Archive pour octobre, 2018

GIOVANNI PAOLO II – LA « VISITAZIONE » – SAN LUCA EVANGELISTA (f)

https://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/audiences/1996/documents/hf_jp-ii_aud_19961002.html

GIOVANNI PAOLO II – LA « VISITAZIONE » – SAN LUCA EVANGELISTA (f)

UDIENZA GENERALE

Mercoledì, 2 ottobre 1996

1. Nell’episodio della Visitazione san Luca mostra come la grazia dell’Incarnazione, dopo aver inondato Maria, rechi salvezza e gioia alla casa di Elisabetta. Il Salvatore degli uomini, racchiuso nel grembo di sua Madre, effonde lo Spirito Santo, manifestandosi fin dall’inizio della sua venuta nel mondo.
Descrivendo la partenza di Maria per la Giudea, l’evangelista usa il verbo “anístemi”, che significa “alzarsi”, “mettersi in movimento”. Considerando che tale verbo viene adoperato nei Vangeli per indicare la resurrezione di Gesù (Mc 8, 31; 9, 9.31; Lc 24, 7.46) o azioni materiali che comportano uno slancio spirituale (Lc 5, 27-28; 15, 18.20), possiamo supporre che Luca voglia sottolineare, con questa espressione, lo slancio vigoroso che conduce Maria, sotto l’ispirazione dello Spirito Santo, a donare al mondo il Salvatore.
2. Il testo evangelico riferisce, altresì, che Maria compie il viaggio “in fretta” (Lc 1, 39).Anche la notazione “verso la montagna” (Lc 1, 39), nel contesto lucano, appare molto di più che una semplice indicazione topografica, poiché fa pensare al messaggero della buona novella descritto nel Libro di Isaia: “Come sono belli sui moonti i piedi del messaggero di lieti annunzi che annunzia la pace, messaggero di bene che annunzia la salvezza, che dice a Sion: « Regna il tuo Dio »” (Is 52, 7).
Come fa san Paolo, che riconosce il compimento di tale testo profetico nella predicazione del Vangelo (Rm 10, 15), anche san Luca sembra invitare a vedere in Maria la prima “evangelista”, che diffonde la “buona notizia”, dando inizio ai viaggi missionari del divin Figlio.
Particolarmente significativa, infine, è la direzione del viaggio della Vergine Santissima: sarà dalla Galilea alla Giudea, come il cammino missionario di Gesù (cf. 9, 51).
Infatti, con la visita ad Elisabetta, Maria realizza il preludio della Missione di Gesù e, collaborando sin dall’inizio della sua maternità all’opera redentrice del Figlio, diventa il modello di coloro che nella Chiesa si pongono in cammino per recare la luce e la gioia di Cristo agli uomini di ogni luogo e di ogni tempo.
3. L’incontro con Elisabetta riveste i caratteri di un gioioso evento salvifico che supera il sentimento spontaneo della simpatia familiare. Là dove l’imbarazzo dell’incredulità pare concretizzarsi nel mutismo di Zaccaria, Maria irrompe con la gioia della sua fede pronta e disponibile: “Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta” (Lc 1, 40).
San Luca riferisce che “appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo” (Lc 1, 41). Il saluto di Maria suscita nel figlio di Elisabetta un sussulto di gioia: l’ingresso di Gesù nella casa di Elisabetta, ad opera della Madre, porta al nascituro profeta quella letizia che l’Antico Testamento annuncia come segno della presenza del Messia.
Al saluto di Maria, la gioia messianica investe anche Elisabetta che “fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: « Benedetta tu fra le donne, e benedetto il frutto del tuo grembo! »” (Lc 1, 41-42).
In virtù di un’illuminazione superiore, ella comprende la grandezza di Maria che, più di Giaele e di Giuditta, sue prefigurazioni nell’Antico Testamento, è benedetta fra le donne, a causa del frutto del suo grembo, Gesù, il Messia.
4. L’esclamazione di Elisabetta, fatta “a gran voce”, manifesta un vero entusiasmo religioso, che la preghiera dell’Ave Maria continua a far risuonare sulle labbra dei credenti, quale cantico di lode della Chiesa per le grandi opere realizzate dall’Altissimo nella Madre del suo Figlio.
Proclamandola “benedetta fra le donne”, Elisabetta addita il motivo della beatitudine di Maria nella sua fede: “E beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore” (Lc 1, 45). La grandezza e la gioia di Maria hanno origine dal fatto che ella è colei che crede.
Di fronte all’eccellenza di Maria, Elisabetta comprende anche quale onore costituisca per lei la sua visita: “A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?” (Lc 1, 43). Con l’espressione “mio Signore” Elisabetta riconosce la dignità regale, anzi messianica, del Figlio di Maria. Nell’Antico Testamento, infatti, questa espressione veniva usata per rivolgersi al re (cf. 1 Re 1, 13.20, 21 ecc.) e per parlare del Re-Messia (Sal 110, 1).Di Gesù, l’angelo aveva detto: “Il Signore Dio gli darà il trono di Davide, suo padre” (Lc 1, 32). “Piena di Spirito Santo”, Elisabetta ha la stessa intuizione. Più tardi, la glorificazione pasquale di Cristo rivelerà in che senso questo titolo sia da intendersi, in un senso, cioè, trascendente (cf. Gv 20, 28; At 2, 34-36).
Con la sua esclamazione ammirativa, Elisabetta ci invita ad apprezzare tutto ciò che la presenza della Vergine reca in dono alla vita di ogni credente.
Nella Visitazione la Vergine porta alla madre del Battista il Cristo, che effonde lo Spirito Santo. Tale ruolo di mediatrice viene ben evidenziato dalle parole stesse di Elisabetta: “Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo” (Lc 1, 44). L’intervento di Maria produce, con il dono dello Spirito Santo, quasi un preludio della Pentecoste, confermando una cooperazione che, iniziata con l’Incarnazione, è destinata ad esprimersi in tutta l’opera della divina salvezza.

