Archive pour la catégorie 'poesie di autori vari'

di Edgar Allan Poe: Terra di fate

di Edgar Allan Poe: Terra di fate  dans Letteratura di altre nazioni MagiaDelleFateDeiFiori1

http://angolodellefatine.splinder.com/archive/2007-05

dal sito:

http://digilander.libero.it/officinadellefate/poesia.html

Terra di fate

di Edgar Allan Poe
 
Valli di nebbia, fiumi tenebrosi
e boschi che somigliano alle nuvole:
poi che tutto è coperto dalle lacrime
nessuno può distinguerne le forme.
Enormi lune sorgono e tramontano
ancora, ancora, ancora …
in ogni istante
della notte inquiete, in un mutare
incessante di luogo.
E così
spengono la luce delle stelle
col sospiro del loro volto pallido.
Poi viene mezzanotte sul quadrante lunare
ed una più sottile delle altre
(di una specie che dopo lunghe prove
fu giudicata la migliore)
scende giù,
sempre giù, ancora giù,
fin quando
il suo centro si posa sulla cima
di una montagna, come una corona,
mentre l’immensa superficie,
simile a un arazzo,
s’adagia sui castelli
e sui borghi (dovunque essi si trovino)
e si distende su strane foreste,
sulle ali dei fantasmi, sopra il mare,
sulle cose che dormono e un immenso
labirinto di luce le ricopre.
Allora si fa profonda – profonda! -
la passione del sonno in ogni cosa.
Al mattino, nell’ora del risveglio,
il velo della luna si distende
lungo i cieli in tempesta e,
come tutte le cose,
rassomiglia ad un giallo albatro.
Ma quella luna non è più la stessa:
più non sembra una tenda stravagante.
A poco a poco i suoi esili atomi
si disciolgono in pioggia: le farfalle
che dalla terra salgono a cercare
ansiose il cielo e subito discendono
(creature insoddisfatte!) ce ne portano
solo una goccia sulle ali tremanti.  

Cat Poetry: This Old Cat

dal sito:

http://www.catquotes.com/thisoldcat.htm

Cat Poetry

This Old Cat
I’m getting on in years,
My coat is turning gray.
My eyes have lost their luster,
My hearing’s just okay.
I spend my day dreaming
Of conquests in my past,
Lying near a sunny window
Waiting for its warm repast.

I remember our first visit,
I was coming to you free,
Hoping you would take me in
And keep me company.
I wasn’t young or handsome,
Two years I’d roamed the street.
There were scars upon my face,
I hobbled on my feet.

I could sense your disappointment
As I left my prison cage.
Oh, I hoped you would accept me
And look beyond my age.
You took me out of pity,
I accepted without shame.
Then you grew to love me,
And I admit the same.

I have shared with you your laughter,
You have wet my fur with tears.
We’ve come to know each other
Throughout these many years.
Just one more hug this morning
Before you drive away,
And know I’ll think about you
Throughout your busy day.

The time we’ve left together
Is a treasured time at that.
My heart is yours forever.
I Promise – This old cat.

KC Sievert Bingamon
for Misty Dawn Copyrighted.
KC’s website

TRADUZIONE GOOGLE (BEH! INSOMMA)

Questo vecchio gatto
Sono avanti con gli anni,
Il mio cappotto è svolta grigio.
I miei occhi hanno perso il loro splendore,
Il mio udito è solo bene.
Trascorro la mia giornata sognando
Di conquiste nel mio passato,
Sdraiato vicino a una finestra soleggiata
In attesa del suo pasto caldo.

Ricordo la nostra prima visita,
Ero venuta a voi libero,
Sperando che mi avrebbe portato in
E tenermi compagnia.
Non ero giovane e bello,
Due anni avevo vagato per la strada.
C’erano cicatrici sul mio viso,
I zoppicando in piedi.

Sentivo la tua delusione
Come ho lasciato la mia gabbia prigione.
Oh, ho sperato che tu accetti me
E guardare al di là della mia età.
Mi hai portato per pietà,
Ho accettato senza vergogna.
Allora è cresciuto ad amare me,
E ammetto la stessa cosa.

Ho condiviso con te le tue risate,
Hai la mia pelliccia bagnata di lacrime.
Abbiamo imparato a conoscere l’altro
Nel corso di questi anni.
Solo un abbraccio più di questa mattina
Prima di andare via,
E so che penserò a te
Per tutta la giornata.

Il tempo che abbiamo a sinistra insieme
È un tempo prezioso a questo.
Il mio cuore è tuo per sempre.
I Promise – Questo vecchio gatto.

