Archive pour mars, 2018

STRANGE ‘RAINBOW’ CLOUDS – AMAZING!

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L’ARCOBALENO – SIMBOLI BIBLICI

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L’ARCOBALENO – SIMBOLI BIBLICI

L’arcobaleno, per la luce che emana e si rinfrange in una varietà di colori provenienti dalla stessa fonte, trasmette tranquillità e stupore. Questa luce e questi colori, che congiungono cielo e terra, per i popoli antichi erano un simbolo che collegava la trascendenza con la terra.
Nell’Antico Testamento l’arcobaleno è presente nelle tre parti che lo costituiscono: Pentateuco, Profeti e Scritti, e, per il Nuovo Testamento, nell’Apocalisse. Nella Bibbia l’arcobaleno appare, per la prima volta, dopo il diluvio universale che purifica e ricrea l’umanità peccatrice (Gen 9,8-12). Esso è il segno della prima alleanza (berit) – descritta nella Bibbia in forma esplicita – che Dio tramite Noè (Gen 9, 8- 12 ) stipula con tutta l’umanità. L’arcobaleno pur apparendo dopo la tempesta che provoca terrore e anche morte, è sempre simbolo positivo che manifesta che Dio ama e affronta gli aspetti negativi della realtà e del cuore dell’uomo. Se necessario purifica, ma prendendosi cura della creature cui dona la vita. Inoltre l’arcobaleno impegna Dio a favore dell’umanità: «L’arco sarà sulle nubi, e io lo guarderò per ricordare l’alleanza eterna tra Dio e ogni essere che vive in ogni carne che sulla terra» (cfr. Gen 9,13-15).
L’arcobaleno è anche simbolo dello splendore e della gloria di Dio. Con questo simbolo si apre il libro del profeta Ezechiele, il quale vede uno splendore simile a quello dell’arcobaleno fra le nubi di un giorno di pioggia: «Era circondato da uno splendore simile a quello dell’arcobaleno fra le nubi in un giorno di pioggia. Così percepii in visione la gloria del Signore» (cfr.1,27-28). L’arcobaleno cui il profeta si riferisce potrebbe alludere a quello apparso dopo il diluvio, perché entrambi sono segno dell’impegno di Dio verso gli esseri viventi, cui vuole dare salvezza.
L’arcobaleno simbolo di splendore è presente nel libro del Siracide: «Osserva l’arcobaleno e benedici colui che lo ha fatto: quanto è bello nel suo splendore! Avvolge il cielo con un cerchio di gloria, lo hanno teso le mani dell’Altissimo» (Sir 43,11-12; cfr. 50,5-7). L’arcobaleno di Gen 9, 13.16 è segno per Dio, il quale guardandolo ricorda il suo patto d’amore verso l’umanità; nel Siracide è un segno per l’uomo che in questo fenomeno celeste percepisce la gloria del Signore e lo glorifica.
L’Apocalisse di Giovanni, per due volte, ispirandosi al profeta Ezechiele, esprime l’irruzione del divino nella storia con il simbolo dell’arcobaleno. Il veggente vede «Colui che stava seduto era simile nell’aspetto a diaspro e cornalina. Un arcobaleno simile nell’aspetto a smeraldo avvolgeva il trono» (4,3). Il veggente vede un «angelo possente, discendere dal cielo» con «l’arcobaleno sul capo» (cfr. Ap 10,1) per attuare il piano di salvezza di Dio.

Publié dans:SIMBOLI BIBLICI |on 13 mars, 2018 |Pas de commentaires »

Marc Chagall (è stato chiamato anche: il poeta della leggerezza)

chagall, è stato chiamato - nche - il poeta della leggerezza

Publié dans:CHAGALL MARC, immagini |on 12 mars, 2018 |Pas de commentaires »

