Archive pour la catégorie 'immagini e testi'

Lotta di Giacobbe con l’angelo…immagine e testo

Lotta di Giacobbe con l'angelo...immagine e testo dans immagini e testi 400px-Lutte_de_Jacob_avec_l%27Ange

Lotta di Giacobbe con l’angelo è un’opera di Eugène Delacroix del 1860, olio e cera su intonaco, eseguita nella chiesa di Saint Sulpice. Il soggetto è tratto dal libro della Genesi dove c’è Giacobbe che nella notte viaggia per incontrare il fratello Esaù e verso l’alba lotta con un angelo misterioso.
A sinistra l’angelo e Giacobbe sono avvinghiati nella lotta (che si protrarrà fino all’alba), al centro troviamo gli abiti e le armi di Giacobbe, a destra le mandrie e i servi di Giacobbe. Delacroix opera su colori primari e complementari. La cera serve per slabrare e tratteggiare il colore, questa tecnica è l’Enflochetage. Delacroix ha messo in scena una vera e propria sequenza di rimandi cromatici. I colori che dominano sono il rosso e il verde. Delocroix dirà che la prima qualità di un quadro è di essere « una gioia per l’occhio, non che ci voglia anche l’intelligenza ». Paul Cézanne apprezzerà molto Delacroix e Georges-Pierre Seurat loderà particolarmente questo ciclo in Saint Sulpice. La lotta di Giacobbe con l’angelo incarna l’ideale dell’eroe romantico in lotta persino contro le forze divine e le divinità stesse. Il quadro risulta luminoso anche se illuminato dalla luce tenue tipica degli ambienti ecclesiastici,questo perché Delacroix era convinto che il colore potesse esprimere meglio illuminato direttamente dal sole. L’opera è caratterizzata dalla linearità e dall’armonia delle linee, il tutto per aumentare il piacere cromatico percepito dall’osservatore.  (Genesi 32)

http://it.wikipedia.org/wiki/Lotta_di_Giacobbe_con_l’angelo

Publié dans:immagini e testi |on 2 novembre, 2011 |Pas de commentaires »

nonostante il caldo ogni tanto vedo delle rondini vicino casa…naturalmente è difficilissimo fotografarle…

nonostante il caldo ogni tanto vedo delle rondini vicino casa...naturalmente è difficilissimo fotografarle... dans A. UCCELLI nido_rondini

21 marzo

La prima rondine
venne iersera
a dirmi:-E’ prossima la Primavera!
Ridon le primule
nel prato, gialle,
e ho visto, credimi,
già tre farfalle.
Accarezzandola
così le ho detto:
-Sì è tempo, rondine,
vola sul tetto!
Ma perchè agli uomini
ritorni in viso
come nei teneri
prati il sorriso
un’altra rondine
deve tornare
dal lungo esilio,
di là dal mare.
La Pace, o rondine,
che voli a sera!
Essa è per gli uomini
la primavera.

(G.Rodari)

http://lucy72.wordpress.com/2008/03/20/bentornata-primavera/

Publié dans:A. UCCELLI, immagini e testi |on 11 juillet, 2011 |Pas de commentaires »

The Mandylion: Face Not Painted by Human Hands… sotto metto i link al testo della spiegazione, in inglese, che è stata la prima ricerca, ed in italiano…

The Mandylion: Face Not Painted by Human Hands... sotto metto i link al testo della spiegazione, in inglese, che è stata la prima ricerca, ed in italiano... dans immagini e testi mandylion1

http://www.marsel.no/ikonere.html

LINK:

The Mandylion and the Shroud

http://shroud2000.com/ArticlesPapers/Article-Mandylion.html

Le icone di Cristo

http://www.mariadinazareth.it/ges%C3%B9%20icone.htm

Publié dans:immagini e testi, immagini sacre |on 7 juillet, 2011 |Pas de commentaires »

Amore, guardami negli occhi! [GATTI!]

