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VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C) (17/02/2019)

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VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C) (17/02/2019)

Concretezza e attualità di un messaggio
padre Gian Franco Scarpitta

A differenza di Matteo (5, 1 – 11), Luca colloca la proclamazione di questo famosissimo discorso non su un monte, ma in una zona pianeggiante alla base di una montagna. Gli esegeti tuttavia danno rilevanza al monte come luogo della divina rivelazione e dell’incontro intimo fra Dio e l’uomo e come Mosè ricevette le Tavole della Legge antica in cima al monte Sion, adesso Gesù riceve da Dio la legge della Nuova Alleanza, che non si fonda più su moniti tassativi perentori ma su un delineato programma di vita che definisce “beati” tutti coloro che si trovano nelle particolari situazioni descritte. Gesù è in effetti il novo Mosè che interpella direttamente il cuore dell’uomo al di là dei rotoli e delle pergamene. Del resto nei versetti precedenti Luca descrive che Gesù sul monte era effettivamente salito, per pregare intensamente Dio e per poi discenderne ed eleggere i dodici apostoli fra tutti i suoi discepoli. Di fronte alla folla che gli fa ressa da tutte le parti proclama adesso alcune condizioni di vita felice e appagata, che a differenza che in Matteo sono soltanto quattro e ad esse corrispondono quattro “guai”, letteralmente “lamenti”, contristazioni, per chi si ostinasse a vivere la logica opposta di quanto Gesù propone.
Sullo sfondo vi è la stesso insegnamento riportato anche in alcuni passi dell’Antico Testamento: chi si affida a Dio e si sforza di persistere in lui è benedetto; maledetto invece chi si allontana dal Signore per imboccare vie perverse. Isaia proclama riguardo a Gerusalemme città santa (e per inciso riguardo a Dio): “Maledetti tutti quelli che ti insultano. Maledetti tutti quelli che ti distruggono, che demoliscono le tue mura rovinano le tue torri e incendiano le tue abitazioni! Ma benedetti per sempre tutti quelli che ti temono”(Is 13, 14). Geremia, che ci accompagna oggi nel passo di cui alla Prima Lettura, proclama “maledetto l’uomo che confida nell’uomo”, un’esclamazione che ha la sua eco anche ai nostri giorni, tutte le volte che si fa riferimento alle ferite e ai tradimenti dell’amicizia o del fidanzamento: per quanto attendibile e ben animato, nessun uomo è mai degno di fede quanto Dio e solo Cristo rimane fedele perché non può rinnegare se stesso (2Tm 2, 13).
Chi si affida a Dio trova in lui la sua salvezza; chi da Dio si allontana va incontro alla propria disfatta, poiché la realizzazione dell’uomo e la sua felicità risiedono nella messa in pratica della sua volontà: “Temi Dio e osserva i suoi comandamenti, perché qui sta tutto l’uomo”(Qo 12, 13).
Ma come concretamente è possibile trovare la felicità in Dio? Gesù, Verbo Incarnato indica questo percorso attraverso tappe del tutto concrete che rientrano nell’ambito immediato della convivenza sociale: accettare con pazienza la povertà, la fame, le lacrime, il pianto e la persecuzione, perché già in tutto questo si trova il sostegno e l’appoggio di Dio. Matteo aggiunge che anche la mitezza è importante, come pure l’operosità per la pace, la misericordia e la purezza di cuore e in ciascuna di queste prerogative è contenuta una promessa di gloria e di ricompensa che è anticipata da una prospettiva di lotta e di dolore. Chi vive la volontà del Signore in ciascuna di queste prospettive è “beato” già in partenza, ossia felice ed esaltato e seppure non gli saranno