Archive pour février, 2019

La pesca miracolosa

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V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C) (10/02/2019)

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V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C) (10/02/2019)

Eccomi, manda me!
don Lucio D’Abbraccio

La parola del Signore che ci viene offerta nelle tre letture di questa quinta domenica del tempo ordinario ci presenta tre vicende che gli studiosi chiamano: racconti di vocazione, ossia chiamata.
La prima lettura è il racconto della vocazione di Isaia. La chiamata di Isaia, vissuto nell’ 8° secolo avanti Cristo, viene descritta in modo solenne e mette in evidenza la santità di Dio, dinanzi al quale ogni persona è «dalle labbra impure» e ha bisogno di essere purificata col «carbone ardente preso dall’ altare», per sentirsi ripetere: «Ecco, questo ha toccato le tue labbra, perciò è scomparsa la tua colpa e il tuo peccato è espiato». Anche Pietro, ci dice l’evangelista Luca, dinanzi alla potenza di Gesù nella pesca prodigiosa, esclama: «Signore, allontanati da me, perché sono un peccatore». Dinanzi a Cristo che si è rivelato anche a lui Paolo, nella prima lettera ai Corinzi, dichiara: «Io infatti sono il più piccolo tra gli apostoli e non sono degno di essere chiamato apostolo perché ho perseguitato la Chiesa di Dio».
Di fronte al Signore che fa irruzione nella nostra vita, che ci sceglie, che ci chiama, che ci invia per una missione, non possiamo non sentire la nostra pochezza, i nostri limiti, i nostri peccati. Questa constatazione non ci impedisce di rispondere come Isaia: «Eccomi, manda me!», oppure ripetere il gesto dei discepoli, che lasciarono tutto e seguirono Gesù.
Per compiere la missione alla quale il Signore ci destina è necessaria la nostra risposta di persone libere e consapevoli, ma l’iniziativa è sempre di Dio, che appare a Isaia, che ferma Saulo sulla via di Damasco, che dice a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». È la parola di Dio fatta carne in Cristo che chiama e, mentre chiama, trasforma e rende capaci di dare una risposta generosa e incondizionata. Alla richiesta che appare insensata – Simone e i suoi compagni hanno faticato tutta la notte senza pescare nulla e per di più sanno bene che si pesca poco in pieno giorno – Pietro mette da parte le sue certezze e risponde senza indugio: «sulla tua parola getterò le reti». È un’affermazione straordinaria, che esprime l’essenziale della fede cristiana: un’adesione fiduciosa e profonda a Gesù, un’obbedienza alla sua parola. È la parola di Gesù che trasforma i pescatori del lago di Cafarnao in pescatori di uomini. Luca annota dicendo che Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini». Pietro da pescatore di pesci deve diventare pescatore di persone, capace cioè di condurre uomini e donne al Signore. E questa promessa gli viene rivolta proprio mentre egli confessa la propria inadeguatezza, a riprova di come solo grazie all’ adesione al Signore egli potrà scacciare ogni paura e compiere ciò che alle sue forze sarebbe impossibile.
Il racconto evangelico si conclude con un’annotazione che, nella sua brevità, può riassumere il senso di un’intera vita: i tre pescatori «tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono». Quegli uomini che dicono «sì» a Gesù e lo seguono rinunciano al loro lavoro, abbandonano la famiglia e la casa. Il loro «sì» comporta delle rinunce che Pietro, Giacomo e Giovanni – e tutti coloro che dicono «sì» al Signore – hanno vissuto con gioia perché hanno accettato liberamente di non anteporre nulla all’ amore di Cristo, hanno deciso di «stare con lui» (cfr (Mc 3, 14) nella certezza che «il suo amore vale più della vita» (cfr Sal 63, 4).
Ci sono dei momenti nella nostra vita in cui Dio si rivela anche a noi, ci chiama a seguirlo, non in modo spettacolare ma nei modi più diversi. Tutti, dunque, siamo chiamati a seguire il Signore. Sta a noi riconoscere la sua voce, discernere i segni della sua volontà. È nell’ ascolto della sua Parola, nella contemplazione, nella preghiera, che ci rendiamo pronti e disponibili ad accogliere la sua chiamata, che non è riservata a pochi eletti – la vocazione non è riservata ai soli sacerdoti, ai religiosi e alle religiose -, ma è rivolta a tutti, anche se per missioni e servizi diversi. Dio chiama per affidare un compito, per coinvolgerci nel suo progetto di salvezza. La risposta dei profeti e degli apostoli a volte è immediata, gioiosa, altre volte è titubante, perplessa, ma tutti, alla fine, dicono il loro «eccomi».
Come ci comportiamo noi di fronte alla scelta e alla chiamata del Signore che ci vuole impegnati nel suo servizio e nel servizio ai fratelli, sia nella comunità ecclesiale che in quella civile? Sappiamo fidarci veramente della parola del Signore? Oppure ci lasciamo scoraggiare dai nostri fallimenti? Siamo pronti a seguirlo?
Ci aiuti la Vergine Maria a rispondere generosamente alla chiamata del Signore e a comprendere sempre più che essere discepoli significa mettere i nostri piedi sulle orme lasciate dal Maestro: sono le orme della grazia divina che rigenera vita per tutti.

