Archive pour février, 2018

Conversione di San Paolo

en e diario

Publié dans:immagini sacre |on 19 février, 2018 |Pas de commentaires »

CHI NON ARDE NON VIVE – RAVASI 2006

http://gioiaepace.myblog.it/2006/09/16/mattutino-di-g-ravasi-3/

CHI NON ARDE NON VIVE – RAVASI 2006

MATTUTINO

Davanti ar Crocifisso d’una Chiesa/ una candela accesa se strugge da l’amore e da la fede./ Je dà tutta la luce, tutto quanto er calore che possiede,/ senza abbadà se er foco la logora e la riduce a poco a poco./ Chi nun arde non vive./ Com’è bella la fiamma d’un amore che consuma,/ purché la fede resti sempre quella!/ Io guardo e penso. Trema la fiammella, la cera cola e lo stoppino fuma…
Forse fuori c’è il fracasso di una città del litorale adriatico affollata di vacanzieri, oppure c’è il placido silenzio della montagna, oppure la via deserta e surriscaldata della Milano estiva. Apri il battente di una chiesa ed ecco, nella penombra, il baluginare dei ceri votivi. Avanzi e in quell’oasi di quiete ti siedi davanti a quelle fiammelle. È questo il quadro che Trilussa, il notissimo poeta romanesco, tratteggia in una delle sue non rarissime poesie religiose o spirituali. Egli sapientemente intreccia amore e fede che sono impastate nella cera di quella candela che lentamente si strugge.
E formula quel principio basilare della vita autentica, non solo spirituale: «Chi non arde, non vive». Per essere luce e calore bisogna consumarsi. Se invece ci si vuole conservare, magari si campa a lungo, si riesce ad accumulare un bel bottino di cose e di denari, ma si rimane come una pietra fredda, un cero bianco e spento, un seme avvizzito. La legge evangelica del perdere per trovare, del dare per essere felici, della morte per la vita è ardua da abbracciare, eppure è l’unica che permette anche a noi di avere una vita trasfigurata. Come quella del Cristo della Trasfigurazione, splendido nella sua luce che squarcia il gelo e la tenebra.

Gianfranco Ravasia

Publié dans:CAR. GIANFRANCO RAVASI |on 19 février, 2018 |Pas de commentaires »

Immagine ortodossa della fine dei tempi

orthodox-end-times-fresco

Publié dans:immagini sacre |on 15 février, 2018 |Pas de commentaires »

I TRE INEFFABILI (LETTERA AI ROMANI)

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I tre ineffabili (Lettera ai Romani)

