Archive pour le 29 août, 2018

Padova, la cappella degli Scrovegni (link all’immagine ingrandita)

Padova, la cappella degli Scrovegni (link all'immagine ingrandita) dans immagini sacre cappella

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Publié dans:immagini sacre |on 29 août, 2018 |Pas de commentaires »

Il colore blu nelle icone

http://iconaimmaginedio.blogspot.com/2013/05/il-colore-blu-nelle-icone.html

Il colore blu nelle icone

E’ in ogni cultura simbolo del cielo, la dimora di Dio. È un colore profondo, simbolo della incomprensibilità di Dio, immagine di spiritualità e trascendenza. Questo colore è usato per rappresentare il centro della mandorla della Trasfigurazione. E’ attributo canonico della divinità di Gesù Cristo per questo è utilizzato per il manto del Pantokrátor (himátion), associato alla tunica rossa segno della sua umanità e anche nelle vesti della Vergine (chitón). Anche alcuni Apostoli hanno le loro vesti in questo colore. Trasmette un senso di profondità e calma, dà l’illusione di un mondo irreale, leggero. Nella pittura murale, il blu veniva usato generalmente per gli sfondi, con lo stesso valore simbolico che aveva l’oro nelle tavole. Cennino Cennini testimonia quale fosse la considerazione per il blu: “Azzurro oltramarino si è un colore nobile, bello, perfettissimo oltre a tutti i colori (…). Ma perché dipingere lo splendore luminoso con un pigmento scuro? Quando Cristo appare nella gloria splendente a Saulo questo resta accecato per tre giorni. Quando Mosè parla con Dio sul monte Sinai, non può guardare la Sua gloria radiosa senza ripararsi gli occhi. Cioè gli esseri umani non possono entrare alla presenza di Dio e conoscere la sua essenza che resta avvolta nel mistero, come nelle tenebre. I blu più utilizzati erano: Lazurite: chiamata anche oltremare è un minerale diffuso ma costoso che si trova comunemente in combinazione con altri minerali nel lapislazzuli. Lapislazzuli (cioè Lapis azul) significa « roccia blu » ed è un blu brillante con riflessi violacei o verdastri. Azzurrite: questo blu meno caro (ma non certo a buon mercato) era ricavato dal minerale estratto in particolare in Kazakhstan e negli Urali, ed era già usato dai Romani (Plinio lo chiamava « Lapis armenius »). Macinata molto finemente, infatti, l’azzurrite produce una tonalità di celeste pallido. Per ottenere una tonalità più scura bisogna macinarla in modo più grossolano; questo rende il pigmento difficile da applicare ma il risultato può essere molto bello perché ogni granello riluce come un microscopico gioiello. Altra fonte di azzurro era l’indaco utilizzato in genere per tingere le stoffe. Ha un tono verdastro o nerastro, non molto gradevole, che migliora se mischiato col bianco. Per ottenere dall’indaco un azzurro gradevole si usava marmo bianco macinato «messo in letame molto caldo per un giorno e una notte» e poi si mescolava con la schiuma che risultava dalla tintura dei panni. Pigmenti come azzurrite e lasurite erano molto costosi: sono stati sostituiti nelle icone con il verde in modo che questo ha acquisito lo stesso peso semantico.

Publié dans:ICONE (le) |on 29 août, 2018 |Pas de commentaires »

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