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SAN FRANCESCO D’ASSISI: SALUTO ALLA VERGINE

c’è stato in questi giorni ad Assisi il « Capitolo delle stuoie », sul Blog « In cammino verso Gesù Cristo » ho pubblicato l’intervento di Padre Cantalamessa, qui propongo la bellissima preghiera-saluto di San Francesco dedicata alla Madonna:

SAN FRANCESCO D’ASSISI

SALUTO ALLA VERGINE

Ti saluto,
Signora santa,
regina santissima,
Madre di Dio,
Maria, che sempre
sei Vergine,
eletta dal santissimo
Padre celeste
e da Lui,
col santissimo
Figlio diletto
e con lo Spirito
Santo Paraclito,
consacrata.
Tu in cui fu ed è
ogni pienezza di grazia
e ogni bene.
Ti saluto suo palazzo.
Ti saluto sua tenda.
Ti saluto sua casa.
Ti saluto
suo vestimento.
Ti saluto sua ancella.
Ti saluto sua Madre.
E saluto voi tutte,
sante virtù, che
per grazia e lume
dello Spirito Santo
siete infuse nei
cuori dei fedeli,
affinché le rendiate,
di infedeli,
fedeli a Dio.  
 

Publié dans:Maria Vergine, santi |on 20 avril, 2009 |Pas de commentaires »

Ti saluto Giuseppe, di San Jean Eudes, buona festa di San Giuseppe a tutti i Giuseppe e le Giuseppine (e derivati)

Ti saluto Giuseppe, di San Jean Eudes, buona festa di San Giuseppe a tutti i Giuseppe e le Giuseppine (e derivati) dans santi

http://santiebeati.it/

dal sito:

http://www.sgius.altervista.org/html/Preghiere/preg21saluti.htm

« Per entrare in questo soggiorno di Nazareth, la cui porta è quasi stretta come quella del Cielo, bisogna essere umili e sottomessi come lo furono Gesù, Maria e Giuseppe ».
Madre Maria Teresa Dubouchet
 

Saluti dì san Jean Eudes

Ti saluto, Giuseppe, immagine di Dio Padre.
Ti saluto, Giuseppe, padre di Dio Figlio.
Ti saluto, Giuseppe, Santuario dello Spirito Santo.
Ti saluto, Giuseppe, beneamato della Santissima Trinità.
Ti saluto, Giuseppe, fedelissimo coadiutore del grande consiglio.
Ti saluto, Giuseppe, degno sposo della Vergine Madre.
Ti saluto, Giuseppe, padre di tutti i fedeli.
Ti saluto, Giuseppe, custode di tutti quelli che hanno abbracciato la santa verginità.
Ti saluto, Giuseppe, fedele osservatore del sacro silenzio.
Ti saluto, Giuseppe, amante della santa povertà.
Ti saluto, Giuseppe, modello di dolcezza e di pazienza.
Ti saluto, Giuseppe, specchio d’umiltà e di obbedienza.
Tu sei benedetto tra tutti gli uomini.
E benedetti siano i tuoi occhi che hanno visto ciò che hai visto.
E benedette siano le tue orecchie che hanno sentito ciò che hai udito.
E benedette siano le tue mani che hanno toccato il Verbo fatto carne.
E benedette siano le tue braccia che hanno portato Colui che porta tutte le cose.
E benedetto sia il tuo petto sul quale il Figlio di Dio ha fatto un dolce riposo.
E benedetto sia il tuo cuore infiammato per Lui dell’amore più ardente.
E benedetto sia il Padre Eterno che ti ha scelto.
E benedetto sia il Figlio che ti ha amato.
E benedetto sia il Santo Spirito che ti ha santificato.
E benedetta sia Maria, tua Sposa, che ti ha amato teneramente come uno sposo e come un fratello.
E benedetto sia l’Angelo che ti ha servito da custode.
E benedetti siano tutti quelli che ti amano e che ti benedicono.
Amen.

Publié dans:santi |on 18 mars, 2009 |Pas de commentaires »

18 ottobre – San Luca Evangelista

18 ottobre - San Luca Evangelista dans apostoli ed evangelisti 

dal sito, anche l’immagine:

http://santiebeati.it/

San Luca Evangelista

18 ottobre

Antiochia di Siria – Roma (?) – Primo secolo dopo Cristo

Luca, evangelista e autore degli Atti degli Apostoli, è chiamato « lo scrittore della mansuetudine del Cristo ». Paolo lo chiama « caro medico », compagno dei suoi viaggi missionari, confortatore della sua prigionia. Il suo vangelo, che pone in luce l’universalità della salvezza e la predilezione di Cristo verso i poveri, offre testimonianze originali come il vangelo dell’infanzia, le parabole della misericordia e annotazioni che ne riflettono la sensibilità verso i malati e i sofferenti. Nel libro degli Atti delinea la figura ideale della Chiesa, perseverante nell’insegnamento degli Apostoli, nella comunione di carità, nella frazione del pane e nelle preghiere. (Mess. Rom.)

