Archive pour août, 2018

ho fatto tardi tardi, buona notte o buon giorno – è un: Aconitum variegatum

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L’ultima cena

imm diario

Publié dans:immagini sacre |on 17 août, 2018 |Pas de commentaires »

XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – GUSTA, AMA, VIVI IL TEMPO

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XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – GUSTA, AMA, VIVI IL TEMPO

don Mario Simula

Il tempo è lo scrigno della Sapienza. Lo valorizzo e mi offre l’opportunità di diventare un dono. Lo spreco e diventa vuoto a perdere, inquinamento del cuore, sciupio delle relazioni, povero di pensieri.
“Impara a contare i tuoi giorni e raggiungerai la Sapienza del cuore”.
Anche la fretta fa perdere il tempo, come lo brucia la frenesia, impedendo l’ingresso nel profondo di noi stessi.
Rischiamo, allora, di rimanere “fuori di casa”, vagabondi, sbandati, questuanti di senso.
La raccomandazione di Paolo ritorna semplice ma preziosa: “Non comportatevi da stolti, ma da saggi, facendo buon uso del tempo”. Altrimenti in questi giorni “cattivi”, rischiamo di “essere sconsiderati” e non impariamo l’arte gioiosa “di comprendere quale è la volontà del Signore”.
Il credente autentico, che sa stare accanto al Signore, percepisce, nel tempo che gli viene regalato da Dio,
la “pienezza dello Spirito e la dolce consuetudine di cantare, salmi, inni e canti ispirati, insieme agli altri fratelli nella fede, inneggiando al Signore con il cuore e rendendo grazie a Dio Padre nel nome di Gesù”.
A questo punto risuonano le parole preziose di Gesù come un solenne “grazie”: “Io sono il pane disceso dal cielo. Se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue non avete la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno”.
Quale è il senso del tempo che Dio mi dona, se non l’esperienza di un interminabile banchetto col Signore Risorto, uno “stare con Lui, come una cosa sola: Lui in me e io in Lui”!
Gesù, dandoci la sua Carne da mangiare e il suo Sangue per inebriarci, ci invita ad intrattenerci in una convivialità amorevole, aperta e generosa.
E’ il tempo che diventa intimità, dialogo ininterrotto, amore che si radica nel cuore, perdono che non conosce ostacoli, vita fraterna che risplende come lucerna accesa davanti a tutti gli uomini.
E’ il tempo che si trasforma in “restare”, instancabile e soave, col Signore.
Quella Carne e quel Sangue non sono un fast food spirituale. Sono il banchetto che Gesù risorto imbandisce per chi gli apre la porta dell’ascolto e della accoglienza.
Il banchetto frettoloso, esteriore e senza amore, bruciato nella stoltezza del “mordi e fuggi”, non appaga. Impoverisce.
Avvelena la vita. Riduce il cuore ad uno scantinato ingombro di oggetti ammuffiti.
Ama il tempo eucaristico, intrattenimento dell’amore. Gusta il tempo eucaristico, “respiro di Dio”, all’unisono col tuo respiro. Vivi il tempo eucaristico: è il contachilometri che ti indica quanto ancora manca all’incontro soave col Signore; è la clessidra che, granello dopo granello, ti chiede di stare accanto a Gesù Risorto, finché non lo vedremo nell’eternità beata e senza tempo, nella quale sperimenteremo l’ebbrezza di vederlo così come Egli è.
Che combinazione felice!
Gesù ci invita al banchetto. Mangeremo la sua Carne e berremo il suo Sangue e avremo la vita eterna. La contemplazione interminabile e insaziabile.
Pane di vita e vita eterna sono sinonimi. Ballano lo stesso ritmo, in piena sintonia. Non può essere diverso. Chi mangia il Pane-Carne e gusta il Vino-Sangue rimane in Gesù e Gesù rimane in Lui. Restare. Restare con Lui senza ansie. Restare con Lui senza turbamenti. Restare con Lui per sempre.
Vivendo questa esperienza capiamo che cosa è una Comunità. E’ un restare per sempre insieme, con lo stesso amore, con la stessa misericordia scritta nei nostri gesti, con la stessa condivisione.
Comunità è vivere per Gesù. Andare oltre le nostre piccole scorribande spirituali e trovare l’unica beatitudine che conta e che resta: mangiare di Gesù, vivere per Gesù e sentirsi spalancata la porta dell’eternità da Gesù.
Quando ci fermeremo insieme per sperimentare questa meravigliosa intimità col Signore, che viene da noi e sta con noi?
Quando impareremo a rivestirci insieme della veste nuziale, amabile e buona, senza la quale rischiamo di trovarci a nozze come ospiti non graditi?
Signore Gesù, scardina in noi l’abitudine a nutrirci di Te. Senza di Te moriamo di fame, lungo il cammino. Ci perdiamo nelle pozzanghere dell’egoismo chiuso e senza orizzonti.
Senza la tua Carne e il tuo Sangue spegniamo in noi l’ebbrezza della tua gioia, la dolcezza della nostra fraternità, la comune corsa verso la Luce.
Signore Gesù, donaci fame e sete di Te. Apri il sentiero comune che ci conduce verso di Te. Tutti in una stessa peregrinazione; nomadi insieme verso la Terra promessa della Vita Eterna.
Non vogliamo arrivare da Te, a mangiare di Te, verso il tuo banchetto, ciascuno per conto suo o accompagnato dagli amici fidati. Vogliamo ritrovarci alla stessa meta da fratelli e sorelle, splendenti nella veste bianca della sposa, adorni di umile gratitudine e di amore credibile.
Ti troveremo alla porta, pronto ad accoglierci ad uno ad uno. Chiamati per nome e riconoscibili per l’amore.