Amore, guardami negli occhi! [GATTI!] dans immagini e testi occhi-gatto

http://www.animaliblog.com/guardare-negli-occhi-gatto/731

Amore, guardami negli occhi!

(GATTI!)

La tengo tra le mie mani e cerco di leggere dentro alle sue pupille nere, enormi, profonde, misteriose, eleganti. Sostiene il mio sguardo per 2-3 secondi poi inclina leggermente la testa a destra e sinistra con noncuranza. Ha forse qualcosa da nascondermi, o magari non le piaccio abbastanza? Allora insisto, voglio fissare i suoi bellissimi occhi, ma inizia a divincolarsi agitando bruscamente il suo corpo sinuoso, non mi vuole più, desidera solo essere lasciata in pace.
Non sto parlando di una focosa amante, ma della mia gatta. Se provo a insistere ancora tira le orecchie indietro, dopo un po’ agita nervosamente la coda. Avrete ben capito, e magari sperimentato voi stessi, che molti animali, tra cui anche cani e gatti, odiano essere fissati negli occhi per troppo tempo. Ma c’è poco da preoccuparsi, non ha nulla a che fare con il vostro aspetto fisico. Si tratta di un gesto di sfida per loro (in alcuni casi se ci pensate bene, lo è anche nella nostra società).
Se li costringete a guardarvi negli occhi le possibilità che si presentano sono sostanzialmente due:
Se il cane o gatto vi conosce molto bene, o non ha un carattere particolarmente dominante, cercherà di distogliere lo sguardo cortesemente.
Insistendo ancora su questa linea, i vostri animali potrebbero manifestare segnali di forte disagio come può essere ad esempio nel gatto il tirare indietro le orecchie (in tal caso significa che è molto teso, spaventato e se necessario pronto a difendersi) e agitare nervosamente la coda. Il cane potrebbe spostare a sua volta le orecchie indietro o lateralmente, a definire uno stato di paura e smarrimento.
Al contrario, se gli animali non riescono a gestire lo stress dovuto al vostro sguardo, o hanno un maggior istinto dominante, potrebbero arrivare a graffiarvi o mordervi. Non si tratta di cattiveria, solo di un linguaggio non verbale diverso dal nostro di cui bisogna imparare a tener conto.
Infatti, una delle regole basilari per quando si entra in contatto con un cane o un gatto diverso dal nostro, è non fissare mai gli occhi o dare pacche sulla testa, il tutto viene interpretato come un gesto di sfida e desiderio da parte nostra di dominare.
Si tratta di una causa persa in partenza quindi.
Per fortuna però mi vengono in contro i versi di una certa Annamaria Signorile, e posso mettermi il cuore in pace: “L’amore non vede con gli occhi, sente con l’anima“.

Fratelli – Di Olga Samarina – PENSIERI DI UN MICIO (titolo mio)

Fratelli - Di Olga Samarina - PENSIERI DI UN MICIO (titolo mio) dans gatti 1272624513_90760517_3-gattini-di-pasqua-Animali-1272624513

http://ragusa.olx.it/pictures/gattini-di-pasqua-iid-90760517

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http://www.tittiweb.it/poesie-famosi.htm

PENSIERI DI UN MICIO (titolo mio)

Fratelli – Di Olga Samarina

Con il mio morbido pelo
Accarezzai una pietra,
E la pietra mi sorrise, muta:
“Sei un fratello”.

Con i miei occhi lunari
Penetrai nell’animo di un fiore,
E il fiore mi disse, fragile:
“ Ciao, fratello”.

Spiccai un balzo nel cielo,
Toccai una farfalla al volo,
E la farfalla gridò, spaventata:
“Ehi, scherzi, fratello”!

Parlai all’erba, al vento,
Al sole e alle stelle, brillanti,
E sentii risuonare nell’universo:
“Salve, fratello”…

Con il mio passo felpato
Mi avvicinai a un uomo di strada:
“Saluti, Fratello!”
E lessi nella sua mente un pensiero seccato:
“Via di qua, animale”!