KC Sievert Bingamon
per Misty Dawn protetto da copyright.
KC’s website

Questo vecchio gatto
Sono avanti con gli anni,
Il mio cappotto è svolta grigio.
I miei occhi hanno perso il loro splendore,
Il mio udito è solo bene.
Trascorro la mia giornata sognando
Di conquiste nel mio passato,
Sdraiato vicino a una finestra soleggiata
In attesa del suo pasto caldo.

Ricordo la nostra prima visita,
Ero venuta a voi libero,
Sperando che mi avrebbe portato in
E tenermi compagnia.
Non ero giovane e bello,
Due anni avevo vagato per la strada.
C’erano cicatrici sul mio viso,
I zoppicando in piedi.

Sentivo la tua delusione
Come ho lasciato la mia gabbia prigione.
Oh, ho sperato che tu accetti me
E guardare al di là della mia età.
Mi hai portato per pietà,
Ho accettato senza vergogna.
Allora è cresciuto ad amare me,
E ammetto la stessa cosa.

Ho condiviso con te le tue risate,
Hai la mia pelliccia bagnata di lacrime.
Abbiamo imparato a conoscere l’altro
Nel corso di questi anni.
Solo un abbraccio più di questa mattina
Prima di andare via,
E so che penserò a te
Per tutta la giornata.

Il tempo che abbiamo a sinistra insieme
È un tempo prezioso a questo.
Il mio cuore è tuo per sempre.
I Promise – Questo vecchio gatto.

KC Sievert Bingamon
per Misty Dawn protetto da copyright.
KC’s website

Publié dans:poesie di autori vari |on 28 janvier, 2010 |Pas de commentaires »

IL MAGO DI NATALE (a Roma)

dal sito:

http://www.specchiomagico.net/poesiedinatale.htm
IL MAGO DI NATALE
di Gianni Rodari

S’io fossi il mago di Natale
farei spuntare un albero di Natale
in ogni casa, in ogni appartamento
dalle piastrelle del pavimento,
ma non l’alberello finto,
di plastica, dipinto
che vendono adesso all’Upim:
un vero abete, un pino di montagna,
con un po’ di vento vero
impigliato tra i rami,
che mandi profumo di resina
in tutte le camere,
e sui rami i magici frutti: regali per tutti.

Poi con la mia bacchetta me ne andrei
a fare magie
per tutte le vie.

In via Nazionale
farei crescere un albero di Natale
carico di bambole
d’ogni qualità,
che chiudono gli occhi
e chiamano papà,
camminano da sole,
ballano il rock an’roll
e fanno le capriole.
Chi le vuole, le prende:
gratis, s’intende.

In piazza San Cosimato
faccio crescere l’albero
del cioccolato;
in via del Tritone
l’albero del panettone
in viale Buozzi
l’albero dei maritozzi,
e in largo di Santa Susanna
quello dei maritozzi con la panna.

Continuiamo la passeggiata?
La magia è appena cominciata:
dobbiamo scegliere il posto
all’albero dei trenini:
va bene piazza Mazzini?

Quello degli aeroplani
lo faccio in via dei Campani.

Ogni strada avrà un albero speciale
e il giorno di Natale
i bimbi faranno
il giro di Roma
a prendersi quel che vorranno.

Per ogni giocattolo
colto dal suo ramo
ne spunterà un altro
dello stesso modello
o anche più bello.

Per i grandi invece ci sarà
magari in via Condotti
l’albero delle scarpe e dei cappotti.
Tutto questo farei se fossi un mago.

Però non lo sono:
che posso fare?

Non ho che auguri da regalare:
di auguri ne ho tanti,
scegliete quelli che volete,
prendeteli tutti quanti.

Natale: un’altra speranza, una vera, al di sopra, al di sotto, dentro, la nostra debolezza, la mia…

Natale: un'altra speranza, una vera, al di sopra, al di sotto, dentro, la nostra debolezza, la mia... dans Natale 2009 kissingthefaceofgodtop

è un canto, vedere…ascoltare…sul sito:

http://www.wrensworld.com/marydiduknow.htm
Mary, did you know
That your baby boy
Would someday walk on water?
Mary did you know
That your baby boy
Will save our sons and daughters?
Did you know
That your baby boy
Has come to make you new?
This child that you’ve delivered
Will soon deliver you.