goccia di pioggia su una foglia di garofano nano

0d55819dd0502777eeb3fc71e26154f3

Publié dans:fiori e piante, macro |on 16 octobre, 2018 |Pas de commentaires »

IL PESO DELLE LACRIME – GIANFRANCO RAVASI

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/il-peso-delle-lacrime

IL PESO DELLE LACRIME – GIANFRANCO RAVASI

Nel giorno del giudizio / verranno pesate solo le lacrime.

sabato 12 marzo 2011

Sono stato tante volte in Egitto e devo confessare di essere stato sempre affascinato dalle pitture parietali con le scene del giudizio del defunto, giunto davanti al dio arbitro del suo destino. Una bilancia raccoglieva su un piatto l’anima del morto, mentre sull’altro piatto era posata una piuma. Solo l’anima lieve come quella piuma, cioè libera da colpe, sarebbe stata ammessa nell’eternità beata. Era la cosiddetta « psicostasia », la pesatura delle anime. Lo scrittore pessimista franco-rumeno Emil Cioran (1911-1995) immagina un’altra pesatura per il giorno del giudizio, quella delle lacrime. È sostanzialmente un’idea biblica perché l’antico salmista ebreo cantava: «Le mie lacrime, o Dio, nell’otre tuo raccogli: non sono forse scritte nel tuo libro?» (Salmo 56,9).
Dio è raffigurato come un pastore che avanza nel deserto tenendo sulle spalle un otre, «il pozzo portatile» come lo chiamano i beduini, con la riserva d’acqua che permette di sopravvivere prima di raggiungere l’oasi. È, quindi, uno scrigno di vita, prezioso e custodito con cura. Ebbene, il Signore nel suo otre raccoglie le nostre lacrime, spesso ignorate dagli altri e ignote ai più. Esse non cadono nella polvere del deserto della storia, dissolvendosi nel nulla. C’è Dio che le depone nel suo otre conservandole come fossero perle. Ad attenderci non c’è, dunque, l’assurdo; né una divinità implacabile pronta a pesare solo le nostre colpe. Siamo lontani dall’amaro scetticismo del poeta greco Eschilo che, di fronte all’insonne respiro di dolore che sale dalla terra al cielo, s’interrogava: «Io grido in alto le mie infinite sofferenze, dal profondo dell’ombra chi mi ascolterà?» (Persiani v. 635). Quel silenzio è squarciato dal Dio che pesa le lacrime per trasformarle in luce.