Publié dans:OMELIE |on 8 février, 2019 |Pas de commentaires »

La Scala di Giacobbe

la scala di giacobbe

Publié dans:immagini sacre |on 7 février, 2019 |Pas de commentaires »

IL CIELO – SIMBOLI BIBLICI

https://www.paoline.it/blog/bibbia/1379-il-cielo-simboli-biblici.html

IL CIELO – SIMBOLI BIBLICI

Pubblicato in Conoscere la Bibbia Scritto da Filippa Castronovo 26 Ott 2016

Nella storia delle religioni, come anche nella Bibbia, il cielo è simbolo della trascendenza, del sacro, del luogo dove Dio abita e dal quale guarda la terra.

I riferimenti al cielo nella Bibbia sono numerosissimi, al punto che il termine cielo designa la stessa identità di Dio e la sua relazione con l’umanità. La prima pagina della Scrittura presenta Dio che crea i cieli e la terra (cfr. Gen 1,1) e l’ultima annuncia l’avvento di nuovi cieli e nuove terre (Ap 21, 1). Dio chiama il cielo firmamento (Gen 1,8) ed esso, secondo la mentalità antica, è immaginato come luogo solido: poggia su colonne robuste (Gb 2,11) e ha fondamenta solide (2 Sam 22,8). Dotato da finestre, dette cateratte, da esse fa uscire la pioggia (Gen 7,11; 2 Re 7,2.19 ). Dio abita nel cielo/firmamento che ha creato (Gen 14,18,19; Sal 33,13-14; Is 66,1; Est 4,17), vi si siede sopra e distende la sua volta come la tenda (Is 40,22; 1Re 8,27; Sal 104,2). Dal cielo governa il mondo e invia le sue benedizioni, il suo aiuto e la sua Sapienza (Dt 33,13; Sal 121,2; Sap 9,10). Alzare gli occhi verso il cielo equivale a rivolgersi a Dio che in esso risiede (Dt 4,19; Dn 13,35; At 7, 55) mentre innalzarsi fino al cielo indica il voler giungere, con le proprie forze, fino a Dio (cfr. Gen 11,4).

Nel Nuovo Testamento il cielo presenta la stessa simbologia. Gesù insegna a pregare: «Padre nostro, che sei nei cieli» (Mt 6,9). Egli viene dal cielo, dal Padre e tornerà al cielo, al Padre (cfr. Gv 3,13; 6,62; Mc 16,19). E’ il pane vivo disceso dal cielo; nel suo battesimo, al fiume Giordano, i cieli si aprono (Lc 3,21). Dopo la risurrezione mentre ascende in alto (At 1,10-11) invita i discepoli a smettere di fissare il cielo perché devono, mediante l’annuncio evangelico, trasformare il mondo in un ‘nuovo cielo e in una nuova terra’, nella nuova umanità che riconosce Cristo morto e risorto suo unico Signore. I cristiani nel compiere le loro scelte «rivolgono il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra» (Col 3,2) non per estraniarsi da essa ma perché, guidati dalla vita nuova in Cristo, possano renderla terra dove abita Dio e dove vi è Dio la vi è pure il ‘cielo’. Nel cielo il veggente dell’Apocalisse vede una donna (Ap 12,1) rivestita di sole, simbolo di Gesù risorto, con la luna sotto i suoi piedi e una corona di dodici stelle. La donna è la Chiesa che annuncia Cristo morto e risorto nella storia, per rinnovare l’umanità intorno a Lui, Signore della storia e del creato. Il cielo, infine, è la vera patria dei credenti i quali solo da esso attendono il loro salvatore (Fil 3,20).

Da Sapere
Nei vangeli sinottici ricorre l’espressione regno dei Cieli e/o regno di Dio che, di fatto, hanno lo stesso significato. La forma regno dei Cieli è adoperata da Matteo, perché scrive alla comunità cristiana di origine giudaica la quale anziché nominare Dio adopera un termine che lo sostituisce. Quindi cielo indica Dio. Anche noi anziché dire ‘grazie a Dio’ usiamo dire ‘grazie al cielo’.
L’apostolo Paolo narra di essere salito al ‘terzo cielo’ (2 Cor 12,2). Quest’espressione allude al fatto che il cielo s’immaginava diviso in tre sezioni, l’ultima della quale era quella dove abita Dio, o cielo dei cieli (cfr. 1Re 8,27). Il terzo cielo corrisponde al ‘Paradiso’ (2 Cor 12,4).