Sono un gatto,
Fratello del sole e delle stelle,
Fatto d’erba, di farfalla e di pietra.
Sono soltanto un animale
Per un uomo di strada,
Piccolo e arrogante, che ha paura
Di vivere e soprattutto di morire,
Per cui teme il vento, il sole e le stelle,
E prega il suo Dio,
Credendosi tuttavia superiore
Dell’erba, della farfalla e della pietra.

Non sa quanti fratelli potrebbe avere 

immagine: preparing for Pesach, testo: Storia e origine della Pasqua cristiana e ebraica

immagine: preparing for Pesach, testo: Storia e origine della Pasqua cristiana e ebraica dans Feste del Signore : Pasqua heller.pesach

http://thefoundationstone.org/en/holidays/purim/5240-elana-dchaya-preparing-for-pesach.html

http://www.intrage.it/rubriche/festivita_ricorrenze/lapasqua/pasquasacra/index.shtml

Feste e Ricorrenze

La Pasqua

Storia e origine della Pasqua cristiana e ebraica

Per capire la storia della nascita e della celebrazione della Pasqua professata dalle due più grandi religioni monoteiste, il Cristianesimo e l’Ebraismo, dobbiamo fare un salto nel passato e andare a scandagliare i più remoti angoli della storia.
La Pasqua cristiana glorifica il sacrificio del figlio di Dio, Gesù di Nazareth che, dopo essere stato crocifisso, risorge per liberare gli uomini dal peccato originale. La Pasqua ebraica festeggia la liberazione del popolo giudeo dalla schiavitù dell’Egitto.
L’origine della Pasqua, secondo il Nuovo Testamento, risale alla crocifissione di Gesù, episodio che coincide con la vigilia della celebrazione di quella ebraica.
I cristiani di origine ebraica onoravano la Resurrezione dopo la celebrazione della Pasqua semitica, mentre i cristiani di origine pagana la ossequiavano tutte le domeniche dell’anno. Da questa ambivalenza e confusione di festeggiamenti nacquero numerosi controversie che terminarono nel 325 d.C. grazie al Concilio di Nicea, che stabilì che la Pasqua doveva essere celebrata la prima domenica dopo la luna piena che seguiva l‘equinozio di primavera. Nel 525 d.C. si stabilì che questa data doveva cadere tra il 22 marzo e il 25 aprile.

La Pasqua cristiana
La Pasqua cristiana è preceduta dalla Quaresima, un periodo di penitenza di quaranta giorni che va dal mercoledì delle Ceneri al Sabato Santo. La Domenica seguente – la Domenica delle Palme, il cui simbolo è il ramo d’ulivo – viene ricordato l’arrivo del Messia in Gerusalemme e la sua passione.
Da qui inizia la Settimana Santa, durante la quale hanno luogo momenti liturgici ben precisi. Dal lunedì al mercoledì è il tempo della Riconciliazione, il giovedì mattina si apre con la Messa del Crisma, in cui vengono benedetti l’olio profumato – quello utilizzato nei sacramenti del Battesimo, della Cresima e dell’Ordine – l’Olio dei catecumeni e l’Olio degli infermi.
La sera del giovedì Santo si svolge la Messa in Cena Domini in ricordo dell’ultima cena di Gesù, alla quale segue la processione al « sepolcro ». Le ostie, che saranno utilizzate nella celebrazione del venerdì santo, vengono portate in un tabernacolo, il sepolcro, per essere adorate dai fedeli.
I cristiani considerano il venerdì Santo un giorno di contemplazione della passione di Gesù: è infatti in questo giorno che si svolge il rito della Via Crucis, che in maniera figurativa ripercorre l’ultimo giorno di vita del Figlio di Dio. Questa giornata è, per tutti i fedeli, dedicata al digiuno, testimonianza del bisogno di partecipazione alla Passione e alla Morte di Cristo.
Il sabato Santo è un giorno di riflessione e preghiera silenziosa. La notte tra sabato e domenica si svolge la Veglia Pasquale, durante la quale si leggono le promesse di Dio al suo popolo. Questa notte è scandita da quattro momenti: la Liturgia della luce (benedizione del fuoco, preparazione del cero, processione, annunzio pasquale); Liturgia della Parola (nove letture); Liturgia Battesimale (canto delle Litanie dei Santi, Preghiera di benedizione dell’acqua battesimale, celebrazione di eventuali Battesimi); Liturgia Eucaristica. Il giorno di Pasqua si festeggia la resurrezione del Redentore.