Publié dans:CAR. GIANFRANCO RAVASI |on 16 octobre, 2018 |Pas de commentaires »

Pussy Willow (quasi quaxsi non vi direi che cosa sono! sono gemme di Salice… sotto la pioggia, il nome delle piante in inglese lo sto imparando che di foto belle ce ne sono di più!)

Pussy Willows (salice)

Publié dans:fiori e piante, fiori...) |on 14 octobre, 2018 |Pas de commentaires »

gatto norvegese delle foreste, bello, ve lo regalo, ma solo per questa sera

gatto norvegese delle foreste doc-2

« Vieni e seguimi »

per ciottoli e fr gesù e il giovane ricco - Copia

Publié dans:immagini sacre |on 12 octobre, 2018 |Pas de commentaires »

XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B) LE RICCHEZZE, MATERIALI E IMMATERIALI

https://www.qumran2.net/parolenuove/commenti.php?mostra_id=44078

XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B) LE RICCHEZZE, MATERIALI E IMMATERIALI

mons. Roberto Brunelli

A differenza di quanto molti ritengono, alla luce del vangelo il danaro e gli altri beni materiali non sono di per sé un male. E’ vero: possono essere simbolo di molte ingiustizie commesse per averli; ma possono anche essere simbolo di una onesta fatica giustamente retribuita; sono lo strumento per provocare danni al prossimo, ma anche per aiutarlo.
Valutare correttamente i beni materiali di cui disponiamo, è l’argomento del vangelo di oggi (Marco 10,17-30). Un tale, ben fornito di ricchezze ma anche di fede e anzi desideroso di perfezione spirituale, chiede a Gesù che cosa deve fare per avere la vita eterna. « Osserva i comandamenti », gli risponde il Maestro e, quando l’interpellante dichiara di farlo già, aggiunge: « Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi! ». L’invito non è accolto (“egli, rattristatosi per quelle prole, se ne andò afflitto, perché aveva molti beni”) e Gesù commenta con la celebre frase: « E’ più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio ».
Sull’insegnamento del vangelo circa il valore delle ricchezze, questo episodio va integrato con altri, per capire che chi possiede o brama ricchezze è invitato a distaccarsene, ma più del distacco effettivo conta quello affettivo. Chi, pur non disponendo di beni materiali, spasima e si agita per acquisirne, e per farlo è disposto a servirsi di ogni mezzo, lecito e non, davanti a Dio è nelle stesse condizioni di chi ne ha e ritiene di poter basare su di essi la propria vita. Per contro, chi possiede beni in questo mondo e se ne avvale non per scopi egoistici ma per aiutare chi è nel bisogno, può sperare di passare per la cruna dell’ago e accedere al regno di Dio.
Peraltro, la ricchezza non è il bene primario cui tendere. Tutti convengono (è quasi un luogo comune) che più importante è la salute: quella fisica, si sottintende; ma per un cristiano ancora più importante è la salute spirituale, quella per cui si cerca di vivere in armonia con Dio. La Sacra Scrittura individua qui la vera sapienza, come ricorda la prima lettura di oggi (Sapienza 7,7-11): « Preferii la sapienza a scettri e troni, stimai un nulla la ricchezza al suo confronto… L’ho amata più della salute e della bellezza, ho preferito avere lei piuttosto che la luce, perché lo splendore che viene da lei non tramonta. Insieme a lei mi sono venuti tutti i beni; nelle sue mani è una ricchezza incalcolabile ».
Dove poi trovare la sapienza, lo suggerisce la seconda lettura (Ebrei 4,12-13), con una brillante descrizione della Sacra Scrittura: « La parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di una spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, fino alle giunture e alle midolla, e discerne i sentimenti e i pensieri del cuore. Non c’è creatura che possa nascondersi davanti a lui, ma tutto è nudo e scoperto agli occhi suoi e a lui noi dobbiamo rendere conto ».
In fatto di ricchezze, non bisogna poi dimenticare quelle immateriali, quali l’intelligenza e la cultura. Qui il rischio è che, se non usate bene, portino alla superbia. Anche con tre lauree si può diventare detestabili, quando ad esempio si “snobba” chi non ha avuto la fortuna di studiare, oppure si approfitta delle capacità acquisite per imbrogliare o in altre forme danneggiare il prossimo.
C’è poi un altro tipo di ricchezza immateriale, quella costituita dall’autorità, dal potere. Quanto bene, ma anche quanto male può provocare chi comanda, anche se legittimamente investito di autorità: si pensi alla politica, al mondo del lavoro, alla scuola e così via, ma anche all’ambito familiare. In proposito è utile tornare dopo qualche settimana a ricordare l’esempio di Gesù, che non è venuto per essere servito ma per servire, non per comandare ma per amare.