Patronato: Artisti, Pittori, Scultori, Medici, Chirurghi

Etimologia: Luca = nativo della Lucania, dal latino

Emblema: Bue

Martirologio Romano: Festa di san Luca, Evangelista, che, secondo la tradizione, nato ad Antiochia da famiglia pagana e medico di professione, si convertì alla fede in Cristo. Divenuto compagno carissimo di san Paolo Apostolo, sistemò con cura nel Vangelo tutte le opere e gli insegnamenti di Gesù, divenendo scriba della mansuetudine di Cristo, e narrò negli Atti degli Apostoli gli inizi della vita della Chiesa fino al primo soggiorno di Paolo a Roma.

Ma che c’entra Teofilo? E chi lo conosce? Da sempre ci pare un po’ abusivo questo personaggio ignoto, che vediamo riverito e lodato all’inizio del vangelo di Luca e dei suoi Atti degli Apostoli. La risposta si trova nella formazione ellenistica dell’autore. Con la dedica fatta a Teofilo che doveva essere un cristiano eminente egli segue l’uso degli scrittori classici, che appunto erano soliti dedicare le loro opere a personaggi insigni. Luca, infatti, ha studiato, è medico, e tra gli evangelisti è l’unico non ebreo. Forse viene da Antiochia di Siria (oggi Antakya, in Turchia). Un convertito, un ex pagano, che Paolo di Tarso si associa nell’apostolato, chiamandolo « compagno di lavoro » (Filemone 24) e indicandolo nella Lettera ai Colossesi come « caro medico » (4,14). Il medico segue Paolo dappertutto, anche in prigionia: due volte. E la seconda, mentre in un duro carcere attende il supplizio, Paolo scrive a Timoteo che ormai tutti lo hanno abbandonato. Meno uno. « Solo Luca è con me » (2Timoteo 4,11). E questa è l’ultima notizia certa dell’evangelista. Luca scrive il suo vangelo per i cristiani venuti dal paganesimo. Non ha mai visto Gesù, e si basa sui testimoni diretti, tra cui probabilmente alcune donne, fra le prime che risposero all’annuncio. C’è un’ampia presenza femminile nel suo vangelo, cominciando naturalmente dalla Madre di Gesù: Luca è attento alle sue parole, ai suoi gesti, ai suoi silenzi. Di Gesù egli sottolinea l’invitta misericordia, e quella forza che uscendo da lui  » Gli Atti degli Apostoli raccontano il primo espandersi della Chiesa cristiana fuori di Palestina, con i problemi e i traumi di questa universalizzazione. Nella seconda parte è dominante l’attività apostolica di Paolo, dall’Asia all’Europa; e qui Luca si mostra attraente narratore quando descrive il viaggio, la tempesta, il naufragio, le buone accoglienze e le persecuzioni, i tumulti e le dispute, gli arresti, dal porto di Cesarea Marittima fino a Roma e alle sue carceri. Secondo un’antica leggenda, Luca sarebbe stato anche pittore e, in particolare, autore di numerosi ritratti della Madonna. Altre leggende dicono che, dopo la morte di Paolo, egli sarebbe andato a predicare fuori Roma; e si parla di molti luoghi. Di troppi. In realtà, nulla sappiamo di lui dopo le parole di Paolo a Timoteo dal carcere. Ma il vangelo di Luca continua a essere annunciato insieme a quelli di Matteo, Marco e Giovanni in tutto il mondo. E con esso anche gli Atti degli Apostoli. Nella liturgia della Parola, durante la Messa e in tutte le lingue, Luca continua davvero a predicare; anche ai nostri giorni, incessantemente.

Autore: Domenico Agasso

Publié dans:apostoli ed evangelisti, santi |on 18 octobre, 2008 |Pas de commentaires »

4 ottobre – San Francesco D’Assisi : Cantico delle Creature

4 ottobre  - San Francesco D'Assisi : Cantico delle Creature dans preghiere

http://santiebeati.it/

SAN FRANCESCO D’ASSISI

CANTICO DELLE CREATURE

Altissimu, onnipotente bon Signore,
Tue so’ le laude, la gloria e l’honore et onne benedictione.

