sua trasformazione in primavera è particolarmente spettacolare ed è un segno dell’arrivo dell’estate, il tempo del raccolto e dell’abbondanza. Gesù ci chiede di osservare questa trasformazione che precede l’evidente rigogliosità del fico, prima ancora dei frutti, prima ancora delle foglie: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie.
È adesso che il fico è spoglio che dobbiamo osservarlo con cura, ora che sembra non dare segnali di vita per cogliere l’istante in cui il suo ramo diventa tenero.
Dobbiamo imparare ad osservare, nel dipanarsi della storia, i segni dei tempi, non quelli troppo evidenti e fuorvianti, quanto l’impercettibile intenerirsi del ramo o il timido spuntare delle gemme. È il fico spoglio dell’inverno che ci interessa, il tempo della improduttività, quello della crisi perché in essi è nascosta la forza che permetterà al ramo di intenerirsi. A condizioni ambientali favorevoli le piante riprendono le attività vitali: assorbono acqua dalle radici, scambiano sostanze gassose con l’esterno e trasportano altre sostanze, come gli zuccheri, da una parte all’altra del tronco e dei rami; tutto prima ancora che le gemme diventino verdi e nascano le foglie. Tutto questo è invisibile agli occhi ma non meno reale e presente.
Siamo chiamati a discernere il presente e comprenderne il senso, è il dono della profezia che è capace di capire che c’è qualcosa che sta iniziando: Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete? (Is 43,19)
Abbiamo bisogno di guardare quello che sta cominciando, non quello che termina: è la differenza tra la buona e la cattiva notizia, tra il vangelo e la catastrofe. Non si tratta di chiudere gli occhi davanti ad una realtà negativa, quanto cercare di intravederne il seme positivo che potrà svilupparsi; siamo colpiti perché il sole si oscurerà ma è il segno della venuta de il Figlio dell’uomo; non ci spaventi il cielo e la terra che passeranno piuttosto individuiamo quelle parole che non passeranno.

Quando vedrete accadere queste cose
Le previsioni catastrofiche sul futuro alimentano la nostra ansia e la nostra paura, ma anche le rassicurazioni ireniche e fasulle che ci vengono dalla finanza e dalla politica che muovono l’immaginazione non certo verso orizzonti rosei. Il linguaggio apocalittico che descrive la fine della storia e del mondo con i suoi sconvolgimenti non è per spaventarci perché la Scrittura parla anche di un grande banchetto in cui il Signore stesso passerà a servirci (cfr Lc 12,35ss), dell’incontro di Dio con l’umanità come quello della sposa con lo sposo (cfr Ap 22,17ss). Di fatto Gesù vuole aiutare i suoi discepoli a cogliere la provvisorietà della vita nel suo divenire, neanche il tempio dell’Altissimo è assoluto perché non rimarrà qui pietra su pietra, che non sia distrutta (Mc 13,2). Non è il tempio il luogo della presenza di Dio, ma la storia che sta andando verso un orizzonte preciso, l’incontro definitivo col Padre. «E si va di inizio in inizio, attraverso inizi sempre nuovi» (Gregorio di Nissa).

Il cielo e la terra passeranno
Nel mondo di oggi non c’è passato, non c’è futuro. C’è solo il presente che, come una patologia psichica, si rinnova quotidianamente alimentandosi di ciò che trova e che sarà gettato via al più presto (A.M. Iacono, il Tirreno, 12.11.18), è la descrizione sintetica del nostro post-modernismo.
Perdendo la dimensione storica perdiamo anche la relazione con Dio perché se il nostro è il tempo presente quello di Dio è il futuro. Da quell’avvenire che è il suo tempo il Signore dà luce al nostro tempo. Il presente che ci viene donato non è materiale di consumo, ma è da vivere in funzione dell’orizzonte verso cui Dio ci sospinge. Dobbiamo liberarci dalle paure che il futuro sembra riservarci sfuggendo la tentazione del “tutto e subito”, non dobbiamo avere paura della nostra fragilità che frustra il delirio di onnipotenza, perché ci rivela il bisogno e la capacità di amore, la capacità di aiutarci, di incontrarci, di creare legami. È l’amore, di cui è intrisa ogni parola del Signore, che non passerà.

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Villeneuve Les Avignon gard Vierge en ivoie polychrome

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Publié dans : immagini sacre | le 15 novembre, 2018 |Pas de Commentaires »

PAPA FRANCESCO – La ninnananna di Dio

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PAPA FRANCESCO – La ninnananna di Dio

MEDITAZIONE MATTUTINA NELLA CAPPELLA DELLA DOMUS SANCTAE MARTHAE

Venerdì, 27 giugno 2014

(da: L’Osservatore Romano, ed. quotidiana, Anno CLIV, n.145, Sab. 28/06/2014)