LA LEGGEREZZA DELLA VITA

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LA LEGGEREZZA DELLA VITA

La vita è un alito di vento e come tale è rappresentata dalla leggerezza. Il peso non è un suo elemento principale piuttosto ne rappresenta il suo freno, la sua zavorra.
La leggerezza è alla base dell’applicazione in ogni forma di vita. Essa rappresenta ciò che la vita stessa è e deve essere: un percorso di evoluzione e tale può essere solo se vengono applicate semplici regole a questo gioco dell’Infinito, a questo gioco dell’Essere.
Tale leggerezza apre la parte del cuore e permette ad ognuno di voi di risollevarsi e di andare avanti, coltivando nel credere e nella speranza quella capacità di attivare il sublime in tutte le azioni compiute dall’uomo.
L’uomo deve cercare di sperimentarla perché è solo attraverso questa che il sublime riesce a manifestarsi, è solo attraverso questa porta che il cuore dell’uomo e del divino riescono ad unirsi e ad espandersi.
Si, è una questione di espansione, il Cielo si allarga quando l’uomo recepisce i suoi messaggi e li mette in atto, così come l’uomo si allarga attuando ciò che sente e percepisce con il cuore, solo con il cuore, eliminando tutte le barriere della mente, delle costrizioni e delle consuetudini a cui tutti voi siete destinati.
Anche dire la parola “leggerezza”, permette al cuore di aprire un varco, permette al cuore di richiudere una ferita, permette al cuore di percepire un’altra dimensione che è fatta proprio di questa sostanza, della leggerezza. Cercate di adattare il vostro modo di vita e le vostre azioni aggiungendo anche questa opportunità. Lasciatevi travolgere da queste pure sensazioni, vi porteranno là dove esiste l’infinito per poter attingere a tutto ciò che serve nella vita materiale.
Un cuore leggero porta a pensieri leggeri, un cuore leggero porta ad affrontare la vita in maniera diversa, un cuore leggero permette di assolversi, un cuore leggero ti da la spinta giusta per ricaricare le proprie batterie scariche, un cuore leggero ti permette di fare, di dire e di capire cose e concetti al di là di ogni comprensione umana, un cuore leggero permette all’uomo di collegarsi con il Divino e di allargare sempre di più il suo raggio di azione cosmica.
La leggerezza è dunque fonte di tutto questo, perché negarla?
J.

Publié dans:LEGGEREZZA E SORRISO |on 12 mars, 2018 |Pas de commentaires »

occupato!!!

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Publié dans:gatti, gatti simpaticissimi |on 9 mars, 2018 |Pas de commentaires »

cercando – come tutti i giorni – immagini sacre, ho trovato la « Via Crucis » di Botero, molto particolare, bella, metto una immagine sola per via del copyright, si trovano…

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su Google immaginihttps://www.google.it/search?hl=it&biw=1366&bih=647&tbm=isch&sa=1&ei=nnahWqfnGoW2gQaz8bXYBQ&q=via+crucis+botero&oq=via+crucis+botero&gs_l=psy-ab.3..0.75004.79379.0.80057.8.5.1.2.3.0.172.598.0j4.4.0….0…1c.1.64.psy-ab..1.7.638…0i13k1.0.k1Jk1Bo9Nqs

anche su Pinterest, ma di meno, sotto: Botero, via crucis

Publié dans:immagini sacre |on 8 mars, 2018 |Pas de commentaires »

cacciata dei mercanti dal Tempio

imm ciottoli e dario - Copia - Copia

Publié dans:immagini sacre |on 2 mars, 2018 |Pas de commentaires »

III DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO B)

https://www.qumran2.net/parolenuove/commenti.php?mostra_id=1271

La ricerca sincera di Dio nel culto e nella vita

don Roberto Rossi

III DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO B)

