Archive pour septembre, 2018

Marco 8, 27-25

immciotoli - Copia

Publié dans:immagini sacre |on 15 septembre, 2018 |Pas de commentaires »

XXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B) (16/09/2018)

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XXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B) (16/09/2018)

Una meta altissima: pensare secondo Dio

mons. Roberto Brunelli

Vangelo secondo Marco 8,27-35: Gesù è in cammino verso Cesarea di Filippo, una città pagana, cioè ormai fuori dal territorio abitato dagli ebrei, e intanto non perde l’occasione di ammaestrare gli apostoli che lo accompagnano, anche per prepararli ai non facili futuri eventi relativi alla sua persona.
In proposito, esordisce con una domanda: « Chi sono io, secondo la gente? » Dalle risposte apprendiamo che egli era visto come uno dei profeti redivivo: Giovanni Battista, da poco fatto decapitare da Erode, o il popolarissimo Elia, per gli ebrei l’emblema stesso dei profeti antichi, o qualcun altro dei grandi uomini mandati da Dio al suo popolo. « E secondo voi, chi sono? » incalza Gesù, al quale risponde di slancio l’impulsivo Pietro: « Tu sei il Cristo ». Gesù non lo smentisce, perché, chissà quanto consapevolmente, egli ha centrato la verità; ma raccomanda di non dirlo a nessuno.
Non dirlo, almeno per il momento, possiamo supporre che intendesse. Ma perché non dirlo, se era la verità? Perché il termine poteva dare adito a fraintendimenti, ed egli voleva preparare il popolo a comprenderlo nel suo senso autentico. Quello che sarebbe diventato nei secoli l’altro nome di Gesù, suo esclusivo e inscindibile dal primo — lo chiamiamo infatti, e solo lui, Gesù Cristo — è la traduzione greca del termine Messia, con cui gli ebrei designavano il misterioso personaggio annunciato dai profeti come il futuro liberatore del suo popolo.
Le vicende storiche del popolo d’Israele, da secoli dominato da altri (Assiri, Babilonesi, Siriani, Egiziani, Romani), avevano portato a interpretare le profezie come relative a un Messia liberatore politico, in grado di restaurare l’indipendenza dell’antico regno di Davide e Salomone. Non era facile per Gesù far comprendere che l’autentico messaggio dei profeti intendeva una liberazione d’altro genere, più profondo e tutto spirituale; per questo non voleva, rivelandosi di colpo come il Cristo, il Messia atteso, suscitare false speranze e così vanificare la sua opera. Di qui la raccomandazione del silenzio.
Per gli apostoli, tuttavia, era venuta l’ora di avviarli a capire, spiegando loro di non essere un nuovo profeta del Messia venturo, ma proprio il Messia: non un annunciatore ma l’annunciato, e però venuto a fare tutt’altro che una rivoluzione politica. Ecco perché « cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo » (è l’espressione con cui Gesù designava se stesso) « doveva soffrire molto ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere ». Altro che liberare Israele dalla dominazione straniera: i suoi avversari erano piuttosto i capi del suo stesso popolo, i quali avrebbero cercato addirittura di eliminarlo.
Un discorso inaccettabile, per chi aveva del Messia l’idea che si è detto. Ecco allora un nuovo intervento dell’impulsivo Pietro, il quale « lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo ». Pietro non riflette, non cerca di capire e semmai cooperare con il Maestro, ma dà per buona l’opinione corrente e vuole impedire quanto può contrastarla: se egli è il Messia, non deve dire quelle cose!
Ma ovviamente le cose devono andare come preordinato dall’Alto, e non come vorrebbe il popolo, cui Pietro dà voce. Di qui la reazione di Gesù, severissima (paragona Pietro addirittura al demonio) ma ricca di un concetto prezioso, di validità universale e perenne: « Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini ».
Pensare secondo Dio: per un uomo, per un cristiano, sta qui il più alto titolo di gloria; questa dovrebbe essere la sua maggiore aspirazione: consapevole delle grandi potenzialità ma anche dei limiti della sua intelligenza, egli dovrebbe impegnarla non a cercare caparbiamente di realizzare le proprie vedute, ma a capire e attuare la volontà di Chi non sbaglia, e vuole soltanto il nostro vero, autentico bene.