risparmiante sottomissioni, sofferenze e sopraffazioni da parte di altri, è destinato a vincere e a conseguire il premio definitivo. Il “povero” non è necessariamente l’indigente o il misero, sebbene Dio abbia sempre esaltato e sostenuto la categoria dei bisognosi materiali; povero è colui che non confida nelle proprie sicurezze materiali, che prende le distanze dal lusso e dall’effimeratezza e dal vizio, che riconosce in Dio il fautore di ogni prosperità e di ogni benessere e che è proclive alla condivisione di ciò che possiede con quanti si trovano nell’indigenza e nell’abbandono. In tale situazione, dovrà subire le avversità mondane di una mentalità controcorrente che confonde il bene con il possesso togliendo spazio all’essere in nome dell’avere smodato; si troverà a combattere contro il sistema che esalta il guadagno e il possesso e contro il cinico edonismo della mentalità corrente, ma nell’esercizio stesso della sua virtù troverà la gioia di realizzare la volontà di Dio e non gli mancheranno già al presente le grazie e le ricompense divine pari alla sua fedeltà.
Poiché racchiude l’umiltà (prima fra tutte le virtù), quella dei “poveri” è la prima beatitudine che introduce tutte le altre: anche chi sopporta ingiustizie, vessazioni e persecuzioni otterrà la forza necessaria e la ricompensa al presente prima ancora che nell’eone futuro. « I malvagi che oggi ridono domani piangeranno » perché il Signore è buono con i giusti e con i puri di cuore, promette il Salmista (Sal 72, 13 – 20) e coloro che ci perseguitano prima o poi subiranno punizione con lo stesso strumento che avevano adoperato per distruggerci. Chi ci perseguita verrà a sua volta perseguitato senza trovare pace e chi ci sottopone alle cattiverie e alle ingiustizie subirà la stessa pena che ha riservato alle sue vittime. Per questo motivo Gesù insiste affinché non perdiamo la speranza e invita a rinnovare costantemente la fiducia nelle sue promesse. garantendo che l’approvazione di Dio è già più che sufficiente e la sua benedizione è essa stessa una ricompensa. Accettare le ingiustizie e le cattiverie quando debbano sorprenderci è certamente doloroso ma non è mai privo di motivazione o di fondamento.
Chi infatti disattenderà lo spirito delle beatitudini con la contropartita della ricchezza, della vanagloria, del riso smodato e della superba autoesaltazione inevitabilmente sarà vittima del sistema che egli stesso si sarà procacciato, secondo la logica dei “guai” ossia dei lamenti riservati a coloro che hanno riso smodatamente sulle disgrazie dei giusti o hanno ignominiosamente spadroneggiato sui deboli e sugli innocenti.
Il discorso della pianura che in Matteo si svolge in cima a una montagna prende dunque in considerazione il vissuto sociale di ciascun uomo e la sua attualità è talmente profonda che non può essere trascurato neppure ai nostri giorni, poiché siamo costretti a mettere in dubbio che valga la pena persistere nell’onestà e nella rettitudine, considerando che a farla franca sono sempre i perversi e i disonesti. Si è anche scoraggiati nel perseguire i valori cristiani in fatto di morale o di religiosità, poiché questo comporta essere esposti a derisioni o sbeffeggiamenti da parte di chi segue una logica del tutto opposta, anche a motivo di certe mode ateistiche imperanti.Gesù, che ha vissuto l’esperienza umana assumendola nella sua globalità fino in fondo, ribadisce “beatitudini” e “guai” che non mancheranno di essere corrisposti a ciascuno secondo i suoi meriti. Chi persevererà sino alla fine sarà salvato, ma è salvo anche adesso nello stesso atto di perseverare.