La Quaresima è tempo di conversione e di rinnovamento. Ma non si dà autentico e concreto rinnovamento che non passi attraverso un coraggioso ripensamento della propria vita morale e della propria vita liturgica; in parole più semplici, delle proprie azioni e della propria preghiera.
Della preghiera e del culto ci ha parlato il brano del vangelo. Gesù, un giorno, salì al tempio di Gerusalemme; vi trovò gente che vendeva, urlava e contrattava, come avviene di solito nei luoghi di mercato; allora, fu preso da sdegno e, fatta una sferza, non sappiamo di che cosa, cominciò a rovesciare a terra banchi e gabbie di animali, gridando: Portate via queste cose e non fate della casa del Padre mio un luogo di mercato, perché essa è « casa di preghiera ».
La purificazione del tempio è un gesto messianico. Vuole indicare l’inizio dell’era nuova. Nella discussione che segue con i giudei, Gesù precisa in che consiste questo culto nuovo e quale ne è il centro e il luogo: Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere. Egli parlava del tempio del suo corpo. Gesù risorto è il nuovo tempio, il « luogo », il « sacramento », dell’incontro con Dio. Ogni preghiera e ogni offerta a Dio deve essere fatta, d’ora in poi, « in Cristo Gesù », perché sia un culto spirituale vivente, santo e gradito a Dio.
C’è però una condizione perché il culto dell’uomo sia gradito a Dio: è che non sia ipocrita; che esso, cioè, sia espressione di una vita orientata verso Dio e obbediente alla sua legge e non un momento staccato dal resto, un onorare Dio con le labbra, tenendo il cuore e la vita lontano da Lui.
Nel brano di vangelo di questa domenica Gesù si arrabbia. Egli è mite e mansueto, ma qui prende una frusta e manda via dal tempio coloro che vi erano andati non per pregare, ma per vendere, per commerciare.
Il vangelo ci pone questa domanda: perché io vado in chiesa? Qual è il mio atteggiamento? Per abitudine, per dovere, per conformismo? Oppure per pregare, per incontrare davvero Dio nella mia vita e orientare a Lui la mia esistenza?
Il vangelo ci dice: state attenti che la vostra pratica cristiana non diventi abitudine, che le celebrazioni liturgiche a cui partecipate non siano staccate dalla vita.
Qualcuno potrebbe illudersi di essere a posto senza la preghiera, senza la Messa: ma noi abbiamo bisogno di imparare a pregare ogni giorno, per imparare a vivere a qualunque età; abbiamo bisogno dell’Eucarestia, della Messa, che ci unisce a Cristo e agli altri; senza la Messa non costruiremmo la vita cristiana che è comunione con tutti gli altrui, in Cristo.
Cristo non ci ha fatti discepoli isolati, ma ci ha costituiti Chiesa, cioè comunità di fratelli.
Nello stesso tempo quando prego o partecipo alla Messa, so che la mia preghiera non finisce lì, ma la preghiera mi deve aiutare a trasformare la mia vita e le mie azioni.
Oggi ci sono richiamati anche i comandamenti del Signore in quel bellissimo testo del libro dell’Esodo. I comandamenti non sono imposizioni, sono il cammino della vera libertà e della vera realizzazione dell’uomo e dei popoli; sono per il nostro bene. Infatti se non onoriamo il padre e la madre, se chiudiamo il cuore di fronte alle necessità dei nostri fratelli, se la nostra vita si svolge tra menzogne e raggiri, se siamo freddi, scostanti, calcolatori ed egoisti, se la nostra vita è torbida e sfrenata, se non rispettiamo la santità e la fedeltà del matrimonio; in tutti questi casi e in altri simili a questi… non costruiamo la nostra vita cristiana, la nostra preghiera non entra nella vita, non diventa vita.
Certo, possiamo fare fatica, possiamo anche sbagliare tante volte. Allora andare in chiesa ha senso: con l’aiuto di Dio a poco a poco possiamo risorgere con Cristo a vita nuova.
Questi dieci comandamenti sono stati il cardine della vita morale prima del popolo ebraico e poi del popolo cristiano. Non contengono tutta la legge; la loro forma negativa indica che si tratta di alcuni « segni di confine » che delimitano un ambito morale, più che descriverlo positivamente. Dentro vanno posti « tutta la legge e i profeti » e in particolare il comandamento dell’amore che li riassume tutti, come ci dirà Gesù.
All’inizio, essi non sono sentiti neppure come legge, ma come evento: il popolo entra in alleanza con Dio e i comandamenti sono il segno della sua appartenenza al Signore, sono la proclamazione del suo carattere di popolo eletto, diverso da tutti, cioè santo. Di qui il fatto, sorprendente per noi, che Israele non parla della legge come di un peso, o di una imposizione, ma come di un dono grandissimo, di una « luce per i passi dell’uomo »; ne parla con trasporto (come nel Salmo responsoriale di oggi) e con grande fierezza: Beati noi perché ci è stato rivelato ciò che piace a Dio.
I Comandamenti sono una scelta di vita che Dio propone all’uomo: « Io pongo oggi davanti a te la vita e la morte, cioè il bene e il male; ti comando di osservare i comandamenti perché tu viva ».
S. Paolo ci parla di Cristo « crocifisso… potenza di Dio e sapienza di Dio ». Cristo ci insegna la sapienza della croce, cioè la sapienza dell’amore. Egli annuncia che tutta la legge e i profeti sono riassunti nel comandamento dell’amore: « Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore… e il prossimo tuo come te stesso », « Amatevi come Io vi ho amati ».

