VEGLIA PASQUALE NELLA NOTTE SANTA (ANNO A)

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VEGLIA PASQUALE NELLA NOTTE SANTA (ANNO A)

Terremoto pasquale
don Giovanni Berti

È così difficile trovare le parole difronte ad una situazione di morte e di lutto che è ancora più difficile parlare e dire qualcosa della resurrezione. Di un morto ritorna in vita al massimo possiamo trovare qualcosa in un film horror sugli zombie o sui fantasmi, ma in questo caso l’obiettivo è fare paura e non trovare speranza.
Sembra che la difficoltà di raccontare la resurrezione ce l’abbia anche Matteo, quando racconta il giorno di Pasqua. Il suo racconto è pieno di confusione e di un alternanza di sentimenti, tra paura e gioia, stupore e smarrimento totale.
Le donne sono andate al sepolcro, a compiere i loro gesti consueti e tutto sommato rassicuranti che sono legati alla morte. Anche se sono tristi, esse sono in un certo sento rassicurate che in fondo sta succedendo quel che di solito accade quando una persona non c’è più. Nulla può cambiare…
a qualcosa di straordinario e sconvolgente accade: la vita supera e vince la morte, e l’evangelista racconta questo parlando di un terremoto, di un essere angelico dall’aspetto soprannaturale, della pietra che viene rotolata via come nulla fosse e delle guardie rese inefficaci dallo spavento. Anche noi lettori di più di duemila anni dopo non possiamo non rimanere stupiti da questa descrizione così strana e incredibile.
Se qualche volta abbiamo avuto l’esperienza di un terremoto forse ricordiamo il senso di spavento profondo e un’impotenza totale che ci entra dentro. Un terremoto sembra far crollare non solo le strutture materiali esteriori ma anche le sicurezze interiori.
Matteo con il terremoto che precede l’apparizione dell’angelo, vuole dare il senso dello sconvolgimento profondo che comporta la resurrezione di Gesù non solo per le donne e uomini di allora, ma per ogni essere umano di ogni tempo, me compreso che vivo oggi.
Quel terremoto che fa cadere a terra le guardie e spaventa le donne, continua anche oggi e non vuole smettere. Quando muore Gesù, Matteo, nel capitolo immediatamente precedente, parla di un primo terremoto che rompe le rocce e i sepolcri, e ora lo ripropone come segno di una sconvolgimento cosmico che cambia il corso della storia e il corso delle consuetudini di vita anche religiosa.
Le donne venute per un rito di morte, sono invitate a diventare annunciatrici di vita. I vasi di unguenti funebri che hanno nelle mani cadono a terra, con le stesse mani ora abbracciano i piedi del Gesù vivente.
Paura, stupore, gioia, smarrimento… Sono questi i sentimenti che il terremoto della resurrezione di Gesù ha mosso e fatto vibrare. Le guardie tramortite a terra sono i custodi della morte rese inefficaci, mentre le donne sono i nuovi custodi di Gesù, non morto, ma vivente.
Dove siamo noi? Dove mi colloco io in questa scena evangelica?
Forse siamo un po’ in mezzo, come sempre accade quando due alternative ci sono offerte dalle pagine del Vangelo. Qui abbiamo da una parte la morte con i suoi custodi e dall’altra la vita con i suoi annunciatori.
La Pasqua vuole sconvolgere anche me per farmi prendere posizione, sapendo che continuamente oscillo tra morte e vita, tra peccato e perdono, tra egoismo e amore, tra religiosità di facciata e fede viva…
Che questa Pasqua sia come quel terremoto, che mette in luce le mie durezze, le mie chiusure, le mie situazioni di morte spirituale, e mi rimetta in moto per aprirmi di più al prossimo, per credere nella vita anche nelle difficoltà più grandi, per diventare con i gesti e le parole di tutti giorni un annunciatore di vita.

Publié dans : PASQUA 2020 |le 10 avril, 2020 |Pas de Commentaires »

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