Publié dans:OMELIE |on 15 septembre, 2018 |Pas de commentaires »

Esaltazione della Santa Croce (immagine bizantina)

Exaltation_Holy_Cross

Publié dans:immagini sacre |on 14 septembre, 2018 |Pas de commentaires »

OMELIA PER LA SOLENNITÀ DELL’ESALTAZIONE DELLA SANTA CROCE 14 settembre (15.9.14)

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OMELIA PER LA SOLENNITÀ DELL’ESALTAZIONE DELLA SANTA CROCE (15.9.14)

Patriarcato Latino di Gerusalemme

L’imperdonabile croce del perdono! (Mt 18, 21-35; Gv 3, 13-17)
Quest’anno la Solennità dell’Esaltazione della Croce, cade la 24ª domenica dell’anno A. Un bell’imbarazzo per i liturgisti, i pastori di anime e i predicatori! Facendo una distorsione che i rigoristi non apprezzerebbero per niente, con tutto il rispetto richiesto e le sante sfumature considerate, possiamo salvare qui “capre e cavoli”! Il Vangelo del giorno parla, infatti, del perdono fraterno senza limiti: Gesù sulla croce ha perdonato i suoi carnefici! Ed ecco qui spiegato perché si parla della croce del perdono!
Questa logica è più inattaccabile di un coraggioso prete di campagna. Lui sapeva predicare solo sulla confessione! La sua argomentazione fantasiosa si sviluppava così davanti ai fedeli stupiti: «Oggi celebriamo la festa di San Giuseppe. Era un carpentiere (o falegname). Tutto porta a credere che lui fabbricava confessionali. Quindi parliamo della confessione!».
Cristo ha perdonato infinitamente; egli ci chiede di perdonare all’infinito
San Pietro crede di essere eccessivamente indulgente quando dimostra la sua disponibilità, però con un punto interrogativo inquieto, da scusare «fino a sette volte?». Il pescatore di Galilea rimane sbalordito, sentendo il Maestro dire che il perdono andrebbe fatto fino a settanta volte sette! Prima si rompe la testa nel fare i conti! Ma la pillola rimane difficile da digerire!
Il Crocifisso chiederà perdono ai suoi carnefici. Dall’alto del suo trono, salva l’umanità, così incline all’odio e al rancore inesorabile, senza pietà, con una memoria da elefante e con un cuore di pietra! Questo odio omicida, il genocidio, la misoginia, orribilmente “teocratici”, noi li vediamo – più chiaramente che mai – contro i cristiani, soprattutto in Iraq, Siria, Egitto, Nigeria, e in molti posti in Occidente.

La nostra croce imperdonabile!
Noi veneriamo la croce! I pagani, vecchi e nuovi, preferiscono Venere alla forca del Nazareno! L’imperatore Adriano, letteralmente, «ha fatto il colpo»: sul sito del Calvario e del Santo Sepolcro aveva fatto erigere un tempio ad Afrodite, la dea greca della bellezza (l’equivalente di Venere del pantheon romano). La croce, follia per i «Gentili» (che con noi non sono stati molto gentili), questo strumento di tortura, che noi esaltiamo e di cui ci vantiamo, rimane una “pietra d’inciampo” per gli ebrei (1 Cor 1, 17s) e per i musulmani. Queste due confessioni, assai vicine l’una con l’altra, ci accusano di essere xylolatri, ossia “adoratori del legno”. Essi decidono di respingere l’idea che il Messia sarebbe morto sul patibolo infame! L’avversione alla croce si trova accentuata nelle due comunità, a causa della loro poca simpatia per le Crociate e crociati. Per gli ebrei, la svastica si intreccia con la croce di Gesù. Troppi storici e “pensatori” legano le due riassumendo, come segue, in un modo semplicistico, una storia tanto triste e complessa: gli ebrei sono perseguitati dai nazisti perché accusati di aver crocifisso Gesù! Il mondo non cristiano, che deve però molto alla «Croce Rossa», fa di tutto per cancellarla, e sostituirla con una “mezzaluna” o la “Stella di David”, sempre rossa, non so perché!
Per venti secoli, né il mondo pagano né il mondo giudeo-musulmano tollerano o perdonano la nostra croce! Questa allergia mortale porta alla rimozione di questo segno (anche da alcune bandiere in alcuni paesi), insieme a tutto ciò che gli somiglia, compreso il segno del più. Sembra che alla fine di una visita a Paolo VI, la signora Goldah Meïr afferrò la croce pettorale del Pontefice (noto per la sua timidezza e la quasi eccessiva cortesia!), e disse: «Questo ci ha fatto soffrire, a noi poveri ebrei, per quasi duemila anni!».
Prima di perdonare, cerca di informare e di dialogare
La sofferenza per Cristo è parte della nostra missione e del nostro destino! Ma se noi possiamo chiarire, spiegare, informare, eliminare i malintesi (ad esempio, che noi adoriamo tre dei, noi adoriamo il “legno”…), la nostra “logica cult” non contraddice la nostra disponibilità a portare la croce che sarà di tanto più leggera di quanto lei sarà compresa meglio da noi e meno compresa dagli altri!
«Dall’alto, attirerò tutti a me», ci hai detto, Signore! Aspettiamo, con piede fermo, con forza delle lacrime, la realizzazione della tua promessa!

