Archive pour le 29 novembre, 2019

Vegliate, per essere pronti al suo arrivo.

ciottoli e diario

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I DOMENICA DI AVVENTO (ANNO A) (01/12/2019)

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I DOMENICA DI AVVENTO (ANNO A) (01/12/2019)

Avvento addizione di impegni
padre Gian Franco Scarpitta

Cominciamo oggi il tempo dell’attesa e il tempo dell’incontro. Avvento vuol dire infatti “venuta”, “ciò che viene” oppure ciò che è imminente; ma il senso del termine assume anche un significato correlato di “attesa” e di preparazione. C’è infatti qualcosa che arriva e qualcuno che lo aspetta. Arrivo + attesa fervente uguale Incontro. Verrà il Signore nella data speciale liturgica del 25 Dicembre e noi ci avvicendiamo a lui solleciti, premurosi e creativi, omettendo ansie e tentennamenti ma predisponendo l’animo al fervore e all’immedesimazione per poterlo incontrare nella gioia, questo è il significato dell’Avvento liturgico.
Le letture odierne ce lo descrivono per mezzo di argomenti escatologici, che riguardano più la fine dei tempi, il tempo del giudizio finale, ma che ugualmente ci descrivono sia l’atteggiamento della venuta di Dio, sia quello conveniente da parte nostra, perché queste pagine così profonde e (ammettiamolo) di non facile interpretazione possano applicarsi anche all’immediato avvento che ci prepara al Natale.
Isaia, che parla al popolo in tempi di guerre e di disorientamento morale, annuncia un giorno futuro in cui tutti i popoli si riuniranno finalmente in un solo punto: Gerusalemme. Qui, nella roccaforte do ve sorge la città vecchia e che indicherà anche in tempio, tutti gli uomini formeranno una sola famiglia, unita appunto dalla Parola, unico elemento capace di creare concordia e coesione. Una parola quella di Isaia che prefigura il nostro tempo, quello in cui con la nascita nella carne del Salvatore tutti i popoli formeranno una sola nazione, anzi un solo uomo, perché in Cristo Gesù non esiterà più Giudeo o Greco, schiavo o libero, ma tutti quanti in lui saremo uno (cfr Gal 3, 28 – 29). Lo stesso profeta annuncerà la nascita dell’Emmanuele Dio con noi da una fanciulla vergine apportatore di giustizia e di pace e ribadirà così la promessa che si adempirà a Betlemme.
Occorre attendere e sperare questo arrivo del Messia, ma anche prepararci ad accoglierlo, predisponendo l’animo e incoraggiando in noi la gioia e l’entusiasmo di dover realizzare l’incontro. Il che significa che occorre vigilare, restare desti e pronti, anzi per dirla con Paolo “è ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché la nostra salvezza è più vicina ora di quando diventammo credenti. La notte è avanzata, il giorno è vicino. Gettiamo via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce”(Rm 13, 11 – 12). L’apostolo ci invita a “non assopirci dal sonno”, cioè a non lasciarci coinvolgere oltre misura dalle attrattive di questo mondo, a non darla vinta alla seduzione e al peccato, ma a tenere desto lo spirito nei confronti della Parola del Signore, che vuole interessare la nostra vita per prepararci gradualmente all’incontro suddetto. Occorre vigilare per non essere sorpresi dall’abulia e dall’indolenza e non cadere nella morsa dell’indifferenza che inducono alla vita difforme e disordinata, concentrarci nell’ascolto e nella meditazione della Parola, nella sua assimilazione affinché questa diventi vita. Occorre evitare anche oggi ciò che avveniva ai tempi di Noè, poco prima che le acque del diluvio sommergessero tutto il mondo, cioè fuggire l’apatia e l’indolenza che meritarono la punizione divina delle acque e orientarci costantemente verso Dio. Crapulare, adagiarsi ai piaceri e alla vita sibaritica e dissoluta noncuranti dello spirito è il tipico diniego secco a Dio, il rifiuto categorico che questi possa anche esistere. Tale era di quegli uomini compiaciuti e soddisfatti che mangiavano e bevevano fin quando il diluvio non li sommerse; tale è anche ai nostri giorni la nostra situazione, avvinti come siamo dal morbo maligno della secolarizzazione e dell’edonismo che ci inducono a identificare il bene con il piacere effimero, talora perfino identificando il sacro o la religione come una sorta di pericolo per la realizzazione umana, assorti come siamo dal torpore e dalle frivolezze.
Come si diceva all’inizio, il brano evangelico odierno è riferito effettivamente al giorno a noi ignoto del giudizio finale, nel quale “un uomo sarà preso, l’altro lasciato; una donna sarà prelevata e l’altra lasciata dove si troverà”, il che significa che ciascun singolo soggetto riceverà il premio o la condanna in base alle sue azioni e al metro della sua fedeltà e solo al momento del giudizio potremo essere definitivamente certi se saremo stati davvero fedeli a Dio al punto da meritare di essere “prelevati” da lui; solo nell’incontro con il Signore alla fine dei tempi potremo misurare la nostra effettiva volontà di aver perseverato in vista del Signore medesimo. Questi giungerà “come un ladro”, inaspettatamente e senza preavviso e proprio per questo occorre che lo aspettiamo senza pretendere di anticipare i tempi o di fare pronostici. Un ladro infatti non telefona, non chatta e non comunica a nessuna delle sue vittime il giorno e l’ora in cui verranno derubate; l’unico modo per prevenirlo è aspettarsi che possa venire da un momento all’altro, quindi attenderlo e predisporsi adeguatamente all’incontro con lui. Vigilare e attendere è allora la prerogativa del cristiano, che però vive di speranza e di fiducia quando imposta la sua attesa in modo costruttivo, ossia quando si prepara all’incontro ben disposto ad accogliere colui che verrà alla fine dei tempi.
Si rilevava però che questo discorso è applicabile già ai giorni che ci precedono dal Natale, ma anche all’Avvento continuo della nostra vita: essa è sempre un attendere e un vigilare perché non siamo mai avvinti dal sonno e l’unico antidoto per restare svegli è la Parola di Dio. In essa noi vegliamo, attendiamo, preghiamo e intanto ci predisponiamo alla venuta perché con Dio possiamo realizzare un vero incontro. A Natale, alla fine dei tempi, in tutta la vita

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