La Pasqua ebraica
Le origini della Pesah, Pasqua ebraica, risalgono, probabilmente, alla festa pastorale che veniva praticata nel Vicino Oriente dai popoli nomadi per ringraziare Dio. I festeggiamenti pastorizi erano legati anche alla « festa del pane non lievitato » – mazzot.
Dopo la liberazione del popolo ebraico, fuggito dall’Egitto guidato da Mosè, la Pasqua ebraica assunse un diverso significo. Mosè, come è scritto nel dodicesimo capitolo dell’Esodo, programmò la fuga del suo popolo. Tutti gli ebrei uccisero un agnello di un anno, consumarono il pasto in piedi con il bastone, pronti per la partenza, e segnarono con il sangue dell’animale le porte delle abitazioni. Così facendo tutti i primogeniti ebrei si sarebbero salvati dall’angelo inviato da Dio.
Ancora oggi la Pasqua ebraica, che inizia con il plenilunio di marzo e dura per otto giorni, è celebrata seguendo antichi riti. Durante questi otto giorni tutto gli ebrei ricordano la liberazione dalla schiavitù del proprio popolo dalle vessazioni egiziane e l’inizio di un viaggio lungo 40 anni alla volta della terra promessa.
La celebrazione della Pasqua coinvolge tutti i familiari con la lettura dell’Haggadà – libro della leggenda. In questo periodo, inoltre, sono banditi i cibi lievitati e per questo si mangia esclusivamente il pane azzimo. La tavola, durante la festa, è ricca di cibi simbolici: le erbe amare che ricordano la sofferenza del popolo ebraico, il pane azzimo, l’agnello arrostito intero, le erbe rosse, un uovo che simboleggia il lutto e la salsa charoseth, usata dagli schiavi ebrei in Egitto.

Gatto Singapore (testo con le caratteristiche del micio)