Mary did you know
That your baby boy
Will give sight to a blind man?
Mary did you know
That your baby boy
Will calm the storm with his hand?
Did you know that your baby boy
Has walked where angels trod?
When you kiss your little baby
You’ve kissed the face of God.
The blind will see
The deaf will hear
The dead will live again
The lame will leap
The dumb will speak
The praises of the Lamb

Mary did you know
That your baby boy
Is Lord of all creation?
Mary did you know
That your baby boy
Will one day rule the nations?
Did you know
That your baby boy
Is heaven’s perfect Lamb?
This sleeping child you’re holding
Is the Great I Am
 

Publié dans:Natale 2009, poesie di autori vari |on 6 décembre, 2009 |Pas de commentaires »

11 novembre: San Martino – San Martino di Giosué Carducci

11 novembre: San Martino - San Martino di Giosué Carducci dans immagini sacre

immagine dal sito.

http://www.santiebeati.it/

San Martino;

Giosuè Carducci

« La nebbia a gl’irti colli

Piovigginando sale,
E sotto il maestrale
Urla e biancheggia il mar;

Ma per le vie del borgo
Dal ribollir de’ tini
Va l’aspro odor de i vini
L’anime a rallegrar.

Gira su’ ceppi accesi
Lo spiedo scoppiettando:
Sta il cacciator fischiando
Su l’uscio a rimirar

Tra le rossastre nubi
Stormi d’uccelli neri,
Com’esuli pensieri,

Nel vespero migrar. »

Publié dans:immagini sacre, poesie di autori vari |on 9 novembre, 2009 |Pas de commentaires »

Le Petit Chat di Edmond Rostand (francese-italiano)

dal sito:

http://poesie.webnet.fr/lesgrandsclassiques/poemes/edmond_rostand/le_petit_chat.html

Edmond ROSTAND   (1868-1918)

Le Petit Chat

C’est un petit chat noir effronté comme un page,
Je le laisse jouer sur ma table souvent.
Quelquefois il s’assied sans faire de tapage,
On dirait un joli presse-papier vivant.

Rien en lui, pas un poil de son velours ne bouge ;
Longtemps, il reste là, noir sur un feuillet blanc,
A ces minets tirant leur langue de drap rouge,
Qu’on fait pour essuyer les plumes, ressemblant.

Quand il s’amuse, il est extrêmement comique,
Pataud et gracieux, tel un ourson drôlet.
Souvent je m’accroupis pour suivre sa mimique
Quand on met devant lui la soucoupe de lait.

Tout d’abord de son nez délicat il le flaire,
La frôle, puis, à coups de langue très petits,
Il le happe ; et dès lors il est à son affaire
Et l’on entend, pendant qu’il boit, un clapotis.

Il boit, bougeant la queue et sans faire une pause,
Et ne relève enfin son joli museau plat
Que lorsqu’il a passé sa langue rêche et rose
Partout, bien proprement débarbouillé le plat.

Alors il se pourlèche un moment les moustaches,
Avec l’air étonné d’avoir déjà fini.
Et comme il s’aperçoit qu’il s’est fait quelques taches,
Il se lisse à nouveau, lustre son poil terni.

Ses yeux jaunes et bleus sont comme deux agates ;
Il les ferme à demi, parfois, en reniflant,
Se renverse, ayant pris son museau dans ses pattes,
Avec des airs de tigre étendu sur le flanc.

Le petit chat (ho trovato la traduzione italiana)
È un gattino nero, sfrontato, oltre ogni dire.
Lo lascio spesso giocare sul mio tavolo.
A volte vi si siede senza far rumore,
Quasi un vivente fermacarte.

Gli occhi gialli e blu sono due agate.
A volte li socchiude, tirando su col naso,
si rovescia, si prende il muso tra le zampe,
pare una tigre distesa su di un fianco.

Ma eccolo ora -smessa l’indolenza-
inarcarsi – somiglia proprio a un manicotto;
e allora, per incuriosirlo, gli faccio oscillare davanti,
appeso a una cordicella, un mio turacciolo.

Fugge al galoppo, tutto spaventato,
poi ritorna, fissa il turacciolo, tiene un po’
sospesa in aria -ripiegata- la zampetta,
poi abbatte il turacciolo, l’afferra; lo morde.

Allora, senza ch’egli veda, tiro la cordicella,
e il turacciolo si allontana, e il gatto lo segue,
descrivendo dei cerchi con la zampa,
poi salta di lato, ritorna, fugge di nuovo.

Ma appena gli dico: -Devo lavorare,
vieni, siediti qua, da bravo!-
si siede-. E mentre scribacchio sento
che si lecca sol suo lieve struscio molle.