Publié dans:OMELIE |on 17 août, 2018 |Pas de commentaires »

il tè, sto bevendo molto tè questi giorni con il caldo, vi propongo quello che ho trovato

Il tè verde
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La pianta del tè
habitat 

dalla: « storia del Tè »
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link al sito: La storia del tè (interessante): 

https://mondodelte.wordpress.com/2015/07/30/la-storia-del-te/

Publié dans:PIANTE AROMATICHE |on 13 août, 2018 |Pas de commentaires »

Dormitio Mariae

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Publié dans:immagini sacre |on 13 août, 2018 |Pas de commentaires »

ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA – MARIA, GIARDINO DI DIO, DOVE ATTENDE TUTTI I SUOI FIGLI

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ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA – MARIA, GIARDINO DI DIO, DOVE ATTENDE TUTTI I SUOI FIGLI

padre Antonio Rungi

La solennità dell’Assunzione dal cielo della Madonna, in anima e corpo, ci porta istintivamente a pensare al Paradiso. In fondo, il paradiso non è altro il giardino di Dio, dove tutti i fiori più belli vengono accolti e costituiscono l’armonia dell’insieme nell’eternità di Dio. In questo giardino eterno, nel santo paradiso, vi è entrata in anima e corpo, unico caso nella storia della salvezza, la Vergine Maria, assunta alla gloria del cielo con la sua anima e con la sua corporeità. Lei ha dato inizio a quel paradiso, dove un giorno, ci auguriamo possiamo entrare anche noi suoi devoti e suoi figli amatissimi. Maria, infatti, è il tramite più naturale per portarci a Gesù e farci entrare nell’eternità. Per poi uomini pellegrini sulla terra, nel mistero dell’Assunzione al cielo della Vergine Santa, si apre una chiara prospettiva di salvezza eterna nella duplice dimensione spirituale e corporale, per cui la persona umana, nella sua integrità va amata e rispettata, dal momento del concepimento al sua naturale termine che è sorella morte, come la definiva San Francesco d’Assisi. San Giovanni Damasceno, anticipando il dogma dell’Assunzione della Madonna, proclamato da Pio XII, nel 1950, così scriveva: «Colei che nel parto aveva conservato illesa la sua verginità doveva anche conservare senza alcuna corruzione il suo corpo dopo la morte. Colei che aveva portato nel suo seno il Creatore, fatto bambino, doveva abitare nei tabernacoli divini. Colei, che fu data in sposa dal Padre, non poteva che trovar dimora nelle sedi celesti. Doveva contemplare il suo Figlio nella gloria alla destra del Padre, lei che lo aveva visto sulla croce, lei che, preservata dal dolore, quando lo diede alla luce, fu trapassata dalla spada del dolore quando lo vide morire. Era giusto che la Madre di Dio possedesse ciò che appartiene al Figlio, e che fosse onorata da tutte le creature come Madre ed ancella di Dio». Un altro padre della Chiesa, san Germano di Costantinopoli, che aveva intuito in anticipo questa verità di fede scriveva: «Tu, come fu scritto, sei tutta splendore (cfr. Sal 44, 14); e il tuo corpo verginale è tutto santo, tutto casto, tutto tempio di Dio. Per questo non poteva conoscere il disfacimento del sepolcro, ma, pur conservando le sue fattezze naturali, doveva trasfigurarsi in luce di incorruttibilità, entrare in una esistenza nuova e gloriosa, godere della piena liberazione e della vita perfetta».