Publié dans:OMELIE |on 2 mars, 2018 |Pas de commentaires »

BIBBIA. TUTTA ROSE, FIORI E ALTRE PIANTE,

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gilio rose e

BIBBIA. TUTTA ROSE, FIORI E ALTRE PIANTE,

DI MIMMO MUOLO

Il Centro culturale Gli scritti (9/12/2013)

Per vederle spuntare non biso­gna attendere molto. Appena 11 versetti. Genesi 1,11: «Dio disse: ‘La terra produca germogli, erbe che producono seme e alberi da frutto’». Se poi si cerca la prima specie citata per nome, basta andare un po’ più in là. Ge­nesi 3,6: «Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e conobbero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e ne fecero cinture». Infine all’estremo opposto, Libro dell’Apocalisse, l’ultima pianta ad essere citata, quando mancano ormai pochi versetti alla conclusione, è l’escatologico «albero della vita» (che abbiamo visto anche nel giardino dell’Eden), il quale «dà frutti 12 volte all’anno, portando frutto ogni mese» e le cui foglie «servono a guarire le nazioni» (Ap 22,2).
Le piante insomma sono una componente essenziale della Bibbia e ne accompagnano la narrazione dalla prima all’ultima pagina. Anzi, si può dire che non c’è un solo libro dell’Antico Testamento, che non riporti almeno una citazione. Mentre le cose cambiano alquanto nel Nuovo, dove le piante sono assenti in 17 dei 26 libri. Ma nel frattempo le condizioni di vita, gli usi e i costumi sono profondamente cambiati. E comunque i Vangeli sono molto ricchi sia di tipi di piante, che di citazioni.
Questa sorta di orto botanico che dal testo sacro è giunto fino a noi attraverso i millenni e i chilometri è stato analizzato e catalogato con passione e certosina pazienza nel volume Le piante nella Bibbia (Gangemi, pagine 206, euro 30,00), che verrà pre­sentato domani a Roma (via Giulia 142, o­re 17). Gli autori – Maria Grilli Caiola, pro­fessoressa emerito di botanica a Tor Verga­ta, Paolo Maria Guarrera, etnobotanico e Alessandro Travaglini, aerobiologo – vi hanno fatto confluire non solo le loro competenze scientifiche, ma anche l’amore per le Scritture, che ricevono da questa analisi un’ulteriore conferma delle coordinate di fondo. Sapete ad esempio qual è la pianta più citata in assoluto? Il grano, 175 volte in 34 libri diversi, che diventano 567 citazioni complessive se aggiungiamo i derivati: farina, focacce, frumento e pane. E la seconda ‘famiglia’, in questa speciale classifica, è manco a dirlo quella composta da vigna, vite, uva, tralcio, mosto, vino e bevande inebrianti con 460 citazioni. Pane e vino, dunque. Cioè l’Eucaristia. Allo stesso modo non è sicuramente un caso che la se­conda pianta per numero di citazioni sia l’incenso (159 in 29 libri), che simboleggia la divinità.
In totale gli autori hanno recensito 83 piante indicate con il nome comune. Di esse 77 si trovano nell’Antico Testamento (e 59 sono esclusive di esso), 29 nel Nuovo (di cui 6 esclusive). Le restanti 23 sono menzionate invece in entrambe le parti della Bibbia. A tale numero vanno poi aggiunti 27 nomi collettivi di piante – spesso riportati al plurale (alberi, querce, cipressi e così via – o indicativi di ambienti con piante diverse: cardi, rovi, spine, fiori di campo. Si va in sostanza alla A di abete alla Z di zizzania, passando per il balsamo, il cappero, il cotone e il lino, il miglio, la noce, l’olivo e la palma naturalmente, e piante meno note coma la ruta, il terebinto, l’issopo e la cassia. In fondo alla classifica delle citazioni troviamo l’amomo (una volta), il galbano, il làdano e la canna aromatica (2 volte ciascuno). Mentre in testa a quella dei libri a più alta concentrazione botanica c’è Isaia (34 citazioni), seguito da Esodo (25), Ezechiele (23), Ge­nesi e Cantico dei Cantici (22).
Il volume è dunque pieno di spunti e di statistiche, ma non solo. Gli autori (che hanno colmato un vuoto di quasi cent’anni nella bibliografia italiana, mentre all’estero esistono diversi lavori di questo tipo) lo hanno pensato come un vero e proprio atlante botanico, in cui per ogni specie c’è la fotografia, un versetto della Bibbia corrispondente, una descrizione della pianta e la citazione dei principali episodi biblici in cui è citata. In tutto 110 schede, divise in dieci sezioni: piante della Terra Promessa, della Festa delle Capanne, cereali, piante orticole e fibre tessili, piante da frutto, fiori di campo ed erbe amare, piante officinali aromatiche tossiche, alberi e arbusti, piante di luoghi umidi, cardi e piante spinose, piante del candelabro ebraico e della Sindone.
Particolarmente interessante quest’ultima sessione, ricavata in gran parte dagli studi sindonici, che hanno rivelato come sul famoso lino fossero presenti anche tracce di làdano, cappero egiziano e aloe. Mentre per quanto riguarda la corona di spine posta sul capo di Gesù, si ipotizza l’uso del ranno o della spinaporci o del ziziphus spina christi.
«La Bibbia – sottolinea Maria Grilli Caiola – non finisce mai di stupirci. In genere si pensa che non sia un testo scientifico. Ma io per esempio ho trovato nella Genesi un bel capitolo di biologia vegetale. Prima di tutto c’è la separazione della luce dalle tenebre. Quindi la distinzione tra acque e terre. Poi la creazione delle piante, degli animali e infine dell’uomo. Troviamo qui descritta la catena alimentare. Le piante necessitano di terra, acqua e luce. E infatti sono le prime cose che Dio crea. In seguito vengono gli animali che si cibano delle piante. E al vertice l’uomo». «Con il nostro libro – conclude la studiosa – speriamo di contribuire a quella che il Papa chiama custodia del creato. ‘E Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden perché lo coltivasse e lo custodisse’ (Gen 2,15). Anche le piante che accompagnano la narrazione biblica ci ricordano questo impegno». Oggi tra l’altro più urgente che mai.