Ode al gatto, di Pablo Neruda

dal sito:

http://digilander.libero.it/gattiearte/poesia.htm

di Pablo Neruda

Ode al gatto

Gli animali furono imperfetti,
lunghi di coda,
plumbei di testa.
Piano piano si misero in ordine,
divennero paesaggio,
acquistarono nèi, grazia, volo.
Il gatto,
soltanto il gatto
apparve completo
e orgoglioso: nacque completamente rifinito,
cammina solo e sa quello che vuole.

L’uomo vuol essere pesce e uccello,
il serpente vorrebbe avere le ali,
il cane è un leone spaesato,
l’ingegnere vuol essere poeta,
la mosca studia per rondine,
il poeta cerca di imitare la mosca,
ma il gatto
vuole essere solo gatto
ed ogni gatto è gatto
dai baffi alla coda,
dal fiuto al topo vivo,
dalla notte fino ai suoi occhi d’oro.

Non c’è unità
come la sua,
non hanno
la luna o il fiore
una tale coesione:
è una sola cosa
come il sole o il topazio,
e l’elastica linea del suo corpo,
salda e sottile, è come
la linea della prua di una nave.
I suoi occhi gialli
hanno lasciato una sola fessura
per gettarvi le monete della notte.

Oh piccolo
imperatore senz’orbe,
conquistatore senza patria,
minima tigre da salotto,
nuziale sultano del cielo
delle tegole erotiche,
il vento dell’amore
all’aria aperta
reclami
quando passi
e posi
quattro piedi delicati
sul suolo,
fiutando,
diffidando
di ogni cosa terrestre,
perché tutto è immondo
per l’immacolato piede del gatto.

Oh fiera indipendente della casa,
arrogante vestigio della notte,
neghittoso, ginnastico
ed estraneo,
profondissimo gatto,
poliziotto segreto
delle stanze,
insegna
di un irreperibile velluto,
probabilmente non c’è enigma
nel tuo contegno,
forse sei mistero,
tutti sanno di te ed appartieni
all’abitante meno misterioso,
forse tutti si credono padroni,
proprietari, parenti
di gatti, compagni, colleghi,
discepoli o amici
del proprio gatto.

Io no.
Io non sono d’accordo.
Io non conosco il gatto.
So tutto, la vita e il suo arcipelago,
il mare e la città incalcolabile,
la botanica,
il gineceo coi suoi peccati,
il per e il meno della matematica,
gl’imbuti vulcanici del mondo,
il guscio irreale del coccodrillo,
la bontà ignorata del pompiere,
l’atavismo azzurro del sacerdote,
ma non riesco a decifrare il gatto.
Sul suo distacco la ragione slitta,
numeri d’oro stanno nei suoi occhi.

Publié dans:gatti, poesie di autori vari |on 12 août, 2009 |Pas de commentaires »

una poesia alla cipolla, non è uno scherzo è di Pablo Neruda…

dal sito:

http://tropeaperamore.myblog.it/archive/2009/04/22/la-poesia-della-sera-la-cipolla-di-pablo-neruda.html

La poesia della sera: la cipolla di Pablo Neruda

La poesia di questa sera la dedichiamo alla « regina » incontrastata della tavola tropeana. La « rossa » di Tropea, la nostra cipolla, che tante soddisfazioni non solo culinarie ha dato alla città, meritava una poesia. A scriverla per lei è niente poco di meno che il grande Pabblo Neruda, a cui la cipolla era particolareme gradita e da cui era particolarmente amata.

La cipolla

Cipolla, anfora luminosa,
petalo e petalo
si formò la tua bellezza,
squame di cristallo ti accrebbero
e nel segreto della terra oscura
si arrotondò il tuo ventre di rugiada.

Sotto la terra
fu il miracolo
e quando apparve
il tuo rozzo stelo verde,
e nacquero
le tue foglie come spade nell’orto,
la terra accumulò il suo potere
mostrando la tua nuda trasparenza,
e come in Afrodite il mar remoto
duplicò la magnolia
innalzando i suoi seni,
così ti fece,
cipolla,
chiara come un pianeta,
e destinata
brillare,
costellazione costante,
rotonda rosa d’acqua,
sopra
la tavola
della povera gente.

Generosa
disfi
il tuo globo di freschezza
nella consumazione
fervente della pentola,
e la parete di cristallo
al calore acceso dell’oliosi trasforma in arricciata penna d’oro.

