Archive pour le 24 janvier, 2020

Chiamata dei Discepoli

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III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A) (26/01/2020)

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III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A) (26/01/2020)

« Convertitevi » ai duri di cervice
padre Gian Franco Scarpitta

A Gesù viene inevitabilmente applicato l’appellativo di “luce”, che nella Bibbia assume il significato di vita e di salvezza perché dovunque vi sia la luce vi è il diradarsi graduale dell’oscurità e delle tenebre che offuscano la vita dell’uomo e che rappresentano la morte o la perdizione.
Giovanni stesso nella liturgia della scorsa Domenica identificava Gesù con la Luce di cui il Battista doveva essere testimone: “Non era lui la luce, ma doveva rendere testimonianza alla luce”(Gv 1, 8) e rapportava questa luce alla vita, con la garanzia che ne beneficiassero tutti coloro che ne avevano necessità. E coloro che ne hanno necessità sono quanti vivono immersi nel peccato, che ottenebra la vita fino a deturparla e a sopprimerla. Ecco perché l’evangelista Matteo, collegandosi al profeta Isaia (I Lettura) afferma che ad avvalersi principalmente della luce = vita che è il Cristo di Dio sono i territori di Zabulon e di Neftali, da sempre considerati come la parte più pagana e refrattaria della già tanto pagana Galilea: “sulla via del mare, al di là del Giordano, Galilea delle genti”. A dire il vero il riferimento immediato è al prossimo re Ezechia di Israele, attraverso il cui governo Dio ristabilirà le sorti di quei popoli tanto angariati con la fine della angustie e l’avvento della vita nuova, tuttavia il passo può anche riferirsi al Messia atteso che dovrà venire secondo le promesse antesignane e che di fatto arriva nella persona del Cristo luce che illumina ogni uomo (Gv 1, 9). In lui Dio opera il rinnovamento e la restaurazione interiore dell’uomo, rischiarando e illuminando ciascuno fin dall’interiorità e mettendolo a rapporto con se stesso e con la propria fragilità morale e spirituale. Proprio il popolo pagano, distaccato e riluttante nei confronti del sacro e refrattario al mondo del trascendente e della verità, conosce di fatto la verità che viene rivelata in Cristo e lo stesso Cristo anche secondo i progetti del Padre accetta ben volentieri di essere “luce del mondo” in un esordio del tutto difficile e complesso e in un territorio ben lontano dalle comuni aspettative. La missione di Gesù inizia infatti a Cafarnao, nel territorio succitato del paganesimo avverso e riluttante nel quale tuttavia il Cristo non manca di apportare la propria luce, propagando il suo fulgore tutt’intorno. Già uomini come Geremia e Ezechiele venivano inviati a un popolo “dalla dura cervice”(Es 32, 9) e anche Giona viene mandato a predicare a Ninive, città atea e miscredente per antonomasia, che incute timore al latore di divini messaggi che fa di tutto per non raggiungerla. Anche Cristo inizia il suo ministero in Galilea, rincorrendo i sentimenti e le speranze, amando e concedendo se stesso alla fiducia, lottando anche con la sua solitudine e con la sua natura di uomo che comunque è anche Figlio di Dio. Proprio le terre ostili e avverse sono quelle a cui il messaggero è inviato e non ci si può negare di arrivarvi, a meno che non vogliamo confondere il ministero con i nostri comodi e con il nostro amor proprio. Il popolo « lontano », distante e avverso è il vero destinatario della Parola di Dio e non possiamo esimerci dal raggiungerlo con la nostra testimonianza e con la nostra parola di uomini di riflesso illuminati dal Cristo. Non dimentichiamo che Gesù, pur mostrando se stesso come « luce del mondo » ha proclamato anche noi « luce » che non va collocata sotto il moggio ma sul lucerniere (Mt 5, 13 – 16) e non possiamo esimerci dall’essere latori di Cristo sopratutto a coloro che non lo conoscono o che lo rifiutano.
Oltretutto coloro che respingono il vangelo in fin dei conti ne vanno continuamente alla ricerca e inconsapevolmente ne avvertono la necessità- In effetti attendono che qualcuno lo annunci loro ma ancor d più ne cercano la testimonianza coerente e lineare. E in ogni caso, predicare a coloro che già ascoltano è fin troppo semplice; parlare a quanti sono già propensi ad ascoltarci senza obiezioni, critiche, reazioni è altrettanto vile e meschino e non guadagna merito alcuno; al contrario, lo sforzo umiliante di chi lotta da solo contro tutti per la causa del vangelo verrà notato e ricompensato.
Che cosa proclama innanzitutto il Figlio di Dio? Quale invito rivolge a tutti, cominciando dalla città di Cafarnao? Lo si riassume nelle parole semplici ed esplicite che racchiudono tutto il messaggio evangelico, o se non altro ne evincono la sostanza fondamentale: « Convertitevi, perché il Regno dei Cieli è vicino. » In esse si esalta la vicinanza della realtà del Regno, che è in costante avvicinamento, che si compirà un giorno a noi sconosciuto nell’incontro ultimo con Dio, ma che adesso è già una realtà di fatto concreta nelle parole e nelle opere del Cristo. Egli è la pienezza della Rivelazione, poiché vedendo lui si vede anche il Padre (Dei Verbum) e le sue parole e le opere di misericordia ne svelano tutta la portata attualizzante. Il Regno di Dio è una realtà già compita in Cristo, sebbene non ancora del tutto visibile in pienezza. Di conseguenza l’atteggiamento dell’uomo non può essere se non quello della predisposizione e dell’accoglienza, del cambiamento radicale in vista della novità: « Convertitevi. » L’inizio della predicazione di Cristo, il compendio effettivo e la centralità del vangelo, viene dato pertanto da una promessa e da una necessità che consistono rispettivamente nel fatto che in Cristo Dio ci è vicino e che occorre aderirvi semplicemente con la radicale mutazione di noi stessi, la convinzione della precarietà della persistenza nel peccato e la necessità di recuperare la dignità di soggetti umani che solo Dio può donare. Insomma la conversione per la fede.
Convertirsi, cioè convincersi dell »amore di Dio che ci raggiunge per primo in Cristo, affascinarsi del suo mistero, lasciarci coinvolgere da esso e vivere la piena familiarità con Dio equivale a trasformare radicalmente noi stessi nei pensieri, nelle parole e nelle concezioni personali per abbandonare ogni effimeratezza che ci distolga da Dio ed è la condizione essenziale del credere; di conseguenza è alla base dell’umiltà che sfocia nella carità cristiana e nella concretezza delle opere di bene. E’ questo quindi in effetti il compendio del Vangelo: il convertirsi e il credere e Gesù lo proclama all’inizio della sua predicazione.
E proprio in questo consiste l’essere luce che rischiara le tenebre: la proclamazione della conversione come presupposto necessario alla fede, perché la conversione è convinzione personale, presa di coscienza non condizionata da alcuno esternamente ma solamente dal fatto che Dio ci ama. Gesù è la luce del mondo perché annuncia e dimostra la condizione essenziale della nostra fede, cioè il mutare vita e il consolidarci interamente in Dio cercato al di sopra di ogni cosa.

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