Archive pour avril, 2019

Domenica delle Palme

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Publié dans:immagini sacre |on 12 avril, 2019 |Pas de commentaires »

DOMENICA DELLE PALME (ANNO C) (14/04/2019)

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DOMENICA DELLE PALME (ANNO C) (14/04/2019)

La pazzia intelligente e ragionata
padre Gian Franco Scarpitta

Si ostentano rametti di ulivo e palme decorate nella generale atmosfera di festa che accompagna questa giornata e in effetti l’espressione della nostra fede non può che trasparire nella gioia di cui siamo chiamati ad essere apportatori, soprattutto quando l’oggetto della nostra fede è un Dio che noi abbiamo motivo di esaltare e del quale possiamo rallegrarci. Dio che, non contento di essersi incarnato per percorrere i nostri sentieri, ha voluto partecipare dell’esperienza umana fino in fondo, condividendone le gioie e i dolori, gli aspetti positivi e le negatività, la serenità e la tensione e che adesso per ciò stesso, mentre entra a Gerusalemme viene omaggiato ed esaltato come Signore e Re glorioso. A lui si riservano gli onori tributati ai Grandi, come gli imperatori o i generali dell’esercito che rientrano in città dopo una vittoria sul nemico. Al suo incedere si stendono mantelli e si gettano palme e rametti, simbolo di onorificenza riservata ai grandi. Ecco il significato del nostro gesto festoso e altamente allusivo.
Si esalta il Signore, re dell’universo che trionfa sul regno delle tenebre e del male in forza dei prodigi di guarigione e dei miracoli compiuti in precedenza e si accoglie nella persona di Gesù il Messia tanto atteso da generazioni che ha manifestato inderogabilmente di essere tale attraverso i suoi insegnamenti, la sua predicazione e soprattutto per mezzo di concrete opere di misericordia che attestano l’avvento definitivo del Regno. La gente che si stringe attorno a lui esulta non solamente perché Gesù è il Signore, ma perché la sua signoria si è palesata nell’amore concreto del quale hanno dato testimonianza le opere compiute.
Amore disinteressato e mai soddisfatto di dare, anzi di donarsi a dismisura, che adesso associa alla razionalità l’assurdo e l’impensabile nei termini di follia. Una volta osannato fino alle alte schiere dal popolo, Gesù infatti si avvierà al fatidico momento nel quale tanta gioia ed esultanza si trasformeranno nell’abbandono e nella solitudine. A Gerusalemme intratterrà i suoi in un contristato banchetto nel quale donerà se stesso nella forma del pane e del vino, concedendosi così ancora una volta, indistintamente, ai suoi e a tutti; conoscerà la paura, l’angoscia e l’imperversare delle tenebre che per volontà del Padre avranno la meglio su di lui; dovrà sottoporsi all’ignominia della cattura a dir poco vigliacca di coloro che avranno necessità di servirsi di un “basista” quale Giuda per mettergli le mani addosso, sottoporsi alla tortura, al flagello e a un processo celebrato non del tutto nella norma, accettare una pena capitale comminata ingiustamente e contro la normativa, poiché colui che lo condanna (Pilato) avrebbe l’obbligo di liberare gli innocenti (secondo la legge romana vigente) e non darla vinta allo strepito dei Giudei.
E il Messia, poco prima esaltato e innalzato alla gloria, accetta tutte queste umiliazioni senza replicare né battere ciglio, riaffermando di essere venuto per rendere testimonianza alla verità (Gv 18, 37 – 38). Sa che destinare le sue membra innocenti al patibolo è indispensabile per realizzare il riscatto di tutti gli uomini per i quali pagherà il prezzo con il suo sangue e concepisce che l’amore da sempre manifestato per loro non sarebbe completo e reale se tale sangue di redenzione e di salvezza non verrà sparso. Allora, pur avendo tutte le carte in tavola per liberarsene, accetta con umiltà e mansuetudine l’orribile flagello, prefigurato dall’immagine del Terzo Canto del profeta Isaia sul Servo Sofferente avviato al macello.
Qualche secolo più tardi Nietzsche scriverà che “C’è sempre un grano di pazzia nell’amore, così come c’è sempre un grano di logica nella pazzia”, ma l’amore di Cristo supera ogni logica quale umanamente noi la intendiamo, prevarica la nostra immaginazione e sceglie ciò che per noi è stolto per manifestare la sua sapienza; ciò che è per noi debole per manifestare la sua forza, ciò che è ignobile e disprezzato per ridurre a nulla le cose che sono”(1 Cor 1, 26 – 31), nessuna meraviglia quindi se il suo amore viene annoverato nell’ordine della pazzia. E’ una pazzia ragionata e intelligente per la quale si conclude che è necessario patire se si vuole amare. Dice Martin Luther King che “non può esserci profonda delusione dove non c’è un amore profondo” ebbene in Gesù la prova del nove della profondità dell’amore sta nelle percosse e nelle umiliazioni subite. Perfino nel suo patire l’amore di Gesù si riversa sul prossimo, visto che invita le donne a non piangere su di lui, ma su se stesse e invocherà sulla croce il Padre perché « perdoni loro perché non sanno quello che fanno » e solamente quello di Dio fatto uomo è amore dimentico di se stesso fino a tanta realtà.
Noi non possiamo che configurarci nel Dio che ci ama fino all’inverosimile senza risparmiarsi e di conseguenza non possiamo fare a meno di percorrere le tappe di Gesù suo Figlio mentre raduna i suoi per la Cena, viene catturato, processato, flagellato e crocifisso per poi risorgere. Configurarsi a lui vuol dire assumerne la stessa immagine e trasferirla nel nostro vissuto, condividendo le stesse pene nello specifico delle ansie e dei problemi che ci riserva la vita di tutti i giorni; assumendo ciascuno la nostra croce che è insignificante se paragonata a quella di Cristo, umiliandoci con lui mentre affrontiamo le ingiustizie e le prevaricazioni di questo mondo, con lui morendo tutte le volte che siamo costretti ad accettare fallimenti e delusioni. Ci incoraggia tuttavia il fatto che nel Dio che si è dato tutto per tutto a noi c’è stata anche la volontà di dare la vita e quello farà con la sua resurrezione. E’ esattamente il programma della settimana santa, che in fondo è riverbero dell’intera vita cristiana.