Questo nostro viaggio nella lettera ai Romani, lo scritto più celebre di Paolo, intrapreso già da alcune settimane, sosta ora in una pagina di grande bellezza, il capitolo 8. Esso affascina soprattutto per la sua visione cosmica della salvezza.
Il gesuita scienziato e filosofo Pierre Teilhard de Chardin (1888-1955) nel suo Inno all’universo cantava sulla scia dell’Apostolo: «Immergiti nella materia, figlio della terra, bagnati nelle sue falde ardenti perché essa è la sorgente e la giovinezza della tua vita e anche in lei risuona il gemito dello Spirito».
Ebbene, è proprio attraverso l’immagine del gemito che esce dalle labbra di una donna partoriente che Paolo compone una specie di parabola della redenzione: essa non coinvolge solo l’umanità ma tutto il creato. Tre sono i gemiti che s’intrecciano. C’è innanzitutto quello della natura intera che «a capo eretto attende da lontano la rivelazione dei figli di Dio» (8,19): «tutta la creazione geme e soffre fin da ora le doglie del parto» (8,22).
C’è, poi, il gemito dell’uomo che anela alla salvezza piena: « La creazione non è sola ma anche noi che possediamo le primizie dello Spirito gemiamo interiormente attendendo da lontano l’adozione a figli di Dio» (8,23). C’è, infine, lo stesso gemito dello Spirito divino che vuole condurre a pienezza la redenzione:
«Lo Spirito stesso viene in aiuto alla nostra debolezza… intercedendo per noi con gemiti ineffabili» (8,26). Questi tre gemiti sono il segno di una tensione viva che è in tutto l’essere, proteso verso la salvezza piena, desideroso di essere rigenerato così da essere « nuova creatura ».
È quel destino ultimo glorioso che il cristianesimo chiama « risurrezione » , di cui la Pasqua di Cristo è anticipazione e «caparra » o « primizia», per usare espressioni paoline. L’apostolo Paolo descriveva così ai Corinzi questa meta che ci attende: «Ciò che semini non prende vita se prima non muore. Quello che semini non è il corpo che nascerà ma un semplice chicco… Così anche la risurrezione dei morti: si semina corruttibile e risorge incorruttibile, si semina ignobile e risorge glorioso, si semina debole e risorge potente, si semina un corpo animale e risorge un corpo animato dallo Spirito» (1 Corinzi15, 36-37.42-44).
Ebbene, questa grandiosa vicenda di salvezza e di rinascita che coinvolge noi e il creato fa parte di un progetto divino che Paolo descrive proprio nel capitolo 8 con una cascata di verbi posti in successione.
Essi riguardano il nostro destino glorioso che è già prefigurato nel disegno eterno della mente di Dio. Leggiamo, perciò, con attenzione questi verbi che scandiscono le tappe della nostra chiamata alla fede e alla gloria: « Quelli che Dio ha pre-conosciuto li ha anche pre-destinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo, perché egli sia primogenito tra molti fratelli; quelli che ha pre-destinati li ha anche chiamati; quelli che ha chiamati li ha anche giustificati; quelli che ha giustificati li ha anche glorificati» (8,29-30).

Publié dans:BIBBIA - VARI TEMI, BIBLICA |on 13 février, 2018 |Pas de commentaires »

Quaresima 2018

ciottoli e diario

Publié dans:immagini sacre |on 12 février, 2018 |Pas de commentaires »

BREVI PREGHIERE DEI PADRI DELLA CHIESA

http://orantidistrada.blogspot.it/2012/03/preghiere-dei-padri-della-chiesa.html

BREVI PREGHIERE DEI PADRI DELLA CHIESA

La nostra preghiera non deve consistere in atteggiamenti del nostro corpo: gridare, rimanere in silenzio, oppure piegare le ginocchia; dobbiamo piuttosto attendere con un cuore sobrio e vigilante che Dio venga e visiti l’anima introducendosi per tutte le sue vie d’accesso, i suoi sentieri e i suoi sensi.

(S. Macario il Grande – 300-390 ca. – « Dall’Omelia 33″)

Signore, amico degli uomini, a Te ricorro al mio risveglio, cominciando il compito assegnatomi nella tua misericordia: assistimi in ogni tempo ed in ogni cosa; preservami da ogni seduzione mondana, da ogni influenza del demonio; salvami e introducimi nel tuo Regno eterno. Tu sei infatti il mio Creatore, la fonte ed il dispensatore di ogni bene: in te riposa tutta la mia speranza, ed io ti rendo gloria ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amen.
(S. Macario il Grande « Preghiere »)

Mio Dio, purifica me, peccatore, che non ho mai fatto il bene davanti a Te; liberami dal male e fa che si compia in me la tua volontà: affinché senza timore di condanna, apra le mie labbra indegne e celebri il tuo Santo Nome: Padre, Figlio e Spirito Santo, ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.
(S. Macario il Grande « Preghiere »)