Publié dans:OMELIE |on 15 février, 2019 |Pas de commentaires »

Susan Wheeler, artista di talento del Texas, ha creato nel 1995 il gioioso mondo di ‘Holly Pond Hill’ (‘La collina vicino allo stagno, vicino a Holly’) per i suoi quattro figli; un mondo pieno di ..

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Publié dans:FIABE |on 14 février, 2019 |Pas de commentaires »

angelo del venerdì santo

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Publié dans:immagini sacre |on 13 février, 2019 |Pas de commentaires »

PAPA FRANCESCO – Paura delle sorprese – 20 novembre 2014

http://w2.vatican.va/content/francesco/it/cotidie/2014/documents/papa-francesco-cotidie_20141120_paura-delle-sorprese.html

PAPA FRANCESCO – Paura delle sorprese – 20 novembre 2014

MEDITAZIONE MATTUTINA NELLA CAPPELLA DELLA DOMUS SANCTAE MARTHAE

(da: L’Osservatore Romano, ed. quotidiana, Anno CLIV, n.266, Ven. 21/11/2014)

Anche oggi Gesù piange «tante volte» per la sua Chiesa, così come ha fatto di fronte alle porte chiuse di Gerusalemme. Celebrando la messa a Santa Marta giovedì mattina, 20 novembre, Papa Francesco ha richiamato il brano evangelico della liturgia — tratto dal capitolo 19 di Luca (41-44) — per ricordare che i cristiani continuano a chiudere le porte al Signore per paura delle sue «sorprese» che sovvertono certezze e sicurezze consolidate. In realtà, ha spiegato, «abbiamo paura della conversione, perché convertirsi significa lasciare che il Signore ci conduca».
La riflessione del Pontefice è partita proprio dall’immagine di Gesù in lacrime alle porte di Gerusalemme. Egli «ha pianto davanti alla città: piangeva davanti alla sua chiusura. Era proprio la chiusura della città nel riceverlo il motivo del pianto di Gesù», così come — ha evidenziato Francesco — è la chiusura del libro «sigillato con sette sigilli» a far piangere l’apostolo Giovanni nel racconto dell’Apocalisse (5, 1-10) proposto dalla prima lettura.
«La chiusura — ha rimarcato il Papa — fa piangere Gesù; la chiusura del cuore della sua eletta, della città eletta, del popolo eletto», che «non aveva tempo per aprirgli la porta» perché «era troppo indaffarata, troppo soddisfatta di se stessa». E ancora oggi «Gesù continua a bussare alle porte, come ha bussato alla porta del cuore di Gerusalemme: alle porte dei suoi fratelli, delle sue sorelle; alle porte nostre, alle porte del nostro cuore, alle porte della sua Chiesa».
In realtà, ha spiegato il Pontefice, «Gerusalemme si sentiva contenta, tranquilla con la sua vita e non aveva bisogno del Signore» e della sua salvezza. Per questo aveva «chiuso il suo cuore davanti al Signore. E il Signore piange davanti a Gerusalemme. Come pianse anche davanti alla chiusura del sepolcro del suo amico Lazzaro. Gerusalemme era morta».
Il pianto di Gesù «sulla sua città eletta» è anche il pianto «sulla sua Chiesa» e «su di noi». Ma perché — si è chiesto il Papa — «Gerusalemme non aveva ricevuto il Signore? Perché era tranquilla con quello che aveva, non voleva problemi». Per questo Gesù davanti alle sue porte esclama: «Se avessi compreso anche tu in questo giorno quello che ti porta la pace! Non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata». La città, in effetti, «aveva paura di essere visitata dal Signore; aveva paura della gratuità della visita del Signore. Era sicura nelle cose che lei poteva gestire».
Si tratta di un atteggiamento che anche oggi si riscontra tra i cristiani. «Noi — ha fatto notare Francesco — siamo sicuri nelle cose che noi possiamo gestire. Ma la visita del Signore, le sue sorprese, noi non possiamo gestirle. E di questo aveva paura Gerusalemme: di essere salvata per la strada delle sorprese del Signore. Aveva paura del Signore, del suo sposo, del suo amato». Perché «quando il Signore visita il suo popolo ci porta la gioia, ci porta la conversione. E tutti noi abbiamo paura»: non «dell’allegria», ha puntualizzato il Pontefice, ma piuttosto «della gioia che porta il Signore, perché non possiamo controllarla».
Il Papa ha ricordato a questo proposito «le lamentazioni» che il coro canta il venerdì santo nella liturgia dell’adorazione della croce: «Come è sola la città, un tempo ricca di popolo. È rimasta sola, come una vedova e sottoposta a lavori forzati». E ha richiamato il dialogo del Signore con la città — «Ma cosa ho fatto contro di te, perché tu rispondi così?» — per evidenziare che «il prezzo di quel rifiuto» è la croce: è «il prezzo per farci vedere l’amore di Gesù, quello che lo ha portato a piangere, a piangere anche oggi, tante volte, per la sua Chiesa».
In effetti a quel tempo Gerusalemme «era tranquilla, contenta; il tempio funzionava. I sacerdoti facevano i sacrifici, la gente veniva in pellegrinaggio, i dottori della legge avevano sistemato tutto»: era «tutto chiaro, tutti i comandamenti chiari». Ma nonostante ciò — ha osservato il Pontefice — «aveva la porta chiusa». Da qui l’invito a un esame di coscienza, a partire dalla domanda: «Oggi noi cristiani, che conosciamo la fede, il catechismo, che andiamo a messa tutte le domeniche, noi cristiani, noi pastori siamo contenti di noi?».
Il rischio è quello di sentirsi già appagati perché «abbiamo tutto sistemato e non abbiamo bisogno di nuove visite del Signore». Ma Gesù, ha precisato il Papa, «continua a bussare alla porta, di ognuno di noi e della sua Chiesa, dei pastori della Chiesa». E se «la porta del cuore nostro, della Chiesa, dei pastori non si apre, il Signore piange, anche oggi», così come ha fatto davanti a Gerusalemme, «sola, un tempo ricca di popolo, vedova». Gesù guarda la città e «piange perché non apre la porta, perché ha paura delle sue sorprese, perché è troppo soddisfatta di se stessa». Da qui l’invito conclusivo di Francesco: «Pensiamo a noi: come stiamo in questo momento davanti a Dio?».