Ad Te solo, Altissimo, se konfano,
et nullu homo
è
ne dignu te mentovare.

Laudato sie, mi’ Signore cum tucte le Tue creature,
spetialmente messor lo frate Sole,
lo qual è
iorno, et allumini noi per lui.
Et ellu è
bellu e radiante cum grande splendore:
de Te, Altissimo, porta significatione.

Laudato si’, mi Signore, per sora Luna e le stelle:
in celu l’à
i formate clarite et pretiose et belle.

Laudato si’, mi’ Signore, per frate Vento
et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,
per lo quale, a le Tue creature dà
i sustentamento.

Laudato si’, mi Signore, per sor’Acqua.
la quale è
multo utile et humile et pretiosa et casta.

Laudato si’, mi Signore, per frate Focu,
per lo quale ennallumini la nocte:
ed ello è
bello et iocundo et robustoso et forte.

Laudato si’, mi Signore, per sora nostra matre Terra,
la quale ne sustenta et governa,
et produce diversi fructi con coloriti fior et herba.

Laudato si’, mi Signore, per quelli che perdonano per lo Tuo amore
et sostengono infrmitate et tribulatione.

Beati quelli ke ‘l sosterranno in pace,
ka da Te, Altissimo, sirano incoronati.

Laudato s’ mi Signore, per sora nostra Morte corporale,
da la quale nullu homo vivente pò
skappare:
guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali;
beati quelli ke trovarà
ne le Tue sanctissime voluntati,
ka la morte secunda no ‘l farrà
male.

Laudate et benedicete mi Signore et rengratiate
e serviateli cum grande humilitate.

Publié dans:preghiere, santi |on 4 octobre, 2008 |2 Commentaires »

conoscete la storia di San Gennaro? chi non è di Napoli forse poco, come me…

dal sito:

San Gennaro Vescovo e martire

19 settembre – Memoria Facoltativa

Napoli? III sec. – Pozzuoli, 19 settembre 305

Gennaro era nato a Napoli, nella seconda metà del III secolo, e fu eletto vescovo di Benevento, dove svolse il suo apostolato, amato dalla comunità cristiana e rispettato anche dai pagani. Nel contesto delle persecuzioni di Diocleziano si inserisce la storia del suo martirio. Egli conosceva il diacono Sosso (o Sossio) che guidava la comunità cristiana di Miseno e che fu incarcerato dal giudice Dragonio, proconsole della Campania. Gennaro saputo dell’arresto di Sosso, volle recarsi insieme a due compagni, Festo e Desiderio a portargli il suo conforto in carcere. Dragonio informato della sua presenza e intromissione, fece arrestare anche loro tre, provocando le proteste di Procolo, diacono di Pozzuoli e di due fedeli cristiani della stessa città, Eutiche ed Acuzio. Anche questi tre furono arrestati e condannati insieme agli altri a morire nell’anfiteatro, ancora oggi esistente, per essere sbranati dagli orsi. Ma durante i preparativi il proconsole Dragonio, si accorse che il popolo dimostrava simpatia verso i prigionieri e quindi prevedendo disordini durante i cosiddetti giochi, cambiò decisione e il 19 settembre del 305 fece decapitare i prigionieri. (Avvenire)

Patronato: Napoli

Etimologia: Gennaro = nato nel mese di gennaio, dal latino

Emblema: Bastone pastorale, Palma

Martirologio Romano: San Gennaro, vescovo di Benevento e martire, che in tempo di persecuzione contro la fede, a Pozzuoli vicino a Napoli subì il martirio per Cristo.