Abbi pietà di noi, Signore, abbi pietà di noi, privi di ogni giustificazione, noi peccatori ti rivolgiamo, o nostro Sovrano, questa supplica: abbi pietà di noi. Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo.
Signore, abbi pietà di noi: in te infatti, abbiamo riposto la nostra fiducia; non ti adirare oltremodo con noi, né ricordare i nostri peccati; ma misericordioso come sei, volgi su di noi il tuo sguardo benigno e liberaci dai nostri nemici. Tu infatti sei il nostro Dio e noi siamo il tuo popolo; tutti siamo opera delle tue mani ed abbiamo invocato il tuo nome. Ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amen.
(S. Macario il Grande « Preghiere »)

Tutti gli esseri ti rendono omaggio, o Dio, quelli che parlano e quelli che non parlano, quelli che pensano e quelli che non pensano. Il desiderio dell’universo, il gemito di tutte le cose, salgono verso di te. Tutto quanto esiste, Te prega e a Te ogni essere che sa vedere dentro la tua creazione, un silenzioso inno fa salire a te.
(S. Gregorio di Nazianzo « Poesie dogmatiche »)

Ti ringrazio, Signore; te ringrazio, solo conoscitore dei cuori, giusto re, pieno di misericordia. Ti ringrazio, o senza principio, Verbo onnipotente, tu che sei sceso sulla terra e ti sei incarnato, Dio mio, e sei divenuto – ciò che non eri – uomo simile a me, senza mutazione, senza venir meno, senza qualsivoglia peccato. Al fine, tu impassibile soffrendo ingiustamente da parte di empi, di concedere a me condannato l’impassibilità nell’imitare i tuoi patimenti, o Cristo mio.
(S. Simeone il Nuovo Teologo « Inni e Preghiere »)

Ora in noi senza indugio discendi, o Spirito Santo, unità sola col Padre e col Figlio: benigno ancora nei cuori effonditi. Bocca, lingua, intelletto, sensi e forze cantino la tua lode. Divampi in noi la fiamma del tuo amore, fino ad accendere chi ci è vicino.
(S. Ambrogio di Milano « Inni »)

Preghiamo che Gesù regni su di noi, che la nostra terra sia liberata dalle guerre e dagli assalti dei desideri carnali e che allora, quando questi saranno cessati, ognuno riposi all’ombra della sua vite, del suo fico, del suo olivo. Sotto la protezione del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo riposa l’anima che ha ritrovato in sé la pace della carne e dello spirito. A Dio eterno gloria nei secoli dei secoli. Amen.
(Origene « Omelia XXII sul libro dei Numeri »)

Non ricordare più i miei peccati; se ho mancato, per la debolezza della mia natura, in parole, opere e pensieri. Tu perdonami, tu che hai il potere di rimettere i peccati. Deponendo l’abito del corpo, la mia anima sia trovata senza colpa. Più ancora: degnati, o mio Dio, di ricevere nelle tue mani l’anima mia senza colpa e senza macchia quale una gradita offerta.
(S. Gregorio di Nissa « Vita di Santa Macrina »)

Dal cielo è sceso come la luce, da Maria è nato come un germe divino, dalla croce è caduto come un frutto, al cielo è salito come una primizia. Benedetta sia la tua volontà! Tu sei l’offerta del cielo e della terra, ora immolato e ora adorato. Sei disceso in terra per essere vittima, sei salito come offerta unica, sei salito portando il tuo sacrificio, o Signore.
(S. Efrem il Siro « Inni »)

un leone nero, molto raro…bellissimo

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Publié dans:gattoni...cioè...felini |on 11 février, 2018 |Pas de commentaires »

Gesù purifica un lebbroso

en e diario - Copia

Publié dans:immagini sacre |on 9 février, 2018 |Pas de commentaires »

