COSA FA L’IRRUZIONE DEL DIVINO? – 3a DOMENICA T.O.

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COSA FA L’IRRUZIONE DEL DIVINO? – 3a DOMENICA T.O.

WILMA CHASSEUR

Luca, l’unico greco fra gli Evangelisti, dedica il suo Vangelo a un cavaliere romano, l’egregio Teofilo, dopo aver fatto ricerche accurate sui fatti accaduti. Il cristianesimo è dunque una religione fondata su un avvenimento storico che ha spaccato in due la Storia: prima di Cristo e dopo. “L’esistenza di Gesù Cristo, scrive M. Sordi, non può essere messa in dubbio da nessuno: Egli è vissuto in una delle epoche meglio conosciute della storia romana, fra l’impero di Augusto e quello di Tiberio.” Ed era urgente scrivere i fatti accaduti perché si era già nell’ 80 dopo Cristo e i testimoni oculari stavano scomparendo. Luca non aveva conosciuto personalmente Gesù, era amico di Paolo che gli avrà anche narrato la sua conversione, avrà conosciuto Maria e altri testimoni e ne scrive un resoconto dettagliato per fissare gli avvenimenti. Presenta Gesù come medico delle anime e dei corpi e sempre in cammino con i suoi discepoli; come ogni rabbi, ma anche in cammino con i peccatori e varie donne, come nessun rabbi, era troppo sconveniente…
Nel brano evangelico di questa domenica troviamo due testi del Vangelo di Luca: il prologo che presenta il metodo seguito da Luca per scrivere il suo Vangelo e l’inizio della predicazione a Nazareth dove si vede Gesù che torna nella sinagoga del suo paese dopo aver predicato altrove. Egli percorreva i villaggi e insegnava nelle sinagoghe, sappiamo che predicò in almeno quattro sinagoghe, questa volta va a quella del suo paese.

* L’omelia più corta
Era un sabato, l’equivalente della nostra domenica e il culto si svolgeva così: dopo una lunga preghiera pronunciata da uno dei presenti, mentre i fedeli in piedi, tenevano il viso rivolto verso Gerusalemme, uno dell’assemblea poteva chiedere che gli venisse dato il rotolo della Sacra Scrittura e leggere un testo dei profeti. Questa era la seconda lettura, la prima, riguardava la Torah. Gesù si fa dunque avanti, gli danno il rotolo del libro del profeta Isaia e legge un brano. Poi consegna il rotolo, si siede e fa una brevissima omelia che si faceva da seduti. Dice sette parole in tutto:” Oggi si è compiuta questa scrittura che avete ascoltato”. Tutti lo guardavano strabiliati perché la scrittura diceva: “Lo Spirito del Signore è su di me, per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai poveri ecc.…”. Si era auto-presentato con un altissimo profilo, dichiarandosi l’inviato del Signore, non facendo mistero della sua consapevolezza messianica. In altre parole: applica a se stesso quelle parole, oggi diremmo fa un’autocertificazione. Subito sembrava che il discorso piacesse, poi iniziano le discussioni “ma chi è, ma che fa, ma non è il figlio del carpentiere?

* Nessuno indenne
Gesù, che sente crescere l’ostilità, riprende: “Di certo mi citerete il proverbio: medico cura te stesso; quanto abbiamo udito che accadde a Cafarnao, fallo anche qui nella tua patria, ma nessun profeta è bene accetto in patria”. A questo punto l’indignazione raggiunge il colmo e Gesù viene cacciato fuori. Chissà che tristezza avrà provato e a causa di questa incredulità non poté fare nessun miracolo, solo qualche guarigione.
Ecco cosa fa l’irruzione del divino: non lascia indenne nessuno,neppure Lui… Anzi se ce n’è UNO che è stato fatto fuori è proprio Lui. Ma ormai era troppo tardi. Lui era già dentro: dentro al cuore degli uomini di buona volontà e quindi a niente è servito farlo fuori. Anzi, si ha un bel dichiarare che Dio è morto, ma Lui sempre risorge perché è l’unico che “conosce la strada per uscire dal sepolcro”

 

Publié dans : OMELIE |le 24 janvier, 2019 |Pas de Commentaires »

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