Fra i santi dell’antichità è certamente uno dei più venerati dai fedeli e se poi consideriamo che questi fedeli, sono primariamente napoletani, si può comprendere per la nota estemporaneità e focosa fede che li distingue, perché il suo culto, travalicando i secoli, sia giunto intatto fino a noi, accompagnato periodicamente dal misterioso prodigio della liquefazione del suo sangue, che tanto attira i napoletani.
Prima di tutto il suo nome diffuso in Campania e anche nel Sud Italia, risale al latino ‘Ianuarius’ derivato da ‘Ianus’ (Giano) il dio bifronte delle chiavi del cielo, dell’inizio dell’anno e del passaggio delle porte e delle case.
Il nome era in genere attribuito ai bambini nati nel mese di gennaio “Ianuarius”, undicesimo mese dell’anno secondo il calendario romano, ma il primo dopo la riforma del II secolo d.C.
Gennaro appartenne alla gens Ianuaria, perché Ianuarius che significa “consacrato al dio Ianus” non era il suo nome, che non ci è pervenuto, ma il gentilizio corrispondente al nostro cognome.
Vi sono ben sette antichi ‘Atti’, ‘Passio’, ‘Vitae’, che parlano di Gennaro, fra i più celebri gli “Atti Bolognesi” e gli “Atti Vaticani”. Da questi documenti si apprende che Gennaro nato a Napoli? nella seconda metà del III secolo, fu eletto vescovo di Benevento, dove svolse il suo apostolato, amato dalla comunità cristiana e rispettato anche dai pagani per la cura, che impiegava nelle opere di carità a tutti indistintamente; si era nel primo periodo dell’impero di Diocleziano (243-313), il quale permise ai cristiani di occupare anche posti di prestigio e una certa libertà di culto.
Nella sua vecchiaia però, sotto la pressione del suo cesare Galerio (293), firmò ben tre editti contro i cristiani, provocando una delle più feroci persecuzioni, colpendo la Chiesa nei suoi membri e nei suoi averi per impedirle di soccorrere i poveri e spezzare così il favore popolare.
E in questo contesto s’inserisce la storia del martirio di Gennaro; egli conosceva il diacono Sosso (o Sossio) che guidava la comunità cristiana di Miseno, importante porto romano sulla costa occidentale del litorale flegreo; Sosso fu incarcerato dal giudice Dragonio, proconsole della Campania, per le funzioni religiose che quotidianamente venivano celebrate nonostante i divieti.
In quel periodo il vescovo di Benevento Gennaro, accompagnato dal diacono Festo e dal lettore Desiderio, si trovavano a Pozzuoli in incognito, visto il gran numero di pagani che si recavano nella vicinissima Cuma ad ascoltare gli oracoli della Sibilla Cumana e aveva ricevuto di nascosto anche qualche visita del diacono di Miseno (località tutte vicinissime tra loro).
Gennaro saputo dell’arresto di Sosso, volle recarsi insieme ai suoi due compagni Festo e Desiderio a portargli il suo conforto in carcere e anche con alcuni scritti, per esortarlo insieme agli altri cristiani prigionieri a resistere nella fede.
Il giudice Dragonio informato della sua presenza e intromissione, fece arrestare anche loro tre, provocando le proteste di Procolo, diacono di Pozzuoli e di due fedeli cristiani della stessa città, Eutiche ed Acuzio.
Anche questi tre furono arrestati e condannati insieme agli altri a morire nell’anfiteatro, ancora oggi esistente, per essere sbranati dagli orsi, in un pubblico spettacolo. Ma durante i preparativi il proconsole Dragonio, si accorse che il popolo dimostrava simpatia verso i prigionieri e quindi prevedendo disordini durante i cosiddetti giochi, cambiò decisione e il 19 settembre del 305 fece decapitare i prigionieri cristiani nel Foro di Vulcano, presso la celebre Solfatara di Pozzuoli.
Si racconta che una donna di nome Eusebia riuscì a raccogliere in due ampolle (i cosiddetti lacrimatoi) parte del sangue del vescovo e conservarlo con molta venerazione; era usanza dei cristiani dell’epoca di cercare di raccogliere corpi o parte di corpi, abiti, ecc. per poter poi venerarli come reliquie dei loro martiri.
I cristiani di Pozzuoli, nottetempo seppellirono i corpi dei martiri nell’agro Marciano presso la Solfatara; si presume che s. Gennaro avesse sui 35 anni, come pure giovani, erano i suoi compagni di martirio. Oltre un secolo dopo, nel 431 (13 aprile) si trasportarono le reliquie del solo s. Gennaro da Pozzuoli nelle catacombe di Capodimonte a Napoli, dette poi “Catacombe di S. Gennaro”, per volontà dal vescovo di Napoli, s. Giovanni I e sistemate vicino a quelle di s. Agrippino vescovo.