OMELIA VI DOMENICA DEL T.O. – 11 .2.18

http://www.lachiesa.it/calendario/omelie/pages/Detailed/33681.html

OMELIA VI DOMENICA DEL T.O. B

dom Luigi Gioia

La lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato

Uno degli aspetti più sorprendenti della pagina evangelica di oggi, è quella che questo lebbroso, quando si avvicina a Gesù, non gli chiede di essere guarito. Non gli dice infatti: « Se vuoi, puoi guarirmi », ma gli dice: Se vuoi, puoi purificarmi, « puoi restituirmi la purezza ». E Gesù effettivamente gli risponde: « Lo voglio, sii purificato! ». E’ importante capire che cosa ci sia dietro questa nozione di purezza. La purezza è qualcosa che è diventato piuttosto equivoco nella nostra immaginazione, nella nostra concezione di ciò che ci rende belli, di ciò che ci rende integri, di ciò che ci rende sani. Quando pensiamo alla purezza, ci immaginiamo come degli angeli, come delle persone impeccabili, come delle persone capaci di dominare tutti i propri moti irrazionali, come delle persone dotate di una bellezza straordinaria, atemporale. In ognuno di noi c’è questa tendenza all’angelismo, questo anelito ad una purezza ideale. Ma l’angelismo, lungi dall’essere un fattore positivo, lungi dall’essere un fattore di equilibrio, lungi dall’essere qualcosa che ci fa crescere e che ci sprona al bene, può trasformarsi nella pericolosa tentazione di sfuggire alla nostra realtà terrestre, alla nostra realtà di esseri incarnati. C’è in famoso adagio che dice: « Chi vuol fare l’angelo, fa la bestia ». Chi crede di essere un angelo, chi vuol diventare un angelo, si illude – pensa forse di poter acquisire un controllo sulle proprie passioni, sulle proprie pulsioni, ma in realtà sta negando la propria umanità e questo finisce con il decuplicare la forza delle pulsioni che ad un certo punto si scatenano ancora più violentemente. E’ un fatto attestato nella storia della chiesa. Ci sono stati diversi movimenti che hanno cercato questa purezza ideale, come ad esempio i Donatisti al tempo di sant’Agostino, o i Catari – « catari » vuol dire appunto « puri » – nel Medioevo o ancora alcuni movimenti di stampo carismatico negli anni ’80 e 90′ – ma proprio in questi movimenti spesso si verificarono gli eccessi più sorprendenti, specialmente dal punto di vista del potere o della sessualità. Da un punto di vista psicologico, poi, questa ricerca di una purezza ideale, questo angelismo è una causa di disordini gravi. In modo paradossale, ad esempio, è attestato che l’anoressia è una forma di angelismo, è la volontà di avere un controllo totale sul proprio corpo, di esercitare un domino autoritario su di esso attraverso il negargli ciò di cui ha bisogno per vivere. E’ voler diventare veramente come angeli, nel senso di non aver bisogno di mangiare per vivere. Di fronte a tali derive è dunque importante capire bene cosa sia la purezza evangelica. Non è questo angelismo, non è diventare qualcosa che non siamo. Noi siamo mescolati, siamo fatti di terra e di Spirito di Dio. Questa realtà ce la portiamo dietro. Siamo fatti di carne, e questa carne è caratterizzata da tutta una serie di aspetti che probabilmente non ci piacciono, ma che dobbiamo accettare, assumere e portare serenamente per diventare delle persone veramente equilibrate, veramente mature, veramente sagge. Qual è la concezione biblica della purezza? La possiamo dedurre a partire dalla prima lettura, nella quale si dice in cosa incorre chi diventa impuro. Nel libro del Levitico, quando qualcuno manifestava dei sintomi che potevano essere ricondotti alla lebbra, proprio perché la lebbra è una malattia infettiva, immediatamente veniva dichiarato dal sacerdote « impuro ». La conseguenza era che doveva stare solo fuori dall’accampamento. L’impurezza quindi, da un punto di vista spirituale, è la separazione dalla comunità e da Dio. E’ l’incapacità, l’impossibilità, di essere in relazione con Dio e quindi di poter adorare