Anche ricorderò come feconda
la tua influenza l’amor dell’insalata,
e sembra che il cielo contribuisca
dandoti fine forma di grandine
a celebrare la tua chiarità sminuzzata
sugli emisferi di un pomodoro.
Ma alla portata delle mani del popolo,
innaffiata di olio,
spolverata
con un po’ di sale,
uccidi la fame
dell’operaio nella dura strada.
Stella dei poveri,
fata madrina
avvolta
in delicata
carta, esci dal suolo,
eterna, intatta, pura
come seme d’astro,
e nel tagliarti
il coltello in cucina
sale l’unica lacrima
senza pena.Ci hai fatto piangere senza affliggerci.

Io ho cantato quanto esiste, cipolla,
ma per me tu sei
più bella di un uccello
dalle penne abbaglianti,
sei per i miei occhi
globo celeste, coppa di platino,
danza immobile
di anemone niveo,
e vive la fragranza della terra
nella tua natura cristallina
.

Publié dans:poesie di autori vari |on 8 juillet, 2009 |Pas de commentaires »

Carducci, Giosuè – San Martino (11 NOVEMBRE)

 dal sito:

http://skuola.tiscali.it/letteratura-italiana-800-900/san-martino.html

Carducci, Giosuè – San Martino

La nebbia a gl’irti colli
Piovigginando sale,
E sotto il maestrale
Urla e biancheggia il mar;
Ma per le vie del borgo
Dal ribollir de’ tini
Va l’aspro odor de i vini
L’anime a rallegrar.
Gira su’ ceppi accesi
Lo spiedo scoppiettando:
Sta il cacciator fischiando
Su l’uscio a rimirar
Tra le rossastre nubi
Stormi d’uccelli neri,
Com’esuli pensieri,
Nel vespero migrar.

Commento:
Nella lirica « San Martino », Carducci, descrive l’atmosfera festosa del giorno di San Martino, cioè l’11 novembre in un borgo della Maremma Toscana. Questo giorno è molto importante per i contadini perchè segna la fine dela lavoro nei campi e l’inizio della sventura, cioè del travaso del vino dai tini, dove è stato messo a fermentare, nelle botti. All’allegria del borgo si contrappone la malinconia del paesaggio autunnale avvolto nella nebbia e colto all’ora del tramonto « tra le rossastre nubi ».
Nella prima strofa si crea uno sfondo paesaggistico della lirica. Infatti il paesaggio viene descritto con la nebbia che copre tutti gli alberi spogli e secchi sui colli, che quando piove l’altezza della nebbia aumenta. Nella seconda strofa, invece, si sposta l’attenzione al borgo. Infatti questo posto tra le sue vie dal ribollire dei tini si sente l’odore aspro dei vini che rallegra le anime. Nella terza strofa, si concentra l’ambiente domestico interno. Infatti sui ceppi accesi gira lo spiedo facendo colare il grasso della carne messa ad arrostire, mentre un cacciatore fischia sull’uscio a guardare. Infine nell’ultima strofa si collega alla figura del cacciatore intento a osservare le rosse nubi e poichè è l’ora del tramonto, gli stormi di uccelli sono paragonati dal poeta ai pensieri degli uomini che fuggono e si allontanano nella sera per migrare.

Publié dans:poesie di autori vari |on 12 novembre, 2008 |Pas de commentaires »

Come dorme un gatto – Di Pablo Neruda

dal sito:

http://www.tittiweb.it/poesie-famosi.htm
Come dorme un gatto – Di Pablo Neruda

Come dorme bene un gatto
Dorme con zampe e di peso,
Dorme con unghie crudeli,
Dorme con sangue sanguinario,
Dorme con tutti gli anelli
Che come circoli incendiati
Costruirono la geologia
D’una coda color di sabbia.
Vorrei dormire come un gatto
Con tutti i peli del tempo,
Con la lingua di pietra focaia,
Con il sesso secco del fuoco
E, non parlando con nessuno,
Stendermi sopra tutto il mondo,
Sopra le tegole e la terra,
Intensamente consacrato
A cacciare i topi in sogno.
Ho veduto come vibrava
Il gatto nel sonno: correva
La notte in lui come acqua oscura,
E a volte pareva cadere
O magari precipitare
Nei desolati ghiacciai,
Forse crebbe tanto nel sonno
Come un antenato di tigre
E avrebbe saltato nel buio
Tetti, nuvole e vulcani.
Dormi, dormi, gatto notturno
Con i tuoi riti di vescovo,
E i tuoi baffi di pietra:
Ordina tutti i nostri sogni,
Guida le tenebre nostre
Addormentate prodezze
Con il tuo cuore sanguinario
E il lungo collo della tua coda.

Publié dans:poesie di autori vari |on 21 février, 2008 |Pas de commentaires »
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