Padre P. Madros

Asphodelus ramosus (sempre in cerca di bei fiori) vi metto il link ad un sito con immagini anche da ingrandire)

asphodelus ramosus 01
http://dryades.units.it/stagnisardi/index.php?procedure=taxon_page&id=6750&num=6641

Publié dans:fiori e piante, fiori...) |on 12 septembre, 2018 |Pas de commentaires »

sono molto stanca stasera, vi metto questa immagine di vetrate, Bridgeport Virginia

imm ciottoli Bridgeport Virginia

Publié dans:STAI ED GLASS |on 11 septembre, 2018 |Pas de commentaires »

Il Mandylion o Immagine di Edessa era un telo sul quale era raffigurato il volto di Gesù. L’immagine era ritenuta di origine miracolosa e detta acheropita, cioè « non fatta da mano umana » – studio e molte immagini (link al sito)

 Il Mandylion o Immagine di Edessa era un telo sul quale era raffigurato il volto di Gesù. L'immagine era ritenuta di origine miracolosa e detta acheropita, cioè

http://iconaimmaginedio.blogspot.com/2013/05/il-s-volto-di-edessa-o-mandylion.html

Publié dans:immagini e testi |on 10 septembre, 2018 |Pas de commentaires »

BREVE STORIA DELL’ICONA E DEI PITTORI DI ICONE – PARTE PRIMA: L’INVISIBILE NEL VISIBILE

https://www.culturacattolica.it/cultura/studi-sull-arte/breve-storia-dell-icona-e-dei-pittori-di-icone-1

BREVE STORIA DELL’ICONA E DEI PITTORI DI ICONE – PARTE PRIMA: L’INVISIBILE NEL VISIBILE

sabato 12 giugno 2004

Scuola Iconografica di SeriateFonte:CulturaCattolica.it

1. Che cos’e’ l’icona
La storia comincia a Edessa, a pochi giorni dalla passione e morte di Cristo.
La città di Edessa, oggi Urfa in Turchia (al confine con la Siria), era la capitale di un regno su cui regnava il re Abgar V, soprannominato Ukama, o il Nero. Egli vi introdurrà il Cristianesimo con l’intervento di Taddeo, uno dei 70 discepoli di Cristo, lì inviato da Tommaso apostolo dopo la Pentecoste.
Il re era malato di lebbra e di gotta. Per guarire aveva provato vari rimedi, ma inutilmente. Venuto a sapere dei miracoli che un certo Cristo compiva a Gerusalemme e anche dell’ingratitudine dei Giudei nei suoi confronti, affidò ad un bravo ritrattista del luogo, un tale Anania, due incarichi: consegnare una lettera a Gesù, in cui gli chiedeva di guarirlo e lo invitava anche a stabilirsi nella città di Edessa, ed eseguire un suo ritratto il più possibile fedele.