Gatto Singapore (testo con le caratteristiche del micio) dans gatti singapore 

http://www.animalidalmondo.com/gatti/singapore.php

gatto singapore

singapore – gatti razze

Il singapore è una delle più piccole razze di gatti, nota per i suoi grandi occhi e orecchie, il mantello marrone spuntato e la coda senza punta. Un istituito ha riferito che tre gatti importati a Singapore nel 1970, e si è poi rivelato che i gatti erano stati originariamente inviati a Singapore da parte da allevatori degli Stati Uniti, per poi essere esportati negli Stati Uniti come gatti originari di Singapore. Indagini svolte dall’ufficio della Cat. Fanciers’ Association (CFA) hanno concluso che non era stato effettuato alcun illecito e il singapore mantenuto il suo status di razza naturale. Il singapore è un tozzo e moderatamente muscolare gatto di piccole e medie dimensioni, con un breve e raffinato mantello. Una femmina pesa generalmente da 2 a 3 kg, mentre un maschio pesa da 3 a 4 kg. Le grandi, profonde e leggermente foggiate a coppa orecchie insieme con i grandi occhi a forma di mandorla sono caratteristiche della razza. La coda è slanciata, leggermente più corta della lunghezza del corpo e ha la punta spuntata. La razza ha il modello del mantello di un barrato tigrato. Questo è, con i peli a singoli filoni con sezioni alternate di colore chiaro e scuro, di solito due bande scure separate da due bande chiare, con un colore scuro di punta. La parte inferiore, compreso il torace, il muso e il mento, prende il colore delle bande chiare. Il Singapore è riconosciuta dai vari registri con un unico colore, il nero di seppia agouti, descritto come un marrone scuro con un ticchettio su un caldo colore avorio terreno. Il singapore è descritto dalla CFA come attivo, curioso e giocoso. Si tratta di affettuoso che desidera l’interazione umana. Essi hanno la tendenza ad appollaiarsi in luoghi alti, per consentire loro una migliore visione delle loro vicinanze. Nel Regno Unito, un animale domestico di qualità singapore può costare 300-400 sterline, mentre un esemplare da mostra può costare più di 600 sterline. Di preoccupazione per gli allevatori è la condizione nota come inerzia uterina, cioè l’incapacità di espellere il feto a causa della debolezza dei muscoli. Le femmine con l’inerzia uterina possono richiedere di effettuare il taglio cesareo per partorire. Non ci sono altri problemi di salute genetica conosciuta nel singapore, anche se gli allevatori hanno mostrato una preoccupazione per la diversità genetica della razza a causa di incroci causati da un piccolo pool genico. I ricercatori che hanno completato lo studio del DNA nel 2007 hanno rilevato che il singapore, insieme con il bimano hanno meno della diversità genetica tra le 22 razze che hanno studiato. La possibilità di incrociare i singapore con un’altra razza per aumentare la diversità genetica è stata sollevata tra gli allevatori della CFA, ma molti non hannocondiviso l’idea, preferendo utilizzare singapori provenienti da tutto il mondo che non sono così strettamente legati alla linea del CFA. 

Publié dans:gatti, immagini e testi |on 1 avril, 2011 |Pas de commentaires »

domani, 25 gennaio, è la festa della Conversione di San Paolo Apostolo, che io amo molto, così…

posto l’Inno alla carità ed una immagine, ossia prima l’immagine e poi l’inno:

domani, 25 gennaio, è la festa della Conversione di San Paolo Apostolo, che io amo molto, così... dans immagini e testi 16%20CRANACH%20LOUVRE%20ST%20PAUL

Saint Paul : Auteur Cranach Lucas (l’Ancien)

http://www.artbible.net/Jesuschrist_fr.html

SAN PAOLO APOSTOLO INNO ALLA CARITÀ

(ICorinzi 13,1-13;)

Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna. 2 E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla. 3 E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova. 4 La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, 5 non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, 6 non gode dell`ingiustizia, ma si compiace della verità. 7 Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. 8 La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno; il dono delle lingue cesserà e la scienza svanirà. 9 La nostra conoscenza è imperfetta e imperfetta la nostra profezia. 10 Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà. 11 Quand`ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l`ho abbandonato. 12 Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch`io sono conosciuto. 13 Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità

Publié dans:immagini e testi, SAN PAOLO APOSTOLO |on 24 janvier, 2011 |Pas de commentaires »

San Francesco predica agli uccelli (dai Fioretti)

San Francesco predica agli uccelli (dai Fioretti) dans amici animali amici veri acquerello2

http://fratesolesoreluna.blogspot.com/2007/09/predica-agli-uccelli.html

FIORETTI DI SAN FANCESCO

Capitolo 16 – PREDICA AGLI UCCELLI

Come santo Francesco ricevuto il consiglio di santa Chiara e del santo frate Silvestro, che dovesse predicando convertire molta gente, e’ fece il terzo Ordine e predicò agli uccelli e fece stare quete le rondini.

