Archive pour la catégorie 'io e il gatto'

Io e il mio gatto

vorrei dividere questo racconto in 5 parti:

i nomi; le cuccie; le abitudini alimentari; piccoli problemi; io e LUI;

i nomi

i nomi, sì ha più nomi e con il tempo sono cresciuti di numero, il nome vero, quello che gli ha messo la padrona dalla quale l’ho preso, è Rudy da Rodolfo Valentino, non so perché dato che quando l’ho preso era più piccolo di una mia mano e pieno di pulci (ma me ne sono accorta dopo; insomma quando andammo a prenderlo (dietro mia insistenza per prendere un altro micio dato che l’altro era morto « di vecchiaia ») la  signora che aveva una cucciolata ci fece vedere tutta una serie di mici della stessa gatta: tigrati, tigrati grigi, tigrati rossi, grigi a tinta unita, rossi a tinta unita, non mi ricordo altri, poi, visto che « io » non ero convinta alla fine portò, quasi vergognandosi, un batuffolo nero piccolo piccolo, mi disse: lo tenga in mano un poco, l’ho preso stava tutto in una mano, come è entrato nella mia mano…miracolo…si è addormentato subito, da allora non l’ho più lasciato;

il primo nome è quindi quello che gli ha dato la padrona di prima, poi io non sono la padrona (il padrone è lui), io sono una mamma al servizio del suo micio; il secondo nome, appropriato è, quindi, Pulci, poi come rafforzativo affettuoso è diventato Pulci Pulci; con il tempo ha assunto i svariati nomi del mio affetto: « Tesoro », « Amore », però quando fa il bravo micio, quando mi fa arrabbiare si chiama di nuovo Rudy; per i nomi tutto qui, anzi l’ho spulciato in pochi giorni, quindi il nome è rimasto, così, per affetto;

Le cuccie:

gli abbiamo comperato una bella cuccia da micio la più carina che abbiamo trovato; non l’adopera; dunque, la sua cuccia preferita è il mio letto, dove si sdraia tutto lungo e se dico lungo, ora che è grande, dico lungo, al centro del letto nella metà separando il letto in due parti, questo è il posto dove si trova ora; poi, per la notte, va bene sempre il letto mio, naturalmente ai piedi del letto, è il suo posto preferito perché sta vicino a me, ma se mi muovo troppo si scoccia; un posto dove si va a rifugiare è una sedia con un cuscino di velluto, ci va quando io sistemo il letto, sto nervosa, cioè è il posto della sua pazienza gattesca; poi, recentemente, ha trovato un altro posto dove mettersi a dormire, si tratta di una poltrona che io adoperavo per tutti i giorni, per leggere ecc. ne ho messa un’altra che ha lo schienale più comodo, e allora quella se l’è presa lui, ma non ci si  mette sopra, si mette sotto la sopraccoperta che io ho messo sulla poltrona per proteggerla e lui riesce ad infilarsi sotto senza lasciare il l’apertura fatta per entrare, si infila sotto e richiude, io vado da lui e lo scopro un poco per non trovare un gatto asfissiato; un altra cuccia, non mi ricordo come è venuta fuori: all’ingresso avevamo messo un tappetino, poco fuori la cucina, naturalmente è diventato il suo posto preferito quando è in attesa di mangiare, quando vuole bere, quando a male a pacetta e deve fare la cacca ( che naturalmente va a fare, come la pipì, nel suo cessetto personale) e quando deve lamentarsi per qualcosa; ossia fa miao, miao, miao senza fermarsi, allora io (o mia sorella) andiamo da lui: vuoi mangiare? no! vuoi bere? no! hai male a pacetta? (faccio massaggio su pancetta, lui tutto contento fa ron ron ron, finito il massaggio ricomincia: miao miao miao; a quel punto mi viene il sospetto che si tratti di una ciciata e allora lo prendo in braccio: ron ron ron, problema risolto;