Il padri e il magistero della Chiesa, nell’affermare questa verità di fede si rifanno ai testi biblici e a tutta la storia di questa donna unica e irripetibile nella storia dell’umanità e della salvezza, a partire da quel Si che Maria ha detto all’Angelo nel momento dell’Annunciazione. Testi che in questa solennità dell’Assunta ci aiutano a capire ulteriormente il senso di questa celebrazione e di questo mistero della fede, che anche mistero del santo rosario che preghiamo nella corona dei misteri della gloria. Il libro dell’Apocalisse che oggi leggiamo ci fa immergere con il pensiero, la mente e la meditazione nella gloria del cielo. In esso leggiamo: Un segno grandioso apparve nel cielo: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e, sul capo, una corona di dodici stelle. Era incinta, e gridava per le doglie e il travaglio del parto… Essa partorì un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro, e suo figlio fu rapito verso Dio e verso il suo trono ». Questo testo più di carattere escatologico ed ecclesiologico, i biblisti lo attribuiscono anche alla figura luminosa di Maria, la Madre di Gesù, la donna che genera alla vita terrena il Figlio di Dio, il Salvatore del Mondo, il Redentore, il Re dei Re. Lei Madre del Re dei Re, è anche la Regina di tutto il Regno di amore, giustizia, verità che Gesù Cristo è venuto ha impiantare sulla terra, nell’attesa della Pasqua senza fine, quando, nel giudizio universale anche i morti risorgeranno per sempre per una vita eterna. Sempre l’Apocalisse ci rammenta che dopo il parto, la donna invece fuggì nel deserto, dove Dio le aveva preparato un rifugio. E di uno speciale cammino ed itinerario mariano leggiamo nel vangelo di questa solennità, che è quello della visitazione, che è cammino di amore, di carità, di accoglienza, di servizio generoso della Madonna verso la sua cugina Elisabetta., Infatti, l’evangelista Luca, il grande devoto, scrittore e pittore di Maria, scrive in questo bellissimo testo: « In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto». Il che sta a significare il senso più vero della devozione mariana che ogni discepolo di Gesù, ogni vero cristiano deve alimentare quotidianamente non solo con le devozioni personali, ma con la preghiera mariana per eccellenza che è il santo Rosario. Si va in paradiso e si alimenta la speranza di una risurrezione finale per la vita, se sull’esempio di Maria viviamo l’amore e la carità verso Dio e verso i fratelli, con la mente sempre fissa sui beni eterni e non sulle cose terrene che passano e svuotano di senso la nostra esistenza. Cristo nella sua risurrezione ha vinto al morte e Lui la primizia dell’umanità nuova risorta. Dopo Gesù nella scala dei valori, di chi conta, dopo la santissima Trinità, c’è proprio Lei, la Madonna, la Madre di Dio e Madre nostra che Gesù ha voluto associata a se nella vita terrena e nell’eternità, nella totalità della sua persona. Ecco perché Gesù ha preso tra le sue braccia la sua mamma, Maria, come Lei lo prese tra le sue braccia, quando venne alla luce in questo mondo, nel suo grembo verginale, per opera dello Spirito Santo, e l’ha portata con se nel giardino del Paradiso, dove questo fiore unico, splendente di ogni luce, attende tutti noi e prega il suo figlio, perché nessuno dei suoi figli vada perduto nel giardino della morte eterna, ma tutti arrivino al giardino di Dio, ala giardino della vita eterna. Sia questa la nostra preghiera nel giorno in cui eleviamo il nostro sguardo al cielo, dove Maria è stata assunta e proclamata Regina degli Angeli e dei Santi.