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entrata di Gesù a Gerusalemme

la mia e diario - Copia

Publié dans:immagini sacre |on 9 avril, 2019 |Pas de commentaires »

DOMENICA DELLE PALME – SANT’AGOSTINO

https://www.augustinus.it/varie/quaresima/settimana_6.htm

DOMENICA DELLE PALME – SANT’AGOSTINO

« Ecco, a te viene il tuo re.
Egli è giusto e vittorioso,
umile cavalca un asino.
Annunzierà la pace alle genti ».
(Zc 9, 9.10)

INTRODUZIONE
Con l’ingresso a Gerusalemme, Gesù si consegna volontariamente alla morte, secondo un disegno che non è frutto del caso, ma risponde ad un progetto di salvezza di Dio. Dio permette il male, acconsente alla morte del Figlio per un giudizio che sfugge alla comprensione umana. Questo progetto di salvezza, che si compie con la condanna a morte del Servo, trova una sua anticipazione nella figura del Servo di YHWH, uomo dei dolori, reietto e disprezzato, condotto al macello per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità (Is 52, 13 – 53, 12). La passione di Gesù realizza la profezia dell’Antico Testamento.

DALLE « ESPOSIZIONI SUI SALMI » DI SANT’AGOSTINO, VESCOVO (En. in Ps. 61, 22)

Quanti beni ci ha recati la passione di Cristo!
Sí, fratelli, era necessario il sangue del giusto perché fosse cassata la sentenza che condannava i peccatori. Era a noi necessario un esempio di pazienza e di umiltà; era necessario il segno della croce per sconfiggere il diavolo e i suoi angeli (cf. Col 2, 14. 15). La passione del Signore nostro era a noi necessaria; infatti, attraverso la passione del Signore, è stato riscattato il mondo. Quanti beni ci ha arrecati la passione del Signore! Eppure la passione di questo giusto non si sarebbe compiuta se non ci fossero stati gli iniqui che uccisero il Sìgnore. E allora? Forse che il bene che a noi è derivato dalla passione del Signore lo si deve attribuire agli empi che uccisero il Cristo? Assolutamente no. Essi vollero uccidere, Dio lo permise. Essi sarebbero stati colpevoli anche se ne avessero avuto solo l’intenzione; quanto a Dio, però, egli non avrebbe permesso il delitto se non fosse stato giusto.