 

creature delle profondità del mare (andate al sito, altre foto)

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https://storieamicizia.wordpress.com/2015/07/25/creature-degli-abissi/

Publié dans:a. pesci |on 12 février, 2019 |Pas de commentaires »

in un antica villa romana; i bikini – villa romana del Casale (ma anche altre)

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Publié dans:ABBIGLIAMENTO DI OGGI E DI IERI |on 12 février, 2019 |Pas de commentaires »

fiori « lampade cinesi » sono anche commestibili, volevo trovare delle spiegazioni, ma niente…poco

alkekengi lampade cinesi

Publié dans:fiori...strani |on 11 février, 2019 |Pas de commentaires »

un bellissimo micio « main coon »

maine-coon-planetcoon

Publié dans:gatti |on 11 février, 2019 |Pas de commentaires »

Madre di Dio naif

ciottoli e diario madre di dio naif - Copia

Publié dans:immagini sacre |on 11 février, 2019 |Pas de commentaires »

LA PREGHIERA ALLA MADONNA RECITATA DA GIOVANNI PAOLO II

https://www.papaboys.org/la-preghiera-alla-madonna-recitata-da-giovanni-paolo-ii-che-commosse-il-cuore-della-vergine/

LA PREGHIERA ALLA MADONNA RECITATA DA GIOVANNI PAOLO II

21 Gennaio 2019

Madre della Chiesa, e Madre nostra Maria,
raccogliamo nelle nostre mani
quanto un popolo è capace di offrirti;
l’innocenza dei bambini,
la generosità e l’entusiasmo dei giovani,
la sofferenza dei malati,
gli affetti più veri coltivati nelle famiglie,
la fatica dei lavoratori,
le angustie dei disoccupati,
la solitudine degli anziani,
l’angoscia di chi ricerca il senso vero dell’esistenza,
il pentimento sincero di chi si è smarrito nel peccato,
i propositi e le speranze
di chi scopre l’amore del Padre,
la fedeltà e la dedizione
di chi spende le proprie energie nell’apostolato
e nelle opere di misericordia.

E Tu, o Vergine Santa, fa’ di noi
altrettanti coraggiosi testimoni di Cristo.
Vogliamo che la nostra carità sia autentica,
così da ricondurre alla fede gli increduli,
conquistare i dubbiosi, raggiungere tutti.
Concedi, o Maria, alla comunità civile
di progredire nella solidarietà,
di operare con vivo senso della giustizia,
di crescere sempre nella fraternità.

Aiuta tutti noi ad elevare gli orizzonti della speranza
fino alle realtà eterne del Cielo.
Vergine Santissima, noi ci affidiamo a Te
e Ti invochiamo, perché ottenga alla Chiesa
di testimoniare in ogni sua scelta il Vangelo,
per far risplendere davanti al mondo
il volto del tuo Figlio e nostro Signore Gesù Cristo.

(Giovanni Paolo II)

 

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