Archive pour la catégorie 'PAPA GIOVANNI PAOLO II'

NON C’È PACE SENZA GIUSTIZIA E SENZA PERDONO – GIOVANNI PAOLO II 2002, 2003

http://www.gliscritti.it/approf/gpao2/pace_giust.htm

NON C’È PACE SENZA GIUSTIZIA E SENZA PERDONO

DAI MESSAGGI PER LA GIORNATA MONDIALE DELLA PACE 2002 E 2003 DI GIOVANNI PAOLO II (TPFS*)

In questo momento di intensa preoccupazione e preghiera per la pace, vi proponiamo alcuni stralci degli ultimi messaggi del nostro Papa e Vescovo Giovanni Paolo II per la giornata mondiale della pace.
Così si esprimeva il cardinale Sodano su Avvenire del 18/03/2003: « Più che pacifista, il Papa è pacificatore ». Possano le sue parole e le sue preghiere essere ascoltate.

La convinzione, a cui sono giunto ragionando e confrontandomi con la Rivelazione biblica, è che non si ristabilisce appieno l’ordine infranto, se non coniugando fra loro giustizia e perdono. I pilastri della vera pace sono la giustizia e quella particolare forma dell’amore che è il perdono. Ma come parlare, nelle circostanze attuali, di giustizia e insieme di perdono quali fonti e condizioni della pace? La mia risposta è che si può e si deve parlarne, nonostante la difficoltà che questo discorso comporta, anche perché si tende a pensare alla giustizia e al perdono in termini alternativi. Ma il perdono si oppone al rancore e alla vendetta, non alla giustizia. La vera pace, in realtà, è « opera della giustizia » (Is 32, 17). Come ha affermato il Concilio Vaticano II, la pace è « il frutto dell’ordine immesso nella società umana dal suo Fondatore e che deve essere attuato dagli uomini assetati di una giustizia sempre più perfetta » (Costituzione pastorale Gaudium et spes, 78). Da oltre quindici secoli, nella Chiesa cattolica risuona l’insegnamento di Agostino di Ippona, il quale ci ha ricordato che la pace, a cui mirare con l’apporto di tutti, consiste nella tranquillitas ordinis, nella tranquillità dell’ordine (cfr De civitate Dei, 19, 13). La vera pace, pertanto, è frutto della giustizia, virtù morale e garanzia legale che vigila sul pieno rispetto di diritti e doveri e sull’equa distribuzione di benefici e oneri. Ma poiché la giustizia umana è sempre fragile e imperfetta, esposta com’è ai limiti e agli egoismi personali e di gruppo, essa va esercitata e in certo senso completata con il perdono che risana le ferite e ristabilisce in profondità i rapporti umani turbati. Ciò vale tanto nelle tensioni che coinvolgono i singoli quanto in quelle di portata più generale ed anche internazionale. Il perdono non si contrappone in alcun modo alla giustizia, perché non consiste nel soprassedere alle legittime esigenze di riparazione dell’ordine leso. Il perdono mira piuttosto a quella pienezza di giustizia che conduce alla tranquillità dell’ordine, la quale è ben più che una fragile e temporanea cessazione delle ostilità, ma è risanamento in profondità delle ferite che sanguinano negli animi. Per un tale risanamento la giustizia e il perdono sono ambedue essenziali.
Non c’è pace senza giustizia, non c’è giustizia senza perdono: ecco ciò che voglio annunciare in questo Messaggio a credenti e non credenti, agli uomini e alle donne di buona volontà, che hanno a cuore il bene della famiglia umana e il suo futuro.
Non c’è pace senza giustizia, non c’è giustizia senza perdono: questo voglio ricordare a quanti detengono le sorti delle comunità umane, affinché si lascino sempre guidare, nelle loro scelte gravi e difficili, dalla luce del vero bene dell’uomo, nella prospettiva del bene comune.
Non c’è pace senza giustizia, non c’è giustizia senza perdono: questo monito non mi stancherò di ripetere a quanti, per una ragione o per l’altra, coltivano dentro di sé odio, desiderio di vendetta, bramosia di distruzione.
(GIOVANNI PAOLO II dal messaggio in occasione della Giornata Mondiale della Pace per l’anno 2002)