Che male fu per il Cristo l’essere messo a morte? Malvagi furono certo quelli che vollero compiere il male; ma niente di male capitò a colui che essi tormentavano. Venne uccisa una carne mortale, ma con la morte venne uccisa la morte, e a noi venne offerta una testimonianza di pazienza e presentata una prova anticipata, come un modello, della nostra resurrezione. Quanti e quali benefici derivarono al giusto attraverso il male compiuto dall’ingiusto! Questa è la grandezza di Dio: essere autore del bene che tu fai e saper ricavare il bene anche dal tuo male. Non stupirti, dunque, se Dio permette il male. Lo permette per un suo giudizio; lo permette entro una certa misura, numero e peso. Presso di lui non c’è ingiustizia. Quanto a te, vedi di appartenere soltanto a lui, riponi in lui la tua speranza; sia lui il tuo soccorso, la tua salvezza; in lui sia il tuo luogo sicuro, la torre della tua fortezza. Sia lui il tuo rifugio, e vedrai che non permetterà che tu venga tentato oltre le tue capacità (cf. 1 Cor 10, 13); anzi, con la tentazione ti darà il mezzo per uscire vittorioso dalla prova. È infatti segno della sua potenza il permettere che tu subisca la tentazione; come è segno della sua misericordia il non consentire che ti sopravvengano prove più grandi di quanto tu possa tollerare. Di Dio infatti è la potenza, e tua, Signore, è la misericordia; tu renderai a ciascuno secondo le sue opere.

IN BREVE…
Si celebra la passione del Signore: è tempo di gemere, tempo di piangere, tempo di confessare e di pregare. Ma chi di noi è capace di versare lacrime secondo la grandezza di tanto dolore? (En. in Ps. 21, 1)

 

Publié dans:PASQUA -TEMPO DI, SANT'AGOSTINO |on 9 avril, 2019 |Pas de commentaires »

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Publié dans:IMMAGINI BELLE |on 8 avril, 2019 |Pas de commentaires »

INSTANCABILE SOLLECITUDINE DI DIO – MESROP ARMENO, QUINTO DISCORSO

http://www.vatican.va/spirit/documents/spirit_20030211_mesrop-armeno_it.html

INSTANCABILE SOLLECITUDINE DI DIO – MESROP ARMENO, QUINTO DISCORSO

« Dio è stato ed è. È stato senza inizio nella sua magnificenza, ed è eternamente instancabile nella sollecitudine per le sue creature. Verità egli è stato, e lo è. È stato pienamente immutabile, ed è il sostentatore del creato. Sapienza priva di errore e ricca di utilità egli è stato, e nella sua infinità è la luce delle creature. Regola di una saggezza irraggiungibile è stato egli, e lo è, nella sua sollecitudine inesprimibile per le sue creature. Lo è stato con ammonimenti vivifici, saggi, utilissimi per aderire con salda fede alla sua essenza, e lo è con la grazia, eternamente salvifica, che egli continuamente dispensa agli uomini, perché a lui si appressino e con lui si uniscano in amore vivo. Forza onnipotente egli è stato, ed è, nella sua natura, perciò egli rafforza i deboli nella lotta spirituale. Grazia misericordiosa e amante è stato, ed è, nel suo ardore per il bene, perciò egli è sollecito dei giusti e li protegge, mentre conduce i peccatori a penitenza. Luce e magnifica santità egli è stato, ed è; perciò contrassegna, onora e rinnova le creature con grazie molteplici e col battesimo illuminante.
Sollecitudine misericordiosa egli è stato, e lo è, con la sua indicibile bontà nella sua cura per le creature visibili e invisibili, affinché giungano al porto del bene, ottengano le promesse e attuino la loro vocazione al cielo, che è traboccante di viva beatitudine nella vita. Grazia di misericordia egli è stato, e lo è, nella sua indescrivibile bontà e nei suoi ricchissimi doni, perciò egli mostra e dà all’amore umano i suoi frutti, chiamando alla grazia dell’adozione. Longanime e comprensivo egli è stato, e lo è, con la sua mitezza e la sua volontà misericordiosa, dato che non si mostra troppo oculato verso il male e non tutto punisce quaggiù, affinché i peccatori abbandonino i loro peccati e tornino a vivere. La bontà della Trinità santissima egli è stato nella sua sollecitudine per le sue creature, e lo è in pienezza assoluta, che mai non diminuisce, che mai può essere misurata o limitata, né da ciò che è visibile, né da ciò che è invisibile, di fronte alla preghiera e alla supplica conforme a un contegno saggio. »