Le reliquie degli altri sei martiri, hanno una storia a parte per le loro traslazioni, ma in maggioranza ebbero culto e spostamento nelle loro zone di origine.
Durante il trasporto delle reliquie di s. Gennaro a Napoli, la suddetta Eusebia o altra donna, alla quale le aveva affidate prima di morire, consegnò al vescovo le due ampolline contenenti il sangue del martire; a ricordo delle tappe della solenne traslazione vennero erette due cappelle: S. Gennariello al Vomero e San Gennaro ad Antignano.
Il culto per il santo vescovo si diffuse fortemente con il trascorrere del tempo, per cui fu necessario l’ampliamento della catacomba. Affreschi, iscrizioni, mosaici e dipinti, rinvenuti nel cimitero sotterraneo, dimostrano che il culto del martire era vivo sin dal V secolo, tanto è vero che molti cristiani volevano essere seppelliti accanto a lui e le loro tombe erano ornate di sue immagini.
Va notato che già nel V secolo il martire Gennaro era considerato ‘santo’ secondo l’antica usanza ecclesiastica, canonizzazione poi confermata da papa Sisto V nel 1586. La tomba divenne come già detto, meta di continui pellegrinaggi per i grandi prodigi che gli venivano attribuiti; nel 472 ad esempio, in occasione di una violenta eruzione del Vesuvio, i napoletani accorsero in massa nella catacomba per chiedere la sua intercessione, iniziando così l’abitudine ad invocarlo nei terremoti e nelle eruzioni, e mentre aumentava il culto per s. Gennaro, diminuiva man mano quello per s. Agrippino vescovo, fino allora patrono della città di Napoli; dal 472 s. Gennaro cominciò ad assumere il rango di patrono principale della città.
Durante un’altra eruzione nel 512, fu lo stesso vescovo di Napoli, s. Stefano I, ad iniziare le preghiere propiziatorie; dopo fece costruire in suo onore, accanto alla basilica costantiniana di S. Restituta (prima cattedrale di Napoli), una chiesa detta Stefania, sulla quale verso la fine del secolo XIII, venne eretto il Duomo; riponendo nella cripta il cranio e la teca con le ampolle del sangue.
Questa provvidenziale decisione, preservò le suddette reliquie, dal furto operato dal longobardo Sicone, che durante l’assedio di Napoli dell’831, penetrò nelle catacombe, allora fuori della cinta muraria della città, asportando le altre ossa del santo che furono portate a Benevento, sede del ducato longobardo.
Le ossa restarono in questa città fino al 1156, quando vennero traslate nel santuario di Montevergine (AV), dove rimasero per tre secoli, addirittura se ne perdettero le tracce, finché durante alcuni scavi effettuati nel 1480, casualmente furono ritrovate sotto l’altare maggiore, insieme a quelle di altri santi, ma ben individuate da una lamina di piombo con il nome.
Il 13 gennaio 1492, dopo interminabili discussioni e trattative con i monaci dell’abbazia verginiana, le ossa furono riportate a Napoli nel succorpo del Duomo ed unite al capo ed alle ampolle. Intanto le ossa del cranio erano state sistemate in un preziosissimo busto d’argento, opera di tre orafi provenzali, dono di Carlo II d’Angiò nel 1305, al Duomo di Napoli.
Successivamente nel 1646 il busto d’argento con il cranio e le ormai famose ampolline col sangue, furono poste nella nuova artistica Cappella del Tesoro, ricca di capolavori d’arte d’ogni genere. Le ampolle erano state incastonate in una teca preziosa fatta realizzare da Roberto d’Angiò, in un periodo imprecisato del suo lungo regno (1309-1343).
La teca assunse l’aspetto attuale nel XVII secolo, racchiuse fra due vetri circolari di circa dodici centimetri di diametro, vi sono le due ampolline, una più grande di forma ellittica schiacciata, ripiena per circa il 60% di sangue e quella più piccola cilindrica con solo alcune macchie rosso-brunastre sulle pareti; la liquefazione del sangue avviene solo in quella più grande.
Le altre reliquie poste in un’antica anfora, sono rimaste nella cripta del Duomo, su cui s’innalza l’abside e l’altare maggiore della grande Cattedrale. San Gennaro è conosciuto in tutto il mondo, grazie anche al culto esportato insieme ai tantissimi emigranti napoletani, suoi fedeli, non solo per i suoi prodigiosi interventi nel bloccare le calamità naturali, purtroppo ricorrenti che colpivano Napoli, come pestilenze, terremoti e le numerose eruzioni del vulcano Vesuvio, croce e vanto di tutto il Golfo di Napoli; ma anche per il famoso prodigio della liquefazione del sangue contenuto nelle antiche ampolle, completamente sigillate e custodite in una nicchia chiusa con porte d’argento, situata dietro l’altare principale, della già menzionata Cappella del Tesoro.