L’umile servo di Cristo santo Francesco, poco tempo dopo la sua conversione, avendo già radunati molti compagni e ricevuti all’Ordine, entrò in grande pensiero e in grande dubitazione di quello che dovesse fare: ovvero d’intendere solamente ad orare, ovvero alcuna volta a predicare; e sopra ciò disiderava molto di sapere la volontà di Dio. E però che la santa umiltà, ch’era in lui, non lo lasciava presumere di sé né di sue orazioni, pensò di cercarne la divina volontà con le orazioni altrui. Onde egli chiamò frate Masseo e dissegli così: « Va’ a suora Chiara e dille da mia parte ch’ella con alcune delle più spirituali compagne divotamente preghino Iddio, che gli piaccia dimostrarmi qual sia il meglio; ch’io intenda a predicare o solamente all’orazione. E poi va’ a frate Silvestro e digli il simigliante ». Quello era stato nel secolo messere Silvestro, il quale avea veduto una croce d’oro procedere dalla bocca di santo Francesco, la quale era lunga insino al cielo e larga insino alla stremità del mondo; ed era questo frate Silvestro di tanta divozione e di tanta santità, che di ciò che chiedeva a Dio, e’ impetrava ed era esaudito, e spesse volte parlava con Dio; e però santo Francesco avea in lui grande divozione.
Andonne frate Masseo e, secondo il comandamento di santo Francesco, fece l’ambasciata prima a santa Chiara e poi a frate Silvestro. Il quale, ricevuta che l’ebbe, immantenente si gittò in orazione e orando ebbe la divina risposta, e tornò frate Masseo e disse così: « Questo dice Iddio che tu dica a frate Francesco: che Iddio non l’ha chiamato in questo stato solamente per sé, ma acciò che faccia frutto delle anime e molti per lui sieno salvati ». Avuta questa risposta, frate Masseo tornò a santa Chiara a sapere quello ch’ella avea impetrato da Dio. Ed ella rispuose ch’ella e l’altre compagne aveano avuta da Dio quella medesima risposta, la quale avea avuto frate Silvestro.
Con questo ritorna frate Masseo a santo Francesco, e santo Francesco il riceve con grandissima carità, lavandogli li piedi e apparecchiandogli desinare. E dopo ‘l mangiare, santo Francesco chiamò frate Masseo nella selva e quivi dinanzi a lui s’inginocchia e trassesi il cappuccio, facendo croce delle braccia, e domandollo: « Che comanda ch’io faccia il mio Signore Gesù Cristo? ». Risponde frate Masseo: « Sì a frate Silvestro e sì a suora Chiara colle suore, che Cristo avea risposto e rivelato che la sua volontà si è che tu vada per lo mondo a predicare, però ch’egli non t’ha eletto pure per te solo ma eziandio per salute degli altri ». E allora santo Francesco, udito ch’egli ebbe questa risposta e conosciuta per essa la volontà di Cristo, si levò su con grandissimo fervore e disse: « Andiamo al nome di Dio ». E prende per compagno frate Masseo e frate Agnolo, uomini santi.
E andando con empito di spirito, sanza considerare via o semita, giunsono a uno castello che si chiamava Savurniano. E santo Francesco si puose a predicare, e comandò prima alle rondini che tenessino silenzio infino a tanto ch’egli avesse predicato. E le rondini l’ubbidirono. Ed ivi predicò in tanto fervore che tutti gli uomini e le donne di quel castello per divozione gli volsono andare dietro e abbandonare il castello; ma santo Francesco non lasciò, dicendo loro: « Non abbiate fretta e non vi partite, ed io ordinerò quello che voi dobbiate fare per salute dell’anime vostre ». E allora pensò di fare il terzo ordine per universale salute di tutti. E così lasciandoli molto consolati bene disposti a penitenza, si partì quindi e venne tra Cannaio e Bevagno.
