30 LUGLIO 2017 | 17A DOMENICA T. ORDINARIO – A | OMELIA

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30 LUGLIO 2017 | 17A DOMENICA T. ORDINARIO – A | OMELIA

NOI, PELLEGRINI VERSO IL REGNO
« Il Regno dei cieli è simile a… » Le folle si raccoglievano attorno a Gesù per capire. E oggi come allora, ci resta da capire chi siamo, e tutti insieme dove si va.
 » Già, chi siamo. Circolano tante definizioni dell’uomo: è un animale ragionevole, un bipede implume, un bipede ingrato, un bambino andato a male, il parassita del bue, il solo errore della natura.
Alcune definizioni portano firme illustri, e tutte contengono qualche spicciolo di verità. Ma c’è un’altra definizione dell’uomo, erudita, che papa Giovanni Paolo II ha proposto così: « L’uomo non può pensare alla propria vita se non come a un pellegrinaggio. Homo viator [viandante], pellegrino dell’assoluto ».
- Dunque noi viandanti, pellegrini. Camminiamo, e sappiamo che la nostra strada – laggiù in fondo – a un certo punto svolta. E là, che cosa si trova? Con le due brevi parabole proposte questa domenica, Gesù ci ricorda che siamo pellegrini, e dice che là dove la strada svolta c’è il Regno dei cieli. Il quale secondo il Signore risulta simile a un tesoro nascosto, e a una perla d’inestimabile valore.

QUEL TESORO NASCOSTO, QUELLA PERLA PREZIOSA
Viene da chiedersi che ci stesse a fare un tesoro sepolto in un campo. Era proprio tra i peperoni e le ortiche il posto giusto dove nascondere i tesori? E perché no. Già allora correvano tempi cattivi, e collocare i tesori ben in vista in casa era un invito ai ladri. Poi i campi passavano da una mano all’altra, il tesoro finiva dimenticato. E riscoperto per caso, da qualcuno che vi inciampava dentro.
* Dice Gesù che il Regno è come quel tesoro. L’uomo che lo ha trovato, per impadronirsene venderà tutto quel che possiede, metterà insieme tanto denaro, e acquisterà il campo. In pratica Gesù suggerisce: se i suoi discepoli vogliono il Regno dei cieli, dovranno fare così. Ecco dunque, siamo avvertiti.
* La parabola del mercante di perle è parallela, quasi fotocopia della prima. Il protagonista però, col suo modo d’agire risulta un personaggio complesso, e modello per i discepoli del Signore.
È mercante di perle, oggi diremmo commerciante in preziosi.

QUEL COMMERCIANTE, DA PRENDERE COME MODELLO
Nella descrizione di Gesù, il commerciante è un uomo riuscito nella vita. Tratta con i ricchi, ha ampie conoscenze, ha idee chiare sui propri obiettivi, sa muoversi con metodo e abilità. Sa come aggirare gli ostacoli e raggiungere i risultati. È sempre in movimento, in cerca delle perle. Ne conosce i vari tipi e il valore di ciascuna. Le compra per poco e le rivende con buon margine di profitto.
* Poi un giorno s’imbatte nella perla di valore superlativo: è l’occasione della vita, e non se la lascia scappare. È determinato. Vende tutto quel che possiede, e la compra.
Gesù suggerisce che quella perla è simbolo del Regno dei cieli, e se si vuole essere suoi discepoli occorre comportarsi come il mercante. Prenderlo come modello. Il discepolo del Signore dovrà costruirsi come il mercante una personalità solida, con idee chiare sulla realtà, competenza professionale, capacità di progetto. Grinta, determinazione, e passione. Ed essere ambizioso, puntare in alto.
* La Prima Lettura, una pagina celebre dell’Antico Testamento, suggerisce un altro modello eccellente: Salomone. Figlio del re Davide, gli era succeduto sul trono d’Israele poco più che adolescente. Seppe raccogliersi in sé, davanti a Dio, e pregò: « Signore, sono un ragazzo, non so come regolarmi. Concedimi un cuore docile, perché sappia distinguere il bene dal male, e rendere giustizia al tuo popolo ». Poteva chiedere salute, ricchezza, potenza militare, l’espansione del suo regno. Chiese invece « un cuore docile ». Cioè docibile, cioè capace di imparare, capace di intelligenza e saggezza.

DETTO NEL LINGUAGGIO ODIERNO
I due modelli – Salomone e il mercante di perle – che cosa insegnano, detto nel linguaggio odierno? Per esempio…
* I pensatori tedeschi hanno suggerito una parola lunga e complicata, secondo la loro maniera: Weltanschauung, cioè visione del mondo. Che è anche una filosofia. È qualcosa che ognuno di noi realizza dalla nascita, accumulando idee, esperienze, tirando le proprie conclusioni. Di fatto Noi nell’agire ci si regola secondo la nostra personale visione del mondo.
Si tratta di formarsi, come diceva Montaigne, une teste bien faicte: attraverso lo studio, la lettura, la riflessione. Altrimenti, con un certo modo di vivere il tempo libero, con la televisione dei programmi spazzatura, le ferie di pura evasione, si gira a vuoto.
Non pochi per fortuna occupano meglio il tempo. Cristiani che leggono libri di cultura e spiritualità, si ritagliano uno spazio per la meditazione, frequentano corsi, e nelle ferie gli esercizi spirituali.
* La chiara visione del mondo li porta a scoprire valori, ideali, obiettivi per cui impegnarsi. Elaborano un proprio progetto di vita, riguardo a famiglia, professione, amicizie, rapporti sociali…

PELLEGRINI DELL’ASSOLUTO
L’idea dell’uomo viandante attraversa tutta la Bibbia. A partire, se si vuole, da Adamo ed Eva, progenitori fuggiaschi, cacciati dall’Eden. Poi Abramo, pastore errante. E la sua discendenza, popolo nomade, per quarant’anni nella desolazione del Sinai. Poi in esilio.
* L’idea dell’uomo viandante era connaturale in Gesù, maestro itinerante, girovago per le contrade di Palestina. E naturale nei suoi seguaci. L’autore della Lettera agli Ebrei: « Non abbiamo quaggiù una città stabile, ma andiamo in cerca di quella futura » (Eb 13,14). E Paolo, esplicito: « La nostra cittadinanza è nei cieli » (Fil 3,20).
Così la riflessione dei tempi successivi. Nella Lettera a Diogneto (Alessandria di Egitto, tra 2° e 3° secolo) si legge: « I cristiani… abitano nella propria patria ma come pellegrini… Da tutto sono staccati come stranieri… Ogni nazione è la loro patria, e ogni patria è una nazione straniera… Dimorano sulla terra, ma sono cittadini del cielo ».
Un film esemplare del secolo scorso era intitolato La mia via, e di fatto ognuno ha la propria via. Il filosofo Gabriel Marcel, nel volume intitolato non a caso Homo viator, è stato lapidario: « Être c’est être en route (Essere è essere in marcia) ».
- E così eccoci in cerca della patria. La strada è il luogo della speranza cristiana. Laggiù in fondo la strada svolta, e introduce al Regno. Gesù ce l’ha detto con la pedagogia antica, proponendo le parabole del tesoro nascosto e della perla preziosa.

Don ENZO BIANCO SDB (+

Publié dans : OMELIE |le 28 juillet, 2017 |Pas de Commentaires »

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