Il Tesoro è oggi custodito in un caveau di una banca, essendo ingente e preziosissimo, quale testimonianza dei doni fatti al santo patrono da sovrani, nobili e quanti altri abbiano ricevuto grazie per sua intercessione, o alla loro persona e famiglia o alla città stessa.
Le chiavi della nicchia, sono conservate dalla Deputazione del Tesoro di S. Gennaro, da secoli composta da nobili e illustri personaggi napoletani con a capo il sindaco della città. Il miracolo della liquefazione del sangue, che è opportuno dire non è un’esclusiva del santo vescovo, ma anche di altri santi e in altre città, ma che a Napoli ha assunto una valenza incredibile, secondo un antico documento, è avvenuto per la prima volta nel lontano 17 agosto 1389; non è escluso, perché non documentato, che sia avvenuto anche in precedenza.
Detto prodigio avviene da allora tre volte l’anno; nel primo sabato di maggio, in cui il busto ornato di preziosissimi paramenti vescovili e il reliquiario con la teca e le ampolle, vengono portati in processione, insieme ai busti d’argento dei numerosi santi compatroni di Napoli, anch’essi esposti nella suddetta Cappella del Tesoro, dal Duomo alla Basilica di S. Chiara, in ricordo della prima traslazione da Pozzuoli a Napoli, e qui dopo le rituali preghiere, avviene la liquefazione del sangue raggrumito; la seconda avviene il 19 settembre, ricorrenza della decapitazione, una volta avveniva nella Cappella del Tesoro, ma per il gran numero di fedeli, il busto e le reliquie sono oggi esposte sull’altare maggiore del Duomo, dove anche qui dopo ripetute preghiere, con la presenza del cardinale arcivescovo, autorità civili e fedeli, avviene il prodigio tra il tripudio generale.
Avvenuta la liquefazione la teca sorretta dall’arcivescovo, viene mostrata quasi capovolgendola ai fedeli e al bacio dei più vicini; il sangue rimane sciolto per tutta l’ottava successiva e i fedeli sono ammessi a vedere da vicini la teca e baciarla con un prelato che la muove per far constatare la liquidità, dopo gli otto giorni viene di nuovo riposta nella nicchia e chiusa a chiave.
Una terza liquefazione avviene il 16 dicembre “festa del patrocinio di s. Gennaro”, in memoria della disastrosa eruzione del Vesuvio nel 1631, bloccata dopo le invocazioni al santo. Il prodigio così puntuale, non è sempre avvenuto, esiste un diario dei Canonici del Duomo che riporta nei secoli, anche le volte che il sangue non si è sciolto, oppure con ore e giorni di ritardo, oppure a volte è stato trovato già liquefatto quando sono state aperte le porte argentee per prelevare le ampolle; il miracolo a volte è avvenuto al di fuori delle date solite, per eventi straordinari.
Il popolo napoletano nei secoli ha voluto vedere nella velocità del prodigio, un auspicio positivo per il futuro della città, mentre una sua assenza o un prolungato ritardo è visto come fatto negativo per possibili calamità da venire. La catechesi costante degli ultimi arcivescovi di Napoli, ha convinto la maggioranza dei fedeli, che anche la mancanza del prodigio o il ritardo vanno vissuti con serenità e intensificazione semmai di una vita più cristiana.
Del resto questo “miracolo ballerino”, imprevedibile, è stato oggetto di profondi studi scientifici, l’ultimo nel 1988, con i quali usando l’esame spettroscopico, non potendosi aprire le ampolline sigillate da tanti secoli, si è potuto stabilire la presenza nel liquido di emoglobina, dunque sangue.
La liquefazione del sangue è innegabile e spiegazioni scientifiche finora non se ne sono trovate, come tutte le ipotesi contrarie formulate nei secoli, non sono mai state provate. È singolare il fatto, che a Pozzuoli, contemporaneamente al miracolo che avviene a Napoli, la pietra conservata nella chiesa di S. Gennaro, vicino alla Solfatara e che si crede sia il ceppo su cui il martire poggiò la testa per essere decapitato, diventa più rossa.
Pur essendo venuti tanti papi a Napoli in devoto omaggio e personalmente baciarono la teca lasciando doni, la Chiesa è bene ricordarlo, non si è mai pronunciata ufficialmente sul miracolo di s. Gennaro.
Papa Paolo VI nel 1966, in un discorso ad un gruppo di pellegrini partenopei, richiamò chiaramente il prodigio: “…come questo sangue che ribolle ad ogni festa, così la fede del popolo di Napoli possa ribollire, rifiorire ed affermarsi”.