I casi. Da Abramo a Mosè a Zaccheo
Alzi la mano chi mai visto un granellino di senape o un albero di sicomoro. Eppure, grazie alla Bibbia, piante come queste sono entrate nell’immaginario collettivo, quanto meno dei credenti. Sono molti gli episodi biblici che hanno come «attore non protagonista» alberi, arbusti e altre specie vegetali. Si prenda il legno di cipresso con cui Noè costruì l’arca. Oppure le querce di Mamre all’ombra delle quali Abramo incontrò Dio nella forma di tre messaggeri. Ma i passi più famosi sono forse proprio quelli legati al più piccolo tra tutti i semi (la senape appunto) che Gesù prende come esempio per spiegare la dinamica del Regno di Dio e al sicomoro che offrì a Zaccheo, piccolo di statura, la possibilità di vedere Gesù con tutto quel che ne seguì.
Ripercorrendo Antico e Nuovo Testamento troviamo poi il roveto ardente, attraverso il quale Dio rivelò il proprio nome a Mosè, e i giunchi del Nilo che accolsero la cesta di papiro (altra pianta) nella quale lo stesso Mosè fu deposto dalla madre. Nella vicenda dell’Esodo, poi, un ruolo di primo piano assumono le erbe amare (secondo i biblisti cicoria o rucola) con cui gli ebrei mangiano la cena pasquale; e l’issopo con il quale spalmarono il sangue dell’agnello sugli stipiti delle case. Sempre nell’Antico Testamento si possono citare i cedri del Libano, il ricino che dette ombra a Giona e i pascoli erbosi su cui Dio fa riposare il giusto. Nel Nuovo, famosissima è la parabola del grano e della zizzania (pianta che tra l’altro oggi è a rischio estinzione, per l’uso dei diserbanti chimici). E come non ricordare, infine il giardino degli ulivi, in cui il Signore trascorre l’ultima sua ora da uomo libero?
In definitiva le piante con la loro presenza e con il loro simbolismo accompagnano tutta la storia della salvezza

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