Abbiamo un Dio «innamorato di noi», che ci accarezza teneramente e ci canta la ninnananna proprio come fa un papà con il suo bambino. Non solo: lui ci cerca per primo, ci aspetta e ci insegna a essere «piccoli», perché «l’amore è più nel dare che nel ricevere» ed è «più nelle opere che nelle parole». È quanto ha ricordato Papa Francesco durante la messa celebrata nella mattina di venerdì 27 giugno — giorno in cui ricorre la festa del Sacro Cuore di Gesù — nella cappella della Casa Santa Marta.
La meditazione del Papa ha preso spunto dalla preghiera colletta recitata durante la liturgia, nella quale, ha detto, «abbiamo ringraziato il Signore perché ci dà la grazia, la gioia di celebrare nel cuore del suo Figlio le grandi opere del suo amore».
E «amore», appunto, è la parola chiave scelta dal vescovo di Roma per esprimere il significato profondo della ricorrenza del Sacro Cuore. Perché, ha fatto notare, «oggi è la festa dell’amore di Dio, di Gesù Cristo: è l’amore di Dio per noi e amore di Dio in noi». Una festa, ha aggiunto, che «noi celebriamo con gioia».
Due, in particolare, sono «i tratti dell’amore» secondo il Pontefice. Il primo è racchiuso nell’affermazione che «l’amore è più nel dare che nel ricevere»; il secondo in quella che «l’amore è più nelle opere che nelle parole».
«Quando diciamo che è più nel dare che nel ricevere — ha spiegato Papa Francesco — è perché l’amore sempre si comunica, sempre comunica, e viene ricevuto dall’amato». E «quando diciamo che è più nelle opere che nelle parole», ha aggiunto, è perché «l’amore sempre dà vita, fa crescere».
Il Pontefice ha quindi tratteggiato le caratteristiche fondamentali dell’amore di Dio verso gli uomini. E ha riproposto così alcuni passi delle letture della liturgia del giorno, che, ha fatto notare, «due volte ci parla dei piccoli». Infatti, nella prima lettura, tratta dal libro del Deuteronomio (7, 6-11), «Mosè spiega perché il popolo è stato eletto e dice: perché siete il più piccolo di tutti i popoli». Poi, nel Vangelo di Matteo (11, 25-30), «Gesù loda il Padre perché ha nascosto le cose divine ai dotti e le ha rivelate ai piccoli».
Dunque, ha affermato il Papa, «per capire l’amore di Dio è necessaria questa piccolezza di cuore». Del resto Gesù lo dice chiaramente: se non diventerete come bambini non entrerete nel regno dei cieli. Ecco allora la strada giusta: «Farsi bambini, farsi piccoli», perché «soltanto in quella piccolezza, in quell’abbassarsi si può ricevere» l’amore di Dio.
Non a caso, ha osservato il vescovo di Roma, è «lo stesso Signore» che, «quando spiega il suo rapporto di amore, cerca di parlare come se parlasse a un bambino». E difatti Dio «lo ricorda al popolo: “Ricordati, io ti ho insegnato a camminare come un papà fa con il suo bambino”». Si tratta proprio di «quel rapporto da papà a bambino». Ma, ha avvertito il Pontefice, «se tu non sei piccolo» quel rapporto non riesce a stabilirsi.
Ed è un rapporto tale che porta «il Signore, innamorato di noi», a usare «pure parole che sembrano una ninnananna». Nella Scrittura il Signore dice infatti: «Non temere, vermiciattolo di Israele, non temere!». E ci accarezza, appunto, dicendoci: «Io sono con te, io ti prendo la mano».
Questa «è la tenerezza del Signore nel suo amore, questo è quello che lui ci comunica. E dà la forza alla nostra tenerezza». Invece, ha messo in guardia il Papa, «se noi ci sentiamo forti, mai avremo l’esperienza delle carezze tanto belle del Signore».
Le «parole del Signore», ha affermato il Pontefice, «ci fanno capire quel misterioso amore che lui ha per noi». È Gesù stesso che ci indica come fare: quando parla di sé, dice di essere «mite e umile di cuore». Perciò «anche lui, il Figlio di Dio, si abbassa per ricevere l’amore del Padre».
Un’altra verità che la festa del Sacro Cuore ci ricorda, ha detto ancora il Papa, si può ricavare dal brano della seconda lettura tratto dalla prima lettera di san Giovanni (4, 7-16): «Dio ci ha amato per primo, lui è sempre prima di noi, lui ci aspetta». Il profeta Isaia «dice di lui che è come il fiore del mandorlo, perché fiorisce per primo nella primavera». Dunque, ha ribadito il Pontefice, «quando noi arriviamo lui c’è, quando noi lo cerchiamo lui ci ha cercati per primo: lui è sempre avanti a noi, ci aspetta per riceverci nel suo cuore, nel suo amore».
Riepilogando la sua meditazione, Papa Francesco ha riaffermato che i due tratti indicati «possono aiutarci a capire questo mistero dell’amore di Dio con noi: per esprimersi ha bisogno della nostra piccolezza, del nostro abbassarsi. E ha bisogno anche del nostro stupore quando lo cerchiamo e lo troviamo lì ad aspettarci». Ed è «tanto bello — ha constatato — capire e sentire così l’amore di Dio in Gesù, nel cuore di Gesù».
Il Pontefice ha concluso invitando i presenti a pregare il Signore perché dia a ogni cristiano la grazia «di capire, di sentire, di entrare in questo mondo così misterioso, di stupirci e di avere pace con questo amore che si comunica, ci dà la gioia e ci porta nella strada della vita come un bambino» tenuto «per mano».

 

Publié dans : PAPA FRANCESCO - OMELIE QUOTIDIANE | le 15 novembre, 2018 |Pas de Commentaires »

stranezze nel cielo (foto vera, spiegazione e link)

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Sembrano usciti dalla scenografia di un film di Tim Burton, ma questi alberi sono veri, e altrettanto vere sono le ragnatele che circondano le loro malcapitate chiome.
È successo nel 2011, quando una straordinaria stagione dei monsoni ha provocato forti alluvioni in tutto il Pakistan. Mentre l’acqua ristagnava fuori dai fiumi, milioni di ragni hanno tessuto queste incredibili tele intorno agli alberi, ed ecco cosa si è presentato agli occhi della popolazione quando le acque si sono finalmente ritirate

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Publié dans : immagini per contemplare | le 13 novembre, 2018 |Pas de Commentaires »
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