Vergine Santissima,
Madre del monte della preghiera,
salga a te dal nostro cuore
l’umile supplica di chi in Te
ripone speranza e gioia.

Nelle afllizioni della vita,
nella valle di tante lacrime umane,
Tu ci inviti a salire la santa montagna

della fede, della speranza e della carità.

Vergine del monte della gioia,
fa’ che gli uomini di questa martoriata terra;
assetati di vera felicità;
possano incontrare Cristo,
il Verbo di Dio fatto uomo

nel tuo grembo purissimo ed immacolato.

Maria, Vergine del monte della meditazione,
insegnaci ad amare il silenzio,
la preghiera ed il raccoglimento,
ponendo al centro della nostra esistenza
Gesù Cristo, la Parola del Dio vivente
uscita dal silenzio per parlare agli uomini

dell’infinito Amore delle Tre Santissime Persone.

Vergine del monte della perfetta letizia
comunicaci la gioia di stare con Cristo,
in questa vita piena di contraddizioni e croci.
Proteggici dalle mille difficoltà e dai pericoli
che incombono su questa umanità,
che non riesce a costruire un mondo
d’amore e di pace.

Vergine della Santa Montagna
attira a Te i cuori induriti,
senza amore e senza Dio.
Fa’ che ogni uomno e donna
di questa problematica terra
possa sperimentare il tuo stesso amore

con il quale ti sei donata al Tuo e nostro Signore. Amen.

(preghiera di padre Antonio Rungi)

Publié dans:OMELIE |on 13 août, 2018 |Pas de commentaires »

anche questi, magari per la cena

fico dindia

Publié dans:FRUTTI |on 12 août, 2018 |Pas de commentaires »

frutto del Cactus, ultimo sfondo del computer, bello vero? sono anche buoni, ma al mercato non li ho ancora visti

cactus fruit

Publié dans:FRUTTI |on 12 août, 2018 |Pas de commentaires »

Campo di frumento, Sud Africa

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Publié dans:immagini |on 10 août, 2018 |Pas de commentaires »

XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B) MANNA, PANE, CARNE

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XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B) MANNA, PANE, CARNE