Autore: Antonio Borrelli

Publié dans:santi |on 19 septembre, 2008 |Pas de commentaires »

continuo a cantare, quasi senza accorgermene, con le parole di Sant’Agostino, dal 28 agosto, festa del santo

 

Vi volevo raccontare, perchè le emozioni della vita raggiungono anche i lavori che si fanno;

Le celebrazioni per Santa Monica e Sant’Agostino – memoria entrambe per la liturgia, rispettivamente festa e solennità per gli agostiniani – nella Chiesa di Sant’Agostino sono state bellissime, io ci vado…almeno… da vent’anni e sono sempre più belle e commoventi;

la Chiesa era pienissima per Santa Monica ed era straboccante di fedeli per Sant’Agostino, sicuramente non tutti agostiniani, ne’ tutti della parrocchia, perché la Chiesa è parrocchia; mi soffermo sulla clebrazione per la solennità di Sant’Agostino;

non c’è molto da dire dal punto di vista del racconto, sapete come è la celebrazione di una solennità, quello che è, in un certo modo, differente, è che per Sant’Agostino tutta l’assemblea si commuove veramente, come per uno che veramente e materialmente hai conosciuto ed amato;

i Padri agostiniani hanno composto – qualcuno di loro non so chi – oramai da molti anni perché io lo ricordo da sempre, da quando ci vado, un canto sulle parole di Sant’Agostino, buona parte tratte dal libro X, capitolo VII con l’aggiunta di passi tratti da altri libri; è un canto semplice, le parole di Sant’Agostino;

avevamo cantato tutti gli altri canti con l’organo, per questo canto abbiamo seguito un cantore e cantato a cappella; istintivamente, forse portati dal cantore, agostiniano, abbiamo cantato più lentamente del normale, molto dolcemente, durante il canto, cantato da tutta la chiesa pienissima, si sentiva che quasi si spezzava la voce in gola per la commozione; è sempre stato così da quando ci vado, ed io non piango facilmente neppure ai funerali, era commozione di poter ripetere quelle parole, di cantare l’amore per Dio e la stessa commozione di Sant’Agostino; è qualche cosa di indescrivibile;

queste parole, ancora oggi che è il 4 settembre, continuano a rimanermi nella mente e nel cuore e mi verrebbe di cantarle ad alta voce, comincio a cantare dentro di me senza accorgermene;

scrivo il testo del capitolo XXVII del libro X delle Confessioni, dal quale è preso quasi tutto il canto, copio dal libro che ho a casa, forse la traduzione in italiano moderno è stata migliorata nel tempo, ma io ho anche il testo latino e corrisponde perfettamente:

« Tardi ti ho amato, o bellezza tanto antica e tanto nuova, tardi ti ho amato! Ecco, tu eri dentro me, io stavo a l di fuori, e qui ti cercavo, e deforme quale ero, mi buttavo su queste cose belle che tu hai creato. Tu eri meco, ed io non ero teco, tenuto lontano da Te proprio da quelle creature che non esisterebbero se non fossero in te. Mi chiamasti, gridasti, e vincesti la mia sordità; folgorasti il tuo splendore e mettesti in fuga la mia cecità; esalasti il tuo porfumo, lo aspirai ed anelo a te; ti degustai (gustavi in latino, esattamente), ed ora ho fame e sete; mi toccasti, ed ora brucio di desiderio per la tua pace. »

Publié dans:cose belle, santi |on 4 septembre, 2008 |Pas de commentaires »

qualche pensiero su San Paolo (interrotto in continuazione)

ho avuto, ho, un po’ di influenza, un bel po’, con questo tempo che cambia in continuazione; sto lavorando sul mio Blog su San Paolo, oltre che sugli altri, non è facile e si fatica un po’: studiare, tradurre dal francese – ci sono molti bei scritti su Paolo – cercare di recuperare un po’ di greco ed ebraico  – il latino faccio finta di saperlo, faccio finta con me stessa cioè; la cosa più bella è che, sì, Paolo ha scritto diverse lettere, poi ci sono gli Atti degli Apostoli, ma non è certo una biblioteca, eppure non basta mai di leggerlo, ci trovi sempre qualcosa di nuovo;

un uomo appassionato, un uomo concreto, un uomo di fede vera, solida, che non è stata intaccata da nulla,

 uffa!!!

mi sono dovuta interrompere per « fare compagnia al micio che voleva mangiare con me » perché da solo non mangia e questa abitudine non gliel’ho data io, ecco!

insomma mi sembra come di avere trovato un tesoro, come il tesoro nascosto del vangelo, quello prezioso, non è nascosto Paolo eppure un poco lo è, da una parte perchè non si riesce ad entrare subito nella profondità della sua fede;

uffa!!!