sulle abitudini alimentari

devo essere giusta, non fa molte storie basta che comperiamo le scatolette più buone in assoluto (e ci sono e le riconosce) poi la sua scelta (altrimenti mi lascia il piatto pieno e non mangia) va al manzo, a pezzetti o a sfilaccetti, la mousse non gli piace, il tacchino, il salmone, fegatini di pollo, solo raramente il pollo, il pesce non gli piace, se si rimane nelle sue abitudini e non ci si azzarda a prendere cose nuove va tutto bene, in più naturalmente ha le sue crocchette, piatto pieno tutto il giorno, solo di una marca, sembra che sappia leggere, i gusti poi, pollo, manzo, basta, però gli devo comperare quello per gatti adulti altrimenti gli fanno male;

piccoli problemi

non tanti in effetti, vorrebbe stare in braccio a me tutte le volte che gli prende un attacco di ciciaggine, in genere lo accontento, ma non per molto; se trova uno sportello di armadio, un cassetto, una cosa qualsiasi ci si infilare, e sarebbe normale per un gatto, quello che non mi sembra normale e che una volta chiuso dentro non chiama e non risponde se lo chiamiamo, sta dentro, magari dentro lo  sportello di un armadio lasciato aperto per mezzo minuto per prendere una camicetta, e, se anche sta chiuso dentro, non chiama, non miagola, e anche se lo cerchiamo per tutta casa chimandolo con tutti i nomi possibili non risponde, aspetta, sa prima che prima o poi lo troviamo, si fida, e, quando lo abbiamo trovato, esce, tranquillissimo con gli occhietti a fessuretta che vuol dire grazie vi voglio bene, e ALLORA CHE SI DEVE FARE? GLI VUOI BENE!;

io e LUI

qui non ho molto da dire: IO SONO LA MAMMA, CHE COSA DEVONO FARE LE MAMME GATTE PER IL LORO GATTINO? COSA DEVE FARE UNA MAMMA UMANA PER IL SUO GATTONE? FARE FINTA – QUALCHE VOLTA – DI ESSERE UNA GATTA E FARLO CONTENTO, CHE ALTRO?

Gabriella

Publié dans:io e il gatto |on 31 juillet, 2007 |2 Commentaires »

i miei gatti neri; i primi due

oggi vi voglio raccontare dei miei gatti, sì, in effetti ho una storia particolare con i gatti; la prima volta nella vita ero piccola, ma non ricordo che età avessi, nelle scale di casa (la prima perché ne ho cambite molte, anche di queste vi devo raccontare) ci buttarono due gattini piccoli piccoli, tutti e due neri come la pece; che potevamo fare? li abbiamo adottati, sono cresciuti un po’, ma due non potevamo tenerli, così abbiamo detto a nostro zio se poteva prenderne uno, lui lo portò a Velletri dove lavorava, e ci disse per nostra consolazione (?) che era il terrore dei gatti della cittadina;

si chiamava, ossia lo chiamammo , « Cici Mici », che divenne un nome proprio dal vezzeggiativo che usavamo per chiamarlo; era un gatto intelligentillissimo, non ricordo tutte le cose straordinarie che faceva; la cosa più curiosa e divertente accadde un giorno quando stavamo cambiando canale alla televisione, era ancora di quei televisori che bisognava girare la manopola per cambiare, un po’ come le radio, e faceva rumore ogni volta che si prendeva un canale – come fanno le radio – ad un certo punto, evidentemente stufo, si avvicinò e con la zampetta battè più volte sulla mano di mia sorella che stava facendo quella manovra, incredibile gli dava fastidio il rumore non continuo! un altra volta, ma ce lo siamo voluto noi, saltò sulla gabbia che conteneva un ucccelletto, ossia, noi avevamo in quel momento un uccelletto, mi sembra un Verdone » e stata attaccato, come si usava allora, alle persiane che danno fuori sulla strada, Cici Mici, da bravo gatto, gli dava la posta, un giorno saltò sopra alla gabbia, la persiana si chiuse per il movimento ed il gatto sopra alla gabbia con l’uccelletto che strillava come un addannato si trovarono attaccati, sì, alla persiana, ma sulla strada, noi, per fortuna stavamo arrivando e siamo corse su, per tirare giù il gatto e titare su (di morale) l’uccelletto; mi ricordo una cosa della quale mi pentirò sempre io gli ho menato in modo che non lo facesse più, infatti non l’ha fatto più e mi ha perdonato, non ricordo più molte cose, ma loro gatti sanno amare, mi venne a morire in braccio;

