Archive pour le 17 juin, 2019

vetrata, Pietro e Giovanni alla tomba

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Publié dans:immagini sacre |on 17 juin, 2019 |Pas de commentaires »

ALCUNE RIFLESSIONI SUI SALMI – DI D.BONHOEFFER – GLI ORANTI DEI SALMI

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ALCUNE RIFLESSIONI SUI SALMI – DI D.BONHOEFFER

GLI ORANTI DEI SALMI

Dei 150 Salmi, settantatré sono attribuiti al re Davide, dodici al maestro cantore nominato da Davide, Asaf, dodici ai figli di Core, una famiglia di cantori leviti operanti sotto Davide, due al re Salomone, e uno ciascuno ai maestri di musica Heman ed Etan che operarono presumibilmente al tempo di Davide e di Salomone. E quindi comprensibile che il nome di Davide sia particolarmente legato al Salterio.
Di Davide si narra che, dopo la sua segreta unzione a re, fosse stato convocato dal re Saul, ripudiato da Dio e tormentato da uno spirito maligno, perché gli suonasse l’arpa. «Quando dunque lo spirito sovrumano investiva Saul, Davide prendeva in mano la cetra e suonava: Saul si calmava e si sentiva meglio e lo spirito cattivo si ritirava da lui» (1Sam 16,23).
Così potrebbe essere iniziata l’attività di Davide come compositore di salmi. In forza dello Spirito di Dio, disceso su di lui con l’unzione a re, scacciava con il canto lo spirito maligno. Non ci è giunto alcun salmo precedente la sua unzione. Soltanto quando fu chiamato a essere il re messianico dalla cui discendenza sarebbe nato il re promesso, Gesù Cristo, intonò i canti che in seguito sarebbero stati accolti nel canone delle sacre Scritture.
Secondo la testimonianza della Bibbia, Davide, in quanto re consacrato del popolo eletto da Dio, prefigura Gesù Cristo. Ciò che gli accade avviene per mezzo di colui che è in lui e da lui discenderà: Gesù Cristo; e Davide non ne è ignaro, anzi: «Poiché era profeta e sapeva che Dio gli aveva giurato solennemente di far sedere sul suo trono un suo discendente, previde la risurrezione di Cristo e ne parlò» (At 2,30-31).
Davide fu un testimone di Cristo nella sua funzione, nella sua vita e nelle sue parole. Anzi, il Nuovo Testamento ci dice ancora di più. Nei Salmi di Davide parla già lo stesso Cristo promesso (Eb 2,12; 10,5), o, per dirla in altri termini, lo Spirito santo (Eb 3,7). Le stesse parole pronunciate da Davide le pronunciava dunque in lui il futuro Messia. Le preghiere di Davide erano recitate anche dal Cristo o, meglio, Cristo stesso pregava nel suo precursore Davide.
Questa breve osservazione contenuta nel Nuovo Testamento getta una luce particolare sull’intero Salterio. Lo collega a Cristo. Ci sarà ancora da riflettere sui particolari, ma ciò che conta è che neppure Davide pregava per lo slancio personale del suo cuore, bensì spinto dal Cristo che dimorava in lui. È sì Davide a intonare i propri salmi, ma in lui e con lui Cristo. Ciò è espresso in modo misterioso nelle ultime parole di Davide ormai vecchio: «Oracolo di Davide, figlio di lesse, oracolo dell’uomo che l’Altissimo ha innalzato, del consacrato del Dio di Giacobbe, del soave cantore d’Israele. Lo spirito del Signore parla in me, la sua parola è sulla mia lingua» (2Sam 23,1-2). Segue poi un’ultima profezia circa il futuro re di giustizia, Gesù Cristo.
E con ciò torniamo a quanto avevamo già compreso. Certo, non tutti i Salmi sono di Davide né il Nuovo Testamento mette in bocca al Cristo l’intero Salterio. Ciò nonostante, dobbiamo tenere conto di questi accenni per l’intero libro, che è comunque legato al nome di Davide; lo stesso Gesù, inoltre, dice dei Salmi nel loro insieme che hanno annunciato la sua morte, la sua risurrezione e la predicazione del Vangelo (Lc 24,44).
Ma com’è possibile che un uomo e Gesù recitino insieme i Salmi? È il Figlio di Dio fattosi uomo, che ha assunto nella propria carne tutte le debolezze umane, che qui apre a Dio il cuore dell’umanità intera, mettendosi al nostro posto e pregando per noi. Ha conosciuto più profondamente di noi la pena e la sofferenza, la colpa e la morte; perciò a presentarsi a Dio è la preghiera della natura umana da lui assunta. È davvero la nostra preghiera, ma poiché egli ci conosce meglio di noi stessi, essendosi fatto uomo per noi, è anche la sua preghiera, e può divenire la nostra proprio perché era la sua.
Chi prega i Salmi? Davide, Salomone, Asaf, Cristo, noi… Noi, l’intera comunità, in seno alla quale diviene possibile recitare i Salmi in tutta la loro ricchezza, ma anche ogni singolo uomo nella misura in cui partecipa a Cristo e alla sua comunità recitandone le preghiere. Davide, Cristo, la comunità, io stesso… e se ci riflettiamo insieme scopriremo il cammino meraviglioso percorso da Dio per insegnarci a pregare. (pp. 38-41)

I SALMI NELLA VITA DI TUTTI I GIORNI
Abbiamo scorso rapidamente il Salterio per imparare forse a pregare meglio alcuni Salmi. Non sarebbe difficile ricollegare tutti i Salmi citati al Padre nostro. Basterebbe cambiare qualcosa nell’ordine dei capitoli che abbiamo trattato.
Ciò che conta ora è che iniziamo a pregare di nuovo i Salmi, con fedeltà e amore, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo.
«Il nostro diletto Signore, che ci ha donato il Salterio e il Padre nostro e ci ha insegnato a pregarli, ci dona anche lo Spirito della preghiera e della grazia affinché preghiamo con zelo e fede sincera, senza mai smettere, perché di questo abbiamo bisogno; così ci ha ordinato e questo vuole da noi. A lui sia lode, onore e grazie. Amen» (Lutero).
Quando si riesce a dare unità alla nostra giornata, essa acquista ordine e disciplina. Quest’unità va cercata e trovata nella preghiera mattutina. Solo così potrà essere conservata nel lavoro. La preghiera del mattino è decisiva per tutto il giorno. Il tempo sprecato di cui ci vergogniamo, le tentazioni alle quali cediamo, la debolezza e lo scoraggiamento sul lavoro, il disordine e l’indisciplina nei nostri pensieri e nel rapporto con gli altri, affondano molto spesso le radici nell’aver trascurato la preghiera del mattino.
L’ordine e l’organizzazione del nostro tempo divengono più sicuri se scaturiscono dalla preghiera. Le tentazioni che la giornata lavorativa porta con sé sono superate con il ricorso a Dio. Le decisioni che il lavoro richiede diventano più facili e leggere se prese non nel timore degli uomini ma al cospetto di Dio. « Qualunque cosa facciate, fatela di cuore come per il Signore e non per gli uomini» (Col 3,23).
Anche il lavoro meccanico sarà svolto con maggiore pazienza, se deriva dalla conoscenza di Dio e dei suoi comandamenti. Le forze per lavorare aumentano se abbiamo pregato Dio di darci oggi la forza che ci serve per il nostro lavoro. (pp. 92-94)

Articolo tratto da:
FORUM (120) Koinonia
http://www.koinonia-online.it

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