adesso mia sorella va a dormire, NOTTE!!!!! notte!!!! (faccio anche la voce del micio, scema! );

vedo se riesco a finire il discorso, Paolo è sempre presente, in modo semplice, delicato, non ingombrante, so che è qui con me, ed in fondo non è una cosa straordinaria per chi crede pensare che un santo sia vicino a noi, eppure è straordinario per Paolo, si mette come accanto, ha pazienza, anche se mi interrompo per fare qualcosa – tipo dare retta al gatto - mi aspetta, come mi sono rimessa seduta l’ho ritrovato accanto a me, dentro di me, quella sorta di pace e di gioia che va al di là delle preoccupazioni di questo momento, della tosse, dell’influenza, di quelle cose naturali che si vivono e, normalmente vanno oltre la preghiera, qualche volta anche un bisogno fisiologico la interrompe, eppure lui mi aspetta, so che è qui, che non si stanca di me;

insomma io non voglio fare di più che un « picolo Blog », ma quando si parla di Paolo, mi sembra, che niente è piccolo;

Publié dans:cose belle, riflessioni, santi, speranze |on 4 juin, 2008 |Pas de commentaires »

San Francesco d’Assisi : Lodi di Dio Altissimo

dal sito:

http://www.maranatha.it/Franchiara/Franc03Page.htm

San Francesco d’Assisi 

Lodi di Dio Altissimo

Tu sei santo, Signore Dio unico,
che compi meraviglie.
Tu sei forte. Tu sei grande. Tu sei altissimo.
Tu sei Re onnipotente, tu Padre santo,
Re del cielo e della terra.

Tu sei Trino e Uno, Signore Dio degli dei,
Tu
sei bene, ogni bene, sommo bene,
Signore Dio, vivo e vero.
Tu sei amore, carit
à. Tu sei sapienza.
Tu sei umiltà
. Tu sei pazienza.
Tu sei bellezza. Tu sei mansuetudine
Tu sei sicurezza. Tu sei quiete.
Tu sei gaudio e letizia. Tu sei speranza nostra.
Tu sei giustizia. Tu sei temperanza.

Tu sei ogni nostra sufficiente ricchezza.
Tu sei bellezza. Tu sei mansuetudine.
Tu sei protettore. Tu sei custode e difensore nostro.
Tu sei fortezza. Tu sei refrigerio.
Tu sei speranza nostra. Tu sei fede nostra .
Tu sei carit
à nostra. Tu sei completa dolcezza nostra.
Tu sei nostra vita eterna,
grande e ammirabile Signore,
Dio onnipotente, misericordioso Salvatore.

Publié dans:preghiere, santi |on 18 mai, 2008 |Pas de commentaires »

oramai attendo con ansia la festa di Sant’Agostino e Santa Monica…

la Madre di Sant’Agostino, il racconto della morte di Santa Monica ad Ostia e il dolore di Sant’Agostino sono tra le pagine più belle e commoventi delle « Confessioni », e poi il capitolo dove c’è il bellissimo passo del Santo dove scrive: « Tardi t’amai bellezza sempre antica e sempre nuova », i frati della Chiesa di Sant’Agostino ne hanno fatto un canto che il 28, festa di Sant’Agostino, canteranno come tutti gli anni;

anche la festa di Santa Monica è molto sentita, il corpo è deposto lì nella Chiesa di Sant’Agostino in una cappella a parte ed è sempre meta di visite, soprattutto di donne anche suore, spesso madri, tutte, anche io abbiamo qualcosa da domandare, forse: aiutami con mio figlio, aiutami con queste persone, forse aiutami ad amare come hai amato tu;

mi ricordo, – da molti, molti anni vado alla festa dei due Santi – che stavo in villeggiatura e ad agosto rientravo prima a Roma per poter partecipare alla festa dei due: Madre e Figlio, la gente che viene qui è tanta, ma credo che altrettanta ce ne sarà ad Ostia antica, nella Chiesa di Santa Monica, ossia nel luogo dove è morta;

Ostia antica oramai dista diversi chilometri dal mare (circa 5 chilometri), ma allora, al tempo di Sant’Agostino, era sul mare, il racconto parla degli ultimi dialoghi tra il figlio Agostino e la Madre mentre guardano il mare dall’allora Ostia; qualcuno dice che le « Confessioni » di Sant’Agostino dovrebbero entrare nel normale piano di studi delle scuole medie superiori, qualche lacrima in più, di quelle buone, fanno certamente bene al cuore di tutti;

anche io ho pianto e piango ogni volta quando si legge il passaggio al Padre di Santo’Agostino e gli ultimi dialoghi con la madre; io non sono il tipo che si commuove spesso, la vita credo, mi ha reso un po’ forte, un po’ dura, non ho pianto mai, neppure per i miei genitori quando sono morti, eppure lì, in quella storia c’è qualcosa di straordinario: c’è quell’amore superemo di Dio che è presente nel cuore dei due santi e, in un certo senso, nell’ambiente intorno;

Publié dans:santi |on 21 août, 2007 |Pas de commentaires »
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