Anania si reca a Gerusalemme, consegna la lettera a Gesù e poi mentre attende la risposta prova a ritrarlo, ma non ci riesce. È lo stesso Gesù che bagnandosi il volto e asciugandosi con un telo di lino vi imprime sopra i suoi lineamenti e fa consegnare il telo ad Anania insieme con una lettera di risposta: in questa lettera spiega al re che egli deve rimanere a Gerusalemme, lo chiama “beato” perché credeva in Lui e gli preannuncia la guarigione completa ad opera del discepolo Taddeo che sarebbe giunto da lui.
Abgar dopo aver avuto il ritratto e la lettera guarisce subito dai suoi mali, ad eccezione della lebbra sulla fronte, che sparirà con la venuta dell’apostolo Taddeo.
La lettera fu conservata negli archivi della città di Edessa (numerose sono le testimonianze della sua esistenza: Eusebio di Cesarea la cita nella sua Storia ecclesiastica, opera che tradotta in latino avrà grande diffusione in Occidente e determinerà anche la diffusione della lettera, nota fino al XVII secolo persino in Inghilterra).
Il Mandilion (in aramaico significa asciugamano), cioè il volto di Gesù impresso sul telo di lino, fu collocato in una nicchia della porta principale della città ed esposto alla venerazione dei cristiani, con la seguente scritta: “Cristo Dio, chi in te spera non si perderà”. (Figura 1)
Quando col nipote di Abgar si generò un ritorno al paganesimo, nel 57 d. C., il vescovo della città per salvare l’acheròpita (=non dipinto da mano d’uomo) la fece murare di nascosto nella nicchia, nascondendola con una ceramica, e lì venne dimenticata; ritornerà alla luce più tardi, nel 525, durante una inondazione che fece crollare parte delle mura della città e spinse l’imperatore Giustiniano a lavori di sistemazione.
Questa leggenda, che è ricordata nella liturgia orientale (il 16 agosto cade la festa bizantina della traslazione del Mandilion da Edessa a Costantinopoli, le Chiese di origine sira venerano il re Abgar come santo, la Chiesa maronita fa memoria della lettera di Abgar e di Gesù il 18 agosto), ci indica come dobbiamo concepire l’icona ed il pittore di icone:
- l’icona è un mezzo attraverso cui l’uomo riceve aiuto, salvezza, sapienza; è come se fosse una “reliquia”;
- chi la dipinge, (meglio chi la “scrive”, perché l’icona è considerata “Vangelo in immagini”) diventa il tramite per questo passaggio di grazia.
L’icona (icona significa “immagine”, dal greco eikon, tardo latino icònam) diventa come il lembo del mantello di Cristo:
Cristo era insieme con i suoi discepoli, attorniato da una folla di curiosi, quando ad un certo punto (si legge nel Vangelo) chiede: “Chi mi ha toccato il mantello?”. I suoi discepoli gli fanno presente che era tutto circondato dalla gente e che quindi chissà quanti lo avevano sfiorato e toccato, ma Gesù insiste guardandosi intorno, perché aveva sentito che c’era stata una richiesta di aiuto attraverso quel toccare il suo mantello e che la potenza era uscita da Lui. E infatti si fa avanti, tutta timorosa, una donna che lo aveva toccato per poter essere guarita, ed era guarita davvero (Matteo 5, 25 – 34).
La Chiesa benedice l’icona ed essa diventa così un “sacramentale”. I Sacramentali cosa sono? Non sono riti istituiti da Cristo (come i Sacramenti e la proclamazione della Parola), ma nascono dalla Chiesa in base alla sua preoccupazione pedagogica, cioè educativa: sono “segni sacri”, “azioni sacre” per mezzo dei quali per intercessione della Chiesa gli uomini vengono disposti a ricevere l’effetto principale dei Sacramenti e le varie circostanze della vita vengono santificate. E’ come se essi ci associno alla preghiera della Chiesa e alla sua unione col Redentore. Il significato della parola sacro o santo è il seguente: che partecipa all’Essere; le Scritture sono sacre perché racchiudono la parola di Dio, la Chiesa è santa perché vi dimora Dio, Israele è nazione santa perché è stata messa a parte del disegno di Dio.
Un Sacramentale è, ad esempio, la benedizione di una persona per il ministero della distribuzione della Eucarestia, la dedicazione di una Chiesa e dell’altare, la benedizione dei cimiteri, delle campane, dell’acqua, del fuoco, delle icone… Per tale ragione le icone vengono venerate.