don Luciano Cantini

Si misero a mormorare
Quando parliamo di Dio, di religione, di spiritualità finiamo sempre per parlare in astratto, di cose che ci riguardano ma che non ci coinvolgono, di cose del cielo e non della terra, di sentimenti e di pensieri. Eppure, siamo consapevoli che anche le idee e i sentimenti non rimangono nel mondo delle astrazioni ed hanno bisogno di concretezza per essere comunicati, prima a noi stessi che agli altri. Non a caso Giovanni raccomanda: Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità (1Gv 3,18). Nei suoi scritti non troviamo la parola “fede” che tende alla astrazione dei concetti ma il verbo “credere” molto più dinamico e attinente alla realtà delle cose: chi crede ha la vita eterna.
Comunque, per evitare qualsiasi tentativo di allontanamento dalla concretezza della vita, Giovanni usa una successione di immagini molto tangibili.
La manna nel deserto
Quando gli ebrei nel deserto videro per la prima volta la manna si domandarono «che cosa è» (man hu): un dono inaspettato e gratuito di Dio. Quel dono non fu accolto nella pienezza del suo significato (cfr Nm 21,5) e la generazione che partì dall’Egitto non raggiunse la terra promessa. Gesù prende le distanze dai vostri padri che pure si sono nutriti del dono di Dio senza penetrane il mistero, per questo dice sono morti, e si propone come il pane della vita.
È anche altrettanto facile, oggi, davanti a quel pane fermarsi alla esteriorità del gesto perdendone il significato più profondo; un rito religioso, una devozione che lascia in tempo che trova, non ci nutre a tal punto da trasformare la nostra esistenza, cogliamo il senso del pane senza riconoscere la vita di cui è segno: perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna (1Cor 11,29).
Io sono il pane vivo
L’idea del pane vivo, quando il pane era conservato a lungo tra una panificazione e l’altra, è quella del pane appena sfornato fragrante di profumi e sapori, invitante. Nel mondo le tradizioni del pane sono assai diverse ma rimane comunque il nutrimento principe della umanità. Non a caso in toscana ciò che oggi è il piatto forte del pasto si chiamava “companatico” (che accompagna il pane), nell’opulenza dei nostri giorni invece si preferisce mangiare “senza pane” sacrificando così anche il cumulo di tradizioni e di significati legati al pasto, momento essenziale di vita familiare e di convivialità che nello “spezzare il pane” (cfr. At 2, 42.46) è capace di riconoscere la presenza del Signore.
Mangiare ci dà la dimensione del credere: come il cibo diventa parte di noi stessi, rinnova le nostre cellule e ci permette di vivere, così è per il mistero di Cristo se lasciamo che esso penetri la nostra vita, gli dia forma e sostanza: Gustate e vedete quanto è buono il Signore (Sal 34,9).
Se osserviamo le nostre Eucarestie hanno tutta l’apparenza di un panino consumato in fretta in un fast-food dove la relazione col cibo è nello stretto necessario e quella con i commensali del tutto assente. Quando la fretta ci costringe a un tramezzino industriale scaricato da una macchina automatica, forse c’è da ripensare alla nostra relazione col Signore perché non soddisfi i bisogni di un momento ma davvero nutra di vita tutta la nostra esistenza.
La mia carne
E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi (Gv 1,14). Fin dall’inizio il vangelo Giovanni ci racconta del Verbo di Dio che penetra la condizione fragile dell’umanità. Il Figlio di Dio non si è fatto solo uomo: il mistero della incarnazione raggiunge ogni uomo nella sua debole pochezza – spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo (Fil 2,7) – fino a diventarne scarto, e proprio per questo è fonte della vita del mondo. È la sua umanità che incontra e si mischia con la nostra, che entra nel nostro tessuto e che si fa nutrimento, sconvolge le nostre logiche umane, ne fonda di nuove, rovescia le relazioni, le scale di valori, le aspirazioni dell’uomo, trasforma la vita della storia in vita eterna.
Credere che il Signore è carne per la vita del mondo significa riconoscere nella debolezza della carne la potenza di Dio: infatti quando sono debole, è allora che sono forte (2Cor 12,10).
È proprio l’assurdità della sua proposta che la rende universale, non una idea, una filosofia, una via mistica, neppure una religione, non un gesto o un rito sacramentale, ma lasciare coinvolgere la nostra vita dalla sua.

Publié dans:OMELIE |on 10 août, 2018 |Pas de commentaires »
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