XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Dall’inizio della creazione li fece maschio e femmina

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XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B) (04/10/2015)

Dall’inizio della creazione li fece maschio e femmina

mons. Gianfranco Poma

Nella domenica XXVII del tempo ordinario la Liturgia ci fa leggere Mc.10, 2-16 ed offre a tutta la Chiesa l’occasione di una riflessione intensa, alla vigilia del Sinodo sulla famiglia, su uno dei testi evangelici più importanti su questo argomento. Non è certamente semplice leggere questa pagina liberandoci da precomprensioni storiche, teologiche, pastorali, che rischiano di condizionarne la ricchezza. Non dobbiamo dimenticare che i Vangeli nascono all’interno dell’esperienza storica di comunità che hanno accolto la Parola di Cristo: oggi, si tratta di rivivere la stessa esperienza nella attualità del nostro tempo. La Chiesa nasce continuamente nuova per opera dello Spirito che rende viva la Parola di Cristo.
Scrive Marco: « Avvicinandosi, i farisei lo interrogavano: ‘È lecito all’uomo ripudiare la moglie?’, per tentarlo ». I farisei sono laici impegnati nell’osservanza della Legge. « Lo interrogavano »: l’uso del tempo imperfetto significa un’abitudine, quella di interrogare Gesù su una questione che per molti aspetti rimane sempre aperta. I farisei sanno benissimo che, secondo la Legge, per un uomo è legittimo ripudiare la propria moglie: Deut.24,1 permette che un uomo rediga un certificato di ripudio della moglie a motivo di « nudità di cosa », cioè per qualcosa di indecente, che, per la sua indeterminatezza apre ad interpretazioni diverse, più rigoriste (Shammai) o più liberali (Hillel). A differenza del Vangelo di Matteo, Marco non riporta una disputa nella quale si chiede a Gesù un giudizio tra diverse scuole, sottolinea invece che lo interrogavano « per tentarlo ». I farisei che conoscono benissimo la novità del pensiero di Gesù, sollecitano una sua presa di posizione pubblica per metterlo in contrasto con la Legge di Mosè: così, i farisei del Vangelo di Marco, nei quali possiamo vedere gli uomini di ogni tempo (noi stessi) pongono una questione di importanza essenziale, che Gesù, rifiutando di entrare in una discussione di casistica, fa emergere con estrema chiarezza: il rapporto tra la Legge e la novità del Vangelo.
Con una controdomanda, egli sposta la questione su ciò che è prescritto, mentre i farisei insistono su ciò che è permesso ed afferma: « Per la vostra durezza di cuore Mosè ha scritto per voi questo precetto ». La « durezza di cuore » è il limite che caratterizza la condizione normale dell’esistenza umana, portata alla autodifesa e incapace di amare: la Legge di Mosè, prendendone realisticamente atto, prescrive un precetto che non intende incoraggiare il divorzio come via da seguire, ma piuttosto, in un regime patriarcale, regolare ciò che accade, proteggendo la donna come la parte più debole ed esposta. La prescrizione di Deut.24,1 contiene le condizioni giuridiche da rispettare in caso di ripudio: i diritti della sposa ripudiata devono essere protetti con la redazione di un libello di divorzio. Ma poi Gesù aggiunge che il senso profondo dell’esistenza umana, il progetto di Dio, l’ »archetipo », non è il ripudio, il mandar via, ma « la relazione tra maschile e femminile », che presenta con la citazione composta di due testi: Gen.1,27 e 2,24: « Dall’inizio della creazione li fece maschio e femmina. Per questo l’essere umano lascerà suo padre e sua madre e si congiungerà nella sua moglie, e i due diventeranno una sola carne. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque non separi l’uomo ciò che Dio ha unito ». È una sintesi mirabile e ricchissima dell’antropologia biblica che dovremmo studiare a lungo superando le semplificazioni a cui ci siamo abituati: l’umanità che è « una », si realizza nel cammino di libertà che inizia dall’abbandono del padre e della madre, nel quale la diversità del maschile e femminile viene scoperta, non assorbita, non cancellata, ma vissuta come relazione che genera persone precise che si donano, si amano. Questo è il progetto di Dio: l’amore nel quale persone sessualmente diverse si realizzano donandosi, dando un volto preciso all’umanità. Il progetto di Dio, l’ideale, l’archetipo, non è la separazione, ma l’amore tra l’uomo e la donna, che realizza l’umano. Ma l’ « amore » è possibile solo quando il cuore umano non è più duro. Adesso Gesù ai farisei (e a noi) ricorda che per la durezza del loro cuore Mosè ha scritto quel precetto: ma il sogno di Dio è l’amore, impossibile per l’essere umano che ha il cuore duro.
Nella casa, diventata ormai luogo simbolico di riunione della comunità, ai suoi discepoli (non più ai farisei) che lo interrogano, Gesù precisa il suo pensiero: il ripudio è una realtà di cui prende atto ma, instaurando la novità di uno stretto parallelismo tra uomo e donna, lo guarda dall’interno del progetto di Dio di cui rinnova il fascino e che propone come un ideale possibile da attuare da parte di chi cammina con lui, come suo discepolo. E qui sta la piena novità di Gesù: il progetto di Dio, l’amore come relazione tra l’uomo e la donna, irrealizzabile dall’uomo per la durezza del suo cuore, diventa possibile quando l’uomo lascia che il suo cuore sia rigenerato.
Non per nulla il brano che segue presenta Gesù che accoglie, abbraccia, benedice e pone le mani sui bambini che i discepoli vorrebbero allontanare e dice: « Lasciate che i bambini vengano a me…in verità io vi dico, chi non accoglie il regno di Dio come un bambino non vi entrerà ». Gesù spinge i discepoli a ridefinirsi radicalmente: non è la Legge che qualifica l’identità dei suoi discepoli, ma la novità del regno di Dio da accogliere come un bambino. Il regno di Dio si « offre come un dono che sazia il senso di mancanza del cuore dell’uomo e riaccende il suo desiderio. Si presenta come l’Altro che ci chiama a realizzarci nella verità. Si fa riconoscere risvegliando il gusto della freschezza dell’infanzia. Non può essere concepito come un termine, privo del gusto di inizio e di promessa, capace di nutrire l’infinito del desiderio ».
Solo la persona che non si chiude in se stessa e non si separa, solo la persona che ama, che crede l’Amore, trova il senso della propria esistenza. Certo credere l’Amore, non sedersi tristemente nella propria fragilità e nelle proprie paure, suppone l’esperienza di un cuore nuovo, non di pietra ma di carne, un cuore che si lascia amare da Colui che ha promesso: « Vi darò un cuore nuovo… » (Ger.31,33; Ez.36,26). Occorre seguire Gesù fino alla fine: l’Amore non è più una Legge, non si può imporre, né rinchiudere in orizzonti giuridici, è l’esperienza di un dono infinito che ci raggiunge ogni giorno e trasforma la nostra fragilità nella imprevedibile sorpresa di poter gustare come un bambino, la bellezza infinita, così fatta di carne, del nostro amarci quotidiano.

Publié dans : OMELIE |le 5 octobre, 2018 |Pas de Commentaires »

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