E passando oltre con quello fervore, levò gli occhi e vide alquanti arbori allato alla via, in su’ quali era quasi infinita moltitudine d’uccelli; di che santo Francesco si maravigliò e disse a’ compagni: « Voi m’aspetterete qui nella via, e io andrò a predicare alle mie sirocchie uccelli ». E entrò nel campo e cominciò a predicare alli uccelli ch’erano in terra; e subitamente quelli ch’erano in su gli arbori se ne vennono a lui insieme tutti quanti e stettono fermi, mentre che santo Francesco compiè di predicare; e poi anche non si partivano infino a tanto ch’egli diè loro la benedizione sua. E secondo che recitò poi frate Masseo a frate Jacopo da Massa, andando santo Francesco fra loro, toccandole colla cappa, nessuna perciò si movea. La sustanza della predica di santo Francesco fu questa: « Sirocchie mie uccelli, voi siete molto tenute a Dio vostro creatore, e sempre e in ogni luogo il dovete laudare, imperò che v’ha dato la libertà di volare in ogni luogo; anche v’ha dato il vestimento duplicato e triplicato; appresso, perché elli riserbò il seme di voi in nell’arca di Noè, acciò che la spezie vostra non venisse meno nel mondo; ancora gli siete tenute per lo elemento dell’aria che egli ha deputato a voi. Oltre a questo, voi non seminate e non mietete, e Iddio vi pasce e davvi li fiumi e le fonti per vostro bere, e davvi li monti e le valli per vostro refugio, e gli alberi alti per fare li vostri nidi. E con ciò sia cosa che voi non sappiate filare né cucire, Iddio vi veste, voi e’ vostri figliuoli. Onde molto v’ama il vostro Creatore, poi ch’egli vi dà tanti benefici, e però guardatevi, sirocchie mie, del peccato della ingratitudine, e sempre vi studiate di lodare Iddio ». Dicendo loro santo Francesco queste parole, tutti quanti quelli uccelli cominciarono ad aprire i becchi e distendere i colli e aprire l’alie e riverentemente inchinare li capi infino in terra, e con atti e con canti dimostrare che ‘l padre santo dava loro grandissimo diletto. E santo Francesco con loro insieme si rallegrava e dilettava, e maravigliavasi molto di tanta moltitudine d’uccelli e della loro bellissima varietà e della loro attenzione e famigliarità; per la qual cosa egli in loro divotamente lodava il Creatore. Finalmente compiuta la predicazione, santo Francesco fece loro il segno della Croce e diè loro licenza di partirsi; e allora tutti quelli uccelli si levarono in aria con maravigliosi canti, e poi secondo la Croce ch’avea fatta loro santo Francesco si divisono in quattro partì; e l’una parte volò inverso l’oriente e l’altra parte verso occidente, e l’altra parte verso lo meriggio, e la quarta parte verso l’aquilone, e ciascuna schiera n’andava cantando maravigliosi canti; in questo significando che come da santo Francesco gonfaloniere della Croce di Cristo era stato a loro predicato e sopra loro fatto il segno della Croce, secondo il quale egli si divisono in quattro parti del mondo; così la predicazione della Croce di Cristo rinnovata per santo Francesco si dovea per lui e per li suoi frati portare per tutto il mondo; li quali frati, a modo che gli uccelli, non possedendo nessuna cosa propria in questo mondo, alla sola provvidenza di Dio commettono la lor vita.
A laude di Gesù Cristo e del poverello Francesco. Amen.

La Leggenda del Pettirosso

La Leggenda del Pettirosso dans animali ed animaletti 3889__rudzik2
http://www.fotoplatforma.pl/fotografia/it/3889/

La Leggenda del Pettirosso

Mamma uccello, come ogni giorno,
lasciò nel nido i suoi piccoli
per andare a procurare loro il cibo.
Mentre era in volo,
vide sulla cima di un monte
tre croci e tanta gente.
Curiosa, si avvicinò
e sulla croce centrale vide inchiodato un uomo
con una corona di spine in testa : era Gesù.
Fu presa da tristezza nel vedere tanta cattiveria
e cercò il modo di alleviare una sofferenza così grande.
Si posò allora vicino alla testa di Gesù
e col becco cercò di staccare la spina più grande.
Ci riuscì, ma il suo petto si macchò di sangue.
Tornò al nido,
raccontò ai figli la triste visione e,
mentre li abbracciava,
macchiò di rosso anche il loro petto.
Da quel giorno in poi,
quegli uccellini si chiamano  » pettirosso « ,
in ricordo del gesto generoso di quella mamma.

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