 

Publié dans:SPIRITUALITÀ |on 8 avril, 2019 |Pas de commentaires »

« Aurora boreale, un viaggio alla scoperta dei colori che danzano in cielo » articolo, (link)

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https://www.tgtourism.tv/2016/11/un-viaggio-alla-scoperta-dellaurora-boreale-dove-vedere-i-magici-colori-che-danzano-in-cielo-21905/

Gesù e l’adultera

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Publié dans:immagini sacre |on 5 avril, 2019 |Pas de commentaires »

V DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO C) (07/04/2019) La novità dell’amore

https://www.qumran2.net/parolenuove/commenti.php?mostra_id=45508

V DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO C) (07/04/2019)

La novità dell’amore
padre Gian Franco Scarpitta

Già nell’episodio parabolico del “padre misericordioso” di cui alla Domenica precedente, Gesù attesta all’avvento della novità assoluta che irrompe nella storia e con lo stesso argomento trattato ci ragguaglia che sono sorti “tempi nuovi” e rinnovate dimensioni, per le quali vanno dimenticate le cose antiche, come espresso dal profeta Isaia. E la novità assoluta è la seguente: Dio ci ama singolarmente e la sua misericordia tende a recuperarci anziché condannarci. L’amore di Dio si evince dal fatto che lui si ostina a cercare chi si è smarrito nel peccato, nella misura in cui noi ci ostiniamo a perseverare le peccato e si tratta di un “novum” che sconvolge le aspettative tipicamente umane di pregiudizio e di condanna.
Se l’uomo tende a vendicarsi, Dio perdona a dismisura. Se l’uomo si accanisce, Dio si riconcilia. Se l’uomo esclude ed estromette, Dio chiama alla comunione; se l’uomo distrugge, Dio ricompone con la saldatura dell’amore. Se l’uomo usa pregiudizi e illazioni, Dio concede fiducia e risolleva.
Le procedure di Dio marciano insomma in senso opposto al nostro comune pensare, questa è la novità assoluta che adesso ci viene rivelata in Cristo e, come già nella parabola succitata del Padre misericordioso, anche nell’episodio presente ne siamo ragguagliati.
Il tranello che viene teso a Gesù è molto sagace e malizioso e certamente chi glielo sta ponendo vuole che lui precipiti nell’inattendibilità popolare. Al presenziare di questa donna probabilmente sposata ma colta in flagranza di reato per adulterio lui potrebbe acconsentire che venga uccisa a colpi di pietra, come prescrive la Legge di Mosè (Lv 20, 10); ma il tal caso si metterebbe in contrasto contro la legislazione romana, per la quale solo all’imperatore (o chi per lui) aveva potere di condanna capitale. E in più smentirebbe le sue continue affermazioni intorno alla misericordia e al perdono di Dio. Se invece negasse la condanna a morte, sarebbe ugualmente colpevole di trasgredire una normativa della Legge giudaica.
Il peccato da parte di questa donna è inequivocabile, è avvenuto e non lo si può negare o disattendere e neppure si può prendere sottogamba quanto ad esso correlato, cioè la legge mosaica e la condanna a morte.
Si nota un particolare gesto insolito da parte di Gesù, che è stato suscettibile di varie interpretazioni: anziché interloquire con gli astanti che pongono la domanda, Gesù si china per terra, davanti all’ingresso del tempio di Gerusalemme dove la discussione sta avvenendo, e segna alcuni tratti sulla sabbia. Scrive per terra. Alcuni hanno collegato l’atteggiamento inusuale a Geremia 17,13 sul fatto che chi abbandona il Signore “sarà abbandonato nella polvere”; altri si sono collegati a Es 31, 18 che descrive come le tavole della Legge furono scritte “con il dito di Dio” e pertanto quello che Gesù sta per proferire è di natura divina. O forse Gesù considera che la questione che gli viene posta è talmente banale o di soluzione così evidente che non varrebbe neppure la pena prestare ascolto a questi intriganti interlocutori che non fanno altro che sollevare polveroni inutili:
