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Gesù purifica un lebbroso

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Publié dans:immagini sacre |on 9 février, 2018 |Pas de commentaires »

OMELIA VI DOMENICA DEL T.O. – 11 .2.18

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OMELIA VI DOMENICA DEL T.O. B

dom Luigi Gioia

La lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato

Uno degli aspetti più sorprendenti della pagina evangelica di oggi, è quella che questo lebbroso, quando si avvicina a Gesù, non gli chiede di essere guarito. Non gli dice infatti: « Se vuoi, puoi guarirmi », ma gli dice: Se vuoi, puoi purificarmi, « puoi restituirmi la purezza ». E Gesù effettivamente gli risponde: « Lo voglio, sii purificato! ». E’ importante capire che cosa ci sia dietro questa nozione di purezza. La purezza è qualcosa che è diventato piuttosto equivoco nella nostra immaginazione, nella nostra concezione di ciò che ci rende belli, di ciò che ci rende integri, di ciò che ci rende sani. Quando pensiamo alla purezza, ci immaginiamo come degli angeli, come delle persone impeccabili, come delle persone capaci di dominare tutti i propri moti irrazionali, come delle persone dotate di una bellezza straordinaria, atemporale. In ognuno di noi c’è questa tendenza all’angelismo, questo anelito ad una purezza ideale. Ma l’angelismo, lungi dall’essere un fattore positivo, lungi dall’essere un fattore di equilibrio, lungi dall’essere qualcosa che ci fa crescere e che ci sprona al bene, può trasformarsi nella pericolosa tentazione di sfuggire alla nostra realtà terrestre, alla nostra realtà di esseri incarnati. C’è in famoso adagio che dice: « Chi vuol fare l’angelo, fa la bestia ». Chi crede di essere un angelo, chi vuol diventare un angelo, si illude – pensa forse di poter acquisire un controllo sulle proprie passioni, sulle proprie pulsioni, ma in realtà sta negando la propria umanità e questo finisce con il decuplicare la forza delle pulsioni che ad un certo punto si scatenano ancora più violentemente. E’ un fatto attestato nella storia della chiesa. Ci sono stati diversi movimenti che hanno cercato questa purezza ideale, come ad esempio i Donatisti al tempo di sant’Agostino, o i Catari – « catari » vuol dire appunto « puri » – nel Medioevo o ancora alcuni movimenti di stampo carismatico negli anni ’80 e 90′ – ma proprio in questi movimenti spesso si verificarono gli eccessi più sorprendenti, specialmente dal punto di vista del potere o della sessualità. Da un punto di vista psicologico, poi, questa ricerca di una purezza ideale, questo angelismo è una causa di disordini gravi. In modo paradossale, ad esempio, è attestato che l’anoressia è una forma di angelismo, è la volontà di avere un controllo totale sul proprio corpo, di esercitare un domino autoritario su di esso attraverso il negargli ciò di cui ha bisogno per vivere. E’ voler diventare veramente come angeli, nel senso di non aver bisogno di mangiare per vivere. Di fronte a tali derive è dunque importante capire bene cosa sia la purezza evangelica. Non è questo angelismo, non è diventare qualcosa che non siamo. Noi siamo mescolati, siamo fatti di terra e di Spirito di Dio. Questa realtà ce la portiamo dietro. Siamo fatti di carne, e questa carne è caratterizzata da tutta una serie di aspetti che probabilmente non ci piacciono, ma che dobbiamo accettare, assumere e portare serenamente per diventare delle persone veramente equilibrate, veramente mature, veramente sagge. Qual è la concezione biblica della purezza? La possiamo dedurre a partire dalla prima lettura, nella quale si dice in cosa incorre chi diventa impuro. Nel libro del Levitico, quando qualcuno manifestava dei sintomi che potevano essere ricondotti alla lebbra, proprio perché la lebbra è una malattia infettiva, immediatamente veniva dichiarato dal sacerdote « impuro ». La conseguenza