Publié dans:OMELIA (PER) |on 12 octobre, 2018 |Pas de commentaires »

« Io sono colui che sono »

imm pens colui che sono

Publié dans:immagini sacre |on 11 octobre, 2018 |Pas de commentaires »

«IO SONO COLUI CHE SONO»: PERCHÉ DIO SI PRESENTA COSÌ?

https://www.toscanaoggi.it/Rubriche/Risponde-il-teologo/Io-sono-colui-che-sono-perche-Dio-si-presenta-cosi

«IO SONO COLUI CHE SONO»: PERCHÉ DIO SI PRESENTA COSÌ?

Una domanda che prende lo spunto dal racconto biblico dell’Esodo, quando Dio si rivela a Mosé. Risponde don Francesco Carensi, docente di Sacra Scrittura alla Facoltà Teologica dell’Italia Centrale.

Percorsi: BIBBIA – SPIRITUALITÀ E TEOLOGIA
Dio creatore
23/10/2016 di Redazione Toscana Oggi

Nella Bibbia troviamo spesso l’affermazione di Dio «Io Sono» sopratutto quando Dio chiamò Mosè sull’Oreb e Mosè appare incuriosito al punto che vuole sapere se Dio ha un nome. Ma Dio gli risponde così: «Io Sono colui che sono» Mosè non comprende e Dio prosegue dicendo: «Io sono il Dio dei tuo padri il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe». La mia domanda è questa: come mai Dio si manifesta in maniera invisibile senza farsi vedere e senza svelare la sua vera identità che si vedrà meglio con l’arrivo di Gesù in quanto «Messia» tanto atteso ma sopratutto in quanto Figlio di Dio?
Marco Giraldi
Per rispondere alla domanda del lettore propongo la lettura del testo dell’Esodo, capitolo 3, versetti 13-15. Si legge: «Mosè disse a Dio: “Ecco, io vado dagli Israeliti e dico loro: ’Il Dio dei vostri padri mi ha mandato a voi’. Mi diranno: ’Qual è il suo nome?’. E io che cosa risponderò loro?”. Dio disse a Mosè: “Io sono colui che sono!”» Dio presenta la sua identità in modo misterioso. Mosè immagina giustamente che il popolo reagirà con una domanda. All’annuncio del suo incarico, chiederà: «Qual è il suo nome?».
La domanda è allo stesso tempo una richiesta di informazione sul suo nome, e di spiegazione del suo significato. Certamente il popolo vuole sapere qualcosa di più sulle vere intenzioni di Dio. Chiedendogli di conoscere il suo nome, cerca di comprendere il nuovo tipo di relazione che Dio stabilisce con lui. In passato Dio si era rapportato come il Dio dei padri. In quale rapporto sarà ora con Israele?
Adesso Dio da una risposta a Mosè, che si distingue da quella destinata al popolo, in risposta alla sua eventuale richiesta. Il fatto che la risposta sia indirizzata a Mosè, sta ad indicare che la domanda non è presa in modo superficiale. Essa rivela qualcosa di Mosè e del popolo. Disse Dio: «Io sono colui che sono». Questa espressione è paradossalmente sia una risposta che un rifiuto a rispondere. Dio vuol far capire a Mosè che si manifesterà secondo il suo piano. In seguito Dio darà una risposta al quesito del popolo posto da Mosè, «Così dirai agli Israeliti: “Io-Sono mi ha mandato a voi”» (versetto 15). Anche il popolo sperimenterà il piano di Dio che gli riserva per il futuro. Una volta spiegato il significato del nome, in una proposizione che è parallela a quella del versetto 14, viene dato lo stesso nome ineffabile: yahwehè il Dio dei padri. È lui che ha inviato Mosè. La parte finale del versetto 15 è rivolta di nuovo a Mosè: «Questo è il mio nome per sempre; questo è il titolo con cui sarò ricordato di generazione in generazione». Il nome viene rivelato non per soddisfare la curiosità di Israele, ma per essere lo strumento di un’adorazione continua.