Praticamente senza parlare e contemplando la polvere sta dicendo loro: “Occorre che io stia a controbattere o ad elucubrarvi di nozioni perché capiate che la questione in realtà è un’altra? Voi siete talmente a posto con la vostra coscienza al punto da poter condannare questa donna senza riprovare voi stessi? Per caso non avete voi delle irresponsabilità della stessa portata dell’adulterio o dell’infedeltà? Insomma è proprio certo che voi siate più innocenti di questa donna? Non dico che lei non meriti riprovazione né tantomeno che vada giustificata; ma voi avete la coscienza talmente tranquilla da poterlo fare?”
Solo chi non ha mai commesso peccato è in grado di giudicare gli altri e questo compete solo a Dio. Ma soprattutto nessuno di noi è talmente immacolato e perfetto da eseguire una sentenza di condanna a morte. Quindi, “chi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei. Ma lo faccia chi davvero è esente da peccati e irresponsabilità.
Gesù ferisce nell’orgoglio gli astanti e mentre essi imbastiscono un processo all’adultera presente, lui organizza il tribunale severo dell’interiorità e del loro cuore nel quale non si può ricorrere in appello. Il tribunale che li condannerebbe a pene ben più severe, ma davanti al quale non vogliono sostare; dal quale non vogliono farsi processare per il semplice fatto che è assai confortevole perseverare ciascuno nei propri errori, senza avere la “seccatura” di essere inquisiti o giudicati. Bello continuare a peccare giustificando i propri sbagli e senza che nessuno ce li faccia notare; è esaltante persistere nell’errore e chi intende mettercelo di fronte è fastidioso e inopportuno. Meglio allora che ce ne andiamo tutti, a partire da coloro che fra di noi si reputano più saggi e sapienti: gli anziani.
Questa è la novità decantata da Isaia, Dio è amore e misericordia che anziché condannare fa di tutto per riabilitare i peccatori e non vuole la morte di nessuno. Il vero nemico da combattere è infatti il peccato stesso, la sua aberrazione e la sua inutilità perniciosa, ma non il soggetto che pecca. Madre Teresa di Calcutta affermava che giudicare le persone non ci concede il tempo di amarle; nell’ottica della misericordia di Dio occorre amare prima di giudicare ed è inammissibile sostituirci a Dio pretendendo di saperla lunga sul nostro fratello.
La novità dei Figli di Dio in Cristo consiste pertanto nel non considerarci migliori degli altri, non vantare eccessiva stima di noi stessi, ma piuttosto analizzarci a puntino, onde venire a capo ciascuno dei nostri demeriti e delle nostre mancanze prima ancora di condannare inesorabilmente coloro che non conosciamo fino in fondo.
La novità dei figli di Dio è quindi quella della coerenza, della trasparenza e del dono di noi stessi agli altri secondo misericordia, che esclude ogni sorta di dispregio e di pregiudizio verso chi sbaglia. La novità dell’amore che vince le nostre ostinazioni.

Publié dans:OMELIE |on 5 avril, 2019 |Pas de commentaires »

le mani di Dio

diario God's hands, Sieger Koder

Publié dans:immagini sacre |on 3 avril, 2019 |Pas de commentaires »
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