Dio: il lebbroso non poteva entrare nel tempio, non poteva partecipare alla preghiera – era separato dai fratelli. Ciò ci permette di cogliere subito l’analogia tra la concezione dell’impurità come lebbra e la realtà del peccato. Il peccato è questa separazione da Dio, questa separazione dai fratelli. La purezza è la possibilità di ritrovare la comunione con Dio, di poter lodare Dio, ringraziare Dio, offrire la propria vita in sacrificio gradito a Dio. La purezza è la possibilità di offrire al Signore non solo le nostre preghiere, ma anche i nostri corpi, come sacrificio a lui gradito, e poi di poter vivere in comunione con i fratelli. Dice il discorso delle Beatitudini in Matteo 5: Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Qui abbiamo un’altra connotazione biblica della purezza. La purezza nel Nuovo Testamento, la purezza che insegna Gesù, è interiore. Non si è puri semplicemente se ci si lava, se si fanno queste abluzioni rituali tipiche della religiosità ebraica. Non si è puri o impuri semplicemente a causa di una malattia che non dipende dalla nostra volontà. Si è puri se il cuore è orientato verso Dio, se il cuore è in pace nei confronti dei fratelli. Non basta più non uccidere. Non basta più non rubare. Non basta più non commettere adulterio. Per essere puri occorre eleminare dal cuore ogni traccia di odio nei confronti del fratello, eliminare il desiderare le cose d’altri, della donna d’altri etc… Siamo giusti, siamo « puri » soltanto se questa giustizia va fino nel profondo del nostro cuore. Siamo puri solo quando il nostro cuore è orientato verso Dio, è in pace con Dio ed è rispettoso dei nostri fratelli. Quindi cambia la connotazione della purezza e arriva ad indicare il modo giusto di essere in relazione con Dio e con i fratelli. Come il lebbroso siamo dunque anche noi invitati ad andare da Gesù e a chiedergli: Se lo vuoi, puoi purificarmi. « Se lo vuoi, Signore, puoi restituirmi la capacità di adorarti e di offrirti tutto me stesso, il mio spirito, la mia anima, il mio corpo in tutti i suoi aspetti, anche la mia sessualità così com’è, come sacrificio che ti sia gradito, come qualcosa che ti piaccia. Se lo vuoi, Signore, puoi purificarmi. Se lo vuoi, puoi restituirmi questa serenità del cuore, questo sguardo limpido che mi permette di guardare le persone con rispetto, che mi permette di entrare in una logica di perdono, di misericordia ». Il cuore puro è il cuore che ha le caratteristiche che sono enunciate nelle altre beatitudini: è un cuore povero in spirito. un cuore mite, un cuore misericordioso, un cuore che cerca la pace. Beati quindi i puri, i puri di cuore, cioè coloro che sono purificati da Cristo, perché vedranno Dio. Solo il Signore può farci questa grazia, solo lui può renderci puri. A lui dobbiamo rivolgerci con la stessa audacia, con la stessa umiltà, con la stessa tenacia del lebbroso del vangelo di oggi. Questo grido può diventare la nostra preghiera: Se lo vuoi, Signore, puoi purificarmi. Naturalmente Gesù lo vuole. La sua volontà, come dice Paolo nella prima lettera ai Tessalonicesi, è la nostra santificazione, è la nostra purificazione. «Lo voglio, sii purificato!», ci risponde Gesù. Questo ci permetterà di vedere Dio, di riconoscerlo, di avere uno sguardo limpido. Questo permetterà alla fede, all’amore, alla speranza, di aprire gli occhi del nostro cuore per aiutarci a riconoscere Dio presente, attivo, in tutte le circostanze della nostra vita. Ci permetterà di vedere Dio nei nostri fratelli e nelle nostre sorelle. «Se lo vuoi, Signore, puoi purificarmi». «Lo voglio, sii purificato!».

Publié dans:OMELIE |on 9 février, 2018 |Pas de commentaires »

gatti, è un po’ che non metto dei mici, sono sempre i più simpatici vero?

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Publié dans:gatti, GATTI GATTI ED ANCORA GATTI |on 7 février, 2018 |Pas de commentaires »
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