Publié dans:BIBBIA - VARI TEMI |on 7 février, 2019 |Pas de commentaires »

un gatto e un ratto per la buona notte

gatti-ratti

Publié dans:gatti simpaticissimi |on 2 février, 2019 |Pas de commentaires »

Presentazione del Signore

per diario

Publié dans:immagini sacre |on 1 février, 2019 |Pas de commentaires »

PRESENTAZIONE DEL SIGNORE – 2 FEBBRAIO

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PRESENTAZIONE DEL SIGNORE – 2 FEBBRAIO

don Luciano Cantini

Vedere l’invisibile, toccare l’intangibile

A Gerusalemme
Gerusalemme si identifica con il Tempio, centro religioso e culturale d’Israele, non certo luogo del silenzio e del raccoglimento come le nostre chiese, data la struttura e la molteplicità di azioni che vi si svolgevano. Immaginiamo solo il passaggio degli animali che venivano portati al sacrificio e la loro macellazione. Nel cortile più esterno c’era di tutto: venditori, stallieri, cambiavalute, predicatori, visitatori. Nel cortile più interno – dove erano ammessi solo gli ebrei, compreso le donne c’era anche il deposito del legname e dell’olio, dove si controllava la guarigione delle lebbra, dove si scioglieva il voto di nazireato col taglio dei capelli. Tra quel cortile e quello più interno c’era una porta detta di Nicanore: era un luogo di passaggio fondamentale per il culto, da lì passavano gli uomini che assistevano ai sacrifici, i sacerdoti, i leviti addetti a ricevere le offerte e riconsegnarle, gli animali, la legna, un viavai di persone e cose. Quella porta era anche quella che le donne potevano raggiungere più vicina al tempio e qui concludere il periodo di purificazione dopo il parto come chiesto dalla Legge. Forse tutta questa descrizione sembra inutile, ma dà l’idea di una confusione generale in cui emerge l’azione dello Spirito Santo che fa incontrare la piccola famiglia con Simeone e Anna.

Lo Spirito Santo era su di lui.
Simeone, nella iconografia tradizionale, è raffigurato anziano e vestito come un sacerdote, ma Luca lo descrive come uomo giusto e pio. Non un sacerdote ma semplicemente un uomo di Gerusalemme che si lasciava guidare dallo Spirito Santo. Simone va al Tempio, non per celebrare un rito come Zaccaria (cfr. Lc 1,9) né per compiere un precetto come Giuseppe e Maria (cfr. Lv 12,8), ma mosso dallo Spirito Santo. Luca sottolinea per tre vote l’azione dello Spirito Santo su Simeone: era su di lui, gli aveva preannunciato, lo ha mosso. È incredibile come la docilità dell’uomo permetta di andare oltre il visibile e diventare strumento di manifestazione del progetto di Dio.
La presenza di Simeone e poi di Anna trasformano quell’evento, mansione ordinaria del sacerdoti del tempio ripetitiva e ordinaria, in qualcosa di totalmente unico. È la forza dello Spirito Santo che muta un semplice atto di ubbidienza alla Legge in un « incontro » che abbraccia quanti aspettavano la redenzione d’Israele con la Luce destinata a illuminare le genti.

Hanno visto
Simeone sapeva di poter vedere ed ora ha visto; anzi i suoi occhi hanno visto ciò che il suo cuore aveva visto in precedenza. I suoi sensi hanno toccato l’intangibile, la speranza è diventata certezza di salvezza. Possiamo fare qualche parallelo tra le nostre speranze e quella di Simeone, tra le sue e le nostre certezze? Simeone vive dilatato dallo Spirito Santo, la sua esistenza è diventata di poco conto difronte alla salvezza che ha raggiunto i popoli. Lui ha visto il Cristo « prima » nella dimensione dell’attesa e gli ha permesso di riconoscerlo il quel bambino portato al Tempio dai suoi genitori e di vederlo « dopo » splendente di luce e di gloria per le Genti e per il suo popolo. Simeone prende il bambino tra le braccia e apre il suo cuore, la conversazione si fa umana, comunica le sue speranze divenute certezze, manifesta le sue preoccupazioni e la sofferenza che vede giungere nel cuore di Maria. Simeone ed Anna non hanno una dottrina da insegnare o una teologia da manifestare, sono soltanto testimoni che Dio ancora opera la sua salvezza. Oggi, uomini e donne vivono la stessa attesa ed anche oggi è offerto loro di « vedere » e di prendere in braccio la speranza del mondo.

 

Publié dans:FESTE DEL SIGNORE, FESTE DI MARIA, OMELIE |on 1 février, 2019 |Pas de commentaires »
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