il secondo gatto naturalmente era nero lo chiamammo « Kikko » in onore ad una persona che stimavamo e che…mah!; lo prendemmo noi da una cucciolata di gatti randagi, era enorme, extra large, in quella casa avevamo un giardinetto, lui usciva (non l’avevamo castrato) e andava per le sue avventure amorose, poi ritornava tutto graffiato, ridotto male ma felice, il quartire, che io ricordi, si riempì di gatti neri, tutti uguali a lui, poi cambiammo casa per altri motivi, ma avevamo l’assillo che un giorno tutti quelli del quartiere ci avrebbero riportato tutti i gatti neri della zona; anche lui ebbe almeno una « avventura » particolare: eravamo andate in villeggiatura in un paese sull’appennino, scendendo dalla macchina il « bestione » scappò dalla gabbia e se ne andò girando per le montagne intorno per circa 12 giorni, non speravamo di ritrovarmo, speravamo, almeno che stesse bene; un giorno dei ragazzini ci dissero: abbiamo  visto Kikko, la mattina presto scende a mangiare perché una signora mette fuori della porta un piatto per gli altri gatti (che in quel periodo che era libero il gatto nostro non avranno mangiato), ma noi non speravamo che fosse veramente lui; un giorno ci chiamarono di corsa: c’è Kikko! c’è Kikko!, siamo scese dalla casa dove stavamo e sono corsa dove mi indicavano i ragazzi, ERA PROPRIO LUI; aveva indosso ancora il collare che gli avevamo messo ed il guinzaglio perchè alcuni gatti lo sopportano, era dimagrito, ma lucidissimo, lo chiamai più volte, mi aveva riconosciuto, ma aveva paura, poi si spostò sotto un albero, allora io quatta quatta, a mo’ dei soldati che camminano per terra braccia e ginocchia, lo raggiunsi piano piano, SI FECE PRENDERE!!! lo portammo a casa, lì al paese, e, mentre ancora cercavo togliergli il collare e soprattutto il guinzaglio, dissi a mia sorella, dato che avevamo comperato proprio quella mattina della carne trita, dissi a mia sorella di prenderla per darla al micio, era parecchia ma se la mangiò tutta, poi gli tolsi gli armametari che aveva, puzzava di pastone per galline (e di galline e i piume di galline, se le sarà mangiate? problema irrisolvibile), era magro, ma non l’ho visto mai tanto lucido e bello, era un gatto strordinario;

quando lo riportammo a casa, dopo qualche anno, stavamo appunto nella casa con il giardino, un giorno tornò con il collo rotto, chiamammo il veterinario, ma non ci  fu niente da fare, qualcuno lo aveva ammazzato con un colpo di Karaté;

abbiamo avuto anche altri gatti e una gattina, erano tanto dolci, ma sopraffatti dalla personalità dei gatti neri anche se noi volevamo bene a tutti;

in realtà non sono più sicura di ricordare le avventeure attribuendole ad un agatto o all’altro, forse quello che hanno ammazzato era « Cici Mici », erano così belli!

ora ho un altro gatto, nero naturalmente; si Chiama Rudy, da Rodolfo Valentino, ma il nome non gliel’abbiamo dato noi, gliel’ha dato la padrona (si fa per dire) precedente, ma  con lui ho una storia particolare, con questo micio che ora dorme sul mio letto, come fa sempre, la racconto un’altra volta;

i miei gatti neri; i primi due dans io e il gatto 36_33_21

Publié dans:io e il gatto |on 3 juillet, 2007 |Pas de commentaires »
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