A voler guardare le cose a fondo, si deve riconoscere che la pace non è tanto questione di strutture, quanto di persone. Strutture e procedure di pace – giuridiche, politiche ed economiche – sono certamente necessarie e fortunatamente sono spesso presenti. Esse tuttavia non sono che il frutto della saggezza e dell’esperienza accumulata lungo la storia mediante innumerevoli gesti di pace, posti da uomini e donne che hanno saputo sperare senza cedere mai allo scoraggiamento. Gesti di pace nascono dalla vita di persone che coltivano nel proprio animo costanti atteggiamenti di pace. Sono frutto della mente e del cuore di « operatori di pace » (Mt 5, 9). Gesti di pace sono possibili quando la gente apprezza pienamente la dimensione comunitaria della vita, così da percepire il significato e le conseguenze che certi eventi hanno sulla propria comunità e sul mondo nel suo insieme. Gesti di pace creano una tradizione e una cultura di pace. La religione possiede un ruolo vitale nel suscitare gesti di pace e nel consolidare condizioni di pace. Essa può esercitare questo ruolo tanto più efficacemente, quanto più decisamente si concentra su ciò che le è proprio: l’apertura a Dio, l’insegnamento di una fratellanza universale e la promozione di una cultura di solidarietà.
La « Giornata di preghiera per la pace », che ho promosso ad Assisi il 24 gennaio 2002 coinvolgendo i rappresentanti di numerose religioni, aveva proprio questo scopo. Voleva esprimere il desiderio di educare alla pace attraverso la diffusione di una spiritualità e di una cultura di pace
E’ questo l’augurio che mi sale spontaneo dal profondo del cuore: che nell’animo di tutti possa sbocciare uno slancio di rinnovata adesione alla nobile missione che l’Enciclica Pacem in terris proponeva quarant’anni fa a tutti gli uomini e le donne di buona volontà. Tale compito, che l’Enciclica qualificava come « immenso », era indicato nel « ricomporre i rapporti della convivenza nella verità, nella giustizia, nell’amore, nella libertà ». Il Papa precisava poi di riferirsi ai « rapporti della convivenza tra i singoli esseri umani; fra i cittadini e le rispettive comunità politiche; fra le stesse comunità politiche; fra individui, famiglie, corpi intermedi e comunità politiche, da una parte, e, dall’altra, la comunità mondiale ». E concludeva ribadendo che l’impegno di « attuare la vera pace nell’ordine stabilito da Dio costituiva un ufficio nobilissimo » (Pacem in terris, V). Accompagno questi auspici con la preghiera a Dio Onnipotente, sorgente di ogni nostro bene. Egli, che dalle condizioni di oppressione e di conflitto ci chiama alla libertà e alla cooperazione per il bene di tutti, aiuti le persone in ogni angolo della terra a costruire un mondo di pace, sempre più saldamente fondato sui quattro pilastri che il beato Giovanni XXIII ha indicato a tutti nella sua storica Enciclica: verità, giustizia, amore e libertà.
(GIOVANNI PAOLO II dal messaggio in occasione della Giornata Mondiale della Pace per l’anno 2003)

GIOVANNI PAOLO II – PREGHIERA – IMMACOLATA CONCEZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA 2002

http://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/speeches/2002/december/documents/hf_jp-ii_spe_20021208_immacolata.html

SOLENNITÀ DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA

PREGHIERA DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II

II Domenica di Avvento

Piazza di Spagna, 8 dicembre 2002

1. Ave Maria, gratia plena!
Vergine Immacolata, eccomi ancora una volta ai tuoi piedi
con animo commosso e riconoscente.
Torno in questa storica Piazza di Spagna
nel giorno solenne della tua festa
a pregare per l’amata città di Roma,
per la Chiesa, per il mondo intero.
In Te, « umile ed alta più che creatura »,
la grazia divina ha riportato piena vittoria sul male.
Preservata da ogni macchia di colpa,
Tu sei per noi, pellegrini sulle strade del mondo,
luminoso modello di coerenza evangelica
e pegno validissimo di sicura speranza.

2. Vergine Madre, Salus Populi Romani!
Veglia, Ti prego, sull’amata Diocesi di Roma:
su Pastori e fedeli, su parrocchie e comunità religiose.
Veglia specialmente sulle famiglie:
tra i coniugi regni sempre l’amore, suggellato dal Sacramento,
i figli camminino sulle vie del bene e della vera libertà,
gli anziani si sentano avvolti da attenzione ed affetto.
Suscita, Maria, in tanti giovani cuori
risposte radicali alla « chiamata per la missione »,
tema sul quale la Diocesi va riflettendo in questi anni.
Grazie ad una intensa pastorale vocazionale,
Roma sia ricca di nuove forze giovanili,
dedite con entusiasmo all’annuncio del Vangelo
nella Città e nel mondo.

3. Vergine Santa, Regina degli Apostoli!
Assisti chi, con lo studio e la preghiera,
si prepara ad operare sulle molteplici frontiere
della nuova evangelizzazione.
Oggi Ti affido, in modo speciale,
la comunità del Pontificio Collegio Urbano,
la cui sede storica si trova
proprio di fronte a questa Colonna.
Tale benemerita istituzione,
fondata 375 anni or sono
dal Papa Urbano VIII per la formazione dei missionari,
possa continuare efficacemente il suo servizio ecclesiale.
Quanti vi sono accolti, seminaristi e sacerdoti,
religiosi, religiose e laici,
siano pronti a mettere le loro energie
a disposizione di Cristo nel servizio al Vangelo
sino agli estremi confini della terra.

4. Sancta Maria, Mater Dei, ora pro nobis!
Prega, o Madre, per tutti noi.
Prega per l’umanità che soffre miseria e ingiustizia,
violenza e odio, terrore e guerre.
Aiutaci a contemplare col santo Rosario
i misteri di Colui che « è la nostra pace »,
affinché ci sentiamo tutti coinvolti
in un preciso impegno di servizio alla pace.
Abbi uno sguardo di particolare attenzione
alla terra in cui desti alla luce Gesù,
terra che insieme avete amato
e che ancor oggi è tanto provata.
Prega per noi, Madre della speranza!
« Donaci giorni di pace, veglia sul nostro cammino.
Fa’ che vediamo il tuo Figlio,
pieni di gioia nel cielo ». Amen! 

Publié dans:PAPA GIOVANNI PAOLO II, preghiere |on 9 décembre, 2015 |Pas de commentaires »
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