Dopo aver inquadrato il discorso sul nome, mi volevo concentrare sul significato del nome di Dio. La frase «io sono colui che sono», stando alle regole della grammatica ebraica ,significa «io sono colui che c’era, che c’è e che ci sarà», cioè «io sono colui che è sempre presente», «io ci sono». Dio si rivela come un Dio personale, (Dio di Abramo, Isacco, Giacobbe), continuamente presente nella storia accanto all’uomo. Il versetto 14 ci aiuta a conoscere il significato del nome di Dio con quattro consonanti, il cosiddetto tetragramma, yhwh, che veniva pronunciato come yahweh. Per rispetto del nome sacro gli ebrei del tempo non lo hanno più pronunciato, sostituendolo con «Adonai» che significa «Signore». Yahweh significa, «egli c’era, c’è e ci sarà», «egli è presente».
Il nome non è una definizione filosofica dell’essenza divina, quanto piuttosto una descrizione del suo agire sul mondo a favore dell’uomo, del popolo. Il nome indica nella Bibbia l’identità di Dio che agisce nella storia. Pensiamo ad un altro testo del nuovo testamento, Romani 10, 13: «chiunque invoca il nome del Signore sarà salvo». In questo caso si tratta di Gesù risorto che nella risurrezione è stato costituito Signore , cioè con lo stesso nome di Dio.
Dio si rivela rivelando il suo nome. L’uomo talvolta pretende di ridurre Dio ad un immagine e ad inserirlo nei propri schemi. In questo senso si deve ricordare come nell’antichità l’immagine della divinità fosse considerata come una realtà magica, possedendo la quale è possibile dominare Dio stesso. La lotta contro le immagini di Dio è una lotta contro ogni tentativo di ridurre Dio ad oggetto manipolabile dall’uomo, di farsi un Dio a proprio uso e consumo. Dunque è un Dio che si deve ascoltare prima ancora di vedere. Dio si farà visibile in Gesù, nel quale possiamo scoprire la vera immagine di Dio.
Dunque Dio rivela se stesso senza offrire un’immagine, ma cercando una relazione con l’uomo. E nella pienezza dei tempi si scoprirà che questa immagine assume i tratti di un uomo, Gesù.

Publié dans:BIBBIA - VARI TEMI |on 11 octobre, 2018 |Pas de commentaires »

il primo albero è intitolato: Wild forest, il secondo : Malinconia, vi piacciono? ogni tanto è bello osservare la natura anche solo dalle foto

6e070e1cf12bdaa7ba7aa6691622730d

12c2cd3d0e2c7a9f0f199346f6c85a16

Publié dans:a. ALBERI |on 10 octobre, 2018 |Pas de commentaires »
12345

mes envies, mes faiblesses,... |
c'est une crevette !!! |
el mondo apocalipticodramat... |
Unblog.fr | Créer un blog | Annuaire | Signaler un abus | Un coeur à toi pour toujours
| etreunevraie
| Juste pour moi car écrire c...