era che doveva stare solo fuori dall’accampamento. L’impurezza quindi, da un punto di vista spirituale, è la separazione dalla comunità e da Dio. E’ l’incapacità, l’impossibilità, di essere in relazione con Dio e quindi di poter adorare Dio: il lebbroso non poteva entrare nel tempio, non poteva partecipare alla preghiera – era separato dai fratelli. Ciò ci permette di cogliere subito l’analogia tra la concezione dell’impurità come lebbra e la realtà del peccato. Il peccato è questa separazione da Dio, questa separazione dai fratelli. La purezza è la possibilità di ritrovare la comunione con Dio, di poter lodare Dio, ringraziare Dio, offrire la propria vita in sacrificio gradito a Dio. La purezza è la possibilità di offrire al Signore non solo le nostre preghiere, ma anche i nostri corpi, come sacrificio a lui gradito, e poi di poter vivere in comunione con i fratelli. Dice il discorso delle Beatitudini in Matteo 5: Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Qui abbiamo un’altra connotazione biblica della purezza. La purezza nel Nuovo Testamento, la purezza che insegna Gesù, è interiore. Non si è puri semplicemente se ci si lava, se si fanno queste abluzioni rituali tipiche della religiosità ebraica. Non si è puri o impuri semplicemente a causa di una malattia che non dipende dalla nostra volontà. Si è puri se il cuore è orientato verso Dio, se il cuore è in pace nei confronti dei fratelli. Non basta più non uccidere. Non basta più non rubare. Non basta più non commettere adulterio. Per essere puri occorre eleminare dal cuore ogni traccia di odio nei confronti del fratello, eliminare il desiderare le cose d’altri, della donna d’altri etc… Siamo giusti, siamo « puri » soltanto se questa giustizia va fino nel profondo del nostro cuore. Siamo puri solo quando il nostro cuore è orientato verso Dio, è in pace con Dio ed è rispettoso dei nostri fratelli. Quindi cambia la connotazione della purezza e arriva ad indicare il modo giusto di essere in relazione con Dio e con i fratelli. Come il lebbroso siamo dunque anche noi invitati ad andare da Gesù e a chiedergli: Se lo vuoi, puoi purificarmi. « Se lo vuoi, Signore, puoi restituirmi la capacità di adorarti e di offrirti tutto me stesso, il mio spirito, la mia anima, il mio corpo in tutti i suoi aspetti, anche la mia sessualità così com’è, come sacrificio che ti sia gradito, come qualcosa che ti piaccia. Se lo vuoi, Signore, puoi purificarmi. Se lo vuoi, puoi restituirmi questa serenità del cuore, questo sguardo limpido che mi permette di guardare le persone con rispetto, che mi permette di entrare in una logica di perdono, di misericordia ». Il cuore puro è il cuore che ha le caratteristiche che sono enunciate nelle altre beatitudini: è un cuore povero in spirito. un cuore mite, un cuore misericordioso, un cuore che cerca la pace. Beati quindi i puri, i puri di cuore, cioè coloro che sono purificati da Cristo, perché vedranno Dio. Solo il Signore può farci questa grazia, solo lui può renderci puri. A lui dobbiamo rivolgerci con la stessa audacia, con la stessa umiltà, con la stessa tenacia del lebbroso del vangelo di oggi. Questo grido può diventare la nostra preghiera: Se lo vuoi, Signore, puoi purificarmi. Naturalmente Gesù lo vuole. La sua volontà, come dice Paolo nella prima lettera ai Tessalonicesi, è la nostra santificazione, è la nostra purificazione. «Lo voglio, sii purificato!», ci risponde Gesù. Questo ci permetterà di vedere Dio, di riconoscerlo, di avere uno sguardo limpido. Questo permetterà alla fede, all’amore, alla speranza, di aprire gli occhi del nostro cuore per aiutarci a riconoscere Dio presente, attivo, in tutte le circostanze della nostra vita. Ci permetterà di vedere Dio nei nostri fratelli e nelle nostre sorelle. «Se lo vuoi, Signore, puoi purificarmi». «Lo voglio, sii purificato!».

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