Inoltre: l’icona è dipinta per la preghiera, sia in chiesa sia nelle singole case sia durante i viaggi (esistevano anche le icone da viaggio, solitamente in metallo perché più resistenti).
In chiesa si trova sulle pareti dell’edificio e nell’”Iconostasi”, letteralmente “luogo delle icone”; l’Iconostasi è un tramezzo ricoperto di icone che divide la navata dal presbiterio: ricorda la storia della salvezza e simboleggia tutto il mondo celeste e la nuova umanità della quale tutti noi siamo chiamati a far parte. L’icona è parte integrante della liturgia. (Figura 2)
In casa è collocata in un angolo “bello”, con un lumino davanti, e “parla”, “guarda”, “richiama”, cioè rende presente in qualche modo ciò che raffigura nel suo corpo celeste: chi entra in una casa russa, la prima cosa che fa è rendere venerazione alle icone, prima ancora di salutare il padrone di casa. Davanti ad una icona non si è mai degli spettatori e basta, si è interpellati, chiamati; l’icona, infatti, richiede di partecipare a ciò che essa mostra, che è l’invisibile nel visibile; l’atteggiamento richiesto può essere paragonato a quello che aveva Maria, la madre di Dio, secondo quanto ci dicono i Vangeli di fronte a tutto ciò che capitava: “Maria serbava tutte queste cose, meditandole nel suo cuore”.
2. Il modello dell’icona
Tutto ciò permette di capire perché un vero iconografo nel dipingere l’icona si rifà sempre all’icona “acheropita”, cioè al prototipo, al modello, all’immagine rivelata.
Studiosi contemporanei, in particolare il professor Padre Heinrich Pfeiffer, riconducono tutte le immagini “Acheropite” alla Sacra Sindone ad al Santo Volto di Manoppello (cittadina che si trova in Abruzzo, in provincia di Pescara): esso è un piccolo telo che Maria, quando il corpo di Cristo fu staccato dalla croce, pose sulle piaghe che la corona di spine aveva prodotto sul Suo volto per asciugarne il sangue. Lo distese poi sopra il capo di Cristo, già avvolto nella sindone: è il soudarion di cui parla il XX cap. del Vangelo di Giovanni in cui l’apostolo descrive il sepolcro vuoto, con le bende da un lato ed il sudario raccolto dall’altro. (Figura 3)
Il Velo mostra un’immagine in positivo perfettamente sovrapponibile al volto, in negativo, impresso sulla Sindone. (Figura 4)
Per la Madre di Dio, la tradizione indica come prototipi le tre icone dipinte dall’evangelista San Luca dopo la Pentecoste, proprio dopo la Pentecoste perché senza quella “luce della conoscenza” nessun talento sarebbe stato sufficiente a raffigurare la Madre di Dio. Sempre la tradizione indica tra queste la Vergine della tenerezza di Vladimir, che è la più nota e venerata icona della Madre di Dio della tenerezza in Russia ed è anche molto venerata da noi. Fu dipinta a Costantinopoli alla fine dell’XI secolo o all’inizio del XII.
Il grande teologo e filosofo russo del XX secolo P. Evdokimov, morto a Parigi nel 1970, ricorda il seguente episodio: quando sottoposero a Bernadette a Lourdes varie immagini della Vergine, per sapere quali fossero i tratti del volto e della figura di quella misteriosa e bellissima Signora che le appariva, e tra queste c’era anche una riproduzione dell’icona della Madre di Dio di Vladimir, la ragazza non ebbe esitazione: indicò proprio questa effigie come la più somigliante alla bella Signora. (Figura 5)

BREVE STORIA DELL'ICONA E DEI PITTORI DI ICONE - PARTE PRIMA: L'INVISIBILE NEL VISIBILE dans ICONE (le) 412-s413-s dans iconografia414-s415-s416-s

Publié dans:ICONE (le), iconografia |on 10 septembre, 2018 |Pas de commentaires »

flower macro (si vede il fiore dentro la goccia…bello!)

flower macro  (si vede il fiore dentro la goccia...bello!) dans fiori e piante 10298561_large

Publié dans:fiori e piante |on 7 septembre, 2018 |Pas de commentaires »

Marco, 7, 34

imm diario

Publié dans:immagini sacre |on 7 septembre, 2018 |Pas de commentaires »
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